martedì 30 luglio 2013

Literaria: Kansas City 1927, Anno II (Dalla Z di Zeman alla A di Andreazzoli)



Una base di amarezza, con due parti di disillusione e una di mestizia, impastare il tutto con una buona dose d’ironia e un pizzico di sfrontatezza, poi impiattare su un letto di sarcasmo. Nell’epoca in cui lo spettacolo ha sublimato le nostre pance vuote chez ‘la crisi’ in un continuo proliferare di poco-reality show sulla cucina, sembra obbligatorio presentare la nuova uscita del collettivo Kansas City 1927 come fosse una ricetta. E quindi parliamo di cinema. Il film che Diego ‘Zoro’ Bianchi e Simone Conte hanno girato quest’anno è la prosecuzione di quella “autoterapia di gruppo” con cui definirono la loro prima esperienza, e che deve tanto ai Sordi e ai Verdone (nella malinconia della risata come nella leggerezza del velluto con cui rivestono il pugno di ferro dell’(auto)critica sociale) quanto ai Bunuel o agli Herzog della libera associazione e del simbolismo decostruito. Continuando a parlare di musica, gli autori suonano un piacevole pop raffinato, con una prosa di chiara ispirazione gaddiana e melodie altrettanto gazziane in una contemporanea rilettura del romanesco (dal Belli in giù ndr.), che si avvale di diverse amichevoli collaborazioni e su Facebook continua a guadagnare piacitori. Tanto che ha convinto i produttori a confezionare un seguito del primo disco uscito la scorsa stagione e dedicato alla memoria di Luis Enrique.

Perché visto che lo conoscete già tutti, sarebbe stato superfluo presentare Kansas City 1927, Anno II. Dalla Z di Zeman alla A di Andreazzoli (Isbn Edizioni, 272 pagine) come un libro che parla di calcio in maniera irresistibile, impreziosito per questo secondo volume dalle tavole di Zerocalcare, senza dubbio tra i migliori fumettisti in circolazione. E allora, grazie al permesso dell’editore Isbn che ha concesso questo privilegio a Lacrime di Borghetti, eccovene un (p)assaggio:
















23° GIORNATA*

Aureliade (Roma-Cagliari 2-4)


Aurelio Marco Tullio Abelardo Antunes Coimbra Limonov Ruzzle Andreazzoli, meglio noto come Aurelio Andreazzoli dal giorno in cui Taddei gli dedicò un dribbling sbagliato con relativo avvitamento di caviglie durante una partita di Champions, nasce tra Massa e Carrara il 5 novembre 1953, su un blocco di marmo.
Di famiglia umile ma cazzuta, il piccolo Aurelio Marco Tullio Abelardo Antunes Coimbra Limonov Ruzzle s'appassiona da subito al giuoco del calcio grazie alla clandestina frequentazione di Corrado Orrico, chiacchierato massese di tredici anni più grande di lui, che di lì a qualche anno il fato avrebbe voluto allenatore dell'Ambrosiana Inter. I genitori tentano senza esito di ostacolare quella pericolosa amicizia fatta di spinelli, Aldo Spinelli, canzoni di Piero Ciampi, escavazioni e sovrapposizioni di blocchi di marmo, ma dati gli eccellenti risultati scolastici frutto di un'innata predisposizione per la matematica e le geometrie, abbozzano e fanno pippa.

Iniziato precocemente alle gioie del sesso, del fumo e dell'alcol (conosciute tutte in un’unica notte grazie a una prostituta russa di nome Hulk), Andreazzoli è già uomo di calcio a 11 anni, allorché, come narra la leggenda che avrebbe plasmato l’immaginario delle giovani leve locali che nel suo culto cresceranno (Evani, Coda, Francini, Lorieri e l’indimenticato Cristiano Zanetti), Aurelio si presenta al campo della Massese con il volto insolitamente ricoperto di ispida peluria. E’ febbraio, il carnevale impazza, ma il burbero tecnico della scuola calcio Giovanni Pascoli Footbal Club è omofobo uomo d'altri tempi intollerante a quelle che lui chiama "frocerie".
Giustappostosi al giovane Aurelio ecc. ecc., con un colpo secco prova a strapparne la peluria pensandola posticcia. Un rigagnolo di sangue zampilla dal bulbo sotto al mento del piccolo Andreazzoli. La sua è barba vera. Aurelio è già uomo.

E un uomo di calcio, per quanto giovane, spesso è un uomo in pericolo.

Corre l’anno 1964, il Brasile ha vinto i mondiali di calcio da due anni, l’entusiasmo popolare è alle stelle, ma la federazione e ancora più in alto il governo sanno che tutto ciò non può durare a lungo. Occorre programmare, per vincere ancora. Ondate di calciatori verdeoro dalla scarsa levatura tecnica ma dall’infallibile fiuto per il bel calcio invadono il vecchio continente pronti a riferire al governo patrio. L’obiettivo è chiaro: di talento ce n’è da vendere, la disciplina europea è ciò che manca per il definitivo salto di qualità. Servono struttura, severità, metodo. Ben presto le attenzioni si concentrano sul giovane Andreazzoli.

Nei quotidiani dell’epoca, solo un trafiletto. “Il rapimento del piccolo Aurelio tiene Massa col fiato sospeso”. Dopo pochi giorni, il silenzio. Un silenzio che Brasilia ha pagato profumatamente.

Il viaggio non è breve. Per sfuggire ai controlli aeroportuali gli 007 sudamericani optano per un cargo battente bandiera boema, non senza difficoltà, dato che nessuno sa come sia fatta. Durante i 25 giorni di navigazione, Aurelio non si scompone: non chiede della mamma, non chiede giocattoli, non fa domande. Chiede solo tre cose: una lavagna, un gesso, e un pallone. Ottenuti gli strumenti del mestiere inizia a fare ciò per cui è nato: insegnare calcio. Di lì a pochi anni, quei marinai avrebbero giocato nei più prestigiosi club del mondo.

Un bambino a bordo, più piccolo di un anno di Aurelio, intelligente più della media dei suoi coetanei, lo osserva e metabolizza, poi un giorno, vinti i timori, gli chiede: “Ma perché se abbiamo quasi la stessa età tu hai già la barba e io no?”
“Tu sei curioso, questo farà di te un grande uomo, asseconda la tua curiosità, e poi metti in pratica ciò che hai imparato su questa nave. Qual è il tuo nome?”
“Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, e voglio avere anche io la barba”.
“Ah però, anche tu genitori stronzi eh? Da oggi sarai solo Socrates, e quando avrai la barba lasciala crescere, così che io ti possa riconoscere nel mondo”.

Degli anni brasiliani di Andreazzoli non si hanno cronache ufficiali, ma vangeli apocrifi e diari trafugati raccontano di lezioni di tattica alla fine delle quali giovani calciatori piangono abbracciandosi, di schemi per i calci piazzati intagliati nel legno dell’Amazzonia e spediti sino ai confini dello stato, di diagonali tramandate oralmente e a passi di capoeira di villaggio in villaggio.

Il tempo passa, Aurelio insegna, i risultati, inderogabilmente, arrivano: nel 1970, il Brasile è nuovamente campione del mondo. Sono passati sei anni, “O Màgico” è ormai un culto clandestino in tutto il paese, nessuno sa il suo nome, tutti lo amano, ma lui sa che il suo tempo lì è ormai concluso: è ora di nuove sfide, avrebbe compiuto la maggiore età in Europa.

Dal Brasile migra in Bolivia, dove apprende i segreti del fuorigioco d’altura e delle uscite dei portieri sudamericani gravemente prive di gravità; dalla Bolivia arriva in Colombia, dove lo precede la fama e lo aspettano i narcotrafficanti del cartello di Zuniga i quali, informati dai colleghi rapitori brasiliani, gli dicono Senor Andrea, facci vincere el mundial pure a nosotros e te riempimos d’oro e de coca. Ma Aurelio insegna calcio per vocazione e non per vil denaro, non accetta e viene sequestrato per 8 mesi e 8 giorni, fino al giorno in cui un giovane bimbo dalla criniera bizzarra messo a guardia del prigioniero, lo libera di nascosto. Carlos Valderrama, intervistato sulla vicenda anni e anni dopo, confesserà: “quell’uomo mi ha insegnato tutto. Un giorno, portandogli del guacamole per colazione, guardandomi nei baffi me lo spalmò in testa e mi disse: “solo con questo colore di capelli potrai farti notare su un campo di calcio. Di guacamole mi tinsi e da calciatore mi finsi. Senza di lui non sarei quello che sono”.

Nascosto in un viaggio di rifornimento a ritroso dei guerriglieri del cartello di Asprilla, Aurelio torna finalmente nel vecchio continente, in Olanda. Siamo nel 71, il mondo è dei giovani, ma i 18 anni di Aurelio sono come quelli dei cani, ognuno ne vale almeno sette.
Ruzzle Andreazzoli impara il fiammingo in tre settimane durante le quali compra marijuana da un bullo locale di nome Johan, campione del mondo di palleggi in corsa. Il carisma del massese è tale che il capellone locale improvvidamente lo sfida ma al quattordicesimo palleggio viene colpito da cacarella fulminante e molla. “Aurelio mi si avvicinò, e invece di umiliarmi mi accarezzò la testa proprio mentre ormai mi stavo per cacare addosso; tutto si bloccò, quel che era già liquido tornò solido, mi sentii di nuovo forte e invincibile, grazie a quell’uomo venuto dal nulla cui regalai tutto il fumo che avevo e il 14 sulle spalle per tutta la vita”.
Dopo qualche anno l’Olanda insegnerà calcio totale a tutto il mondo sfiorando la Coppa Rimet. Nessuno tra i commentatori internazionali capisce quale sia il ruolo giocato nell’imperiosa ascesa orange dal terzo fratello dei fratelli Van De Kerkhof. Nessuno tranne tutta l’Olanda. Che sa e saluta commossa Aurelio Van De Kerkhof, una notte d’inverno, dal porto di Rotterdam.

Ancora un porto, ancora una nave, ancora un incontro. Nel viaggio che conduce a Genova, Auruzzle incontra un uomo pensieroso, lo avvicina e inizia a parlargli. Le ore passano come minuti, dopo tanti anni è bello confrontarsi di nuovo con un italiano seppur bofonchiante, un allenatore per giunta, una brava persona, alla quale durante la conversazione insegna anche un gioco di carte: lo scopone scientifico. Aurelio, che non subisce il destino ma lo plasma con pacata determinazione, capisce che è ora di tornare a casa, di aiutare quell’uomo a coronare il sogno suo e di una nazione.
“Enzo, lavorerò con te”.
Bearzot scende dalla nave sorridendo, felice.
E’ la particella elementare del big bang di gioia che, qualche anno dopo, in una torrida notte di luglio si propagherà dalla Spagna all’Italia sancito dal triplice “Campioni del Mondo” che Nando Martellini aveva segnato su un taccuino qualche mese prima, su suggerimento di un uomo di Massa, durante un caffè.Sul volo che riporta la Nazionale a casa, nella storica partita a carte con il Presidente della Repubblica, Bearzot ricorda i consigli di quella notte sulla nave e vince. Pertini chiede al Ct chi gli abbia insegnato a giocare così, l’allenatore indica un uomo in fondo all’aereo. Da quel giorno tutti gli inquilini del Quirinale si sono avvalsi dei consigli di Aurelio Andreazzoli nelle ore più buie della nostra Repubblica.

Ombra dell’ennesimo trionfo, a 29 anni, Aurelio fa perdere le sue tracce. Mezzo mondo del calcio lo vorrebbe su una panchina, l’altro mezzo vorrebbe sapere chi è per riuscire almeno a proporglielo. Lui, vampiro della fama, fugge dalla luce dei riflettori e, semplicemente, svanisce.

Biografie non autorizzate hanno fantasticato ogni possibile scenario per questo buco di vent’anni, dal padre di famiglia al rivoluzionario accanto ai deboli di ogni parte del pianeta, dall’esilio all’ibernazione, dal viaggio nel tempo allo studio di nuove discipline, ipotesi, quest’ultima, che gode di maggiore credito. Ingegneria, elettronica, chimica, medicina: è plausibile immaginare che ognuno degli oggetti che popolano la nostra quotidianità debba dire grazie all’intelletto di un uomo che ha dedicato la sua vita agli altri.

In molti pensano che Bora Milutinovic, in realtà, altri non sia che Aurelio Andreazzoli sotto mentite spoglie, ma il Milutinovic smentisce più volte in tutte le lingue del mondo, ma soprattutto perde troppo spesso per essere Aurelio.

Evitato il disastro mondiale legato al rischio Millenium Bug, riconosciuta la paternità di un giovane nerd australiano di nome Julianassange che minaccia di rivelare al mondo i segreti della sua scomparsa, Andreazzoli entra nel nuovo millennio con un desiderio antico e sempre nuovo: insegnare calcio.

In una splendida giornata primaverile, durante uno dei suoi consueti giri solitari in spider, accuditi e curati come ogni giorno alcuni randagi malati e consegnati alla giustizia due evasi, Aurelio vede un uomo alle prese con una macchina in panne. Si ferma, lo aiuta, ovviamente individua il guasto e risolve.
“Piacere, Luciano. Grazie per avermi aiutato” tende la mano rincuorato l’automobilista.
“Ho appena iniziato ad aiutarti, non dovrai mai ringraziarmi, Luciano”.

E’ l’inizio di una nuova avventura, prima nella fredda Udine, poi, ritenutosi soddisfatto di aver portato una squadra in Champions League per la prima volta nella sua storia, a Roma.

Andreazzoli diventa rapidamente l’eminenza grigia dell’epopea spallettiana, ma le luci della ribalta, anche per motivi di riflessi, sono tutte per Luciano. Aurelio ne soffre, Taddei gli dedica la finta sbagliata ma non basta a risollevarne il morale.La sua autostima tocca livelli talmente bassi da soffrire la presenza del quasi omonimo Andreolli.
Aurelio s’incupisce, chiede espressamente alla società “o me o Andreolli””, viene accontentato ma si chiude lo stesso in se stesso trovando rifugio nelle letture del giovane Stalin, per meglio capire le quali comincia a studiare il cirillico.
E’ lì che si consuma la rottura del sodalizio con Luciano, che temendo le intuizioni del collega, decide di anticiparne le mosse lasciando lui e la Roma al suo destino per volare in Russia ad insegnare il calcio imparato da Aurelio.

Presi i giusti contatti con i mecenati e la mala locali, vinti un paio di scudetti, Luciano pensa al suo amico abbandonato a Trigoria e lo richiama a sé. “Ciao Aurelio, vieni da noi, si beve e si tromba, si tromba e si beve. Ho pure fatto comprare Hulk apposta per te!”. Aurelio sviene per la commozione e rifiuta la proposta di incontrare di nuovo colei che lo sverginò adolescente.

Aurelio diventa inconsapevolmente amico di ogni rosa, e prima che lui stesso se ne accorga è già il dipendente non giocatore di Trigoria con più anni di anzianità romanista alle spalle. Andreazzoli detto “la chioccia di marmo”, supera il periodo di mobbing con cui un vendicativo e pavido Ranieri lo vessa obbligandolo a comunicare a Totti e De Rossi di dover uscire tra un tempo e l’altro di un derby compromesso, e torna ufficialmente a fare capolino nello staff tecnico con il ruolo di “tempera gessi per le linee del campo B” nei primi mesi di gestione americana.Luis Enrique e Tonin Llorente ci mettono poco a capire che quell’uomo ha una marcia in più, motivo per cui lo nominano “responsabile delle marce delle mountain bike da fotografare e  postare su twitter”, emarginandolo dal golfo mistico delle decisioni tecniche.

Lui, che con le mani in mano non ci sa stare, passa il tempo presso la carrozzeria di famiglia di un nuovo amico.
"Roberto, io sono homo faber, tu l'hai capito e mi hai aiutato in questo momento difficile, mi ricorderò di te".
"Più che altro sssss..... ssss... sei manodopera gggg... gggg... gratis, però figurate, ssss... sss.. sei pure così saggio che è mpiacere Au... au... areu....".
“Aurelio”.
“Ecco, appunto”.

Insomma, tutti gli vogliono bene, tutti lo salutano, tutti lo omaggiano e gli portano rispetto, ma nessuno gli chiede espressamente di fare il suo vero lavoro: insegnare calcio.

Il destino dell’uomo sembra segnato, finché un giorno tutto cambia.James Pallotta, memore delle figure di merda di Tom Di Benedetto, chiede espressamente di imparare calcio, nel senso delle regole. Tutti si fingono malati, tutti tranne Aurelio, che comincia a impartire al manager doppie sedute di ripetizioni private.

Il miracolo avviene, Pallotta capisce e ordina: il prossimo allenatore della Roma sarà Aurelio Andreazzoli. Ma bisogna procedere a fari spenti, la preda è ghiotta, il mondo potrebbe ricordarsi all’improvviso di quell’uomo capace di cambiare la vita di milioni di persone per poi scomparire. Ci vuole cautela, averlo non sarà facile.

Ma quando una società è forte, unita e compatta, non c’è obiettivo che sia impossibile.

Zeman, aziendalista, fondamentalista e zemaniano fino all’autolesionismo, riesce a far peggio di Luis Enrique.
La rosa, stimata come migliore di quella dell’anno scorso, riesce a sembrare peggiore.
Sabatini e Baldini usano a cazzo parole con molte sillabe riuscendo a sembrare più storditi dell’anno precedente, ma lo fanno talmente bene che a un certo punto riesce credibile pure la manovra di depistaggio che porta Baldini a New York a simulare interesse per Guardiola.
Gli americani sembrano meno autorevoli di Pippo e Pluto, le peggio radio tornano a ruggire e gracchiare, i tifosi riprendono a insultarsi e a dividersi in orfani e vedove, sognatori e pragmatisti, vittime di complotti di palazzo e amanti di filologia romanza.
Kansas City 1927, infine, nun fa più ride.

L’operazione funziona, il mondo ci casca, è il momento di agire.

Uno scarno comunicato rivela la notizia che tutti aspettavamo: Aurelio Andreazzoli è il nuovo allenatore della Roma, finalmente.

Corete, scappate, ariva lo squadrone giallorosso.

Giallorosso.


*Kansas City 1927, Anno II. Dalla Z di Zeman alla A di Andreazzoli (Isbn Edizioni, pp. 164-172)


mercoledì 24 luglio 2013

Essere un Pauleta


Muoversi con indolenza è fondamentale, strascicare un passo dopo l'altro, correre faticosamente, con le braccia che non seguono la linea del corpo. E anche l'espressione del volto dev'essere sofferente e un po' sciatta, gli occhi intorpiditi e via dicendo fino a quando un cuore di sudore non ti appare sulla maglietta. E' un cuore che diventa man mano più grande perchè dalla pancia si suda molto più che dalle ascelle. Non saltellare durante il riscaldamento, grattati le palle, il tuo abbigliamento poco adatto risalterà tra i tuoi compagni di squadra parastincati e calzettonati, a loro modo protagonisti di una parata e addobbati il necessario per incutere timore. Ecco, il tuo lavoro è l'opposto, palesare un assoluta imperizia, una sonnolenza da fine estate mentre ti aggiri nella tua personale meta campo a testa bassa per ripararti gli occhi dal sole. Quando entri ricordati non solo di essere l'ultimo tra i tuoi compagni, ma fatti staccare mentre arrivate a centrocampo. E sorridi quando gli altri sono tesi, spara cazzate mentre tutti sono intenti a farneticare di tattiche varie. Non è veramente necessario che tu stia a sentire tutti gli intrallazzi, tutte le voci. Appena hai la palla, se mai dovesse rotolare verso te fai la cosa più semplice, tira. Come ti viene, ma tira.

I trequartisti non sono mai veri trequartisti, si muovono, si rimbalzano, hanno gel tra i capelli e toccano la palla come se volessero riempirti gli occhi, come se il calcio fosse un modo per sublimare il proprio ego nei secoli. Alle ali manca saggezza, la velocità preclude il ragionamento e quindi non riescono mai a capire quando è il momento di rallentare, lanciati nella loro corsa senza ricordi. Mentre a te sta rimontando il fernet, ma il fernet non è generalmente una bevanda che rimonta. In mediana ci sono dei ragazzi più giovani, avranno una ventina d'anni, hanno le gambe muscolose e sono un po' quadrati, non parlano molto, stanno a sentire cos'hanno da dire i trequartisti, li lasciano sfogare, poi giustamente non eseguono. I più timidi giocano uno accanto all'altro, così da potersi liberare facilmente di quel fardello. Per il resto  facciamo quadrato. In difesa c'è da sgangherarsi veramente. Il terzino di paese deglobalizzato ancora non spinge, supera a fatica la metacampo e quando ha la palla addosso la sparacchia via il più lontano possibile. E quelli sono i tuoi palloni, quelli persi, che tanto non prenderai mai, che scivolano inoffensivi verso il fondo oppure si alzano e sembrano finire dritti e morbidi tra le braccia del portiere. Cosa devi fare? Primo togliti le mani dalle palle che non sta bene, poi vai, prova, sbatti, colpisci, cadi, rialzati, sei già tutto sudato e i capelli ti stanno da schifo, sputa a terra e se mai dovessi tentare uno scatto quelle specie di scarpe da calcio anti-infortunistiche che porti ai piedi, mai trasudanti per nessuna ragione al mondo, ti ricorderebbero che La Sensibilità Del Piede è l'utopia fasulla di un qualche telecronista esaltato. Se dovesse arrivare la palla, tira, colpiscila, insomma. L'unica mossa tattica dell'allenatore per te è farti giocare con il sette, quando invece sei un nove. Nessun altro trucco.



Pensa ai movimenti dei centravanti veri, quelli ancora lontani da un'idea di gioco collettivo. Non quelli infighettiti che arretrano e tirano pure le punizioni, non quelli che provano a dribblare in area, neanche quelli aggressivi che sembrano voler segnare a tutti i costi. Il tuo riferimento è Pauleta. Ricordi Pauleta? Sembrava sbarcato da un gommone la sera prima. Ricordi la sua espressione? Era malinconia pura. E dire che dietro aveva dei Figo, dei Rui Costa, e poi dei Deco, dei Ronaldo. E giù di facili ironie – “chiunque può  fare di più di Pauleta” – e invece no. Nessun allenatore ha mai sentito il bisogno di sostituirlo. Dicevano che faceva salire la squadra. Cazzate, non riusciva a tenere un pallone che fosse uno. Avrà dei santi in paradiso? Neanche. E perchè sta lì? Perchè Pauleta è un simbolo di resistenza, di imperturbabile resistenza. Pauleta non si è mai imbellettato per apparire seducente. Pauleta non si è mai secolarizzato, mai, giocava così anche negli anni cinquanta e giocherebbe così fra duemila anni. Non ha mai imparato altro. Pauleta soffriva a ogni scatto e a fine partita col cazzo che rimorchiava. Restava in camera a curarsi quei piedi torturati dalle scarpe troppo strette. E sbagliava pure dei gol fatti, certo che si. Con la supponenza di certi trequartisti è un godimento sbagliare certi gol davanti al portiere e poi voltarsi e fingere di scusarsi, mentre il trequartista già sta pensando ad altro.

Fred... La versione 2.0 di Pauleta
Sono passati venti minuti e hai toccato un pallone, di testa. Eri voltato e ti è finito addosso. Poi si è alzato a campanile ed è finito quasi in rimessa laterale. I peruviani giocano di squadra, la palla ce l'hanno sempre loro e voi fate cagare. Però loro non tirano, è come se fossero frenati da qualcosa. Come se rendere concreto quel diadema colorato di passaggi banalizzasse tutto. La verità è che hanno una paura fottuta che non ne valga la pena. Il cuore sudato si allarga sempre più sulla tua maglietta e senti che davvero non sai se riuscirai ad arrivare a fine primo tempo. Ti han lasciato da solo tra questi nanetti ipertrofici che sgambettano e si girano e si rigirano e tu fai un pressing scialbo che sembri Paula Radcliffe a fine maratona. Ti avvicini alla panchina perchè hai sete e di tutta risposta ti danno una Ceres calda. Ecco, come a Pauleta. Nell'intervallo di una semifinale europea, ai Ronaldo, ai Figo, ai Rui Costa, energydrink, massaggi, cambio scarpe, pulizia intima, gel, deodorante e a lui una Ceres calda, da consumare sotto al sole, in un parcheggio sterrato. A fine primo tempo siete ancora zero a zero perchè nessuno è riuscito a tirare in porta. L'allenatore non ti dice nulla e allora tu parli con il portiere, che è l'unico che può capire, ma è troppo esistenzialista e farnetica, quindi vi fate una cicca a metà. Tanto lui deve stare là e tu dal lato opposto e fine. A un certo punto parlate anche della partita. Dici “Lanciala lunga”, lui – che capisce di calcio come un percussionista di musica – ti chiede “Dove?”. Rientri in campo che il sole è sempre più accecante e ti senti quasi ridicolo nell'ostentare la tua mancanza di voglia. Loro, i peruviani sgambettano ancora e a un certo punto, alla seconda palla che tocchi in tutta la tua partita, la prima di piede, ti si lanciano addosso in quattro, ti spostano senza fatica e tu ti volti, ma nessuno sta guardando. L'allenatore non ti incoraggia ma nemmeno ti insulta. Tu sei un dato di fatto. In difesa fanno muro, ma hanno visto troppe partite internazionali per cui non sparacchiano via la palla, ma la giocano e quando si arriva a metacampo, si torna daccapo, è tutto uno scambiarsi di posizioni, di tocchi, di finte, di “lascia”, di veli, di strutture e post-strutture. Si irridono l'un l'altro come se ancora dovessero dimostrare qualcosa. Tu passeggi al limite dell'area e ti senti anche un po' rincoglionito da tutto quanto. La terza palla che tocchi riesci a tirarla verso la porta, male e di punta, il portiere avversario si china e la raccoglie. Hai deluso anche le aspettative degli avversari, che nel loro intricato desiderio di bellezza ti avevano per un attimo immaginato letale. La chiazza di sudore si estende sempre più sulla tua maglietta, ora ricorda la forma dell'Africa. Siete sempre zero a zero, una serie di rifrazioni compiaciute che vanno a spegnersi lentamente, senza una sola scintilla. Allora in questo purgatorio pigro, il portiere sparacchia finalmente la palla a caso oltre la sua metacampo e tu te la ritrovi lì, che ti corre fianco a fianco, mentre i difensori avversari fanno finta di disinteressarsi di una tale casualità. E quando finalmente la palla scende lievemente ti accorgi di essere da solo davanti al portiere avversario. Tu vedi la palla scendere e ti prepari a colpirla. Qualcuno si è accorto che la cosa sta sfuggendo di mano. Appena hai la palla, se mai dovesse rotolare verso te fai la cosa più semplice, tira. Come ti viene, ma tira. Sei da solo, davanti al portiere, la palla a mezz'altezza e tu da solo, appena dentro l'area. Allora colpisci di mezzo piatto, mezzo collo, non sai, tant'è che prende una traiettoria strana e si schiaccia a terra,  e tu cadi come una pera per lo sforzo. Riesci solo a vedere la palla che dopo il rimbalzo si impenna e scavalca il portiere. D'improvviso sei il centro di tutto, gli altri corrono verso di te e le energie sembrano ritornare. Ti abbracciano, ti sommergono. E tu pensi che sono dei poveracci, degli artistucoli da quattro soldi che festeggiano per aver trovato una quadratura. E non importa che vada contro i loro ideali, contro la bellezza, contro loro stessi. Ti senti quasi deluso da tutto ciò. Allora chiedi il cambio e vai a rilassarti all'ombra e qualcuno ti passa un'altra ceres, un po' meno calda di quella prima.

martedì 23 luglio 2013

Esquina Blaugrana

Neymar da Silva Santos Júnior
Bilancio quasi in pari. Molto bene in entrata, molto male in uscita il mercato blaugrana.
Neymar è in assoluto l'acquisto di profilo piu alto quest'anno. Thiago e Villa le cessioni piu assurde, incomprensibili. Thiago, lo ripeto da diverso tempo, doveva avere molti più minuti già dall'anno scorso. Villa è un'operazione all'americana: viene ceduto il contratto (quest'anno avrebbe beneficiato di un importante incremento) più che il giocatore, con importanti sviluppi in caso di valorizzazione dello stesso da parte dell'Atletico (al Barca metà di un'eventuale cessione).  Intelligente il prestito di Deulofeu all'Everton in preparazione del dopo-Alves, quando la catena a destra sarà la coppia formata da Montoya e, appunto, Deulofeu.
Vedrei bene un passaggio di Fabregas allo United, specie se quanto riportano i giornali è vero (35 milioni di Euro l'ultima offerta di Moyes).
 
Serve un centrale ed arriverà. Serve un centrale e deve arrIvare ultra-affermato: in grado, cioè, di togliere credibilmente il posto da titolare a Puyol o a Mascherano. Per questo motivo mi piaceva la pressione su Silva e meno l'interessamento a Marquinos. Non credo in David Luiz, penso possa concretizzarsi Agger (anche se non è l'ideale assieme a Pique).

Vedremo cosa ne pensa El Tata Martino, fresco successore di Tito Vilanova.
Saggio d'oltreoceano che approfitta dello charme ancora da definire di Eusebio e della incompatibilità rispetto alla rosa ed al gioco degli altri candidati. Non entusiasma come nome, ma questo potrebbe pure essere un vantaggio. Offensivo, fa giocare la palla, viene da buoni risultati in Argentina e ottimi risultati in Paraguay. Lo preferisco a Luis Enrique. Non a Hiddink. Non alla coppia Roura-Rubi.

* * *
 
E' ufficiale. Il Real Madrid ha messo la freccia. Ancelotti, Casemiro, Isco e Illarramendi. Se chiudono El Pistolero Suarez la prossima Liga tanto vale non giocarla. Bene l'Atletico, assieme al citato Villa arrivano Pizzi e l'esperto De Michelis. Tra gli obiettivi anche Benteke e Cazorla.
Da seguire il Siviglia con Gameiro e Marin e l'Athletic del dopo-Bielsa (in panchina è arrivato Valverde) con Benat e Kike Sola. Celta e Betis indecifrabili.
Mi piace molto la seconda maglia dell'Espanyol e del Betis.
 
David Villa all'Atletico Madrid
 

sabato 20 luglio 2013

Literaria. "Milan Story". La leggenda rossonera dal 1899 a oggi


Imprescindibile per ogni milanista che non si accontenti di seguire minuto per minuto l’evolversi della trattativa per un dinamico e talentuoso centrocampista nipponico, “Milan Story: La leggenda rossonera dal 1899 a oggi” (Edizioni della Sera pp.191) è il libro perfetto da sfogliare sotto l’ombrellone, per ripassare il conosciuto e esplorare lo sconosciuto delle mille storie che compongono la Storia del più glorioso club italiano. In attesa dell'Honda giusta.



In attesa di capire se nella prossima stagione l’intesa tra Balotelli ed El Shaarawy sarà finalmente efficace, o se Allegri riuscirà a rovinarli entrambi. L’agile struttura a brevi capitoli del libro permette una lettura serena e rilassata, che siate sul pareo in spiaggia, sulle panche di legno di un rifugio montano, o su una panchina del parco in pausa pranzo. E l'autore Sergio Taccone, oltre a collaborare con gli amici di Storie di Calcio, al terzo libro sulla squadra rossonera è certamente uno scrittore che conosce il valore della materia che sta plasmando. In questo Milan Story l’ha fatto con un certosino lavoro di indagine storica, scavando come talpa di marxiana memoria tra trafiletti dei quotidiani degli albori del ventesimo secolo come negli editoriali contemporanei, tra vecchie riviste fuori commercio e contemporanei video di youtube, per riuscire a raccontare come si fosse disputata ieri l’amichevole del 29 giugno 1955: in cui il Milan supera la temibilissima Honved Budapest mentre sugli spalti di San Siro la delegazione del PCI di Sesto San Giovanni tifa compatta e fedele alla linea per i compagni magiari. O la successiva amichevole dei rossoneri a Mosca contro la Dinamo: la prima volta per una squadra italiana al di là della Cortina di Ferro, per la partita che Calcio Illustrato definisce entusiasta come “un inizio di collaborazione tra le due nazioni”.



Il pregio del libro è poi quello di giustapporre le varie piccole storie con un montaggio dialettico degno della scuola sovietica di Eisenstein. E così, senza apparente soluzione di continuità - quando invece la successione dei capitoli rivela a mio parere una precisa e azzeccata scelta narrativa - si passa dalle grandi vittorie alle clamorose sconfitte, dalle storie più note a quelle sconosciute anche alla maggior parte dei tifosi. Manchester e Istanbul, il gol di Capra con l'Inter e quello di Weah col Verona. Le prodezze di Marco Van Basten e quelle di Walter De Vecchi: “’avvocato del diavolo che fece meglio di Perry Mason, vincendo una causa persa”, nelle parole dell’indimenticato Beppe Viola, uno degli ultimi milanesi (sempre che Milano sia mai esistita) cui è dedicato un nostalgico capitolo. E così, via via scorrendo con la lettura, dopo una storica vittoria contro il Grande Torino negli anni Quaranta arriva la altrettanto storica sconfitta con la Cavese “il controesodo dei tifosi ospiti fu memorabile: dodici pullman granturismo, due aerei, tre treni e una carovana sterminata di automobili, camper, e ogni tipo di autoveicolo che scendeva da Milano”. Le pagine omeriche che immortalano le magnifiche gesta del capitano Franco Baresi “la maglia rossonera è stata la divisa della sua esistenza”, precedono di poco quelle relative al misconosciuto Andrea Bonomi, che invece “occupa un posto alla voce capitani e bandiere insieme a colonne del calibro di Liedholm, Rivera, Baresi e Maldini. Superfluo aggiungere altro”.



Storie di campo che hanno segnato l’infanzia di chi vi scrive, ovvero il mitico gol del centravanti britannico Mark Hateley nel derby d’andata della stagione 1984/85. Il gesto tecnico di Attila, il suo stacco poderoso a sovrastare il traditore Collovati sono “un ascensore per il paradiso” che trasuda speranza dopo le due retrocessioni di fila e una lunga e lenta ricostruzione. Sono alternate a storie di vita come quella di Ferdinando Valletti, ex componente della Brigata Garibaldi che nel marzo del 1943 è arrestato dalla sbirraglia fascista dopo aver organizzato uno sciopero davanti ai cancelli dell’Alfa Romeo. Panchinaro rossonero, in pochi mesi si trova deportato a Mauthausen dove è spersonalizzato dal concentrazionismo capitalista fino a diventare un numero: il I57633. Tra i mille altri capitoli, si passa dal racconto surreale delle gesta del tecnico ungherese Bela Guttmann (quello della maledizione del Benfica), uno zemaniano ante litteram che sulla panchina rossonera nella stagione 1954/55 parte alla grande con nove vittorie di fila, ma alle prime difficoltà è esonerato senza motivo apparente alcuno. Fino alla bellissima e inutile prodezza di Roberto Antonelli, soprannominato Dustin per la somiglianza con l’attore, che non evita al Milan la seconda serie B in tre anni e fa esclamare all’avvocato Prisco “dopo la retrocessione a pagamento ecco quella gratis”. Perché un milanista è orgoglioso delle sue retrocessioni quanto dei suoi trionfi: perché noi siamo e resteremo ciasciavit, altro che quei bauscia nerazzurri che hanno il coraggio di presentarsi a San Siro solo quando noi siamo in trasferta…

mercoledì 17 luglio 2013

Tutto Il resto non è noia - Anno III - Prima parte



ALBANIA
Nella Kategoria Superiore 2013 anche detta Superliga Shqiptare o volendo: quella competizione in cui un cospicuo numero di albanesi cerca di imitare i maggiori tornei calcistici europei con scarso successo, ha rivinto lo Skënderbeu. Ora, questo è il terzo anno che mi ritrovo a battere questa rubrica e nelle 2 precedenti stagioni ha vinto sempre lo Skënderbeu, cosa potrei mai dirvi di nuovo? Vabbè, direte, lo Skënderbeu sarà tipo il Real Madrid di Albania, no proprio no, lo Skënderbeu ha vinto questi 3 campionati di fila e un altro nel 1933 quando probabilmente in Albania si disputavano interi campionati di calcio ma senza il pallone (e finiva comunque a rissa). Retrocede malamente l'Apolonia Fer, 13 punti conquistati in totale, una sola vittoria, ottenuta contro Besa Kavajë che proprio per questo,  nonostante la salvezza, riuscirà a vincere la palma di squadra più stronza. Grandi emozioni in coppa, in finale arrivano due squadre sfigate che non hanno mai vinto una beneamata mazza. A spuntarla sarà il K.F. Laçì che a un solo minuto dai rigori, grazie a un gol del centrocampista Emiliano Çela, schianta il povero Bylis Ballshi.
LO SAPEVATE CHE Nel 2005 in Italia è uscito il film con protagonista il ballerino albanese Kledi Kladiu: Passo a due. Quanto segue è un estratto della fantastica recensione (a cura di Pietro Salvatori) della pellicola, scovata sul sito Movieplayer.it .
Intervallato da numerose e per lo più estemporanee coreografie di Kledi (alcune delle quali, ci dicono, molto belle), il tentativo del regista è quello di porre l'accento sulla drammaticità della situazione di un ballerino albanese in Italia, sfruttato e senza permesso di soggiorno. Ma Barzini non fa nulla per ovviare alle palesi carenze attoriali del protagonista (che si sussurra per le scene dialogate abbia usato un comodino come controfigura), ma le incancrenisce, sottolineando, con ridondanti effetti sonori e movimenti di macchina, momenti del film che di emozionante recano solo la consapevolezza che si è un minuto, un secondo, più vicini ai titoli di coda. L'effetto che ripetutamente cerca di creare, anche attraverso l'uso incomprensibile di immagini in trasversale, non solo non è quello voluto, ma ha la capacità di sfiorare il ridicolo in più momenti dunque, rendendo ancora più amara la visione al povero malcapitato. Ovviamente, parallela a quella del ballerino emigrante, c'è la storia della classica figlia di papà tormentata, lacerata, dall'incomprensione familiare nei confronti della sua passione e trascurata dal ragazzo in carriera. I due s'incontreranno, e nulla ci si sente di dire per rovinare la sorpresa di un finale insolito (ma provate a immaginarlo, è proprio quello che avete pensato)

ANDORRA
Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Ma soprattutto....Perchè Andorra ha un proprio campionato di calcio?
Bis dei Lusitanos, la squadra della comunità portoghese. Vittoria in coppa (la prima) per la UE Santa Coloma, ex squadra B del Fc Santa Coloma.
LO SAPEVATE CHE- Andorra la Vella è la capitale più alta d'Europa (si...ma anche sticazzi).
I Lusitanos festeggiano il loro secondo campionato

ARMENIA
Da quando ho scritto che il Pyunik avrebbe vinto 56 campionati di fila due edizioni fa, il Pyunik ha smesso di vincere, quindi amici armeni, dovreste ringraziarmi per averla tirata al Pyunik e aver reso minimamente interessante il vostro campionato. Quarto titolo della sua storia per lo Shirak, squadra che non trionfava dal 1999. Il club ha sede a Gyumri, seconda città del simpaticissimo stato ex sovietico. A Gyumri potete ammirare una statua dedicata al Frank Sinatra francese Charles Aznavour, quello  che canta: "Io sono un istrione a cui la scena dà la giusta dimensione". In realtà c'è una statua di Aznavour anche a Yerevan e probabilmente una in tutte le città della fottuta Armenia. No, per carità, ci sta, però io avrei fatto una statua anche a Djorkaeff e Boghossian. Si ok sto divagando, ma volete realmente sapere altro sul campionato armeno? Direi di no. La coppa comunque è stata vinta dal Pyunik che in finale ha superato proprio lo Shirak.
Tanto per aggiungere qualcosa, è retrocesso il Banants, squadra della capitale fondata nel 1992 che nel 2003 ha deciso di fondersi con lo Spartak Yerevan. L'obiettivo era quello di far cessare il dominio dell'altra squadra capitolina, il (solito, eccheppalle) Pyunik. E' stato un successo a quanto pare.
LO SAPEVATE CHE- In Armenia sono froci per gli scacchi. Lo studio e il gioco degli scacchi sono materia scolastica obbligatoria. Praticamente in America quello che tromba più di tutti è il quarterback della squadra di football. In Armenia invece è il capitano della squadra di scacchi. Quindi se avete intenzione di andare a fare del turismo sessuale  in Armenia, prima fatevi un corso accelerato di scacchi. Non si scopa senza conoscere l'arrocco.

AUSTRIA
L'Austria  è il paese che ha regalato al mondo: Adolf Hitler, Josef Fritzl e la Zwiebelsuppe con quel suo vago sapore di metro B affollata in pieno agosto. Ha anche la colpa di aver donato al pianeta la storia della principessa Sissi. Parliamoci chiaro, la principessa Sissi ci ha polverizzato i testicoli. Non capisco perchè ogni estate, a qualunque orario e su qualsiasi canale, venga riproposta regolarmente una delle 481 versioni cinematografiche di Sissi. Su Rai tre alle 4 di pomeriggio c'è Sissi, su rete 4 alle 21 c'è Sissi, su telepace alle 4 del mattino c'è la versione di Sissi del 1951 in bianco e nero e con l'audio disturbato. Credo la facciano anche su tele padre Pio. Avete mai visto tele Padre Pio sul satellite? 24 ore su 24 con una telecamera puntata sulla cripta e rosari recitati in sottofondo. Di notte è un spettacolo perchè andando avanti o indietro da tele Padre Pio, incapperete inevitabilmente in canali con chat line erotiche. Metti su tele padre Pio, vai avanti e c'è una sbuciona che ansima, vai indietro e c'è una che si fa la doccia con scritte tipo: "Zitto e godi". Davvero fuori luogo e irrispettoso. Soprattutto per chi cerca una chat line.
L'Austria è riuscita a farsi perdonare qualche sua colpa in questa stagione calcistica. Non tanto per il campionato vinto meritatamente dopo 7 anni dall'Austria Vienna (gran maglia), per merito della punta classe '89  Philipp Hosiner, ma per ciò che riguarda la coppa nazionale. La ÖFB-Cup è andata infatti al piccolo Pasching, paesino di 7.000 anime dell'alta Austria, famoso soprattutto per la statua davanti al municipio di Charles Aznavour (no...non è vero...non hanno un municipio). Il Pasching milita nella terza serie austriaca, la regionalliga. I nero verdi hanno superato nell'ordine: l'Austria Salzsburg (squadra che milita in regionalliga fondata dopo il cambio di nome dell'Austria Salisburgo in Red Bull Salisburgo nel 2005), l'Austria Lustenau (serie b austriaca o Erste liga), l'Austria Klagenfurt (regionalliga), il Rapid Vienna e in finale l'Austria Vienna. Emergono 2 dati da questa lista. Uno è che il Pasching ha tenuto testa e superato senza troppi problemi due mostri sacri come  il Rapid e l'Austria Vienna. L'altro è che il 90 % delle squadre austriache ha nel proprio nome  "Austria" che a quanto ho capito è una sorta di "Puffare", forse si usa anche nella vita di tutti i giorni: "Ehi, hai per caso visto le mie Austria chiavi ?"- "No! ma se stai uscendo comprami due pacchi di Austria farina". Il Pasching vince 1 a 0 in finale al Ernst-Happel-Stadion, grazie a un gol di testa al minuto 47 del centrocampista Daniel Sobkova, su assist della punta spagnola Nacho Casanova. Ma secondo voi uno che si chiama Nacho Casanova...Quante austriache avrà "Sdraiato" in questi anni?
LO SAPEVATE CHE-  A proposito di chat line e Austria. Tempo fa (Dionigi lo sa bene), ero andato in fissa con un canale erotico austriaco (non sono sicuro al 100% che fosse austriaco) Eurotic Tv (potete trovarlo in altri canali su Sky). La particolarità di questo fantastico canale è che le modelle sono al 90% dei cofani abbozzati e inoltre hanno una sensualità pari a quella di  Lallo il castoro del Canadà mascotte di Aiazzone. Potete controllare di persona.
Nacho Casanova. Dal suo arrivo a Pasching la popolazione è aumentata di 200 abitanti.

AZERBAIGIAN
Ci sono: un cileno, 3 brasiliani, un argentino, un maliano un tedesco (con passaporto azero), un ucraino, un georgiano, un sierraleonese, un marocchino un bosniaco, un rumeno, un lituano un greco e un senegalese che entrano in un bar..... no, non è una barzelletta ma la classifica cannonieri del campionato azero. Diciamo che i calciatori locali non influiscono troppo sull'esito del torneo. Ammesso sempre che esistano. Campionato vinto dal Neftchi Baku (banali...io l'avrei chiamato Austria Baku), che si regala il terzo titolo consecutivo, prima volta nella gloriosa storia del calcio azero. In coppa vince...Il Neftchi Baku ai rigori contro il Khazar Lenkoran, squadra allenata dal gallese Toshack (ma quanti anni è che gira questo?) che può contare su un fuoriclasse come Adrian Pit.
LO SAPEVATE CHE- Berti Vogts è l'allenatore della nazionale azera. Berti Vogts, Toshack.... Non mi stupirei a questo punto di trovare in Azerbaigian anche Matt Busby, Edmondo Fabbri e Vicente Feola.
Lo staff della nazionale Azera scongela Berti Vogts prima della partita.

BELGIO
Rischio di essere ripetitivo ma non mi do pace. Passi per il play off scudetto con il mini torneo a 6, passi per il play out salvezza, ma qualcuno deve spiegarmi i Play off per l'Europa League.

"Le squadre classificate dal 7º al 14º posto partecipano ai play-off per l'Europa League. Le squadre sono divise in due gironi di 4, con partite di andata e ritorno per un totale di 6 giornate. Le vincenti dei due gironi si affrontano in partite di andata e ritorno. La squadra vincente affronta quindi la quarta classificata dei playoff scudetto in un test match con partite di andata e ritorno. La vincente del test match si qualifica per il secondo turno di qualificazione della UEFA Europa League 2013-2014."

A che cazzo servono 48 partite se poi una volta vinto il play off, ti ritrovi ad affrontare un ulteriore test match per l'Europa League? A CHE CAZZO SERVE il test match???
Test match particolarmente tirato quest'anno, con il Gent che vince l'andata contro lo Standard 1 a 0 ma perde di misura il ritorno con il risultato di 7 a 0.
Campionato vinto dall'Anderlecht, ma la notizia è lo Zulte Waregem per la prima volta in Champions League. Coppa al Genk che batte in finale il Cercle Bruges.
LO SAPEVATE CHE- Il Belgio vanta il periodo più lungo senza un governo ufficiale (540 giorni). Almeno questo è quello che crede il resto del mondo. In realtà il sistema elettorale belga è tipo il loro campionato di calcio, non è che fossero senza governo, è che i candidati stavano ancora disputando i play-off per arrivare al ballottaggio.

BOSNIA
No vi prego, che palle! La Bosnia no, non ce la posso fare. Coppa al Široki Brijeg  e campionato allo Željezničar.
LO SAPEVATE CHE- NO che palle! La Bosnia NO!


BULGARIA
Dimitar Vezalov, 26 anni difensore del Levski è il grande protagonista del campionato bulgaro 2012/2013.
La stagione parte con la conferma del Ludogorets, l'ex matricola che da neopromossa la scorsa stagione, era riuscita a centrare il treble nazionale. La squadra di Razgrad rimane in testa fino a 3 giornate dalla fine, quando si trova ad affrontare in trasferta la seconda forza del campionato, il Levski, distante soltanto 2 punti. La partita è tiratissima, il Levski ci prova, ma il Ludogorets sembra reggere. Al minuto 92 il capitano del Levski Stanislav Angelov lascia partire un tiro da fuori area, non troppo insidioso che trova però la deviazione del pittoresco difensore olandese Mitchell Burgzorg. 1 a 0 e il Levski diventa capolista. Scene di panico allo stadio, sembra il gol di una finale mondiale, il tecnico di casa Nikolay Mitov (ex assistente subentrato poche giornate prima) viene espulso per l'esultanza eccessiva e finisce la partita in mezzo ai propri tifosi. Al fischio finale la metà blu di Sofia festeggia quella vittoria come se avesse già il titolo in tasca. Mancano 2 giornate non troppo impegnative, il Ludogorets cade invece nello sconforto. A due dalla fine vincono entrambe le contendenti al titolo. Il Ludogorets supera l'insidioso esame casalingo contro il Botev Plovdiv quarta forza del campionato. Il Levski abbatte il già retrocesso Tarnovo. L'ultima giornata vede la compagine di Rezgrad contro il Montana ultimo in classifica e il Levski in casa contro i cugini, salvi e senza obiettivi, dello Slavia Sofia. Il Ludogorets  fa il suo dovere e chiude l'incontro con un secco 3 a 0.  A Sofia, il Levski non lascia respiro e al 33' passa in vantaggio con il capocannoniere del torneo Basile de Carvalho. Il Levski sciupa diverse occasioni, finchè al 74esimo il giapponese dello Slavia, Daisuke Matsui (che tutti noi ricordiamo per questo gol), lascia partire una punizione alla ricerca di una deviazione vincente, deviazione che arriva non da un suo compagno di squadra ma da Dimitar Vezalov che preso dal panico nel tentativo di spazzare, infila il pallone nella propria porta (Si..si.. puzza anche a me). Il risultato non cambia e per il secondo anno consecutivo il Ludogorets festeggia. Annata maledetta per il Levski che perde ai rigori anche la coppa di Bulgaria contro il Beroe Stara Zagora (Stara Zagora sembra il nome d'arte di un'attrice porno. Le Calde notti  bagnate di Stara Zagora). Il Cska è stato escluso dalla competizioni europee per problemi finanziari.
LO SAPEVATE CHE- Il difensore/centrocampista olandese del Ludogorets Mitchell Burgzorg è anche un rapper sotto contratto con  la casa discografica Nindo. Il suo nome d'arte è Priester.
Mitchell Burgzorg in arte "Priester".Tutti noi lo ricordiamo nella parte della sensitiva in Ghost


CIPRO
Vince l'Apoel che saluta dopo 5 stagioni il tecnico del miracolo Champions Ivan Jovanović (destinazione AL Nasr). Derby di Limassol in finale di coppa, partita tiratissima vissuta tra botte, gol annullati, rigori inesistenti e rigori sbagliati. La spunta ai supplementari l'Apollon (1 - 2 il risultato).
LO SAPEVATE CHE - Limassol detiene il record per il  bicchiere da vino più grande del mondo (3 metri e 37 x 1,73 di larghezza). Mi sa tanto che a Limassol non hanno una fava di meglio da fare. Questa notizia fa molto Studio Aperto, sono fiero di me stesso.
Non avere proprio un cazzo da fare


CROAZIA
No, no...Non c'è che dire, bello eh! In fondo è soltanto l'ottava stagione di fila che la Dinamo Zagabria si porta a casa il campionato con 718 punti di distacco sulla seconda. Emozionante la Prva hrvatska nogometna liga,  più meno come un pomeriggio passato a guardare tua nonna che lavora a maglia davanti al soporifero "Agenzia matrimoniale" di Marta Flavi, mentre fuori diluvia. Vince la coppa nazionale l'Hajduk Spalato.
LO SAPEVATE CHE-  La "Torcida", gruppo ultras dell'Hajduk Split nato nel 1950 è il più vecchio gruppo organizzato d'Europa.

DANIMARCA
Torna a vincere il Copenaghen. Questa volta il Nordsbadabem (si insomma quelli  che sono finiti nel girone champions della Juve) non è riuscito ad andare oltre il secondo posto. La squadra della capitale trionfa grazie ai gol del bomber classe '93 Andreas Cornelius, fresco di trasferimento al Cardiff City. Retrocede il Silkeborg campione intertoto 1996, che da tifoso romanista ho avuto il piacere di affrontare in coppa Uefa. In coppa, finale tirata Randers - Esbjerg. Con un gol di testa al 55esimo di Youssef Toutouh, l'Esbjerg torna a vincere la coppa nazionale dopo 37 anni di attesa. Un gol pesante quello di Toutouh, pesante almeno quanto quei cazzo di biscotti al burro danesi, venduti in quella scatola di latta blu, che tutte le nostre mamme, zie, nonne hanno poi usato come contenitore delle cose per cucire (e adesso ditemi che non è vero).
LO SAPEVATE CHE-  L'F.C. Copenaghen è nato il primo luglio del 1992 dalla fusione del Kjøbenhavns Boldklub  meglio conosciuto come KB, vincitore di 15 campionati danesi (ancora oggi il club più titolato) e il Boldklubben 1903 (7 titoli nazionali all'attivo).

GALLES
In stile Croazia i New Saints (più di 20 punti sulla seconda) regalano il bis vincendo anche in questa stagione. Come in Belgio, anche qui si gioca il play off per l'Europa League. Solo che a differenza del Belgio non esiste alcun cazzo test match, chi vince il play off va veramente in Europa League e quest'anno è toccato al Bala Town. Coppa al  Prestatyn Town che supera ai supplementari il Bangor city e si aggiudica per la prima volta la competizione.
LO SAPEVATE CHE- La mia cultura, figlia di una relazione sporca tra la settimana enigmistica e topolino, mi ha fatto credere per anni che la città di Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch (Chiesa di Santa Maria nella valletta del nocciolo bianco, vicino alle rapide e alla chiesa di San Tysilio nei pressi della caverna rossa Zwolle merda) detenesse il record di città dal nome più lungo. Mi sbagliavo. Viene dopo Il vero nome di Bangkok che è tipo una bestemmia in thailandese e un altro inutile paesino della Nuova Zelanda.
Anche Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch ha una squadra di calcio, ovvero, il Clwb Pel Droed Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch Football Club, che milita nella terza serie gallese. Comunque non mi è mai piaciuto topolino, guardavo solo le pubblicità. Le pubblicità erano fantastiche. Le avventure in rima della colla Pritt erano un capolavoro.

GEORGIA
Tutte le cose belle prima o poi finiscono. Però quando succede fa veramente male. Nella nostra vita un po' tutti abbiamo sopportato la fine di  un grande amore e molti di noi hanno sopportato anche la fine dei porno soft notturni su T9. Però, quando dopo due anni di trionfi, vedi il tuo Zestafoni arrancare in Umaglesi Liga e non riuscire neanche a qualificarsi per l'Europa League, non puoi non  andare in depressione. Jaba Dvali tradisce, passa alla Dinamo Tblisi e con 20 paste regala lo scudetto e la coppa alla compagine capitolina. Con tutto l'odio che si può giustamente provare per bomber Dvali, trovo vergognoso che un calciatore simile sia ancora costretto a marcire in Georgia. Il grande protagonista del campionato georgiano è stato però il compagno di reparto, lo spagnolo Francisco Javier Muñoz Llompart, meglio noto come Xisco (ex Valencia, Betis, Levante), che con 24 marcature ha vinto la classifica cannonieri.
LO SAPEVATE CHE- K'akhaber Kaladze è l'attuale Ministro dell'Energia e delle Risorse Naturali della Georgia. Sicuramente più credibile di Gasparri alle comunicazioni. No, non è una polemica gratuita, fu proprio Gasparri a bloccare i porno soft di T9.

GIBILTERRA
Si! esiste. Qualcosa in contrario? Gibilterra non può forse avere un campionato? Ce l'ha e ha vinto il Lincoln. Non solo ha un campionato ma ha anche una coppa, portata a casa dal Sanqualchecosa.
LO SAPEVATE CHE- Dallo scorso 24 maggio, Gibilterra è a tutti gli effetti un membro della Uefa. Già nel 2006 aveva avanzato la candidatura ricevendo però 45 voti contrari e 3 favorevoli (Inghilterra, Scozia e Galles). Il 24 maggio 2013 la situazione si è capovolta, solo 2 infatti sono stati i voti contrari. Uno della Spagna che ritiene Gibilterra territorio spagnolo, l'altro inspiegabilmente dalla Bielorussia. E' bello immaginare il delegato uefa bielorusso che urla un "No" (o un niama o un net) incazzato lanciando i fogli in aria. Magari anche la Bielorussia ritiene Gibilterra parte del suo territorio, chi può saperlo. Gibilterra parteciperà alle qualificazioni per euro 2016. San Marino e Andorra stanno provando la stessa sensazione di sollievo che provano gli sfigati della classe, quando a metà anno in classe arriva uno ancora più sfigato di loro.
Il presidente della Gibraltar Football Association stizzito dopo il no della Bielorussia

GRECIA
Dramma AEK. Il glorioso club di Atene, retrocede per la prima volta in 89 anni di storia. Il 14 aprile 2013 L'Aek in piena zona retrocessione, affronta tra le mura amiche, il Panthrakikos distante solo 3 lunghezze. Al minuto 87 il difensore giallo nero Mavroudis Bougaidis, spedisce il pallone nella propria porta, i tifosi non la prendono in maniera serena e invadono il campo non proprio amichevolmente. La partita viene sospesa. 5 giorni dopo, viene dato lo scontato 0-3 a tavolino al Panthrakikos e inoltre l'AEK viene penalizzato di 3 punti, 3 punti fatali che retrocedono aritmeticamente i "Kitrinomavroi" e rendono inutile l'ultimo match contro l'Atromitros. Non finisce qui, a quanto pare l'AEK non ha i soldi per iscriversi alla B greca e ripartirà quindi dalla terza serie. Campionato e coppa all'Olympiacos che batte in finale a fatica l'Asteras Tripoli. Il Pas Giannina non ha purtroppo ottenuto la licenza per disputare la prossima Europa League, ufficialmente per problemi finanziari, in realtà la Uefa ha probabilmente escluso il Pas Giannina per il suo nome idiota. Il posto del Pas Giannina è stato preso dal Panathinaikos, che è stato escluso a sua volta. Alla fine quindi toccherà allo Skoda Xanthi giocare in Europa. Sempre che la Bielorussia non abbia nulla da ridire.
LO SAPEVATE CHE- La Grecia a Euro 2004 era data a 150. Io ovviamente ho giocato la Svezia... E solo perchè il Mali non può disputare l'europeo.

IRLANDA DEL NORD
Che poi in fondo il campionato di calcio nordirlandese è l'occasione per pestarsi allegramente. Si può capire. Vince il campionato dopo 15 anni il Cliftonville, che pone fine al decennio di vittorie del "Big two" di Belfast (Glentoran e Linfield). Il Cliftonville è di tradizione cattolica, il che vi può far immaginare quanto possa essere amato dalle altre compagini della capitale. Preferirei essere un gibilterrino a Minsk, piuttosto che un tifoso del Cliftonville a Belfast. La coppa invece viene vinta dal Glentoran proprio in finale con il Cliftonville (3-1).
LO SAPEVATE CHE- Non è una regola fissa, ma solitamente il derby di Belfast tra le Big Two, si gioca nel "Boxing day". Qualche Derby fa i tifosi del Glentoran liberarono in campo un maiale dipinto di blu (colore sociale del Linfield).

ISRAELE
La notizia è che per questa stagione nessuna delle squadre israeliane è stata multata o penalizzata. Campionato stranamente tranquillo vinto dal Maccabi Tel Aviv. Nonostante la retrocessione nella seconda serie l'Hapoel Ramat Gan, vince la coppa d'Israele ai rigori contro l'Ironi Kiryat Shmona. Tal Banin che tutti noi ricordiamo a Brescia è stato esonerato a marzo dal Maccabi Netanya (che retrocederà nonostante il cambio in panchina).
LO SAPEVATE CHE- L'Hapoel Ramat Gan è una delle due squadre che nel 2012 causò la sospensione delle prime due serie del campionato israeliano. Aprile 2012, si gioca lo scontro promozione tra Hapoel Ramat Gan e l'Hapoel Bnei Lod (squadra mista arabo-ebraica), l'incontro termina con un pareggio ma dopo il triplice fischio le squadre metteranno in atto una loro personale versione del terzo tempo.

LIECHTENSTEIN
Non si disputa il campionato (le squadre del principato giocano nei campionati svizzeri) ma soltanto la coppa nazionale vinta dal Vaduz in finale contro il Balzers.
LO SAPEVATE CHE- Il  Liechtenstein è un paese demilitarizzato. La difesa dei confini e la tutela dell'indipendenza del Liechtenstein sono assicurate, tramite accordi bilaterali, dalla Svizzera. Se volete in questi giorni organizziamo una macchinata e andiamo a rompergli il culo. Ci troviamo alle 8 sotto la statua di Charles Aznavour della vostra città.
Ogni tanto Nacho Casanova, stanco della solita zuppa, lascia Pasching e l'Austria per andarsi a scopare l'intero Liechtenstein.

LUSSEMBURGO
Dopo 83 anni di attesa il Fola Esch può finalmente festeggiare il suo sesto titolo nazionale. Alla faccia dei cugini dello Jeunesse. Possiamo solo immaginare il delirio per le strade della scalmanata Esch-sur-Alzette. Il Jeunesse Esch si rifà vincendo la coppa nazionale dopo 13 anni contro una squadra che finisce tipo in ange.
LO SAPEVATE CHE- Jeff Strasser attuale allenatore del Fola Esch, con un importante passato calcistico in Germania e Francia, detiene il record di presenze (98) con la nazionale dei leoni rossi. Si! si chiamano "Leoni rossi", prendono pizze ovunque, perdono a botte di 9 a 0 a partita ma si chiamano Leoni rossi. "Pippe rossastre" anche se più appropriato, sarebbe stato decisamente meno carino.
Il delirio per le strade di Esch-sur-Alzette dopo la vittoria del Fola Esch

MACEDONIA
Uh! ha rivinto il Vardar...E il Teteks in coppa.     
LO SAPEVATE CHE-  La Grecia è andata più e più volte in puzza per il nome Macedonia, in virtù del fatto che il termine indica anche l'odierna regione greca. La Grecia ha proposto di cambiare il nome in: "Alta Macedonia", "Nuova Macedonia", "Macedonia-Skopje" e soprattutto "Austria Macedonia". Il governo macedone ha così risposto: "Ancora co sta stronzata? State a pezzi... Fateve na vita". Interrogato sulla questione, il ministro degli esteri bielorusso, ha risposto con un rutto, poi ha urlato un NO! e infine ha bruciato una bandiera di Gibilterra.

MALTA
Vince il campionato il Birkirkara dopo un appassionante spareggio scudetto contro l' Hibernians (3-1).
Ma voglio e devo raccontarvi una storia. E' la triste storia del Qormi. Il Qormi non ha mai contato un cazzo nella storia del cacio maltese. Non ha mai vinto il campionato o la coppa. Da qualche anno la squadra è tornata in Premier League e nel 2010 ha la prima grande occasione per contare qualcosa. Il 23 maggio 2010 disputa la finale di coppa di Malta contro Valletta. Dai piccolo Qormi ce la puoi fare. Dopo 21 minuti è già sotto di due. Le distanze verranno accorciate a 12 dalla fine, ma la coppa andrà alla squadra della capitale. Capita. Il primo giugno dello stesso anno, il Qormi ha la sua seconda occasione, gioca infatti lo spareggio per accedere ai preliminari di Europa League. Vai Qormi scrivi la storia! La partita si chiude al 95esimo con un rotondo 2 a 0 per lo Sliema. Succede. Nel 2012 il Qormi ritorna in finale di coppa. Contro gli Hibs è dura, ma è arrivato il momento di uscire dell'anonimato. Dopo 47 minuti il Qormi è già sotto di 3 gol. Tanto per farsi più male al 95esimo mette a segno un inutile rigore. Ci può stare. In questa stagione il Qormi, arriva nuovamente in finale di coppa e ancora contro l'Hibernians. Vai Qormi, forza Qormi. Dopo 66 minuti i Peacocks (leggi Hibernians) si trovano avanti di due reti. Al primo minuto di recupero il Qormi accorcia le distanze. Crediamoci ragazzi! Prendiamoci la coppa. 2 minuti dopo Jackson fissa il risultato sul 3 a 1. Eccheccazzo Qormi.
LO SAPEVATE CHE- Quando a Malta vi attraversa la strada un tifoso del Qormi è meglio accostare e aspettare che passi prima un'altra macchina per evitare anni di sventure. Se pronunciate Qormi al contrario allo specchio, la vostra squadra perderà 4 finali di fila. I giovani maltesi quando vedono uno con la sciarpa del Qormi, toccano un coetaneo urlando: "Qormi tuo!".
In regalo con l'abbonamento del Qormi


MOLDAVIA
Dodicesimo campionato in 13 stagioni per lo Sheriff Tiraspol. Coppa ai cugini del FC Tiraspol.
LO SAPEVATE CHE- Tiraspol fa parte della Transnistria stato "De facto" non riconosciuto.  Lo Sheriff Tiraspol appartiene alla compagnia Sheriff, una società con un giro di affari di circa 4 miliardi di dollari, pari a 47 volte il pil della Transnistria. La Sheriff ha in mano tutto: benzina, casinò, supermercati, società di comunicazioni, lo stadio. Ovviamente, anche se non ufficialmente, gestiscono la squadra locale. Una maglietta dello Sheriff nello shop della squadra costa circa 30 euro, ovvero, il 70% di uno stipendio medio in Transnistria. Questo simpatico staterello, è una sorta di discount delle armi. Mi sa tanto che lo Sheriff è destinato a vincere per altri 12 anni.

MONTENEGRO
Sutjeska Nikšić in campionato, Budućnost Podgorica in coppa.