martedì 7 gennaio 2014

Io ed il NAC Breda. Storia di un aspirante tulipano.


Lo stemma del NAC Breda. Dopo varie modifiche, in occasione del centenario, si è ritornati allo stemma originario del club.

L’amore nasce nei giorni di pioggia. Le gocce che si scagliano al suolo rappresentano al meglio ciò che può diventare una passione: un continuo tintinnio nel cuore, un peso leggero, ma costante sul proprio io interiore. L’acqua non è un elemento casuale all’interno di questa storia, la mia storia. Sono figlio di emigranti italiani nati nei Paesi Bassi, nazione che da sempre ha combattuto contro la forza e la magnificenza dell’elemento acqueo. Un paese così misero nelle dimensioni ha sfidato madre natura non poteva non entrarmi nel cuore.

La mia famiglia per varie vicissitudini è rintanata in Italia ed io sono nato nello “Stivale”. La mia passione per i Paesi Bassi nasce in me sin dalla tenera età, è irrazionale e ne sono conscio, amo follemente l’Olanda in tutta la sua estensione. Breda, città natale di mio padre, è casa mia. Annualmente soggiorno nei Paesi Bassi per un paio di giorni, il piacere di spendere quelle 48 ore nella mia vera casa è indescrivibile. Quanto è inesplicabile il dolore che lacera le mie membra al momento del ritorno in Italia. Quel pezzo di ferraglia denominato come aeroplano della compagnia Ryan Air è, ai miei occhi, la metafora di Caronte che traghetta la mia anima verso l’Ade. Sono sempre costretto a vivere lontano da casa, sperduto in una nazione che da sempre non sento mia.

Breda, Eindstraat. Nella casa bianca in fondo a destra nacque mio padre. La via rappresenta un "cult" dello shopping ed è rinomata in tutti i Paesi Bassi.

La premessa era d’obbligo, mi spiace avervi annoiato con le mie divagazioni sulla mia curiosa situazione. Passando al concreto, la mia passione per il calcio parte di pari passo con quella che provo per i Paesi Bassi. Dopo un primo momento di appannamento iniziai immediatamente a supportare gli Oranje, non posso nascondere ai più che è inappagabile il piacere di guardare i tulipani alla televisione con una birra gelata in mano e mio padre disteso sul divano alla mia destra. La partita dell’Olanda è sacra, l’Olanda da sempre è il nostro unico credo e anche, ahimè per la sua tradizione poco vincente e dannata, la nostra croce. Se scegliere chi tifare a livello di nazionale è stato piuttosto facile, la scelta della squadra di club è stata decisamente più ostica. Come ogni figlio che si rispetti avrei dovuto tifare la squadra di mio padre: i rossoneri del Milan. Per spirito di contrapposizione e di polemica, venatura che tutt’ora conservo, decisi di prendere in mano i colori dei nerazzurri di Milano.
Posso dire di aver sinceramente tifato Inter per molto tempo, tuttora la mia simpatia per il serpente è viva ed arcinota. Però qualcosa è scattato dentro di me durante gli anni, capivo sempre più che quella non era la mia squadra, ne ero innamorato, ma non vivevo per lei. Sprovvisto di internet sino ai 13-14 anni cominciai a conoscere il NAC Breda grazie al popolare videogioco FIFA (assoluto fan, regolarmente acquistato dal 1997). Intraprendendo le popolari carriere con i gialloneri, iniziai a capire dove soffiava il vento. La squadra era mia e la sentivo profondamente di mia proprietà. Arrivato internet è stato più facile informarsi sulla storia del club, sui giocatori e sui trofei in bacheca. La mia ricerca è stata dispendiosa quanto piacevole. Stavo lentamente cambiando squadra, il mio sangue si stava colorando di giallo e nero. La scoperta dello streaming mi ha dato il colpo di grazia, seguire questa banda di ragazzi dai piedi poco educati, ma dal grande cuore mi ha convinto. Il cuore vince sempre. Hup NAC Breda! Passavo e passo le giornata a tradurre con Google Translate o con il mio pessimo olandese tutte le notizie sul club, amo davvero Breda e amo il NAC. La mia scelta era diventata ormai notizia di tutti, senza tralasciare qualche scherno da parte della mia compagnia: “Ma che squadra è il NAC?” L’Eredivisie è da serie C” “Ma ha mai giocato in UEFA?”. Orgogliosamente rispondo che il NAC nella sua storia ha disputato due volte i preliminari dell’attuale Europa League, rimediando un doppio pesante passivo contro Newcastle e Villareal. In occasione della qualificazione ai preliminari di UEFA, i supporters si sono inventati una canzone di dubbio gusto.

Parlando un po’ della storia del NAC Breda possiamo dire che è stato fondato nel 1912, quando il NOAD e l’ADVENDO si sono uniti. La C finale nell’acronimo NAC sta per Combinatie. Proprio per questa sua particolarità il NAC Breda è la squadra con il nome più lungo al mondo perché NOAD è acronimo di "Non arrenderti mai, persevera sempre” e ADVENDO sta per “Piacevole per il suo intrattenimento e utile per il suo rilassamento”, il che è piuttosto buffo perché sono tutto tranne che rilassato durante le partite dei gialloneri. Aldilà del primo ed unico campionato conquistato negli anni 20’ e della Coppa d’Olanda negli anni 70’, i giocatori più rappresentativi del NAC sono stati due. Il primo, Antoon Verlegh, soprannominato la pantegana, in olandese “Rat”. Questa è la motivazione del perché ci chiamiamo “Rats”. Verlegh fu un attaccante assai prolifico negli anni 20’, uno dei giocatori olandesi migliori di quel tempo. La sua dipartita per un tumore allo stomaco nel 1960 ha creato grande sconforto all’interno del club. Successivamente gli venne intitolato il nuovo stadio a suo nome, dopo averlo inizialmente chiamato Fujifilm Stadion per una questione di sponsor. L’altro giocatore più rappresentativo è Pierre Van Hooijdonk. Le sue punizioni sono note in tutto il mondo ed è motivo di orgoglio che Pi-Air sia nato calcisticamente nel NAC e si dichiari fortemente un cuore giallonero. La società di Breda ha anche ritirato un numero a causa di una vicenda davvero triste: il 25 maggio del 2001 perde la vita Ferry Van Vliet, ragazzo della primavera del NAC. Fatale è stato l’incidente in auto che ha ucciso sia il giovane Ferry che la sua ragazza. Il NAC in segno di lutto ha ritirato la maglia numero 13 con la quale Ferry aveva esordito in prima squadra. Le rivalità più marcate sono quelle con i cugini del Willem II, squadra della vicina Tilburg, ma la sfida più sentita dai "Rats" è senza dubbio quella contro il Feyenoord. Le ragioni della "querelle" fra Breda e Rotterdam è di natura ignota, nemmeno gli stessi cittadini sanno dare una spiegazione a questo astio.
 
Rob Penders, vecchia bandiera del NAC festeggia con i tifosi una storica vittoria contro gli odiati rivali del Feyenoord

La mia prima volta al Rat Verlegh è stata indescrivibile, la fortuna mi ha assistito sempre in questa mia avventura: tramite amici di mio padre riesco a rimediare dei biglietti a costo zero negli sky box all’interno del contenuto, quanto moderno impianto di Breda. L’impatto è fenomenale, il pubblico coloratissimo incita la squadra con grande foga. C’è un energia positiva nell’aria, niente tensione, un clima di gran festa con fiumi di birra e canti da sagra. Lo stadio che contiene circa 20 000 persone è gremito. Lo speaker annuncia la formazione e con mio grande piacere gioca Joonas Kolkka, esterno sinistro finlandese, mio pupillo. Gli avversari sono i frisoni dell’Heerenveen. La partita termina con un meritato 2-0 per i nostri, Kolkka sbaglia una rete a porta libera e l’arbitro doveva cacciare quello stronzo di Bak Nielsen. Concluso il match e io e mio padre con il nostro amico Theo rientriamo a casa. Arrivati alla macchina un omone di un metro e novanta sta poggiando la sua borsa nel vano della sua BMW: è Patrick Zwaanswijk, centrale del NAC. A gran voce Theo lo chiama verso di noi, “Ehi Patrick!” il biondo difensore mi stringe la mano. Non so cosa dire. Rimango zitto e torno a casa stupefatto dalla dimensione calcistica olandese, fantastico che abbia stretto la mano ad un giocatore che fino a 30 minuti prima stava combattendo per la causa del NAC Breda.
Ho assistito altre due volte ad un match del NAC Breda. Una di queste è stata lo scenario di un episodio piuttosto ilare, arrivato nello sky box mi presentano Hans Van den Dungen, bandiera dei Rats, ora responsabile commerciale del club. L’ex mediano soprannominato “il Dunga di Breda” mi chiama a gran voce per una foto ricordo. Non mi accorgo dello scalino che ci divide, frano addosso all’ex calciatore e mi appendo alla sua cravatta. Lui mi prende al volo fra le risate generali. Posso dire di aver quasi decapitato una bandiera del NAC Breda.

La casa del NAC Breda, il Rat Verlegh Stadion di Breda. 

La mia ultima volta al Rat Verlegh è stata amara: squadra poco incisiva e una sconfitta a bruciapelo al 94’. Complice uno svarione del maledetto Swerts che in quella giornata si è beccato l’ira funesta di mio padre e non solo…

Perché ho scelto il NAC Breda? Semplice, perché fanno schifo. Il NAC è attualmente una squadra senza grandi aspettative che lotta per la salvezza, tecnicamente non abbiamo nulla. Un settore giovanile non certo fiorente e un gioco che farebbe bestemmiare il pontefice in persona. Noi abbiamo una cosa che non tutti hanno però: il cuore. Sono del NAC perché ho cuore, nelle situazioni complicate ci scappa qualche miracolo. Non è una novità che la Yellow Army affondi qualche grande ogni tanto, ogni tifoso del NAC è una persona di cuore, lo so per certo. Io sono il NAC, da sempre, non ho grandi qualità e sconfitte pesanti ne subisco parecchie, ma in ogni situazione, lasciatemi passare il termine, stronza, mi ricordo che sono un giallonero e ci credo, poi puntualmente devo ricacciare la testa per terra come uno struzzo, ma il mio momento di risalita lo avrò sempre. Ho scelto il NAC anche perché indissolubile è il mio legame con i Paesi Bassi. Mi piace pensare alla mia figura come un Ulisse lontano dall’amata Itaca, destinato a vagare a lungo, se non in eterno, prima di rincasare.

"Giallo è il nostro sangue, nero il nostro conto in banca" Ecco come i tifosi del NAC rispondono alla crisi finanziaria del club

Scegliere il proprio club è come scegliere il proprio amore: che vada a quel paese la strafiga che siede in ultima fila contornata di adulatori. Ho scelto la carina quanto sfigata secchiona che siede in 2° fila, che sorprendi leggere le poesie di Baudelaire e che se le chiedi una matita arrossendo ti risponde: “Si, ecco tieni!”.

Wij zijn NAC!

7 commenti:

  1. Veramente un bel racconto!

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  2. Jesper Blomqvist8 gennaio 2014 09:27

    Bravissimo!e grandissimo...

    io sono come te..la mia ragazza l'ho scelta anche io a 13 anni...vive in una provincia tradizionalmente ostica alla mia (che è Brescia)...e per qualche anno ha saputo spaventare anche i grandi con la sua favola..ed ora, nonostante il brutto calcio e le sporche lotte per non retrocedere non abbandonerò mai il mio amato CHIEVO VERONA!!!

    ...e forza anche NAC a questo punto!

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    1. Non ti nascondo la mia simpatia per il Chievo. Sono nato in provincia di Treviso e il Chievo Verona rappresenta un orgoglio per il calcio Veneto

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    2. Jesper Blomqvist8 gennaio 2014 14:33

      mi fa molto piacere ciò che dici...
      soprattutto considerando la rabbia che invece nutrono parecchi tifosi dell'hellas...

      Cmq ribadisco..il tuo articolo è molto bello.

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  3. Il Dunga di Breda me lo immagino cattivissimo.

    Kolkka è un nome perfetto per una rivista hipster di calcio o per un bar de copas di Madrid.

    Grande storia e siamo tutti con te e con il NAC Breda (sempre al grido di Zwolle merda!).

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    1. Grazie mille Dionigi. Il Dunga di Breda non è poi così terribile, ha il capello riccio del diavolo e degli stinchi di marmo!

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