giovedì 9 maggio 2013

Il Monolite Scozzese (ovvero i 26 anni che sconvolsero il mondo)


Manchester è il posto più ripugnante (…) Masse di immondizie, rifiuti e melma nauseabonda sono sparse dappertutto, in mezzo a pozzanghere permanenti; l'atmosfera è ammorbata dalle loro esalazioni e oscurata e appesantita da una dozzina di ciminiere; orde di donne e di bambini laceri si aggirano nei pressi, sudici come maiali sguazzanti tra mucchi di immondizia e nelle pozzanghere.

Friedrich Engels, La Situazione della Classe Operaia In Inghilterra, 1845





I PIANI QUINQUENNALI: MANCHESTER E’ ROSSA


In settembre il generale Kornilov marciava su Pietrogrado con l'intenzione di proclamarsi dittatore militare della Russia. Si riconobbe presto dietro di lui il pugno ferrato della borghesia, pronto ad abbattersi sulla rivoluzione”. A novembre, due mesi dopo, la storia si ribalta però clamorosamente. Arrivato in treno da Glasgow attraverso la Finlandia, appare a Manchester un immenso monolite - che gli indigeni giurano oggi ci fosse sempre stato – dalle sembianze di un tornitore e sindacalista scozzese. A questa pietra grezza, è dato il nome socialista di Alex Ferguson. Nato durante la seconda grande guerra a Govan, sobborgo di Glasgow, come tutti i ragazzi cresciuti in quelle strade di pietra levigata dal mare, a nemmeno 16 anni Alex Ferguson comincia a lavorare come tornitore nei cantieri del porto. Qui, grazie ai racconti dei compagni più anziani, nelle fredde notti passate a ubriacarsi intorno a fuochi che ardono nei bidoni industriali, si avvicina al comunismo. Legge Marx e Kropotkin, apprende il pensiero rivoluzionario sui testi di Lenin e Gramsci. In breve diventa sindacalista, e il suo cuore oramai rosso come la bandiera che sventola, lo porta a esporsi a tutela dei giovani e di quei compagni più anziani che lo hanno educato. Il monolite è comunista. Dopo il lavoro nel porto, la sera Alex Ferguson gioca a calcio nel Queen’s Park. L’impatto con il campo è duro. E’ tra il tornio e il terzo libro del Capitale, tra le lotte sulle banchine e sui campi di calcio della periferia di Glasgow, che il monolite chiamato Alex Ferguson consolida la sua tempra d’acciaio. 

Da calciatore vince un titolo di capocannoniere nella Scottish Football League e gioca per due anni nei Rangers Glasgow, la squadra unionista della sua città. Quegli anni al servizio del capitale imperialista lo convincono ancora di più della necessità storica della presa del  potere come culmine della lotta di classe. E qualche anno dopo, la mette in pratica. L’esportazione della rivoluzione pallonara comincia nel 1978, quando diventa tecnico dell’Aberdeen, con cui riesce a rompere il duopolio scozzese di Rangers e Celtic e a vincere tre campionati. Qui realizza l’impresa più bella. Nel 1983 a Goteborg con un manipolo di diseredati scozzesi travolge l’esercito franchista del Real Madrid in un’indimenticabile finale di Coppa delle Coppe. E’ il momento di partire: direzione Manchester. Il primo piano quinquennale (1986-1991) mancuniano comincia il 7 novembre del 1986, il giorno dopo la presa del Palazzo d’Inverno, coincisa con l’arrivo in città del monolite scozzese chiamato dal popolo a risollevare le sorti della repubblica decadente e imborghesita dal governo menscevico. L’inizio non è facile, mai. Dopo cinque anni l’eroe della battaglia di Goteborg è sull’orlo del licenziamento. Solo una fortunosa vittoria sul Crystal Palace nel replay della finale di FA Cup lo salva dal processo popolare e dall’allontanamento a fini rieducativi in un campo di lavoro in Siberia. Il secondo piano quinquennale (1991-95) coincide con l’arrivo del bandolero marsigliese Eric Cantona: rivoluzionario spontaneista di chiara matrice anarco-insurrezionalista. 

Nella pietra sono ancora scolpiti i nomi di quegli eroi. Roy Keane: mastino irlandese cresciuto nella rivolta repubblicana. Andrei Kanchelskis: immenso talento perso nell’alcol e nel gioco a furia di leggere romanzi di Dostoevskij. Lee Sharpe, sfortunato fuoriclasse cui lo stesso Fyodor dedica le sue pagine più toccanti ne L’Idiota. Saldata nella potenza dell’acciaio di Govan, temprata dal ritmo ossessivo delle catene di montaggio del Lancashire e foraggiata dagli stati satellite allineati e alienati del north-by-northest inglese, a Manchester si forma una res publica sovietica a immagine e somiglianza del monolite rivoluzionario che l’ha forgiata. Il terzo piano quinquennale (1995-98) è quello della crescita e dell’affermazione della generazione nata ai tempi della rivoluzione: i vari Giggs, Scholes, Beckham e Butt. I frutti più preziosi dei kolchoz, allevati dal monolite scozzese e iniziati ai segreti di Eisenstein e Majakovskij. Si vince ancora, anche grazie all’arrivo di Teddy Sheringham, vizioso dandy occidentale che abiura l’occidente capitalista e cerca la perfezione dell’essere, e quindi il suo oblio, al di là della cortina di ferro. Il quarto piano quinquennale (1998-99) è quello del trionfo, in cui i carri armati dell’Armata Rossa riescono a liberare il proletariato oppresso spingendosi fino a Barcellona: città socialdemocratica, le mani ancora sporche del sangue dei comunisti rivoluzionari e degli anarchici massacrati anni prima su ordine di Mosca. La vittoria in Coppa Campioni della brigata combattente del Lancashire contro le sturmtruppen naziste del Bayern Monaco - dopo aver rischiato il tracollo fino all’ultimo minuto - rimpiazza nella mitologia sovietica di Manchester e degli stati satellite perfino la Battaglia di Stalingrado. 





LA NEP (NUOVA POLITICA ECONOMICA): LA FINE DI UN SOGNO

Il quinto piano quinquennale (1999-2005) è dove appaiono le prime crepe sulle pareti del Cremlino di Manchester. Nonostante l’arrivo dello scrittore argentino surrealista e sovversivo Juan Sebastian Borges Veron, e dell’imnplacabile macchina da guerra olandese sottratta ai nazisti Ruud Van Nistelrooy, si contano i primi voti sfavorevoli e passano le prime mozioni contrarie. Nel 2001, al termine dell’odissea spaziale che certifica la supremazia comunista sull’occidente capitalista, tramite la certificazione dell’eternità spaziortemporale del monolite rivoluzionario scozzese, Alex Ferguson annuncia la sua decisione di ritirarsi a fine anno. E’ il primo segnale. Un nuovo occidente, basato sul neoliberismo finanziario e postindustriale, decreta la vittoria delle squadre della capitale come Arsenal e Chelsea: tigri di carta al servizio dell’impero. E’ l’inizio della fine. Terminato lo slancio rivoluzionario, messe da parte le speranze sulle magnifiche sorti e progressive dell’umanità nuova, il monolite scozzese comincia un lungo esilio che lo porta a intraprendere una lunga marcia dallo Jiangxi allo Shaanxi. Attraverso monti e pianure, boschi e altipiani, fiumi e foreste, cambi di clima e di stagione, conosce se stesso e l’antica sapienza cinese rivisitata nel conflitto di classe da Mao Zedong. Qui il monolite scozzese comporende l’importanza di una rivoluzione culturale che porti l’araba fenice della res pubblica mancuniana a risorgere nel nome splendente del comunismo e della libertà.

Anche perché, nel frattempo, nella oramai gloriosa res pubblica sovietica mancuniana, come dopo ogni rivoluzione è cominciato il periodo della restaurazione termidoriana. Nel maggio del 2005 una quinta colonnna menscevica approfitta dell’assenza del monolite dalle sembianze di tornitore e sindacalista scozzese, e del fatto che la società, benché sin dagli albori (1902) fosse costituita secondo la formula dell’azionariato popolare, per partecipare alle competizioni internazionali nel 1991 era stata costretta a quotarsi sul mercato azionario. Aggirando la vigile presenza di una brigata di Guardie della Rivoluzione, che sotto il nome di Manchester United Supporters' Trust vigila contro takeover ostili, la res pubblica mancuniana è scalata sul mercato da un manipolo ex cortigiani zaristi rimasti nell’ombra. E riapparsi quell’anno con l’appoggio della Cia. E’ il fantomatico miliardario americano Malcom Glazer - nom de plume di Henry Kissinger già usato in alcune delle più cruente Operazioni Condor - ad accaparrarsi il 97% della società e a decretare la fine dell’utopia egalitarista dell’Assemblea del popolo. La Nep (nuova politica economica) sovietica di Mr. Glazer prevede che per l’acquisto del club si chieda in prestito alle banche l’intero ammontare (circa 800 milioni di sterline) del valore d’acquisto. Il Lancashire entra definitivamente nel vortice critico dell’economia del credito: non più omnia communia sunt.

Eppure il monolite scozzese, grazie ai servigi dei fedeli luogotenenti Giggs e Scholes e delle nuove leve Rooney e Ronaldo, ritrova la tempra dell’acciaio in cui fu forgiato nel porto di Govan. Grazie ai preziosi insegnamenti maoisti, capisce che è ora di fare pulizia all’interno della res pubblica. La vittima sacrificale della rivoluzione culturale che sublima il nuovo corso, è il traditore Beckham. Il dissidente, discepolo di Solzenicyn, attratto dai jeans e dalla cocacola, è prontamente spedito nei campi di rieducazione siberiana, dove a lungo si convince di giocare a calcio per i monarchici imperialisti del Real Madrid, il nemico più acerrimo della rivoluzione mancuniana. Solo che lui a calcio non giocherà mai più, crederà solamente di farlo a furia di ripetersi che quell’immesa distesa di ghiaccio sia in realtà un rettangolo verde. Sono quindi il sottoproletario scouse, educato alle scuole del popolo del minatore Alexey Stakhanov, da cui ha appreso che la libertà è una forma di disciplina, e l’artista del popolo lusitano, figlio dell’incesto meccanico tra il vecchio centrocampista argentino Borges e il figlio Saramago, a rinvigorire l’ideale rivoluzionario del monilte scozzese. Oramai vecchio e stanco, non più in controllo della politica economica della res pubblica mancuniana, in mano alle multinazionali dell’imperialimo, Alex Ferguson deve concentrarsi sulla politica interna, riuscendo a ricacciare indietro i vanagloriosi tentativi del fronte italiano della triplice intesa e a suggellare un trionfo dietro l’altro.





FUORI DA MANCHESTER

Sul fronte esterno invece, il destino vuole che a fermarlo due volte (2009 e 2011) sia proprio quella Barcellona socialdemocratica in cui in altre epoche storiche la sua armata rossa aveva sconfitto l’avanzata delle truppe tedesche. Il mondo è cambiato.  Non solo la res publica sovietica del Manchester United, ma il globo intero è oramai preda dell’ultima fase dell’economia capitalista: l’età dell’immagine, intesa come capitale che si accumula fino a diventare spettacolo. Un’epoca in cui sulle barricate gli slogan cercano l’inclusione piuttosto che il conflitto, in cui il timore è di precipitare al di fuori dello spettacolo, dove c’è la vita ma dove si teme ci sia il vuoto. Un’epoca in cui regna sovrana l’immagine del falso, ben rappresentata da quel Barcellona che sconfigge due volte il monolite scozzese sussumendo tutte le istanze sovversive e rivoluzionarie e tramutandole nello spettacolo supremo del capitale. E nell’anno di grazia 2013 la narrazione tossica dell’immagine balugrana corrode definitivamente l’acciaio millenario del monolite, che accetta di sgretolarsi nella res pubblica sovietica mancuniana, solo perché consapevole che la sua materia si è già trasferita fuori da Manchester. Ovvero nella stessa Manchester dove nel frattempo un manipolo di valorosi eroi, fedeli alla linea dell’idea originaria che portò alla rivoluzione, si sono riorganizzati nell’opposizione totale e hanno officiato la nascita del sovversivo Fcum: il Football Club United of Manchester. 

E’ qui che una brigata di allegri combattenti, internazionalista, sognatrice e utopica, aperta al dialogo con i non-allineati e promotrice della rivoluzione permanente, ha deciso di vestire nuovamente i colori gialloverdi del Newton Heath. Luogo dall’alto valore simbolico, fu qui che nel 1878 un gruppo di giovani proletari e sindacalisti rivoluzionari delle ferrovie del Lancashire, fondò il Newton Heath LYR Football Club, la squadra da cui nel 1902 nacque il Manchester United. Questi valorosi rivoluzionari permanenti, contrari però ai calciatori che giocano con la permanente, allo stadio di Gigg Lane di Bury, periferia industriale di Manchester, hanno decretato la morte del calcio moderno e la rinascita della res pubblica socialista mancuniana. E’ qui che il proletariato unito ha dato scacco matto al capitalismo, e allo spettacolo che ne certifica il suo tardo impero. E sul luminoso sentiero che li condurrà a vedere sorgere il sol dell’avvenire, da pochi giorni è appraso un immesno monolite scozzese - che gli indigeni giurano oggi ci fosse sempre stato – dalle sembianze di un tornitore e sindacalista scozzese. E grazie a quel monolite, l'8 maggio 2013, il giorno in cui Alex Ferguson annuncia il suo ritiro dal Manchester United, finalmente: “II comitato centrale esecutivo panrusso dei Soviet degli operai e dei soldati, il Soviet di Pietrogrado ed il Congresso straordinario panrusso dei contadini, ratificano i Decreti sulla terra e sulla pace, (…) e così pure il Decreto sul controllo operaio (…) Le assemblee riunite dello Zik e del Congresso contadino panrusso esprimono la loro ferma convinzione che l'unione degli operai, dei soldati e dei contadini, questa unione fraterna di tutti i lavoratori e di tutti gli sfruttati, consoliderà il potere che essa ha conquistato e prenderà tutti i provvedimenti rivoluzionari necessari per affrettare il passaggio del potere nelle mani dei lavoratori negli altri paesi, assicurando così una vittoria duratura alla causa della pace giusta e del socialismo”.



Nota a margine. Questo post è stato pubblicato originariamente in due parti sul blog lo zio di holloway nell’ottobre 2010 (qui e qui) Essendo nel frattempo il suo autore passato a miglior vita, impegnato tutt'ora a fare la comparsa in un film di Ciprì e Maresco già uscito nelle sale più di sei anni orsono senza che lui se ne accorgesse e nessuno lo avvisasse, abbiamo pensato che editarlo e ripubblicarlo qui fosse cosa a lui gradita... 

4 commenti:

  1. Da segnalare, inoltre, la beffa architettata dagli inquinati vertici del calcio europeo, i quali hanno favorito il salazarista Mourinho nel ritorno deglii ottavi della Champions League 2013. L'espulsione dell' oppositore internazionalista portoghese Nani ad opera del turco Cakir (uomo dei servizi segreti americani in quell'avvamposto Nato che è la Turchia) ha privato il monolite scozzese della possibilità di sconfiggere i reazionari iberici e lottare per un ultimo, insperato, successo europeo. Invece, ormai al crepuscolo della sua carriera, Ferguson si dovrà rassegnare, come tutti noi proletari oppressi, ad assistere alla sorprendente affermazione delle compagini della Ruhr e degli übermenschen bavaresi. Una Germania, quindi, assurta a unico modello industriale europeo e sempre più a suo agio nel ruolo di dominus burocratico e finanziario. Eppure, uno spettro si aggira per la Uefa. Sarà forse prorpio Jurgen Klopp, l'irsuto commissario politico di Dortmund, a rovesciare il perbenismo imposto dal revanchista Platini e raccogliere il testimone del vecchio monolite di Glasgow?

    Scusate se mi sono lasciato prendere la mano. Con il massimo rispetto,
    Stefano

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  2. Semplicemente geniale.

    Collettivo Mauro Repetto

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  3. Allucinato e allucinante. Applausi.
    Andrea

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