martedì 4 dicembre 2012

I detective selvaggi (due giorni con Màgico Gonzàlez)

Màgico Gonzàlez, nume tutelare





"Recuerdo que a Ulises le agradaba la poesìa joven francesa. Puedo dar fe. A nosotros, al Publo Joven Passy, la poesìa joven francesa nos parecìa un asco. Hijos de papà o drogadictos. Entiéndelo de una vez, Ulises, solìa decirle, nosotros somos revolucionarios, nosotros hemos conocido las càrceles de Latinoamérica, como podemos querer una poesìa como la francesa, pues? Y el cabròn no decìa nada, sòlo se reìa".
Roberto Bolaño, Los detectives salvajes

Nel 1998, il giornalista spagnolo Antoni Damiel propose all'emittente televisiva sportiva per cui lavorava, Canal +, un reportage su Màgico Gonzàlez. Sarebbe andato prima a cercare ricordi a Cadice, la città (adottiva) che il mago pigro salvadoregno aveva lasciato da sette anni, e poi a cercare proprio lui, a San Salvador, dove Màgico, a quarant'anni suonati, ancora giocava (nel FAS di Santa Ana). La cosa incredibile non è tanto questa; è che gli diedero i soldi per farlo.


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In quel periodo, la stampa salvadoregna scriveva di tutto e di più su Màgico. Scriveva che era caduto in depressione dopo il presunto suicidio di uno dei suoi fratelli. Scriveva che era stato catturato dalla droga che inondava il suo quartiere, i suoi amici e i suoi parenti. Scriveva che era passato attraverso un programma di riabilitazione prima che il FAS lo reclamasse al calcio, o alla vita, che poi per Màgico sono le stesse cose. Damiel fece quello che avrebbe fatto qualunque buon giornalista: andare a vedere se era vero quello che si scriveva. 


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Il presidente del FAS andò a prendere lui e il collega con la telecamera all'ora stabilita e li portò in macchina al campo di allenamento. Durante il tragitto li mise in guardia sul carattere imprevedibile di Màgico. Mentre facevano qualche ripresa in giro, Màgico arrivò a salutarli in compagnia del presidente. Ma davvero siete venuti dalla Spagna solo per vedermi?, chiese apparentemente incredulo, prima di andarsi a fare la doccia. Rimasero d'accordo per vedersi un'ora dopo al ristorante del vicepresidente. Quando Damiel arrivò al ristorante, però, il cameriere gli disse che Màgico era arrivato mezz'ora prima, si era preso una cosa da bere e dopo cinque minuti era andato via.

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Il giorno seguente, da bravi segugi, ne seguirono la pista nel suo quartiere. Trovarono anche casa sua, nella Colonia 3 de Mayo di San Salvador, all'altezza del bulevar Venezuela [riporto il dettaglio nel caso qualcuno tra i lettori si trovasse a passare di là, magari qualcuno tra i lettori che si guadagna da vivere con il narcotraffico internazionale]. Jorge li guardava da dietro le tapparelle, ma non ci pensava proprio ad uscire. I vicini intervistati confermarono che era un tipo fuggevole, soprattutto dalla stampa. Il viaggio a El Salvador si stava rivelando un disastro per il povero Damiel. Per non tornare a mani vuote in Spagna, gli restava solo una possibilità: presentarsi la sera dopo allo stadio del FAS Santa Ana, che affrontava i campioni in carica del Luis Angel Firpo, e sperare che Màgico si fosse svegliato con la voglia di giocare.


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Arrivarono presto. Le gradinate erano ancora vuote. In curva, un enorme striscione recitava: "Si la vida fuera no verte y la muerte verte prefiero la muerte y verte que la vida sin verte". Forse anche per questo motivo Màgico si presentò al campo e, a quarant'anni, giocò 70 minuti. Da migliore in campo. Fu il primo a farsi la doccia, ma l'ultimo ad uscire dall'impianto. La partita era finita da mezz'ora e fuori dallo stadio lo aspettavano Damiel, quello con la telecamera, il presidente e quattro o cinque ragazzini che volevano un autografo. Nel parcheggio, seduto in una Seat 133 rossa, un'auto vecchia, sporca e scassata, c'era anche un tipo coi capelli lunghi, sulla trentina, che fumava in maniera compulsiva. Quando finalmente comparve dagli spogliatoi, Màgico non si filò nessuno e, ripetendo solo muy agradecido, muy agradecido, si diresse verso l'uomo nella Seat. Si abbracciarono e si misero a parlare. Appoggiò gli scarpini e la borsa nel bagagliaio; poi, prima di montare in macchina, alzò gli occhi verso il giornalista e quello con la telecamera e disse, Ragazzi, salite, altrimenti come tornate a San Salvador?

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In viaggio con il Màgico. Lui e il pilota iniziarono a parlare di Santa Ana, della carretera, degli assalti abituali in certi suoi punti, tipo all'altezza de El Congo. Màgico non rispondeva alle domande sul calcio nè a quelle sui fraintendimenti dei giorni precedenti. In cambio, raccontava, in maniera comprensiva verso gli assaltatori, che a volte le rapine su quella strada provocavano ingorghi incredibili, anche di settanta macchine; e che a loro non succedeva nulla, perchè erano conosciuti da tutti. Entrarono nella periferia della capitale alle undici passate. Le strade erano deserte. Mentre erano fermi al semaforo, si avvicinò un bambino che chiedeva l'elemosina. Màgico scese dall'auto e gli iniziò a fare domande. Dov'erano i suoi genitori, se voleva che lo accompagnassero da qualche parte, che non aveva l'età nè era l'ora per stare lì. Tirò fuori alcune banconote e gliele mise in mano, a condizione che filasse a casa. Poi propose di andare a cena tutti e quattro insieme. Il ristorante dell'albergo dove alloggiavano i due giornalisti andava bene. Dopo avrebbero potuto anche intervistarlo.

[con il grande Carmelo, il Beckembauer di Cadice]
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Dieci minuti dopo aver ordinato da mangiare Màgico iniziò a disperarsi. Si alzò in piedi lamentando a voce alta la lentezza del servizio. Questo mi dà fastidio del mio paese, questa mancanza di rispetto. Andiamo a fare l'intervista. Salirono in camera senza aver mangiato. Con la telecamera accesa, raccontò le storie già note (la sua malattia del sonno, il desiderio di giocare nel Cadice, il rifiuto a PSG, Fiorentina, Sampdoria e Atalanta, perchè a lo que no tiene precio no se le puede poner). Poi propose nuovamente di andare a cena, in un posto lì vicino. Chiese a Damiel e al collega se volevano accompagnarlo. Uscirono dall'albergo che era notte inoltrata. Parcheggiarono in una strada al buio, accanto al muro bianco di un edificio in costruzione. Nel muro c'era un'apertura di venti centimetri da cui cominciarono a sporgersi varie teste. Era un bar de carretera dentro la città. C'era un barista, un tipo che metteva la musica e quattro ragazze sedute sui divani e gli sgabelli. Salutarono Màgico e l'amico con grande cordialità. Dopo circa un'ora, i due giornalisti dissero che avrebbero tolto il disturbo, perchè l'aereo di ritorno sarebbe partito molto presto. Màgico voleva rimanere un altro po', ma alla fine acconsentì ad accompagnarli all'albergo, a condizione che fossero prima andati con lui a vedere un certo posto. Voglio mostrarvelo in modo che mi capiate meglio, che sappiate da dove vengo e qual è la mia gente.

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La macchina si addentrò nelle viscere di un quartiere più buio della notte. A un certo punto svoltò in una stradina illuminata solo dai fari dell'automobile, che andava a dieci all'ora per non sfondare la marmitta nelle buche che si aprivano sull'asfalto. Entrambi i marciapiedi erano affollati di persone sdraiate per terra o appoggiate al muro, qualcuno addormentato, qualcuno con la bottiglia in mano, qualcun altro consumando crack o sniffando solventi. Màgico abbassò il finestrino e salutò alcune di quelle persone. Una disse pure che era suo fratello.

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Tornando in albergo, Màgico non la smetteva più di parlare. Era contento. Cercava di convincere i due spagnoli a non partire, a fermarsi a San Salvador. Disse che sarebbero potuti andare tutti e quattro al mare per qualche giorno. Avrebbero dormito, bevuto, fatto l'amore. I due [coglioni] dissero che non potevano, che dovevano tornare in Spagna per preparare proprio il servizio su di lui. Màgico li abbracciò e tornò in macchina. L'amico mise in moto. La notte li inghiottì come un dribbling ben riuscito.


[ho letto questa storia sulla bella rivista Libero; avrei voluto, ma non ho cambiato il finale]

15 commenti:

  1. Dionigi, non so perchè sia ancora sveglio a quest'ora... o meglio, prima non lo sapevo. Dopo aver letto questo lo so.

    Finale sublime.
    Io sono convinto che el Magico sia stato l'equivalente calcistico di Syd Barrett, beato chi lo ha visto giocare dal vivo.

    Per caso, ora non ricordo a quale canale appartenesse il programma, ma ci sta che il documentario di cui parli nel post sia quello del fenomenale "Fiebre Maldini", che mi pare di aver visto tempo fa su Youtube?

    Comunque si, veri coglioni.

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  2. ciao gaizka, il canale era canal+, ma il programma non era il fenomenale "fiebre maldini" (julio maldonado "maldini" mito assoluto) bensì "el dìa despuès". su youtube non l'ho trovato però.

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  3. la citazione di Bolaño in apertura è perfetta, e il Magico è il suo equivalente calcistico, un talento sconfinato al servizio di se stesso e nulla più. Mentre la gente grida alla bellezza dissipata loro ridono alla vita, senza alcun rimpianto.

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  4. Che chiodo fisso sta già diventando quel bulevar Venezuela..

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  5. Mi fa piacere che tu l'abbia apprezzata Tom, ritrovarla è stato più complicata che scrivere il post!
    A parte la somiglianza fisica, trovo anche io nella vita e nella prosa di Bolaño la stessa irredenta vitalità e umiltà (non sfacciataggine, loro non sono sfacciati), e una certa indifferenza verso le cose della vita. Devo la scoperta de I detective selvaggi ad Arturo, gli sarò per sempre grato, mi disse che quel libro era come una cavalcata o qualcosa del genere, ed è vero, non avevo mai letto con tanta voracità un libro così denso, e quanto a cavalcate (a partire da quella mitica contro il Barcellona al trofeo Carranza) Màgico non è secondo a nessuno.

    Bostero, Bulevar Venezuela dobbiamo tenerlo a mente perchè è un nome perfetto per praticamente qualsiasi cosa (un libro, un blog, una squadra, un cane...).

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  6. Il fatto che siano ripartiti senza rimanere col magico mi puzza veramente di cazzata, a meno che non siano la versione spagnola dei tesserati USIGRAI o forse dei funzionari europei in trasferta...


    La grandezza del Magico è la sua estrema coerenza, nulla giustifica il fatto di vendersi, di vincolarsi.. neanche il talento.. Nessuna rottura di coglioni

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  7. Tanta roba davvero.

    Una storia talmente viva da sembrare finta, figlia della penna di un non so quale genio più che della vita di un Màgico in grande spolvero.

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  8. sì gegen, màgico è l'ultimo dei liberi

    la scena in cui indica uno come suo fratello (vero o finto non importa) e però se ne va, senza provare compassione nè tantomeno senza volerlo redimere, è grande

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  9. Un fratello è come una nutria in centro america

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  10. Fossero passati da Roma i due detective avrebbero trovato il Magico fisso all’Unique della Garbatella, un posto assurdo come il bulevar Venezuela, tra l’altro gestito da uno dei suoi fratelli.. (e la Seat rossa 133 a questo punto diventa la macchina dove tenere il prossimo raduno di LdB..)

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  11. A parte che non vedo come si possa rinunciare a un litorale di San Salvador, in compagnia del Magico Gonzalez poi, sono d'accordo con te Dionigi: è la vitalità il tratto che più colpisce del libro di Bolano, che va oltre i limiti del realismo e le scorciatoie dell'immaginazione. La scelta di lasciare il finale così com'era mi sembra molto affettuosa sia verso il Magico sia verso Bolano. Loro non erano tipi da cambiarlo, il finale, perché non hanno vissuto la loro vita "per raccontarla", ma hanno scritto storie, o giocato a calcio, come strategia di sopravvivenza.
    Non saprei in letteratura, ma sul campo di calcio oggi mi vengono in mente pochissimi esempi di così tanta allegria e così tanta disperazione.

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  12. In letteratura allegria e disperazione hanno vissuto il loro apice con Céline. In musica hanno vissuto il loro apice in Piero Ciampi, un figlioccio di Céline. Tra Piero e Céline ci sono 40 di differenza, tra Piero e Magico 28. A rigor di logica il testimone di quello spirito dovrebbe cominciare a far parlare di sé tra 10 anni, forse qualcosa meno. Sempre che quel testimone non l'abbia perso in qualche bar di San Salvador. E comunque dite quel che volete: Messi che batte Gerd Muller non è poesia, questo sì. E io pretendo poesia, non 86 gol in un anno! Dopo "detesto Pelé" è ora di scrivere "Detesto Messi"

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  13. http://www.dailymotion.com/video/x2lcnh_reportaje-de-magico-gonzalez-canal_sport

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  14. grazie, bellissimo.
    che fortuna dev'essere stata aver visto giocare dal vivo Màgico, anche solo una volta.

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