lunedì 20 gennaio 2014

INNAMORARSI DI MARINELLI

Da quando una figurina di Junior e un gol di Pusceddu contro l’Inter mi catapultarono nel mondo del tifo granata, ho avuto tanti innamoramenti calcistici, alcuni motivati, altri decisamente folli e irrazionali, di quelli che racconti col sorriso sulle labbra agli amici, anche se, in realtà, sei molto serio. Sei molto serio perché pensi realmente che Artistico fosse, potenzialmente, un attaccante fortissimo, seppur in grado di farsi sbattere fuori dall’arbitro mezzo minuto dopo un gol decisivo. Sei molto serio perché credi che Claudio Bonomi, con la sua zazzera al vento, se solo ne avesse avuto voglia, avrebbe replicato all’infinito la tripletta contro il Cagliari (un gol meglio dell’altro), invece di finire all’Empoli o alla Florentia Viola. Soprattutto, però, sei molto serio perché sei certo che Carlos Arturo Marinelli sia stato il più grande genio incompreso del calcio mondiale.

La reazione di Marinelli alla pubblicazione di questo post
Comincia tutto una sera del gennaio 2003, ultime ore del mercato di riparazione. Il Toro di Ulivieri è con tre zampe e mezza nel baratro, uno dei rinforzi è, dopo una delle operazioni più inspiegabili di sempre, l’ormai anziano Francesco Statuto, che in granata non giocherà nemmeno un secondo (“Lo ricordavo nella Roma con Giannini” le parole del patron Cimminelli il giorno della sua presentazione. Peccato che ci avesse giocato insieme quasi dieci anni prima). Sto aspettando, col mio “Fratello di tifo” Stefano, qualche nome in extremis per sperare nell’impossibile, fra un Televideo parco di notizie e un web ancora troppo lento per la nostra fame di acquisti. Poi, all’improvviso, un laconico comunicato: Carlos Marinelli al Toro. Non sappiamo chi diavolo sia, ma ci buttiamo a capofitto nella rete e scopriamo che è argentino, ha tatuato il Pibe de Oro sull’avambraccio, arriva dal Middlesbrough, ha 21 anni e Gascoigne afferma che l’unico motivo per cui si reca a Riverside è proprio per vederlo giocare. Non serve sapere oltre: in una stagione oscura, abbiamo trovato la speranza a cui aggrapparci disperatamente. Il fatto di non averlo mai visto giocare passa in secondo piano.

L’esordio avviene all’Olimpico contro la Lazio, terza di ritorno. Simeone ci ha appena ricordato, purgandoci come all’andata, che sarebbe l’archetipo del giocatore da Toro, se solo avessimo i soldi per permettercelo. A inizio ripresa, Ulivieri toglie lo spento Sommese e fa entrare Marinelli: alto, biondino, espressione indolente. “Entra Maradona” è la voce che arriva dalle retrovie del Torino Club Rivoli, ma lo scherno è solo apparente, quasi a nascondere una febbrile curiosità. Arriva il primo pallone: lo sbaglia e penso subito che, forse, “Gazza” era andato a vedere giocare Marinelli dopo una serata al pub con Jimmy Cinquepance. Poi arrivano il secondo e il terzo: non li sbaglia più. Iniziamo a esaltarci, perché, quando sei abituato a gente che dà del voi al pallone, già tre passaggi di fila commuovono, figuriamoci finte, dribbling e lanci. Al 71’ Carlos calibra un sinistro perfetto per la testa di Ferrante che pareggia. Non è tutto: la Lazio rimane in dieci e, nel recupero, il nostro nuovo beniamino si procura il match point, ingannando Stam con una finta (ripeto: Stam), ma Peruzzi para alla grande il suo sinistro, stoppando il nostro delirio. La zona salvezza dista nove punti, ma non importa: la domenica successiva giocheremo proprio contro il Modena quintultimo e con un giocatore così abbiamo il dovere di crederci, nonostante l’ultima piazza.

Peccato che, per la partita della vita, Ulivieri punti ancora, cocciutamente, su Magallanes, il mix fra Meroni, Best e Gento (cit. il presidente Tilli Romero, verosimilmente dopo un paio di aperitivi di troppo), uno dalla zazzera improponibile, uno che ha anche fatto parte, non si sa come, del Real Madrid. In un “Delle Alpi” in versione freezer, dopo una prima frazione orrenda, finalmente il numero diciannove esordisce davanti alla “Maratona”. Al 58’ Milanetto, su assist di Scoponi, ci fa piombare nell’incubo, ma, 7’ dopo, ci pensa ancora una volta Carlos. Palla ai venti metri, finta a portar via un avversario, sembra scivolare, poi riprende l’equilibrio e manda a spasso un secondo difensore, dribbling su un terzo e assist per Vergassola che pareggia con un pregevole pallonetto. Più che un assist, in realtà, una vera carezza al pallone col sinistro. La curva che alza il volume sulla danza del gaucho è uno dei pochissimi momenti d’oro dell’annata, peccato che rimanga fine a se stesso, anche perché il possibile gol vittoria di Omolade si ferma sulle terga di Ballotta. Tornando a casa dovrei essere devastato per una retrocessione a cui manca soltanto più il supporto della matematica, ma rivivo mentalmente quel numero di Marinelli e ne godo. Come un innamorato. E come un innamorato penso che se Ulivieri lo avesse messo dall’inizio, starei godendo anche per tre punti d’oro.
 
Il giorno in cui gli fu preferito Magallanes dal 1'
La situazione precipita ulteriormente: 0-3 interno contro il Milan, invasione e squalifica del campo fino alla fine della stagione. Ci sarebbe ancora il derby di ritorno, a Torino perchè, secondo il calendario, il turno interno spetta alla Juventus. Non si gioca per la salvezza, ma per l’onore. E, in una stagione ricca di abulia e prestazione vergognose, il Toro, che da Ulivieri è passato alla coppia Zaccarelli-Ferri, almeno ci mette l’orgoglio. Va sotto subito, ma non si arrende, picchia e, a sprazzi, gioca quasi bene. In una gara fortemente nervosa, Marinelli è il condottiero, soprattutto nella prima frazione: il repertorio di dribbling e passaggi illuminanti mette in crisi la difesa bianconera, specialmente verso la fine del tempo, quando rientra da sinistra e sfiora il palo col destro, con una giocata sontuosa. Poi, nella ripresa, col Toro già nove contro dieci, Marinelli mette una mano sulla spalla all’arbitro De Santis per chiedere spiegazioni: espulsione incredibile. Il numero diciannove esce scuotendo il capo e ridendo amaro, non vedrà Fattori sbagliare il più assurdo dei pareggi, non vedrà più il campo, non vedrà più la serie A italiana.
La società vorrebbe rifondare la squadra puntando proprio su di lui e sul rientrante Pinga, una coppia tutta estro per una pronta riscossa fra i cadetti. Carlos, forse consigliato male, inizia a giocare inspiegabilmente al rialzo e sfuma tutto: un duro colpo per chi, come me, lo immaginava insegnare il Verbo per impreziosire i campi più periferici del calcio italiano. E’ solo la prima delle tante assurde trattative di quella stagione (a gennaio, per esempio, ci sarà la perla di Smeets che, raggiunto l’accordo col Toro al mattino, il pomeriggio tenterà un giochino al rialzo col risultato di essere sbattuto fuori dalla sede in malo modo da uno Zaccarelli giustamente insensibile alle successive richieste di perdono del belga), ma è quella che mi farà più male. Incredibile che, dopo sei mesi scarsi, uno con quei colpi lasci la nostra maglia per sempre.

Invece, il 2 gennaio del 2005, vengo svegliato da un messaggio del mio amico Stefano, il cui testo è un laconico “leggi La Stampa”. Apro avidamente il giornale sapendo già dove andare e mi accoglie il titolo: “Riecco Marinelli: con Pinga una coppia da sogno”. Carlos torna a casa, in un Toro che viaggia a vele spiegate verso la massima serie. Sembra che paghi addirittura una penale per svincolarsi dal Racing e rivestire il granata. Per qualcuno è l’iniziativa disperata di un giocatore che stava sparendo prematuramente dal calcio che conta, per me è un segno di amore per i nostri colori: addirittura paga per giocare da noi, mio Dio, IO pagherei per giocare con quella maglia un minuto solo. In attesa del transfer, contro la Ternana fa passerella sotto la curva, accolto come un Dio.
 
Un momento di grande allegria durante la sua seconda venuta
Il benedetto transfer arriva prima di Verona-Toro, gara delicatissima che arriva dopo due sconfitte consecutive. Marinelli, stavolta col numero diciotto, inizia in panchina, come contro la Lazio due anni prima. Dominiamo, Franco Ramallo cicca clamorosamente un pallone a due passi dal portiere (praticamente ci si siede sopra), sbagliamo un rigore e alla prima occasione segna Behrami per loro. A inizio ripresa è il momento del mio idolo: gli lascia il posto lo sciagurato Franco e, mentre sogno che il suo secondo esordio italiano ricalchi quello dell’Olimpico, lui decide di rivivere la sua ultima emozione italiana, cioè un’espulsione, stavolta sacrosanta. Gomitata a Guarente, Toro in dieci e raddoppio gialloblù di Cossu 1’ dopo. Bei momenti.

Marinelli rientra contro il Bari, sostituendo Sasà Bruno a una manciata di minuti dal termine, col Toro sul 2-0. Serata da tregenda, ma, come contro il Modena un paio di anni prima, un doppio passo fantastico e una verticalizzazione di sinistro scaldano la curva, felice di riabbracciarlo. Chi sogna la coppia con Pinga, però, è deluso: per l’argentino, all’inizio, ci sono solo spezzoni dove incide pochissimo. La prima da titolare arriva contro il Cesena, ma è ancora pieno di ruggine nel match che ci vede prendere gol da Ciaramitaro (che ci segnerà anche, anni dopo, con la maglia del Modena. Forse siamo l’unica squadra a esserci fatti segnare due volte con due maglie diverse dal “Ciara”). Col Pescara, però, è un’altra storia: Ezio Rossi prova il trio Maniero-Marazzina-Marinelli e dopo 18’ la partita è in ghiaccio. Segnano tutti e tre, con Carlos che fa il 3-0 con un rigore, tirato maluccio. Il suo primo e unico gol italiano è esteticamente dimenticabile, all’interno di una prestazione personale convincente. Come un titolista senza idee, mando sms agli amici scrivendo “Ma-Ma-Ma: il Toro va”.
Purtroppo le seguenti partite di “Mari” non confermano la gara contro gli abruzzesi e, che sia da solo o, più di rado, con Pinga, le quotazioni calano per poi precipitare vicino allo zero con l’arrivo in panchina di Zaccarelli per le ultime due partite più coda playoff. L’ultima immagine dal vivo che ho di Marinelli è negli istanti finali della grottesca finale contro il Perugia, quando giocavamo, a nostra insaputa, uno spareggio per non retrocedere invece della gara decisiva per la promozione. Carlos è in canotta, rigorosamente senza maniche, ai bordi del campo che incita la folla con commovente tamarria. Ai margini, ma felice. Perché ci vuole bene.

Neanche una settimana e il Toro piomba nell’incubo del fallimento, che, quando diventa realtà, vede soltanto tre granata credere nel salto nel buio, mentre inizia il fuggi fuggi generale e la cosiddetta bandiera Balzaretti si accasa sull’altra sponda del Po. Gli eroi sono Fontana, Vailatti e Marinelli. Sono i giorni dei Lodisti, del braccio di ferro Cairo-Giovannone, degli allenamenti senza palloni, di Carlo Nervo che prima accetta e poi, visto il futuro nebuloso, va al Catanzaro. Sono i giorni in cui Marinelli non può essere tesserato, perché, nel frattempo, il suo geniale procuratore gli aveva fatto firmare un contratto con una società dilettantistica argentina. Bisogna aspettare gennaio per tesserarlo. Gennaio arriverà, ma tra le sei facce nuove acquistate da Cairo nel mercato di riparazione, di lui non c’è nemmeno l’ombra. Stavolta è finita davvero.
Ecco Marinelli con la maglia del Chels...ah, no, scusate.
Il resto della carriera marinelliana è un deprimente girovagare: Sporting Braga, Kansas City (!), Millionarios Bogotà, gli argentini dell’Aldosivi, gli ungheresi del Gyor (che furono avversari del Toro nella cavalcata Uefa ‘86/’87 col nome Raba Eto Gyor) e, infine, i peruviani dell’Universidad San Martin, con Wikipedia che, alla voce “Presenze e reti”, mette mestamente un punto interrogativo per entrambe. Come possano piedi così perfetti essere relegati, con scarso successo, all’estrema periferia del calcio è un mistero a cui non ho risposta: un mix letale di sfortuna, carattere difficile, consigli sbagliati, testa matta. Vorrei avere risposte, ma so solo che, quando il Toro vorrebbe far “frullare” (Ventura dixit) il pallone, preferirei che il pallone passasse dai suoi piedi e non da quelli dei pur bravi Vives e Basha, mentre in bocca continua a rimanere l’amaro sapore dell’occasione mancata.

23 commenti:

  1. Quello contro il Modena è un gran pezzo.

    Grazie, Francesco, bel post.

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    1. Un pezzo incredibile, indimenticabile davvero. Anche quando manda in porta Omolade verticalizza niente male.
      Peraltro, che nostalgia quando "i giovanissimi attaccanti della Primavera" come Omolade erano classe '83; oggi siamo quelli nel pieno della maturità.
      Infine, segnalo a Nesat una sontuosa prova del nostro idolo Scoponi (sostituito peraltro da un altro nostro beniamino come l'uomo-senza-collo Ponzo).

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    2. Ponzo è uno dei giocatori a cui ho voluto più bene di quegli anni. Purtroppo è mancato in maniera assurda.

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    3. Oddio non mi ricordavo che è mancato.

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  2. Grazie Bostero, è stato davvero un onore. Tra l'altro, giovedì scorso, durante una birra fra granata, l'argomento Marinelli è riemerso prepotentemente e abbiamo dovuto ammettere tutti quanto lo preferissimo a Pinga.

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  3. "... meglio nella ripresa con l'inserimento del giovane Marinelli". L'uomo nel container di 90° minuto non mente mai.

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  4. Ho appena scoperto una cosa meravigliosa: l'allenatore attuale di Marinelli è l'ex Cagliari Julio Cèsar Uribe.

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    1. Uribe l'ho completamente rimosso.

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    2. Altra perla: Montano (ex meteora di Parma, Verona e Piacenza) è un suo attuale compagno di squadra in Perù. Dev'esserci una specie di cimitero degli elefanti delle occasioni mancate.

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    3. Intanto complimenti a Francesco, gran bel pezzo su un giocatore del quale mi innamorai alla prima partita (non sono del Toro, mi piacciono solo quelli bravi). Da allora l'ho acquistato a Football manager finché anche la SI non l'ha dimenticato, facendolo diventare il bidone che non è mai stato. Splendida anche la citazione di Montano qui sopra: un matto totale che meriterebbe un post a parte, con la scomparsa mentre giocava a Parma (o era Piacenza?) da tramandare ai posteri.

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  5. Ricordo il numero che fece quando mandò in gol Vergassola e pensai "lu lè l è boon"..

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  6. gran post, per la miseria !!!!

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  7. "Magallanes: il mix fra Meroni, Best e Gento"

    Tilli Romero era un genio, cazzo.

    markovic

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    1. A proposito di Magallanes, vorrei riportare qui di seguito uno dei miei post preferiti del nostro amico Tamas, il numero 234 della sua serie "un tamas al giorno" (tratto da: http://tagestamas.tumblr.com/post/6818709457/234):

      Il governo del Portogallo, costretto dal grave deficit ma rivelando tuttavia una meschinità d’animo che non gli si conosceva, ha inviato ai discendenti e legittimi eredi di Fernao de Magalhães, meglio noto da noi come Magellano, una cartella esattoriale contenente una pesante multa, con relativi interessi, causata da un biroccio lasciato in sosta vietata a Santarém dal glorioso avo verso il 1517; questi, per la verità, aveva anche in mente di spostarlo, ma la sua morte - avvenuta nelle Filippine in uno scontro con i selvaggi - valse a scombussolargli un pochino i piani.

      Un’identica ingiunzione, per colmo di indecenza e per pura volontà di ingannare il prossimo, è stata inviata anche a Federico Magallanes, ex Atalanta, Real Madrid e Torino, che non ha alcun legame di parentela col navigatore lusitano; vedendo tuttavia sulla busta i bolli rossi e verdi della burocrazia portoghese, Magallanes ha immaginato che si trattasse di una convocazione da parte della Ternana e ha immediatamente pagato la forte somma (280 ducati veneziani del 1520).

      Ora, seduto nella sua veranda sul Mar della Plata, l’attaccante uruguagio attende fiducioso una chiamata che non verrà.

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  8. Gran bel pezzo!
    E quanto ti capisco...da tifoso granata le giocate che faceva Marinelli non le ho mai viste da nessun altro. Il suo piglio scazzato e sornione su quei denti da roditore. Le giocate improvvise e le altrettanto improvvise espulsioni. La sua totale imprevedibilità. Sono tutt'ora innamorato del suo sinistro e penso che al Toro un giocatore così bello e inutile (nel senso di poco pragmatico) sarà difficile rivederlo. L'unico che poteva avvicinarlo ( eguagliarlo no) era il mago Roberto Merino.

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    1. Merino fu anche un nome accostato al Toro qualche anno fa, nei drammatici mercati della serie cadetta. Inutile dire che mi ero esaltato. Come mi esaltai, anni prima, per l'acquisto di Claudio Bonomi.

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  9. Grande! sono pienamente d'accordo con te. la gente non riesce a capire che un giocatore può essere forte e non dimostrare mai nulla allo stesso tempo...Montano infatti era un mio pupillo...in generale credo che l'under 21 sia una grande fucina di calciatori spezzati,ora mi viene in mente Marino Defendi..

    Janos Boka

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  10. Una precisazione: i "cattivi consigli" venivano solitamente dal padre, che gli ha probabilmente rovinato la carriera con le sue manie di grandezza.

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  11. quante carriere distrutte da padri megalomani...

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  12. Post bellissimo. Marinelli è un calciatore rimasto nella memoria di molti, anche dei non tifosi del Toro.

    Credo che il Torino sia una delle squadre più "Borghettare" del mondo. Ci sarebbero km di "Lacrime" da scrivere su annate e personaggi granata.

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  13. Esimatore Dei Talenti19 giugno 2015 15:33

    E' passato un anno e mezz, ma leggo ora il tuo post e i commenti che condivido in pieno.
    Credo che nel calcio, come in tutte le cose della vita, vada fatta una netta distinzione fra il talento ed il lavoro. Talento significa riuscire a fare una certa cosa come quasi nessun altro riesce a farla, senza nessuno sforzo e senza faticare. Lavoro significa preparazione, allenamento, metodo, programmazione, sacrifici. I grandi della Storia che hanno fatto quello che nessuno, prima o dopo di loro, era o sarebbe mai riuscito a fare,hanno tutti un tratto comune: enorme talento per una certa cosa, grandissima passione per la stessa, organizzazione di tutta la propria vita in funzione di essa - tralasciando quindi tutto il resto, compresi gli altri talenti - ed anni, se non decenni, passati a faticare come bestie per 12-15 ore al giorno. La storia del calcio è disseminata di potenziali fenomeni che "avrebbero potuto essere" più forti di Messi o Maradona. ma la verità è che di talento cosi grande da permettere di fare la differenza, anche senza lavoro, ne è esistito uno, quello di Maradona appunto, mentre Messi gioca così perchè gestisce la sua vita con una professionalità e facendo sacrifici che nessuno di noi, per la sua professione, sarebbe probabilmente disposto a fare.

    Al di là di questo, però, anche in assenza di risultati concreti, gol, partite decise, assist, scudetti e coppe vinte, che sono tutte figlie del lavoro, il talento il sè e per sè può comunque essere riconosciuto ed apprezzato dagli esteti del calcio.

    Nel caso specifico, da Juventino rimasi letteralmente folgorato dal controllo di palla di questo Marinelli, e quando fu tra i pochi a firmare per il Toro dei Lodisti ero convinto sarebbe diventato per i Granata quello che è Totti per la Roma: una bandiera, che vi avrebbe portati dalla B all'Europa. Purtroppo non si è perso per strada, ma proprio subito dopo la partenza: credo ch quel carattere scanzonato, unito ad una forte irascibilità, abbiano generato anche fuori dal campo episodi di cui noi siamo rimasti all'oscuro, che alla fine hanno portato dirigenti ed allenatori a scartarlo.

    A noi rimane il ricordo, la consapevolezza di aver intravisto gli inizi di quella che avrebbe potuto essere - ma non è stata - una meravigliosa storia di calcio, e quei pochi filmati su Youtube, eterna testimonianza di un artista del pallone, che con due tocchi sapeva accendere uno stadio intero

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  14. nell'Universidad de San Martin, per la prima e unica volta nella sua carriera, ha giocato con una discreta continuità, facendo assist decisivi per gol di compagni che hanno permesso a quella squadra di conquistare la salvezza per alcune stagioni consecutive ( ora sono retrocessi. Non cèe che dire: talento assoluto nel controllo di palla e nel dosare la forza, calibrando quindi alla perfezione la lunghezza del passaggio ( letteralmente telecomanda il pallone sui piedi dei compagni)ma non partecipa per niente alla fase difensiva, non sa assolutamente saltare l'uomo o dribblare e non tira mai in porta. Per gli esteti del calcio, comunque, i suoi filmati su youtube sono una delizia per gli occhi

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