sabato 13 luglio 2013

Tre volte contro

In maniera direi del tutto sorprendente questo esperimento di calcio altro continua non solo a sopravvivere (ad ottobre saranno quattro anni e stiamo già caricando i kalashnikov per festeggiare insieme come si deve) ma a raccogliere sempre più amici, giunti ormai a un numero garibaldino; e tutto questo senza che la logica di LB sia mai cambiata di una virgola. Proprio per questo motivo, invece di godermi il lieto momento, preferisco come al solito condividere in maniera polemica (l'unica che conosco) tre spunti di riflessione sul mondo del calcio, su tre argomenti che mi stanno a cuore.

Contro un certo modo di intendere il calcio (almeno a Roma)
Non parlerò della squadra, della società, degli americani, di Totti, del mercato etc. Non verserò, insomma, le mie solite lacrime giallorosse (seppure ne avrei titolo: l'anno prossimo la mia vita sarà in perfetta simmetria, la prima metà passata senza abbonamento, la seconda con l'abbonamento). Volevo lamentarmi - in pubblico e non solo in privato con Nesat, che sono anni che rimpiange di non essere nato a Sondrio - di un certo modo di intendere il calcio, almeno a Roma. Il primo episodio che mi ha fatto rabbrividire è quello dell'accoglienza riservata a Trigoria a Miralem Pjanić da alcuni tifosi, che il giorno del raduno l'hanno pesantemente insultato e invitato ad andarsene. La colpa di Pjanić è di aver rilasciato un'intervista a un giornale bosniaco, durante un ritiro con la sua nazionale a stagione finita, nella quale, a domanda sul derby di coppa Italia [tra parentesi, lo dico per chi non vive nella capitale, una partita che non ha lasciato strascichi, di cui non si ricorda più nessuno...], dopo aver risposto che l'aveva naturalmente amareggiato assai perdere in quel modo contro la Lazio, aggiungeva che, tuttavia, almeno c'era stato un dettaglio positivo, e cioè che era felice per il suo amico e compagno di nazionale Senad Lulić. Lo dico apertis verbis: sono proprio queste le sfumature di umanità che mi piacciono del calcio, che me lo rendono amabile. Perchè questa è la vita, piena di amici con i quali sempre ci saranno delle frizioni su questo o quell'argomento, e con cui si rimane comunque amici. E invece, nel caldo di Trigoria, questa postilla finale è diventata un boomerang per Pjanić. Cosa avrebbe dovuto fare Pjanić nel ritiro della nazionale bosniaca: ignorare Lulić? Dargli una capocciata? Sputargli nel piatto? L'elemento più grottesco è che stiamo parlando di uno dei tre giocatori più forti della rosa, e che parte dei tifosi (non solo quelli del raduno a Trigoria, ma tanti nelle radio) vorrebbero mandar via, in puro tafazzismo, perchè ormai è "un laziale". Ecco come ci si fa del male da soli, ecco spiegato perchè a Roma non si vince mai niente. Non esiste spirito critico, ma solo bianco e nero, anzi, giallo e rosso. Oggi sei un grande, domani sei un infame, anzi un laziale. E vicecersa. Peraltro, quello di "essere laziale" ormai è il mantra dell'insulto giallorosso (ad ascoltare certe frequenze radiofoniche, a Trigoria hanno tutti l'aquilotto tatuato sul cuore). E passo al secondo episodio che mi ha lasciato perplesso. Un paio di giorni fa presentano la nuova maglia della Roma per la prossima stagione; taglio corto sulla sua storia travagliata, e mi limito al giudizio estetico: per i miei gusti, è orribile, sembra una maglia finta da bancarella vicino allo stadio, così come orribile e farlocco è, peraltro, il nuovo logo. Suppongo che molti tifosi abbiano avuto la mia stessa reazione e abbiano legittimamente manifestato il loro malumore su twitter. Senonchè, ad azzerare qualsiasi tentativo di civile dissenso, arriva il tweet risolutorio di uno di questi, come chiamarli, maître à penser della rete che ora vanno tanto di moda, questi auto-proclamatisi alfieri della romanità e del romanismo, pura buzzonaglia di intellighenzia 2.0, che riadatta il massimalismo tipico della sinistra de' cultura che ha sempre il culo parato in chiave radio romana: "Quelli a cui non piace la maglia. È che la vorrebbero biancoceleste". Pam! Sentenza! Chi ha qualcosa da ridire sulla maglia diventa subito, ma è ovvio, "un laziale"! Fine delle discussioni, e delle trasmissioni. Ma non su questo blog, perchè non è questo il nostro modo di intendere il calcio, più aperti di noi c'è solo Solange.

Contro un certo modo commerciale di intendere il calcio
Non sarà sfuggito a chi è arrivato fin qui che c'è un altro grande problema legato al calcio, e non solo a Roma, e cioè che, come si dice qui, c'è un sacco di gente che, col calcio, "ce magna", e quindi, per come la vedo io, alle volte perde di credibilità. Anche quando "non ce magna", è immischiata in giri di amici, colleghi, redazioni, salotti, palchi, uffici, editori, radio, conventicole, festival e così via dove, in un modo o nell'altro, il calcio è un prodotto, uno strumento, un bene da cui ricavare una rendita. Questo è il lato basso; quello alto, naturalmente, sono le televisioni a pagamento, e tutti quegli intermediari che offrono questo o quel servizio legato al pallone. Credo invece che noi - e quando dico noi, mi permetto di includere tante persone che in questi anni (o già da prima di noi) hanno aperto blog e siti bellissimi, molti dei quali sono elencati nella colonna di destra sotto il titolo "Rivalità", o semplicemente hanno scritto per noi o per altri, o hanno organizzato serate, etc. - dobbiamo continuare a portare avanti, con candore, un discorso legato al calcio di tipo non mercantilistico, ma puramente relazionale. Non siamo qui per "magnarci", ma per parlare, per conoscere e conoscerci, per prendercela comoda, per creare relazioni umane. Per noi, e prendo in prestito alcune osservazioni di Nicolas Bourriaud sull'arte, il calcio, al di là del suo carattere commerciale o del suo valore semantico, rappresenta un interstizio sociale:
"Il termine interstizio fu utilizzato da Karl Marx per qualificare quelle comunità di scambio che sfuggono al quadro dell'economia capitalista, poichè sottratte alla legge del profitto: baratti, vendite in perdita, produzioni autarchiche. L'interstizio è uno spazio di relazioni uname che, pur inserendosi più o meno armoniosamente e apertamente nel sistema globale, suggerisce altre possibilità di scambio rispetto a quelle in vigore nel sistema stesso".
Non riesco a immaginare una definizione migliore di quello che, per me, è lo spirito comunitaristico, dilettantistico e disinteressato di questo e di tanti altri blog, di questo modo altro di intendere il calcio. Ma dobbiamo renderci conto che siamo e saremo sempre più in via non dico di estinzione, ma quanto meno di marginalizzazione. Il calcio che sognavamo noi da bambini oggi è solo amarcord di un'identità perduta, figurina in un cassetto, memoria di un supertele, ricordo di una maglia in cotone ispido con uno sponsor discreto, eredità di un'azienda di famiglia. Il calcio, oggi, è unidirezionale: da una parte, il tifoso con il portafoglio, o con paypal, rigorosamente nel suo salotto, collegato a quei cazzo di telefonini, isolato dal mondo e dagli altri suoi simili, muto, addomesticato; dall'altra, un esercito di soggetti, a partire dalla sua squadra del cuore, pronti a bombardarlo di pubblicità pur di vendergli qualcosa di cui per tanti anni aveva fatto bellamente a meno. Io la penso, di nuovo, come Bourriaud:
"Ciò che non può essere commercializzato è destinato a sparire. Fra poco le relazioni interpersonali non si potranno tenere al di fuori di questi spazi mercantili: eccoci costretti a discutere intorno a una bibita debitamente tariffata, forma simbolica dei rapporti umani contemporanei. Volete del calore condiviso, del benessere a due? Allora gustate il nostro caffè...Lo spazio delle relazioni correnti è quello più duramente colpito dalla reificazione generale. Simboleggiato da merci o rimpiazzato da esse, segnalato da logo, il campo delle relazioni umane deve assumere forme estreme o clandestine se vuol sfuggire all'impero del prevedibile".
Eccoci qua, noi e molti altri. Non vendiamo nulla, vogliamo solo fare due chiacchiere.

Contro un certo culto di chi gioca al calcio
Su questo sarò brevissimo. Il binomio torneo internazionale (in questo caso, la Confederations)-calciomercato è il trionfo dell'individualismo del calciatore, che diventa il protagonista assoluto dell'inchiostro giornalistico e del sogno bagnato del tifoso. Le tv, i giornali, le società stesse hanno bisogno di personaggi patinati per tirare a campare, di creare idoli, plasmare miti, forgiare culti. Queste sono state le settimane di Balotelli, Neymar, Cavani, prima lo erano state dei vari Messi, Ronaldo, Ibra, e via dicendo. Ma a me del loro lato personaggistico interessa meno di zero; a me interessa la mia squadra, e, solo in seconda battuta, il lato umano di questi miei coetanei. Che a guardarli bene, tolta la loro straordinaria perizia con il pallone tra i piedi, che cosa sono questi ragazzi, se non dei miei coetanei con cui non uscirei neanche pagato a mangiarmi una pizza perchè non saprei di cosa parlare? A me fa pena questa loro divinizzazione, mi fa pena che siano costretti a mostrarsi nudi - in tutti i sensi - di fronte al mondo per ragioni di sponsor, a essere dati in pasto al pubblico pagante e vociante, a sfoggiare piercing e tagli di capelli, a passare le vacanza a Formentera e in Sardegna, a giocare alla playstation, a mangiare il pesce in ristoranti costosi. Non è questa la vita che si meritano. Non sono loro stessi. E' tutta immagine. Questi cosiddetti top-player, queste stelle del calcio, questi ragazzi fortunati, io me li immagino invece soli e squallidi come gli attori porno, schiacciati dalle loro responsabilità come metaforici (a volte neanche metaforici) piselli di trenta centimetri, a volte così pesanti da non poterli neanche alzare. Europei, meticci, figli di banlieu, sudamericani, africani, adottati, con le creste, indios, ex-nani, impomatati, alti, bassi, grossi, mingherlini, un circo di freaks accomunati dall'unica ricchezza di possedere quel pisello gigante, nel loro caso la dote sopraffina, concessagli chissà perchè dalla natura, di saper correre con il pallone attaccato al piede e di saperlo scagliare con violenza dove il portiere non può arrivare. Ma la tristezza dei piselli è la stessa dei sorrisi delle attrici sulle riviste pornografiche, è la tristezza più grande che ci sia, è la tristezza, per dirla alla Bolaño, di quei piselli monumentali nella vastità e desolazione di un continente. Eccoli i nostri beniamini, i nostri miti, sul loro vero set: attori nudi dalla vita in giù, con i piselli giganti appesi e svuotati, e sullo sfondo il paesaggio del campo che si apre senza fine. Una sensazione di grandezza inutile, di ragazzi giovani, forti, belli e senza scrupolo destinati al sacrificio, a scomparire in un battito di ciglia nella vastità del caos.

32 commenti:

  1. d'accordissimo sui pseudo-tifosi (pochi per fortuna) cacacazzo a orologeria, hanno preso di mira pure Balzaretti.
    Ma dico, che c'entra quella povera bestia di Balzaretti?
    D'accordissimo sul logo simil-bancarella, ma la maglia in sé per sé mi piace, poi credo sia senza sponsor. O no?
    Sperando che la Nike il prossimo anno non faccia la seconda maglia verde/blu o fucsia/marrone, ché ne sò capaci...

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    1. che hanno detto a balzaretti? speriamo che quest'anno corra più dell'anno scorso comunque, avrà fatto sì e no 200 metri su quella fascia, mi stanco di più io per andare a comprare il giornale all'edicola all'angolo.

      sì è senza sponsor, ma io non sono un purista da quel punto di vista, uno sponsor discreto, contestualizzato, bello mi diverte. massima apertura sulla maglia, è la tipica cosa che va molto a gusto personale, come il gelato gusto malaga o l'ultimo disco degli yo la tengo. ad ogni modo alla fine mi ci abituerò e mi piacerà.

      quanto alla seconda maglia della nike, il rischio è che la faccia bianco/celeste...

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  2. Sul primo punto mi interrogavo anch'io questa mattina dopo aver letto della contestazione. Ho dovuto mettere "Pjanic Lulic" in google per capirne qualcosa. Dopo aver letto l'origine del misfatto, ne capisco ancora meno.
    Domanda per voi esperti dell'ambiente romano. Pjanic è musulmano e, da bambino, è stato profugo di guerra. Il diplomatico invito recapitatogli a Tigoria ("zingaro, tornatene in Serbia") è:
    a) frutto di una profondissima ignoranza storico-geografica (della serie "Bosnia" è un punto indefinito fuori dal raccordo anulare)
    b) frutto di una raffinatissima "intelligenza" (della serie ti insulto accomunandoti al tuo peggior nemico)

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    1. no ti prego oblomov, ti voglio bene, ma non riaprire la questione bosnia/serbia/ex jugoslavia che l'ultima volta siamo andati avanti per 25 commenti a discutere se la bosnia esiste o meno e come si dice buongiorno in sloveno...

      http://www.lacrimediborghetti.com/2012/05/socijalisticka-federativna-republika.html

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    2. Si, finiamola qua...http://footballnews.bloog.it/files/2013/03/boban-stankovic.jpg

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    3. scusate scusate scusate. non volevo riaprire nessun dibattito geopolitico. solo che nell'assurdità del "caso" pjanic-lulic mi aveva colpito l'altrettanto assurdo insulto. la violenza verbale delle curve (tutte le curve, a scanso di equivoci) è qualcosa che non riuscirò mai a capire. stop.

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    4. Ti rispondo io.......... Secondo t..... uno che nel mezzo di una giornata feriale...si ritrova a Trigoria a prendere a calci le macchine e ad insultare un tizio che ha rilasciato una normale intervista ad un giornale bosniaco.... secondo te.... uno così... può conoscere la differenza tra la Bosnia, la Serbia e le Marche?.......... Per lui la Bosnia è un piatto tipico del nord Italia..... è uno che probabilmente ancora non ha capito il verso delle mutande....

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    5. a proposito di questo, ieri sera montalbano ha risolto il caso proprio perchè il morto aveva le mutande messe al contrario...

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  3. E comunque il buon Rudi, per non saper né leggere né scrivere, si è già adattato all'ambiente. "Quelli che criticano il club e i giocatori non possono essere tifosi della Roma. Quando ami la tua squadra, il tuo club cerchi, di incoraggiarla. Al peggio sono tifosi della Lazio".

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    1. ormai un "laziale" non lo si nega a nessuno, un giorno di questi finisce che glielo dicono pure a gegen...

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    2. Nesat mi ha sempre dato del laziale, ora forse smetterà..

      meno male che la lazio non esisteva, ora siamo alla fatwa.. forse la moglie del kazako è stata espulsa da casal palocco in quanto "laziale"

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    3. Non è per insultarti...ma per ricordartelo...........

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    4. Si, quando non condividi le mie analisi sulla Roma..
      Volendo fare una polemica da laziale potrei dire che pjianic paga anche il fatto di pestare i piedi a Totti, difficile farli convivere in campo, quindi giusto lapidare il giovane che intralcia sua maestà.

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  4. Non parlo più di Roma sul blog...... l'unica cosa che mi sento di aggiungere è che l'insulto "Laziale" viene lanciato da qualsiasi fazione a chiunque sia in disaccordo.... per fare un esempio.... se ti piace la maglia sei un "laziale" servo di questa società di laziali.... Se non ti piace la maglia sei un "Laziale" che odia i colori daa roma.
    Ieri in rete..... un tifoso ha risposto a Garcia che se doveva "Lavà a bocca.. perchè i romani tanto tempo fa hanno portato a civirtà indove è nato lui".... (questo è il livello).


    Sul secondo punto..... Non tutti i blog sono puri....diventeranno sempre di meno.....compreranno anche quelli.......
    Noi non siamo in vendita.........forse........

    A te fanno pena i calciatori.... A loro magari facciamo pena noi...con le nostre macchine brutte... le nostre fidanzate ordinarie e i nostri lavori ripetitivi............e il nostro pisello nella media..........

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  5. Quelli che dispensano "laziale" liberamente, da una parte e dall'altra, sono nella maggioranza dei casi persone imboccate e manipolate dai media che ci sono a Roma.

    Sarò ripetitivo ma trovo che molti dei problemi che ci sono oggi nella Roma (squadra e città) sono causati da giornali e radio. Senza fare i nomi di singoli "esponenti" che ogni giorno riempiono di "perle di saggezza" le giornate degli ascoltatori, penso si possa dire che tanti dei contestatori che si sono visti a Trigoria e a Riscone in questi giorni, stiano utilizzando ragionamenti e convinzioni provenienti da altri cervelli.

    É molto triste dover notare che ancora una volta la gente si fa manovrare. I veri nemici del calcio a Roma sono le radio, i giornali e gli anafalbeti messi a fare gli opinionisti.

    Ogni anno ci troviamo a parlare delle stesse cose e a sottolineare gli stessi atteggiamenti.

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    1. Le radio ci sono sempre state.........secondo me..è l'accoppiata Radio-Social Network che devasta...........

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    2. Oramai il fronte dei contestatori è compatto: Osvaldo il nuovo eroe, il dissidente anti-Sabatini

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    3. non ci si capisce più niente, è un tutti contro tutti...se escono fuori pure le pistole, qua finisce che vinciamo lo scudetto quarant'anni esatti dopo la lazio di maestrelli...sai che bello, altro che lulic al settantunesimo...

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    4. Sicuramente pure i social network sono diventati una piaga.. Basta leggere la bacheca della pagina Facebook della Roma.

      Però è pure vero che le radio hanno aumentato la loro influenza e sono cresciute di numero. L'anafalbetismo si estende.

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    5. la questione del "laziale" secondo me nasconde un salto di qualità nel dibattito in seno ai tifosi giallorossi. In particolare, noto come sia in atto una deriva quasi "etnica" nella vita quotidiana della capitale che si riflette anche nelle polemiche. Molti commentatori, soprattutto radiofonici, hanno alzato l'asticella dello scontro verso una contrapposizione totale fra eretici e non. In cui da un lato ci sono i romanisti puri, tifosi della roma e difensori della romanità e dall'altro un miscuglio indefinito di nemici e traditori di questi valori. Molti tifosi della Roma sono diventati alfieri di una liquida identità capitolina che unisce, come si evince dalla battuta citata di Nesat, l'impero romano, il marchese del grillo, romanzo criminale, la cucina romana, la comicità romana etc. Molti tifosi della Roma sono diventati dei fanatici difensori dell'eccezionalismo capitolino. Dare del laziale è dunque scomunicare, emettere una fatwa contro il diverso, contro l'altro da sé. la retorica romana oramai è irresistibile, intollerabile, basti pensare alle ultime elezioni comunali dove gli slogan andavano dalle stucchevoli dichiarazioni d'amore di Marchini, al "daje" ostentato di Marino. Oramai il romanista non è più solo un tifoso, ma un tipo etnico, un pasdaran, un fanatico, un esaltato che mischia trilussa, giulio cesare, il dandy, alberto sordi e papa francesco...

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    6. l'atmsofera che si respira alla roma sembra ormai quella di melancholia di lars von trier, si è in attesa che finisca (di nuovo) tutto...potrebbe anche essere uno stimolo positivo.

      comunque, visto pure che ricorre il suo bicenetenario, prima delle partite all'olimpico toglierei venditti e metterei il preludio a tristano e isotta di wagner, è più in linea con lo zeitgeist

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    7. Però solo facendo credere che il compositore sia Rogerio Vagner...

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  6. Sarebbe uno scudetto molto "laziale"

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  7. Roma e Barca sono le vere incognite di questo calciomercato.

    Immagine di idee poco chiare e di coperte economiche troppo corte rispetto alle ambizioni.

    La Roma ha una rosa eccellente a mio avviso, sventrarla sarebbe un rischio troppo grande, una pazzia.

    La maglia non mi piace. Lo dicevo l'altra sera.. già se ci metti il logo con la testa della lupa, la maglia cambia.. Però c'è pure da dire che è una maglia di transizione, cosa altro aspettarsi?

    Comunque, ci tengo a precisare che dopo Gegen sono stato uno dei primi a prendermi del "laziale".. A volte è volato anche un "laziale vero".

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    1. bostero, ma la follia della cessione di thiago alcantara come si spiega? il madrid vi sta surclassando quanto a lungimiranza degli acquisti (isco, illarramendi).

      tu tu sei reinventato laziale (vero non lo so) in tempi un po' sospetti, più o meno al settantunesimo minuto...ma forse è l'effetto di ricevere ogni mattina il conciliante messaggio del risveglio del nostro amico fabrizietto...

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  8. La cessione di Thiago è un errore determinante da parte del Barcellona. Devo anche dirti che capisco il ragazzo dopo che Tito gli ha detto che non avrebbe avuto spazio (se non per squalifiche o in Copa del Rey).
    Il fatto è che Thiago doveva essere titolare già l'anno scorso.
    Ora Pep ha, nello stesso reparto, Javi Martinez, Luiz Gustavo, Kross, Schweinsteiger, Thiago, Gotze, Muller, Ribery e Robben (+ due '94 e un '95). Se rinasco voglio essere Mandžukić.

    Ora si parla di Silva e Rooney, secondo me non chiudono nessuno dei due.

    Una cosa mi chiedo: perchè il Barca non ha più rete in Sudamerica? Perchè non pesca - anche per la cantera - dal Brasile o dall'Argentina?
    Tolto ovviamnte Neymar, che però abbiamo scoperto un pò tutti.. essendo stato il giocatore più pubblicizzato della storia del calcio brasiliano..

    Illaramendi si, però l'hanno pagato un botto!
    Isco è grande tifoso del Real.. (oltre che di Francesco Totti, chiaramente)

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    1. fa paura il centrocampo del bayern, mi domando come farà guardiola a evitare malumori (a occhio e croce a centrocampo ne giocheranno solo tre tra luiz gustavo, javi martinez, kroos, schweinstieger, thiago, e in attacco solo tre tra muller, gotze, ribery, robben e mandzukic). qualcuno rischia di fare molta panchina all'allianz arena quest'anno.

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  9. permettetemi di intervenire. premesso che con chi è andato a contestare a trigoria io non ci prenderei neanche un caffè al bar, rimane il fatto che il video degli insulti a pjanic dentro la macchina targata lussemburgo è una vera chicca. secondo me i giocatori, tutti i giocatori, vanno insultati in ogni momento della stagione. pure dopo le grandi vitttorie. se li incontri per strada li devi far sentire per quelle merde che sono. solo così puoi contribuire a farli impegnare sul campo. mettergli un po' di pepe al culo. clamorosa la contestazione a trigoria nel settembre del 2000 che portò allo scudetto. ricordo una notte del lunedì dopo il derby di paolo negro, incontrammo cristiano zanetti in un bar del centro. un signore sulla cinquantina si avvicinò, lo ringraziò calorosamente per la fantastica domenica che gli avevano regalato eppoi gli diede uno schiaffone veramente forte: "mo però vedi de annà a casa, domenica c'è la juve e te stai a fa lo stronzo in giro. vedete de vince sto cazzo de scudetto senno ve rompemo er culo". questo secondo me devono fare i tifosi.

    p.s su una cosa Gegen ha ragione. a casal palocco erano tutti della lazio. ci sono le prove.

    Il Fornaretto

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  10. http://www.youtube.com/watch?v=Knpb22QSfEQ
    il secondo commento principale...

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  11. Complimenti Dionigi, uno dei migliori post che abbia mai letto su questo blog. E complimenti a questo blog, una splendida realtà.
    Solo una cosa non capisco, premetto che vado lievemente fuori tema, e devo ammettere che mi ha anche un po' dispiaciuto: perchè nessuna lacrima sul Boemo dopo che è successo quello che è successo? Troppa amarezza? Troppa disillusione? Troppa rabbia?

    Gabriele

    P.s: sul tema del dare del laziale, la mia paura è che con la miseria attuale dopo le vacche grasse capelliane e spallettiane, si stiano invertendo i rapporti: piano piano sono sempre più i romanisti ad avere "in bocca" i cugini, e non viceversa come è sempre stato.

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  12. Grandissimo post.
    Complimenti.

    Concordo in buona parte (se tiri troppo la corda ottieni l'effetto opposto, tipo "questi non sono mai contenti chi cazzo me lo fa fare") col Fornaretto su quello che dovrebbero fare i tifosi.

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  13. carissimi,
    posto per la prima volta. complimenti per il blog.
    da bolognese tifoso di una squadra con la maglia a striscia non rossoblu che qui non nomino (finisce per 'ntus') ma da simpatizzante giallorosso dai tempi di Oddi, il Principe e 'rudivoeller' (così pronunciato da una mia memorabile compagnia di liceo) mi piace ricordare l'uso del termine 'laziale' così come fatto da Guzzanti quando interpretava Lorenzo.. mi faceva molto ridere.. come dire, non sono di Roma e una certa realtà la conosco solo tramite voi.
    un abbraccio.
    beh vabbè.. e una buona stagione 13-14..
    Simone

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