Visualizzazione post con etichetta A ue ui la fortuna non va lì. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta A ue ui la fortuna non va lì. Mostra tutti i post

martedì 12 marzo 2013

La patente


Rosario Chiarchiaro s’è combinata una faccia da jettatore che è una meraviglia a vedere. S’è lasciato crescere su le cave gote gialle una barbaccia ispida e cespugliuta; s’è insellato sul naso un pajo di grossi occhiali cerchiati d’osso che gli danno l’aspetto di un barbagianni; ha poi indossato un abito lustro, sorcigno, che gli sgonfia da tutte le parti, e tiene una canna d’India in mano col manico di corno.

E’ il  4 dicembre 1996 allo stadio “El Campin” di Santa Fe, quando la giacchetta nera brasiliana Antônio Pereira da Silva fischia la fine dell’ultimo atto di coppa CONMEBOL (la Uefa sudamericana…oggi  Copa Sudamericana). A nulla è valso il rigore trasformato da Wittingham dopo 4 minuti, dato che il Lanus aveva messo in ghiaccio la vittoria dopo il rotondo 2 a 0 di un paio di settimane prima a “La Fortaleza”, ottenuto grazie ai gol di Mena e di Ariel Ibagaza. Quello del 1996 sarà il primo storico trofeo per la squadra granata. Sarà anche il primo storico trofeo per Hector Cuper, e purtroppo per lui sarà anche l’ultimo (escluse le supercoppe nazionali).

“Yo estoy contigo”
 (Hector Cuper ai suoi giocatori prima di entrare in campo)


C’è qualcosa che non va in Hector Cuper, forse una maledizione, il fatto è che dopo Lanus non è mai riuscito a ripetersi, è andato vicino a qualche vittoria è vero, però non esiste gloria per i secondi, si può al limite gioire per un bronzo, ma l’argento è da sempre la medaglia del perdente, la medaglia del rimpianto del ciò che poteva essere e non è stato. Hector Cuper dopo quella serata colombiana si è trasformato in un Re Mida al contrario, tutto ciò che toccava, purtroppo per lui, si trasformava inesorabilmente (almeno in parte) in merda. L’anno dopo il successo con il Lanus, Cuper sbarca nel vecchio continente. La panchina è quella del Maiorca. Al primo tentativo regala subito spettacolo, il club delle Baleari sotto la sua guida vola e in campionato arriva quinto qualificandosi per la Coppa Uefa. In Coppa del Re arriva invece in finale. Il 29 aprile 1998, al Mestalla di Valencia, dopo soli 6 minuti il Maiorca passa in vantaggio grazie ad un gol di Jovan Stankovic, manca però una vita e il Barcellona pareggia 60 minuti dopo con Rivaldo. Il Mallorca resiste in 9 contro 11 per tutti i supplementari, prima di soccombere ai calci di rigore. Cuper ricomincia la stagione con la vittoria in Supercoppa, proprio contro il Barça. Non so voi, ma io ritengo le Supercoppe (almeno quelle nazionali) trofei del tutto inutili, che anche da tifoso ti possono al massimo far abbozzare un sorriso. Il Maiorca si conferma in campionato arrivando terzo e qualificandosi per la prima volta nella sua storia ai preliminari di Champions. La soddisfazione vera arriva però dalla Coppa delle Coppe dove, dopo aver eliminato nell’ordine Hearts, Genk, Varteks e, a sorpresa, Chelsea, i rojinegros si ritrovano in finale contro la Lazio. E’ il 19 maggio 1999 al Villa Park di Birmingham, Hector Cuper ha la possibilità di entrare nella storia regalando al Maiorca il primo trofeo internazionale. Allo splendido vantaggio di Vieri, risponde dopo pochi minuti Dani. Il Maiorca resiste, ci prova ma crolla a 9 dalla fine con Nedved che insacca alle spalle di Roa. Cuper riassapora il gusto della sconfitta ma ancora è niente. Hector prova a cambiare città, in valigia mette però anche la sfiga. A Valencia in 2 anni arriva terzo e quinto in Liga (il primo anno vincerà un’altra Supercoppa di Spagna), compie però due miracoli consecutivi in Champions centrando due finali. Nel 99/00 il Valencia passa i due gironi agevolmente. Cuper si riprende una rivincita ai quarti con la Lazio, a cui rifila 5 goal tra le mura amiche del Mestalla e supera in semifinale il Barcellona. La finale dello Stade de France del 24 maggio non ha però storia, il Real Madrid chiude la pratica con un netto 3 a 0. L’anno seguente dopo aver passato il doppio girone, il Valencia di Cuper si sbarazza di Arsenal e Leeds United (un grandissimo Leeds United). Per la seconda volta consecutiva il Valencia è in finale di Coppa Campioni, per Cuper è la quarta finale di coppa (la terza internazionale) da quando è in Europa. A San Siro contro il Bayern Monaco, nonostante il vantaggio immediato dagli 11 metri di Mendieta e nonostante il Bayern fallisca un rigore in partita, sempre su rigore al 51esimo arriva puntuale il pareggio dei tedeschi. La partita scivola fino ai tiri dal dischetto. Pellegrino si fa ipnotizzare da Kahn e la coppa va in Germania.

Ecco bravo! Fatte benedì!
A questo punto a tutta Europa è chiara una cosa, Cuper è un buon allenatore, ma purtroppo per lui è un perdente, lo capiscono veramente tutti, tutti tranne uno. Massimo Moratti ha due sogni, vincere il campionato e vincere la Champions League. Si è portato a casa una Coppa Uefa durante la sua gestione, ma in rapporto a quanto ha speso in questi anni, quel trofeo è solo una magra consolazione. Moratti sceglie Cuper, Cuper accetta. Questo mix fatto di Presidente ricco che spende a cazzo e allenatore sfigato produce uno dei più grandi drammi sportivi della storia del nostro campionato. Il 5 maggio. Quel che è successo il 5 maggio è inutile ricordarvelo. Lo abbiamo tutti impresso nella memoria. Se chiudo gli occhi vedo ancora Materazzi piagnucolare, Ronaldo disperarsi e Gresko fare cazzate mentre Poborsky umilia la totalità della rosa interista e si becca i fischi di parte del suo pubblico, impaurito da un ipotetico scudetto giallorosso (e quando mai..). Come si fa a cominciare una partita da campione d’Italia e finirla da terzo classificato, dopo aver dominato un’intera stagione? Solo Cuper poteva riuscirci.
Nel 2004 torna a Maiorca, si salva con un miracolo all’ultima giornata, la stagione seguente neanche la termina per via dei risultati poco soddisfacenti. Nel 2007 arriva al Betis, dopo 14 partite senza vittorie e un penultimo posto in classifica è costretto a dimettersi. A marzo 2008 viene chiamato a Parma da Ghirardi. La missione è salvare i ducali da una clamorosa retrocessione. Dopo 10 partite viene esonerato ad una giornata dalla fine con i gialloblu praticamente condannati alla serie cadetta. Dopo l’esperienza in Emilia diventa il nuovo CT della Georgia. E’ il 2 agosto 2008, una manciata di giorni dopo la Georgia dichiara lo stato di guerra per la crisi in Ossezia. La Georgia con l’argentino in panchina ottiene in 10 partite 3 pareggi e 7 sconfitte. Nel novembre 2009 passa in Grecia a Salonicco sponda Aris. In Grecia torna il Cuper dei tempi di Maiorca. Porta l’Aris al quinto posto finale e soprattutto arriva in finale di Coppa di Grecia con il Pana. Inutile dirvi a chi finirà il trofeo. A giugno del 2011 firma per il Racing Santander, a fine novembre si dimette, il Racing terminerà la stagione con una retrocessione dopo 10 anni di Liga. A dicembre del 2011 firma per l’Orduspor società che disputa la serie A turca. Stranamente Hector ottiene una tranquilla salvezza.

Aveva pure il cappello color viola che porta scalogna (cit)

Hector Cuper ha avuto la possibilità di diventare uno dei tecnici più vincenti di sempre, qualcosa però è andato storto. Sarebbe bastato un goal in più al Villa Park o magari un rigore segnato in meno dal Bayern a Milano, forse sarebbe stato sufficiente tenere Gresko in panchina il 5 maggio. Quella del portare iella è una delle accuse più infamanti che si possa fare a una persona. Hector Cuper non porta iella, Hector Cuper forse è semplicemente uno che non ha mai avuto in carriera una sacrosanta botta di culo, più che iettatore, iellato. Oggi Cuper si trova ancora a Ordu, forse dopo anni e anni di continue delusioni, ha trovato la sua dimensione, un squadra turca di bassa classifica senza alcuna ambizione, il posto adatto per evitare di scottarsi ancora. 5 finali perse e un campionato già vinto buttato alle ortiche sono bastate. Io continuerò a seguirlo nella speranza che possa spezzare il sortilegio, che vinca una coppa di Turchia o un torneo di canasta non importa, l’importante è che vinca. Vai Hector! Yo estoy contigo.