mercoledì 27 marzo 2013

Su Fair-play finanziario e salary cap


Cristiano Ronaldo

Il Fair-play finanziario nasce nel settembre 2009 in ragione, si dice, delle folli spese del Presidente del Real Madrid Florentino Perez, che nell'estate precedente aveva speso una cifra esorbitante per far suoi Cristiano Ronaldo, Karim Benzema, Kakà e Xabi Alonso. Il Fair-play finanziario persegue obiettivi quali l'introduzione di specifiche regole per razionalizzare le finanze dei club, l'incoraggiamento agli stessi a contare solo sui propri profitti, l'incentivazione di investimenti a lungo termine su settori giovanili e infrastrutture e l'introduzione di misure volte ad assicurare il tempestivo pagamento dei debiti.
Inutile sottolineare l'importanza dei propositi circa gli investimenti sui settori giovanili e il tempestivo pagamento dei debiti.
Potrebbe invece essere interessante annoiarvi su profitti e razionalizzazione delle finanze.
A partire dalla stagione 2013/2014, infatti, l'Organo di controllo finanziario dei club dell'UEFA porrà in essere la valutazione di bilancio che interesserà gli anni finanziari 2012 e 2013.

Secondo quanto previsto dal Regolamento UEFA sul Fair-play finanziario quanto alle entrate, i club europei dovranno fare riferimento a incassi da biglietteria, diritti tv, sponsorizzazioni e altre attività commerciali. Quanto alle spese, invece, dovranno prendere in considerazione, tra le altre, le uscite per il personale dipendente, le spese operative, i costi finanziari e di autorizzazione.
In caso di deficit (non sanato e salvo esenzioni) tra entrate ed uscite i club potrebbero incorrere in sanzioni, quali, ad esempio, l'esclusione dalle competizioni europee.

Sono in molti a sperare che il Fair-play finanziario risulti la chiave per riequilibrare, da un punto di vista economico e, quindi, sportivo, il calcio in Europa.
Di fatto, si dice, con il Fair-play finanziario gli sceicchi e le squadre con dietro il credito delle banche non potranno più presentarsi sul mercato proponendo offerte d'acquisto e ingaggi a dir poco impareggiabili, se non folli. Non saranno più possibili atteggiamenti al rialzo come quelli recenti di Paris Saint Germain, Manchester City, Real Madrid, Barcellona o Chelsea.
Forse, ma ciò non toglie che il divario tra il calcio italiano e un certo calcio europeo potrebbe anche risultare amplificato.
La questione è infatti strutturale.

Se guardiamo recenti studi di Deloitte e Forbes, notiamo che il fatturato delle italiane risulta di gran lunga inferiore a quello dei top club europei. Real e Barcellona fatturano circa 500 milioni di Euro l'anno, lo United circa 400. Bayern e Chelsea sopra i 300. Il Milan, la prima delle italiane (secondo Deloitte), viene dopo Arsenal e City e risulta in calo. La Juventus è in risalita, grazie, immaginiamo, ai benefici che le porta lo stadio di proprietà. In classifica anche Internazionale, Napoli e Roma, ma con fatturati non competitivi rispetto alle omologhe realtà europee. Infine, in rampa di lancio Newcastle e Borussia Dortmund.

Emirates Stadium

Varie ragioni creano questo divario.
Partiamo dagli stadi (di proprietà). In Italia siamo al Pleistocene. Solamente la Juventus è riuscita a completare (in diversi anni) il proprio ambizioso progetto. Dietro il vuoto. La Roma si è affacciata all'idea, ma costi e burocrazia sono un ostacolo insormontabile per la proprietà americana e, in generale, per la stragrande maggioranza dei club di Serie A. Gli impianti sono quelli dell'Italia '90 di Gianna Nannini mentre in Europa realtà rodate da tempo.
Non solo entrate da biglietti. Di mezzo di sono le concessioni che i nostri club pagano e le sponsorizzazioni non incassate (cartelloni pubblicitari ma anche denominazione, vedi Arsenal).

Poi i diritti tv. Non è un caso che la Lega stia in questi giorni strizzando l'occhio ad Al Jazeera. La Serie A è un prodotto non esportato. Quasi 200 Paesi seguono invece la Premier League attraverso più di 80 emittenti televisive (oltre 180.000 ore di partite e trasmissioni). Seguono Liga (alla faccia del duopolio Barca-Real -che comunque quest'anno ha portato tre squadre su 4 ai Quarti di Champions e, in ogni caso, prodotto 5 vittorie di UEFA negli ultimi 10 anni-) e Bundesliga (dove da diversi anni quasi tutti i club che vi partecipano chiudono l'anno con profitto).

Ancora, il dilemma del merchandising. I top club in Europa fatturano cifre inverosimili vendendo i loro prodotti. In Italia, fatta eccezione per le striciate (perché in larga parte trainate da Nike ed Adidas), ciò non avviene.

Gazzola e Boakye del Sassuolo

Infine, diciamo che, ora come ora, l'unico aspetto postivio in Italia potrebbe essere quello dei settori giovanili. Da sempre in Italia si investe nei settori giovanili e da sempre il settore sforna calciatori di rilievo.
A ben vedere, però, la Serie A è un passo indietro anche in questo. Nel senso che i giovani devono anche essere valorizzati, esaltati. Prendiamo le politiche recenti di Milan e Inter. Perfette: ventenni nella formazione titolare. Ragazzini ovunque. Squadre come Arsenal o Barcellona però già da dieci anni non solo presentano giovani in formazione, ma con cessioni di prodotti delle giovanili incassano e reinvestono, alimentando il ciclo. Da noi rimane più attraente il nome straniero. Un ventenne brasiliano lo si compra, un centrocampista di pari età nostrano non è pronto.
Visionaria in questo senso la scelta di imporre il salary cap all'americana alle squadre di Serie B. Massimo di ingaggio a giocatore e rose ristrette (numero massimo di giocatori non under).

Il Fair-play finanziario probabilmente creerà un sistema calcio più sostenibile e di concorrenza a livello europeo, ma potrebbe anche portare ad una cristallizzazione del gap che paghiamo nei confronti degli altri campionati. La crisi del calcio italiano non è solo tecnica: siamo sicuri di essere pronti al Fair-play finanziario?

13 commenti:

  1. Sui diritti tv la Bundesliga aveva registrato un calo nelle vendite all'estero, nulla di grave perché il mercato tedesco è grande e ricco, ma comunque invece di abbassare il prezzo ha alzato la qualità del prodotto. Non c'è dubbio che con guardiola in Baviera l'anno prossimo quei diritti invenduti saranno richiesti...

    Spero che la serie A si veda in India, almeno i nostri due Marò sapranno come passare le lunghe domeniche in ambasciata..

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    1. Detto, fatto...Sky si è comprata i diritti della BundesGuardiola...

      http://www.corriere.it/sport/13_marzo_28/bundesliga-diritti-tv-sky_db4fa8b0-97aa-11e2-8dcc-f04bbb2612db.shtml

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  2. Propendo per la seconda ipotesi, anche perché emana un fetore nauseabondo (cit. Eelst) In realtà il Fair Play finanziario non serve assolutamente a creare un sistema sostenibile, quanto piuttosto a cristallizzare l’esistente: che è una sperequazione incredibile non tanto tra il resto d’Europa e l’Italia quanto tra le prime 25-30 squadre europee e il resto del continente.
    In parole assai povere, come povere sono tutte le squadre che non abbiano proprietà o sponsorizzazioni arabe o di fondi americani che investono sui derivati, se posso spendere quanto guadagno e alcuni partono da mille e altri da dieci come posso colmare il gap senza investire?
    Tutto questo tralasciando gli innumerevoli sotterfugi già messi in atto dai grandi club per evitare che il FFP interessi loro: dalla vendita del nome dello stadio alla costruzione di cittadelle dello sport in cui basta che ci sia un campetto per ragazzini per diventare ‘investimenti nel settore giovanile’ e quindi detraibili.
    Al solito infatti sono state punite solo piccole squadre mentre, ricordava a gennaio la Commissione Europea (probabilmente grazie a un paper scritto da Gegen nel suo sottoscala belga), del miliardo e sette di debito delle squadre europee il 95% è ascrivibile a dieci squadre. Non ha potuto dire quali ma mi sa che tra quelle non c’è sicuramente l’Hajduk Spalato.
    Insomma quello stronzo di Platini - che tutti ancora ricordiamo esultante con in mano una coppa grondante sangue - agisce per conto, e non certo contro, i grandi club europei.
    Sulla questione dei diritti televisivi invece sarò ancor più coinciso, scrivendo in semi-romanesco per risparmiare caratteri: il campionato italiano fa schifo e nun se lo vole prenne nessuno.

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    1. sbagliano. io sono un fan delle partite della domenica alle 12.30. sarà per la resaca, però mi sembrano tutte bellissime. giocano sempre squadre come atalanta, torino, pescara, palermo, parma (alle volte anche tutte insieme) e raramente si registrano tiri in porta; però vi è un'eleganza discreta nei movimenti, un'antica sagacia nelle disposizioni tattiche, una venusta sorpresa nelle scarne giocate di classe che mi fanno dire: viva il campionato italiano!

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  3. quoto in pieno lo zio (soprattutto il secondo e il terzo paragrafo). è tutta una pagliacciata e non cambierà nulla, se non in peggio, come sempre.

    ci sono delle conseguenze che odio di questo product placement massivo applicato al calcio. quella che odio di più sono i cartelloni luminosi a bordo campo. è una cosa che volevo dire da tempo (volevo scriverci un post). non si vede nulla, se sei allo stadio; ti distrae la vista, se sei in televisione. sono elettronici, con colori squillanti, si muovono, cambiano, brillano, fanno venire la nausea. è una cosa schifosa. se l'effetto di tutto questo è aumentare il livello di pubblicità in giro, dio ce ne scampi.

    l'incubo è quando anche il calcio sarà come il basket o il volley e quindi l'opel milan giocherà contro la wind roma...

    a proposito di diritti televisivi, tacendo dello scandaloso comportamento di sky di quest'anno che ha dimezzato il suo bouquet (niente bundesliga e liga dopo vent'anni) facendo finta di niente (e facendo pagare lo stesso), mi auguro solo che presto potremo vedere buon calcio a basso prezzo e in alta definizione su Internet, in via legale voglio dire (che le partite coi commenti cinesi o russi hanno rotto le palle).

    vi segnalo questa notizia curiosa che mi rende invidioso degli amici calabresi:

    http://www.corriere.it/sport/13_marzo_27/calabria-tv-liga-calcio_62e88974-970e-11e2-b7d6-c608a71e3eb8.shtml

    infine, una doverosa postilla a gegen: liberate i marò, liberate i marò...

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  4. Aggiungerei un'osservazione: quella del salary cap in serie B mi sembra la classica idea benintenzionata da applicare a un contesto assolutamente inadatto. Già le percentuali degli ingaggi in nero sono in aumento, figuriamoci col salary cap! Auguri di buon lavoro alla Gdf...

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  5. Concordo con l'invettiva contro i tabelloni luminosi. Quelli a scorrimento erano bellissimi e saranno un'altra delle cose del calcio che non è più che ci porteremo dentro, come la Coppa Uefa.

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  6. mi aggiungo alla causa contro i cartelloni luminosi. più che agli spettatori,mi chiedevo,non danno fastidio ai calciatori? insomma sono davanti al portiere,sto per calciare in porta e mi sparaflesciano un TIM 6x4;altro che laser dalle curve...
    gli amici calabresi non so se sono proprio da invidiare...

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  7. Perchè il calcio italiano fa cagare? Perchè non ci sono più soldi per comprare buoni giocatori...E perchè non ci sono più soldi? Perchè Berlusconi-Moratti-Agnelli spendono molto meno e Cragnotti-Tanzi-Sensi sono stati rimpiazzati da: Lotito-Ghirardi-Pallotta...E perchè Russi-Arabi-Americani investono ovunque ma non Italia? Perchè la burocrazia, le tasse e in generale lo stato italiano ti divorano ogni possibilità di profitto...Sono queste le risposte? Alla fine in tutta la serie A c'è una sola presidenza straniera, o sbaglio...?

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  8. Il campionato italiano fa schifo, paragonato ad altri, non tanto (o non solo) perchè mancano i grandi nomi. Di buoni giocatori ce ne sono comunque, ma bisogna anche farli giocare: è proprio l'impostazione del gioco a lasciar desiderare. Squadre chiuse, tatticismo esasperato, pochissime squadre con uno straccio di gioco che vada al di là del contropiede e del giochiamo a caso.
    Pochi gol, gioco interrotto talmente tante volte che sembra football americano.
    Un mese fa ho visto QPR-Sunderland a Loftus Road. Classifica alla mano era la versione british di Palermo - Bologna, eppure: stadio pieno, 4 gol, ritmo altissimo, gioco molto fisico ma niente proteste, giocatore che prima di andare giù devi abbatterli e comunqe provano a rialzarsi e a continuare a giocare.
    Da noi solo proteste, anche per un fallo laterale, e prese di kung-fu in area di rigore.
    Poi le italiane vanno in europa e prendono mazzate: certo gli altri sono abituati a giocare e a correre (verso la porta avversaria e non dietro all'avversario).
    Il calcio italiano non si vende all'estero perchè annoia.

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    1. Tante cose che dici sono giuste, però - lo ripeto - non sparerei contro il totem del "tatticismo esasperato". Sarò un malato, ma preferisco un bello 0 a 0 a un brutto 4 a 3. E poi credo davvero che la bellezza sia nei dettagli, un anonimo pareggio senza reti può essere impreziosito da un inutile ricamo di Ilicic sulla trequarti, da una combinazione in velocità tra Rigoni e Thereaux, da una geometria di Kone, da un velo di Bonaventura (ho citato solo idoli).

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  9. Da Repubblica.it

    L'Autorità Garante della Concorrenza chiede di rivedere l'attuale normativa, puntato sul merito sportivo più che sui risultati storici e non tenendo conto del bacino d'utenza

    ROMA - L'antitrust boccia gli attuali criteri di ripartizione dei diritti tv. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in una segnalazione inviata a Parlamento e Governo, a firma del Presidente Giovanni Pitruzzella afferma che "occorre una ripartizione delle risorse basata sul merito sportivo, decisa da un soggetto terzo, diverso dalla Lega calcio".

    Secondo l'Antitrust occorre innanzitutto prevedere meccanismi di ripartizione che premino maggiormente il merito sportivo, eliminando il riferimento ai risultati 'storici' contenuti nella normativa vigente, che partono dai risultati della stagione calcistica 1946/1947. Anche il riferimento al bacino d'utenza dei club, previsto dalla normativa del 2008, non risulta direttamente riferibile al risultato sportivo, visto che il numero di spettatori cui può fare affidamento una società di calcio sfugge alla logica meritocratica. E' dunque necessario "rivedere l'opportunità di mantenere tale criterio di ripartizione, o quanto meno di limitarne ulteriormente l'incidenza rispetto a quello che premia i risultati".

    http://www.repubblica.it/sport/calcio/2013/04/17/news/antitrust_diritti_tv-56825601/?ref=HRER1-1

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  10. Per tornare un momento alla questione: campionato italiano schifommerda: sì/no/perchè. Secondo me è prima di tutto un problema di mentalità e di tatticismi esasperati, perchè va bene che lo 0-0 con la giocata di Pasquato sulla trequarti me lo godo, però si potrebbe, ad esempio, avere un 1-1 o un 2-1 scaturiti semplicemente da ottime combinazioni offensive e non da errori difensivi. I pochi allenatori che in Serie A cercano di proporre calcio i risultati li ottengono, vedi Catania, e non venitemi a dire che Gomez Barrientos e compagnia sono giocatori migliori di un qualsiasi Parma/Bologna/Genoa, ANZI. E vedi Fiorentina quest'anno. La Serie B inglese è il perfetto esempio di ciò che dovrebbe essere il calcio, e la Serie B nostrana, tralasciando il fatto che la amo in maniera incondizionata, in ogni caso, è un mondo a parte. È spesso noia e nausea per 88 minuti su 90, con uno scatenarsi indistinto di corpi in area di rigore negli ultimi 2. La LegaPro non ne parliamo.

    Cazzo il discorso è molto semplice: a quei livelli c'è gente MOSTRUOSA quanto a tecnica, genialità, fisico, et cetera. Perchè arroccarsi nelle proprie paure? Perchè il pareggino? Perchè i campanili? Perchè? La vittoria non vale più 2 punti.

    E tanto per dire, il campionato spagnolo ha un livello di interesse che ha ormai sfondato la barriera dei numeri relativi, ma qualsiasi squadra che sta in zona retrocessione là dà tre giri di pista alle nostre pseudo-proto-europee(mi riferisco all'EL).

    Giuseppe

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