giovedì 27 giugno 2013

Noi rispondiamo con Gilardino unica punta




26 giugno 2013, è il 13mo minuto della semifinale di Confederations Cup tra Brasile e Uruguay, quando el cacha Forlàn si avvicina col pallone tra le mani sul dischetto dell’area di rigore. Il silenzio dei 60mila spettatori stadio Mineirao di Belo Horizonte è assordante: i più vecchi non possono fare altro che pensare a o maracanaço, i più giovani invece si lasciano scappare un sorriso ricordando quello che può succedere dagli undici metri. Forlan posa la palla sul prato verde, si allontana di tre passi camminando all’indietro e tenendo fisso lo sguardo sul pallone. Tra i pali Julio Cesar lo aspetta con l’allegra arroganza che solo il portiere di una nazionale verdeoro in una manifestazione internazionale può sfoggiare. Forlan comincia la rincorsa, si avvicina al pallone e... Bum! 


Quarantacinque metri più in là, l’ennesimo lacrimogeno sparato dalla polizia in assetto antisommossa si infrange su un lamione del piazzale antistante il Minierao prima di rotolare mestamente sull’alsfalto in calcio d’angolo. Poi cariche, pestaggi, manganellate sui volti e calci sulla milza, proiettili di gomma sparati ad altezza uomo e gas urticanti che si diffondono nell’aria, già irrespirabile da quel 7 giugno in cui, proprio a Belo Horizonte, i manifestanti hanno dato fuoco a un autobus per protestare contro il rincaro dei biglietti dei trasporti pubblici. Da allora, da quando il 15 giugno è cominciata la Confederations Cup, manifestazione che non serve a un cazzo se non come prova generale in vista dei Mondiali del 2014 e delle Olimpiadi di Rio 2016, in Brasile sono scesi in piazza oltre un milione di donne e uomini. 

La protesta, nata contro i tagli dissennati al welfare e il conseguente aumento del costo della vita, ha presto trovato nella Confederations Cup un obiettivo sensibile. Non fosse altro che per le spese folli, già 3 miliardi di euro (il 160% in più di quanto previsto) di spesa pubblica dati in mano agli speculatori solo per costruire o riammodernare gli impianti sportivi in vista di Mondiali e Olimpiadi su un totale di 12 miliardi già spesi. Alla protesta popolare che oramai dilaga in occasione dei grandi eventi sportivi e non, carrozzoni necessari a un’élite politica che altrimenti fatica a trovare consenso e legittimazione popolare, dove una gestione del potere senza contatto con il territorio cerca legittimazione attraverso lo spettacolo per sopravvivere e riprodursi uguale a se stessa, si aggiunge in Brasile il fattore calcio.



Dall’Egitto alla Turchia sono oramai gli ultras, dopo avere sperimentato sulla loro pelle le più avanzate forme di repressione legislativa e poliziesca, gli unici a essere stati in grado di dotarsi di tattiche e stratigie di guerriglia urbana tali da resistere e passare al contrattacco. E così quando la piazza si è trovata impreparata a fronteggiare l’esercito e le forze dell’ordine, ha chiamato in suo soccorso chi di battaglie di strada era suo malgrado più esperto. Dopo l’Egitto e la Turchia, anche in Brasile, dove le vittorie della nazionale verdeoro fu la maggiore fonte di consenso per la feroce dittatura di Garrastazu Médici, i rapporti di forza tra calcio e politica cambiano. E dagli stadi, una volta laboratorio delle nuove forme di controllo sociale e repressione, comincia la nuova rivolta.



Come scrive oggi Eduardo Galeano, poeta degli splendori e delle miserie del gioco del calcio e capace come pochi altri di immergersi nelle vene aperte dell’America Latina:

Me parece justa esta explosión de los indignados en Brasil. Y mucho se parece, por su vocación de justicia, a otras manifestaciones que en estos últimos años están conmoviendo a muchos países en muchos lugares del mundo. El pueblo brasileño, el más futbolero de todos, se niega a seguir aceptando que el fútbol se utilice como coartada para humillar a muchos y enriquecer a pocos. Esta fiesta, fiesta de las piernas que la juegan y los ojos que la miran, es mucho más que el gran negocio de los señores que la dirigen desde Suiza. El más popular de los deportes quiere servir al pueblo que lo practica. La violencia de la policía no podrá apagar ese fuego.

(Per quanto mi riguarda, lo scoppio di indignazione in Brasile è giustificato. Nella sua sete di giustizia, è simile ad altre proteste che negli ultimi anni hanno scosso diversi paesi in diverse parti del mondo. I brasiliani, che sono fra tutti i più grandi amanti del calcio, hanno deciso di non permettere che il calcio fosse utilizzato come pretesto per umiliare i molti e arricchire i pochi. Questa festa, una festa per le gambe che lo giocano e gli occhi che lo guardano, è molto più di un grande business gestito da dei padroni che comandano dalla Svizzera. Lo sport più popolare del mondo vuole essere al servizio del popolo che lo pratica. E la violenza della polizia non potrà spegnere questo fuoco.)



Per il resto, lì dove in attacco giocano Neymar-Oscar-Hulk-Fred-Hernanes / Cavani-Forlan-Suarez / Torres-Silva-Mata-Villa, noi rispondiamo con Gilardino unica punta..

12 commenti:

  1. la chiosa (o postilla o non so che) finale si commenta da sé.
    rispetto al tema del resto del post, in questi giorni mi aspettavo un vostro commento sulle fantastiche uscite di pelè e di ronaldo ("per un mondiale servono stadi, non ospedali"... la ciccia gli è arrivata al cervello...) o sulla diplomazia di romario (su pelè: "se sta zitto è un poeta, se apre la bocca è solo per dire merda").
    in turchia secondo me è successa la cosa più meravigliosa. gli ultras di besikstas, galatasaray e fenerbache che protestano assieme, scendendo ognuno in piazza all’ora corrispondente all’anno di fondazione della propria squadra: alle 19.03 quelli del besikstas (1903), alle 19.05 quelli del galatasaray (1905), alle 19.07 quelli del fenerbache (1907).

    RispondiElimina
  2. E invece sono orgoglioso che Prandelli punti sul Violino e, in generale, sull'unica punta. Se è capocannoniere Fred.. per me il Gila rimane un lusso.

    Sul resto, difficile dare torto al popolo brasiliano, anche al netto del clamoroso ritorno che generalmente Mondiali e Olimpiadi danno.

    Romario idolo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. è provato in ogni modo che olimpiadi e mondiali non diano alcun ritorno economico alla popolazione.. né come infrastrutture né come crescita..

      nei quartieri dove sono costruite case, negozi, alberghi, o financo ponti e parchi, il tutto o rimane vuoto o costa più di quello che gli abitanti possono permettersi.. i pochi abitanti rimasti ovviamente, che gli altri li hanno già deportati..

      dopodiché le spese sostenute dallo stato, e dirottate lì dai servizi, non vengono mai recuperate.. al solito profitti privati e perdite pubbliche..

      per il resto.. gilardino è l'emblema dell'aberrante stato del calcio italiano all'età di prandelli, credo l'unico al mondo che sia riuscito a farmi rimpiangere lippi e suoi iaquinta e quagliarella..

      Elimina
    2. e infatti in grecia stanno ancora festeggiando il clamoroso ritorno delle olimpiadi...

      Elimina
  3. Gilardino eroe però. Non dimentichiamo che Prandelli è uno che porterà Giovinco ai mondiali, questo per dire quanto poco si sia distanziato dalle peggiori abitudini del calcio italiano.

    RispondiElimina
  4. infatti zio tutto giusto ma su gila sbagli bersaglio, è stato commovente stasera, una lacrime versata sull'inutile confederations...la cosa grave, appunto, è che ha fatto entrare giovinco, per i motivi che dice tamas...

    RispondiElimina
  5. Comunque che noia (e che scusa!) il refrain "eravamo stanchi", "calo fisico", "l'umidità". Ci manca solo "anche sto mese ho preso la minima" e "si stava meglio quando si stava peggio".
    Poi vabbè, il metodo inquisitorio che ha lasciato a casa Osvaldo applicato tra un anno in vista del mondiale ci potrebbe costare caro.
    Facciamo una petizione per trasferire il Vaticano nelle varie nazionali di calcio del mondo a turno.

    RispondiElimina
  6. Si, il codice etico avrebbe un senso (etico) se applicato solamente a giocatori scarsi o che non servono. Ieri Er Cipolla ci stava tutto una volta uscito il Gila.

    RispondiElimina
  7. Er Cipolla ieri avrebbe purgato di sicuro, o quanto meno avrebbe lasciato un ricordino sul sopraciglio del Sergio Ramos di turno. Ma d'altronde è stato epurato per aver candidamente ammesso che Andreazzoli è un laziale di merda, cosa che hanno pensato tutti i tifosi romanisti alla lettura della formazione del derby.

    Su Giovinco penso che siamo tutti d'accordo: è l'emblema del calcio italiano. Un fenomeno da baraccone in nome del politically correct.

    RispondiElimina
  8. Er Cipolla sta al mare con la nuova fiamma e li è contento di stare.
    Sennò gli toccava stare lì, allenarsi, giocare pure qualche volta o, addirittura, stare in panca...
    Troppa fatica... per un fenomeno come lui... che gioca e si allena solo quando vuole..

    RispondiElimina
  9. Vorrei fare a Prandelli quello che la polizia brasiliana fa ai manifestanti........

    Giaccherini pallone d'oro.......

    RispondiElimina
  10. E Pelle'?? 27 gol e nessuno se lo fila?

    RispondiElimina