lunedì 26 giugno 2017

Quanto mi resta, o sulla lazialità


Io non so se esista la lazialità, come dicono alcuni: pensarla come sistema di valori o come identità mi pare sciocco e ridicolo; ma può darsi che invece ci sia un insieme di atteggiamenti, un approccio alle cose, uno che in un certo senso è tipico dei laziali, che tra di essi si ritrova più spesso. Non, chiaro, una conseguenza dell’essere laziali; ma forse un qualcosa che porta inevitabilmente a diventarlo. E sono convinta che tutto questo lo capiscano meglio le donne, anzi che per comprendere davvero la lazialità serva essere donne: perché quell’arroganza impaurita, quel maschilismo strano, quel modo di ragionare e vedere le cose che costituiscono la lazialità gli uomini lo tratteggiano, lo descrivono, lo teorizzano, ma non lo sperimentano sul serio; noi, invece, in determinate circostanze lo viviamo e lo conteniamo.

Io, ad esempio, laziale lo sono divenuta. Da ragazzina non ero nulla; forse tifavo Zidane, perché piaceva a mio padre, che ha un debole per le cose potenti ed eleganti, come il nuoto, i ponti ferroviari di ferro, Zidane. Mio padre viene da una famiglia contadina; se pensate però che sia strano che un contadino ami per istinto e per gusto le cose raffinate, come se poi in campagna non ci siano le pievi di mattone, i cardi, i cavalli e tante altri esempi di racchiusa bellezza, allora non potete capire me, la mia storia, e neanche la Lazio.

La Lazio l’ho incontrata attraverso di lui, a Roma. Lui che non era bello, che non era neanche raffinato, perché si vantava troppo dei propri gusti di nicchia per essere davvero elegante (e, anche, perché qualcuno credesse che quei gusti fossero nulla più di una posa), ma che era lui. Non dico che a me bastasse: non dico che fosse tutto, perché anche mentre stavamo assieme vedevo le sue mancanze, ma per un periodo è stato sufficiente. In altre circostanze, forse, lui mi sarebbe bastato tutta la vita. Anche il tifo biancoceleste, che pure credo fosse per lui una preferenza infantile, rientrava nei suoi gusti di nicchia, nei riferimenti complicati, nei marchi costosi, in quel mondo suo e dei suoi amici che erano tanto più uguali e conformisti quanto più vociavano di essere diversi e originali. Quei marchi, quelle appartenenze violente rivendicate a gran voce, quegli slogan, tutto ciò mi è rimasto estraneo e non mi è mai piaciuto; la Lazio invece l’ho fatta mia, perché di tutto il pacchetto, come dire, mi è sempre parsa la manifestazione più onesta, più vera e più coraggiosa. E forse soprattutto perché a lui ho voluto bene e, per quanto si possano capire le persone, l’ho capito.

Quando dicevo e dico che tifo Lazio, nella mia provincia sonnacchiosa, ai miei conoscenti progressisti, mi rispondono che la Lazio è da fascisti. Ma non voler vedere nulla è da fascisti; una maglietta celeste con l’aquila non lo è affatto, per nessun motivo, e lo dico a ragion veduta, dopo aver frequentato per anni dei laziali che di fascismo blateravano anche troppo spesso. Solo che anche il fascismo era un loro fascismo di gruppetto, un marchio come un altro, uno di quelli di nicchia che piacevano a loro perché esclusivi, ignoti alla massa, e che poi alla fine ritrovavi anche sui diciassettenni in sala giochi in via Tagliamento. Non a che lui importasse davvero l'essere unico e originale; a lui tutti quei vizi e quelle forzature servivano per difendersi o per fuggire, al limite per non pensare e perché qualcuno lo facesse per lui. I suoi vizi e i suoi difetti erano perciò intrisi di terrore e di tristezza; solo la Lazio era un vizio felice, solo attraverso la Lazio lui sapeva ridere (sorrisi brevi, nervosi, increduli: i sorrisi di un laziale).

Io e lui, in fondo, non ci capivamo; meglio, io lo capivo, come capivo la Lazio, ma lui non poteva capire me e tante altre cose, perché tutte le sue energie se ne andavano in un gioco che era insieme nascondersi e travestirsi. Tutti noi fuggiamo da qualche demonio, ma i suoi erano peggiori (questo l’ho visto più tardi; non potevo saperlo allora), e non gli ho mai davvero fatto una colpa della sua vigliaccheria. Alla fine dei conti proteggersi non è da codardi; ma resta vero che più ti proteggi meno vedi il mondo, perché te lo impediscono inferriate e armature.

Era sincero e nudo, se mi passate l’espressione, solo quando facevamo l’amore, anzi nel momento finale dell’amore. Quando palpitava, si svuotava in me, mi moriva dentro, allora era quella persona che per il resto non ho mai conosciuto davvero, anzi, che non è mai davvero esistita se non in potenza. Questo gli accadeva non nel trionfo del possedere me, che all’epoca ero troppo bella per lui (sono passati tanti anni; non lo dico più per arroganza, semmai per una sorta di sorpresa, perché tutto era curioso e malcostruito nel nostro rapporto), ma nel momento successivo, quello che per tutti è di tristezza e che per lui era pauroso, disperato, perché il suo trionfo successivo - sempre momentaneo - era alla distanza massima, e perché adesso era lì, nudo e indifeso. In quel momento, in quel termine fra protervia e angoscia, era anche - se mi capite - particolarmente laziale. Ed io, se mai l’ho amato, l’ho amato allora, inadeguato, onesto, pulito com’era su quel letto giallo. Potevo dunque non diventare laziale?

(Il suo bisogno di sentirmi, di sapersi circondato e protetto in quel momento per lui così tremendo, un paio di volte mi regalò dei ritardi, che io vissi con un’ansia che forse ci avrebbe unito, se solo avessimo potuto viverla insieme; ma oggi a volte mi sorprendo a pensare che nostro figlio sarebbe stato bellissimo. Mi immagino anzi una femmina, con i capelli biondi come li aveva lui da bambino - me lo aveva raccontato con un rimpianto caldo e ingenuo, lui che a venticinque anni era già quasi calvo - e una magliettina celeste. Chi dice d’altronde che due individui inadeguati non possano avere figli bellissimi? Chi è il fascista adesso, e scusate se insisto?)

Una mattina - una notte; ma io lo seppi che era già mattina - i suoi demoni presero il sopravvento. Dovemmo separarci. Non ne fui stupita, e neanche addolorata; ferita sì, perché non avevo immaginato una fine simile. Solo anni dopo compresi quanto male aveva dovuto sentire lui, dai suoi demoni, se io che ne avevo sofferto solo di riflesso mi ero sentita così squassata. Solo anni dopo mi sono resa conto di quella che adesso per me è una verità assoluta e indiscutibile: ossia che un uomo merita maggiore comprensione e maggiore compassione per le proprie sofferenze quanto più queste sono autoinflitte. Oggi chi si ferisce da sé viene spesso deriso, o ignorato, quando non gli vengono assegnati premi Darwin e simili stupidaggini: ma se uno non può fidarsi neanche di se stesso, di chi altri potrebbe? Come può non commuovere l’esistenza di chi si divora da sé? Come può non richiedere ed esigere la compassione e la vicinanza degli altri esseri umani?

Ma tutto questo mi apparve chiaro troppo tempo dopo, e noi invece dovemmo lasciarci e perderci; a me, di lui, resta in fondo solo la Lazio. La Lazio che è per me un sentimento, più che un ricordo, e dunque è sempre attuale e sempre presente, anche se il calcio ormai lo seguo poco. E proprio perché più del calcio vivo il sentimento allora posso ammettere tranquillamente che essere della Lazio è un fatto che si accompagna spesso a un peculiare conformismo, a volte si colma di malcelato disprezzo, a volte appare banale e violenta; ma resta sempre un’appartenenza marginale, minoritaria, ridicolizzata ben più di quanto non dicano e contro i fatti e gli albi d’oro. Sacrificale, in un certo senso, e se è vero che il martire è spesso un narciso è pur vero che il sacrificio, anche quello dei presuntuosi, fa del bene agli altri. La Lazio, nel mio cuore, è l’onestà e l’inevitabilità di essere in fondo nudi e inadeguati, e di esserlo in piena coscienza e senza rassegnazione; per questo, quando mi dicono che tifo per i fascisti, mi viene da ridere. Non c’è niente di più antifascista dell’inadeguatezza, e dunque della Lazio.

lunedì 20 marzo 2017

Sette ritratti di donne in guisa di giocatori dell'Ancona



Emiliano Tarana

Succede, raramente succede, che tutto sia perfetto; che tutto quello che si prova riesce, che tutto ciò che si desidera accada. Ed è tanto più sorprendente, questa rarità, quando capita con qualcuno che ti avevano descritto e che tu stesso ti attendevi come una persona da poco, di qualità medie o mediocri: e invece voi due, quando siete insieme, siete un meccanismo che funziona a meraviglia, un gioco meccanico di quelli di una volta, uno stupore continuo e interminabile. Per essere più precisi, ciò che desta meraviglia è il fatto che sia lei ad essere così giusta, così adatta, così azzeccata in ogni piccola o grande cosa che fa per te, per voi: è lei che nessuno si aspettava, è lei che sembra, che anzi si rivela come tanto più grande di quel che si diceva, e che forse lei stessa pensava di essere.
In comune con i giochi meccanici del tempo che fu, la vostra relazione ha anche che nessuno vede quei precisi, magnifici, misteriosi meccanismi; essi sono nascosti dietro sottili lamiere smaltate, e scompaiono quando il turco suona la campana, quando lei ti sorride, quando la magia avviene.
E infatti, quando tra voi finisce - perché c’era una scadenza; perché, dicono, le cose belle non possono durare per sempre; perché un gioiello di persona come lei merita di meglio - quella magia non si ripete più. Quello che riusciva facile, anzi succedeva naturalmente, senza nessuno sforzo o artificio, d’improvviso non si ripresenta più. Ha un bel provare e girovagare: si dev’essere rotto qualcosa dietro quelle lamiere, e ciò che prima era gioiosa regola del fine settimana, quotidiana letizia di ogni uscita assieme sul prato verde, diviene ossessione, maledizione, ricerca malata e frustrata di un bene perduto per sempre.
Né potete tornare assieme, tu e lei: quel tempo è finito, non ci sono più le possibilità e le circostanze. Sicché la osservi da lontano, sempre più piccola, risucchiata in un gorgo nero di fallimenti. Ma tu stai meglio? Non lo sai, davvero. E non hai le forze o la volontà per dare la colpa a qualcuno di qualcosa: né a lei che è dovuta andar via, né a te che non hai saputo trattenerla, tantomeno al destino che, per essere onesti, non ha fatto nulla a quelle lamierine colorate. Puoi solo guardarla e pensare che comunque i giorni colmi di meraviglia, quello stupore davanti alla magia che capitava davanti ai vostri occhi, per quanto lontani e ormai incredibili, pure restano; pure sono accaduti, a lei che oggi è così piccola, a te che non sei mai cresciuto davvero.


Marco Schenardi

Io non so perché sei qui, ma non mi domando niente. Se parlassi, credo, romperei qualcosa; quello che è successo mentre io non guardavo, o non ci pensavo, quello che in ogni caso ti ha portato da me. Dire che sei troppo per me sembrerebbe frusto, sciocco, banale, o peggio puzzerebbe di quella finta autodenigrazione da cicisbeo (bello, “cicisbeo”, no? Normalmente mi vergognerei ad adoprarlo, mi sembrerebbe improbabile, ma se tu sei qui allora tutto càpita e ogni cosa si giustifica): diciamo allora, anzi constatiamo, constatiamo dunque soltanto che la tua presenza è inusuale e strana.
Io non ho mai visto, da me, nulla del genere; niente che avvicinasse la tua grazia terrena, continua, la grazia di chi replica in continuazione la propria bellezza, e ne è talmente conscio da non vederla più, o comunque da non vantarsene. Benché poi, la tua grazia, non sia in fondo che uno stesso gesto, semplicissimo, minimo, ripetuto all’infinito: ma sempre a tono, sempre con successo, sempre, tutto sommato, giustamente.
Devo farmi illusioni sulla tua permanenza? No, giacché non dipende da me, da un mio miglioramento, da una mia nuova grandezza che mi garantisca che il bello - che tu! - resti sempre con me, d’ora in poi. Tu sei una cometa dalla coda abbagliante, sei un albatros dalle ali infinite, e come loro passerai; ma come loro avrai impresso in cielo la tua grandezza, che è fatta di una sola natura immutabile, e che dunque non si guasta con il tempo. Intanto però sei qui; e forse un momento di te vale come fosse per sempre.


Pietro Parente

A volte si crede in qualcosa. A volte ci si impone di credere in qualcosa; è il vostro caso. Tu e lei, tu che cercavi, lei che non si sa bene cosa volesse; ma tu hai visto in lei, hai voluto vedere in lei, quello che cercavi. Tu hai pensato che potesse aiutarti, perfino completarti; e può darsi che anche lei ci abbia creduto, perché si è avvicinata a te con gioia, con il fare festoso di una giovane volpe, ti ha annusato e ha giocato con te. Siete stati felici? A momenti sì. Lei ha mai smesso di essere quel che era, che è sempre stata, e che tu non avevi visto o avevi ignorato? Mai.
Dunque di colpo la volpe, essendo volpe, ha morso la mano che le porgevi, quella mano che voleva accarezzarla, quella stessa mano che tante volte le avevi posato sul capo, senza nessun’altra reazione che un vago ronfare soddisfatto. E le tue ferite, per quanto inattese e dolorose, non sono meno ragionevoli e ingiustificate della felicità di ieri. Hai sbagliato tu, nel credere? Non saprei; forse è naturale sperare e illudersi: forse è tanto un errore quanto il morso di lei, che è dovuto in fondo solo al suo essere una creatura selvatica. Ma sì, mettiamola in questo modo: nessuno ha veramente colpa per ciò che è successo, era - forse - inevitabile.
Eppure le ferite sono tanto profonde, tanto inaspettate, tanto reali, che tutto quello che c’è stato prima non è più degno di fede. Ci avevi creduto tanto; e allora è inevitabile che oggi svanisca anche quello che ieri ti ha reso contento. Oggi non esiste più quello che ieri era vero; e dimentichi, anzi cancelli, anche la breve e intensa gioia che solo ieri ti guizzava negli occhi quando guardavi lei.



Nassim Mendil

Di cosa è fatto l’amore? Come il calcio, come la vita, come tutto ciò che è umano, è una valutazione, velocissima e forse del tutto inconscia. A uno pare allora di riconoscere in un profilo beffardo e deciso, in un gesto ironico ma elegante, un futuro, uno sviluppo, una promessa che nessuno ha esplicitato. A quell’uno sembra che ci sia un mondo dietro quel profilo, che la rapidità e secchezza di modi nascondano tesori; e che basti aspettare che un giorno quel tourbillon si plachi un momento, rallenti anche solo un poco, perché - come in un arcobaleno disegnato su una trottola - si riconoscano d’un colpo i colori, vividi, allegri, infiniti. E ogni colore, poi, ogni colore è una storia da ascoltare, un cammino da percorrere. L’unica cosa da fare è avere fiducia.
Tutto questo si pensa in un solo secondo, nell’attimo di mettere gli occhi su di una persona, su quella persona veloce e ironica.
Succede, tuttavia, che le valutazioni si sbaglino. Dietro quel profilo, oltre quel turbinio, quando lei si ferma in realtà non c’è molto: ecco si muove ancora, ancora un soffio, e quel tale distingue poco poco di quel mondo che aveva costruito e visto chissà dove. Quando poi il movimento si ferma, e l’ironia cessa di far da scudo, a guardar bene non c’è proprio nulla.


Mattia Graffiedi

Ma guarda, mi dicono, guarda bene! Lo sai, no?, ti avranno detto… E per forza mi hanno detto, mi hanno detto tutto; ma anche se nessuno non mi avesse parlato, comunque non sono cieco né sordo, mi sarei accorto di tutto da solo. Però dico anche: Ma cosa conta? Cosa cambia? Cosa vi interessa a voi, in ultima analisi?
No, insistono loro, tu davvero non hai capito. Guarda com’è andata dopo; vedi bene che tutto quello che secondo te era vero, indiscutibile, solido, in realtà basava su fondamenta fragili (se pure ce n’erano!). Ha crollato, si può dire, dal primo momento; ed è presto rovinato. Ma, dico io, Voi non sapete di cosa parlate; ciò che è stato tra noi, ciò che è successo, è innegabile, è perenne, e ha fondamenta più salde di ogni costruzione umana. Loro allora insistono: Ma non vedi che cosa è stato del tuo amore un attimo dopo la vostra separazione - forzata, sia pure? Non vedi quanto poco ha retto? Non noti che non era che effimera bellezza di un mattino, di un’alba mai spuntata, di una giovinezza che mai e poi mai si è fatta maturità? E mi chiamano ossessionato, pazzo, cieco e sordo, convinti che io sia ancora perduto dietro a te, a quelle antiche felicità, al tuo corpo arcuato come nessun altro corpo si è mai arcuato, flessuoso e marmoreo insieme.
Non vedono, tonti che sono, che io non sono ossessionato da te, che non ti cerco, non ti chiamo; anzi per me non esisti più, non nella quotidianità, almeno, ché siamo tanto distanti e da tanto. Ciò che non mi lascerà più non sei tu, è il noi che fummo; è il bene che mi hai donato, piccola stella di gioventù, è la stilla di rugiada di quel mattino che per noi non è mai sorto e che il sole non ha mai asciugato e portato via.


Lajos Détari

Che quei due fossero fatti l’uno per l’altra è, quantomeno, un’affermazione discutibile; anzi, se la discutiamo effettivamente, se lo facciamo proprio ora e qui, ogni argomentazione seria ci porta a concludere che quei due fossero piuttosto quanto di più distante, che la loro unione fosse inaudibile e inconcepibile e che, in breve, non avesse motivo di accadere. Eppure ne succedono di cose al mondo, anche e soprattutto senza nessun motivo; e così per una breve stagione avvenne anche che fossero assieme, senza dirsi molto, promettendosi nulla, comprendendosi forse poco (avevano granché da dirsi? parlavano almeno la stessa lingua? c’era un interesse che li tenesse assieme? Questioni tutte dubbie). Sapevano entrambi di avere poco tempo, eppure non soffrivano, non di questo; ognuno aveva altro di cui dolersi e preoccuparsi, e d’altronde la loro unione non programmata non poteva smuovere davvero quelle due creature rumorose e segretamente cupe. Pure, forse perché nessuno voleva trascinare l’altro, o imprigionarlo, o accusarlo dell’inevitabile abbandono, la loro frequentazione fu seria, serissima, impeccabile. Ebbe, evento raro per due nature né precise né tantomeno impiegatizie, una pignoleria svizzera, una funzionalità perfino meccanica.
A vederli da fuori, forse perché entrambi scontavano e scontano tante ironie, quella serietà parve forzata, anzi mascherata, parte stessa di una più ampia commedia; ma a distanza di anni fu invece un’oasi di tranquillità fra tante tempeste, una singola boccata d’aria per due poveracci perduti fra le onde, la cui dolente bellezza non merita scherno. Più che di amore si trattò forse di solidarietà, di due mani stanche che si cercano e si trovano; non poteva durare oltre, ché la tempesta li avrebbe ritrovati e colpiti assieme, e se mancò di passione fu perché non le serviva. Ai due serviva la pace, non la luce, e fu un momento di pace quello che meritarono.

Umberto Cazzola

Siamo pigri? Ci dicono che siamo pigri. Può anche essere; può essere tuttavia che siamo solo stanchi. Dovevamo provarci di più, ci dicono, ma forse ci sopravvalutano, o sottovalutano le circostanze, o il destino. Io non so se esiste il destino. Ma ero allo stadio quel giorno; ho ancora presente l’emozione nel cuore quando quella palla è partita al volo, ed era bellissima, e giustissima, e pareva doversi infilare sotto la traversa, là dove la traversa incontra il palo. Invece incocciò il palo, o la traversa, e tornò in campo; poi segnammo, anzi segnammo subito dopo, su quello stesso rimpallo, eppure io ricordo quel palo o quella traversa come ingiusta e cattiva. O solo inevitabile, non saprei (ma un male non può essere inevitabile e restare lo stesso un male? E una traversa, che è l’assenza di un gol, non è forse la definizione stessa di Male?). Eravamo allo stadio assieme, quel giorno; io non potei guardare nel tuo cuore, e ti assicuro mi sarebbe piaciuto sentirlo battere, ma giurerei, anzi giuro, anzi io so che il tuo cuore avvertì la stessa ingiustizia.
Ci abbiamo provato, io dico, io grido che ci abbiamo provato, anche se in fondo la mia parola non interessa a nessuno e conta quanto conta. Eravamo allo stadio assieme anche quell’altra volta, ricordi? Lo so che ricordi, ma è così per dire… Questa volta era buio, e sembrava una metafora trita e stanca, stanca come noi, perché invece la prima volta era giorno pieno, il sole era forte e il campionato appena iniziato, mentre questa volta qui ogni cosa era al suo crepuscolo.
Eppure quel pallone è partito dal buio, inatteso e fortissimo, e pareva destinato a quell’angolo romito, che in pochi disturbano; e pareva che anche dal buio, anche dal crepuscolo, anche dalla notte noi potessimo ripartire, e stavolta esserci, esserci per sempre. Eri anche tu allo stadio, pure quel giorno; e io so che quando il portiere, che non era lì un attimo prima, quando il portiere ha parato, il tuo cuore non ha provato nessuna ingiustizia. In quel cuore, che è come il mio, c’era solo rassegnazione, e la certezza che stavolta tutto era finito.
Il tuo cuore è come il mio, e allora permettimi di azzardare: permettimi di dire, per me e per te, che con il crepuscolo è sceso in quel cuore anche un filo, un filo dorato, un piccolo lampo di sollievo. Assieme alla consapevolezza che tutto quel provarci, per quanto fallimentare, non sia stato vano; che tutto quel provarci, quel provarci insieme, sia un altro modo di dire che abbiamo vissuto, e che la nostra vita siamo soltanto noi due.

giovedì 20 ottobre 2016

Tutto il resto NON è noia - 2015-2016- II parte

Chiedo scusa per il ritardo,ma sono andato a ritrovare me stesso in una piantagione di palme da olio.


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MONTENEGRO
Io lo so! Qualcuno di voi finita la prima parte, ha aperto google, rimandato l'appuntamento con il porno, si è diretto sulla pagina della Uefa e ha controllato come è andato a finire l'ultimo campionato montenegrino.
E' stato meschino da parte mia aver chiuso con la Moldavia, perchè parliamoci chiaro, voi leggete questa rubrica solo per sapere delle mirabolanti imprese di incantevoli compagini quali: Bokelj, Rudar Pljevlja, Fudbalski Klub Zeta Golubovci, Nismecka Suspjaty, Sutjeska Nikšić,  e altri nomi sgraziati che non sto qui ad elencarvi.
La Prva crnogorska fudbalska liga  ha però un grande merito, dalla data della sua fondazione(2006) nessuna squadra ha preso il sopravvento, cosa abbastanza singolare per i campionati slavi. 
Nessun capetto di quartiere, solo la città di Podgorica(che tutti noi vogliamo ricordare come Titograd) che se la comanda un tantinello(ma è normale se non per ragioni di dimensione della città stessa.). 
Non ci sono nel campionato del Montenegro squadre che umiliano altre come il bullo del liceo nei telefilm americani, tipo quello che ti fa annusare il sospensorio, che ti ruba 2 dollari al giorno e ti fotte il sandwich senza croste con marmellata e burro di arachidi(Se avessi chiesto mai una merenda simile a mia madre, probabilmente avrebbe tagliato le croste solo per infilarmele nel culo).
In questa stagione ha vinto per la prima volta il Mladost Podgorica che fino al 2010 sguazzava nella seconda serie. Dal suo arrivo nel calcio montenegrino che conta: Un quinto, un sesto,un settimo,un nono, un quarto posto, conditi lo scorso anno dalla prima coppa nazionale della sua storia.
Re indiscusso del Mladost è senza dubbio quella branda di Marko Šćepanović, 34 anni  con un passato anche nel campionato iraniano(al Persepolis). Ho cercato i video dei goal di questa stagione, purtroppo però ho trovato, digitando il suo nome su youtube, un tizio strano che suona il gusla e canta. Presumo che la domanda sia: "Che cazzo è il gusla?", il gusla e/o gusle è una chitarrina formata da un'unica corda(fatta assemblando trenta crini di cavallo e nessun capello biondo caduto sul gilet) che si suona con un archetto(a sua volta con una corda fatta di crini di cavallo, con cui probabilmente nei balcani fanno anche le case) ed emette un suono a metà tra una seconda ingranata male e una gatta in calore, tirata sotto da un camion della monnezza in una periferia brutta alle 3 e mezza di notte.
Quando suoni il Gusla sei talmente felice che il tempo sembra non passare mai
Šćepanović comunque ha messo a segno 19 reti, una in più della rivelazione turcomontenegrina classe 1992 del Nismecka,  Oluç Lirëpaserp.
Se in campionato non esiste bullismo, in coppa fanno tutti pippa sotto il dominio del Rudar che vince la sua quarta coppa in 10 anni. Finale esaltante come una serenata a base di gusla alle 3 di notte sotto la finestra di casa. 0 a 0 per 120 minuti e trionfo ai rigori del Rudar contro il Budućnost.
Il giovine turcomontenegrino Oluç Lirëpaserp
LO SAPEVATE CHE
L'uomo più alto del Montenegro è Slavko Vraneš(230 cm e 56 di piede) "Centro"(si dice così? conosco più il gusla del basket) della temibile Ayandeh Sazan Tehran. Poi qualcuno mi spiegherà questa liaison tra Montenegro e Iran. Vraneš è il secondo cestista(si dice così? so a malapena dove va infilata la palla nel basket) più alto del mondo, dopo l'inglese Paul Sturgess(235 cm).
Non esiste alcun Nismecka Suspjaty in Montenegro e in generale nel mondo, nessuna squadra porta quel nome. E' una presa per il culo per farvi capire che potrei scrivere ciò che voglio in questa rubrica senza generare sospetto alcuno. Ovviamente non esiste neanche  la punta turcomontenegrina Oluç Lirëpaserp, per conferma potete leggere il suo nome da destra a sinistra.
Slavko Vraneš e una tizia che dovrebbe cominciare a scappare
PAESI BASSI
Lo scorso 8 maggio sono uscito dallo stadio dopo un avvincente Roma-Chievo. 
Io e il mio gruppo ci trovavamo nella sempre ridente piazza Mancini, in attesa di capire o meno se fosse il caso di acquistare cibo peruviano da asporto dall'ambulante(peruviana appunto) che esercita la seconda professione più antica del mondo(vendere cibo, la prima è vendere borghetti davanti allo stadio) proprio dove un tempo veniva girato l'orrido telefilm "I ragazzi del muretto". Prima di prendere coraggio e di decidere di contrarre diversi virus intestinali, ci siamo avvicinati a un baretto che dava gli highlights di giornata. Seduti al tavolo, poco distanti da noi un gruppo di olandesi sui 40/50 anni stava guardando in streaming il campionato olandese, anche se le facce erano più da chi stesse guardando un concerto di gusla. Abbiamo fatto l'errore di chiedere il risultato, erano tifosi dell'Ajax e proprio in quei secondi i lancieri stavano per terminare la loro tragica partita allo Stadion De Vijverberg di  Doetinchem, con il risultato di 1 a 1 contro un indemoniato De Graafschap.  Quel giorno l'Ajax doveva semplicemente battere una squadra già certa dei play-out(ne parleremo dopo di questi play out) e portare in bacheca il 34esimo campionato. Il De Graafschap partiva talmente rassegnato che avevano deciso di preparare una torta per congratularsi con i campioni d'Olanda. Capita che però quando te la senti in tasca, arrivi un Bryan Smeets qualunque e che questo   risponda al 54esimo al gol di Younes. La speranza? Che il Psv pareggiasse o perdesse, cosa inutile visto che giocava con la squadra più odiosa del pianeta: lo Zwollemerda.
Lo Zwolle per la gioia di questo mondo ne becca 3 e il PSV si laurea campione per il secondo anno consecutivo e per la 23esima volta nella sua storia(consiglio i minuti finali di questo video).
I tifosi dell'Ajax a quel tavolino del baretto a piazza Mancini erano disperati, quasi in lacrime.
La torta celebrativa del De Graafschap
Ora! Ma mannaggia alla troia! Sei un tifoso dell'Ajax sulla 40ina abbondante, ne avrai visti 20 di campionati vinti, una coppa campioni e pure una Uefa e stai frignando davanti a un gruppo di romanisti, perchè hai perso un cazzo di scudetto? Ma che tu possa eternamente vivere con la dissenteria maledetto! Io non vinco lo scudetto dal 2001 e ne ho vinti 3 nella storia e tu piangi davanti a me per un campionato olandese? Ma dannato te e la tua progenie, l'ultimo piatto di merda che hai alzato al cielo è datato 2014, se non lo vinci questa stagione, probabilmente ne vincerai 5 di fila da qui al 2021 e mi fai pure il pianto davanti a me abbonato alla Roma da 18 anni? Fottiti!
Come se un giorno Rocco Siffredi rosicasse perchè una con cui è uscito la sera non si è concessa "Oh Rocco tutto a posto? Ti vedo strano" - "No è che la tizia mi ha mandato in bianco" - "Ah! Ma tu domani giri un film in cui hai un'orgia con 5 bielorusse, 2 bulgare, 3 casalinghe della provincia di Lodi e un pony".
Come se io un giorno andassi davanti ad un biafrano a dire: "Mamma che buco allo stomaco che ho oggi! Non ci vedo dalla fame!".
Lo Zwollemerda è comunque arrivato ai play off per un posto in Europa league, ma ha preso le pizze dall'Utrecht che a sua volta è stato sconfitto dall'Heracles Almelo in finale.
La notizia lieta è però il ritorno in Eredivisie della nostra squadra preferita. La squadra eternamente over 2,5. Parliamo ovviamente dei Go Ahead Eagles, che battono il De Graafschap nello spareggio promozione retrocessione e dopo 2 anni ritornano nella massima serie, dove troveranno l'odioso Zwolle e daranno nuovamente vita al prestigioso IJsselderby(30 ottobre andata-19 marzo ritorno). Da segnalare la rosicata dei tifosi del De Graafschap che a fine partita hanno aggredito i calciatori della squadra di Deventer.
Grazie ragazzi!
Sul fronte marcatori grandi soddisfazioni.  Vincent Janssen con i suoi 27 gol di marca AZ, passa per appena 20 milioni al parsimonioso Tottenham, i fortunatissimi Spurs dovrebbero però preoccuparsi, visto che secondo me il giovine si farà e inutile dirvi che quindi finirà nel giro di 3 anni ad allenarsi con l'Equipe Romagna di Magrini e calcolate che l'equipe Romagna non esiste più e forse neanche Magrini.
Luuk De Jong con le sue 26 reti rimane al Psv, forse meriterebbe un'altra chance fuori dai reali confini olandesi, dipende però a che cifre. Tolto Milik(21 gol) la non notizia sono i 19 palloni in fondo al sacco di Dirk Kuyt, un calciatore infinito. Occhio al francese Haller dell'Utrecht 22 anni, 17 gol e il dubbio se sia solo un paracarro oppure qualcosa di più. Su Ziyech(ex Twente) ora all'Ajax non accetto discussioni è Dio in terra. Io vi consiglio di seguire il campionato olandese, non solo in televisione ma anche e soprattutto leggendo i nostri amici di  calcioolandese.blogspot.it 
Il trofeo più brutto del mondo, ovvero la coppa d'Olanda, è stata vinta dal Feyenoord contro l'Utrecht.
Prima di parlare(brevemente,molto brevemente) della finale, va ricordato che in questa magnifica edizione il VVSB(Voetbal Vereniging Sint Bavo ) ha raggiunto le semifinali. 
Il club di Noordwijkerhout(bel nome... Devo ricordarmelo se mai avrò un figlio) ha incontrato sul suo cammino squadre modeste, ma ha superato ai quarti un cazzuto Den Bosch e anche un Emmen che a voi non dirà una mazza ma che è comunque un club di Eerste divisie. L'impresa del VVSB si è interrotta in semifinale contro l'Utrecht(3 picchi a 0). L'undici di Noordafhisdhbdgbuhsd o come diamine si scrive è il primo club non professionistico ad arrivare in semifinale da 41 anni a questa parte, nel 74/75 tale impresa fu compiuta dal notissimo IJsselmeervogels che si permise di sbattere fuori l'AZ ai quarti, salvo poi essere spappolato 6 a 0 dal Twente in semifinale. Il cantante olandese Peter Koelewijn ha registrato un disco per celebrare questa storica impresa, ma è ben più probabile che il traduttore da me utilizzato abbia scritto vaccate, io comunque vi linko una canzone.
Voetbal Vereniging Sint Bavo 
Tornando alla finale 2 a 1 del Feyenoord, a Kramer risponde Ramon Leeuwin che illude il povero Utrecht che si arrende su autogol del proprio portiere polacco che non mi va di copia/incollare, dopo un'azione travolgente dell'ex juventino Elia. 
A fine partita la consegna di quella sorta di urna cineraria che è la  KNVB beker. 
Il Feyenoord sta pensando di donare la coppa al comune di Roma come parziale risarcimento dei danni riportati dalla barcaccia, pur di levarsi dalle palle quel maledetto aborto argentato. Il comune di Roma accetterà solo se avrà la possibilità di nominare il capo magazziniere 68enne del Feyenoord come nuovo assessore al bilancio.

 Seriamente! Ma quanto cazzo è brutta? Dentro neanche pora nonna ci metterei.

LO SAPEVATE CHE
Le ragazze della girl band olandese "Adam" hanno registrato il video della canzone "Go to go",  mentre utilizzavano un vibratore. Fermi! ve la linko io! 
Nel prossimo video le delicatissime Adam faranno la stessa cosa mentre suoneranno una gusla.
Sarebbe troppo facile beccare una querela, ma diciamo che alcune colleghe italiane potrebbero prendere esempio, magari anche alcuni colleghi. Qualcuno secondo me già lo fa da anni.
Le delicatissime Adam 
POLONIA
Tocca rosicare. Rivince dopo due stagioni il Legia e questa ovviamente non è una notizia visto che si tratta del campionato numero 11 portato a casa dai "Wojskowi". Il problema è che il Legia supera di appena 3 punti nella poule scudetto il piccolo e brutto Piast Gliwice.
Il Piast ha ottenuto la sua prima promozione in Ekstraklasa nel 2008, prima di allora ha passato ben 32 anni in seconda serie. E' l'unica squadra del calcio polacco ad aver scalato 7 categorie prima di approdare nella massima serie. Ha 2 finali di coppa di Polonia disputate nel 1978(sconfitto 2 a 0 dal Zagłębie Sosnowiec) e nel  1983(battuto 3 a 1 dal Lechia Danzica). Una vita calcistica fatta di stenti e visto il pessimo inizio di questa stagione(1 vittoria-3 pareggi-4 sconfitte) difficilmente avrà un'altra possibilità.
Seconda retrocessione in 7 anni per il  Górnik Zabrze che, ok, non vince una fava da quando in televisione trasmettevano "Indietro tutta"  e in radio passavano "Gimme five" di Jovanotti e "Faccia da pirla" di Charlie, però parliamo pur sempre della squadra più titolata del calcio Polacco. Ci dispiace tanto. Ci dispiace tanto anche che Charlie sia sparito e Jovanotti ancora no. No dai! Ovviamente scherzo! Non me ne sbatte nulla che Charlie sia sparito.
Charlie( foto presa da orrorea33giri.com gran bel sito)
Capocannoniere con 28 reti in 37 partite Nemanja Nikolić del Legia, serbo di nascita, ungherese di passaporto e nonostante la stagione assurda non preso in considerazione da squadre più importanti. Speriamo non faccia la fine di Charlie.
Il Legia, tanto per dare un brivido al movimento calcistico polacco vince anche la sesta Pulchar Polski in 7 anni.
Preghiamo il signore che il prossimo anno la Polonia possa regalare un qualche tipo di maledetta emozione, altrimenti giuro che la salto, preferirei guardare quei programmi assurdi che danno su Dmax dove la gente solleva le case, piuttosto che seguire il campionato polacco.
Io apprezzo Dmax e in generale tutti questi canali nuovi(Real time, Fine living e simili) con questi programmi assurdi tipo: quelli che vivono con 57 cani, i tizi con forti disagi che si accoppiano con i gonfiabili a forma di animali, grassi pelati che ingurgitano embrioni di papera e panda minori in fricassea, donne nere che mangiano il borotalco, accumulatori seriali che si conservano le carte dei tegolini  del 1986,  dottori inglesi con camicie assurde che spiegano ai connazionali quanto sia importante lavarsi l'ammenicolo e i denti, non rigorosamente in quest'ordine. Però quando in piena notte, mezzo assonnato metti Dmax e trovi 20 minuti di programma dove un cristiano ti spiega come sollevare una casa, è in quel momento forse che ti piacerebbe vedere una replica di Zagliebie Lublin - Jagiellonia.
Ormai non sanno che cazzo inventarsi arriveranno a : "Gente che fabbrica spille da balia in provincia di Belluno" una nuova serie!
Un tizio si bomba un materassino a forma di drago in: "Io e la mia ossessione" splendido programma di Real Time
LO SAPEVATE CHE
Avete mai mangiato i cioccolatini polacchi? Sono quelli ripieni di roba strana credo marshmallow al quale si aggiungono diversi aromi tipo: fragola, limone, vaniglia o pigiama sintetico color rosa/azzurrino pallido del mercato. Sono forse la cosa più dolce e stucchevole che abbia mai ingerito. Mi si è cariato anche il femore. Nel caso voleste saperne di più non perdetevi: "Persone che degustano cioccolatini polacchi" la seconda stagione è solo su Dmax.
Cioccolatini polacchi gusto diabete

PORTOGALLO
Io non credo di poter cominciare a battere il Portogallo, senza affermare con certezza che la sua nazionale, vincendo l'Europeo abbia commesso il più grosso furto nella storia di qualsiasi sport e/o  gioco esistente sul nostro pianeta. Non credo che possa esistere un altro torneo calcistico, di basket, di pallavolo, di pallapugno, di ramino più immeritato di questo. Non perchè dovesse vincere la Francia, che si fottano! Ma perchè difficilmente a memoria ricordo un' accozzaglia di 11 cristiani sparpagliati per un campo, senza un cristo di dannata idea riuscire ad ottenere un titolo tanto prestigioso.
Fatta questa doverosa promessa possiamo andare avanti e parlare di Primeira  liga.
Ve lo dico subito, io tifo Sporting e non perchè me ne sia sbattuto mai nulla dei Leões ma semplicemente perchè lo Sporting è allenato da Jorge Jesus. Ho trovato sfizioso il suo tradimento al Benfica e spero possa trionfare in campionato e anche in Europa(magari arrivando terzo al girone e passando in europa league) credo seriamente che Jesus si fosse sinceramente rotto il cazzo di Bela Guttmann.
Lo scorso anno ha però vinto il Benfica dopo che per gran parte della stagione lo Sporting era riuscito a mantenere la testa della classifica.  Dalla 25esima giornata il Benfica ha conquistato il primo posto e non l'ha più lasciato. 25esima giornata giocata il 5 marzo del 2016, che vedeva di fronte proprio lo Sporting contro "O'glorioso" al Josè Alvalade. Partita chiusa dopo 19 minuti con gol di  Konstantinos Mitroglou. La differenza lo scorso anno tra Sporting e Benfica era proprio questa. Mentre lo Sporting zompettava allegramente per i campi con i suoi Joao Mario e i suoi Slimani(calciatore splendido), il Benfica si affidava a gente come Jonas, che prima di buttarla dentro fotte anche l'orologio al difensore avversario  e Mitroglu... Una persona che non vorrei incontrare non solo in un vicolo buio di notte, ma anche nella via principale del centro storico in pieno giorno. Una coppia da 52 gol, che ha spezzato i sogni dello Sporting Portugal. Lo Sporting in questa stagione ha infatti puntato su svariati olandesi alti 2 metri. Bas Dost su tutti.
Kōstas Mītroglou. Lui non solo ti fa goal ma riesce anche a prenderti  l'anima
Piccolo appunto su Joao Mario, non l'ho visto molto, non lo conosco benissimo,  non contesto il suo acquisto ma sono impressionato dalla spesa. Sembra come quando dopo la prima di campionato, il nuovo esterno sinistro dell'Udinese  preso dalla serie c birmana o da una delle lune di Saturno, sforna 2 assist e segna un gol e improvvisamente questo mezzo sfigato che puntavi dai primi di luglio e che all'asta del fantacalcio tu avresti pagato 1, con tanto di prese per il culo, viene fatto arrivare comodamente a 40.
Passiamo però alla storia strappalacrime della scorsa stagione, quella del Tondela.
Il Tondela piccola soffice squadra di una città che non conosce nessuno e che si trova nel simpatico distretto di Viseu, affronta la sua prima stagione della sua storia nella Primeira Liga.
E' dalla stagione 88-89 che una societa del distretto di Viseu non disputa il massimo campionato portoghese e in quella occasione il o Academico de Viseu fece la fine del sorcio retrocedendo come ultima classificata con appena 19 punti.
Il Tondela comincia con 11 sconfitte nelle prime 14 giornate, una partenza in pieno stile Eric Moussambani.
Continua a fare pena per il resto della stagione e poi la svolta.
Avete presente quei film ambientati nei licei americani dove la ragazza vestita male, con gli occhiali, con i capelli zozzi, raccolti e unti come un Big Fish, viene derisa da tutti? E poi lei decide che la sua vita deve cambiare e semplicemente lavando e sciogliendosi i capelli, e soprattutto togliendosi quei cazzo di occhiali modello Hubble, diventa una sorca abominevole e riesce a far innamorare il fottuto quarterback di turno e viene eletta reginetta del ballo? Avete presente? Ecco! Questo è quello che è successo al Tondela. Improvvisamente alla 27esima di campionato il Tondela decide che è tempo di far scendere i propri testicoli. Ultimo e già spacciato, visto che prima di quella giornata di vittorie ne aveva raccolte appena 3, dalla 27 alla 34 infila: 5 vittorie - 3 pareggi - 1 sconfitta, permettendosi il lusso di darle anche al Porto  allo stadio do Dragao.
Con questa striscia da maschio alfa, che neanche Lando Buzzanca nei testosteronici anni 70, il Tondela si salva all'ultima battendo il Coimbra 2 a 0 tra le propria mura e approfittando della sconfitta in casa dell'União da Madeira(battuto dal Rio Ave a mano e in lavatrice), caduto sotto i colpi di Renan Bressan ora a Nicosia sponda Apoel(che ricordiamo è un nazionale bielorusso e quindi odia Gibilterra) e di  Helder Postiga che a quanto pare è ancora in vita(oggi è tornato al Kolkata). Grazie Tondela per questa bella storia e poco importa che in questa squarcio di stagione tu stia facendo cagare.
Daje Tondela Daje
Per quanto riguarda la Taça da Liga(coppa di lega) è stata vinta dal Benfica per la settima volta in 9 edizioni. 6 a 2 contro il Maritimo, squadra che detesto visto che mi fa saltare regolarmente il picchetto.
Parlando di coppe meno inutili, la Taça  de Portugal è stata invece alzata al cielo dal Braga che ha battuto ai rigori il Porto che continua a ricevere schiaffi da tutti. Da tutti tranne la Roma ovviamente. Eccheccazzo!

LO SAPEVATE CHE
Il tenero António de Oliveira Salazar pose fine al suo regno per colpa di un'emorragia cerebrale a seguito di un banale incidente domestico. Per anni si disse che la causa fu la caduta da una sedia nella sua casa delle vacanze mentre si preparava per la pedicure. In realtà cadde nel bagno, probabilmente nella vasca e questo fa capire quanto minchia siano utili le vasche con lo sportello vendute nelle televendite mediaset. Una cosa che non capisco, cioè per salvare le apparenze invece di dire che è caduto in bagno, metti in giro la voce che si è sfrantecato per terra prima di una pedicure? Meglio in bagno direi. Scusate ma che paura posso avere di un dittatore che si fa la pedicure? Che immagine ridicola è?
Si narra peraltro che quando inaspettatamente riprese le piena lucidità mentale, nessuno ebbe il coraggio di comunicare a mister pedicure che non contasse più una fava.
Da noi gente in queste condizioni solitamente diventa presidente della federcalcio.
Il presidente Salazar detestava calcio e fado,  nonostante ciò il suo regno è ricordato come quello delle 3 F: Fado, Futbol, Fatima. Definiva il fado deprimente e immorale.
 Io vi linko 5 ore di fado, al termine delle quali (ammesso che siate ancora vivi)potrete decidere con estrema tranquillità se il presidente avesse ragione o meno. Il fatto che non capiate un singola parola di portoghese importa poco, tanto dopo 1 ora e 17minuti la vostra testa sarà già nel vostro forno a gas.

António de Oliveira Salazar mentre chiede cortesemente se si può abbassare sto cazzo di Fado
REPUBBLICA CECA
Secondo di fila per il Viktoria, quarto in 6 anni. Si potrebbe tranquillamente chiuderla qui, ma cerchiamo di dare un senso  anche al campionato ceco. La cosa più interessante che ho trovato è che Tomáš Berger del Dukla è cugino di Patrik, ex Liverpool.
Stagione regolare con il Viktoria che ha preso la prima posizione alla 14esima giornata  e tanti saluti alle speranze dello Sparta che in questi anni ha abbandonato a forza il suo ruolo di prima donna. Praticamente lo Sparta ha fatto la fine di Salazar. L'unica soddisfazione spartiana la troviamo nei 20 gol messi nel sacco da David Lafata e nel ritorno in questa stagione dopo 15 anni di Tomáš Rosický, un qualcosa che ti fa quasi venire voglia di tifare fortissimamente per i ragazzi di Praga.
La coppa è stata vinta dal Mlada Boleslav 2 a 0 contro lo Jablonec.
Ci lasciano 2 grandi: Il Sigma Olomuc e il Banik Ostrava, ne sentiremo la mancanza.
Non mi piace il declino del campionato ceco, quando ero ragazzino le squadre ceche facevano paura. Non riesco a capire cosa sia cambiato, un tempo forse puntavano in maniera forte sui ragazzi del posto, oggi anche loro sono pieni di stranieri(che alloggiano in ritiri a quattro stelle mentre i ragazzi cechi stanno nelle tende). Lo si capisce dalla nazionale, che fino ai primi anni 2000 ha prodotto calciatori mostruosi. Che cosa è successo? Perchè non tornano forti? La mancanza di certezze e i cambiamenti mi angosciano.
Come la storia delle pizzerie, si lo so che non ci ficca nulla ma devo dirlo, qualcuno deve pur dirlo. Una volta entravi, prendevi in automatico una bruschetta, ordinavi una birra e sceglievi tra un massimo di 15 pizze, quelli più pazzi ti mettevano al massimo il tonno o il radicchio e tu comunque ne restavi ben lontano. Era rilassante.
Oggi entri in pizzeria e ti comunicano che l'impasto è gluten free, lievitato 348 ore guardato a vista da un elfo rosa, le farine  solo di grano allevato a terra e se vuoi puoi prenderla al carbone che risulta più leggera e poco importa se sembra di mangiare una camera d'aria .
Il menù ha 714 pizze diverse e ha lo stesso spessore di uno Zanichelli, se non finisci di leggerlo in tempo, puoi anche portarlo a casa. Tu cominci a leggere e leggi nomi di pizze tipo la trottolona: Crema di zucca, olive, scamorza e speck oppure la lodigiana: formaggio di capra, pomodoro datterino, sfilacci di gnu essiccato e speck o magari la novembrina: pomodoro, mozzarella, fichi sotto formalina, peli di Mauro e speck, si speck! Perchè quel cazzo di speck lo mettono ovunque.
13 ore per scegliere una cazzo di margherita, con la cameriera che ti guarda schifata e cerca di consigliarti la squisita(in ogni menù c'è una squisita): Impasto a base di speck, mozzarella, mais, rucola, la compilation dei più grandi successi di Eugenio Finardi, crema di noci, crema di pere, crema per mani sos, speck, altro speck, ancora speck.
Una volta una tizia mi ha consigliato la birra giusta per il tipo di pizza che avevo scelto. Ascoltami peripatetica, voglio una schifosissima chiara media , senza sentori di castagna e banano, nessun color ambrato al sapore di nocciola della Tuscia, niente  roba artigianale da locale radical del Pigneto prodotta da tizi che improvvisamente a 35 anni hanno deciso che dovevano fare la birra.
Speck, speck ovunque!

LO SAPEVATE CHE
Il calcio che conta ha abbandonato Olomouc e Ostrava ma il divertimento in quelle zone regna sempre sovrano.
A Olomouc ogni anno viene organizzata la battaglia della panna montata, due squadre che lottano a colpi di vassoi di panna montata. Che matti eh?
A Ostrava, la città più inquinata della Repubblica Ceca, potete invece visitare il museo delle miniere con in mostra macchinari rari e antichi per l'estrazione del carbone. Credo che ci passerò il mio compleanno.
"Gente che visita musei delle miniere in Repubblica Ceca": in onda il mercoledì alle 3:40 di notte, solo su Dmax.
Una giornata come un'altra in quel di Olomouc

ROMANIA
In Romania da qualche anno, squadre mai sentite nominare riescono a vincere il campionato. Per carità! E' una cosa bella, molto bella. Tutto questo grazie anche alla federcalcio rumena che appena può non si fa scrupoli a far retrocedere o a penalizzare chi non è in regola con i propri conti. Il Rapid era stato retrocesso in seconda serie 2 stagioni fa, lo scorso anno ha ottenuto la promozione ma vista la tragica situazione finanziaria è stato spedito in quinta serie rumena.
Credo seriamente che la quinta serie rumena sia l'inferno del calcio.
Pensate al centrale rumeno di 40 anni, sicuramente dotato per giocare comunque in un campionato semi professionistico, ma non abbastanza forte per sfondare in qualche categoria superiore(intendo anche una C rumena), pensate a lui, di nome Vasile, che ha passato gran parte della sua vita a sognare di vestire a maglia della Steaua e ora si ritrova a dare i suoi ultimi morsi di carriera al Vama Buzăului, mentre durante la settimana svolge qualche lavoro noioso, non necessariamente umile, ma profondamente noioso e la sua unica gioia è quella di ascoltare un buon cd di Sandu Ciorba. Vasile  si ritrova una domenica a giocare contro il Rapid. Un Rapid formato da giovani magari, giovani con i capelli biondi alla Messi o con la pettinatura alla Pogba. Vasile invece è stempiato, stempiato e terribilmente incazzato e lui entrerà in campo con un solo obiettivo che  non è quello di far vincere la sua squadra, ma semplicemente quello di mangiare delle tibie, sfilacciare dei legamenti, far schizzare qualche rotula.
Sandu Ciorba... Un cantante sceso dal paradiso
Tornando alle cose serie, lo scorso anno ha vinto il primo titolo della sua storia l'Astra Giurgiu.  L'Astra come già detto in una precedente edizione è in mano all'uomo più ricco di Romania ovvero Ioan Niculae. Vincere il primo titolo in Romania non è esattamente un qualcosa di bellissimo perchè come per magia nel giro di 2, massimo 3 anni fai una brutta fine. Ioan Niculae dovrebbe essere una garanzia, il problema è che Ioan ha diversi grattacapi (eufemismo) legali e si è appena fatto un simpatico anno di gabbio.
Nel 2008-2009 ha vinto l'Unirea Urziceni, guidato da Dan Petrescu, l' Unirea arriva secondo l'anno dopo  e la stagione seguente retrocede. Poi "Puff" scompare per via di diversi debiti accumulati. Lo scorso anno dopo 4 anni di totale inattività, viene rifondata e riparte dalla quinta serie.
Nel 2010 - 2011 trionfa l'Otelul Galati, che nel 2014-2015 retrocederà, per poi fallire nel 2016 e ripartire dalla quarta serie, stessa sorte toccherà alla seconda classificata nel 2010-2011 il Politehnica Timișoara e più avanti anche al Vaslui che aveva avuto modo di brillare sia in Romania(finale di coppa e secondo posto) che in Europa League.
Praticamente questo è l'unico campionato dove puoi festeggiare solo se arrivi a metà classifica.
Unica compagine ad aver retto botta a queste disgrazie è stato il Cluj  che per anni ha fatto le veci dello Steaua, ben figurando anche in Champions, ma che ora come ora, nonostante la vittoria lo scorso anno in coppa(2 a 2 fino ai supplementari e 5 a 4 ai calci di rigore contro la Dinamo), si ritrova senza licenza Uefa.
In questo spicchio di campionato sta facendo molto bene(16/17) il Viitorul Constanța terzo e a soli 6 punti dalla vetta. Sarebbe il loro primo titolo. Auguriamo con tutto il cuore ai tifosi del Viitorul di arrivare il più lontano possibile dalla prima piazza.

LO SAPEVATE CHE
E niente... Ho appena scoperto che Ramona Badescu ha fatto un cd dal titolo "Yumi Yuma" con metà canzoni in napoletano e metà in rumeno. Vi linko questo splendido "Resta cu mme" con Gigi Finizio.
Sto seriamente rivalutando il Fado. 

RUSSIA
Tentarono ma non riuscirono. Splendida stagione del Rostov che guidati dal rosario musulmano  di  Kurban Bekiyevich Berdyev rischia, non si sa come e non si sa perchè, di ritrovarsi campione di Russia. Sarebbe stato il primo titolo, purtroppo però la voracità del Cska ha avuto la meglio sui gialloblu che svengono a sole 5 giornate dalla fine.
Tanto è stato scritto sul Rostov e su Berdyev e mi sembra inutile dover aggiungere qualcosa, ciò che posso dirvi  e' che uno così lo vorrei vedere seduto sopra una panchina di quelle belle.
Facile comunque scrivere sul Rostov e sul suo turkmeno(ormai ex) allenatore, meno facile quando bisogna raccontare il vero dramma  dello scorso campionato russo, ma per vostra fortuna noi facciamo anche il lavoro sporco, siamo una sorta di TV del dolore.
Siamo come quei salotti televisivi che vi raccontano del signor Erminio 74enne della provincia di  Pordenone che riceve 3 euro e 80 al mese di pensione(dopo una vita passata a vendere lupini), vedovo e per di più con un figlio di 47 anni a carico che non può lavorare per via di un' unghia costantemente incarnita( o unghio incarnito per citare nonno Fiorucci). Siamo un blog alla Barbara D'Urso e per questo vi scriviamo della Dinamo Mosca.
E' andata la piccola Dinamo, la squadra che fu di Lev Ivanovič Jašin e' affondata.
Dopo 54 stagioni in Vysšaja Liga(campionato sovietico) e 24 in Prem'er-Liga, la Dinamo  è retrocessa sul campo.
Colpa di una situazione economica stile squadra rumena che sta per vincere il suo primo campionato, che ha portato la dirigenza Belo-golubye a vendere i suoi 3 pezzi grossi nel mercato invernale(Buttner, Kokorin e Zhirkov).
Va detto però che la prima retrocessione di sempre non è paragonabile alla più grossa umiliazione nella storia del club, la Dinamo è infatti riuscita a prendere 6 gol tra andata e ritorno dalla Roma di Carlos Bianchi nel triste autunno del 1996. Nel 3 a 0 dell' Olimpico Tommasi fece anche il gol più sculato e bello della sua carriera, mentre nel 1 a 3 di Mosca segnò addirittura Daniele Berretta. Titolare in porta in tutte e 2 le partite il flessuoso Giorgio Sterchele. Avete avuto mai modo di vedere una foto di Sterchele oggi? Diciamo che ha messo su qualche chilo.
"Lo finisci quello?"(si! Lui è Giorgio Sterchele)
Lascia la Russia con un trofeo, lo Stramaccioni di Portogallo. Lo Zenit di Villas Boas vince 4 a 2 in finale contro il Cska. Per la squadra di Leningrado è il quarto titolo.
Lo Zenit ha salutato anche l'amorevole Hulk che per soli 55,8 milioni di euro si accasa allo Shanghai SIPG. Una scelta di vita quella di Hulk, da tempo immemore grande appassionato della cultura orientale e che da piccolo ha sempre avuto simpatia per i colori dello Shangai. Le malelingue insinuano che alla base della sua scelta ci siano i 384.000  euro che intascherà a settimana, lo stesso Hulk si è difeso dicendo che ha sempre adorato il Giappone e in particolare Shangai,  che va pazzo per sushi e tacos e che non vede l'ora di visitare il Taj Mahal.
"Ciao grande! Senti... Come mai siete tutti gialli?"

LO SAPEVATE CHE
Visto che abbiamo parlato di Turkmenistan, vi rendo noto che nel deserto del Karakum , nei pressi di Darvaza, esiste la porta dell'inferno. Trattasi di voragine artificiale creata nel 1971 da un gruppo di  geologi sovietici mentre cercavano del petrolio. Dopo aver ubicato una trivella, la piattaforma crollò e finì in una caverna satura di gas naturale. I geologi preoccupati del fatto che il gas potesse in qualche modo minacciare la vita delle persone dei villaggi vicini, decisero di innescare un incendio con la certezza che il fuoco potesse consumarlo tutto. Un' idea davvero brillante! Visto che la voragine di 70 metri per 20 di profondità... Sta ancora bruciando, l'unica soluzione possibile è quella di scaraventarci l'esile Sterchele per tapparla. Va detto comunque che gli abitanti dei villaggi vicini stanno bene... Oddio stanno bene, sono pur sempre persone che abitano a Darvaza nel deserto del Karakum, di certo non passeranno dei sabato sera memorabili, però non sono morte avvelenate. Dopo accurate ricerche (ho scritto darvaza su google) sono venuto a sapere che la tribù semi nomade che abitava quella zona è stata fatta sloggiare nel 2004, questo perchè l'allora presidente turkmeno Saparmurat Atayevich Niyazov riteneva tali tribù: " Uno spettacolo sgradevole per i turisti". Temo che la tribù semi nomade che viveva a Darvaza non l'abbia presa troppo bene, visto che Niyazov è morto appena 2 anni dopo mentre era ancora in carica. Non che il buon  Niyazov godesse di ottima salute, però io eviterei di farmi maledire dai nomadi turkmeni.
"Oh ragazzi! Per me l'unica è innescare un incendio" - "Ma non finirà per bruciare eternamente? -" Ma non dire cazzate!"
SAN MARINO
Sono tutto un fuoco per il momento San Marino. Che campionato avvincente! potrei scriverne per ore e ore, magari con un balcanico che mi delizia strimpellando il suo gusla  alle spalle, mentre sgranocchio del buon cioccolato polacco aromatizzato alla trippa.
Non voglio tenervi troppo sulle spine e quindi vi dico subito che il Trepenne ha vinto il suo terzo titolo a farne le spese un agguerrito Fiorita. 3 a 1 il finale con gol di Rispoli, Palazzi e Gai. Per La Fiorita gol di Zafferani. Dispiace per il club di Montegiardino dove peraltro milita la gloria nazionale Andy Selva, mio personalissimo idolo.
Dispiace anche perchè il club è autore dell'operazione simpatia che ha riportato in campo  Damiano Tommasi per i preliminari di Europa League. Lo scorso anno Tommasi(aiutato anche da Ricchiuti) riuscì anche a segnare un gol contro il Vaduz(primo gol europeo per il La Fiorita) in questa stagione il Debrecen ha piegato i ragazzi di San Marino 5 a 0 fuori e 2 a 0 in casa. Il La Fiorita si rifà battendo il Pennarossa nella finale di Coppa del Titano. Finale arbitrata come al solito da Johnny Casanova che peraltro è un internazionale e come tutti vi ricorderete il 6 settembre 2013 ha diretto una scoppiettante Kazakistan-Far Oer che sono certo possa aver procurato in Johnny una sincera saudade nei confronti della coppa del Titano. Tutto qui? Si tutto qui grazie a Dio. Mi mette veramente più angoscia di una canzone di Baglioni il campionato di San Marino. Mi spiegate perchè Baglioni che è sempre stato un belloccio, canta canzoni dove viene regolarmente accannato e trattato male dalle donne e invece Venditti che è brutto come l'autostrada del sole contromano alle 2 di notte, non smette mai di cantare canzoni dove lei sta con un altro ma tanto pensa a lui?
Johnny Casanova

LO SAPEVATE CHE
L'inno di San Marino non ha un testo ufficiale. Ne scrisse un testo Giosuè Carducci ma il governo sanmarinese non lo ha mai adottato ufficialmente. Cioè questi hanno un inno scritto da Carducci e invece di vantarsi smerdando il resto d'Europa, se ne sbattono allegramente manco fosse stato scritto da Mal. 

SCOZIA

My tears are drying, my tears are drying
Thank you Thank you Thank you Thank you
My tears are drying, my tears are drying

Your beauty and kindness
Made tears clear my blindness
(Sunshine on Leith - Proclaimers )


Non me ne voglia il Leicester e non me ne voglia er sor Claudio, ma se dovessi scegliere una cartolina calcistica di questo 2016, non sarebbe certo la loro vittoria in premier.
Vi giuro non sto facendo il bastian contrario, per quanto tutto quello che si è creato in Italia intorno alle foxes lo scorso anno mi abbia fatto profondamente schifo, per quanto detesti calcisticamente fino al midollo "Er sor minestra", io ho tifato parecchio per loro e non vi nascondo che "Nessun dorma" cantato da Bocelli con Ranieri che un altro po' sviene, mi ha davvero emozionato.
Però signori miei, non è tanto la vittoria degli Hibs in pieno recupero, vittoria che arriva dopo 114 anni, dopo 10 finali perse, vittoria che arriva peraltro contro i Rangers(3-2 prima finale della storia tra 2 squadre di seconda divisione), non è per quello... E' per quel Sunshine on Leith cantato in quella maniera, che ti fa quasi commuovere, anzi togliete il quasi.
Il boato di quel lato di Hampden Park dopo l'incornata di capitan David  Gray è qualcosa di mistico, credo di non averlo mai sentito in vita mia, è il boato che ti tieni dentro da 5 generazioni, il boato tenuto in gola per 10 finali(sanguinosa quella persa 1 a 5 con gli Hearts nel 2012), non è né di gioia né tanto meno di rabbia è soltanto un qualcosa di straordinariamente liberatorio.
David Peter Gray
In questi 7 minuti di video c'è tutto, le parole in questo caso sarebbero inutili.
Gli Hibs comunque non riescono a tornare in Premier, si qualificano per gli spareggi e perdono contro il Falkirk, che in finale sarà sconfitto dal Kilmarnock che si salva così dalla retrocessione, retrocessione di cui poco ce ne sarebbe fottuto, visto che un Kilmarnock senza Manuel Pascali è come un cielo senza stelle.
Tornano invece diretti e spediti in Premier i Rangers ed era anche ora. Motivi per tifare Gers? Ce ne sono ben due. Il primo è che nei Rangers gioca Joey Barton, cioè gioca, in realtà è stato già sospeso e probabilmente lo cacceranno ma  noi speriamo di no. Il secondo è che  in rosa compare Josh Windass, figlio di Dean Windass, idolo di LdB.
Per ora  Joey è stato allontanato per sole 3 settimane, tutto questo in seguito alla lite avvenuta nell'allenamento post Old Firm(finito 5 a 1 per il Celtic) in cui il sempre poco irascibile Barton ha mandato a fare in culo chiunque capitasse a tiro. Spero che i Rangers abbiano il buon gusto di tenerlo, il mondo del calcio ha bisogno di lui. Non siamo tutti dei Marianella. Non tutti ci esaltiamo solo per nani argentini biondi che senza il pallone sarebbero buoni solo ad indovinare quanti stuzzicadenti ci sono in una scatola. Abbiamo bisogno di "Criminali".
Un grande essere umano
Non ho parlato della scorsa stagione. Beh cazzo! Ha vinto il Celtic... Da non crederci vero?  Non sono tanto le 26 partite su 38 vinte, ma sono i gol fatti 96 e quelli subiti 31 che ti fanno capire che giocano praticamente da soli. L'Aberdeen secondo in classifica(15 punti di distacco) ne ha fatti 62 e ne  ha presi 48.
Dopo 21 anni retrocede il Dundee united, retrocessione che arriva proprio il giorno del derby dopo la sconfitta per 2 a 1 contro il Dundee FC.

LO SAPEVATE CHE
Il Partick Thistle, club di Glasgow che milita in Premier, ha senza ombra di dubbio la mascotte più brutta del mondo, trattasi di Kingsley, che dovrebbe rappresentare un sole sorridente. Fino al sole posso anche arrivarci(a fatica) ma il ghigno mi sembra più quello di uno che sta sotto botta, sta chiaramente "Smascellando". Fossi un bambino mi cagherei addosso a farmi una foto con Kingsley.
Kingsley mentre cerca di uccidere qualche bambino
Secondo me passa le nottate a terrorizzare i ragazzini di Glasgow, si svegliano in piena notte perchè sentono qualche rumore e si vedono lui schiacciato contro la finestra, magari con un coltello in mano.
Kingsley il sole sociopatico è in carica dal luglio del 2015, vista la partnership con la società californiana Kingsford Capital.
Kingsley ha mandato in pensione Jaggy MacBee che dal 2011 al 2015 è stato con il suo fare rassicurante l'idolo dei bimbi dei "Jags". Jaggy MacBee è stato trovato impiccato in un magazzino abbandonato nella periferia est della città. Uno di quei suicidi strani, dove i piedi toccano terra. Ma di questa storia Kingsley ovviamente non sa nulla. Forse.
“Muore giovane chi è caro agli dei ”... Ciao Jaggy!
Prima di Jaggy  la mascotte era Pee Tee il tucano, poi quella brutta storia con un prostituta a quanto pare minorenne e il licenziamento. Non è facile essere un tucano a Glasgow.
"Cazzo ti guardi?"
SERBIA
Massacro in Serbia. Stravince come non accadeva da tempo la Stella Rossa. La Zvevzda uccide il campionato già nella regular season dove con: 26 vittorie, 4 pareggi, 0 sconfitte, 82 gol fatti e 19 subiti, polverizza la concorrenza rappresentata dal solito Partizan(Allenato da Ivan Tomic). Sono 28 i punti di distacco che  permettono alla Stella Rossa di giocare una poule scudetto in infradito.
Decisivo per le fortune della squadra di Belgrado, il portoghese Hugo Vieira che in carriera ha combinato sempre molto poco. Vieira è stato eletto miglior calciatore del campionato, ha messo a segno 20 reti ed ha formato una coppia micidiale con il serbo classe 1991 Aleksandar Katai(21 gol in campionato, ora in forza al Deportivo Alaves).
Applausi strameritati per Valeri Bojinov che con la casacca del Partizan va in rete 18 volte.
Bojinov e' e resterà eternamente un mistero, se mi avessero detto 10 anni fa che la carriera del Bulgaro si sarebbe conclusa nel campionato serbo, avrei riso. In questo inizio di stagione Valerione sta continuando a segnare, anche se questo campionato sembrerebbe già  indirizzato sulla via dell'altra sponda di Belgrado.
Retrocede purtroppo l'OFK Belgrado, da sempre serbatoio di giovani talenti.
In coppa da segnalare lo splendido percorso dello Javor, l'undici di Ivanjica, sogna fino alla finale, dove però viene sconfitta dal Partizan per 0 a 2.  Il momento più alto della coppa di Serbia è però il goal del terzino sinistro 28enne del Borac Čačak  Miroljub Kostic in semifinale proprio contro lo Javor . In uno stadio(quello dello Javor) con inspiegabilmente una casa cantoniera a bordo campo, sul risultato di 2 a 0 per la squadra di casa, il signor Kostic ha tirato quella che in maniera del tutto signorile definirei "Lecca" o "Susta" da 30 mt che è andata a schiaffarsi con arroganza sotto al sette.
Ivanjica Stadium
La partita è stata sospesa dieci minuti dopo, quando Kostic ha riprovato il tiro, purtroppo il pallone questa volta è finito contro la finestra del secondo piano della casa cantoniera, abitata dalla 63enne Jovanka Nesjamovic, che stanca della situazione ha deciso di non restituire il pallone. La situazione è stata risolta dai capitani delle 2 squadre che hanno ripagato i danni del vetro ma soprattutto del gatto in ceramica, bomboniera del matrimonio della figlia di una carissima amica della signora Jovanka.
Il gatto in ceramica della signora Jovanka

LO SAPEVATE CHE
Nel 2012 a Jezdina, un villaggio vicino a Čačak è nato un vitello viola. Secondo i giornali locali la mucca Djurdja aveva già partorito altri vitelli(7 a voler essere precisi), tutti normali. Oggi non abbiamo più notizie del vitello viola di Jezdina e questa cosa non mi permetterà di continuare a vivere serenamente.


SLOVACCHIA
E' un Trencin piglia tutto. Da 2 stagioni vince campionato e coppa. Va detto che il suo regno dopo il pessimo inizio del campionato in corso è destinato a finire(6 sconfitte in 12 giornate), ma in questi 2 anni si è divertito e parecchio. La scorsa stagione non c'è stata storia in campionato, grazie soprattutto al duo:  Gino Van Kessel (ala destra da Curaçao  con furore) e  il classe 1995 centrocampista centrale  Matúš Bero, a segno rispettivamente 17 e 15 volte. La coppia delle meraviglie è stata però ceduta in questa stagione, Gino si è accasato allo Slavia Praga mentre Bero è finito in Turchia al Trabzonspor.
Il Trencin ha pensato bene di rimpiazzare Van Kessel con un altro calciatore targato Curaçao , che ricordiamolo è un po' la culla del calcio(almeno per quelli di Trencin) tale Rangelo Maria Janga, che nel bene e nel male ne ha già segnati 5.
Vi ricordo che la nazionale di Curaçao era allenata fino a pochissimo tempo fa da Kluivert. Vi ricordo inoltre che la merendina Fiesta è al gusto Curaçao. Infine tengo particolarmente a ricordarvi che il cocktail "Angelo Azzurro" ottiene quella particolare colorazione, grazie proprio al Curaçao blu e che non credo che esista niente che può ammazzarti una serata più di un simpatico angelo azzurro a stomaco vuoto, ammesso che qualche barman ancora lo prepari, visto che è dai tempi di Charlie e il suo faccia da pirla che non lo vedo in giro.
"Sarà facile incontrarsi
educato salutarsi
quell'azzurro di sicuro
non mi incanterà mai più"
Comunque a colpi di gente di Curaçao la scorsa stagione il Trencin ha dato ben 12 punti allo Slovan.
In coppa stesso copione, finale con lo Slovan 3 a 1 il risultato, doppietta di Van Kessel e pensare che questa perla di calciatore è stata ceduta allo Slavia per solo 1 milione e 2.
Gino Van Kessel
LO SAPEVATE CHE
L'inno cecoslovacco era diviso in due parti: la prima   "Kde domov můj?" dedicato alla Repubblica Ceca e la seconda "Nad Tatrou sa blýska" già inno slovacco. Dopo il divorzio tra le due nazioni, ognuno si è ripreso il suo inno, la Slovacchia può vedere i figli solo durante il fine settimana e la Repubblica Ceca si è tenuta il casale di Capalbio.
Mi sono appena accorto che Trenčín si scrive così, se fossi un professionista serio correggerei il tutto.
Il campione in carica del campionato di Curaçao è il Centro Dominguito che ha battuto in finale il Centro Barber per 4 a 2.
Sto ancora pensando al vitello viola in Serbia, se qualcuno sa parli, anche in forma anonima. Spero che Dmax faccia un programma solo su di lui.

SLOVENIA
Intanto partiamo subito con la notizia, il fottuto dannato regno del terrore del Maribor è finalmente terminato. Dopo 5 anni l'orgoglio della stiria ha ceduto il titolo.
Ora però viene la parte difficile.
Vince il primo titolo della sua storia l'Olimpija Ljubljana, cioè in realtà sarebbe il quinto, però per la federcalcio slovena è il primo. L'Olimpia originale è fallito nel 2005 e  sulle ceneri dello storico club è nato l'  NK Bežigrad, che nel 2007 ha preso l'attuale denominazione. Nel 2005 sono ripartiti dalla quinta serie e la scorsa stagione con in panchina nelle ultime sei partite Rodolfo Vanoli(già campione di Slovenia nel 2009/2010 con il Koper)hanno vinto il titolo. Alcuni tifosi hanno continuato a seguire l'attuale società, altri invece no.
Cosa ne penso io? Me ne sbatto allegramente le palle anche perchè credo di averne scritto abbastanza, la cosa importante è che il Maribor abbia perso.
Ovviamente il Maribor si è portato a casa la coppa, vinta ai rigori contro er poro Celje.
Unica nota a favore del Maribor è la presenza in rosa di Luka Zahovic, figlio di Zlakto. Luka è di proprietà dell'Heerenveen e la scorsa settimana ha segnato il terzo gol dei 3 gol che hanno consentito al Maribor di battere l'Olimpia in trasferta.
Luka Zahovic 

LO SAPEVATE CHE
Jakob  Lorber era un chiaroveggente sloveno. Intorno ai 40 anni dopo una carriera come violinista, cominciò a sentire una voce. Siamo nel 1840 e Lorber da allora comincia a scrivere tutto ciò che viene detto da questa misteriosa voce. La voce in questione secondo Lorber è quella di Gesù Cristo.
Pur non capendo quasi un cazzo di ciò che diceva questa voce, il barbuto Lorber scrisse di atomi e particelle elementari prima di chiunque altro. 
Fece previsioni su  macchine di forma antropomorfa capaci di svolgere compiti umani, di uomini che avrebbero volato sopra gli oceani e di vagoni di metallo viaggianti e anche che quando sei fermo in stazione non sai mai se è il tuo vagone di metallo viaggiante o quello di fronte a muoversi. Affermò che Saturno e il sole sono abitati da esseri di forma spirituale.
Tra le altre previsioni si ricordano: i Jalisse vincitori a San Remo 1997, il proliferare di ristoranti asiatici con formula "All you can eat", l'inutilità del telecomando Quizzy, Montolivo capitano del Milan, la vittoria di Flavio Montrucchio al Grande Fratello, la rovesciata di Bressan contro il Barcellona, lo Zumba, Sasha Grey che lascia il cinema che conta, la crisi tra Kelly e Dylan in Beverly Hills 90210, L'over 3,5 tra Trapani e Ternana di lunedì 17 ottobre 2016. Jakob Lorber ha inoltre spoilerato centinaia di film.
Jakob Lorber mentre ascolta Gesù che racconta l'assurda retrocessione del Verona di Malesani

SVIZZERA
Incredibile non solo posso dirvi chi ha vinto l'anno scorso, ma anche chi vincerà in questa stagione. 
Il Basilea dopo appena 11 giornate  si ritrova a 31 punti (10 vittorie e 1 pareggio) 14 punti di distacco dal Losanna.
Campionato quindi chiuso e questo grazie anche alle 7 pesantissime reti di Seydou Doumbia.
La scorsa stagione è stata portata a casa dal Basilea, come del resto le precedenti 6, 14 punti di distacco dallo Young Boys, miglior attacco(88) e miglior difesa(37). Primato dalla seconda di campionato e soprattutto la presenza in rosa di Bjarnason che rende tutto molto più facile. Senza contare il miglior prodotto del calcio svizzero, quel Breel Embolo oggi allo Schalke. Come si può anche solo pensare di poter arrivare primi davanti ai rotblau?
Ne abbiamo sentito parlare spesso del campionato elvetico la scorsa stagione, il motivo era la presenza sulla panchina del Lugano di Zeman. Pur non ripetendo Zemanlandia, Zdeněk è riuscito in un miracolo, salvando una squadra fondamentalmente di pippe al sugo. Ovviamente non poteva mancare la sua pagina sfigata, la finale di coppa persa contro lo Zurigo, la stessa squadra retrocessa al posto del Lugano. Una finale dal risultato angosciante 1 a 0(con tanto di rigore sbagliato dal Lugano nel primo tempo), uno Zeman che si è quindi giocato la coppa senza neanche provarci, fosse finita 6 a 4 o 4 a 3 mi darei pace ma 1 a 0 è una vergogna. Zeman ha lasciato il club lo scorso giugno.
Il riassunto della stagione svizzera di Zeman in una solo foto
Io sinceramente ho un rapporto di amore e odio con il boemo, odio per quando ha allenato la mia squadra, amore per certi suoi miracoli. Foggia, Lecce e Pescara sono 3 capolavori della storia del nostro calcio. Vi prego di riguardarvi il Pescara di Zeman, sinceramente impressionante e questo fa capire quale immensa cazzata sia stata fatta da Zdengo in quella stagione. Lui sarebbe capace di far arrivare 14esimo questo Napoli e magari settimo questo Crotone. Spero di rivedere a breve un altro Pescara comunque.

LO SAPEVATE CHE
La lotta svizzera o Schwingen è una simpatica disciplina dove due tizi, particolarmente grossi e incazzati, tentano di atterrarsi a vicenda in un ring circolare cosparso di segatura.  I lottatori indossano sopra i loro abiti normali, dei corti pantaloncini di iuta e possono scaraventare a terra l'avversario solo afferrando questi particolari e virilissimi pantaloncini. Durante l'incontro i nostri eroi vengono infastiditi da una melodia alla Heidi (almeno in questa particolare occasione). Per vincere bisogna  mettere spalle a terra l'avversario continuando a tenerlo per i pantaloncini, la cosa però più difficile è cercare di non uccidere l'orchestra che suona quei cazzo di motivetti da baita. Il vincitore deve pulire le spalle del perdente dalla segatura, prima di ricevere l'ambito premio, non del denaro ma spesso del bestiame o dei mobili. Ti fai il culo per delle ore e ricevi in premio una corona e tipo un toro. Come cazzo lo porti a casa un toro? Scopritelo su dmax con la nuova stagione di: "Lottatori svizzeri che portano a casa un bovino".
Jörg Abderhalden è stato uno dei più grandi campioni di questo sport dominatore assoluto  delle scene dal 1998 al 2007. Il campione in carica è Matthias Glarner, qui potete guardarvi l'incontro, purtroppo in questo caso senza musichetta.
Jörg Abderhalden  preoccupato del fatto che il suo trofeo entrerà molto difficilmente nella sua Yaris

TURCHIA
Dopo 7 lunghi anni torna a vincere il Besiktas. L'ultima volta c'erano Rustu in porta e Bobò in attacco. 
La scorsa stagione è bastato un Mario Gomez, calciatore che a Firenze aveva la rapacità sotto rete di un cassonetto per l'umido, ma che in Turchia ha ritrovato se stesso segnando come se non ci fosse un domani. Sono 26 le reti per Mario, che in questa stagione è tornato nella madre patria al Wolfsburg. 
Niente da fare dunque per il Fenerbahçe di Van Persie che chiude a 5 punti dalle aquile nere.
Stagione anonima per l' Antalyaspor di Eto'o, il camerunense sigla 20 gol che portano la sua inutile squadra al nono inutile posto.
La tristezza è però rappresentata dalla retrocessione del Sivasspor, squadra che poteva contare su un fior fior di professionista come Cicinho. Ricordiamo con piacere le dichiarazioni rilasciate dal Cicero a ESPN Brasile: «Non mi bastava bere uno o due bicchieri, dovevo bere abbastanza da svenire. Il mio primo incontro con Gesù Cristo lo ho avuto un giorno, dopo aver bevuto 18 caipirinhe e 14 birre e mi sono avvicinato a Dio, adesso sono una persona diversa. Oggi i giocatori pensano solo ai selfie, è assurdo che qualcuno possa pensare di dire no alla Nazionale e non partecipare alla Coppa America».
A parte il fatto che siamo buoni tutti  a incontrare Gesù dopo 18 caipirinhe e 14 birre, ma sono assolutamente al 100% con lui, la vera vergogna sono sti minchia di calciatori che si fanno i selfie e non chi si è attaccato anche al Cif nei momenti di totale arsura. Che poi parliamoci chiaro, 18 caipirinhe e 14 birre hanno lo stesso tasso alcolico di 3 angeli azzurri. Ma poi dopo 18 caipirinhe che discorsi puoi fare con Gesù? "Ciao sono Gesù Cristo" - "Ehi! ma tu sei un grande! do-do-do-dove hai preso quel cappello di spine? E' figo! lo voglio anche io... Come mai Sterchele è ingrassato così tanto? Io ero meglio di Cassetti sai?".
Cicinho ai tempi della Roma
Che Cicinho sia il nuovo Jakob Lorber? Anche Jakob Lorber beveva 18 caipirinhe e 14 birre per parlare con Gesù? E se si... Dove cazzo trovava la caipirinha nella Slovenia del 1840?
In una stagione disastrosa(sesto posto) e con la Uefa che toglie il diritto di partecipare per i prossimi 2 anni alle competizioni europee, il Galatasaray vince la coppa di Turchia in finale con il Fenerbahçe. Il gol di Podolski al 31esimo regala al Gala la coppa nazionale numero 17. Partita tiratissima e bellissima.

LO SAPEVATE CHE
Il Diyarbakırspor squadra che ha galleggiato tra serie B e super liga fino al 2010 e che ora si trova in qualche strana serie turca per via di un fallimento datato 2014, ha come logo un cocomero(simbolo della città di Diyarbakı). La sua maglia è rossa e verde. Io la voglio. 
Mehmet Ozyurek con 8,8 cm è l'uomo con il naso più grande del mondo.
Mehmet Ozyurek(a destra) e ... E... No, non ho idea del che cazzo sia quella cosa a sinistra
UCRAINA
Manco fossimo in Romania. Nella scorsa stagione sono state trucidate ben 3 squadre.
Il Metalurh Zaporižžja e' stato segato dal campionato a marzo e tutte le sue partite sono state trasformate in 3 a 0 a tavolino. Hoverla e Metalist hanno fatto la stessa fine ma dopo la conclusione del torneo, salvando così da sicura retrocessione il Volyn' che nel mentre aveva accumulato 18 punti di penalizzazione per non aver pagato 2 suoi ex calciatori(Il portiere senegalese Ndoye e un tizio macedone).
Passando a cose più allegre, il buon Rebrov ci prende gusto e si toglie lo sfizio di vincere la seconda Prem'er-Liha consecutiva con la sua Dinamo.
Suicidio dello Shaktar che con Alex Texeira(autore di 22 gol in metà campionato) era tranquillamente primo e dopo la sciagurata cessione del brasiliano in Cina a febbraio allo Jiangsu Suning ha chiuso i giochi per il campionato. Va però detto che Texeira è passato al comeminchiasichiama per 50 milioni di euro.
Continuo a chiedermi chi fa il mercato a questi cinesi? E' come quando prendevi il Varese a pc Calcio inondando di soldi e mignotte il tuo calciatore preferito. Io sono sicuro che si farebbero impaccare un Ranocchia a 20-30 milioni.
La Dinamo vince facile e Lucescu saluta per sempre l'Ucraina(non prima di aver vinto la coppa in finale con lo Zorja per 2 a 0) dopo 12 anni. Lo Shaktar ha cominciato benissimo questo campionato, attualmente è prima con in panchina il buon Paulo Fonseca ex Braga.
Continuo comunque a chiedermi per quale motivo uno come Yarmolenko debba fare la muffa in Ucraina. L'unica cosa sfiziosa è lo scazzo continuo con Stepanenko . Tutto è nato dopo un intervento assassino del calciatore della Dinamo sul mediano dello Shaktar nel 2015, pace a fine partita e scambio di maglia, maglia che Yarmolenko ha buttato per terra quando è andato a salutare i propri tifosi. Potete immaginare l'amore tra i 2.
Fanculo il terzo tempo! Siamo tutti Yarmolenko!

LO SAPEVATE CHE
Nel 2008 Rebrov consigliò tramite un'intervista a  Roman Pavlyuchenko(fresco di passaggio al Tottenham) di non passeggiare troppo intorno a White Hart Lane, perchè quella zona è piena di neri e di conseguenza il tasso di criminalità è più alto. Detta così la cosa potrebbe risultare vagamente razzista.
Vi state chiedendo che fine abbia fatto Pavlyuchenko? Io sinceramente si e per questo vi scrivo che ora gioca nel temibile FC Ural  in Russia.
Rebrov mentre gira nei dintorni di White Hart Lane
UNGHERIA
Doppietta per il Ferencváros e questo ci fa piacere. Il "Fradi" ha passato anni difficilissimi e questo titolo arriva dopo 12 anni e 3 stagioni passate nella seconda serie ungherese(nel periodo 2006/2009).
Un successo firmato Thomas Doll che ha portato i suoi uomini a vincere con uno scarto di 21 punti dal Videoton.
Il campionato numero 29 ha 3 nomi: Dániel Böde,  Ádám Nagy e  Zoltán Gera.
Che splendida persona è stata per il calcio Zoltán Gera? E per quale motivo non è mai arrivato in alto? Cose che non ti fanno dormire, molto più del sapere che fine abbia fatto quel maledetto vitello viola.
Il Ferencváros si toglie lo sfizio di vincere anche la sua seconda coppa di fila, il godimento però questa volta è doppio perchè a farne le spese è stato l'odiato Ujpest, 1 a 0 e tutti a casa. Il gol per la cronaca è stato segnato proprio da Gera.
Infinito Zoltan

LO SAPEVATE CHE
Zoltán Sárosy nato nel 1906 a Budapest è un giocatore di scacchi per corrispondenza. Il piccolo Zoltan era attivo fino a 4 anni fa, poi quando ha cominciato a mandare lettere dove sosteneva di aver fatto scopa di cavallo e di aver affondato la corazzata, la sua famiglia decise che era anche ora di smetterla a 106 anni di cagare il cazzo con sti scacchi.

E ora tutti a donnacce con Kingsley

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