sabato 28 aprile 2012

Literaria. “Le maglie dei campioni”. Il coffe table book che stavamo aspettando

Storia, miti e aneddoti sulle divise di 60 squadre leggendarie

Confesso che questo non è il periodo più divertente della mia vita. Anche io, come Pep, “estoy cansado y sin ilusiòn”. Eppure, anche in un periodo come questo, accadono quelli che un simpatico libretto (da leggere rigorosamente in piedi in libreria, magari vicino alla cassa) definì ingegnosamente “momenti di trascurabile felicità”. La fenomenologia è assai varia: un dritto incrociato ben anticipato capace di rovesciare le sorti di uno scambio, una scatola di wafer Tatranky nella cassetta delle lettere, una spaghettata a casa di Bostero mentre Sergio Ramos tira il rigore decisivo in curva, gli occhi allegri del cane che si aggira per lo scalcinato circolo “I gabbiani”, la cinematografica bellezza di Piazza Mancini illuminata dalle luci della sera, l’ultimo disco degli Atlas Sound. Se devo sceglierne uno, di momento, scelgo però – perchè voglio condividerlo con quanta più gente possibile – un libro che è stato dato alle stampe lo scorso autunno e rappresenta il non plus ultra per chiunque, come me, in questi anni di crisi economica e valoriale, abbia la fortuna di godere di due inestimabili privilegi: una stanza in cui dormire e una passione – quella per il calcio – su cui contare in ogni momento.

“Le maglie dei campioni”, composto (scritto sarebbe un diminutivo; il libro è una specie di ordinato e sorprendente collage di testi e immagini) da Giorgio Welter, ed edito da Codice Atlantico (una casa editrice che, da loro bellissimo slogan, “crea oggetti editoriali dedicati alle eccezioni culturali”, e che peraltro mette in vendita questo libro ad un prezzo davvero accessibile, giusto, leale; se fossi un esponente del ceto medio, uno alla Stramaccioni per intenderci, uno di quelli che “tra mare e montagna preferisco le capitali europee” e “in viaggio mi piace parlare con la gente del posto”, utilizzerei una delle loro frasi preferite, e cioè che il libro ha “un ottimo rapporto qualità/prezzo”), lo dico senza mezzi termini, è uno dei più begli oggetti che vi capiterà di toccare, sfogliare, ammirare nel corso della vostra vita. Un libro da portarsi sempre dietro in ogni casa che vi ospiterà, perchè in ogni casa ci sarà un tavolino in salotto, in ogni casa ci si chiederà com’era fatta la maglietta del Chelsea negli anni settanta, in ogni casa le conversazioni finiranno con il ricordare la storia delle divise del Borussia Dortmund, in ogni casa la foto di Billy Bremmer che si fuma una sigaretta dopo la partita susciterà una smorfia vagamente assimilabile ad un sorriso. 
Dopo tanti coffe table book patinati, anche divertenti, tipo quelli firmati Taschen, ma fondamentalmente inutili, eccolo il coffe table book definitivo, l’oggetto di design che unisce estetica e funzione, che riempie le serate. Peraltro non è necessario lasciarlo alla vista sul tavolo del salotto; io, ad esempio, lo tengo sul davanzale della camera da letto, perchè la mattina, la prima cosa che mi piace fare dopo aver tirato su le persiane, approfittando della luce che penetra nell’abitazione, è aprire questo libro a caso, soffermarmi su un dettaglio della maglia indossata da Steve McManaman quando giocava al Liverpool, indugiare sulla grazia della vecchia casacca del Panathinaikos, gustare la bruttezza delle maniche della camiseta del Paris Saint-Germain di metà anni novanta, scoprire la storia della divisa del Goteborg (inizialmente si rifornivano da una specie di MAS locale, tale negozio “Jonsson”, che faceva un buon prezzo) o del malva che colora le maglie dell’Anderlecht (omaggio ai paramenti liturgici?).  E’ un piacere per gli occhi e per la testa, perchè le foto sono bellissime, suggestive, anche tenere, e le informazioni sono curiose, istruttive, per lo più sconosciute. E poi, dà grande soddisfazione aprire il cassetto dell’armadio in cui tutti noi conserviamo la nostra collezione di maglie da calcio (un giorno bisognerà dedicare un lungo post all’argomento), e scoprirne i segreti nel libro di Giorgio Welter.
Sia chiaro, io (e tutta Lacrime di Borghetti), a differenza delle meglio attrici italiane (al riguardo, addetti ai lavori fanno sapere che le “vere” escort sono molto arrabbiate perchè le prime stanno facendo crollare i prezzi), e a dispetto di quanto possiate pensare, non faccio marchette. E se le faccio, non è mia intenzione farle. E se è mia intenzione farle, lo dico apertamente. Questo libro è davvero un’oasi nel deserto di Sky Sport 24, nonchè una chiara (ri)affermazione che l’editoria non potrà sopravvivere solo in formato digitale. Lo consiglio senza se e senza ma, perchè – insieme all’antologia poetica di Jaime Gil de Biedma e al The Oxford Book of English Verse – è un perfetto candidato per il premio “libro da portare su un’isola deserta”, o perlomeno per riempire lo spazio vuoto del tavolo del salotto. Le conversazioni con gli amici ne beneficieranno. Qualche sera fa ho fatto una prova. Alcuni di noi siamo andati a cena in un nuovo american bar (sic) che ha aperto a Roma, nel quartiere Trieste, e io ho portato “Le maglie dei campioni”. Per mezz’ora non abbiamo parlato d’altro. Poi sono arrivati gli hamburger, altrimenti avremmo continuato…

(le belle maglie della Roma prima che arrivasse la “Dinastia romana”…)

7 commenti:

  1. cazzo era proprio quello il dettaglio..la maglia rossa del liverpool targata candy..su telepiùdue in chiaro

    Janos Boka

    RispondiElimina
  2. Peraltro Janos tu sei sempre stato lo Steve McManaman di Roma nord…stessa altezza, stesse gambe magre, stesso ricciolo, stessa corsa…ecco, giusto la tecnica era un po' diversa…

    RispondiElimina
  3. Grazie, questo è un cross preciso e arcuato che chi come me trascorre le noiosissime lezioni di Lettorato Tedesco disegnando magliette sul retro del libro (certi capolavori..) non può non scaraventare in rete con un collo pieno liberatorio e disegnarsi un sorriso ebete addosso…

    Nella mia fissazione per le divise da calcio, la mia top ten:

    1 Rayo Vallecano (quest'anno)
    2 Brasile (1970)
    3 Crystal Palace (1976)
    4 Gremio (geniale)
    5 Ajax
    6 Dukhla Praga (prima e seconda)
    7 Sabadell CF (quella a quarti)
    8 Sampdoria 1997
    9 Fiorentina 1992 (sponsor Seven Up)
    10 Hansa Rostock 2008-09 (seconda)
    11 Everton (tutte)

    Menzioni, ma non c'entrava, anche per la del Celta Vigo con la croce e per il Parma bianco con righine gialle e blu, per il Gladbach…

    Una cosa che volevo chiedere…il libro tratta solo degli squadroni più noti o si può trovare qualche chicca un pò inaspettata? In tal caso, vedrò di procurarmelo.

    Mi dispiace leggere del brutto periodo Dionigi, animo e auguri da una derelitta e depressa Empoli.

    RispondiElimina
  4. nella provincia romana non deve essere facile trovarlo; lo ordinerò tramite web.

    ps. però Dionigi, l'unica cosa che realmente risolve/riempie le serate, è il "Sironi" che Ciardulli rifila a Finocchiaro

    markovic

    RispondiElimina
  5. Ho avuto la fortuna di sfogliare il libro ed è davvero splendido…

    sulla crisi economica e valoriale dico che è l'occasione per tornare poveri. Credo che il benessere economico sia fondamentale nella formazione di una persona, per costruirsi gusti e interessi diversi da quelli di uno Stramaccioni qualunque. Nell'età adulta, alla quale ci avviciniamo, è necessario tornare ad essere poveri economicamente, ma soprattutto accettarne la veste sociale che la povertà impone. Non è certo un discorso buddhista, è solo un detox socio economico per riuscire a sfuggire al giogo dell'inevitabilità del tornio.

    RispondiElimina
  6. Gaizka, il libro tratta fondamentalmente di squadroni, o comunque di squadre blasonate, ma per fortuna, qua e là, i blasoni sono decaduti e le squadre si trasformano in quelle che tu definisci chicche…non è però un libro di squadre outsider, tipo quelle della tua meravigliosa lista

    RispondiElimina
  7. Sono tra i fortunati che hanno sfogliato Le Maglie dei Campioni prima del bacon cheeseburger.
    Più che libro lo definirei "manuale".

    Un gioiello che non può mancare in un salotto come si deve, magari a lato di un bell'hi-fi. Perchè si può tornare poveri, è vero, ma non si deve mai rinunciare ad una buona uscita del suono.

    @Gaizka, aggiungo a quanto precisato da Dionigi che un pregio è il prendere in considerazione anche squadre non europee.

    @Dionigi, quanto al tuo stato d'animo (che condivido e – forse – amplifico) ti dico che appena arrivano gli Europei ti preparo tanti spaghetti da fare indigestione. Il tutto accompagnato da maree di birroni. Alla faccia di Gegen.

    RispondiElimina