martedì 10 settembre 2013

Route du Maroc - Prima parte - Casablanca

 
 
Da qualche tempo ho difficoltà a scegliere il libro da leggere. Anche durante i preparativi per la partenza per il Marocco ho incontrato difficoltà. Prendo un libro a caso dalla libreria, leggo la quarta di copertina e lo ripongo nella libreria, che tanto nessuna storia mi sembra bella e attraente dalla quarta di copertina. Finito Nabokov (Re, Donna, Fante, niente di speciale, meglio La difesa di Luzin), rimandato Bolaño (perché i titoli che vorrei leggere sono troppo lunghi) e scartati alcuni autori italiani finalisti allo Strega, ecco che la scelta inevitabilmente ricade su Roth. D'altronde, in vacanza occorre andare sul sicuro. Quest'anno poi ho già avuto una fortuna sfacciata con libri come 54, Arrivano i Sister e Vedi di non morire. Con Roth mi sento tranquillo. Una storia americana quasi certamente ambientata a Newark, sulla costa Est.

Lamento di Portnoy è il monologo dall'analista di Alexander Portnoy, ebreo cresciuto negli anni Quaranta e Cinquanta in perenne conflitto con le proprie tensioni sessuali. Poco convinto a vivere da ebreo, non tanto per mancanza di fede quanto perchè perplesso dal quadro famigliare che lo circonda (la madre quasi ossessiva e il padre stitico).
La scoperta sociale e sessuale dell'America di un ragazzo cresciuto a Weequahic ("come se scopando volessi scoprire l'America. Conquistare l'America è forse più corretto."), fino all'esilio tragico e impotente in Israele.
 
Infilo il libro in valigia, sempre più convinto che per viaggiare il Kindle sia ormai essenziale. 

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A detta di parecchi, Casablanca puo essere brevemente riassunta. Gli interventi chirurgici, il film Casablanca e la moschea Hassan II.

Tralasciando gli interventi chirurgici, non so quanto ancora di attualità, e il film, girato per lo più in studio (il Rick's Café Américain non è mai esistito, quella in città, al limitare della parte berbera della Medina, è solo una fedele ricostruzione gestita da un'americana stabilitasi a Casablanca), rimane la moschea Hassan II. In riva al mare con un minareto alto 200 metri. E' tra le più grandi moschee dell'Islam assieme alle moschee della Mecca e di Medina. Di effetto impressionante anche se particolarmente disadorna all'interno. Vale la pena spingersi al piano inferiore per visitare i bagni.

La verita è che Casablanca, come molti centri di sviluppo economico, risulta, ad un primo colpo d'occhio, impersonale e di scarso folklore.
A ben guardare, pero, è autentica larga parte della sua città vecchia, frequentata ed animata dai locali più che da una serie interminabile di negozi e bancarelle per turisti. Come autentico è il bighellonare della citta nuova e del quartiere degli Habbous, vicino al Palazzo Reale.

Magnifiche le sale da the - specie su Boulevard de Bordeaux -, ferme agli anni Sessanta quanto ad arredamento e accese dal match di Premier di turno (nel caso nostro, la prima vittoria di Moyes sulla panchina del Manchester United). Luoghi dove la gente passa il tempo per il solo piacere di non far nulla, stile ormai perduto dalle parti nostre.

Per nulla caratteristico, invece, il Quartier Gauthier, dominio di banche e multinazionali, vero cuore pulsante della finanza marocchina. Vi ceniamo la prima sera, in una specie di tavola calda la cui specialità sembra siano le coppe di gelato. Ordiniamo omelette e patatine fritte, che arrivano non asciugate dall'olio.

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Maglie - Casablanca, città vecchia
Inganna la pianta della guida riportando, a due passi dalla Chiesa del Sacro Cuore (inguardabile), nel bel mezzo del Parque de la Ligue Arabe, la dicitura "Stadio Municipale". Più che uno stadio una landa desolata di sabbia e malmesse tribune a gradoni.
Non credo giochino qui le due squadre di calcio di Casablanca partecipanti alla Botola, il campionato marocchino.

Il Raja Casablanca è senza dubbio la più famosa squadra di calcio marocchina. La maglia (ultimamente) in stile Celtic e da sempre vincente. Fondato nell'immediato Dopoguerra, il Raja (che significa "speranza") da sempre rappresenta l'alternativa operaia al protettorato francese.
Per lungo tempo a secco di vittorie, diventa dominante sul finire degli anni Ottanta. Alle affermazioni a livello nazionale si sommano le tre vittorie (quarto club in assoluto) in CAF Champions League ('89 contro gli algerini dell'MC Oran, '97 contro l'ES Tunis e '99 contro gli eigiziani dello Zamalek).

Noureddine Naybet
I 10 campionati marocchini a palmares non consentono tuttavia al Raja di primeggiare in città.
Les Rouges del Wydad si sono infatti laureati campioni ben 12 volte (5 prima dell'Indipendenza).
Curioso l'aneddoto legato al nome della squadra. Al tempo, siamo nel 1937, le attività ricreative e sportive a Casablanca erano riservate ai francesi. Tuttavia, visto il crescente numero di musulmani ed ebrei frequentatori (o aspiranti tali) di club sportivi, si decise per la fondazione di una polisportiva riservata ai locali. Nacque cosi l'allora Atheltic Club. Si narra che alla prima riunione dei soci fondatori uno di questi sia arrivato particolarmente in ritardo. La ragione del ritardo era dovuta al fatto che il tale aveva deciso di vedere l'ultima uscita cinematografica con protagonista la star (attrice e cantante) egiziana Oum Kalthoum: Wydad. In italiano, Amore.

Per completezza, occorre menzionare anche la terza squadra di Casablanca, l'Etoile. Attualmente i gialloverdi militano in terza divisione.

E' nato a Casablanca e ha giocato nel Wydad uno dei punti fermi della mia adolescenza da difensore: Noureddine Naybet. Oltre 100 presenze con la maglia della Nazionale e campione di Spagna con il Depor di Djalminha e Makaay. Dopo il ritiro, El Moro ha anche affiancato Michel alla guida della nazionale marocchina.

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Thé à la menthe

Secondo antiche tradizioni, il thé à la menthe richiede un lungo rituale di preparazione, che inizia con il risciacquo del the verde cinese (preferibilmente Gunpowder) per poi passare all'infusione in acqua caldissima (ma non bollente) delle foglie di menta. Secondo alcuni, ai rametti di menta è possibile mischiare qualche foglia di timo o di salvia (ma i puristi vi rinunciano).
Lasciate le foglie a macerare nell'infuso, la bevanda è travasata in bricchi d'argento riccamente decorati (in verità, spesso lo stagno sostituisce il materiale d'elezione di questi samovar d'Atlante), e viene versata in bicchieri intarsiati rigorosamente di vetro, da un'altezza di almeno 40 centimetri. Questa ritualità, dal fine, in apparenza, unicamente estetizzante ha, in realtà, un duplice scopo: ossigenare il liquido dorato in modo da formare una leggera schiuma nella parte superiore del bicchiere (ad evitare l'intorbidirsi della bevanda) e consentire che il the vada velocemente a temperatura ambiente (cosa che la porcellana o la plastica rallenterebbero oltremodo).
Perfetto ad ogni ora e a conclusione del pasto, meglio se molto zuccherato e accompagnato da kaab el ghzal (letteralmente, corna di gazzella), pasticcini a base di pasta di mandorle.

15 commenti:

  1. Avendo molti amici Marocchini che mi parlano spesso del loro Paese natìo, so già che questo reportage mi terrà incollato al blog fino alla fine.
    Qui in Liguria l'afflusso di Marocchini è stato considerevole, soprattutto ad Albenga, noto centro agricolo/floricolo che tra gli anni '80-'90 ha richiesto una larga manovalanza estera: i figli ed i nipoti dei vecchi lavoratori si sono insediati qui gestendo varie attività (purtroppo nell'80% dei casi illecite), e ogni tanto mi capita di scambiare due chiacchere con qualche ragazzo maghrebino confrontando le nostre idee e usanze.
    Mi ha fatto piacere leggere del Raja Casablanca per un simpatico motivo: il mio kebabbaro di fiducia (il mitico Mostafa, se passate da Alassio il pit-stop è d'obbligo) è un vero e proprio ultras del Raja, e nel periodo del Campionato e delle Coppe si stabilisce giù per seguire tutte le partite... Ora che il Raja parteciperà al Mondiale per Club (competizione tristissima ndr) sarebbe il colmo trovarlo in Mondovisione e vantarsi con gli amici che il mio kebabbaro l'hanno visto pure in Australia.
    Concludo con una domanda: le maglie in vendita alle bancarelle sono originali o semplici patacche?

    Un saluto,
    Pol

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  2. Bel post, una cosa però non mi quadra: sono stato a Casablanca l'anno scorso e mi ricordo uno stadio in centro città, molto grande, diverso da quello da te descritto.
    Ti è sfuggito o hai deciso di non parlarne?
    Grazie,
    Albis

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  3. @Albis, probabilmente lo stadio di cui parli è il Mohamed V, dove giocano Raja, Wydad e Nazionale e che sta metà strada tra la moschea Hassan II ed il Quartier Gauthier. E' pure bello.

    @Pol, tarocche.

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  4. Grande Bostero, non sono mai stato in Marocco e non ho mai letto Philip Roth, pendo dalle tue labbra. Ti immagino in questo viaggio a metà tra il Ryan Gosling di Drive, sguardo silenzioso e stuzzicadenti in bocca, e l'Emidio Clementi di El Muniria. Anche tu, nella tua stanza 218 di un riad nascosto nell'angolo più secco della medina, alla ricerca di te stesso e di una maglia del Marocco...

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  5. Mi ero dimenticato di Naybet (come ho potuto) ma non dimenticherò mai quel
    Marocco del 98, simbolo di Mondiali che riservavano scoperte calcistiche dagli angoli più impensabili del mondo. Su tutti il portiere Ben Zekri con i ricci, i pantaloni lunghi e il numero 12, lo smisurato talento di
    Moustapha Hadji e il fiuto del gol del centravanti Hadda.

    Adriatikaos

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  6. Nel Raja giocava anche Salaheddine Bassir, pure lui al superDepor!

    Adriatikaos

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  7. No dai, il campionato non si può chiamare Botola, te lo sei inventato.

    E che buoni i pasticcini con la pasta di mandorle.

    Grande rubrica Bostero

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  8. Ben Zekri, i suoi ricci, il 12 sulle spalle e i pantaloni lunghi. Per me fu una vera e propria folgorazione.

    Collettivo Mauro Repetto

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  9. Sul Financial Times Weekend di sabato c'era l'articolo di un expat francese che aveva mollato la bella vita di Parigi per sistemarsi con la moglie e la figlia in una bella villa in un quartiere chic di Casablanca, e ne parlava benissimo (della città). Bostero che sia il tuo futuro?

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  10. Noto con grande dispiacere di aver rimosso il portiere marocchino dalla mia mente........Oltre a Bassir e a sua maestà Mustapha Hadji(Il tocco di palla più elegante della storia del calcio africano) a me è rimasto impresso Youssef Chippo....Che ricordo con piacere anche nel Coventry(sempre con Hadji).....

    Credevo che il Raja avesse vinto molto di più..........

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  11. Ma il Raja non era anche una discoteca di Panarea? Non ci sono mai stato (sull'isola) ma la ricordo immortalata nel capolavoro filmico di Castellano e Pipolo.

    Chippo e Hadji meglio di Messi e Neymar.

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  12. Con Panarea stiamo a livelli alti..

    La coppia d'attacco a Francia '98 era Bassir-Hadda, con Hadji sulla trequarti. Poi biscottone del Brasile con la Norvegia e Marocco a casa.. Niente lieto fine..

    markovic

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    1. Verosimilmente ci avrebbero eliminato agli ottavi

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  13. invece contro la mediocre italia di Cesare Maldini agli ottavi sarebbe stata una gran partita

    markovic

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