venerdì 14 giugno 2013

Il Bel René



Se dovessero chiedere a René Vignal, brillante portiere del Racing Parigi a cavallo tra anni ’40 e ’50, quali siano le statistiche che hanno più segnato la sua vita, il nativo di Béziers non vi snocciolerà la sua media gol subiti, il record di rigori parati o le partite senza prendere gol. Non vi citerà nemmeno le 17 presenze in Equipe de France. La sua risposta sarà rinchiusa in due numeri: 19 e 27. Il perché è presto detto, se avrete la pazienza e la voglia di leggere queste poche righe.
Come detto, René Vignal nasce a Béziers, nel 1926: viene definito un giovanotto vivace, con il più classico degli eufemismi, anche perché il nonno, che si è appena visto una guerra e si appresterà a vederne un’altra nel giro di pochi anni, non si fa certo pregare nella schiettezza e dichiara candidamente che a quel suo nipotino, molto bello ed in salute grace à Dieu, gli manca qualche rotella, visto che non fa che buttarsi nei fossi e attaccar briga. Come ogni ragazzino turbolento, si spera che facendo un po’ di sport gli si possa placare un po’ gli animi: siamo nel profondo Sud della Francia, dove nei paesi si parla quasi più catalano che francese e dove ogni 15 agosto, cascasse il mondo, si organizza la feria, con tori, corridas e bodegas di ordinanza. Ed in questa parte della Francia, a maggior ragione se dimostri una certa attitudine al parapiglia, la palla che ti mettono vicino già nella culla è solitamente ovale.
La statua di Moliere:
bersaglio preferito del giovane René
A René il rugby non dispiace, si trova anche benino come estremo: maneggia bene l’ovale grazie alle mani che fanno provincia, ha un timing invidiabile nel gioco aereo ma soprattutto tira certe pedate da una parte all’altra del campo che c’è da rimanerci scemi. Con quel piede, attira le attenzioni dell’AS Béziers, quelli con la palla tonda che fanno un po’ da tappezzeria, ma in cui c’è meno concorrenza e si riesce pure a rimediare qualche franco per i premi partita: René si fa convincere assai presto e comincia nelle giovanili come attaccante. Dove si prende qualche banconota in più è però in prima squadra ed è solo per pure caso che Vignal fa il suo esordio tra i grandi, a soli 16 anni e mezzo: il portiere titolare, un certo Serano è indisponibile per la partita della domenica. E sì che l’allenatore lo cerca, pensa si sia infortunato, teme addirittura che l’abbiano chiamato nell’Esercito: macché, Serano si trova nelle patrie galere, colto in flagrante mentre rubava una dozzina di fascine di legna. Vignal quindi si accomoda tra i pali e l’impressione è quella di un talento naturale: esplosivo, reattivo e mezzo matto, come si conviene ad ogni buon portiere. Lo diceva il nonno, senza una rotella. È talmente bravo che arriva prima il Toulouse (e con i viola del TéFéCé vincerà la simbolica “Coupe de la Libération” a guerra finita) e poi la chiamata dalla capitale, dai "pinguini" del Racing.
Il suo stile ed il suo atletismo rivoluzionano il ruolo del portiere, almeno fino a come si era visto sino ad allora in Francia: come tradisce anche il nome, il Racing nasce come club d’atletica, salvo poi diventare polisportiva nel corso degli anni, uno di quei club omnisports che ha fatto la fortuna di tanti atleti d’Oltralpe. A Vignal, per scherzo ma nemmeno troppo, propongono di allenarsi anche con la squadra di atletica: ridicolizzati i velocisti sui 60 metri e asticella dell’alto fermata ad 1,85 in era pre-Fosbury.
"Metterci la faccia"
I racconti dell’epoca e le foto che ci arrivano (oggi penseremmo ad una grande opera di Photoshop...) raccontano di una via di mezzo tra Higuita, con cui condivide non solo il nome di battesimo, ed il mitico Ed Warner, il portiere-karateka della Toho che tutti noi (almeno spero) avremmo voluto titolare al posto di quel fighetto di Benji nella nazionale giapponese. Oltre all’atletismo, non è certo il coraggio a far difetto a René Vignal: il suo marchio di fabbrica diventa presto l’uscita spericolata sui piedi degli attaccanti, assieme al tuffo a volo d’angelo e alla manchette, la respinta di avanbraccio. Se quest’ultima non crea danni, le prime due carrateristiche portano presto delle conseguenze non proprio piacevoli: è la prima delle due statistiche che segnano la carriera di Vignal. Diciannove fratture. Parecchia avrebbe smesso dopo la prima, che avvenne quando era ancora al Toulouse in un derby occitano col Bordeaux: uscita tra i piedi dell’attaccante dei Girondins, il quale non si ferma e prende in pieno il portiere. Distaccamento della retina e frattura dell’osso temporale: da quel giorno in poi, il berretto di René non sarà più solo un vezzo, ma una necessità, visto che all’interno nascondeva una specie di primitivo caschetto di protezione.
"Sortie aérienne"
Proprio questa mancanza apparente del senso del pericolo rese velocemente René una figura di spicco, a cui la stampa dedicava spesso e volentieri le proprie attenzioni: accanto a France Football e L’Equipe, non era raro trovare articoli o fotografie del portiere del Racing su France Soir, e quasi sempre per le sue avventure extra sportive nei vari night club della capitale francese.
René è ormai lontano dal ragazzetto che dava una mano nella vigna di Béziers e la bella vita parigina non gli dispiace affatto: miracolosamente, non è uno di quelli che si lascia prendere la mano dalla bottiglia. Il vino rosso non gli piace, René ne ha bevuto troppo e di non ottima qualità quando si vendemmiava ed i film di gangster che renderanno famosi whisky e gin non hanno ancora fatto furore in Francia (ci si arriverà di lì a poco, con il mitico Du Rififi chez les Hommes, nel 1955), quindi per lui ed i suoi amici si serve solo champagne. La classe René, in campo e fuori.
Già perché in campo, tra una frattura e l’altra, Vignal continua a far furore, fino ad arrivare alla maglia numero 1 della nazionale francese, per ben 17 volte ed in palcoscenici storici, contruibuendo al primo storico pareggio dei bleus in casa degli amati-odiati inglesi, parando anche un rigore nella partita di Highbury. Ad un altro rigore parato in terra britannica, in quel di Glasgow, è legato uno degli aneddoti più folli della carriera da giocatore di Vignal, un
episodio che sembra essere a metà tra un film di Stallone (ed in effetti, una certa somiglianza con Sly in Fuga Per La Vittoria, sembra esserci) e quelle storie che l’amico di mio cugino ha sentito da uno che era presente: Young, tornante destro della Scozia, si presenta sul dischetto a metà del secondo tempo; ha capito che si trova di fronte un portiere particolare e che per battere la sua esplosività c’è bisogno di un tiro decisamente potente. Al fischio dell’arbitro, Young fa partire una bordata clamorosa che però Vignal non solo intuisce, ma ci arriva comodo. Voilà, allo scozzese gli pariamo il rigore con il marchio di fabbrica, solo che la manchette opposta al penalty fa schizzare il pallone altissimo ed oltre il cerchio di centrocampo! Ora, da questo episodio son trascorsi circa 65 anni ed il relatore è lo stesso Vignal, quindi c’è da fare una necessaria tara alle proporzioni, ma giornalisti dell’epoca sembrano quantomeno confermare la straordinarietà dell’evento.
Con le sue gesta in campo internazionale, la popolarità di René Vignal raggiunge il suo apice: il Racing quando è chiamato per amichevoli all’estero, contratta due ingaggi, uno standard e uno con “tariffa René”, superiore circa del 30% al precedente e subordinato alla presenza del loro portiere volante. Purtroppo però, le fratture cominciano a farsi sentire, nonostante René cominci a farci l’abitudine: in una partita al Parco dei Principi finisce con un radio in pezzi, ma rifiuta comunque di lasciare il campo ed i compagni in inferiorità numerica.

È il 1954 e a soli 28 anni René Vignal è costretto a ritirarsi: prova a mettersi a disposizione della Federazione, cercando di iscriversi al corso di formazione per allenatori, ma lo mandano via perché è ancora troppo giovane per prendere i gradi da “trainer”. Gli rimane la bella vita parigina: le donne, soprattutto quelle di una certa età, lo adorano e una di queste gli regala un appartamento nel quartiere di Clignancourt, con tanto di “diaria” per il disturbo; c’è da immaginare che René non spiegasse alla signora come parare i calci di rigore...
Cerca di riconvertirsi in “uomo immagine”, d’altra parte il suo è ancora un nome che attira le folle, anche se non più allo stadio: lavora per Ruinart (un distributore di champagne, ovviamente...) e come venditore di Martini di giorno, ma la sua vera occupazione rimane quella di frequentatore dei cabarets e dei clubs di Pigalle. Il problema è che all’epoca, oltre alle inevitabili donnine discinte e ad attori come Belmondo e Chevalier, tali locali servono anche da ritrovo per i personaggi di spicco del milieu, la criminalità organizzata che fa base a Marsiglia ma che non disdegna di fare affari nella capitale e va in sollucchero quando si trova nello stesso locale dell’ex portiere della nazionale francese. I fratelli Antoine e Memé Guerini sono tra i più attivi, stringono amicizie, fanno foto e soprattutto, presentano gente: oh ecco, giova ricordare come i due fratelli corsi, sebbene fossero nella fase di “riconversione” in cui cercavano di fare affari all’apparenza puliti, sarebbero sempre quelli della famosa “French Connection”, che si occupava di far arrivare l’eroina negli States nella misura di 270 kg per mese...
French Connection (sullo sfondo, un emulo di Gabriele Paolini?)
Quindi, ciò premesso, potete immaginare che le persone che venissero presentate a René Vignal non fossero esattamente teologi e filosofi del diritto, mentre ricorrevano sovente nome del tipo “Jo il Chimico”, “Serge il Bello” e soprattutto “Francis Mani di Fata”. Quest’ultimo in verità col giro grosso dei Guerini aveva ben poco a che fare e bazzicava l’ambiente proprio in cerca della grande occasione, in ragione del fatto che quel soprannome se l’era meritato sul campo a forza di rapine...René è reduce da una carriera distrutta, un divorzio devastante che gli toglie i due figli e molti risparmi, all’ennesima proposta di “colpo facile” cede all’insistenza di Francis e si affida alle sue mani di fata. Ed in effetti, i colpi sono davvero abbastanza facili e si susseguono senza colpo ferire (a questo ci tiene particolarmente René, che accetta a patto che non ci sia violenza alcuna) fino ad arrivare a 27 rapine, per un totale di 65 milioni di “vecchi franchi”.
Al processo, i suoi complici prendono tutti 5 anni, René invece se ne vede comminati il triplo, nonostante a suo favore arrivino le testimonianze di Kopa, Batteux e Fontaine: un po’ come se ad un teorico processo contro Barthez arrivassero a testimoniare Zidane, Deschamps e Thuram (che poi, siamo sicuri che i suoi ex compagni di squadra si spenderebbero in prima persona per il portiere pelato? No, perché a occhio, Barthez mi è sempre sembrato un discreto idiota...). Il giudice dimostra di gradire il giusto e al “Justo” dice testualmente: “Monsieur Fontaine, non sono qui per giudicare il calciatore ma il rapinatore!” che in effetti non fa una piega...tant’è, Vignal andrà in carcere con la convinzione che il sistema penale abbia voluto far di lui un esempio e nelle patrie galere ci resterà circa 10 anni, fino al rilascio per buona condotta. Del calcio, almeno ad alti livelli, non ne vorrà più sapere.
Oggi, René Vignal vive in un appartamentino alla periferia di Tolosa, non ha praticamente idea di quello che succeda nel calcio ed ha ancora problemi di vista a causa delle tante pedate rimediate nelle uscite sui piedi degli attaccanti. Per lui è una magra consolazione, ma nella mia personalissima classifica dei calciatori più matti e fuorilegge, ha appena soffiato il gradino più alto del podio ad Higuità. Sarà il nome René, che vi devo dire...

8 commenti:

  1. pensavo Vallanzasca quando giocava nei prati della Comasina.....

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  2. Gran bella storia! Ad averne di René...

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  3. Io sono una fan della "Manchette" ormai nessuno ne fa un'arte........

    Renè ha avuto una vita piena....e non ha eredi... spero sia soddisfatto....


    Tutti i portieri migliori hanno cominciato in altri ruoli........

    Detesto i giornalisti che scrivono o parlano di: "Parata per i fotografi" i portieri DEVONO essere spettacolari.....Anche e soprattutto in maniera forzata

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  4. è l'ingrato ruolo del portiere...non basta il peso di essere spesso indicato come responsabile unico di gol ed eventuali sconfitte, ma è uno dei pochi esempi in cui la spettacolarità è vista come negativa, quasi non fosse efficace: s'è mai sentito di un dribbling o di un colpo di taccco "per i fotografi"? Mi sembra anche il minimo che quasi a simboleggiare una rivoluzione, escano fuori i Campos, gli Higuita, i Cervone...

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  5. Scusate se sono off-topic, ma cosa è successo al blog Tubo Nero?
    Non viene aggiornato da molto tempo, era piacevole dargli un'occhiata per staccare un pò.
    Manlio

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    1. Tubo Nero è morto, ucciso da un'infamante accusa di custodire "contenuti hard per adulti". Prima o poi scopriremo anche chi è l'assassino...

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  6. gran bel racconto isidro, soprattutto perchè cambia tre scenari (l'infanzia bucolica tra i tori, il successo in campo e fuori, il declino criminale) senza che uno se ne renda conto, sono tre racconti diversi.
    poi ti stimo per non averlo intitolato "a mano armata" (sarebbe stato troppo scontato).

    penso da tempo che i portieri sono troppo poco tutelati e si prendono troppi calci e gomitate in area, soprattutto in quella piccola. ormai gli attaccanti non tolgono più la gamba, cercano sempre il contatto, il rimpallo, non c'è dignità in quei gesti secondo me, ma solo codardia.

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  7. a proposito di portieri, vi segnalo un libro appena uscito "il portiere e lo straniero" sui trascorsi calcistici di camus. devo ancora leggerlo, ma la storia mi intriga assai.
    e sempre a proposito di portieri, voi che siete bravi (magari nesat, vista la squadra in questione) dovreste dedicare un bel post a bert trauttman. che già solo per il coraggio di giocare in inghilterra nell'immediato dopoguerra, lui ex soldato tedesco, meriterebbe una statua (e infatti nel museo del city la statua c'è).

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