lunedì 28 gennaio 2013

Il gol più bello di tutti i tempi



Il gol più bello di tutti i tempi temevo di non rivederlo mai più, e di continuare a proiettarlo nella mia memoria, ogni volta apportando qualche falsificazione, fino a smarrirne del tutto i tratti e i contorni. Invece ieri, passeggiando pigramente negli archivi digitali, mi si è parato davanti come un’epifania, e mi sono reso conto che non è stato poi troppo diverso da come lo rimasticavo da sempre, aiutato dalla convivialità o da una bottiglia di vino, raccontandolo come un’apparizione fantasmagorica nei cantieri della mia infanzia.
In sintesi, tre sono stati i momenti decisivi della mia educazione sentimentale e calcistica. Il primo mi vuole stregato davanti a un piccolo schermo in bianco e nero, a innamorarmi di Giancarlo Antognoni, tanto che ancora in qualche cassetto conservo alcune foto autografate, sue, di Daniel Bertoni e Daniel Passarella, in cui campeggia al centro della maglia un giglio enorme primi anni ’80. Così -quasi non camminavo- mi misi a tifare per una squadra che certo non giovò agli albori delle mie relazioni sociali, perché dalle mie parti era sconosciuta almeno quanto una compagine della seconda divisione rumena, ammesso che la Romania abbia una seconda divisione.
L’ultimo mi vuole incredulo davanti ai fuochi pirotecnici che Zdenek Zeman accese nel suo breve transito sulle rive dello stretto. Fu l’anno in cui Totò Schillaci segnò valanghe di gol (23 mi pare), pur partendo spesso dalla panchina, per i motivi imperscrutabili noti solo ai silenzi dell’intellettuale boemo. Ovviamente il Messina non salì in serie A, ma l’esperienza dell’incredibile fu nitida per tutta la stagione e culminò con il pareggio interno (in coppa Italia?) 1 a 1 con il Milan di Sacchi, con gol, ecco credo che questo sia il punto, di Pierleoni e Van Basten. Pierleoni e Van Basten. Ancor più stupefacente del fatto che il Messina giocò alla pari, e forse meglio, con quel Milan, è che a segnare furono quei due, l’apollineo centravanti e l’oscuro lavoratore del centrocampo, che Zeman quell’anno trasformò in esterno del 4-3-3 e in una specie di Robinho ante litteram, Robinho che segna, però.
L’intermedio mi vuole abbonato sugli spalti del “Giovanni Celeste” a seguire le gesta del Messina di Franco Scoglio, e fu lì, in una di quelle domeniche invernali sicule in cui la temperatura non scende al di sotto dei dodici gradi, che si consumò il gol più bello di tutti i tempi. Il Messina, neopromosso dalla C1, era in testa alla classifica, mi pare di ricordare che fosse una delle prime partite del girone di ritorno. Ospitava il Taranto e, sospinto da un catino infernale, passò in vantaggio con gol di tale Mossini (in realtà io le sgroppate di Mossini me le ricordo benissimo, ma dico tale per dare una parvenza di distacco, assolutamente fittizia). All’ottantottesimo circa, pareggiò il Taranto con gol di tale Biondo (qui il significante di tale è più aderente al suo significato).
Nei dintorni del novantesimo al Messina fu concessa una punizione dal limite. Il suo fantasista, Peppe Catalano, anziché batterla come i cristiani, cercando di scavalcare la barriera e di mettere la palla all’incrocio (ed era anche bravissimo in questo, come tra poco dirò), scelse un’opzione più suggestiva, resa ancor più suggestiva dal fatto che non c’era più tempo, era il novantesimo. Secondo le antichissime consuetudini del c.d. calciatore di “ciumàra” (per calciatore di “ciumàra” si legga calciatore che gioca o quanto meno si forma nei greti inariditi dei torrenti meridionali, utilizzando come pali lavastoviglie dismesse e come linee colline di detriti argillosi), Peppe Catalano, che era un talento cristallino, con ogni probabilità disse al compagno di squadra “compàre, dàmmela qua” e invece di tirare, entrò letteralmente dentro la barriera, ne uscì indenne palla al piede, avanzò ancora un poco, tirò e scosse le fondamenta dello stadio.
Rivedendolo ora, non è del tutto esatto che entrò dentro la barriera, perché fu facilitato dal fatto che i giocatori del Taranto ne disposero una rudimentale, forse perché la punizione non era dal limite, era un po’ dietro, ma insomma, il concetto mi pare più o meno lo stesso.
Non che non fossi avvezzo alle sue prodezze (sicuramente nei bar di Messina Sud suo capolavoro è reputato il gol del 6 a 0 al Monopoli nel campionato di C1; a me invece piace ricordare la sua specialità, cioè la punizione laterale, quasi dalla lunetta del corner, che invariabilmente riusciva a recapitare all’incrocio dei pali opposto, cosa che non mi è più capitato di rivedere, almeno compiuta con intenzione), e non che non fossi avvezzo alle prodezze di altro giocatore lunare che fu Franco Caccia, uno che, per intendersi, batteva gli angoli di esterno destro, ma quel gol contro il Taranto mi parve, e mi pare tuttora, la summa di un calcio fiabesco e, insieme, un gesto irripetibile (qualcosa di simile l’anno scorso, il gol di Lavezzi al Milan).
Peppe Catalano fu acquistato poi dall’Udinese e fuori dal suo contesto, minato anche dagli infortuni, perse il tocco e forse la magia. Chiuse la sua carriera nell’Akràgas, squadra per cui io stravedo, non foss’altro per il nome dello stadio, Esseneto, e per il fatto che milita in una divisione onirica, in cui si contende la gloria con le più importanti compagini del mondo, tra cui Corinto, Delfi e Cartagine.
Oggi credo che alleni il Favàra, in eccellenza, e nel suo percorso a ritroso intravedo qualcosa della voluttà sicula (lui è lucano, ma non si offenderà se qui lo considero siculo d’adozione) di ripiegarsi nei cristalli della marmellata di mele cotogne, nel profumo dei gelsomini, nell’ebbrezza stordente della caponata, quello stesso ripiegarsi che induce le squadre siciliane, con la lodevole eccezione di Catania e Palermo, a cedere alla seduzione del fallimento e a ricominciare sempre dal nulla, dal campo di sabbia, dalla miseria e dalla scaramanzia.


Se a qualcuno fosse venuta la curiosità, il gol più bello di tutti i tempi è possibile vederlo da qui. ;)


Post già pubblicato dall'autore in un momento di nostalgia, soprattutto della caponata, su www.levacalcistica.blogspot.it

3 commenti:

  1. grande Peppe Catalano! avendo 46 anni me lo ricordo benissimo!!!!

    RispondiElimina
  2. rileggerlo è stato un piacere....

    RispondiElimina
  3. post magistrale, impreziosito da quella "parvenza di distacco". grazie per averci insegnato la definizione di "calciatore di ciùmara". peppe catalano idolo assoluto, un piccolo màgico gonzàlez.

    RispondiElimina