Se dovessero chiedere a René
Vignal, brillante portiere del Racing Parigi a cavallo tra anni ’40 e ’50,
quali siano le statistiche che hanno più segnato la sua vita, il nativo di
Béziers non vi snocciolerà la sua media gol subiti, il record di rigori parati
o le partite senza prendere gol. Non vi citerà nemmeno le 17 presenze in Equipe
de France. La sua risposta sarà rinchiusa in due numeri: 19 e 27. Il perché è
presto detto, se avrete la pazienza e la voglia di leggere queste poche righe.
Come detto, René Vignal nasce a
Béziers, nel 1926: viene definito un giovanotto vivace, con il più classico
degli eufemismi, anche perché il nonno, che si è appena visto una guerra e si
appresterà a vederne un’altra nel giro di pochi anni, non si fa certo pregare
nella schiettezza e dichiara candidamente che a quel suo nipotino, molto bello
ed in salute grace à Dieu, gli manca
qualche rotella, visto che non fa che buttarsi nei fossi e attaccar briga. Come
ogni ragazzino turbolento, si spera che facendo un po’ di sport gli si possa
placare un po’ gli animi: siamo nel profondo Sud della Francia, dove nei paesi
si parla quasi più catalano che francese e dove ogni 15 agosto, cascasse il
mondo, si organizza la feria, con
tori, corridas e bodegas di ordinanza. Ed in questa parte della Francia, a
maggior ragione se dimostri una certa attitudine al parapiglia, la palla che ti
mettono vicino già nella culla è solitamente ovale.
| La statua di Moliere: bersaglio preferito del giovane René |
A René il rugby non dispiace, si
trova anche benino come estremo: maneggia bene l’ovale grazie alle mani che
fanno provincia, ha un timing invidiabile nel gioco aereo ma soprattutto tira
certe pedate da una parte all’altra del campo che c’è da rimanerci scemi. Con
quel piede, attira le attenzioni dell’AS Béziers, quelli con la palla tonda che
fanno un po’ da tappezzeria, ma in cui c’è meno concorrenza e si riesce pure a
rimediare qualche franco per i premi partita: René si fa convincere assai
presto e comincia nelle giovanili come attaccante. Dove si prende qualche
banconota in più è però in prima squadra ed è solo per pure caso che Vignal fa
il suo esordio tra i grandi, a soli 16 anni e mezzo: il portiere titolare, un
certo Serano è indisponibile per la partita della domenica. E sì che
l’allenatore lo cerca, pensa si sia infortunato, teme addirittura che l’abbiano
chiamato nell’Esercito: macché, Serano si trova nelle patrie galere, colto in
flagrante mentre rubava una dozzina di fascine di legna. Vignal quindi si
accomoda tra i pali e l’impressione è quella di un talento naturale: esplosivo,
reattivo e mezzo matto, come si conviene ad ogni buon portiere. Lo diceva il
nonno, senza una rotella. È talmente bravo che arriva prima il Toulouse (e con
i viola del TéFéCé vincerà la simbolica “Coupe de la Libération” a guerra
finita) e poi la chiamata dalla capitale, dai "pinguini" del Racing.
Il suo stile ed il suo atletismo
rivoluzionano il ruolo del portiere, almeno fino a come si era visto sino ad
allora in Francia: come tradisce anche il nome, il Racing nasce come club
d’atletica, salvo poi diventare polisportiva nel corso degli anni, uno di quei club omnisports che ha fatto la fortuna
di tanti atleti d’Oltralpe. A Vignal, per scherzo ma nemmeno troppo, propongono
di allenarsi anche con la squadra di atletica: ridicolizzati i velocisti sui 60
metri e asticella dell’alto fermata ad 1,85 in era pre-Fosbury.
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| "Metterci la faccia" |
I racconti dell’epoca e le foto
che ci arrivano (oggi penseremmo ad una grande opera di Photoshop...)
raccontano di una via di mezzo tra Higuita, con cui condivide non solo il nome
di battesimo, ed il mitico Ed Warner, il portiere-karateka della Toho che tutti
noi (almeno spero) avremmo voluto titolare al posto di quel fighetto di Benji
nella nazionale giapponese. Oltre all’atletismo, non è certo il coraggio a far
difetto a René Vignal: il suo marchio di fabbrica diventa presto l’uscita
spericolata sui piedi degli attaccanti, assieme al tuffo a volo d’angelo e alla
manchette, la respinta di
avanbraccio. Se quest’ultima non crea danni, le prime due carrateristiche
portano presto delle conseguenze non proprio piacevoli: è la prima delle due
statistiche che segnano la carriera di Vignal. Diciannove fratture. Parecchia
avrebbe smesso dopo la prima, che avvenne quando era ancora al Toulouse in un
derby occitano col Bordeaux: uscita tra i piedi dell’attaccante dei Girondins,
il quale non si ferma e prende in pieno il portiere. Distaccamento della retina
e frattura dell’osso temporale: da quel giorno in poi, il berretto di René non
sarà più solo un vezzo, ma una necessità, visto che all’interno nascondeva una
specie di primitivo caschetto di protezione.
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| "Sortie aérienne" |
Proprio questa mancanza
apparente del senso del pericolo rese velocemente René una figura di spicco, a
cui la stampa dedicava spesso e volentieri le proprie attenzioni: accanto a
France Football e L’Equipe, non era raro trovare articoli o fotografie del
portiere del Racing su France Soir, e
quasi sempre per le sue avventure extra sportive nei vari night club della
capitale francese.
René è ormai lontano dal
ragazzetto che dava una mano nella vigna di Béziers e la bella vita parigina
non gli dispiace affatto: miracolosamente, non è uno di quelli che si lascia
prendere la mano dalla bottiglia. Il vino rosso non gli piace, René ne ha
bevuto troppo e di non ottima qualità quando si vendemmiava ed i film di
gangster che renderanno famosi whisky e gin non hanno ancora fatto furore in
Francia (ci si arriverà di lì a poco, con il mitico Du Rififi chez les Hommes, nel 1955), quindi per lui ed i suoi
amici si serve solo champagne. La classe René, in campo e fuori.
Già perché in campo, tra una
frattura e l’altra, Vignal continua a far furore, fino ad arrivare alla maglia
numero 1 della nazionale francese, per ben 17 volte ed in palcoscenici storici,
contruibuendo al primo storico pareggio dei bleus in casa degli amati-odiati
inglesi, parando anche un rigore nella partita di Highbury. Ad un altro rigore
parato in terra britannica, in quel di Glasgow, è legato uno degli aneddoti più
folli della carriera da giocatore di Vignal, un
episodio che sembra essere a
metà tra un film di Stallone (ed in effetti, una certa somiglianza con Sly in
Fuga Per La Vittoria, sembra esserci) e quelle storie che l’amico di mio cugino
ha sentito da uno che era presente: Young, tornante destro della Scozia, si
presenta sul dischetto a metà del secondo tempo; ha capito che si trova di
fronte un portiere particolare e che per battere la sua esplosività c’è bisogno
di un tiro decisamente potente. Al fischio dell’arbitro, Young fa partire
una bordata clamorosa che però Vignal non solo intuisce, ma ci arriva comodo.
Voilà, allo scozzese gli pariamo il rigore con il marchio di fabbrica, solo che
la manchette opposta al penalty fa
schizzare il pallone altissimo ed oltre il cerchio di centrocampo! Ora, da
questo episodio son trascorsi circa 65 anni ed il relatore è lo stesso Vignal,
quindi c’è da fare una necessaria tara alle proporzioni, ma giornalisti
dell’epoca sembrano quantomeno confermare la straordinarietà dell’evento.
Con le sue gesta in campo
internazionale, la popolarità di René Vignal raggiunge il suo apice: il Racing
quando è chiamato per amichevoli all’estero, contratta due ingaggi, uno
standard e uno con “tariffa René”, superiore circa del 30% al precedente e
subordinato alla presenza del loro portiere volante. Purtroppo però, le
fratture cominciano a farsi sentire, nonostante René cominci a farci
l’abitudine: in una partita al Parco dei Principi finisce con un radio in
pezzi, ma rifiuta comunque di lasciare il campo ed i compagni in inferiorità
numerica.
È il 1954 e a soli 28 anni René
Vignal è costretto a ritirarsi: prova a mettersi a disposizione della
Federazione, cercando di iscriversi al corso di formazione per allenatori, ma
lo mandano via perché è ancora troppo giovane per prendere i gradi da
“trainer”. Gli rimane la bella vita parigina: le donne, soprattutto quelle di
una certa età, lo adorano e una di queste gli regala un appartamento nel
quartiere di Clignancourt, con tanto di “diaria” per il disturbo; c’è da
immaginare che René non spiegasse alla signora come parare i calci di rigore...
Cerca di riconvertirsi in “uomo
immagine”, d’altra parte il suo è ancora un nome che attira le folle, anche se
non più allo stadio: lavora per Ruinart (un distributore di champagne,
ovviamente...) e come venditore di Martini di giorno, ma la sua vera
occupazione rimane quella di frequentatore dei cabarets e dei clubs di Pigalle.
Il problema è che all’epoca, oltre alle inevitabili donnine discinte e ad
attori come Belmondo e Chevalier, tali locali servono anche da ritrovo per i
personaggi di spicco del milieu, la
criminalità organizzata che fa base a Marsiglia ma che non disdegna di fare
affari nella capitale e va in sollucchero quando si trova nello stesso locale
dell’ex portiere della nazionale francese. I fratelli Antoine e Memé Guerini
sono tra i più attivi, stringono amicizie, fanno foto e soprattutto, presentano
gente: oh ecco, giova ricordare come i due fratelli corsi, sebbene fossero
nella fase di “riconversione” in cui cercavano di fare affari all’apparenza
puliti, sarebbero sempre quelli della famosa “French Connection”, che si
occupava di far arrivare l’eroina negli States nella misura di 270 kg per
mese...
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| French Connection (sullo sfondo, un emulo di Gabriele Paolini?) |
Quindi, ciò premesso, potete
immaginare che le persone che venissero presentate a René Vignal non fossero
esattamente teologi e filosofi del diritto, mentre ricorrevano sovente nome del
tipo “Jo il Chimico”, “Serge il Bello” e soprattutto “Francis Mani di Fata”.
Quest’ultimo in verità col giro grosso dei Guerini aveva ben poco a che fare e
bazzicava l’ambiente proprio in cerca della grande occasione, in ragione del
fatto che quel soprannome se l’era meritato sul campo a forza di rapine...René
è reduce da una carriera distrutta, un divorzio devastante che gli toglie i due
figli e molti risparmi, all’ennesima proposta di “colpo facile” cede
all’insistenza di Francis e si affida alle sue mani di fata. Ed in effetti, i
colpi sono davvero abbastanza facili e si susseguono senza colpo ferire (a
questo ci tiene particolarmente René, che accetta a patto che non ci sia
violenza alcuna) fino ad arrivare a 27 rapine, per un totale di 65 milioni di
“vecchi franchi”.
Al processo, i suoi complici
prendono tutti 5 anni, René invece se ne vede comminati il triplo, nonostante a
suo favore arrivino le testimonianze di Kopa, Batteux e Fontaine: un po’ come
se ad un teorico processo contro Barthez arrivassero a testimoniare Zidane,
Deschamps e Thuram (che poi, siamo sicuri che i suoi ex compagni di squadra si spenderebbero in prima persona per il portiere pelato? No, perché a occhio, Barthez mi è sempre sembrato un discreto idiota...). Il giudice dimostra di gradire il giusto e al “Justo” dice
testualmente: “Monsieur Fontaine, non sono qui per giudicare il calciatore ma
il rapinatore!” che in effetti non fa una piega...tant’è, Vignal andrà in
carcere con la convinzione che il sistema penale abbia voluto far di lui un
esempio e nelle patrie galere ci resterà circa 10 anni, fino al rilascio per
buona condotta. Del calcio, almeno ad alti livelli, non ne vorrà più sapere.
Oggi, René Vignal vive in un
appartamentino alla periferia di Tolosa, non ha praticamente idea di quello che
succeda nel calcio ed ha ancora problemi di vista a causa delle tante pedate
rimediate nelle uscite sui piedi degli attaccanti. Per lui è una magra
consolazione, ma nella mia personalissima classifica dei calciatori più matti e
fuorilegge, ha appena soffiato il gradino più alto del podio ad Higuità. Sarà
il nome René, che vi devo dire...


































