martedì 20 dicembre 2011

Literaria: “Presidenti e contorno, da Dall’Ara a Guaraldi, il Civ Racconta”. Pallone, termomaglie e idrolitina.

La prima (e ultima) volta in cui ho visto Gianfranco Civolani dal vivo ero con il buon Greezo una sera d’inverno sui gradini del Liceo Artistico di via Marchetti, a Bologna. Quel Liceo era il luogo (meglio, forse, il non-luogo) di ritrovo domenicale perfetto per birre da asporto e attente analisi della giornata di Serie A. Fuori dalle rotte del divertimento e luogo di formazione e disperazione sentimentale, ci ha sempre regalato emozioni, tra queste anche lo scrittore Brizzi a passeggio con il cane e varie Mini nuovo modello cariche di giovani fanciulle dirette ai locali bene del centro. Quella sera, il Civ comparve come un lampo nella fitta nebbia. Cappotto pesante, i soliti occhiali, una sciarpa multicolor a un solo giro al collo e Panda bianca. Non sapevamo se il pandino fosse suo. Non capimmo perché una sciarpa così sgargiante di domenica sera con la nebbia. Ma ci piacque. Quell’immagine confortò l’idea del mito che già era radicata in noi, che mai, ancora oggi, ci facciamo mancare un suo “state benone” o un magistrale “domenica andiamo a Milano: 0 punti” su È TV.
* * *

Da qualche giorno è nelle librerie l’ultima chicca letteraria di Gianfranco Civolani. “Presidenti e contorno. Da Dall’Ara a Guaraldi, il Civ racconta“, per la collana VIAEMILIA del Gruppo Perdisa Editore. Pochi euro spesi bene. E vi spiego perché.
 
 
Partendo da Dall’Ara e arrivando a Guaraldi, il Civ svela – con piacevole minuzia di dettagli – retroscena, incontri, dialoghi che hanno come protagonisti i presidenti del Bologna FC. Gli anni degli scudetti e quelli dei buffi di Porcedda.
Il Bologna in Mitropa e il contorno di facce e società che accompagnava ogni partita. E allora scopriamo che il Commendator Paradiso Dall’Ara, imprenditore della termomaglia, non padroneggiava tanto bene la lingua italiana e forse neanche la geografia, amava inscenare particolari siparietti con i giocatori al momento del rinnovo del contratto nonostante i suoi talenti proprio non volesse venderli.
Senza grammatica e senza sintassi. E i suoi strafalcioni in ordine sparso erano diventati una delle tante gag inconsapevoli. E dunque “siamo in un veicolo cieco”, “di giocatori si sono parlati, ma io a lei non ci dico”, “nel calcio vi vogliono tre cose: la volontà, la disciplina e poi la disciplina volenterosa“, “sine qua non, siamo qua noi”. E via andare..
E scopriamo che Luigi Corioni, in precedenza presidente dell’Ospitaletto, era un presidente che le sparava grosse ma che alla fine andava bene così, perché portò Gigi Maifredi, una promozione in Serie A e una qualificazione alla Coppa Uefa, diventando per tutti Coriao Meravigliao. Bellissimi poi i ritratti di Giuseppe Gazzoni Frascara, il presidente dell’idrolitina, e di Alfredo Cazzola. Pulito, se vogliamo pure ingenuo, il primo, il prototipo del vincente il secondo, che già aveva portato in cima all’Europa la Virtus basket. Da un lato, con Gazzoni, i grandi campioni (Roberto Baggio e Giuseppe Signori su tutti), dall’altro, con Cazzola, la restituzione della Serie A (con una squadra che per la Serie Cadetta poteva essere considerata una corrazzata).

Fino a Menarini, che per il Bologna ha speso tanto (e forse troppo), a Porcedda, sul quale il Civ precisa solo che “qualcosa aveva nasato“, e all’attuale compagine azionaria, guidata dal buon geometra Guaraldi, uomo non di calcio ma di costruzioni che tifa Bologna. Per ogni presidente pagella e voto. Un affresco importante di storie e denari di provincia. Una squadra da sempre abituata a lottare e soffrire e il panorama finanziario e di potere attorno meschiino e mutevole.

La questione è una: Gianfranco Civolani è un’enciclopedia del Bologna FC. Dagli anni di Tuttosport alle attuali finestre sulle emittenti locali. Ogni suo scritto, ogni suo intervento o opinione – condivisibile o meno che sia – è più che preziosa e da mettere in un cassetto. O nella libreria del salotto, come nel caso di “Presidenti e contorno“.
Cinquant‘anni di presidenti vissuti da me con con un minimo di devozione e con un massimo di attenzione. Il migliore di lor signori? Ovviamente Dall’Ara. I peggiori? Gnudi e Porcedda, titanica lotta di supernani.
* * *
 

 
Gianfranco Civolani è nato a Bologna nel ’35. Giornalista e scrittore ha lavorato per i quotidiani sportivi Tuttosport e Corriere dello Sport-Stadio, per i quali ha raccontato sei edizioni della Coppa del Mondo di calcio e un paio di Olimpiadi. Anche opinionista a Il pallone nel sette (trasmissione ormai storica condotta dalla brava Sabrina Orlandi) su È TV. I suoi interventi in apertura il lunedì sono, per quanto mi riguarda, passaggi di formazione. 

6 commenti:

  1. grande bostero, non vedo l'ora di leggere il libro, ce l'ho sul comodino. civolani, insieme al banco che vende le tigelle alla stazione, è l'unica cosa che ti invidio di bologna…

    RispondiElimina
  2. una delle sue tante perle di saggezza..
    http://www.youtube.com/watch?v=_ibrkKXLwZo&feature=related

    RispondiElimina
  3. Grande Civ,

    Bostero, anche nelle radio private bolognesi c'è la cultura del "redazionale", specie per i ristoranti???

    RispondiElimina
  4. Su Corioni posso solo confermare: le spara un po' grosse, sicuramente a tavola. Resta un personaggio e un presidente vecchio stampo.

    P.S. Abitando ad Ospitaletto un giorno vi racconterò la leggenda arancio-blu ma ci vorrò tempo (è un'epopea da raccontare, quasi un libro)

    RispondiElimina
  5. approfittando dell'influenza ieri ho finalmente letto il libro, mi è piaciuto tantissimo, non voglio dilungarmi troppo sul civ (perchè a breve verranno nuove recensioni) ma non nascondo la mia predilezione per questo genere di narrazioni, dei diari di una vita in cui si snocciolano episodi più o meno privati…poi quello che mi piace è la bolognesità del tutto, lo dico non sapendo cosa sia la bolognesità ma come mia bolognesità immaginaria, mi fa ridere un sacco leggere di dall'ara che chiede "cos cos?" o di venturi che dice "bain bain", o di altre espressioni tipo "brot avaraz"…e poi leggere di bar e ristoranti, cappotti e tagliatelle, incontri nelle case e mogli che finiscono nelle vignette dei giornali…

    chi ne esce davvero male è quel sòla di porcedda, c'è da chiedersi come una città si sia fatta abbindolare in questo modo. e forse il civ è un po' troppo duro con gazzoni, alla fine la cavalcata europea (che nel libro è omessa) ha significato tanto per l'ultima generazioni di tifosi rossoblu.

    il mio personaggio preferito nel libro è peppino brizzi "fularino e parrucchino", gagà veronese ingenuo e malinconico…

    grande Dall'Ara che fece trasformare il calciatore Seghini in Zeguini perchè diceva che presentare a Bologna un colombiano con quel nome sarebbe stata una provocazione.

    consiglio il libro davvero a tutti, siamo di fronte a un maestro del racconto sportivo e umano, soprattutto perchè non sa di esserlo

    RispondiElimina