giovedì 31 gennaio 2013

Note (calcistiche) a margine di un viaggio mitteleuropeo. Parte I: l'Italia


Dunque al principio fu Venezia. La sera del ventisei dicembre, in taxi verso l'aeroporto Marco Polo, chiedo al tassista dove ci conviene dormire - si sono fatte quasi le nove - per raggiungere Trieste il giorno successivo. Tra qui e Trieste non c'è niente, dice, non vi danno neanche da mangiare a quest'ora. Neanche a Palmanova?, chiedo. Figuriamoci in quel paese di merda, fa lui. Io resterei qui vicino all'aeroporto, ci sono begli alberghi, il casinò e i locali con le donnine, aggiunge. Vorrei spiegargli che il mio non è un viaggio da mignottari, ma un viaggio esistenziale, alla Leigh Fermor, ma passo. Ma perchè non andate subito a Trieste, invece?, mi chiede dopo un po'. E' una grande città, una capitale, piena di luci e di ristoranti. Ma non è un po' tardi?, faccio io. Macchè, in un'ora e mezza siete lì. Non crede che ci sarà nebbia sull'autostrada?, domando. Stasera? Per niente. Se non ce n'è qui in laguna, può stare tranquillo. Mi posso fidare? A tirarse sempre indrio se finise col culo in rio, risponde.

All'altezza di Palmanova io e il Navarro - che ho recuperato al banco Europcar del Marco Polo - decidiamo di affidarci all'azzardo. Non è che c'è nebbia - è che non si vede proprio nulla. Sembra che ce la tirino a secchiate, la nebbia. Che la montino tipo panna. Dei banchi di nebbia come non li ho mai visti, come devono esistere solo in questa parte addolorata di mondo. Sembra di viaggiare con un aereo tra le nuvole. La nebbia è così densa che ingoia i cartelli stradali. Da Palmanova a Trieste ci guida solo l'istinto e questa canzone.

Non abbiamo rimpianti per aver solo lambito Venezia. Io soprattutto. Della città lagunare conosco quattro cose: lo stadio Pierluigi Penzo (settembre '99, tre a uno per la Roma, doppietta di Delvecchio e gol di Alenitchev), l'NH Laguna Park, una pizzeria di Porto Marghera e la sede degli industriali. Non so neanche più che fine abbia fatto la squadra locale, con la sua bizzarra casacca nero-arancio-verde, che verrà sempre ricordata per le gesta dei suoi attaccanti più rappresentativi (Maniero, Recoba, Tuta). In qualche modo sbarchiamo a Trieste, che ci accoglie dormendo. Un albergatore ci spara una cifra da Tokyo in alta stagione. Lo mandiamo a cagare. Decidiamo di andare a mangiare. Non sono neanche le undici e in giro non c'è alcuna traccia delle vacanze di Natale. Proviamo a entrare in un paio di trattorie ma le sedie sono già appoggiate sui tavoli. Grandi scope puliscono il pavimento. La seconda prova che il tassista di Mestre è un bugiardo. Ma quale grande città. Ma quale capitale. E infatti qual è la grande città che si ritrova una squadra mediocre come la Triestina? Che io, poi, ho anche una certa simpatia (immotivata, epidermica) per i cosiddetti alabardati (non dimentico, tra l'altro, la stagione che vi disputò Alberto Aquilani, il centrocampista con più classe della sua generazione). Ma che fine hanno fatto, anche loro? Falliti, spariti. In Eccellenza. Magari sarebbe pure romantico andarli a vedere. Magari no.

Un passante ci segnala che alla prima a destra c'è un viale pedonale dove forse c'è una pizzeria aperta. Proviamo a credergli. Lasciamo la macchina davanti a un cassonetto e proseguiamo a piedi. Il viale pedonale c'è. Ci sono alberi frondosi e facciate asburgiche. Però non ci sono essere umani - men che meno le famose donne triestine di cui mi sembra di aver sentito parlare un gran bene da qualcuno, mio nonno credo. Di pizzerie, neanche l'ombra. Maledetti triestini, asserragliati nelle vostre case, con le vostre donne e le vostre magliette alabardate. Siamo pronti a rinunciare. Andiamo al mare, azzardo. Magari lì c'è qualcosa aperto. Verso la fine, però, un'insegna miracolosa si appalesa in un vicolo: Number One. Una pizzeria. Aperta. Se ci fanno mangiare io neanche guardo il menu e prendo direttamente la pizza Number One, dice il Navarro. Entriamo, ci guardano strano. Siamo gli unici clienti. Scusate, dico, siamo forestieri, viandanti, viaggiatori. Affamati. Lui poi è appena arrivato dalla Spagna, faccio indicando il mio amico. Ce la fate una pizza al volo?  Il proprietario guarda la cameriera che guarda il pizzaiolo che fa cenno di sì con la testa. Accomodatevi, ci rincuora con accento meridionale. Prendiamo due birre Castello. Complimenti, dico, questa birra locale è proprio buona. Non è di qua, è di Bolzano, dice lui [che poi ho controllato e non è neanche vero, è di Udine, ma in quel momento era inutile fare storie per una cosa del genere, non è mica Pulp Fiction]. Che pizze volete?, ci chiede la cameriera, una grassona dall'aria dolce. Una napoli e una number one, rispondo, senza aver letto il menu. Ok, fa la cameriera. Allora esiste davvero, dico al Navarro. Certo che esiste davvero. Esiste sempre la pizza con il nome del locale, sorride. Quando la pizza arriva sorride meno. Come Montecarlo, o Singapore, si sviluppa in altezza. Ci hanno messo di tutto. Riesco a riconoscere: soppressata, ricotta, melanzane, carciofi, prosciutto crudo, prosciutto cotto, Dash pastiglie, Vicks Vaporub, calze di nylon strappate, latte scaduto. Il Navarro sembra Michele l'intenditore e ne mangia metà. Paghiamo e usciamo a cercare una pensione. Non abbiamo fatto nulla ma siamo stanchi. Ne troviamo una in centro. Lottando con la digestione, lo vedo addormentarsi; io recupero i panni dell'Hauptsturmführer Aue e lentamente prendo sonno, l'ultimo sonno italiano prima di varcare la frontiera.

La mattina irrompiamo nel Caffè San Marco e troviamo solo teste bianche. Chiedo al cameriere qual è il tavolo dove siede sempre Claudio Magris. Me lo indica. Vogliamo sederci lì, gli dico. Non è possibile, fa lui, quel tavolo è riservato al professor Magris. Ma oggi non c'è, ribatto, che le importa? Potrebbe sempre arrivare, risponde. Non ha capito, polemizzo, ci ho appena parlato. E' andato a passare il Natale a New York. Non potrà mai arrivare nelle prossime due ore. Mi dispiace, fa lui irremovibile, quel tavolo non posso proprio darglielo. Allora ce ne andiamo. Passeggiamo per la piazza dell'Unità e entriamo nel Caffè degli Specchi. Lì nessuno ci fa storie e ci sediamo dove ci pare. Con il Navarro chiacchieriamo di Osasuna. Il padre è preoccupato perchè è contornato di imbecilli, a partire dal direttore sportivo. Non sa come fare aggiustamenti nel mercato invernale per cercare di salvare una stagione che sembra compromessa. Non ci sono i soldi per portare chi può far fare il salto di qualità. Nekouman se n'è andato, Llorente è malconcio, Kike Sola un'eterna promessa. Almeno avete fatto bene a tenere Mendìlibar, dico, perchè è un tipo in gamba. Uno tosto. Uno dei maggiori mali del calcio moderno è cambiare allenatore. Vedrete che il vento girerà, altrimenti da igual. Anche in Segunda, continueremo ad andare al bar Rotx, ad ascoltare i Guadalupe Plata e a ballare con le ragazze, dice lui. Ma non scenderete in Segunda, stai tranquillo! Ora ordiniamoci una Sacher, che fino a Vienna non ne toccheremo altre. Cameriere! La Sacher che prende sempre Magris. 


31 commenti:

  1. El senior Dionigi mi ha fatto scendere la lacrima di borghetti nostalgica. Non solo per la bella e austera descrizione di Trieste così finemente tratteggiata, ma anche per aver nominato l'innominabile: la pizzeria number one. Ho studiato 4 anni a Trieste e la number one era l'unica che faceva pizze a domicilio in qualsiasi giorno, a qualsiasi ora e con qualsiasi qualità di bora. Ricordo anche il numero 040 768032. Dopo un paio di anni a due number one alla settimana, però, ho dovuto cambiar pusher perché la pesantezza della pasta gommosa che si sviluppa in altezza ha irreparabilmente ingolfato il mio stomaco. Trieste ha la stessa crepuscolarità venexiana, ma senza essere Venezia. E' una di quelle città che ti ci devi abituare, ci devi abitare per capirla. Quando arrivi dalla statale alta che il golfo si apre con le sue mille luci e le gru del porto sporgono come braccia scheletriche dall'acqua. Trieste con la sua coloritura vernacolare. Trieste vecchia e per sé. Una città fuori contesto, sempre. Dionigi, post della vita, mi ha commosso.

    P.S. Quindi di voi lacrimatori passi per il friuli, in qualsiasi punto, deve scrivermi. Dionigi se torni da queste parti ti porto io nei luoghi giusti e senza spendere un capitale per dormire.

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    1. Grazie Sizza. In realtà la bella descrizione di Trieste l'hai fatta tu, io l'ho vista così poco che non mi sono neanche permesso. Mi sono però piaciute sia le gru del porto che le circonvallazioni che portano verso la montagna (poi c'era una specie di imponente ospedale/sanatorio che dominava il golfo che mi affascinava). Anche i negozi mi hanno fatto una bella impressione, di città ricca (e commesse simpatiche). Un giorno ci prenderemo una Number One insieme (a mezzi però), non dubitare.

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    2. L'ospedale Cattinara con vicino uno dei complessi abitativi più obbrobriosi del panorama italico che anche Napoli ce la invidia.

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    3. no non era quello, che pure - dalle foto - mi sembra notevolissimo. a un certo punto ci siamo sbagliati e invece di andare verso la slovenia la circonvallazione ci ha portato verso nord; abbiamo iniziato a salire e d'un tratto ci si è presentato davanti una specie di austero sanatorio che dominava il costato della montagna (ma magari è solo un'allucinazione bernhardiana). quando abbiamo recuperato la strada corretta, ho molto apprezzato i complessi industriali che si aprivano ai lati della circonvallazione.

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    4. http://www.informatrieste.eu/galleria/thumbs/lrg-7-cattinara.jpg

      Se non era questo allora era sicuramente un'allucinazione bernhardiana.

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    5. http://www.ditecentrematic.it/UserFiles/1_24032009120840.jpg

      Ma forse tu intendi il rugginoso nuovo centro commerciale dove mi feci regalare dall'allora morosetta una playstation 2 a 99.90. Il Montedoro

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    6. mi arrendo, forse era il cattinara. ma ci si arriva facendo la sopraelevata che segue il mare e poi sbagliando uscita (andando a sinistra/nord/montagna invece che a destra/sud/slovenia)? bellissimo comunque, diventerà un'icona di questo blog.

      sul centro commerciale non mi esprimo, non sono un intenditore, anche se dalla foto che mi hai mandato potrebbe essere scambiato per un'opera di land art di richard serra.

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    7. Si, al Cattinara ci arrivi così. Se prima sulla tua destra hai visto una enorme industria (Wartsila, che fa motori per navi) allora è proprio il Cattinara. purtroppo del Montedoro su google non ci sono foto che ne rendano giustizia. Fatto sta che domina il grigio e la ruggine, come nella migliore tradizione della land art. Quindi poi siete andati in Slavonia? Terra Mystica.

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    8. e che cattinaria sia allora. quanto all'ultima domanda, risponderò con la parte II del mio reportage.

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  2. Finalmente. Il miglior Dionigi possibile.

    Unico disappunto: il fatto che passando per il Friuli tu non mi abbbia contattato, da non triestino amante di questa città ti avrei consigliato di andare a mangiare alla Pizzeria Copacabana (anche solo per il nome) dietro Piazza Unità vicino alle rovine del teatro romano, pizze buonissime, discreti primi, prezzi modici.

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  3. Copacabana ti fa la pizza con la banana. Istituzione. Grande Lorenzo.

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    1. Questa me la sono persa...Lorenzo, mea culpa!

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  4. A me la Triestina(e Trieste) è sempre piaciuta....mi faceva impazzire il presidente Berti...un mito....fantastico lo stadio e fantastico il periodo delle sagome dei tifosi per farlo sembrare pieno......Senza contare il grandissimo Eder Baù(che ovviamente segnò alla Roma in coppa Italia)

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    1. che memoria che hai, mi ero dimenticato di quella sfida (e di quel goleador). non fu neanche facile superare quel turno di coppa.

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    2. l'abbiamo incontrata due volte se non sbaglio.....quella sempre se non ricordo male è finita ai rigori......

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  5. Eder Baù, Mirko Gubellini, Allegretti, Testini, Godeas, El diablo Granoche, Pagotto, Parisi. Sono solo alcuni dei grandi passati per Trieste. E come cuccava Allegretti nessuno mai.

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  6. Anche Princivalli autore poi di una grande stagione con il Messina.

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  7. L'inizio di un percorso esistenziale necessariamente di formazione. Visiva, calcistica e della maturità.
    Certo potremmo discutere all'infinito sul fatto di escludere a prescindere la prostituzione da un percorso esistenziale.. Spero nei prossimi episodi ci sia almeno almeno una fumeria d'oppio.

    Mi piace il Cattinara. Una via di mezzo tra non-luogo ed eco-mostro. Perfetto. Mi piace la foto a fine post, filtrata alla Soderbergh.

    Grande rispetto per il Navarro, quando ordina a scatola chiusa. E, ovviamente, per El Diablo Granoche.

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  8. Peccato aver saltato Venezia (per esperienza personale pochi luoghi hanno un essenza così diversa da come uno se l'immagina, e in pochi altri luoghi non avreste trovato niente da mangiare dopo le dieci) anche se a Venezia di calcio se ne respira poco, in quattro anni lì non ho visto che mezzo tifoso, peraltro uno col Daspo per tafferugli in un Lecco-Venezia di Serie C2.

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  9. Princivalli e Godeas attualmente sono proprio a Venezia.
    Il Venezia è in C2, da neopromossa, ed è reduce da 3 vittorie di fila che l'hanno riportata a ridosso della zona playoff, anche se con la probabile riforma della serie C soprattutto le promozioni dalla C2 alla C1 rischiano di contare poco. Da quel Venezia-Roma 1-3 del 99(gol di petkovic, un grandissimo dribblomane incompreso) gli arancioneroverdi hanno vissuto un altro tristissimo anno di serie A, un pò di purgatorio in B, tanta C2, poca C1, troppa serie D; nel mezzo, due fallimenti, fidejussioni contraffatte oltretutto malamente, personaggi di fantasia iraniani e ora russi. Ed effettivamente la passione in città verso il calcio è ai minimi storici, dato che manca il senso di appartenenza con la squadra (tantopiù ora che giocatori come Poggi e Collauto hanno smesso) con il basket della Reyer a fagocitare la mobilitazione.
    Ma se passate di là,una capatina al Penzo, magari a piedi, può avere senso comunque, non fosse altro per ricordarvi di un gol di alenitchev
    tommaso

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  10. ricordo benissimo il gol di Petkovic che se non sbagliò finì da qualche parte in Brasile......

    da romanista non mi scorderò mai il goal di Fabiano Ballarin in una storica sconfitta al Penzo.......

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    1. per non parlare del doppio rigore di epoca capelliana...nonostante quello ci abbiamo lasciato uno scudetto (anche) al penzo

      grazie per il riepilogo storico tommaso

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    2. Doppietta di Magallanes per il Venezia?

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    3. haha, che mito federico magallanes...altro idolo di Olivo.

      no comunque entrò ma non segnò:

      RETI: 16' st Maniero, 35' st De Franceschi, 42' e 44' Montella su rigore.

      (ps fortissimo ivone de franceschi)

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    4. Ero certo di Magallanes....assurdo....Ivone De Franceschi me lo ricordo allo Sporting Lisbona...

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  11. La Lazio di Erikson anche soffriva sempre al Penzo, ricordo benissimo una sconitta 2-1 per i lagunari con gol di Pedone e e colpo di grazia di Tuta appena arrivato in Italia. Insomma, proprio noi tenemmo a battesimo il buon Moacir Batos tuta indimenticato sosia di Aristoteles e Denilson, ancora ricercato per quel gol "non previsto" nel finale di un nebbioso venezia-bari... Già, guarda caso sempre il Bari... strane coincidenze

    ps
    quei due rigore fischiati da Collina fecero capire a tutti che lo scudetto sarebbe rimasto a Roma, sponda giallorssa

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  12. I due rigori di Collina furono sì una schifezza ma se vi può far piacere al penzo nessuno ha rubato tanto quanto la giuve. Ricordo uno 0-4 (arbitro Pellegrino) da disconoscere il calcio, ma comunque in ogni stagione c'era da mangiare la sciarpa dalla rabbia contro i bianconeri. Quei due rigori a tempo scaduto con la Roma, invece, credo siano più figli dell'ego di Collina che non dei Rolex d'oro.
    Al Penzo gli avversari soffrivano sempre almeno una volta, fosse solo per raggiungerlo.
    grazie a voi dell'"ospitalità"

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