venerdì 4 gennaio 2013

Quella sera a Milano era freddo





Quella sera a Milano™ era freddo. O almeno fuori dal prestigioso attico di Corso Como™ ove solerti camerieri in livrea apparecchiavano la lunga tavola con le porcellane e i cristalli d’uopo. Era freddo giù nelle strade lastricate di ghiaccio e coperte da una spessa coltre di nebbia, tanto spessa che se uscivi a pascolare il cane potevi tornare a casa con un alligatore al guinzaglio senza accorgertene, e scoprirlo solo una volta entrato nel portone. Come effettivamente accadde al ragionier Cerruti™, trovato la mattina dopo squartato nell’androne del suo palazzo in Via Broletto™. Ma questa è un’altra storia… All’interno dell’attico di Corso Como™, dicevamo, assieme ad un lieto tepore una musica da ascensore d’ospedale (altrimenti denominata Ambient™ da chi se ne intendeva) diffusa da modeste e minimali casse Bose™ semi-nascoste in apposite nicchie ricavate nei muri del salotto, accoglieva con la sua impassibile frigidità melodica gli ospiti, che si disponevano il più possibile lontano dal buffet. A sancire la loro distanza dal cibo, male assoluto del secolo ventesimo primo. Nel nome dell’astinenza. E del disprezzo verso quella forma di nutrimento così sporca e grezza, poco evoluta per non dire poco democratica. Quasi terzomondista insomma.

Non che fossero razzisti, tutt’altro. Era grazie alla libertà d’impresa e di licenziamento se la società occidentale era evoluta fino al punto di avere un presidente nero a capo della nazione guida, patria della Libertà™ e della Democrazia™. Presidente che gli ospiti quella sera nelle loro piacevoli conversazioni amavano difendere e criticare in egual misura, dimostrando così di aver recepito che la prima regola della Democrazia™ era quella di potere esprimere una voce di dissenso, pur sapendo in cuor loro che non avrebbe fatto altro che rinforzare il discorso dominante. Oddio, non che arrivassero proprio al punto di sostenere che la devianza fosse un comportamento sociale necessario al contenimento e alla conservazione nel gioco della dialettica sociale. Piuttosto amavano riempirsi la bocca con una frase che attribuivano a un famoso Filosofo Francese™ che recitava pressappoco “non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”. Senza per altro curarsi del fatto che egli non l’avesse mai scritta né pronunciata, ma che tale aforisma fosse invece apparso per la prima volta nello scritto di una sua biografa, né che di questo filosofo, quand’anche l’avessero letto (cosa invero assai improbabile), non avevano colto la neppure troppo celata ironia e il nemmeno troppo velato sarcasmo che traversava i suoi scritti.




Ma non erano razzisti, dicevamo, nient’affatto. Alcuni di loro, anzi, a dire la verità molti di loro, quel presidente nero lo avrebbero anche eletto fossero stati cittadini di quella lungimirante nazione improntata al raggiungimento terreno della Felicità™. E non potendo averlo eletto, lo ammiravano. E ne citavano le dotte raccomandazioni, e ne elencavano le mirabolanti imprese e ne invidiavano la dignitosa statura morale - così diversa da alcuni buffoni nostrani - non senza quel pizzico di esterofilia che ci rende tutti quanti uomini di mondo. Pur non avendo nemmeno fatto il militare a Cuneo™, da quando una giusta legge aveva sancito che oramai era stata raggiunta la Pace Perpetua™ e che quindi non era più obbligatoria la leva. Ma tali ospiti ogni tanto di razzismo erano accusati. E, sottovoce sussurravano tra di loro, talvolta assurdamente lo era anche il padrone di casa: giovane imprenditore che più di tutti impersonava le virtù dell'internazionalismo grazie alla mobilità lavorativa. Tre anni a Princeton™, grazie al merito, un’esperienza di lavoro ad Hong Kong™, durissima, tre anni in una banca d’affari finlandese, lontano da Mamma™ e Papà™, prima del ritorno in Italia™ nell’azienda di Famiglia™ finalmente circondato dall’affetto dei propri cari. Altro che la monotonia del posto fisso.
  
Altro che razzismo, dicevamo inoltre. Invero tali ospiti, essendo per merito loro - quel merito che è fondamento del migliore dei mondi possibili espresso invero nella Democrazia Occidentale™ – catalogati come appartenenti ad una classe sociale privilegiata, avrebbero altresì potuto incorrere nell’orrore di essere considerati razzisti. Bene, questi ospiti avrebbero invece desiderato spalancare le porte dell’attico di Corso Como™ all’esterno. Così la Gente™ avrebbe potuto apprezzare come intorno a quel ricco buffet, ancora intonso ovviamente, fosse presente anche un giovane uomo con il colore della pelle diversa dalla loro. Nel nome dell'Integrazione™  ovviamente. In realtà, va detto, era il ragazzo che si tratteneva un poco in disparte, con quella sua curiosa capigliatura piuttosto eccentrica anzichenò: ma era pur tuttavia di discendenza africana, ed era pertanto giusto che pur integrandosi conservasse alcune delle migliori, e anche innocue già che ci siamo, tradizione della sua terra. In ossequio al credo progressista del Melting Pot™. Il ragazzo, dicevamo, si era posizionato alcuni metri più in là. A ridosso del muro. Quasi avesse lui dei problemi d’integrazione, una specie di razzismo al contrario che ancora faceva parte del bagaglio culturale delle popolazioni in via di sviluppo – e pertanto, va da sé, non ancora del tutto sviluppate – ma che certo non era alimentato dagli ospiti. I quali facevano anzi a gara ad avvicinarsi a lui, per scambiare due parole o per complimentarsi. Perché l’uomo nero era un calciatore. E il loro gesto di condiscendenza era lì, scolpito a futura memoria, a dimostrare che il loro piccolo mondo non era razzista.

E poi diciamocelo, se osservato da uno splendido e raffinato attico di Corso Como™ quel lembo di terra immerso nella plumbea depressione padana e chiamato chissà perché Busto Arsizio™, così pregno di contadini arricchiti e ignoranti, è anche un po’ volgare in sé e per sé…  

17 commenti:

  1. perdonami, ma questa volta ti seguo poco se non niente. che cosa c'entra la lussuosa dimora di un calciatore con la imbecillità di una curva il cui capo è peraltro consigliere comunale a Busto Arsizio per il PDL?

    a questo punto chiudiamo tutto e smettiamo di seguire il calcio, è fatto da calciatori, si sa....

    (p.s.: parlo da interista)

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  2. Chiedo venia, evidentemente il racconto era poco chiaro. L’uomo con la pelle di colore diverso dagli altri non è il padrone di casa, né uno degli ospiti abituali. E’ l’ospite d’eccezione della serata - seppure tenuto un po’ in disparte, ma sarà colpa sua - da esibire come ornamento del politically correct e trofeo dell’antirazzismo in quel freak show che è il senso comune italiano: ovvero l’attico di Corso Como.

    (ps. parlo da tifoso di boateng, e soprattutto di melissa satta)
    http://www.youtube.com/watch?v=hi_uV6ojDSs

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  3. massì, bene ha fatto boateng. comunque aspettiamo sempre che una cosa del genere succeda in un campo di serie A. unqualche anno fa ci provò il mitico Zoro che, oltre a essere fatto passare per matto, per poco non veniva mangiato dai giocatori della squadra avversaria ... alex

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  4. Secondo me ha fatto bene. Perche gli tira la pallonata.
    A me farebbe troppo incazzare.

    Al di là delle opinioni, che gusto c e a fare il verso? Cioè.. ho sempre pensato che è troppo da scimmia fare il verso della scimmia.

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  5. Penso che in una partita vera non sarebbe mai successo, nemmeno se sul campo avessero lanciato banane. Il caso Zoro insegna, come giustamente ricorda Alex.
    Il post in particolare è ben scritto, ma contiene penso molti, troppi, riferimenti alla Milano-Bene che non conosco affatto, quindi qualcosa me lo sono persa.

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  6. Django unchained non poteva avere lancio migliore...

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  7. fa ridere che blatter ha rosicato...

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  8. http://www.calciomercato.com/rassegna-stampa/stop-per-razzismo-galliani-al-milan-non-rifatelo-216181

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  9. la domanda è........In Chamopions o in A l avrebbe fatto? Meglio eto'o alla Romareda....

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  10. Galliani davvero non può essere tacciato di razzismo, ha sempre pescato tra le etnie più varie, e non solo per il milan

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  11. Comunque a me nessuno toglie dalla testa che una società veramente (e seriamente) razzista non da ad un ghanese 6 mln di euro all'anno e non gli fa scopare una delle sue figlie migliori. Un paese razzista al massimo lo farebbe giocare gratis per rimetterlo, dopo i 90 minuti, in catene

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  12. non sono d’accordo.. quel tipo di razzismo è superato perché sono mutate e sono state superate le condizioni economiche che lo producevano.. non sarebbe conveniente oggi tenere una forza lavoro di tali dimesnioni in catene.. essere seriamente razzisti oggi in occidente, dove non si produce ma si narra la produzione che avviene altrove e di cui noi beneficiamo, è utilizzare dell’uomo proveniente da fuori occidente sia la capacità produttiva (a basso costo, anche quando è calciatore) che l’immagine..

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    1. Ma allora quella dei tifosi del pro patria era pura invidia di classe, o semplice ingiuria. Il razzismo senza sottomissione socio economica è privo dell'elemento discrminatorio che lo dovrebbe caratterizzare. Come possono convivere razzismo e privilegio?

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    2. il razzismo è sempre stato e sempre sarà solo e solamente invidia di classe.. in america, paese fondato sul razzismo, tale sentimento è appannaggio delle classi sociali che si autoconsiderano deproleterarizzate e che non accettano di essere via via inglobate nella crescita del (sotto)proletariato, sia esso urbano o agricolo.. il razzista non è mai stato il privilegiato, ma chi si crede tale..

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  13. Non sempre, non solo. Potrebbe pure essere puro odio biologico, basato sulla vulgata che effettivamente delle vere e proprie razze esistano in quanto tali (cosa indimostrabile). Nella storia il razzismo è stata una scelta poltica ovvia e dominante fino al 900, poi è diventata una scelta politica di pochi. La stessa terminazione in "ismo" rimanda ad una ideologia organizzata, fondata su principi morali o teorie pseudo scientifiche. Quella di busto arsizio mi pare maleducazione, ignoranza. Io il razzismo, si di stato e organizzato, lo vedo attualmente solo contro i "talebani" ossia il brand da cattivo che hanno dato agli afghani che non ci stanno a riconoscere valori per loro inconcepibili e ai quali si nega una legittimità politica proprio su base puramente discriminatoria

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    1. che siano vulgate o teorie pseudoscientifiche, servono appunto a giustificare necessità economiche.. lo stesso razzismo del XXI secolo che tu giustamente riconduci a occidente contro i talebani altri non è che la giustifcazione morale per tutta una serie di necessarie appropriazioni materiali - materie prime, vie del commercio e del traporto – necessarie oggi alla sopravvivenza economica di occidente..

      a busto arsizio il razzismo è prodotto economico dell’invidia di classe (lì nel quotidiano e nel minuto dove la divisione in classi sociali è ancora presente) nei confronti dei talebani è necessità economica di governo della globalizzazione (lì nel grande sistema dove le classi sociali non sono più quelle novecentesche ma una rete di ramificazioni globali)

      sempre e comunque il razzismo è figlio di una necessità economica di crescita, e segno fondativo delle (pseudo)civiltà erette dall’uomo occidentale

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  14. Zio, secondo me l'unica forma di razzismo davvero evidente a Busto Arsizio è quella delle Sciure che, quando fanno il bucato, separano i panni bianchi da quelli colorati... Dovrebbero toglierle il dash e darle il daspo

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