martedì 8 ottobre 2013

Route du Maroc - Quinta parte - Marrakesh


[Le precedenti parti: Casablanca, Rabat, Fes ed Essaouira]

Les Noces De Sable
 
Nella cultura araba il concetto di hijab indica il nascondere, il velare e, talvolta, il separare. I riad marocchini sono l’applicazione di tale concetto. Inscrutabili dalla strada, si sviluppano attorno a cortili e giardini interni, lasciando l'intimità al riparo da sguardi indiscreti. Ciascun riad ha colori e geometrie proprie, ogni dettaglio è prezioso e curato. Silenziosi e freschi grazie ai mille giochi d'acqua, i riad sono la principale alternativa alla sistemazione alberghiera in Marocco.
Al Riad Malika la differenza la fa l’arredamento american style anni ’50. Un gioiello al limitare dei suk fatto di lampade, poltrone e locandine di film alle pareti. Un pappagallo ed una tartaruga.
Passare da Marrakesh senza assaggiare la tarte d'orange del Malika non ha alcun senso.
 
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Fédération Royale Marocaine de Football
C'est fermé, sussurra svogliato il tizio appostato a pochi metri dal negozio. Vedo le maglie attraverso le porte chiuse. Ripasso tra un pò, ribatto. Ma mezz'ora più tardi il commento rimane lo stesso: c'est fermé per la pausa pranzo, riapre alle cinque e mezza.
Trovare maglie da calcio all'estero è più un lavoro che un piacere. Raramente si trovano maglie originali, quasi mai si evitano estenuanti contrattazioni. A Jemaa el-Fna le maglie della Nazionale marocchina partono da 200 Dirham e non sono granchè. Il negozio chiuso invece ispira più fiducia, ma è chiuso.
Il tizio a pochi metri dal negozio, canottiera celeste e faccia poco raccomandabile, alzandosi mi convince che un amico suo, poco distante, ha ciò che cerco: la maglia della Nazionale senza la scritta Marocco in arabo e inglese sulla schiena.
A passo veloce lo seguiamo nel labirinto dei suk. Souvenir di coccio, olio d'argan, coltelli: tutte cose che non mi servono. Dopo dieci minuti di vicoli e svolte arriviamo in un bazar coperto dai mille colori. Dall'amico e dalla maglia. Perfetta, una replica a regola d'arte. Vuole 300 Dirham, l'amico. Non se ne parla. A Rimini la trovo a 100 e fatta meglio, argomento. Scende a 250. Io sto fermo a 120. 230.. poi 200, altrimenti ci perde, argomenta. Chiede il last price, che è 120. Lo richiede, ma se 120 era il last price.. Facciamo la finta di andarcene. Dopo un quarto d'ora crolla. 120. E' fatta e fa un caldo porco.

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Yves Saint Laurent (1936 - 2008)
 
Yves Saint laurent e Pierre Bergé visitarono les Jardin Majorelle per la prima volta a metà anni Sessanta, poco dopo la morte di Jaques Majorelle, l'artista francese che li aveva ideati una volta trasferitosi a Marrakesh molti anni prima.
Morto Majorelle, l'amministrazione marocchina decise per la costruzione di un hotel di lusso sul terreno dei giardini. Saint Laurent e Bergé, però, si opposero alla costruzione dell'hotel e, contante alla mano, decisero di rilevare i giardini e di viverci. Nel 2008, le ceneri di Saint Laurent sono state sparse nei giardini e la vicina strada a questi intitolata.
Les Jardin Majorelle sono forse il miglior modo per perdere un paio d'ore a Marrakesh. Una collezione di colori e gusto. Cacti, ninfee e centinaia di piante. Un oasi perfetta dove imparare le tonalità del bleu majorelle.

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La prima volta che sono stato a Marrakesh avevo 6 anni. I flauti di Jemaa el-Fna avevano incantato più me che i cobra fuori dalle ceste.
Ora la grande piazza è tanto diversa. Più commerciale, ma sempre bellissima. I suk assieme a lei. Affollati ma puliti, ordinati. Marrakesh é la nuova moda immobiliare per gli europei, le case sono rimesse a nuovo ed esposte nelle vetrine delle agenzie. I flauti a Jeema el-Fna continuano a suonare perchè i cobra si dondolino stanchi sotto gli ombrelloni. Le scimmie continuano a odiare le catene che le legano casse pesantissime. A sera lasciano il posto allo street food ed ai ballerini.
A Marrakesh sono tantissime le cose da vedere. Da non perdere, partendo dalla parte nord della Medina, le concerie nella zona berbera (vicino a Bab Debbagh), la madrasa Ben Youssef e, scendendo verso la Grande Place, i suk degli artigiani.
Vicino a Jemaa el-Fna, la moschea della Koutoubia (il cui minareto è riconoscibile perchè in cima ha un patibolo) e, più a sud, i giardini dell'Agdal. 
 
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Crazy Boys 06
Domenica scorsa il Kawkab Athlétique Club de Marrakech, la squadra di calcio di Marrakesh che prende parte alla Botola, ha fatto il colpo ad Agadir, imponendosi per 4 a 3 contro l'Hassania e tenendo il passo del Moghreb Tetouan, vittorioso a sua volta a Sale.
Il KACM, fondato nel 1947, ha vinto solamente due volte il campionato marocchino, nel '58 e nel '92, ma ben 6 Coupe du Throne. Nel 1996 le Stelle di Marrakesh, battendo in finale l'Etolie di Sahel, hanno vinto la Coupe de la CAF, una competizione - ora assorbita dalla CAF Confederation Cup - equivalente alla Coppa Uefa europea.
Nelle file del KACM ha giocato Chaouch, che ricorderete per il gol "impossibile" all'Arabia Saudita nel 1994 (qui con una telecronaca d'eccezione). Belle le coreografie dei Crazy Boys 06, il principale gruppo ultrà della squadra di Marrakesh.
 
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Dopo che avrete letto Lamento di Portnoy prendere un autobus per il New Jersey dopo una mangiata di pesce a Sheepshead Bay non sarà più la stessa cosa.

2 commenti:

  1. Caro Bostero, degna conclusione di un viaggio splendido. Tante chicche che saranno utili a tutti quelli che, come me, in Marocco non ci sono (ancora) mai stati. Questo riad di Marrakesh è imperdibile.

    La frase "A Rimini la trovo a 100" è già storia e la utilizzerò in qualsiasi contrattazione in cui mi troverò coinvolto.

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  2. Gran bella maglia.......

    5 puntate e neanche un accenno al fumo.........

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