giovedì 16 aprile 2015

Friggere il pesce con l'acqua minerale. Perché Eziolino Capuano merita la Serie A (o almeno la B)


Piazza Sant'Agostino, cuore della Movida Aretina
Il mondo del web, soprattutto di carattere sportivo, crea fenomeni in maniera molto facile e con uno stile che rievoca il “Mai dire Gol” dei tempi d'oro (parlo di “tempi d'oro” non tanto perché quel calcio era più vincente e spettacolare di quello attuale ma perché la Gialappa's possedeva una forza narrativa oggi dispersa, per motivi diversi). Un fenomeno del web è senza dubbio Eziolino Capuano. Esistono decine di video nei quali il tecnico salernitano sfoggia un'energia dirompente, un italiano talvolta approssimativo e sfuriate al limite dello “Sgarbismo”. Capuano è noto per tirare fuori il meglio di sé in sala stampa, sebbene lo abbiamo visto anche festeggiare saltando sopra una macchina dopo una partita vinta contro l'Avellino. All'epoca allenava la Juve Stabia, era la C1 2006-2007. Non sto qua a rievocare le gesta mediatiche di Eziolino perché voglio sollevare altre questioni che in pochi si sono posti: Capuano è un buon allenatore? Qual è il suo calcio? Cosa c'è dietro il fenomeno mediatico? Avverto subito i lettori: il sottoscritto è un estimatore di Capuano, dunque intendo ergermi ad avvocato del diavolo cercando di cogliere le dinamiche dell'uomo e del trainer.



Partiamo dall'attualità: come sta andando ad Arezzo?

I risultati parlano per lui: molto bene. Personalmente – ma so che molti sono d’accordo con me su questo blog - sono convinto che il successo non sia solo vincere lo scudetto o una coppa. A volte una salvezza ottenuta con pochi soldi vale più di un “titulo”. A luglio l'Arezzo si trova in D, proviene da anni di depressione: è un ambiente da ricostruire. L'atteggiamento di Capuano è particolare: cerca soprattutto di far sentire importante la squadra e la tifoseria, di restituirle un blasone morale che il campo non avvalora. In sede di presentazione dichiara che l'Arezzo in D era come Belen Rodriguez che fa la barista (non si hanno notizie di repliche della show-girl argentina). Quando ad agosto emerge la possibilità del ripescaggio in Lega Pro, vera e propria arma a doppio taglio, prende le redini del gioco: preme sulla società per fare domanda di ripescaggio (il Presidente Ferretti era in un primo momento restio) ed è lui a fare calciomercato in prima persona. Approfittando della proroga concessa realizza una campagna acquisti intelligente, spendendo pochissimo e puntando soprattutto su giocatori svincolati o da rilanciare. In prestito arrivano, tra gli altri, Benassi, Conti, Dettori, Carcione e Montini. Gente che si va ad aggiungere a Gambadori e Bonvissuto, comprati a luglio per la D. Tutti giocatori presi da squadre di categoria che non rientravano nei rispettivi progetti tecnici. A parametro zero arrivano Villagatti, Cuccinello e soprattutto Horacio Erpen. Il fantasista argentino è il simbolo di questa squadra, fatta da giocatori qualitativamente validi ai quali non credeva più nessuno. Parliamo di uno che fa la differenza in giro per l'Italia da dieci anni ed è quasi incredibile che a stagione iniziata si trovasse senza un ingaggio. La campagna acquisti di gennaio ha confermato la tendenza, con l'arrivo del centrale Guidi, in uno scambio alla pari con il Forlì per Morga (l'attaccante sta stentando anche in Romagna, mentre Guidi è diventato uno dei perni della difesa amaranto), dei centrocampisti Sabatino e Barusso (quest'ultimo lo ricorderete al Brescia e alla Roma) e del giovane fantasista Yaisien, in prestito dal Bologna. Nonostante il poco tempo avuto a disposizione per preparare la stagione la squadra parte bene, trovando subito i primi punti contro alcune concorrenti per la salvezza (Giana Erminio, Torres, Mantova e Lumezzane). Il campionato si accorge definitivamente dell'Arezzo quando batte in casa il Real Vicenza, allora capolista, senza fargli fare un tiro in porta. Da lì in poi la stagione prosegue, con alti e bassi. Ad oggi l'Arezzo si trova a centro classifica quasi salvo ed in corsa per un posto nella Coppa Italia Nazionale. Mica male per una stagione partita sottotono e tra i Dilettanti.

Eziolino portato in trionfo dai suoi ragazzi, dopo la vittoria contro il Pordenone


Capuano è “ossessionato” da quella che definisce la “fase difendente”. E' davvero così efficace? 
Emblematica la partita casalinga contro l'Alessandria, squadra in corsa per la promozione in Serie B. Marconi, attaccante dei grigi, in settimana accusa Capuano di essere un catenacciaro ed un assassino del gioco. Lasciando stare la risposta stizzita di Eziolino, s'è visto un Arezzo che, come suo solito, ha imbrigliato l'avversario, è passato in vantaggio con merito sfiorando ripetutamente il secondo gol e, nel secondo tempo, ha subìto l'arrembante ritorno dei grigi che hanno pareggiato con Mezavila. Tutti quanti si recano in Toscana parlano di un avversario che si difende bene ma rispetto al quale, apparentemente, sembrano convinti di avere opportune contromisure. La verità è ben più amara, soprattutto al Comunale. Quella dell'Arezzo resta, comunque, una delle migliori difese dell'intera Lega Pro. C'è da dire che si tratta di un'arma a doppio taglio. Infatti è capitato, soprattutto in casa, che l'Arezzo non sia stato in grado di rimontare un eventuale svantaggio. Il match al “Comunale” contro l'Albinoleffe è l'emblema di questa difficoltà ma si è ripetuto anche contro la Cremonese.



Però Marconi non ha tutti i torti: Capuano punta, in primo luogo, a non prenderle, e spesso gioca letteralmente per lo 0-0.

A questa domanda Eziolino userebbe un sofismo, esaltando la “fase difendente”. Sotto quest'aspetto ricorda Mourinho, con il quale ebbe a discutere durante una lezione del portoghese a Coverciano. Si mormorò anche d'insulti pesanti da parte del portoghese, quel che è certo è la riconciliazione tra i due durante una visita di Eziolino a Appiano Gentile per vedere i metodi dello “Special One”.Cerchiamo di mettere ordine andando alle origini tattiche di Eziolino. Nasce come allenatore offensivista, folgorato sulla via del Sacchismo e dei nuovi profeti del calcio a zona. Le sue prime esperienze, a cominciare dalle promozioni ad Altamura e Cava (Serie D), lo dimostrano. Cambia, adottando una difesa a 3 con due esterni (si potrebbe parlare di fluidificanti) meno portati all'offensiva, a Sora, con una squadra che aveva necessità di salvarsi ma con pochissime risorse. Ci riuscì, con molti sforzi e all'ultima giornata. Da lì in poi non ha più abbandonato quello schieramento, almeno per quanto riguarda il reparto arretrato. Ciò che colpisce più di ogni altra cosa non è il modulo quanto l'organizzazione. Tatticamente è questo il grande pregio di Capuano: le sue squadre raramente si sfilacciano o perdono il filo del discorso. Lavora tantissimo le soluzioni su palla ferma (non a caso è tra le squadre che segna di più e subisce di meno, in queste situazioni) e pretende grande intensità. Si difende bene perché i suoi giocatori corrono tutti e lavorano per la squadra. Anche l'attaccante ripiega e fa il primo difensore e, al contrario, il difensore centrale può diventare un goleador. Intendiamoci, non è il calcio totale olandese. E' propensione al sacrificio, al lavoro collettivo. Uno stoicismo applicato alla salvezza. Volendo essere cinici si potrebbe dire che Capuano cerca di sfruttare gli episodi, invece di vincere attraverso il gioco. Questo cinismo si scontra con la realtà dei fatti, almeno in Serie C. Lo spettacolo è merce rara ed è fondamentale essere pratici, sfruttando ogni situazione possibile e pallone giocabile. La salvezza o la promozione, dipende dagli obiettivi, passa spesso da queste circostanze. E Capuano lo sa bene.


Eziolino alla Pinetina, nel 2009


Già, la salvezza. Capuano per salvarsi va bene ma più di quello non può fare. E poi in B non avrebbe speranze.

In queste settimane si parla tantissimo del mercato allenatori in Serie A, un tourbillon che muoverebbe una decina di tecnici in giro per lo stivale. Questo aprirebbe ad una spirale che si diffonderebbe, a pioggia, nelle serie minori. Infatti, sono diversi gli allenatori attualmente in Lega Pro destinati al salto di categoria. Anche senza passare dall'eventuale promozione della loro squadra. Da Colombo, protagonista di una grande stagione alla guida della Reggiana, a Beppe Scienza, pronto a replicare il salto dopo la deludente esperienza a Brescia, ad Antonino Asta - l'ex-capitano del Torino sta confermando a Bassano quanto di buono aveva già fatto a Monza, dov'era andato via a causa dei problemi societari della società brianzola - Mi permetto di menzionare anche Roberto De Zerbi: il suo Foggia è un mix di orgoglio e mentalità offensiva e nessuno, neanche in terra dauna, avrebbe immaginato la squadra in lotta per i play-off promozione. In ogni caso parliamo di allenatori che stanno facendo bene ed hanno portato le loro squadre ai vertici della classifica. Capuano ha rinnovato con l'Arezzo per altre due stagioni e l'obiettivo, almeno a parole, sembra quello della promozione. Bisognerà valutare l'adattamento al Girone B, intriso di derby e lotte fratricide, e le disponibilità che il presidente Ferretti sarà disposto a mettere in campo. In ogni caso parlano i risultati e quelli che sta ottenendo non gli precluderebbero un salto di categoria. Quella stessa che sta offrendo storie degne di essere raccontate Si sono viste polemiche esplosive (dalla guerra mediatica intrapresa da Brini, allenatore del Benevento, al “presunto” saluto romano di Leo Perez ad Ascoli), bomber di altissimo profilo (segnalo Donnarumma, trascinatore del Teramo capolista nel girone B, e Caturano, l'anima del Melfi di Bitetto), grandi delusioni (su tutte la SPAL, partita con ben altre ambizioni) e grandi imprese (la Giana Erminio meriterebbe un articolo a parte).



Parliamoci chiaro. La carriera non è dalla sua parte. Ha sempre allenato piccole realtà, prevalentemente in Campania e Puglia. E nessuna gli ha chiesto obiettivi importanti. Se fosse bravo almeno una chiamata dalla B o da una piazza ambiziosa di C l'avrebbe avuta.

In verità una chance importante Eziolino l'ha avuta. O, per meglio dire, gliel'hanno offerta. Siamo nel 2003. Dopo la retrocessione in C Aniello Aliberti, presidente della Salernitana, pensa a Capuano per la panchina granata. L'obiettivo è quello di ricostruire un progetto tecnico, partendo dai tanti giovani provenienti dal vivaio (all'epoca uno dei più floridi del calcio italiano) e altre scommesse scovate da Carmine Longo, il D.S. Dell'epoca. Dopo il ripescaggio, derivante dal Caso Catania, Longo, già perplesso in prima battuta, convince Aliberti a non puntare su Eziolino ma di scommettere su un allora sconosciuto Stefano Pioli, alla sua prima esperienza su una panchina. I risultati premiano l'intuizione di Longo ma feriscono profondamente Capuano (in rete si trova anche una polemica a distanza tra i due). In precedenza esperienze ambiziose gli capitano a Taranto e Nocera (entrambe in C2, più di dieci anni fa) ma si concludono anzitempo, a causa di capricci ed incomprensioni più che per risultati negativi. Esemplare il campionato nell'Agro: riceve l'esonero da terzo in classifica, dopo una sconfitta nello scontro diretto contro il Brindisi. La Nocerina è in calo di risultati ma non tale da giustificare la cacciata.



E il resto della carriera? Solo risultati modesti e piccole squadre!

Ribadisco la premessa iniziale: non merita soltanto chi vince coppe e scudetti. Capuano ha un altro grandissimo pregio: sa friggere il pesce con l'acqua minerale, uso una sua espressione. E' uno stoico, si esalta nelle situazioni difficili lì dove altri rinuncerebbero a priori. Ho già citato il primo campionato a Castellammare, dove nessuno gli dava un centesimo e invece arrivò settimo. Non è l'unica volta in cui Eziolino ha firmato imprese simili. Nella sua carriera non ha quasi mai cucinato con ingredienti di alto profilo, si è sempre accontentato di quello che passava per il convento. Un po' per scelta, un po' per obbligo. In un pallone come quello attuale, fatto di ristrettezze economiche e di stipendi non più da capogiro (soprattutto nelle serie minori), qualcuno capace di fare necessità virtù può essere una risorsa decisiva. Un tempo si parlava di calcio “pane e salame”; personalmente ritengo valida la lezione di Luzzara, storico patron della Cremonese (squadra che dovrebbe ricordarsi il suo passato, fatto di saggezza e calma). Forse è questo il grande insegnamento che possiamo trarre osservando la parabola calcistica di Eziolino Capuano. Un uomo figlio del mondo dov'è vissuto, quello di Serie C, dove i parametri del grande calcio hanno poco valore e non ci sono scorciatoie. In tanti, arrivati alla prova del nove, si sono scottati restando bruciati per sempre. Al momento opportuno arriverà pure il suo momento.



Almeno su un aspetto dovrai darmi ragione: anche se allenasse in B chi sarebbe disposto ad accettare le sue sceneggiate in sala stampa?
Sinceramente non saprei chi potrebbe frenare il suo carattere istrionico, al limite del triviale. L'autocontrollo è da escludersi, non fa parte dell'uomo Capuano. Ho detto “dell'uomo” e non “del personaggio” perché sono convinto che non finga. Lui è così e va accettato come tale. Forse avrebbe bisogno di un bravo assistente o di un team manager in grado di mediare tra i suoi bollenti spiriti e la polemica mediatica. Non possiamo saperlo. Solo il tempo potrà dircelo, al momento ci accontentiamo di “questo” Capuano che va benissimo così.

"Ma che staje dicenne?" "La verità, Mister"

2 commenti:

  1. Al di là delle ultime uscite, stagione da incorniciare.

    Personaggio unico. Una chance in B gliela darei, non fosse altro che per certe interviste o per la cura nell'indossare sempre un occhiale da sole.

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  2. Un paio di storie inedite su Capuano le ho anche io. Sono pubblicate sul mio blog. I titoli dei post sono "Lezioni mancate" e "Quando ho conosciuto il mister".

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