mercoledì 18 dicembre 2013

La Giusta Chimica

“Lode a te, mia Lipsia, piccola Parigi che istruisci la tua gente!”.
Si, ok, questa è una clamorosa marchetta che pare Goethe abbia pronunciato a proposito della città, probabilmente in seguito a una delle sue visite alle birrerie locali (la Auerbachs Keller del Faust si ispira a un vero locale di Lipsia). Tuttavia in altri scritti, meno citati dalle guide turistiche, il buon Wolfango si lasciò un po’ più andare e definì la città come un centro dinamico, moderno rispetto alla sua arcaica Francoforte, attribuendo d’altro canto ai suoi abitanti una certa tendenza alla doppiezza e all’ipocrisia, sfociante talvolta nella più bieca falsità.

Una delle locali squadre di calcio si chiama (chiamava?) BSG Chemie Leipzig. Questa affonda le sue radici in una società fondata come Sv TuRa Leipzig nel 1932, un anno prima della Machtergreifung di Adolf Hitler. Viene presto promossa nella Gauliga, il principale campionato della Sassonia (e quindi un girone valido per il campionato nazionale, nell'assenza di una lega centralizzata). 
La squadra riemerge dalle macerie dei bombardamenti col nome di Bsg Chemie Leipzig: con questa denominazione inizia a attrarre una massa crescente di tifosi, che dal quartiere industriale di Leutzsch si recano al Georg Schwarz Sportpark, uno spartano catino da ventimila posti situato in un parco circondato dal grigiore industriale.
Sono inutili le bandierine del corner: se si sente nell’aria l’odore di bruciato vuol dire che il vento soffia dal deposito carbonifero, e quindi l’angolo va battuto a rientrare: se il battitore sente nell’aria l’acre scia proveniente dal distretto biochimico, il corner è invece da battersi a uscire, dato che il vento soffia sicuramente da est. 
La Chemie ottiene gradualmente risultati sempre migliori e nel 1950-51 raggiunge il primo titolo della Germania Est: i biancoverdi finiscono a pari punti in testa alla classifica con i "Puffbohnen" ("fave") della Turbine Erfurt.
Nello spareggio, combattuto nella ridente Karl Marx Stadt (oggi Chemnitz), allora anch’essa una delle città più inquinate d’Europa, la squadra di Lipsia soffre indicibilmente ma nella ripresa si impone 2-0 e alza al cielo grigioverde la coppa dell’Oberliga.

Alcuni torvi figuri però, non vedono di buon occhio che la Chemie Leipzig sia la migliore squadra in città: il loro piano è di favorire invece la Lokomotiv Leipzig (gialloblu), una società fortemente vicina alle autorità e formata anche saccheggiando rose di altre squadre.
Durante l’autunno 1954 la BSG Chemie viene praticamente smantellata nel giro di due giorni: i suoi migliori giocatori vengono obbligati a lasciare il club per andare a giocare per i rivali cittadini della Lokomotiv: a nulla vale opporsi, i tifosi possono solo assistere impotenti a questo esodo.
Si salva solo il portiere (e beniamino del pubblico) Günter Busch, il quale, avvisato da un dirigente di ciò che sarebbe accaduto, ne aveva approfittato per partire per le vacanze.
Tuttavia, nel giro di poco tempo la Chemie sparisce, svuotata dei suoi elementi cardine.

Nel 1963, nove anni più tardi, in città si sparge la voce di un progetto più ambizioso: le autorità sportive, indispettite dallo scarso rendimento delle varie squadre cittadine (su tutte Lokomotiv e Rotation), decidono di prendere i migliori elementi dalle varie società e formare un unico squadrone rappresentante Lipsia a livello nazionale: nasce l'SC Leipzig. Finalmente smetteranno di vincere il campionato cittadine come Zwickau, Jena o Halle…e che diamine.
La creazione di questa supersquadra lasciò però libero un posto nella prima divisione della Germania Est, l'Oberliga.
Si decise, tanto per non disputare un campionato con un numero di squadre dispari, di riempire questo vuoto con una squadra di riserve, scarti e giovani (in pratica Il Resto di Lipsia), rispolverando il nome di BSG Chemie Leipzig: i tifosi del quartiere di Leutzsch così avrebbero avuto il contentino di veder ricomparire la loro squadra affossata dal regime.
Questa d'altro canto sarebbe stata una partecipazione simbolica, giusto per fare numero, come squadra materasso che avrebbe probabilmente terminato la stagione con molte reti al passivo.
Nell’estate 1963 si tennero quindi le selezioni per dividere i buoni dagli scarti: a questi provini assisteva anche Alfred Kunze, ex allenatore della Lokomotiv.
Kunze si presentò al campo motivato da due intenti ben precisi: intanto il desiderio di scoprire talenti nascosti e ignorati dai più, ma soprattutto la volontà di vendicarsi della sua ex squadra, sentimento sorto in lui dal primo momento in cui gli era stata vagheggiata la possibilità di allenare “gli scarti di Lipsia”, incarico che infatti gli verrà affidato.   
Se la selezione della crème cittadina (Sc Leipzig) cominciò il campionato in maniera stentata, la rinata Chemie iniziò battendo il Wismut Aue (oggi Erzgebirge Aue) rullandolo 2-0. 
Mentre le autorità snobbavano l'inizio stagione della Chemie infarcita di scarti ritenendolo un fuoco di paglia, si giunse al derby di Lipsia, in cui si sarebbe assegnato il primato cittadino.
Incredibilmente, la Chemie battè con un rotondo 3-0 il dream team. Scherbarth, Pacholski, Scherbarth.
Due personaggi si dimostrarono indispensabili per questa imprevista metamorfosi:
Ha fatto bene a scrivere il nome della squadra in alto, con tutti questi cambiamenti…
In primis lo stesso Herr Kunze, secondo il quale le prestazioni sorprendenti della sua squadra erano spiegabili col grande entusiasmo dei giocatori, che essendo stati sempre riserve ebbero l’opportunità di esprimersi compiutamente per la prima volta, tentando di rompere le uova nel paniere alle società più blasonate. 
Bernd Bauchspiess era invece uno studente di medicina di Zeitz (Sachsen Anhalt), all’occorrenza centravanti: in possesso di un fisico torreggiante, i suoi punti forti erano la corsa e la determinazione in area. Di lui si diceva che avesse i polmoni di un cavallo. Con 13 gol fu il capocannoniere della Chemie Leipzig.

Si giunse così alla partita finale, con la Chemie, priva di Bauchspiess, impegnata sul campo del già retrocesso Turbine Erfurt: secondo a meno due l'Empor Rostock (progenitore dell'attuale Hansa). La SC Leipzig era solo terza.
La partita, la cui difficoltà era ingigantita dalla pressione di un traguardo storico, si rivelò invero piuttosto semplice, con un goal dell’ala Behla e un rigore di Walter per un 2-0 nel primo tempo. La partita finì così.
La squadra degli scarti, il resto di Lipsia, aveva vinto.
E non si fermò: conquistò pure la coppa nazionale due anni più tardi, prima di entrare in declino solo negli anni Settanta. 

Mister Kunze e bomber Bauchspiess sono morti pochi anni fa. 
Lo squadrone dell’ SC Leipzig riprese qualche anno più tardi l’originario nome di Lokomotiv, e con questa sigla raggiunse nel 1987 la finale di Coppa delle Coppe, perdendo di misura contro l’Ajax. Poi il nome Lokomotiv sembrò di colpo vetusto e tetro, sostituito da un più neutrale “VfB Leipzig” negli ottimistici anni Novanta.
Oggi in Regionalliga Nord-Ost, al quarto livello del calcio tedesco, è tornata a chiamarsi Lokomotiv.
L’eroica Chemie invece, ha cambiato denominazione nel 1990 in Sachsen Leipzig, fallendo poi nel 2011.
Da allora si è scatenata una faida intestina fra due squadre (mi state ancora seguendo?) che sostengono entrambe di essere la degna erede dello “spirito del 1964”: una col nome originario di BSG Chemie e l’altra leggiadramente battezzata “SG Leipzig Leutzsch”. Pare che la scissione sia a sfondo politico (la nuova Chemie è antirazzista e antifascista, mentre vari tifosi neonazisti del Leutzsch sono stati coinvolti in aggressioni ai danni di ehm… un’altra squadra di Lipsia! Eh si, la “Roter Stern”… ma qui mi fermo, tranquilli).
Scusate se mi sono perso qualche passaggio, ricostruire la storia calcistica di questa città è come tracciare l’intero albero genealogico di un immigrato ottocentesco di cui si conosce solo il cognome “Esposito”.    

Il bello è che oggi Lipsia è rappresentata al suo massimo livello (Dritte Liga) da un’altra entità, la RB Leipzig.
Che cosa indica la sigla? Qualcuno vuole darci a intendere che RB stia per “Rasen Ball” (“palla a prato”, come un modo arcaico per indicare il calcio), tuttavia ciò è ovviamente un astuto aggiramento della norma che impedisce la sponsorizzazione diretta del nome delle squadre, per cui un indizio ve lo do io:
Rasen Ball”, eh?
La Red Bull tentò anche di rilevare il titolo sportivo della vecchia Chemie, e molti tifosi rimasero basiti quando il loro vecchio eroe Bauchspiess si dichiarò a favore di questa operazione dichiarando "la bibita della Red Bull è chimica, e noi ci chiamavamo Chemie. Ci sta bene." Eresia. 
Che poi alla fine Goethe c'aveva visto lungo. 

Cambi di nome, manovre politiche, faide ideologiche, vendette personali, il moderno che sbrana il vecchio e lo scioglie in un barile di taurina… tutto questo sopportato stoicamente da undici statue verdi, che incuranti sotto le piogge acide dell’orribile quartiere di Leutzsch ricordano l’incredibile annata 1963-64.
Klaus Günther, Dieter Sommer, Manfred Walter, Bernd Bauchspieß, Heinz Herrmann, Horst Slaby, Wolfgang Behla, Lothar Pacholski, Dieter Scherbarth, Bernd Herzog, Wolfgang Krause, Klaus Lisiewicz , Hans-Georg Sannert. 

4 commenti:

  1. Articolo da applausi, atmosfere plumbee e memoria ddr, fra silenzi e ciminiere: bravo Gaizka!
    Giusto un paio di mesi fa ho avuto modo, davanti a un ascensore di un anonimo hotel londinese, di scambiare due parole in un boccheggiante inglese con un distinto signore sassone bardato RB Leipzig, con annesso figliolo altrettanto bardato, che mi magnificava delle "magnifiche sorti e progressive" della sua compagine, addirittura in prima linea per costituire una Lega mitteleuropea con club austriaci e boemi (!) e ambire, nel giro di un lustro (!!), a un posto in Champions League (!!!). Io lo ascoltavo, divertito e incuriosito, ma guardandogli quella maglia biancorossa marchiata di taurina bevanda non potevo impedire alla mia memoria di riandare alle immagini di una romantica finale di oltre 5 lustri or sono quando robusti ferrovieri in gialloblu inseguivano con orgoglio e dignità cigni biancorossi sul prato della città di Pericle. Oggi, davvero, sunt lacrymae rerum...
    Aeschylus

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  2. Gran bel post.
    Direi che la cosa più bella è l'ostinazione dei tifosi del Chemie. Pur di non cedere all'orrida multinazionale austriaca la loro storia e i loro colori sono falliti. D'altronde non si sono piegati alla GDR, la Red Bull non è niente.

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  3. Grazie Gaizka per aver aggiunto una città, Lipsia, e soprattutto un quartiere, Leutzsch, nella nostra mappa calcistica.

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  4. Lipsia e` una delle citta` che amo di piu` in assoluto. All'epoca, senza parlare una parola di tedesco, uscii commosso dallo spledido museo sulla germania est. Sto cercando di studiare questa lingua complicata quasi solo per tornarci e commuovermi di più ...

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