martedì 17 settembre 2013

Route du Maroc - Seconda parte - Rabat


Casbah degli Oudaïa
Settecento ed Ottocento sono ricordati come secoli bui per il Marocco. Il Marocco era perennemente in guerra. Contro i cristiani, contro le tribu ribelli e contro i turchi ottomani. Il territorio era diviso e segmentato. Da una parte il sovrano, il potere centrale di Meknes e le regioni a questo sottomesse. Dall'altra i numerosi dissidenti. Epidemie e carestie mantennero per oltre un secolo la regione ad un passo dal baratro. A tale caos deve aggiungersi la volonta delle potenze europee (Francia, Gran Bretagna e Spagna su tutte) di mettere le mani sulle ricchezze del Paese.

In quegli anni, gli Oudaïa erano predoni nomadi feroci e temuti in tutto il territorio dell'attuale Marocco. Stanco delle loro scorrerie, a inizio Ottocento, il Sultano Moulay Abderrahmane decise di catturare e imprigionare il loro capo. Come rappresaglia, gli Oudaïa si impadronirono di Fes, ma il Sultano riuscì a cacciarli anche da questa città e far si che si disperdessero per tutto il nord del Marocco.

Alcuni di loro, dopo lungo errare, si stabilirono a Rabat, in una parte della città allora disabitata, una rocca, una casbah fortificata risalente al XII secolo in riva al mare alla foce del fiume Bou Regreg.

* * *
 
 
Rabat è la capitale politica ed amministrativa del Marocco. Fondata nel 1150 in prossimità delle rovine romane di Sala Colonia, per lungo tempo ha costituito la base per spedizioni belliche in Andalusia, convertendosi poi in covo di pirati.
Raggiungere Rabat da Casablanca non è impresa impossibile. Nonostante non vi siano indicazioni, è sufficiente costeggiare il mare verso Est e chiedere ai passanti. Questi vi risponderanno "Tout droit". Voi andrete, quindi, tutto dritto e dopo circa un'ora arriverete a Rabat.
Entrati a Rabat, andando tout droit, raggiungerete la Medina.
A dominare la Medina, le mura della Casbah degli Oudaïa.

Rabat ha tutt'altra faccia rispetto a Casablanca, più curata nei particolari, più conservata e pulita nelle architetture di passaggio nei secoli. La sua Medina è vivace e rumorosa. Punto di riferimento per il commercio delle maglie da calcio contraffatte e per lo street food.
I vicoli colorati e infarciti di botteghe più che di bancarelle per turisti.
Oltre alla città vecchia, sono da visitare anche il Mausoleo di Mohammed V e la necropoli di Chellah, a nord del centro.
Lo Ouadi Bou Regreg divide Rabat da Salè, un tempo luogo di perdizione e malaffare e ora sobborgo balneare.

* * *
 
#GranClasse
Il Forces Armees Royales de Rabat è, assieme al Wydad di Casablanca, la squadra marocchina più titolata. Ha vinto il campionato 12 volte, la Coupe du Throne 11 volte e nel 1985 si è laureata campione continentale, asfaltando in finale di CAF Champions League l'AS Blima, squadra di Lubumbashi, Repubblica Democratica del Congo.
Fondato nel 1958 per volere del sempre elegante Hassan II, re del Marocco - non senza polemiche - dal '61 al '99, per statuto il FAR può avere in rosa solamente giocatori di origine marocchina.
La maglia a strisce nero-arancio-verdi è bellissima.
 
Il FAR Rabat gioca il derby contro il FUS Rabat (Fath Union Sport de Rabat). Squadra di grande tradizione ma con poche vittorie a palmares (solo 5 Coupes du Throne e nessun campionato). Curioso che il più grande tifoso del FUR sia stato il Principe Moulay Abdellah, fratello di Hassan II e anch'egli figlio di Mohammed V (di secondo matrimonio, mentre Hassan II nacque dal primo matrimonio).
Nel 2010 il FUS Rabat ha vinto la CAF Confederation Cup (l'Europa League africana) battendo in una rocambolesca finale i tunisini dello Sfaxien (0 a 0 a Rabat e 2 a 3 a Sfax - tunisini in vantaggio per 2 a 1 fino al 75esimo, poi il pareggio di Rokki e, all'89esimo, il gol partita di Zouidi, una cavalcata da cardiopalma la sua, antologia).

Entrambe le squadre giocano nel bellissimo Stade Moulay Abdellah, a sud della Medina, praticamente dove l'autostrada A3 (da Casablanca) entra in città.

* * *

Harire
Il Restaurant Dinarjat è senza dubbio il miglior posto dove mangiare nella città vecchia a Rabat.
Costa, ma ne vale la pena. Sia per il posto (si cena nel patio di una casa riccamente rifinita), sia per la cucina, sia perchè serve alcolici (per questioni religiose la maggior parte dei locali in Marocco non possiede la licenza per la vendita di bevande alcoliche).
La Harire, la tradizionale soupe marocaine, del Dinarjat è la migliore mai assaggiata.
La Harire altro non è che una zuppa a base di concentrato di pomodoro, pasta (spaghetti sminuzzati) o farina, ceci, cumino, lenticchie e carne. Se siete fortunati, vi verrà servita arricchita da olive verdi. Durante il ramadan spezza il digiuno.
Laddove non vi soddisfi, potete ripiegare sulla Bissara, zuppa a base di fave, olio e spezie.
 
Per lo street food, invece, è sufficiente che seguiate il fumo delle griglie alla porta Bab Bouiba (vicino al mercato). Anche il Restaurant Taghazout segnalato dalla Routard merita ("marmitte fumanti, buone forme di pane allineate sugli scaffali, uomini che mangiano in silenzio gurdando la TV").

3 commenti:

  1. Non me ne vorrà Bostero per l'intrusione ma l'immobilismo di Tubo Nero è dilaniante.


    #freelele

    RispondiElimina
  2. Caro Bostero da sentirsi male quel gol all'ultimo minuto di Zouidi, con delicato tocco sotto, mi ha ricordato un po' la cavalcata di Caniggia contro il Milan.
    Rabat mi ispira più di Casablanca. Sarà che bisogna rifuggire sempre da ogni forma di turismo.
    Stasera, quando verrò a casa tua a vedere le partite, per favore fammi trovare una zuppa Harire (con le olive), grazie.

    ps Caro Edo, Tubo Nero ormai ci guarda dalla curva Paradiso...

    RispondiElimina
  3. Zouidiè da lacrime.... LAcrime di Harire......

    Ciao tubo Nero... Ora vai e insegna agli angeli come è fatto il figlio di Baresi.....

    RispondiElimina