mercoledì 6 febbraio 2013

Un gol almeno a partita


Adriano Leite Ribeiro
La Serie A stagione 2004/2005 ha visto la Juventus di Fabio Capello Campione d'Italia e, dopo una lotta protrattasi per varie giornate, registrato la retrocessione del Bologna, del Brescia e dell'Atalanta.
Capocannoniere del torneo Cristiano Lucarelli. Il Lecce della coppia delle meraviglie Vucinic-Bojinov ha inspiegabilmente chiuso all'undicesimo posto nonostante i 73 gol subiti, appena dietro la Roma e le sorprendenti neopromosse Livorno e Messina.
Lo Scudetto della stagione 2004/2005 è lo Scudetto che a seguito della vicenda Calciopoli è stato revocato e mai assegnato.
Nonostante l'Inter di Roberto Mancini avesse a lungo stentato in avvio di stagione (una serie interminabile di pareggi), ricordo di aver avuto ad un certo momento precisa sensazione: era impossibile che Adriano Leite Ribeiro non segnasse almeno un gol a partita. Nella mia mente "un gol almeno a partita" era una formula matematica, un algoritmo preciso.
Un fisico impressionante, una corsa inarrestabile, piedi gentili e potenti. Colpo di testa e calci piazzati.
Il centravanti perfetto. Le chiacchiere stavano a zero. 

Vila Cruzeiro, Rio de Janeiro
Arrivato la stagione precedente nella sessione invernale del mercato dal Parma, dove aveva fatto coppia fissa - e che coppia - con Adrian Mutu, per formare, assieme a Vieri, Recoba - il miglior mancino di quella generazione - e Oba Oba Martins, l'attacco dell'Inter che voleva riconquistare lo Scudetto, Adriano era partito fortissimo, segnando a raffica contro chiunque si trovasse di fronte in Campionato e Champions League.
La stagione 2004/2005 rimane forse il picco più alto di una carriera che prometteva tantissimo e che ha, invece, lasciato poche briciole.

Nato a Vila Cruzeiro, Rio de Janeiro, e cresciuto nelle file del Flamengo Adriano viene acquistato dall'Inter nel 2001 da quasi sconosciuto e fatto debuttare nel pre-stagione al Trofeo Santiago Bernabeu (dove, peraltro, segna un gol magico su punizione allo scadere dei tempi regolamentari). Poi tanta panchina, complice la presenza in attacco di Vieri e Ronaldo. Quindi il prestito alla Fiorentina, a dicembre. A Firenze segna tanto e, al termine della stagione, viene ceduto in comproprietà al Parma, che dopo un anno ne rivenderà la metà appena acquistata ai nerazzurri a peso d'oro.

Anche nella stagione 2005/2006 Adriano fa bene, bloccandosi però nel girone di ritorno e portando l'Inter a proporgli un trasferimento in Brasile nella stagione successiva. Adriano rifiuterà e rimanendo all'Inter segnerà solamente 5 reti nel corso dell'intero campionato. A metà della stagione successiva (2006/2007), Roberto Mancini lo spingerà nuovamente verso il San Paolo, per ritrovare continuità e feeling con la porta. Lui parte e fa il suo dovere, marcando diversi gol e guadagnadosi la possibilità di ritornare a Milano.

Con la maglia dell'Inter
L'ultima stagione in nerazzurro si rivela però disastrosa.
Adriano è sregolato, fragile e perennemente fuori condizione. Il rapporto con Jose Mourinho per forza di cose non è dei migliori e le presenze da titolare diventano sempre più intermittenti.
La nostalgia del Brasile, la mancanza del papà, morto nel 2004, le feste (con tanto di foto mentre balla con ragazze quantomai allegre e dorme accanto ad un pacco di sale grosso) e soprattutto l'alcool logorano la punta di Rio. E l'esperienza italiana volge al termine, nonostante il tecnico di Setubal non abbia mai accarezzato con piacere l'idea di vederselo sfuggire.
Ad aprile la definitiva rottura con l'Internazionale: "Per ora smetto, ho perso la felicità di giocare. Non so ancora se starò per uno, due o tre mesi senza giocare. Ho intenzione di ripensare alla mia carriera".

Qualche mese dopo Adriano - nel frattempo diventato un giocatore del Flamengo - racconterà a r7 i retroscena della sua esperienza all'Inter:
All'Inter ero solo, triste e depresso. Ero felice solo quando bevevo: vino, whisky, vodka e birra, tanta birra. Mi svegliavo e non sapevo dove mi trovavo. O non dormivo, per paura di arrivare tardi ad Appiano Gentile. Ma non potevo allenarmi, così mi facevano andare a dormire in infermeria: ai giornalisti la dirigenza diceva che avevo dei problemi muscolari.
E ancora; 
Mi hanno messo a disposizione uno psicologo, mi seguivano 24 ore su 24. Facevo dei colloqui, parlavo dei miei problemi. Mi sono accorto che tanti degli amici che avevo attorno in realtà mi sfruttavano. Mourinho? Mi ha voluto fortemente, ma io ho ripreso a bere. Ero solo, senza il sostegno di cui avevo bisogno. La droga? Nella mia comunità ho tanti amici, alcuni sono spacciatori, altri sono poliziotti. Sono i miei amici, quelli con cui parlo, con cui gioco. Ma il mio problema era solo con l’alcol. Adesso riesco a bere una sola birra e il giorno dopo vado ad allenarmi tranquillamente. Corro ancora più forte.

Al Flamengo
Il 2009 è l'anno del riscatto. In Brasile Adriano è di nuovo sereno e riesce ad allontanarsi dai troppi eccessi.
Gioca da fenomeno (con 19 reti in 30 partite è capocannoniere del campionato) nelle file del Mengão che porta a casa uno storico Brasileirao a spese dell'Internacional di Alecsandro e del San Paolo di Washington.
La stagione successiva lo riporta in Italia. A giugno firma un triennale con la Roma.
Una scarsa condizione fisica e diversi acciacchi compromettono però tutto. In inverno arriva un infortunio alla spalla e qualche guaio in Brasile (rifiuta l'etilometro e gli viene ritirata la patente).
La Roma esce dal contratto nel mese di marzo. Bilancio in negativo: 8 presenze, 0 gol e la leggenda di una clausola anti-birra nel contratto.

Al Corinthians
Di nuovo Brasile. Questa volta al Corinthians dell'amico Ronaldo. Alla presentazione nessun tifoso ad accoglierlo e dopo appena un mese un infortunio al tendine di Achille che lo allontana dai campi per 5 mesi. Il riposo forzato però non fa per lui. Una sera si toglie il tutore impostogli dai medici e fa serata in discoteca. Beccato e paparazzato. Torna ai campi da gioco ma pesa uno sproposito: più di 100 chili. Le immagini degli allenamenti fanno il giro del mondo. Risate e malinconia.
Da ultimo, una nuova esperienza con il Flamengo e un nuovo addio al calcio.
Il ritorno a Milano e l'avvio di un programma di recupero psicofisico l'ultimo capitolo di una carriera stramba.

Nonostante eccessi e stravaganze, Adriano Leite Ribeiro ha vinto tantissimo. 4 Scudetti, 2 Coppe Italia, 2 Campionati brasiliani e, tra l'altro, una Coppa America (da grande protagonista).
Il campione fragile che per scelta o per necessità ha deciso di non essere campione. Mai bidone e sempre rammarico.
Un fisico che gli ha sempre permesso tutto e di più, in campo e fuori. Bolidi e tocchi sotto. Progressione e stacco. Rimango dell'idea che Adriano, durante l'intero corso della sua carriera, avrebbe potuto segnare un gol almeno a partita.

46 commenti:

  1. ero a san siro quando vidi questo gol

    http://www.youtube.com/watch?v=k3zjKnlJB48

    ti dirò, quando prese la palla da solo fuori dalla nostra area, io dentro di me sentii che avrebbe fatto gol

    ero sul divano di casa mia quando prepotentemente impose la decisione di battere quella punizione contro il Real Madrid. feci un salto di mezzo metro.

    poteva essere il più forte attaccante degli ultimi 50 anni.

    peccato

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  2. Bisogna essere cinici con chi ha talento e lo spreca in maniera che peggiore non si può.

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  3. mah zippo noi in realtà li stimiamo, certo c'è modo e modo di sprecarlo, però dilapidare il talento è una delle poche qualità che invidiamo.

    capisco il senso del tuo post bostero, ricordo quel suo periodo impressionante. poi è sfociato un po' nel patetico. lo sbarco a roma è stato il fondo del baratro, per lui e per i diecimila del flaminio...

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  4. Cosa ci sarebbe da stimare?
    Difficilmente avrebbe potuto avere una parabola discendente peggiore e se si notano le potenzialità che aveva e la fine che ha fatto viene voglia di prenderlo a calci da qui a saturno.

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  5. @Francesco, il secondo gol all'Udinese è un compendio sul ruolo del centravanti. Corsa, dribbling, potenza, tiro.
    Bertotto ancora lo cerca.

    Vieri arriva ad esultare mezz'ora dopo.

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  6. anonimo sfidante7 febbraio 2013 10:37

    Io invece non l'ho mai stimato, non certo per gli eccessi.
    E, quindi, non certo per la dilapidazione del talento causa alcool. c'è modo e modo.
    Prendiamo un idolo, gazza: lui da buon inglese beveva in gruppo per divertirsi. Lo stesso dicasi per Best. Questo beveva da solo, per dimenticare. Ma dimenticare cosa? Il conto in banca milionario, la figa sempre nuova e fresca nel letto, una vita con tanti privilegi e pochi problemi? Cioè, mi spiegate cosa doveva dimenticare in solitudine con un bicchiere in mano?
    Insomma, una storia triste che, raccontata su un brasiliano, rende il tutto ancora più fuori luogo.
    Forse dovrei stimarlo, sempre fuori dagli schemi sia nel campo che nella vita.
    Ma proprio non ci riesco.

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  7. @sfidante, il concetto è proprio questo, però.
    Bere perchè si sceglie di bere. Esaustivo sul punto il personaggio di Denzel Washington in Flight (film che, peraltro, non mi aspettavo: credevo fosse un film sulle vicende processuali legate al disatro aereo e basta. Si tratta invece di tutt'altro). Ogni cosa che ti arriva nella vita tu la annienti con l'alcool o con eccessi. La solitudine e la compagnia sono fattori di poco peso.

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  8. Purtroppo è stato solo una meteora, come è calato fisicamente è sparito.
    Non sono d'accordo sulla definizione di "centravanti perfetto", per me anche al top della forma, rimane decisamente sotto Ibra, Trezeguet, Vieri e anche Van Nistelrooy per quanto mi riguarda

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  9. Adriano, a mio parere, è una mezza via tra la storia di Gazza o Best e la parabola discendente di Kakà o Pato. Bisognerebbe indagare se il calo fisico, quello iniziale, sia stato la diavolina per iniziare a bere o, viceversa, il bere lo abbia dilaniato nel fisico (eccetto gli ultimi anni che lì era evidente). Comprendere la genesi dell'autodistruzione permette di capire anche quanto le fragilità possano essere state accentuate da un mondo cinico e mercantilizio come quello del pallone. Non ci sono granché affezionato perché strappò una copa america più che meritata al mio maestro Marcelo Bielsa, ma Adriano si vedeva che era un buono.

    A volte ci si dimentica che al di là dei soldi e della gnocca, i calciatori sono esseri umani come tutti gli altri e che, alcuni, non ce la fanno al pari del resto dell'umanità. Parabole che dispiacciono ma che insegnano. La forza di volontà, a volte, non è abbastanza.

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  10. anonimo sfidante7 febbraio 2013 11:39

    Invece secondo me c'è differenza nel bere. Eccome se esiste!
    Chiedetevi una cosa: se voi doveste uscire per farvi una serata in allegria e in compagnia dell'alcool preferireste dividere la serata con Gazza o con Adriano?

    I calciatori sono essere umani come gli altri. Solo che non farcela a sopportare una vita alla Fantozzi è un conto, non farcela a sopportare la loro vita è un altro. Ecco perché, sizzainpanca, secondo me cadi in contraddizione nell'affermare che è importante capire la genesi dell'autodistruzione e poi affermi che la sua distruzione è tale e quale a quella di un uomo normale.
    Il mio è un punto di vista strettamente personale. Per carità, può pure darsi che l'infanzia in favela, la morte del padre etc. siano stati fardelli troppo forti. In fondo è verissimo che ognuno ha i propri problemi ma, forse, proprio per questo c'è differenza tra chi ha solo (o quasi) problemi e chi ne ha molti meno. O, almeno, li può compensare con una miriade di privilegi che, per tutti noi, solo solo dei miraggi.

    Best, Gazza & co. hanno scelto di vivere una vita al massimo.
    Adriano di ridurre la propria vita al minimo.

    Best, Gazza & co. hanno scelto di buttare via tutto per puro godimento.
    Adriano ha scelto di buttare via tutto per sostituirlo con la disperazione.

    Sarà, però per me c'è una bella differenza.

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  11. Nonostante la filosofia del Blog...che solitamente ama e protegge i talenti dilapidati... Adriano non mi fa ne caldo ne freddo.....Perchè la storia di Adriano non ha nulla di poetico....perchè Adriano è vuoto...E' semplicemente il classico calciatore diventato "Fenomeno" troppo giovane che non ha retto la pressione..e a me questo genere di giocatori non affascinano...anzi...

    Piccolo appunto...Forse la storia di Best è stata spesso romanzata(anche troppo).... però per me.. tra Best e Gazza esiste una differenza... Best ha buttato tutto per godersela(almeno inizialmente)...Gazza invece semplicemente per una dipendenza......

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  12. Per me negli esiti non c'è differenza alcuna se poi i risultati sono la pietà della gente. Quello che mi chiedo è appunto il perché, quindi l'inizio, quel punto di rottura o di non ritorno. Gazza e Best può anche essere che abbiano voluto vivere al massimo, ma cosa nasconde realmente questo vivere al massimo? E secondariamente: è ancora possibile nel calcio ipermuscolare di oggi, quello di Adriano per capirci, che ci siano dei G Best? Non lo so.

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  13. Tutto giusto. La differenza tra Adriano e Best/Gazza è tutta nel sapersela godere (almeno inizialmente). L'ei fu Imperatore beveva per disperazione.
    Ma credo sia il giocatore che più si avvicinò al Ronaldo formato prima stagione Inter.
    La doppietta in Coppa Italia all'Olimpico fu semplicemente mostruosa.

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  14. Comunque è imperdonabile che bostero non abbia inserito la foto di Adriano con la delicatissima sciarpa della Roma con scritto Mo te gonfio....

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  15. Sarebbe stato bello un incontro del giovane Adriano con Zeman e non con quel rovina talenti di Mancini..

    comunque sono d'accordo con Nesat, Adriano è poetico quanto un cassonetto della mondezza.

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    1. chiariamoci subito: anche per me adriano non ha nulla di romantico, nè lo stimo (prima facevo un discorso in generale). ho sempre provato pena per lui più che altro.

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  16. C'è anche la rivisitazione in rete: "se so gonfio!"..

    @Gegen, con Mancini si sono incontrati.. e infatti vedi com'è finita..

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  17. Anche questa è figa:

    http://www.google.com/imgres?um=1&hl=it&sa=N&tbo=d&rls=com.microsoft:it&biw=1160&bih=579&tbm=isch&tbnid=PPi9uVa-ghxU4M:&imgrefurl=http://calciofreestyle.forumcommunity.net/%3Ft%3D44383937&docid=m5FT4qfgxdSrRM&imgurl=http://i46.tinypic.com/f9jhgy.jpg&w=650&h=559&ei=s6sTUcCgCeia0QXCn4CIDQ&zoom=1&iact=rc&dur=187&sig=109477203578861784007&page=1&tbnh=154&tbnw=169&start=0&ndsp=17&ved=1t:429,r:2,s:0,i:88&tx=79&ty=69

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  18. Uno dei più grandi talenti degli ultimi 20 anni, sarebbe potuto essere il centravanti "definitivo", un Benzema molto più forte.

    Credo che essere depressi non sia una colpa, sono convinto che Adriano meriti più di una lacrima.

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  19. io non sono d'accordo. I veri talenti sono altri, lui era come un SUV, fisico e potenza. Se fosse stato un vero talento avrebbe fatto l'inferno anche con l'alcol.. questo è crollato a suon di lager in lattina.. c'è anche uno stile nella autodistruzione.

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    1. Nel video fa delle cose con la palla tra i piedi mica da ridere tipo il tunnel in veronica contro il Valencia.




      Off Topic: ma una lacrima sul grandissimo Ugochukwu Michael Enyinnaya?

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  20. MA E' VERO CHE PARTECIPERA' AGLI ALLENAMENTI CON LO STAFF DELL'INTER???

    QUALCUNO MI RISPONDA MI MANDA WIKIPEDIA...

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    1. il senso di questo commento mi sfugge

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    2. Sembra di si, dopo la riabilitazione.

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  21. Un fenomeno vero, una macchina da guerra. Ai tempi del Parma, quella coppia con Gilardino era allucinante.
    Però, secondo me, bidone lo è diventato lo stesso. Per evitarlo, non sarebbe dovuto venire alla Roma. D'altra parte, solo chi non risica non rosica.

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  22. solo una cosa... Non sono riuscito a leggere tutti i commenti, ma nessuno cita il fatto che l'inizio del declino di Adriano inizia con la morte improvvisa del padre. Partendo dal presupposto che parliamo già di un soggetto che ha vissuto la fame, quella vera, che è dovuto crescere in fretta, che ha barattato l'adolescenza col calcio unica via d'uscita, che a 18 anni è volato dall'altra parte del mondo... Ecco, insomma un soggetto (come tanti suoi colleghi, sia chiaro) già di per sè problematico. Ecco, a 22 anni gli muore il padre. E va in depressione. E diventa alcolizzato. Non auguro a nessuno dei tanti censori nulla del genere, ma se si mettessero per un attimo nei suoi panni capirebbero che i soldi di fronte a certe cose non servono a un cazzo.

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  23. vado a memoria : il padre di adri morì nel settembre del 2004 (mi sembra di ricordare fosse prima di un preliminare di champions a basilea) i problemi, di certo collegati anche a questo evento, vennero almeno 18 mesi dopo.

    comunque io sono 2 metri e 100 kg, e adriano visto all hollywood (...) in canotta mi impressionò tantissimo, era enorme.

    c'era un periodo che quando prendeva palla lo stadio fremeva e si sentiva.

    lo stesso avveniva solo con ronaldo (niente matthaeus, niente ibra, niente altri...)

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  24. A Mister Zippo dico che questo blog ama i talenti dilapidati perché la diserzione è l’ultima forma di rivoluzione nella società dell’immagine, sottrarre le proprie capacità alla macchina della riproduzione coatta e meccanica della ricchezza e del superfluo è l’unico modo per fermare quel treno che corre a velocità impazzite. La rinuncia al proprio talento è l’unico possibile elogio alla lentezza, e quindi alla bellezza.

    A Anonimo Sfidante, Etibe e tutti gli altri dico che non possiamo certo sapere come e perché bevessero Gazza e Best – e aggiungo anche che loro per l’epoca erano dei miliardari, sotto proletari tutto d’un tratto arricchiti che oltre che il talento hanno dilapidato immense ricchezze e fortune – o quanto se la godessero, quindi mi pare un po’ tirata la cosa che una birra con Gazza ti diverte e una con Adriano no.

    Eppure come sottolinea Gegen - citando stranamente Nesat che al contrario Di Adriano da quando non beve comincia non capire più un cazzo di nulla, calcio compreso - Adriano è poetico quanto un cassonetto della mondezza. Opinione che poi è condivisa anche da chi ama i dilapidatori e i dissipatori.

    Secondo me il motivo è che in altri tempi il grande giocatore, anche se alcolizzato, andava fatto giocare lo stesso. Rose limitate nel numero, investimenti da proteggere, meno grande fratello skysportivo per cui se non andavi allo stadio non sapevi le cose. Quindi di Best e poi di Gazza abbiamo assistito al declino sul campo, piano piano, giorno per giorno, e abbiamo amato loro e le loro debolezze fino alla completa dissoluzione del loro corpo. Di Adriano no.

    In tempi di rose larghe e bilanci gonfiati una squadra può permettersi di nascondere il disfacimento di un giocatore dietro una pubalgia, un prestito in un campionato minore, mentre nello stesso lasso di tempo il grande fratello skysportivo ti aggiorna sui gossip del tizio in questione. Quindi tu vedi Adriano fortissimo, poi sparisce. Sai che beve, ma non lo vedi sbagliare in campo il tiro che prima avrebbe infilato in rete. Sai che si droga, ma non lo vedi non arrivarci più perché non ce la fa sull’imperioso stacco di testa ed essere sovrastato da un Bonera qualsiasi. Sai, ma non lo vedi.

    Poi torna, è grasso, fa schifo e sbaglia tutto. Allora ti incazzi. Quello che è mancato ad Adriano per essere ammirato e rimpianto come Best e Gazza è stato per il pubblico il potere leggere dal vivo sui campi di calcio il romanzo della sua rovina. Come se di Rimbaud avessimo letto prima tutta una serie di ottimi ma noiosi romanzi di appendice e poi, dopo anni di mancate pubblicazioni, tutto d’un tratto, i Derniers vers. L’avremmo considerato uno sfigato, non un maledetto.

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    1. Questo dello Zio me lo faccio scolpire sulla lapide condonata.

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    2. Però intravedo anche altri modi oltre alla già citata diserzione per fuggire dalla società dell'immagine. Ed è prenderla per il culo con intelligenza. Mancano persone realmente acute nel mondo del pallone. Oppure non hanno la copertura mediatica che meriterebbero. L'uscita di scena anarchico-autodistruttiva è un'idea molto romantica e decadente, che approvo, ma anche una risposta arguta stando nel gioco, sarebbe interessante di tanto in tanto. Senza per forza essere ruffiani e assottigliare lo spessore tra l'uomo e il personaggio.

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    3. tipo quello che hanno fatto i lali puna con l'indie alla fine dei novanta

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    4. Bah capisco caro Zio..che a forza di frequentare gente che vede siringhe e donne di facili costumi in posti assurdi ti stia rincoglionendo un tantino anche tu...peraltro dimostri un bieco cinismo nel ferirmi su un qualcosa su cui non si può e non si deve scherzare.....se fossi cattivo ti augurerei di fare la mia fine....ma lasciamo stare....(mi sa che l'armadio rimane da Ikea)

      quel che sostenevo io qualche riga più in su...è che per quanto Adriano possa essere considerato un talento dilapidato...non avrei mai scritto una riga sulla sua vita....io non l ho paragonato a Gazza o Best....sono storie diverse....in molti post abbiamo raccontato storie di calciatori che si perdono più per pigrizia,pazzia e vizi(non necessariamente un talento dilapidato è un alcolizzato o un drogato)...piuttosto che per depressione come Adriano...Adriano mi può far pena(ma anche no)...tutto qua.....

      Inoltre per come lo ricordo io Adriano lo abbiamo visto marcire lentamente e abbiamo potuto "Apprezzare" la sua decomposizione calcistica da ogni angolazione...fuori ma soprattutto dentro il rettangolo di gioco....perchè l'Inter pur di non perdere il patrimonio prima di spedirlo in Brasile ha cercato di recuperarlo proprio sul campo prolungando inutilmente la sua sofferenza....Ci sono tantissime storie di oggi che tra 20 anni i nostri eredi borghettari troveranno sfiziose...il periodo secondo me..per quanto possa filare il tuo discorso non c entra nulla....Le televisioni, i bilanci, le rose allargate...non cancelleranno mai il fascino del calciatore matto, pigro o con il vizietto....magari ci sarà meno materiale...ma dipenderà sempre e comunque dalla storia....dal loro modo di fare....dal personaggio.

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    5. oh nesat ma guarda che io ti davo ragione (come da prossima risposta) per farlo ho usato il paradoso che anche gegen lo faceva, dopodiché..

      nesat ha sempre ragione.. nesat ha sempre ragione.. nesat ha sempre ragione.. nesat ha sempre ragione.. nesat ha sempre ragione.. nesat ha sempre ragione.. nesat ha sempre ragione.. nesat ha sempre ragione..
      :-) ;-) <3 love smack :-) :-D <3

      (vero che mi accompagni all'ikea a prendere l'armadio giovedì?)

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    6. Ti costerà un salame gusto alce.....(che ovviamente viste le mie condizioni non potrò mangiare)e una birra svedese(che ovviamente viste le mie condizioni non potrò bere)

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  25. Bel discorso, Zio. Peccato che nel caso di Adriano c'entri quanto i cavoli a merenda.
    Nonostante sia uno che è nato nella povertà, il suo cervellino non ha mai avuto quella voglia di rivalsa, quella voglia di vivere tipica delle persone che hanno avuto un'infanzia difficile e non saputo approfittare del suo immenso talento quando il suo fisico era ancora in grado di reggere una carriera da serie A.

    Non s'è manco goduto il tutto come Best, visto che paradossalmente ha passato più tempo in crisi che felice, nè ha avuto una dipendenza come Gazza.
    Entrambi personaggi carismatici e trascinatori, Adriano non lo avrebbe potuto essere manco in caso di condotta senza macchie: il pesce puzza dalla testa.

    Il tuo discorso avrebbe avuto senso se Adriano si fosse ritirato poco dopo i primi fallimenti, cosa che non è ancora avvenuta e anche la cosa che andava fatto giocare (ma abbiamo dimenticato che stava talmente inguaiato che non riusciva manco a correre?) è sintomo di memoria corta, come minimo.

    Ha avuto troppo in troppo poco tempo, ed è andato in tilt, poi però di possibilità ne ha avute tante per risalire la china: è solo colpa sua e non c'è nulla di poetico ne di filosofico visto che lui non ha avuto ragione di fare quello che ha fatto era come depresso senza saperlo. Cosa c'è di bello nel buttare nel cesso una grande dote come la sua? Lo rende automaticamente un eroe?

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    1. Guarda che lo Zio ha detto che era un bidone e non un talento. E il suo caso era solo esemplificativo di molti altri.

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    2. Si ma lo ha quasi "scusato" dicendo che è interpretabile come contrasto al mondo sportivo di oggi. Invece io penso che sia semplicemente un idiota che non sa che farne della propria vita.
      Il talento lo aveva eccome, perciò mi fa incavolare uno così.

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    3. ho scritto piuttosto che non possiamo sapere, o fare classifiche su, quanto siano divertiti gazza, best e adriano, e sinceramente non me ne frega nemmeno molto..

      certo è però che gli autori di un blog come ldb, che nasce per ammirare coloro che dissipano il proprio talento, all'unisono hanno dichiarato la loro antipatia per il personaggio in questione

      mi sono allora limitato a raccontarne uno dei mille possibili motivi..

      non scuso e non giudico nessuno, mi limito a narrare storie..

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  26. Ma quella non è una storia, piuttosto è quello che uno vuol credere, ben diverso, con un tono, se mi permetti, anche un pò fuori luogo visto il persoanggio. E non hai mai detto che non possiamo sapere, sembrava una cosa certa.
    La storia di Adriano è stata giustamente associata ad un cassonetto perchè appunto sicuramente se l'è goduta ma paradossalmente considerato il talento che aveva non può certo evitare di pentirsi in quello che ha fatto, visto che lo ha rifatto un'infinità di volte: Best è imparagonabile perchè lui sapeva di sbagliare, non ha mai fatto la vittima e se ne fregava perchè a lui piaceva così.
    Se credessi nell'aldilà direi che George sarebbe incazzato nero.

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    1. caro mister zippo, sarà che sono impenitente ma, giuro, non ti capisco.. quando scrivo mi firmo, hai letto i miei commenti a cui rispondi? perché mi sembra tu stia facendo per la seconda volta uno zibaldone abbastanza confuso di quello che è stato scritto da persone diverse.. dopodiché pace e bene, nell'aldilà e nell'aldiqua..

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  27. Semplicemente tu hai detto di aver semplicemente raccontato una storia, una possibile motivazione "filosofica" del fallimento di Adriano. Io ho semplicemente messo in dubbio la necessità di fare ciò perchè pur non conoscendo il soggetto di persona, fa sorridere se non di più, visto che il giocatore continua a ricadere negli stessi errori ed è depresso senza aver motivi.
    Gente così merita fischi pernacchi, niente di più.
    E' chiaro così?

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    1. vabbè dai, organizziamo una trasferta LB per andare a menare Adriano. ci vediamo lunedì mattina, ore 9, al piazzale del verano. meglio motorini che macchine (in brasile c'è molto traffico). possibilmente pranzo al sacco.

      il gruppo best non perdona.

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    2. Maturità saltami addosso proprio :D .
      Io non ho motivo di odiare il giocatore, ma è abbastanza ridicolo parlarne in toni nostalgici o per difenderlo (cosa che non è stata fatta nel post ma in alcuni commenti).

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  28. invece, cose serie, e totalmente off topic: stavo guardando boca juniors - quilmes, prima partita del campionato; bello tutto, la bombonera, i soprannomi dei giocatori, il ritorno di bianchi, i tacchi, i sombreri, ma il livello tecnico è diventato quello di una bassa serie B, o mi sbaglio?

    somiglianza incredibile - separati alla nascita - tra carlos bianchi e larry david, il protagonista di curb your enthusiasm:

    http://www.mommyshangout.com/wp-content/uploads/2010/09/curb21.jpg

    http://www.la-razon.com/marcas/futbol/Carlos-Bianchi_LRZIMA20121217_0084_12.jpg

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  29. Da gazzetta.it

    Adriano innamorato: cambia vita e torna a giocare per la nuova fidanzata?

    L'ex attaccante del Flamengo ha un nuovo amore, la dentista di Rio Renata Fontes. Lei vorrebbe convincerlo a riprendere la sua carriera.


    http://www.gazzetta.it/Calcio_Estero/Primo_Piano/07-03-2013/adriano-innamorato-sua-nuova-fiamma-riporta-campo-92358192329.shtml

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