venerdì 19 settembre 2014

“Nessuno vuole essere il calciatore di Sacchi”. Estratti dal romanzo "Arrigo" di Jvan Sica (edizioni INCONTROPIEDE, 2014)

Nell'ottica dell'amicizia e della collaborazione con le edizioni inCONTROPIEDE siamo felici di pubblicare alcuni estratti di "Arrigo. La storia, l'idea, il consenso, la fiamma", l'ultimo volume pubblicato dai tipi di Alberto Facchinetti, vale a dire un bizzarro, ispirato, originalissimo libro di Jvan Sica - al crocevia tra la biografia, il romanzo e la sceneggiatura - dedicato al più amato degli allenatori italiani della nostra infanzia, e non solo dai tifosi milanisti: Arrigo Sacchi. La penna di Jvan Sica, non nuova a queste imprese, ha seguito cammini nascosti anche ai protagonisti di questo libro per ricostruire a modo suo - ma sempre con umilté - l'immaginario personale e collettivo dell'allenatore di Fusignano, sullo sfondo di un'Italia che ormai, probabilmente, non esiste più. Come quel calcio, d'altronde.

***

21 ottobre 1987
In albergo dopo la partita di Coppa Uefa Milan-Espanyol 0-2
Lecce (Italia)

“Cos’è successo Arrigo?”.
“Non mi seguono, non mi vogliono”.
“Ma chi?”.
“Tutti, nessuno escluso. Nessuno vuole essere il calciatore di Sacchi”.
“Ma c’è qualcuno che te l’ha detto in faccia, qualcuno che rema contro?”.
“Non è un problema di remare contro. Sento che stanno iniziando ad odiare il mio essere in primo piano rispetto a loro”.
“I calciatori li conosci…”.
“Sì, li conosco, loro pensano che basti l’esperienza. Sono come quei vecchi falegnami che ormai pensano di non dover imparare più niente. Sono delle merde, guarda”.
“Dai Arrigo calmati, lo sai che ti stimano”.
“Non più ormai, non più. Lo sai cosa mi ha detto uno l’altro giorno: ‘Mister, qua ci facciamo il culo e sembra che in campo ci vai tu, non è mica giusto’”.
“La società?”.
“Una parte è con me”.
“E l’altra?”.
“L’altra sta già aizzando i tifosi. Vogliono Trapattoni, pensa un po’”.
“Davvero?”.
“Sì”.
“E Berlusconi?”.
“Berlusconi è incasinato. L’ho sentito due ore fa, mi ha parlato dell’importanza di mostrare sempre una faccia sorridente. Vincere le guerre, a noi le battaglie non interessano”.
“Ha ragione”.
“Ha ragione ma io non vado da nessuna parte se non prende posizione nei confronti della squadra”.
“E diglielo chiaro e tondo”.
“Non è facile, non si vuole esporre”.
“Perché?”.
“Perché cazziare uno dei vecchi in pubblico vuol dire mettersi contro una parte dei tifosi e a lui serve il consenso pieno, vuole che tutti lo adorino, lo sai com’è fatto, no?”.
“Ma perché oggi avete giocato così male?”.
“Non lo so, non riesco a capire. Siamo in forma, in allenamento siamo perfetti. Oggi in partita invece continuavo a chiamare Tassotti, Donadoni, tutti quanti ai loro compiti ma loro se ne fregavano, tutti facevano il cazzo che volevano in campo”.
“Gli olandesi?”.
“Ah quelli poi. Gullit pensa col cazzo, è troppo istintivo. Van Basten mi sta sui coglioni, con quell’aria da Cristo sceso in terra. Quando gli faccio vedere i tagli ad uscire in allenamento mi ride in faccia, come per dire: ‘E io, Marco Van Basten, mi metto a fare ste stronzate’”.
“Mi hanno detto che è mezzo infortunato”.
“È tutto infortunato. Ha caviglia e ginocchio fuori uso, ma deve giocare per forza. Lo abbiamo esaltato come il nostro Maradona e adesso, che faccio, lo metto in panchina? Ma è rotto, gli dico. E tu fallo giocare rotto. Io che punto tutto sull’efficienza fisica devo far giocare un giocatore rotto”.
“Senti Arrigo, tu al Milan non sei andato a campare di rendita. Tu stai là per un motivo ben preciso”.
“Una missione”.
“Ecco, una missione, bravo. Tu non puoi far decidere agli altri il tuo destino. Se Van Basten è rotto e decidi di metterlo fuori, deve stare fuori. Se Tassotti non ti ascolta, lo sostituisci con uno della Primavera. Se Gullit è fuori forma, lo sbatti fuori”.
“Sono in forma, non mi ascoltano”.
“Appunto, chi non ti ascolta si accomoda alla porta”.
“Non è facile”.
“Devi decidere tu, sei tu a comandare”.
“Siamo in tanti a comandare”.
“Così finisce tutto Arrigo, se non comandi tu finisce tutto. Parlane con Berlusconi, lui ti segue”.
“Ok, ma non è facile”.
“Fallo”.
“Adesso vedo”.
“Fallo”.




4 gennaio 1988
Incontro con Silvio Berlusconi
Arcore (Italia)

La stanza è angusta, ma l’amaranto alle pareti dà una piacevole tranquillità. Le librerie tutte intorno sono zeppe di libri, oggetti, fotografie, fogli. Non c’è uno spazio libero, tutto è ricolmo fino all’eccesso. La scrivania invece è vuota: un recipiente dorato contiene tre penne, un portadocumenti in pelle. Il Presidente accoglie Arrigo Sacchi con un gran sorriso.
Di fronte alla scrivania, affianco alla porta d’ingresso, la televisione è sintonizzata su una delle reti del Presidente. In quel momento c’è un break pubblicitario.
“Dove va il piccolo mugnaio bianco?
Clementinaaaaaaaaa”.
Il Presidente accoglie Arrigo Sacchi con il suo solito buonumore. Si complimenta per la partita di ieri. L’aggettivo che ama usare è quello con cui ha descritto la partita del suo Milan ai giornalisti: straripante.
“Il merito”, dice il Presidente, “è anche suo, Signor Sacchi, bravo nel far giocare alla squadra un calcio spettacolare e redditizio insieme”.
“Ragazzi sono arrivati i nuovi Mostruovi
I Mostruovi son tremendi, una vera novità…”.
Arrigo Sacchi si distrae, la tv è a volume alto. Il Presidente la indica e dice che è stato lui la fortuna di quella marca. Senza la sua capacità visionaria di dare spazio nelle sue tv a marchi anche piccoli oggi molte di queste aziende non esisterebbero e non ci sarebbero tanti occupati nelle fabbriche che producono i giocattoli, i mobili, le pentole.
“Ehi Paolo.
Buongiorno Signor Parroco.
Non hai ancora aperto il bar? Senza il tuo espresso chi mi dà la forza per suonare le campane?”.
Il Presidente guarda incantato. Ha aperto soltanto la porta, la gente non aspettava altro. Colori, musica, persone che finalmente ti sorridono e ti dicono quanto è bello il mondo, quanta è bella la vita. Alcune volte quello che fa gli sembra una missione per far stare meglio tutti. Un po’ quello che vuole fare anche con il suo Milan, una squadra che incanti e per cui tutti prima o poi facciano il tifo. Una squadra da guardare ed ammirare. Il Presidente sarà contento quando gli avversari uscendo dal campo diranno ai giornalisti: “È stato meraviglioso guardare questa squadra dal vivo”.
“Zigulì è una pallina che mi fa sentire più carina
Zigulì è una pallina che la fa sentire più carina”.
Il Presidente parla del futuro. Il domani non è dei vecchi bacucchi della politica, del giornalismo, del calcio, se vogliamo restare al mondo di Arrigo Sacchi. Il futuro è delle persone che vogliono dire cose nuove. Il Presidente risottolinea la parola “dire”, perché oggi se non riesci a comunicare alla maggior parte delle persone puoi inventarti tutto quello che vuoi, ma resti comunque un signor nessuno.
“Novità?
C’è un bel regalo, mamma.
Un altro forno, ma se c’è l’ho già?
Ma non lo usi mai…”.
E Sacchi lui lo ha notato e voluto proprio per la sua capacità di parlare del calcio in maniera nuova, lontana dalle piccole beghe di cui ogni giorno i quotidiani sportivi si occupano. Il Presidente ha bisogno di guardare dall’alto accompagnato da persone che insieme a lui si spingono un passo più in là.
Il Presidente dice che non è un fatto di supremazia, voglia di essere il numero 1, qui si parla di valori, di una nuova società, di una nuova Italia, finalmente. L’italiano nascosto dietro le tonache della mamma o del parroco deve scomparire, lui vuole un nuovo italiano che guarda in faccia l’America e le dice quello che non va.
“Oh fermamose n’attimo, io gnela faccio più.
Dai, non fare lo stupido, domani c’è la gara
Ma che gara e gara, so’ cinquanta chilometri che stiamo camminando…”.
Il Presidente è certo, lui ci riuscirà. Con uomini come Arrigo Sacchi che ci credono, perché la fede è la forza che ti fa andare avanti nelle difficoltà.
Il Presidente lo congeda mentre il canale ricomincia il flusso normale delle trasmissioni. Il sorriso del Presidente è sincero, largo, contagioso.
Arrigo Sacchi non ha più voglia di pensare o solo di fermarsi un attimo per riflettere. Ha solo un desiderio: ricominciare a fare il prima possibile.



27 novembre 1988
Negli spogliatoi dopo la partita Napoli-Milan 4-1
Napoli (Italia)

“Ci hai fatto impazzire oggi”.
“Ero in forma, è andato tutto bene”.
“Questa volta è toccata a voi”.
“Fortuna, Mister”.
“No, Diego la fortuna non esiste. Tu sei il migliore”.
“Grazie Mister, tu sei sempre gentile con me”.
“Te lo meriti”.
“Anche tu sei il migliore”.
“Con te succede una cosa che non succede con nessun altro calciatore. Non riesco a tagliarti fuori dal gioco, ho provato diverse soluzioni in questi due anni ma quasi mai sono riuscito a non farti giocare”.
“Giocare è la mia vita, se mi togli il pallone Mister mi fai diventare triste”.
Sorridono.
“Peccato che non potremo mai incontrarci”.
“Perché?”.
“Perché non potrei mai allenarti”.
“Non sono così cattivo come dicono”.
“No, anzi, tu sei il giocatore perfetto, ma io e te non andremmo d’accordo”.
“A me piace come giocano le tue squadre, sai attaccare, non giochi come facciamo noi. Hai visto anche tu, difendiamo sempre in tanti e quando attacchiamo tutti aspettano me. Quando vedo il Milan giocare mi piace”.
“Grazie Diego ma tu non puoi giocare nelle mie squadre, intendiamo il calcio con la stessa intensità ma da due prospettive totalmente diverse. Quando scendi in campo tu sei il calcio, per novanta minuti non esistono avversari, compagni, arbitri, pubblico, per te esiste solo il pallone e quello che tu con il pallone puoi fare. La partita diventa una tua invenzione, una tua creazione”.
“Mi piacerebbe fare parte di una tua squadra, capire come alleni tutti questi campioni”.
“Sai come faccio? Gullit sa che è importante quanto Colombo e Maldini sa che senza Massaro non potrebbe giocare come fa. Come farei a farlo con te? Come farei a convincerti che sei uguale agli altri?”.
“Sono un uomo curioso, potrei seguire quello che dici”.
“No Diego, sarebbe una bestemmia per te e un disastro per me. Vincere con te non ha senso, tutto sfuma, l’allenatore non ha alcun valore quando giochi. La partita è di Maradona e di nessun’altro, io non ci riuscirei a stare in silenzio”.
“Saremo sempre avversari?”.
“Sempre Diego, i migliori non possono stare insieme”.

giovedì 11 settembre 2014

Yo no soy Juan, yo soy el Loco


Firenze, Parco delle Cascine
Primavera 2012


Un gruppo di ragazzi sudamericani tra i venti e i trent’anni, si passano la palla sul pratone. Fa caldo, e tra un passaggio e l’altro le birre ghiacciate vanno via più veloci del solito. Una Moretti, due Moretti, tre Moretti, tante Moretti da lastricarci col vetro delle bottiglie tutti i chilometri che ci sono tra Firenze e Lima. A un certo punto la palla arriva sobbalzando lentamente a uno dei meno atletici della compagnia. È bolso e gonfio di birra, ma nonostante questo riesce a caracollare incontro al cuoio. Come se fosse la cosa più naturale del mondo si coordina, si piega, tira fortissimo. Mentre il pallone vola nell’aria verso l’Arno, che porta al mare, all’Oceano, a Lima, vola nell’aria anche un rumore secco, un crac, che sale su da quel cuscinetto di fibre che i dottori il giorno seguente chiameranno legamento collaterale mediale. Quegli stessi dottori diranno anche: «stagione finita». Perché sì, nonostante i chili di troppo, le birre, il pratone, a squarciare con un tiro troppo forte l’aria ansiogena e appiccicosa della primavera fiorentina è stato un calciatore professionista.
La squadra è contestata, le ultime due partite casalinghe le ha perse per 5-0 con la Juventus e per 2-1 col Chievo, lo spogliatoio è in frantumi, il capitano ha già firmato per passare i prossimi anni a Milano, l’allenatore sembra non riuscire a tenere in pugno le diverse anime dello spogliatoio, specialmente quella dei ragazzini balcanici. Per questo si decide di raccontare di un infortunio in allenamento, che ci manca soltanto che in giro si sappia che mentre siamo a cinque punti dalla retrocessione questo passa il lunedì pomeriggio a lanciare verso l’Oceano palloni, legamenti e vetri ambrati ancora sporchi di schiuma.
Ma comunque la situazione disciplinare resta grave, tanto grave che nelle ore seguenti abbandonando chissà quale consiglio d’amministrazione, che tanto l’importante è che ci sia il fratello maggiore, arriva anche il Presidente, anche se Presidente non lo è più. Lo convoca, lo guarda negli occhi, prova a spiegargli che Juan, qui ti abbiamo sempre coccolato, pagato, difeso, ma queste cose non le puoi più fare, che già rischiamo di andare in trasferta a Gubbio il prossimo anno, e ne sono passati solo due, di anni, da quando vincevamo ad Anfield. Juan, così si chiama il ragazzo sudamericano che tira fortissimo, alza gli occhi verso l’interlocutore e capisce che la sua storia in quella città così lontana, così diversa da Lima, è finita.
Si alza, e mentre gira le spalle al Presidente, pensando di non dover mai più entrare in quell’ufficio, pronuncia, scandendo bene ogni lettera, otto parole che sembrano proiettili.
«Yo no soy Juan, yo soy el Loco»


***

Firenze, Stadio Artemio Franchi
Autunno 2013


Tra la porta sbattuta nell’ufficio del Presidente e questa serata settembrina ne sono successe di cose. L’allenatore che non riusciva a tenere in pugno i ragazzini balcanici alla fine ha trovato una soluzione ma poi per questa è stato costretto ad andarsene. La squadra ha evitato le trasferte a Gubbio, ma solo perché in uno strano sabato pomeriggio a Lecce Cerci ha segnato il gol che gli ha fatto perdonare quelle passeggiate col gatto al guinzaglio che proprio ai fiorentini non andavano giù, per poi infine andare via anche lui, dopo aver rubato il giorno del suo compleanno delle pernici imbalsamate in un ristorante di Moena, insieme ad una compagnia composta anche, come se ci fosse bisogno di dirlo, dal sudamericano che tira fortissimo. E anche lui se ne è andato, a Genova, che non sarà Lima ma almeno c’è il mare, dopo aver cercato per tutta l’estate un trasferimento in una grande squadra che non è mai arrivato, perché già è difficile entrare nell’élite del calcio europeo se sei dieci chili in sovrappeso, figuriamoci se questi li accompagni ad incidenti con Suv guidati da cugini ubriachi, paparazzate con boccali di birra a notte fonda e tante, troppe, malinconie. Arrivato a Genova dichiarazioni raggianti, il passato alle spalle, i cattivi pensieri, causati dalla troppo lunga permanenza a Firenze, che non ci sono più. Ma nei fatti niente cambia: restano i chili, resta il numero zero, per la seconda stagione consecutiva, alla voce di gol segnati in campionato, restano gli infortuni che gli fanno saltare in totale oltre tre mesi e mezzo di calcio giocato.



Finisce la stagione, il riscatto ovviamente non arriva, e così viene rispedito all’indietro per il tratto autostradale che collega Genova e Firenze, e Lima, la pace, casa, diventano così lontani che non basterebbero più nemmeno tutti quei vetri ambrati ancora sporchi di schiuma. Quando arriva in ritiro è praticamente un imbucato alla festa di matrimonio di due sconosciuti. A Firenze è cambiato tutto, e mentre gli infortuni e i piatti di buridda riempivano il 2011-2012 di Juan, la squadra è tornata ad ottenere risultati importanti e nell’aria si respira davvero l’armonia cristallizzata di una festa di matrimonio. Considerando una minaccia inserire un Loco in questo mondo viola confetto e in piena pax borjana la dirigenza fa di tutto, ma proprio di tutto, per liberarsene. Ma nei giorni necessari per trovare qualcuno che finalmente accetta (e questo qualcuno è il Livorno appena tornato in Serie A così bisognoso di giocatori d’esperienza gratis che forse sarebbe pronto ad accogliere a braccia aperte anche Fabrizio Cammarata, e infatti finisce a prendere Leandro Rinaudo), l’incarico di gestire quello che ormai è soltanto un problema, un investimento non poco costoso e ad alto tasso di rischio, accade qualcosa.
Molti, rovinati dai cliché di certa narrativa, innamorati dell’entrata in scena del deus-ex-machina, dell’aiutante, del saggio che redime e illumina la via, diranno che il nuovo allenatore è riuscito a convincerlo a mettere da parte, almeno per un po’, il Loco, o almeno coprirne la confusione con il rumore secco che fanno i palloni quando sono tirati fortissimo. Agli altri resta il vagheggiare di un percorso psicologico e emotivo del tutto individuale, maturato nelle infinite sedute d’allenamento trascorse a passarsi stancamente il pallone con l’altro emarginato, ed altro ladro di pernici, Ruben Olivera (ma questa è un’altra storia). Il fatto è che Juan a Livorno non ci vuole andare. Ok c’è il mare, ok a dieci minuti di macchina dallo stadio c’è un ristorante peruviano che magari fa un ottimo ceviche, ok è ancora Serie A. Non sarebbe un problema Livorno in sé: il problema è andare via. Juan vuole restare, anche se questo significa dover prolungare di un anno il contratto dimezzandosi di fatto lo stipendio, anche se questo significa dover tornare in una forma presentabile, anche se questo significa smettere con le Moretti e il pratone, e il tutto senza aver nessuna garanzia di giocare. Firenze, ovviamente, non capisce. Accusa il giocatore di essere un mercenario, di aver così poca voglia di giocare da essersi accontentato di fare tribuna per altri due anni pur di strappare ancora qualche soldo alla dirigenza. Le ultime due stagioni sono più che sufficienti per sentenziare che quell’esterno sinistro dalle incredibili doti atletiche e balistiche conteso per tutta l’estate 2010 da Real Madrid e Barcellona ormai non esiste più, e che se ne è andato nel mondo onirico in cui ogni giocatore ripete all’infinito la sua migliore stagione (e lì in eterno riceve sulla fascia sinistra i passaggi filtranti del Gaetano D’Agostino 2008-2009) lasciando il posto a un ex-giocatore forse buono per un ultimo campionato in Qatar. A Firenze nessuno sembra ricordarsi che uno dei grandi classici della letteratura di ogni tempo e di ogni qualità è la risalita del protagonista dopo l’aver toccato il fondo, e soprattutto nessuno sembra accorgersi di quanto sia letterario questo personaggio che, trovata occupata la sua maglia numero 6, opta per la numero 66, come i centilitri di quelle Moretti stappate con la foga di chi forse in fondo ci crede che sia possibile lastricare di vetri la strada che riporta a casa. Dopo un mese dall’inizio della stagione gli zero minuti di presenza e l’esclusione dalla rosa designata per le competizioni europee lasciano presupporre che in fondo i tifosi avevano ragione, che ha rinnovato giusto per non sforzarsi e magari creare pure un po’ di confusione nello spogliatoio, ché si sa che quello è Loco.
È un triste posticipo del lunedì sera quando, in una partita messasi malissimo proprio allo scadere del primo tempo, dal tunnel non riesce il ragazzino polacco che c’era entrato un quarto d’ora prima, ma uno sconosciuto. Prima che lo speaker annunci il cambio in Curva sono già state formulate almeno quattordici teorie sull’identità del neo entrato. Nessuno si accorge dei chili persi, nessuno pensa che sia seriamente ancora in rosa. La seconda volta della serata in cui lo speaker è chiamato a pronunciare il suo nome, quando ormai è montata la consapevolezza che davvero si è appena completata una rimonta (che poi sarà puntualmente vanificata dal gol di un ex a tempo scaduto) con un gol di Juan, parte spontaneamente, a coprire tutto, anche la voce dello speaker stesso, il coro dedicatogli negli anni passati, come se non fosse mai cambiato niente, come se fosse passato un giorno, e non ottocentottantatrè, dall’ultima volta che ha segnato in questo stadio.
Un qualsiasi giocatore in una situazione del genere sarebbe corso sotto quella Curva per sanare una volta per tutte una situazione rimasta tesa troppo a lungo, un bacio alla maglia valido come una versione condensata in due secondi dei trecentosessantotto giorni della conferenza di Versailles. Ma Juan non è un giocatore qualsiasi, ed ha qualcos’altro in sospeso da risolvere. Invece di esultare alza gli occhi verso la tribuna, e, mentre corre con lo sguardo fisso verso questa, bisbiglia visibilmente commosso alcune parole. Mi piace pensare che non siano state parole d’amore, che il destinatario non sia stato un familiare, che tanta fatica non sia stata fatta per finire con una battuta presa in prestito a un romanzetto sentimentale. Juan non è un giocatore qualsiasi. Juan non può che aver detto, scandendo bene ogni lettera, dieci parole che sembrano proiettili.
«Vede Presidente, yo soy Juan, pero también soy el Loco»

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Varsavia, Stadion Narodowy
Estate 2014



Un gruppo di ragazzi tra i venti e i trent’anni, di cui molti sudamericani, si passano la palla sul pratone dello Stadio Nazionale. Nonostante non faccia poi così caldo, tra un passaggio e un altro sugli spalti le birre ghiacciate vanno via veloci, come al solito. Una Tyskie, due Tyskie, tre Tyskie, tante Tyskie da lastricarci col vetro delle bottiglie tutti i chilometri che ci sono tra Varsavia e Firenze, e poi tra Firenze e Lima. A un certo punto la palla arriva sobbalzando lentamente a uno dei più atletici della compagnia. È scattante e veloce, e si lancia incontro al cuoio. Come se fosse la cosa più naturale del mondo si coordina, si piega, tira fortissimo. L’impatto con le mani del portiere costaricense fa lo stesso rumore secco di un legamento che si rompe.

giovedì 4 settembre 2014

Tutto il resto non è noia - Anno IV - Seconda parte


Beppe Fiorello... Un eroe italiano
Lo scorso anno facevo il gaggio, bullandomi con tutti voi per aver portato una discreta fortuna ai Go Ahead Eagles, passati dalla Erste alla Eredivsie dopo svariati anni. In questa stagione mi tocca però stare zitto e fare anche pippa, perchè a forza di urlare Zwolle merda di qua e Zwolle merda di là, il Prins Hendrik Ende Desespereert Nimmer Combinatie (PEC) Zwolle (questi di stronzo hanno pure il nome) ha vinto i primi 2 titoli della sua storia. Certo va detto che lo Zwolle sulla sua strada per la finale di coppa ha dovuto combattere con temibili armate quali: il cattivissimo Fortuna Sittard, lo spietato Wilhelmina '08 (si! Esiste!), il sempre terribile Excelsior, quelle belve del JVC Cuijk e in semifinale il NEC che sarà anche un buon cantante ma per quel riguarda il calcio, lasciamo perdere (chiedo scusa per questa puttanata invereconda).
La finale mette però l'acerbo Zwolle contro l'Ajax, la squadra più forte di tutte, quella che da 4 anni domina il campionato. Il risultato dovrebbe essere scritto. Dovrebbe. Passano pochi secondi e i tifosi dell'Ajax, forse indispettiti dal dover giocare contro lo Zwollemerda, tentano di dare fuoco al campo a suon di fumogeni e fanno sospendere il match. Si riparte e dopo 3 minuti il simpatico Ricardo van Rhijn decide di toccarla piano. Ajax 1 merde 0. Tutto sembra filare liscio ma dal minuto 8 al minuto 34 il fottuto Zwolle non si limita a ribaltare la partita, decide proprio di chiuderla e a 10 minuti dalla fine del primo tempo si ritrova sul 4 a 1 (con doppiette del neozelandese Thomas e di Guyon Fernandez). Dopo 5 minuti del secondo lo Zwolle con Bram van Polen chiude la partita segnando il gol del 5 a 1. Lo ricordo quel pomeriggio, controllo il risultato, partita sospesa. Ricontrollo e 1 a 0 Ajax, mi sento tranquillo. Controllo dopo un po' e leggo 5 a 1 Zwolle. "Sarà un errore", ripetevo fra me e me. Neanche per la fava, proprio 5 a 1. Tanto per aggiungere del fastidio, l'Ajax si è fatto battere anche a domicilio in supercoppa, 1 a 0 con gol di tal Stef Nijland.
L'Ajax vince il campionato, ma con grande calma. Fino alla 20esima giornata si alternano in testa: lo Zwolle merda per 3 giornate, il PSV, il Twente, l'AZ e il Vitesse dalla 13esima alla 18esima. Poi dalla giornata 20 testa ai lancieri e addio sogni di gloria per tutte le altre. Solo il Feyenoord tiene il passo, grazie ad un grandissimo Pellè, ancora una volta vicecapocannoniere, fresco di cessione al Southampton (11 milioni, mica spicci). Tra i marcatori da segnalare il leader della classifica, Alfreð Finnbogason (oggi alla Real Sociedad), islandese classe 1989, 29 gol con la maglia del SC Heerenveen. Ottima stagione anche per Dusan Tadic (16 reti) passato anche lui al Southampton, cosa che mi stupisce molto poco, visto che il Southampton ha messo sotto contratto anche mia zia.
Per quel che riguarda le retrocessioni/promozioni, da segnalare il ritorno del mitico Guglielmo secondo (Willem II), grande squadra simpatia. Salgono anche Dordrecht ed Excelsior, ci salutano invece RKC Waalwijk, NEC e Roda.

Mia zia mentre firma un triennale con il Southampton
LO SAPEVATE CHE
Quelli sulla maglietta dell'Heerenveen non sono cuori ma petali di ninfea rossa, poco importa credo che anche uno come Solange la troverebbe poco virile. La maglietta del SC Heerenveen richiama i colori della bandiera della Frisia.
Comunque ho mentito, trovo straordinaria la maglietta dell'Heerenveen e forse trovo straordinario anche Solange, anzi, ora corro in libreria a comprare i suoi due libri: "Orsacchiotto Corallina mamma" con prefazione di Massimo Boldi e il capolavoro definitivo "Rompi Solange e trovi Paolo" (prefazione di Gigi Sabani), un titolo che fa pensare...male. Solange è un eroe italiano, meriterebbe una fiction sulla sua vita. Inutile dire che, come in tutte le fiction della Rai, il ruolo di Solange sarebbe interpretato da Beppe Fiorello.
Artista

POLONIA
Grandi soddisfazioni dalla Polonia. Vince il suo decimo campionato il Legia Varsavia (secondo di fila), primo con 10 punti di distacco nella regular season e primo con dieci punti di distacco nella poule scudetto (in entrambi i casi, secondo il Lech Poznan). Il capolavoro però arriva in Champions. Il Legia dopo aver superato nel secondo turno il St Patrick's Athletic, nel terzo turno si trova di fronte il Celtic. In Polonia finisce 4 a 1 per i padroni di casa che si ripetono anche al Celtic Park con uno straordinario 2 a 0. Tutto ok fino al minuto 86 quando quella vecchia volpe di Henning Berg (l'ex United) decide di sostituire il migliore in campo Michał Żyro (un gol e un assist) con Bartosz Bereszynski, che però è squalificato per quella partita. 3 a 0 a tavolino e Celtic che passa per la regola dei gol in trasferta. Il Legia piagnucola in ogni dove, fa ricorso al Tas di Losanna che lo respinge ruttando in faccia al rappresentate del club, chiede al Celtic di rigiocare l'incontro, ma in maniera molto britannica e con un sofisticato giro di parole, il Celtic invita i polacchi ad attaccarsi riccamente al cazzo, possibilmente con due mani. Ci penserà però il Maribor (nel turno successivo) a fare giustizia eliminando i perfidi scozzesi. 
Ha sbagliato il Legia, doveva rivolgersi al TAR del Lazio, c'era un periodo in cui il TAR del Lazio riusciva a salvare squadre retrocesse di 32 punti e in bancarotta. Tutti temono il TAR del Lazio.
Nella Puchar Polski (coppa di Polonia) storico primo trionfo per lo Zawisza Bydgoszcz (club della città di Boniek) contro lo Zagłębie Lubin. Orrendo 0 a 0 fino ai rigori terminati 6 a 5 per lo Zawisza. Lo Zaglebie conclude con una sconfitta in finale di coppa e la retrocessione in campionato la sua entusiasmante annata(e dire che che solo 7 anni fa vincevano il loro secondo titolo nazionale). Retrocede anche il Widzew Łódź  squadra storica che ultimamente regala solo dispiaceri.

LO SAPEVATE CHE
La 20enne Ania Lisewska sta tentando nella facile impresa di portarsi a letto 1000 uomini. La dolcissima Ania da maggio 2013 gira la Polonia donando le sue grazie a chi si prenota al costo di 10 euro (tanto per pagarsi le spese delle camere che affitta, mica è una prostituta). Inutile eccitarvi e cercare in rete, l'ho già fatto io e posso dirvi romanticamente che Ania è sensuale come un orinatoio di una stazione di servizio di una strada statale. E' la classica amica di una tua amica, che quando sta per presentartela al tuo: "Com'è?" risponde: "Molto simpatica". Ha le sembianze di una campana per la raccolta differenziata del vetro. Comunque su Facebook potete trovare la sua pagina personale, fate voi. Va detto che Ania è un'eroina polacca, meriterebbe anche lei una fiction interpretata da Beppe Fiorello. Che però sta lavorando a una nuova fiction sul Tar del Lazio.
La delicatissima Ania. Qui si riposa dopo il suo pranzo a base di Plankton
PORTOGALLO
Il Benfica vince il campionato e questa è già una notizia. Il Benfica vince anche la coppa e pure questa è una notizia. Il Benfica perde la finale di Europa League e questa non è una notizia. Non è stata una grandissima idea quella di andare sul culo a Bela Guttmann.
Il mai troppo importante Rio Ave (0 tituli nella sua storia) arriva in finale sia di coppa di Portogallo che di coppa di lega (si! Il Portogallo si permette il lusso di avere una coppa di lega) e perde entrambe le sfide con il Benfica, forse anche il Rio Ave stava sulle palle a Bela Guttmann.
Retrocede l'Olhanense, squadra zeppa di calciatori a fine carriera. Oltre al grandissimo Ricardo in porta, spuntano in rosa diversi ex della serie A, grazie alla presenza nella dirigenza dell'ex presidente del Cesena Campedelli. Pelè (Genoa e Milan, ora tornato al Milan), Seric (ex di Brescia, Lazio e Verona), Belec (portiere ora tornato all'Inter) Per Kroldrup e soprattutto un grande idolo di LB: Christian Udubuesi Obodo. 
Cercando bene, forse si trovano anche Edi Bivi e Nenad Sakic. Hanno cercato di contattare anche Ranieri, ma non per farlo allenare, per metterlo terzino. Ranieri è finito in Grecia e non per fare il terzino ma purtroppo per loro per allenare.
LO SAPEVATE CHE
Ho visto la finale tra Siviglia e Benfica in un pub davanti alla stazione di Cannes, era la serata del karaoke, partita senza audio e sconosciuti che cantano. Ho capito due cose: i francesi hanno gusti musicali veramente di merda e chi va alle serate karaoke merita di essere preso di mira da un Bela Guttmann particolarmente adirato.
LB ti ama
REPUBBLICA CECA
Vince tutto lo Sparta Praga, torna a farlo dopo 4 anni in campionato e dopo 6 in coppa. In tutti e due casi è il Viktoria Plzen a rimetterci. Fossi in qualche squadra italiana butterei seriamente un occhio sul numero 22 dello Sparta, il centrocampista classe 1990 Josef Hušbauer autore di 18 reti in campionato.
Retrocede il Sigma Olomuc, mentre si salva (per un misero punto) la squadra che in una triste sera di marzo nel 1996 pose fine alla mia infanzia, lo Slavia Praga. Parliamoci chiaro, me ne sono fottuto altamente da bambino per la madre di Bambi presa a fucilate, ma Roma-Slavia Praga a 13 anni è stata dolore puro. Che tu sia maledetto in eterno Jiří Vávra.

LO SAPEVATE CHE
Il record di presenze con la maglietta della nazionale ceca appartiene a Karel Poborský (118) e quello di gol a Jan Koller (55 su 91 presenze).
Josef   Hušbauer
ROMANIA
Altra vittima illustre della spietata federazione rumena. In questa stagione ci saluta il valoroso Vaslui, squadra protagonista in Romania e in Europa in queste ultime stagioni (finale di coppa persa nel 2009 e campionato perso di 1 punto 2 anni fa). Nonostante l'ottimo quinto posto, la compagine della Moldavia romena (da non confondersi con la Moldavia Moldavia che, appunto, è solo Moldavia) viene spedita in B per problemi finanziari, almeno credo. Ho provato a cercare in giro, ma niente...e sinceramente non trovo divertente girare per siti rumeni non porno per scoprire cosa abbia scatenato l'esclusione del povero Vaslui.
Il campionato viene vinto per il secondo anno di fila dalla/o Steaua (25 volte campioni), nonostante un agguerritissimo Astra Giurgiu che però si rifà in coppa battendo ai rigori proprio la/o Steaua.
L'Astra Giurgiu in realtà è stata fondata a Ploiești dove ha passato appena 91 anni della sua storia, nel 2012 viene spostata a Giurgiu (una paio di ore da Ploiești) e viene rinominata Astra Giurgiu. La squadra è in mano all'uomo più ricco di Romania, Ioan Niculae (1 miliardo di dollari creato un pò con tutto: settore chimico, coltivazione dei cereali, fertilizzanti, petrolio...). Lo scorso anno per arrivare secondo e vincere la coppa (l'Astra ha vinto anche la supercoppa sempre ai rigori contro la Steaua) ha speso 10 milioni di euro.

LO SAPEVATE CHE
Se c'è una cosa che riesce ad unire ricconi e poveracci, quella è la gnagna. Non è da meno il nostro nuovo amico Ioan Niculae che si sta separando dalla moglie proprio per questo motivo. La notizia l'ho trovata su una specie di Eva 3000 rumeno, anche se, secondo questo autorevole giornale, tutta la storia del divorzio potrebbe essere una paraculata per mettere in salvo le proprietà di Niculae, preso di mira dalle toghe rosse rumene (ci sono diversi procedimenti).
Eva 3000 è ancora in edicola? Ricordo che un tempo mettevano la foto di un vip nudo, con le parti intime coperte da una sorta di gratta e vinci e grattando potevi scoprire quello che loro chiamavano lo "Zizì" (in onore forse al grande Zizi Roberts). Gratta e scopri lo "Zizì" di Eva Robins o quello di Alberto Castagna. Alberto Castagna era un mito e ancor più un mito era il tizio che faceva il sosia di Alberto Castagna. Il nostro Gegen si chiede spesso che fine facciano i sosia dei vip morti prematuramente. Andrebbero tutelati. Come il sosia di Michael Jackson che riusci a regalarci una magistrale prova d'attore nella splendida pellicola del maestro Neri parenti: Paparazzi. Un'interpretazione che noi di LB riteniamo sui livelli di quella di Dustin Hoffmann in Rain Man e quella di Rocco Siffredi in Rocco invade la Polonia (e senza carri armati) o in Scusa ma ti voglio battere. I sosia dei vip sono grandi eroi italiani, il sosia di Alberto Castagna meriterebbe una fiction sulla sua vita. Fatta dal sosia di Beppe Fiorello.

RUSSIA
Sulejman Abusaidovič Kerimov ha tanti soldi e forse non ha trovato il calcio particolarmente sfizioso. Parliamo di uno che fa cantare Shakira al suo compleanno. Non è che prende il mago, l'animatore o il pagliaccio come alle feste delle elementari, lui prende Shakira: "Tiè culò, questo è un milione di euro, mo abballa!". L'Anzhi evidentemente non deve averlo divertito molto e all'inizio della scorsa stagione ha smantellato la squadra. Sono rimasti 4 sconosciuti che hanno portato l'11 del Dagestan a una triste ma inevitabile retrocessione (3 sole vittorie). Suvvia! Come può trovare interessante il calcio uno che nel tempo libero si "sfragna" in compagnia di una modella, sugli alberi della Promenade des Anglais di Nizza con la sua Ferrari. Tranquilli! Lui sta bene (l'incidente è del 2006) e può sicuramente comprarsene un'altra. Volendo può comprarsi anche un'altra Ferrari.
Vince il Campionato il CSKA beffando Zenit e un buonissimo Lokomotiv. Solita grandissima stagione per Seydou Doumbia che ne butta dentro 18. Certo visti i 17 gol di Hulk e soprattutto le 8 reti di Kevin Kuranyi ci viene il dubbio che le difese russe non siano imperforabili, ma Doumbia resta comunque un gran bel calciatore.
Primo titolo invece per il Rostov che in coppa ha la meglio ai calci di rigore sul Krasnodar. Rigore decisivo messo a segno dal difensore ivoriano Igor Lolo. Vincere un trofeo con in rosa Sinama Pongolle (spedito a Cipro) non è un'impresa da poco. Va detto che Sinama Pongolle ha vinto anche: Champions, F.A. Cup e Supercoppa Europea con il Liverpool. Sinama Pogolle è campione d'Europa e Archimede Morleo no, ingiustizie del calcio. Diciamo che questa coppa è un bene per Rostov principalmente conosciuta per Andrej Čikatilo. Uno che ha trucidato 53 cristiani.
LO SAPEVATE CHE
Il tecnico del CSKA Leonid Viktorovich Slutsky giocava come portiere nello Zvezda Gorodishche. Un giorno vedendo il gatto del vicino intrappolato sopra un albero, decise di arrampicarsi per salvarlo. Leonid salvò il gatto ma cadde e si frantumò il ginocchio. Fu costretto a lasciare il calcio a soli 19 anni. Che bella storia, si può tranquillamente dire che Leonid è un eroe russo, meritreb... Ok! Ok! la smetto con questa cazzata delle fiction con Beppe Fiorello.
A Kerimov piace correre
SAN MARINO
Torna alla vittoria dopo 24 anni La Fiorita. Ho seri problemi a capire il meccanismo dei play-off. Dopo aver vinto il Gruppo B La Fiorita passa al terzo turno, dove incontra il Tre Fiori e perde ai rigori ma, invece di essere eliminata, affronta la vincente della seconda partita del terzo turno, ovvero i Cosmos. Vince con i Cosmos, passa il turno e in semifinale riaffronta il Tre Fiori battendolo 4 a 1. Finale con il Folgore/Falciano. Non con il Folgore o il Falciano ma con una squadra che si chiama Folgore/Falciano. FolgorebarraFalciano. Vabbè... In finale vince 2 a 0 La Fiorita con gol al 72esimo di Pensalfini e raddoppio del "Cobra" Gualtieri nel recupero. Si! Gualtieri quello di Campioni - Il Sogno. Finale ovviamente arbitrata dal grande arbitro sanmarinese Johnny Casanova. Coppa del Titano al Libertas (mancava dal 2006) contro il povero Faetano che non vince il trofeo dal 1998.

LO SAPEVATE CHE
Pare sia una fregnaccia ma si narra che nel 1996 San Marino e la Svezia abbiano firmato il trattato di pace che pone fine ufficialmente allo stato di belligeranza tra i due Paesi, in atto dalla Guerra dei Trent'Anni.
L'invasione della Svezia da parte di San Marino sarebbe sfiziosa. San Marino-Svezia è probabilmente tuttora una partita a rischio.
Paolo Mazza è stato ct del San marino per oltre 15 anni (1998-2013). Sotto la sua guida la nazionale del Titano ha centrato il suo unico punto nelle qualificazioni europee contro la Lettonia, a Riga il 25 aprile del 2001(1-1).
Il "Cobra" Gualtieri ai tempi del Cervia
SCOZIA
Inutile dirvi chi ha vinto il campionato.
Dramma Edimburgo. Hearts e Hibernian retrocedono a braccetto in Championship. Hearts che pagano i 15 punti di penalizzazione per problemi finanziari. Hibs che vanno giù dopo aver perso il doppio spareggio salvezza contro l'Hamilton Academical. L'andata si chiude 2 a 0 in trasferta per l'undici di Edimburgo rendendo una formalità il ritorno a Easter Road.  L'Hamilton passa però in vantaggio al 13esimo e agguanta il supplementare al 93esimo minuto di gioco per poi ottenere la promozione ai rigori. Rigore decisivo sbagliato dal 19enne Cummings, eroe della partita d'andata con una doppietta. Hibernian che tornano in Championship dopo 15 anni. L'Hamilton riabbraccia la massima serie dopo 3 anni di assenza e regala senza dubbio una delle partite più emozionanti di questa stagione e non sto parlando della sola Scozia.
Coppa di lega vinta ai rigori dall'Aberdeen (mancava dal 1996) contro l'Inverness.
In coppa di Scozia, storico primo successo per il St. Johnstone. I Saints battono per 2 a 0 uno sfortunatissimo Dundee United (2 legni clamorosi). Apre le marcature di testa il difensore Steven Andersson (cresciuto nelle giovanili proprio del Dundee United) al 46simo del primo tempo. Chiude la partita al minuto 84 Steve MacLean.
I Rangers vincono con 102 punti la terza serie, approdano in championship e se Dio vuole dal 2015 tornerà l'Old Firm, partita che manca a tutti da impazzire.
LO SAPEVATE CHE
Il Tannadice Stadium del Dundee United e il Dens Park del Dundee FC distano soltanto 320 metri di distanza.
Dens Park (a sinistra) e Tannadice Stadium (a destra)
SERBIA
La sempre dolcissima Serbia. 7 anni dopo  la Stella Rossa torna a festeggiare il titolo nazionale. Campionato vinto di 1 solo misero punto (ma portato a casa con  una giornata d'anticipo). I biancorossi vengono trascinati dal 30enne Dragan Mrđa passato in questa stagione al valorosissimo Omiya Ardija, squadra di (credo) una zona di Saitama (Giappone).
In coppa si gioca la rivincita della finale inedita della scorsa stagione. Vojodina-Jagodina. Questa volta vince il Vojodina (2 a 0) che porta così a casa la sua prima coppa, rendendo felice tutta Novi Sad.
LO SAPEVATE CHE
Il Serbo Dalibor Jablanovic riesce a tenere 31 cucchiai appiccicati alla faccia. Non oso immaginare la disperazione di sua madre, quando osservava un adolescente Dalibor chiudersi in camera sua con un set di cucchiai: "Dalibor! Guarda che diventi cieco! E poi ridammi quei cazzo di cucchiai!"
Dalibor Jablanovic... Un eroe serbo
SLOVACCHIA
Tipo che vince lo Slovan Bratislava il campionato e il Kosice la coppa in finale con lo Slovan. Non ho altro da aggiungere o forse più semplicemente non mi va.
LO SAPEVATE CHE
Non per tornare a rompervi le palle con Stella Stai, ma sinceramente non potevo non linkarvi la versione slovacca di quel capolavoro. Peraltro in slovacco sembra avere decisamente più senso. Ho provato con il traduttore di google e ho scoperto che il testo non è lo stesso, niente "Ciao Canadà te ne vai in bicicletta che non sa darmi altro che guai ma ho bisogno anche di te". Rido come un idiota da 10 minuti per il risultato della traduzione di Google.

Noleggio Hm sisisisisisisisi Mare nudo nulla, solo il loro servo, io conosco un sacco di bellezza, podívejnebe decorate con arcobaleno, il suo fascino si trova sulle montagne tuhájá troppo freddo tutto ciò che chiedo, perché non solo il mondo crampi, aaa, torna con un gusto bychvzlét, decollo, decollo, il decollo, decollo, vzlét.Znám stella chiaro come il sole, come il sorriso di ragazze e donne - tutti i nomi di stelle conosciute in soudvězdí N, forse può essere solo più bello - il nostro terzo galassia sen.Ve settembre, miniera di stella di distanza, siamo in grado di avvicinarsi insieme salire, avvicinarsi sto prendendo indietro odlétám.Já messaggio della terza galassia, credo, il tuo destino, se si conosce oggi è molto cattivo, il vostro vecchio mondo per molti anni non si riescono a lavare loro, il prossimo anno, più alto sarà il smogvniká per sféraaaa e non è non è giusto.
(Michal David -  Třetí galaxie )

Speriamo che il "smogvniká per sféraaaa"  non sia poi così alto, perché non sarebbe davvero giusto.
Michal David, l'Umberto Tozzi slovacco. Ha creato un'associazione per combattere il smogvniká per sféraaaa
SLOVENIA
Altro entusiasmante campionato. Rivince ovviamente il Maribor per il quarto anno di fila ma a sorpresa perde la coppa contro il Gorica allenato da Luigi Apolloni. Il Gorica si presenta schierando in finale ben 9 italiani su 11, più altri 3 in panchina. Proprio dalla panchina entrerà, al minuto 73, l'eroe della partita, ovvero, il centrocampista italobrasilianocasertano Francesco Finocchio (poca ironia per favore). Finocchio dopo solo 6 minuti dal suo ingresso la sblocca e dopo 13 la chiude (molto bello il secondo gol). I calciatori del Gorica sono arrivati quasi tutti in prestito dal Parma (partnership tra le due società). Tutti a piangere sul calcio italiano in crisi, quando comunque, in questa stagione, ci siamo portati a casa una prestigiosa coppa di Slovenia.
LO SAPEVATE CHE
Aprile 2011, si gioca il derby emiliano primavera Bologna-Parma. Minuti finali, siamo sul 2 a 2, l'attaccante spagnolo rossoblu Manuel Gavilán è a terra, l'allenatore felsineo Paolo Magnani urla la seguente frase a un giocatore avversario con la palla tra i piedi: "Finocchio, Mettila fuori!". L'arbitro, il signor Donati di Ravenna, si dirige verso la panchina ed estrae il cartellino rosso all'indirizzo di un incredulo Magnani. Tutto giusto se non fosse che il "Finocchio" in questione era  proprio il Francesco Finocchio (oggi al Pisa) appena citato.
Francesco Finocchio
SVIZZERA
Niente di che. Quinto campionato di fila per il Basilea. Ancora secondo il Grasshoppers. Il Basilea aggancia il Servette a 17 titoli e ora si trova a soli 10 campionati di distanza proprio dal Grasshoppers.
Coppa allo Zurigo che batte in finale con un 2 a 0 (doppietta di Mario Gavranocic) ai supplementari i campioni di Svizzera. Torna in Superleague il Vaduz. Ci saluta il Losanna (eh!). Vince la classifica cannonieri il particolarmente interessante trequartista svizzero-kosovaro (classe '88) del Grasshopper: Shkëlzen Gashi (ora al Basilea).
LO SAPEVATE CHE
Le squadre del Liechteinstein (come il Vaduz) partecipano ai campionati svizzeri, ma non possono partecipare alla Schweizer Cup essendo già impegnate nella loro inutile coppa nazionale.
Shkëlzen Gashi
TURCHIA
Nel paese delle squadre impronunciabili, rivince il campionato il Fernebache. E' 19esimo titolo per i canarini gialli, che raggiungono così i loro rivali storici del Galatasaray nel numero di campionati vinti. Il trionfo in campionato non ha  però  garantito alla compagine di Istanbul di accedere alla Champions per via dello scandalo combine che è costato 2 anni di squalifica. 
Il Galatasaray guidato da Mancini si rifà in coppa, dove batte 1 a 0 con gol di Snejder il povero Eskişehirspor (sia benedetto il copia/incolla). L'Eskişehirspor ha vinto la sua ultima e unica coppa di Turchia nel 1971 contro il Bursaspor ribaltando l'uno a zero dell'andata (firmato Ersel Altıparmak) con una doppietta del grandissimo Halil Güngördü. No sul serio, vi sto parlando della coppa di Turchia del 1971, che inutile spreco di tempo è? Ma dico sia per voi che per me. Sto anche cercando foto di  Halil Güngördü, neanche Halil Güngördü  cerca le  foto di Halil Güngördü  su Google, ma che vita conduco? Ma perché non mi trovo una brava ragazza? In alternativa potrei anche cominciare a sniffare la trielina, avrebbe più senso.
Anche l'Eskişehirspor è stato escluso dalle competizioni come il Fernebache e per lo stesso motivo. Fuori dalle coppe (sempre per lo scandalo combine) anche per il Sivasspor allenato Roberto Carlos, che nonostante l'ottimo campionato concluso al quinto posto grazie alla spettacolare ala sinistra franco-marocchina dal nome impossibile Aatif Chahechouhe, non potrà affrontare una meritata Europa League. Ho qualche dubbio sul Sivasspor, secondo me è stata fatta fuori perché oltre a vincere la classifica dei cannonieri con il franco marocchino comecazzosiscrive, ha vinto quella degli assist con Cícero João de Cézare meglio noto come Cicinho. E questo non può essere tollerato dalla Uefa. Cicinho che fa 14 assist...non posso prendere sul serio un campionato dove uno come Cicinho riesce a  fare 14 assist. Viene escluso dalle coppe anche il Kasımpaşa (niente licenza Uefa) allenato da Shota Arveladze (piango), in EL vanno quindi settima e ottava (Karabükspor e Bursaspor...entrambe eliminate).
LO SAPEVATE CHE 
Il nuovo stadio del Bursaspor, la Timsah Arena, avrà la forma di un coccodrillo (simbolo del club).
Il bel Halil Güngördü
UCRAINA
Situazione ovviamente pesante. Campionato stoppato, partite a porte chiuse, squadre ritirate. Nonostante tutto, le competizioni nazionali sono giunte al  termine. Il campionato è stato vinto dal solito Sachtar (quinto di fila) davanti a un buon Dnipro (solo quarta la Dinamo).
In finale di coppa, scontro tra le 2 grandi vinto per 2 a 1 dalla Dinamo. 
La finale di coppa doveva giocarsi al Butovsky Vorskla Stadium di Poltava a porte chiuse, come deciso dal ministro degli interni ucraino. Dopo svariate proteste la partita si è giocata con le due tifoserie regolarmente presenti sugli spalti.
Stadio e campo di allenamento dello Sachtar sono stati bombardati in queste ultime settimane. La squadra si è spostata per il momento da Donetsk, roccaforte dei filorussi, a Kiev e disputerà i proprio incontri casalinghi a Lviv (Leopoli).
Le 3 squadre crimeane: FC Sevastopol, SC Tavriya Simferopol e FC Zhemchuzhina Yalta sono state iscritte dalla Federazione Russa alla propria terza divisione. La Uefa ha deciso di ritenere illegittimo il trasferimento.
LO SAPEVATE CHE
Il Tavriya Simferopol (Crimea) - squadra appena passata alla federazione russa - ha vinto il  primo campionato ucraino (1992). Hanno in bacheca anche una coppa nazionale vinta nella stagione 2009/2010. Il Tavriya ha preso parte a tutti e 23 i campionati ucraini (come Sachtar, Dinamo e Dnipro). La stagione 2013/2014 si è conclusa con la loro prima retrocessione, resa inutile dalla decisione di abbandonare la federazione ucraina.

UNGHERIA
Vince per differenza reti il Debrecen, proprio a discapito dei campioni in carica del Gyori. Non credo esista una cosa più orrenda della differenza reti. La cosa brutta è che il Debrecen ha perso l'ultima per 2 a 0 contro l'Honved  e il Gyori ha vinto 5 a 0 contro il tostissimo Mezőkövesdi (ma doveva farne 9). In tutto questo il Gyori ha vinto 3 a 0 e pareggiato 2 a 2 contro il Debrecen, in parole povere un vero e proprio furto. Questi del Debrecen mi fanno quasi più schifo dello Zwollemerda.
Torna ad alzare la coppa dopo ben 12 anni l'Ujpest. I  "Lilák" battono ai rigori il  Diósgyőr (ultima  coppa vinta nel 1980) che aveva acciuffato il pareggio a tempo scaduto.

LO SAPEVATE CHE
Mappa del cazzo
Gli ungheresi con una lunghezza media di 16,51 cm, sono il popolo più dotato d'Europa. Si! Sto parlando proprio di minchie, minchie ungheresi per la precisione. 
1) Smettetela di fare i fighi  e ripetere: "soltanto?" e 2) smettetela di cercare metri da sarto e righelli. 
Seconda sarebbe la Francia, della serie: "Quando le colonie fanno comodo". Terza la Repubblica Ceca. Noi siamo quinti, dietro l'Olanda. Tutto questo è niente rispetto ai padroni del mondo, ovvero i congolesi, con ben 18 cm di media. Ora capisco il detto "Se c'è in doccia Mudingayi... Non voltarti o sono guai". Per questo è svincolato, servono due diversi contratti.
Un braccio!! (cit)