giovedì 27 febbraio 2014

L'ultima lezione



"Genova.... che tutte le volte che ti ci trovi fuori ti rendi conto che è una città soprattutto da rimpiangere. Nel senso che…. ci nasci, ci vivi fino a 20 anni dove un nostro amico poeta diceva che si arde di inconsapevolezza. Poi a 20 anni cerchi di trovare lavoro e soprattutto quando il tuo lavoro non è quello di fare il giovane di studio da un avvocato oppure da un ingegnere ti rendi conto che è difficile lavorarci. Allora te ne vai e dopo che te ne sei andato cominci a rimpiangerla" (Fabrizio de André).

Non credo che ci possa essere una manifestazione d'amore più grande dell'immedesimazione, del diventare parte viscerale di qualcosa al punto da morirci. Seppur involontariamente e tragicamente (non era un reality) la morte in diretta di Franco Scoglio resta una delle pagine più drammatiche del calcio, e anche della TV, degli ultimi anni. Quella serata, negli studi di PrimoCanale, rappresenta indubbiamente uno shock culturale ed umano. Non solo per gli amanti del calcio. Raccontare cos'è stato il Genoa per Scoglio, e cos'è stato Scoglio per il popolo genoano, è impresa ardua, racchiusa nelle citazioni e nelle partite memorabili vissute in tanti anni. Ma c'è stato un momento oltre, qualcosa che era inimmaginabile perfino in una storia d'amore come questa.


Febbraio 2001, campionato di Serie B. A rileggerlo oggi fu uno dei campionati più strani degli ultimi anni, estremamente transitorio e senza grandi spunti. Solamente dal Veneto vennero fuori lampi degni d'interesse (le promozioni di Venezia e Chievo, la prima volta del Cittadella di Glerean). Anche il calcio sotto la Lanterna non stava meglio. La Sampdoria, dopo la sorprendente retrocessione del '99, seppur nel caos dettato dalla fine dell'era Mantovani tenterà inutili assalti alla Serie A dissanguandosi economicamente ed arrivando ad un passo dal baratro. Solo in estate, dopo un'iniziale esclusione dal campionato per inadempienze, Riccardo Garrone compra la società e rimette a posto i conti. Al resto ci penseranno Volpi e la coppia Bazzani-Flachi. Anche il Genoa fatica a rialzarsi dal buio nel quale è sprofondata: dopo la fuga di Spinelli, andato via nel '97, il Genoa continua a collezionare scudetti estivi ma di lotte per la promozione neanche l'ombra. In quell'anno la società vive la lotta intestina tra Scerni e Dalla Costa, che corrode l'ambiente e lascia i giocatori quasi allo sbando. L'amore della gente, che in quegli anni difficili ha sorretto il Grifone, non basta più e il destino sembra giungere ad un punto di non ritorno. È qui che arriva la mossa disperata della proprietà: richiamare Scoglio, ormai vittima del “Mal d'Africa”, e convincerlo a lasciare la Tunisia. Da C.T. della nazionale maghrebina aveva fatto miracoli: una Coppa d'Africa estremamente lusinghiera, una qualificazione ai mondiali nippo-coreani ormai certa e tanti giocatori interessanti lanciati al cielo d'Europa. Scoglio era amatissimo, con un contratto sicuro ed una prospettiva importante per un tecnico stimato in Italia ma essenzialmente legato alla provincia e dunque “avulso” alla grande vetrina. Ma il Genoa è il Genoa e come disse lui stesso: “Genova, Tunisi, Canneto di Lipari. Altrove sono un randagio”. Il Professore torna a casa e trova le macerie: perfino la poca argenteria rimasta è sommersa da chili di polvere e non splende più. Chiama accanto a sé Claudio Onofri, qualcuno che dall'interno sa quali sono le problematiche e che vive il Genoa alla sua stessa maniera, e si rimbocca le maniche. C'è da salvare una squadra sull'orlo della C1 e pronta a scoppiare da un momento all'altro. L'inizio è incoraggiante ma la sconfitta di Cosenza rende necessario un grande slancio, un'impresa che possa caricare un ambiente depresso e spingerlo verso il porto sicuro della salvezza. È il 2 Aprile 2001, un lunedì sera. È la sera del derby. Scoglio, che ne ha vissuti tanti ed ha la Sampdoria come ossessione, è perfettamente cosciente che quella sarà la sua serata, il momento della resurrezione. Sua e del Genoa. Dopo pochi minuti la partita si sblocca: calcio di punizione dalla trequarti doriana, sul pallone va Stroppa. È un pallone lungo, sul secondo palo, sul quale si avventa Mutarelli di potenza: un colpo di testa potente e preciso, sotto la traversa. A questo punto l'incontro si può indirizzare sui binari più congeniali ai rossoblu: adesso può anche bastare una partita accorta, con pochi micidiali contropiedi. Il derby della Lanterna tuttavia si vive sempre sull'orlo della crisi di nervi, non c'è l'apparente signorilità milanese o i lampi criminali romani: la scintilla per la rissa è sempre lì pronta ad esplodere. Ed esploderà. Il Genoa è spiritato: lotta su tutti i palloni, corre e domina a centrocampo lasciando ai soli Stroppa e Francioso il compito di far impazzire i difensori doriani. Sulle fasce Nicola e Ruotolo non lasciano spazio ai loro colleghi. Dall'altra parte la Sampdoria è frastornata, non reagisce come dovrebbe, ed il solo Flachi non può bastare. Il dominio genoano è evidente ma la partita resta sempre in bilico, decisa da un piccolo episodio. Nel secondo tempo la miccia esplode e dal calcio si passa ai calci, persino alla rissa da Far West (espulsi Nicola e Grandoni). Sul campo però c'è una sola squadra, il Genoa, ma il colpo del K.O. sembra non arrivare mai. Fino al 47'st: lancio lungo dalla retroguardia, colpo di testa di Stroppa che diventa una sponda per Francioso. Il bomber brindisino corre verso il pallone, lo aggancia e dopo una finta chiude il triangolo con l'ex-milanista, che ha seguito l'azione ed è solo a centro-area. A tu per tu con il portiere non può sbagliare: 2-0, finisce qui. Scoglio si lascia andare, libera fuori tutta la sua rabbia e si lancia in una corsa sfrenata verso la Gradinata Nord. Esulta come un bambino e non si ferma più: le sue mani al cielo, le sue smorfie di gioia, entrano immediatamente nell'iconografia dei derby e della storia genoana. Come la punizione di Branco, giusto dieci anni prima, che divenne cartolina di Natale.


Dopo quel trionfo il Genoa farà 17 punti in 9 partite, non perderà più, e porterà a casa un'insperata salvezza. Riconfermato a furor di popolo il campionato successivo sarà avaro di soddisfazioni, con l'esonero finale a Natale, ma il Professore avrà il tempo per giocare, e vincere, un altro derby (punizione magistrale di Francioso). Eppure quello è cronaca da gazzettino locale, la Leggenda era stata già scritta.

"Il Genoa non appartiene né ai dirigenti, né ai giocatori, né all'allenatore. Il Genoa è del popolo rossoblù" (Franco Scoglio)


4 commenti:

  1. Un grande uomo.
    Chissà se si sente randagio anche dove si troverà adesso.
    Il padre di un amico è uguale a lui, ogni volta che lo vedo rimango un pò disorientato.
    Che mi hai ricordato, quanto era forte Francioso.

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  2. Sto cercando di ricordarmi i tunisini del Genoa... Ricordo Badra e Gabsi, non ricordo le loro prestazioni, c'era anche il portiere, qualcuno ricorda qualcosa?

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  3. Badra - lentissimo - era un mito per come impostava l'azione, sempre lanci di cinquanta metri.

    Scoglio ci manca.

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