venerdì 25 ottobre 2013

Béla Guttmann, "L'Ebreo Errante" PT.1


Prendete la teatralità di Josè Mourinho, il “pugno di ferro” di Fabio Capello e il fascino romanzesco di Brian Clough, ne verrà fuori un allenatore o forse molto di più. Una storia. Un uomo. Quest’uomo è Béla Guttmann.

Béla Guttmann con la divisa dell'Hakoah Vienna

Bela il calciatore
Béla Guttmann nasce il 27 gennaio del 1899 a Budapest da una borghese famiglia ebraica. I genitori entrambi insegnanti di danza classica lo avvieranno verso la loro stessa professione ma con scarsi successi. A 16 anni Guttmann, dopo aver conseguito il diploma da insegnante di danza classica, s’innamora del calcio. Un amore che durerà per tutta la vita e lo consegnerà alla storia.

Diventa professionista tra le file del Torekvés, squadra della serie B ungherese. L’allenatore vede in lui una grande punta, i giornali vedono in lui “un ragazzo allergico alla corsa e al sacrificio di squadra”. Guttmann si congeda a modo suo dal Torekves, siglando una tripletta nel match contro lo Zsak primo in classifica e imbattuto. Nonostante ciò i giornali saranno lapidari: “Guttmann il peggiore in campo. Non ha corso un solo metro in tutta la partita. Non ha fatto altro che ricevere palla e tirare”. Anni dopo Guttmann, ricorderà con ghigno beffardo la vicenda : “Il calcio è cambiato. A inizio carriera feci 3 gol alla prima in classifica ma venni massacrato dai giornalisti per aver corso poco. Ora se fai un gol contro un’acerrima rivale, sei considerato un eroe a vita”. E’ solo l’inizio della sua carriera da professionista e già si avverte forte il sapore del suo talento tutto “genio e sregolatezza”.

Il talentuoso Guttmann si trasferisce a Vienna dove il calcio, non solo è in forte espansione, ma anche tema di dibattito nei salotti intellettuali dei primi del 900. Passa alla leggendaria Hakoah Vienna, squadra formata esclusivamente da calciatori ebrei, la maggior parte dei quali (Guttmann compreso ndr) fuggirono dall’Ungheria dopo l’ascesa al potere dell’Ammiraglio Horty e le conseguenti pressioni antisemite del suo governo.

L'Hakoah di Vienna  (Anno 1925)
La spiccata personalità di Guttmann non tarda a manifestarsi, Nel contratto con l’Hakoah, Guttmann inserisce una clausola secondo la quale deve giocare esclusivamente con divise di seta in quanto la sua pelle è troppo sensibile ad altri tipi di tessuto. Clausola che all’inizio gli causa non poche divergenze con stampa e tifosi.
Ma nel calcio sono i risultati che contano e i risultati, sono sotto gli occhi di tutti.

Il promettente ed eccentrico ungherese è un talento puro, viene spostato a centrocampo dove gli si richiede meno corsa e dove può liberamente lanciare prelibati palloni ai suoi compagni. Dopo due anni, all’alba dell’inaugurazione del primo campionato austriaco, Guttmann ottiene uno storico rinnovo di contratto. Bela e l’Haok si legano per altri 3 anni ed il compenso percepito dal giovane regista, è di ben un quarto degli introiti della società. I mormorii dei giornali vengono messi a tacere dalle straordinarie prestazioni dell’ungherese e dalla vittoria del campionato.

Il viaggio negli U.S.A.
L’Hakoah di Vienna, divenne leggenda in tutta Europa, complice anche l’epica vittoria contro i “maestri” inglesi del West Ham. Infatti, mai nessuna squadra europea era riuscita prima di allora a battere una squadra inglese, per di più in casa, soprattutto 5 a 0.
Dopo la vittoria del campionato e il “Successo inglese”, l’Hakoah partì per un tournee negli Usa, proprio come fanno i top club ai giorni nostri, seppure con differenti intenti. Infatti, la squadra di Vienna, partì alla ricerca di fondi per la “causa sionista”.
Giocarono dieci partite, tutte vinte. Bela Guttmann ricorderà così l’esperienza negli Usa, terra dove se il calcio è quasi un tabù ancora oggi, figuratevi nel 1926.
 
Durante la prima partita, nonostante un largo vantaggio della nostra squadra, notammo un particolare. I tifosi americani non esultavano ai gol bensì a tiri alti e fuori dallo specchio.
Probabilmente confondevano il calcio con il loro football. Bastò uno sguardo per capirci tra compagni. Iniziammo così a tirare bordate, esaltando i tifosi che a fine partita mi portarono in trionfo
”.

Béla Guttmann decide di rimanere negli Stati Uniti e con lui molti altri dei suoi compagni dell’Hakoah. Viene messo sotto contratto dai New York Giant, dove percepisce l’ingaggio record di 500 dollari mensili per la prima stagione e di mille per la seconda, oltre ai costi dell’alloggio. Dopo due anni però, i Giant’s vengono sospesi dal campionato in seguito a uno scandalo di “fondi neri” . Bela ricontatta i suoi ex compagni dell’Hakoah rimasti come lui in America e decidono di fondare l’Hakoah All Star, squadra nata con “l’intento di promuovere il calcio nelle Americhe” attraverso blasonate amichevoli. I giornali dell’epoca parlano di una realtà ben diversa. E’ risaputo che durante il crollo della borsa del 1929, Guttmann perde tutti i suoi beni e cade in disgrazia. Il suo scopo quindi, ben meno nobile, è quello di guadagnare per poi far ritorno in Europa. Riesce anche in questo intento.
Guttmann torna in Austria nel 1932, dove disputa ancora 4 partite con l’Hakoah di Vienna prima di annunciare l’addio al calcio giocato.

Bela ha un solo obiettivo in mente: diventare allenatore. Non solo ci riuscirà, ma rimarrà per sempre nella storia come uno dei personaggi più intriganti e vincenti della storia del calcio.
Un furbo, un vincente, un cinico, un approfittatore, questo è Bela Guttmann già da calciatore. Tutte queste virtù non faranno altro che amplificarsi nella seconda parte della sua carriera, quella da mister.

Il praticantato di Vienna e il sogno olandese
A soli 34 anni Béla Guttmann diventa un allenatore. La sua squadra storica, l’Hakoah di Vienna, gli concede due anni di contratto, ma ne limita la libertà di lavoro. L’Hakoah gli impone lo staff, in quanto reputa l’ungherese ancora inesperto per lasciargli simili privilegi.

I risultati non saranno esaltanti, Guttmann conquista due decimi posti. Al termine dei due anni, di comune accordo con la società, ognuno va per la sua strada. Quella di Guttmann è in salita, tutti sanno che ha un brutto carattere, è un “odioso uomo, pieno di sé" , titolano i giornali dell’epoca e per di più “totalmente inesperto”. Riesce a trovare un incarico grazie alla raccomandazione del padre Abraham e dell’allenatore della nazionale austriaca, Hugo Meisl, compagno di discussioni nei salotti della Vienna bene.

Si trasferisce in Olanda, precisamente all’SC Enschede (oggi confluita nel Twente ndr). Arrivato in Olanda la società, che prima aveva promesso un contratto di un anno, cambia le carte in tavola e per cautelarsi dalle voci arrivate sul conto del mister ungherese, offre un trimestrale con formula di rinnovo per altri 9 mesi in caso di risultati positivi. Guttmann è stizzito ma accetta. I risultati sono esaltanti, si vedono sprazzi di ottimo calcio. All’alba della scadenza del contratto l’Enschede è terzo in classifica a 5 punti dalla prima. Al tavolo delle trattative Guttmann si presenta con una sola richiesta alla società : un premio record in caso di vittoria del campionato. Si racconta che il Presidente dell’Enschede scoppiò a ridere in faccia a Guttmann pensando si trattasse di uno scherzo, ma una volta compresa la serietà della richiesta, accetta premio e prolungamento sino alla fine della stagione. La squadra si convince dei propri mezzi e ottiene una serie di vittorie , aggiudicandosi il girone Est.
Il campionato olandese allora era diviso in 5 gruppi (Nord-Sud-Ovest I e Ovest II).

Classifica finale Eredivise girone Est

Arrivato al turno finale, il sogno dell’Enschede s’interrompe bruscamente contro il Feyenoord, che si laurea campione d’Olanda per la felicità della dirigenza che, se avesse dovuto pagare il premio concordato con Guttmann, avrebbe dovuto dichiarare la bancarotta del club.

La seconda stagione non è così soddisfacente. La rosa rimane la stessa dell’anno precedente a causa della crisi finanziaria del club e l’Enschede conclude al 4 posto con ben 12 punti di ritardo dalla prima in classifica, Go Ahead Eagles.
Guttmann abbandona la squadra alla scadenza del contratto nonostante l’insistenza della società per un rinnovo. Ritorna alla sua amata Hakoah, che non ha mai smesso di seguirne la sua evoluzione nel suo nuovo ruolo. E’ il 1938 e la Germania di Hitler invade l’Austria, l’Hakoah squadra di cultura ebraica viene dismessa e i suoi componenti iniziano a fuggire per il mondo. Tra questi Béla Guttmann.

L’ungherese si rifugia nella sua terra natale dove trova impiego nell’Ujpest. In un anno il mister vince campionato e Mitropa Cup, antenata della moderna Champions League. I risultati sono frutto di un grande calcio espresso dal team ungherese, che trova la migliore espressione in un nuovo modulo che sta prendendo piede nel calcio mitteleuropeo, il 4-2-4.

 
Fase ad eliminazione dirette Mitropa Cup 1939
Dopo la vittoria della Mitropa Cup, il campionato ungherese, come la maggior parte dei campionati europei, viene interrotto e Guttmann sarà latitante sino al 1945.
Durante l’olocausto perde il fratello maggiore, l’unico componente rimasto della sua famiglia. Lui sparisce insieme alla storica moglie Marienne, che presumibilmente sposa nel 1942. Dove si sia rifugiato rimarrà per sempre un mistero. Lui ogni volta che veniva interrogato sul tema rispondeva laconico “Dio mi ha aiutato”.

Il ritorno
Il ritorno ufficiale in attività di Béla Guttmann risale al 1945, quando firma un contratto annuale con il Vasas, l’altra squadra di Budapest come l’Ujpest. Conclude con un secondo posto e il contratto non viene rinnovato dalla società per alcune divergenze con i calciatori, che mal sopportarono il suo passato con l’eterna rivale.
L’anno successivo Guttmann parte alla volta della Romania, direzione Bucarest.
Firma per il Ciocanul (oggi Dinamo Bucarest ndr), il presidente ebreo della squadra romena, diede all’ungherese pieni poteri per risollevare la squadra ed il calcio romeno. Guttmann, attento osservatore finanziario, decide di essere pagato in natura, causa l’altissima inflazione della Romania post guerra mondiale. L’esperienza romena, una delle più brevi della sua carriera, s’interrompe dopo sole 13 giornate, quando il tecnico ungherese lamenta una continua interferenza di alcuni dirigenti nelle scelte tecniche.

Arriva la seconda chance in Ungheria, ancora alla guida dell’Ujpest, dove senza difficoltà Guttmann impone il suo 4-2-4 e vince il campionato a mani basse esprimendo ancora una volta un gran gioco. Ma Guttmann è un giramondo, un eterno traditore e in quanto tale, ancora una volta, tradisce. A scadenza del contratto s’invaghisce del progetto dell’Honvèd, la terza squadra di Budapest, che è arrivata seconda nel campionato appena conquistato dal tecnico. Trova una squadra tecnicamente fortissima e promettente, al suo interno c’è un talentuoso ragazzo ungherese, un certo Puskàs, con il quale non intrattiene però rapporti idilliaci.

A Sinistra : Béla Guttmann a destra Ferenc Puskàs
All’inizio del secondo tempo di una difficile partita contro il Gyor, Guttmann chiama la sostituzione del suo difensore Bozsik. Puskàs, che assiste alla scena, invita il suo compagno a non uscire dal campo. Béla, scuro in volto esce dalla zona tecnica, si avvia verso gli spalti della tribuna, raccoglie una rivista ippica, si accende il sigaro e non alza la testa sino alla fine della partita. Poi si dirige verso la fermata del tram più vicina allo stadio, vi sale sopra e nessuno lo vede più per mesi.
Era stato profetico il mister, mesi prima in una conferenza stampa.
Alla domanda sull’importanza di aver buoni rapporti con i giocatori disse: “Controlla la stella e controllerai tutta la squadra”.

Per Guttmann si concludeva la seconda fase della sua carriera, quella da “apprendista allenatore”, come lo chiamavano ai tempi della prima esperienza all’Hakoah. Ora Guttmann è un allenatore affermato e si parla di lui in tutta Europa, soprattutto per il suo essere perennemente sopra le righe. E qual è la nazione europea eternamente affascinata da personaggi carismatici, discutibili, polemici e antipatici ? Bravi, l’Italia. Ed è proprio da noi che Guttmann verrà a insegnare un calcio nuovo e del tutto sconosciuto, quello della “scuola ungherese”, imbattibile negli anni 50. Béla parte per l’ennesima volta nella sua vita, ma per la prima volta in Italia. C'è qualcosa di più di un contatto con l'As Roma.
 

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