mercoledì 9 luglio 2014

Fidel e Diego a La Habana. Una conversazione informale (con Dio)


"Fidel es una enciclopedia. Verlo fue tocar el cielo con las manos. 
Que los cubanos se queden tranquilos porque lo tienen. Es una bestia que sabe de todo, con una convicción que explica cómo pudo hacer lo que hizo con 12 hombres y tres fusiles"

(Diego Armando Maradona)

Alla fine del luglio 1987 Maradona venne premiato a Cuba come miglior atleta dell’America latina per il 1986.
Inaspettatamente il 28 luglio, a conclusione della breve vacanza, Diego venne ricevuto a L’Avana da Fidel.

Raggiunto da una telefonata improvvisa mentre passeggiava sulla spiaggia di Varadero, Diego dovette trasferirsi d’urgenza al Palazzo della Rivoluzione a L'Avana, dove Castro riceveva abitualmente i suoi ospiti. 
Diego si presentò quindi trafelato a casa di Fidel con tutto il suo entourage, da Claudia all’amata Dona Tota, dal preparatore Fernando Signorini a sua figlia Dalma di soli quattro mesi.



L'incontro ebbe inizio alle 23:40 del 28 luglio e si concluse ben dopo le 3 del mattino.

Se nelle prime fasi dell'incontro a trionfare furono la curiosità ed il rispetto reciproco, man mano che trascorsero i minuti la confidenza e l’intimità nel salotto di casa Castro aumentarono, tanto che Claudia, giunto il momento di allattare Dalma (di appena quattro mesi e che rende "loca" tutta la famiglia), rifiutò il cortese invito di Fidel ad accomodarsi in una stanza attigua e, nello stupore generale, estrasse il seno dinnanzi ad un consesso a dir poco sgomento.
Come noto, si sarebbe trattato solo del primo di una lunga serie di incontri tra i due.

In quell'occasione Diego e il Lìder divorarono chili di ostriche, fumarono sigari e chiacchierarono lungamente di argomenti sportivi e di interesse generale (Gianni Mura all'epoca rese bene l'idea del tenore della conversazione commentando: "Nel dialogo Maradona sembra Maradona, Castro un perfetto suonato").


Di seguito Lacrime di Borghetti ripropone qualche estratto della loro chiacchierata. Si tratta per lo più di divagazioni metacalcistiche e di gustose memorie aneddotiche riguardanti la quotidianità partenopea di Diego.

* * *

Fidel: “Quando colpisci la pelota di testa non ti fa male il capo? Qui la pelota significa solo baseball..Ma dimmi, dimmi..come li calci tu i rigori?"
Maradona: "Prendo due metri di rincorsa e alzo la testa solo quando appoggio il piede destro ed il sinistro sta per colpire il pallone. A questo punto scelgo la direzione."
F: "Ma cosa dici, calci senza guardare il pallone?"
M: "Si"
F: "Compañero, quello che fa la mente umana non ha limiti, e mi domando sempre dove potrà arrivare insieme al corpo.."


M: “Comandante, non ha mai pensato di tagliarsi la barba?”.
F: “Una sola volta, ma sarebbe stato un errore, la mia barba è un simbolo per molti”.

F: “Dove tieni il danaro che guadagni?”. 
M: “Lo investo in Argentina e in Italia, ma ai tempi del Barcellona ho perduto molta plata, molto danaro, molto”. 



F: “Pensa che io, uomo di sinistra, ho giocato al calcio all’ala destra, poi mi sono dedicato al basket e al baseball, perchè in questo modo riuscivo a giocare di notte. Ora faccio mezz’ora di nuoto al giorno, mi serve solo un amico che mi prenda i tempi perchè mi piace che mi si prenda il tempo ("porque a mì me gusta tomarme el tiempo", n.d.r.). Ogni tanto pratico anche la pesca subacquea. Ma Napoli è a sud o a nord di Roma, e ti ci trovi bene?”. 
M: “Al sud, comandante. Proprio bene non mi ci trovo, non posso uscire di casa, devo cambiare continuamente il numero del telefono. I napoletani sono fatti così, per loro sono un semidio, mi paragonano a san Gennaro, glielo dico in tutta umiltà. Non vivo, ma non ho altra scelta”. 
F: "Senti, ragazzo, fai attenzione, perché mi hanno detto che il traffico di Napoli è molto complicato".


* * *

Si narra che poco prima di ripartire per l’Europa, nella notte del 29 luglio, Diego abbia raccontato a microfoni spenti ad un giornalista: “Fidel Castro è un’enciclopedia vivente e vederlo per me è stato come toccare il cielo con un dito. Che i cubani stiano tranquilli perché sono fortunati ad avere uno come lui. E’ una bestia che conosce qualsiasi cosa, parla con una convinzione che spiega come abbia potuto fare quello che ha fatto con dodici uomini e tre fucili. Gli ho già detto di chiamarmi per una chiacchierata appena avrà un momento libero. In pratica mi sono autoinvitato..”.

Ai giornalisti presentatisi all’aeroporto dell’Avana invece dichiarò: “Ritorneremo. Ci siamo trovati molto bene in questo paese e ci rivedremo sicuramente. D'ora in poi ricorderò sempre i bei momenti trascorsi qui da voi e non dimenticherò che devo ritornare per ripagarvi di tutto ciò. Mi piacerebbe diventare il padrino del calcio cubano".

Pare invece che il commento di Fidel Castro al termine della visita fu: “Me gusta este chico, es humilde, sabe muy bien de donde viene. Va a ser lindo tenerlo otra vez por acà”.


1 commento:

  1. Postilla. Nel corso di quelle magiche 3 ore, dopo una scorpacciata di ostriche, Diego spiegò a Fidel cosa dovesse fare un portiere per parare i calci di rigore: "Quedarse quieto y, luego, tirarse a uno de los palos de la meta".

    La "gorra" da guerrigliero di Castro venne richiesta espressamente da Maradona in cambio della maglia n. 10. Il berretto verde fu donato a Diego con dedica ed autografo.

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