martedì 19 maggio 2015

Andreas Thom: da Est a Ovest senza scappare


Il buon Andreas quando era il cocco di Erich Mielke
Andreas, proprio tu figlio mio?” Questo nel dicembre 1989 potrebbe essere stato il pensiero di Erich Mielke, ex presidente della Dynamo Berlino e da qualche settimana non più capo della Stasi il Ministero per la Sicurezza dello Stato, leggendo la notizia del primo trasferimento legale di un giocatore da una squadra della DDR, la sua Dynamo Berlino appunto a una squadra della Bundesliga, il Bayer Leverkusen. Perchè il primo calciatore a ad attraversare il confine ormai inesistente, senza dover fuggire, non era uno qualsiasi. Andreas, che di cognome faceva Thom, è infatti uno dei talenti più cristallini della Oberliga, la Serie A della Germania orientale e della Nazionale, con cui sta rincorrendo il sogno di giocare il Mondiale, il secondo per gli Ossis dopo quello del 1974. Thom, classe 1965, però è soprattutto il giocatore preferito di Mielke, uno dei “protetti” dell'uomo che controllava le “Vite degli altri” citando l'omonimo film di Florian von Donnersmarck. 

Un giocatore amato dal “compagno tifoso” anche perché alla Dynamo Andreas ci era nato e cresciuto calcisticamente. Thom, originario di un piccolo paese del Brandeburgo Herzfelde, aveva fatto come molti sportivi della DDR degli anni Ottanta. Aveva cominciato nella società della sua cittadina e qualcuno l'aveva notato, nel suo caso scherzo del destino lo “scout” fu il papà di Frank Rohde, un suo futuro compagno di squadra e capitano alla Dynamo. Prima un periodo da pendolare tra Herzfelde e il campo di allenamento a Berlino, poi l'entrata nella Kinder- und Jugendsportschule, la scuola dello sport. Queste strutture  erano frequentate dai migliori giovani atleti della DDR (per esempio la lunghista Heike Drechsler), segnalati da educatori, tecnici e insegnanti di educazioni fisica. Studio e allenamento, per qualcuno i primi trattamenti medici e soprattutto controllo continuo. Se miglioravi e ti comportavi bene (in altre parole giocavi e non davi problemi) andavi avanti, altrimenti tornavi alla tua squadra di appartenenza. Capita a molti, non ad Andreas. Che ha talento e un mese dopo aver compiuto 18 anni, il 22 ottobre 1983 esordisce con la Dynamo Berlino nella massima serie della DDR nel 5-0 casalingo contro il Carl Zeiss Jena.
Thom con il premio di miglior giocatore della DDR
Dieci giorni dopo, Thom giocherà anche la prima partita europea della sua storia. E' il 2 novembre e i campioni della Germania Orientale giocano il ritorno dei sedicesimi di Coppa dei Campioni a Belgrado contro il Partizan, Il neo-maggiorenne dovrebbe andare in panchina. Fino a quando nel ritiro dei berlinesi arriva una notizia. L'attaccante Falko Goetz e il difensore Dirk Schlegel sono scappati con un taxi e si sono rifugiati nell'ambasciata della Repubblica Federale nella capitale jugoslava. Qualche minuto prima della partita nello spogliatoio il tecnico della Dynamo Bongs sentenzia: “Thom, giochi tu”. Andreas va in campo i suoi perdono 1-0, ma si qualificano. Lui, a parte qualche match di Coppa (contro la Roma agli ottavi di quell'edizione segna la sua prima rete in assoluto tra i “grandi”) diventerà però titolare fisso in campionato solo nel 1986.

Sarà una crescita costante, tanto che inizieranno a conoscerlo pure dall'altra parte del Muro, soprattutto quando nel 1988 diventa con 20 reti capocannoniere e si aggiudica il titolo di giocatore dell'anno. Nel suo palmares mette anche cinque campionati con la Dynamo e due Coppe della DDR, nel 1988 e nel 1989, con la seconda edizione decisa proprio da una rete di Thom nella finale contro il FC Karl Marx Stadt. 

Una stella della squadra più titolata della Germania orientale e anche della Nazionale della Repubblica Democratica, di cui aveva vestito la maglia per la prima volta nel 1984, quando alla Dynamo Berlino era ancora una riserva. Da quel giorno contro l'Algeria, Thom gioca quasi 50 partite, alcune anche con la fascia di Capitano. E segna. In tutto sedici reti. La prima in amichevole contro l'Ecuador - nel 1985 - poi tre doppiette (una decisiva contro la Jugoslavia nelle qualificazioni al Mondiale in Messico dell'86), una tripletta con l'Islanda e una marcatura storica, quella dell'8 ottobre 1989, a Karl Marx-Stadt, che un paio di anni dopo tornerà a chiamarsi Chemnitz. Si gioca il “derby socialista” con l'Unione Sovietica e Andreas segna all'80' la rete del pareggio in un match che la DDR vincerà 2-1 grazie un gran gol di Matthias Sammer. La marcatura di Thom e del “rosso” della Dynamo Dresda saranno le ultime della Nazionale della Repubblica democratica in casa in una partita ufficiale.
Una rimonta, quella di inizio ottobre, alla vigilia del 40° (e ultimo) compleanno della DDR, che consente alla squadra del CT Eduard Geyer di essere ancora in corsa per la qualificazione ai Mondiali di Italia 90. I tedeschi orientali, capitanati proprio da Thom, si presentano il 15 novembre a Vienna secondi nel gruppo B con il pass per la rassegna iridato lontano un punto, da conquistare al Prater contro l'Austria, anche lei in corsa per qualificarsi. Una partita in teoria alla portata degli uomini in blu. Se non fosse che per molti di loro la testa era altrove. Soprattutto perchè il 9 novembre, sei giorni prima di quella partita, un evento aveva cambiato il mondo. E le loro vite. Dopo l'annuncio delle nuove norme di transito tra Berlino Est e Ovest migliaia di persone si erano riversate per le strade di Ostberlin e avevano abbattuto con quello che avevano tra le mani il Muro, il simbolo di quasi 40 anni di divisione. 

Calmund, ai tempi belli, prima che sembrasse il Gabibbo
Una grande festa, a cui partecipa anche un omone di 41 anni, dal baffo rossiccio e la pancia prominente. Si chiama Reiner Calmund ed è il direttore sportivo del Bayer Leverkusen, club della Bundesliga che nel 1987-1988 ha vinto la Coppa UEFA. Dopo aver visto le immagini della festa di Berlino, Calmund è salito in macchina e ha guidato fino alla città del Brandeburgo. Ha festeggiato con i suoi amici e lunedì è tornato alla sua scrivania nella sede delle Aspirine. Con una domanda che gli frulla in testa. “Come ci possiamo guadagnare dalla caduta del Muro?”. La risposta è  semplice: acquistare i migliori giocatori della DDR, soprattutto le tre stelle Ulf Kirsten, Matthias Sammer e Andreas Thom. Il problema è però come e quando, perchè la stessa intenzione in quel momento ce l'hanno tutti i dirigenti sportivi della Bundesliga e non solo. Sa che il 15 novembre c'è la partita della Nazionale della Germania Orientale contro l'Austria e che al “Prater” di Vienna ci saranno osservatori e procuratori da riempirci una tribuna. Una ressa tra campo e albergo per parlare, discutere e trattarre che Calli, come lo chiamano tutti, vuole evitare. E per farlo chiama Wolfgang Karnath, classe 1951. dipendente del laboratorio chimico della Bayer e allenatore dell'Under-19 del club. E' un tipo sveglio, ma soprattutto è uno sconosciuto. Nessuno sa chi è e Calmund vuole per questa ragione che sia Karnath a prendere contatti con i giocatori della Nazionale della DDR, mentre lui sarà a Colonia dove gioca la Germania Occidentale contro il Galles. Per anticipare tutti decide però che Wolfgang non andrà in tribuna, ma in campo. Con un accredito da fotografo, procurato dal dirigente del Bayer.

Un colpo di genio che sarà decisivo perchè tutto va come Calmund vorrebbe. La Nazionale della DDR perde 3-0 e non si qualifica al Mondiale '90 ma Karnath con la sua macchina fotografica è vicinissimo alla panchina della nazionale di Geyer e nel dopopartita ha un posto “d'onore” negli spogliatoi affollati di procuratori e dirigenti. Al fischio finale il finto fotografo chiama al telefono Calmund. Non esistono ancora i cellulari e per trovarlo Karnath digita il numero che gli ha dato il suo “capo” prima di partire per Vienna. Non è suo ma quello in tribuna stampa al Müngersdorfer Stadion dei cronisti di “Kicker”, il bisettimanale più importante del calcio tedesco occidentale. Calmund gli chiede di seguire per avere altre informazioni la Nazionale della DDR fino all'albergo di Lindabrunn, appena fuori Vienna. Karnath non solo obbedisce a Calli ma addirittura la mattina dopo, mercoledì 16 novembre 1989, atterra a Berlino sull'aereo ufficiale che riporta a casa la selezione della Germania Est. E quando Rainer Calmund arriva agitatissimo al Grandhotel di Ostberlin, situato sulla Friedrichstrasse, all'angolo con la Unter den Linden, Karnath gli allunga un foglietto dove sono appuntati i nomi, gli indirizzi e i numeri dei telefoni dei giocatori della Nazionale della DDR con cui ha parlato e che si sono dichiarati disponibili a passare eventualmente in Bundesliga. Tra di loro c'è  anche Andreas Thom.

Proprio con lui Calmund e Wolfgang decidono di andare a parlare il giorno stesso. La stella della Dinamo Berlino vive non lontano dall'hotel e i due dirigenti del Leverkusen hanno di lui tutte indicazioni per raggiungerlo nel Plattenbauwohnung, il casermone di edilizia popolare dove vive con la sua famiglia. Una visita ammantata di particolari leggendari, come il trenino che “Calli” avrebbe portato per il figlio di Thom. E che i due rievocano ogni volta che si incontrano. Ma solo perchè nessuno di loro l'ha mai visto. La fiducia però Calmund se la costruisce con la sua abilità di negoziatore e soprattutto adempiendo alla condizione che al giocatore premeva di più: fare tutto in maniera ufficiale. Perché Thom aveva paura. Nonostante le proposte non gli fossero mancate per andare all'Ovest quando non si poteva, il calciatore dell'anno della DDR nel 1988 aveva sempre rifiutato ogni tentazione per non mettere in pericolo i propri famigliari e immaginava (a ragione) che nel 1988 dopo un'intervista a un giornale dell'Ovest in cui aveva detto di essere attirato a un'esperienza in Bundesliga era stato messo più sotto stretto controllo dalla Stasi.

Uno stato di cose che conosceva pure Calmund, visto che nella DDR Reiner ci era andato spesso per affari e per visitare i parenti della madre, originari della Turingia. Per evitare problemi al giocatore il dirigente del Bayer Leverkusen, dopo l'incontro con Thom, chiama la sua segretaria in Germania Ovest e detta un telex (a Berlino Est non ce n'erano) da inviare ai vertici della Federazione di calcio della Repubblica Democratica Tedesca in cui la sua società rende pubblico l'interesse per l'attaccante della Dynamo Berlino. L'incontro nel casermone della zona sovietica è il primo passo di una trattativa lunga che prosegue il 25 novembre, quando Thom riceve un invito dall'emittente privata RTL per partecipare a un talk show “Anpfiff” (Calcio d'inizio). Calmund, a conoscenza dell'”ospitata” di Thom, prenota un posto accanto a lui sull'aereo che riporta Andreas da Colonia a Berlino. Si parlano, discutono e quando sono nella capitale si accordano sotto il profilo economico. Thom vuole 12mila marchi a settimana più i premi come i giocatori di punta del Bayer Leverkusen. Calmund dice sì. Da convincere rimane solo la Federazione della DDR. Per farlo più che la parole serve una pioggia di marchi, ancora solo occidentali. L'accordo arriva a inizio dicembre per 2,5 milioni marchi, versati non alla Dynamo Berlino ma all'organo che ancora per poco avrebbe governato il calcio in quella parte di Germania. Il 16 dicembre 1989 il trasferimento diventa ufficiale.


Thom con la faccia allucinata di chi dopo 20 anni si può ubriacare in pace
Calmund però non si ferma, perchè sulla sua lista ci sono ancora Ulf Kirsten e Matthias Sammer, stelle della Dynamo Dresda. Il dirigente del Bayer li  porta entrambi a Natale sul Chiemsee, un incantevole lago bavarese dove quelli di Monaco e non solo vanno a “svernare”. Sia Kirsten che Sammer hanno una mezza parola con altri team di Bundesliga, l'attaccante con il Bochum (dove allenava Hermann Gerland che ai tempi del Muro si diceva gli avesse regalato una radio portatile) e il libero con lo Stoccarda. Calmund ne convincerà uno solo, ma nell'aprile 1990 con un altro “blitz”, dopo la sfida tra la DDR e la Scozia a Glasgow. Il dirigente va a prendere Kirsten all'aeroporto di Berlino e guida con lui dalla capitale fino a Dresda. Qui dopo aver avuto l'ok di Gert-Achim Fischer presidente del Bayer, Calmund ottiene il sì del bomber e bruciando la concorrenza del Borussia Dortmund si assicura le prestazioni “der Schwatte” (il Nero) per 3,5 milioni di marchi.
 
Chi non riuscirà ad avere nella sua squadra sarà il terzo uomo della lista, Matthias Sammer. E non perchè sarà incapace di convincerlo. A intromettersi nel terzo trasferimento di un Ossis a Ovest è l'uomo più potente e importante di Germania. Non è un dirigente ma il Bundeskanzler Helmut Kohl. Il primo ministro tedesco, il fautore numero uno della Riunificazione aveva tenuto un discorso a metà dicembre 1989 a Dresda e aveva detto abbastanza chiaramente che non era conveniente che la squadra di una grande azienda dell'Ovest come la Bayer dopo aver comprato Thom acquistasse anche la coppia made in Dresda Kirsten-Sammer. Dichiarazioni che potrebbero sembrare di circostanza ma che fanno capire bene l'idea del Cancelliere: comprare si ma con moderazione. Sammer finirà allo Stoccarda, mentre Kirsten e Thom faranno la fortuna del Bayer di Calmund. Ulf segnerà 181 gol e insieme a Thom per cinque anni reggerà l'attacco delle Aspirine, prima di andare al Celtic e poi tornare a Berlino, ma sponda Hertha. Con i biancoblù Andreas terminerà la carriera da giocatore e inizierà quella d'allenatore. In entrambi i casi a fargli da guida, un suo vecchio amico, Falko Goetz. Quello grazie alla cui fuga in taxi prima e in treno poi nel 1983 aveva esordito nelle Coppe Europee.

3 commenti:

  1. Che personaggio Calli Clamund. Un visionario.

    Grazie Peter, uno scorcio stupendo. Io poi adoro Berlino, la trovo una città stupenda. Specie la zona che parte da Karl-Marx-Allee.

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  2. Ancora devo cominciare a leggere il post è già le lacrime scendono giù ripensando a Thom Ulf Kirsten alla Ddr...alle Dynamo alla Lokomotive al Carl zeiss jena...

    https://www.youtube.com/watch?v=oynv1R-P_kE

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    1. le lacrime scendono solo guardando quei capelli a mezzo collo, quegli improbabili mullet ormai fuori moda...
      andreas thom idolo anche dopo, in scozia, al celtic.
      bellissima storia e mi auguro che "peter ducke" ne tiri fuori altre per omaggiare i 25 (ormai 26) anni di nostalgia della DDR.

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