sabato 22 dicembre 2012

Literaria: "Titoli di coda - Civ racconta sessant'anni di varia umanità". Perchè l'importante nella vita è prepararsi e mai illudersi.


Titoli di coda - Civ racconta sessant'anni di varia umanità

"Io non ho amici e sto bene da solo o quasi e quel quasi non lo racconto a nessuno"

A un anno da Presidenti e Contorno, il Civ torna in libreria con l'ennesima, piacevole, fatica letteraria: "Titoli di coda - Civ racconta sessant'anni di varia umanità", Perdisa Editore.  Un libro che – come tutti quelli del grande Gianfranco Civolani – ha un unico, imperdonabile difetto: a un certo punto finisce.

Un'infinita carrellata di personaggi, luoghi e situazioni. Interviste inventate, partite truccate e figure di merda. Da Cabrini a Gino Capèo Cappello, centravanti del Bologna del Dopoguerra, alle nottate di Marocco (Marocchino) e Bruno il Poeta (Bruno Pace), a Reagan e Gianni Agnelli. La prima partita al Dall'Ara e le trasferte nell'ex Unione Sovietica. La storia – le storie - di una vita raccontata con leggerezza, ironia e non poca nostalgia dall’unico giornalista sportivo che non si siede mai a tavola con nessuno perché, semplicemente, non ama mangiare ("io sempre salto i pasti o comunque ci metto non più di dieci minuti a mangiare un paninaccio più una mela renetta (o un pompelmo) che mi deve sfamare e che comunque mi sfama").
Non solo calcio nell'ultimo libro del Civ. Anche tanta boxe e qualche sguardo al ciclismo (Civ da ragazzo era tifosissimo di Fausto Coppi).

Abbiamo deciso di raccontarvi Titoli di coda a quattro mani.

Capitolo preferito?

Bostero - Senza dubbio i racconti dalla Romania. La prima trasferta per seguire una tournee di boxe, le successive come cronista al seguito del Bologna, impegnato in amichevole contro Steaua e Dinamo di Bucarest.
Le impressioni del Civ rispetto al clima politico e sociale e le fanciulle del posto, hall di albergo e sfiancanti viaggi in treno in seconda classe.
Altra notte terribile su panche da tradotta militare. Ne ho già piene le palle ancor prima di arrivare, ma dopo quaranta ore di viaggio eccoci a Bucarest dove ci offre un mazzolino di viole la Mara, l'interprete accreditata che mi fa subito una penosa impressione. E lasciamo perdere che a trent'anni è un po’ baffuta e con beltà a meno dieci..
Poi i ritratti dei calciatori del Bologna del dopoguerra. Su tutti il citato Gino Capèo Cappello e José Garcia, detto il Loncha ("da Lon Chaney patibolare attore americano che imperversava nei film dell'orrore").

Dionigi - Tutto il libro. Farei un torto a sceglierne uno solo. Questo libro è un capolavoro. Dico solo che una mattina, in metro, per non staccarmi dalla lettura, invece di scendere a EUR Magliana sono arrivato fino al capolinea e poi sono tornato indietro.

Sono di parte perché i libri di memorie, soprattutto quando sono scapigliati (di forma e di sostanza), sono i miei preferiti (da leggere e da scrivere). In Titoli di coda c’è una galleria umana da perdere la testa. Caratteristi a go-go. Leggendolo mi sono convertito anche io alla bolognesità, come lingua e attitudine alla vita (Abito da cinquant’anni nella stessa casa e quando trent’anni fa un gruppo di colleghi a Tuttosport mi chiese se potevano sostenere la mia candidatura alla direzione del giornale, io dissi semplicemente “posso dirigere da Bologna?” e loro “ma dai, figurati” “e allora grazie lo stesso”).

E poi in ogni capitolo c’è un bar diverso, a Bologna ci devono essere mille bar, uno buono per ogni occasione. E poi c’è la malinconia; in fondo il Civ – personaggio spigoloso, solitario, gran rompicoglioni - è un conservatore, non lo dice ma guarda sempre indietro, e si rammarica ogni tre pagine per i tempi che sono cambiati, soprattutto nel mondo del calcio (“Come era bello fare i giornalisti-cronisti una volta, com’era gratificante accostare i giocatori a Rio, a San Paolo o a Porto Alegre o anche a Casteldebole. Bè, io dico sempre al mio collega Nordio “siamo proprio usciti dal gran giro al momento giusto””). Sono d’accordo con lui.

Anche i racconti dei viaggi sono indimenticabili. Se proprio devo scegliere un capitolo preferito, però, dico quello sul basket rosa. Il lato più umano del Civ, presidente per cinquant’anni.


Cabrini e Civ, 1988

Il punto di forza del libro?

Bostero - Le fotografie. Il seppia del Dopoguerra e le foto del Civ anni Settanta.

Dionigi - Innanzitutto lo stile narrativo del Civ, colloquiale, da bar, da serata infinita. E poi gli aneddoti. C’è n’è una valanga, uno più divertente degli altri. Il mio preferito:

"Ma sentite questa: anni Settanta, raduno pre-campionato del Cesena allo stadio. Io mi apparto con Dino Manuzzi nel sottoscala. Si presenta Giorgio Mariani, sempre così simpaticamente fuori dalle righe “presidente, ho una proposta da farle. Io per l’ingaggio sparo alto, ma lei mi dà quello che le chiedo se l’affare che ho fra le gambe supera i venti centimetri quando è a riposo. Altrimenti lei mi dà solo la metà. Però ho qui con me il metro, facciamo subito la misurazione?” “ma no, tu fra le gambe hai un siluro, no che non ci sto” “aspetti, presidente, dia almeno un’occhiata”. Fa per estrarre l’arma letale, ma il pres. ha un sobbalzo “ma vai via, brot porz”"

Anzi, il mio preferito è un altro. Hotel Athenée, Bucarest, estate ’68: "[Non usciamo perché] Fuori è un caldaccio e poi il conciergie ci racconta una storia piccante con Caterina Caselli – che era andata a cantare là – protagonista di un storia che io non racconterò mai".

Perché Titoli di coda?

Bostero - Perché Civolani, si sa, è una miniera di racconti, personaggi e situazioni. Una capacità unica di contestualizzare atleti, presidenti e personaggi famosi in luoghi e spazi ben definiti.
In quarta di copertina si domanda se ci sia ancora bisogno di maestri. A mio avviso, si.
E perché ogni tanto servono pure i titoli di coda, se discreti. Come nel Capitolo dedicato a Checco Cavicchi, boxeur ora ottantacinquenne: "Gli chiesi cos'era per lui fare a pugni "a me non è mai piaciuto fare la boxe e cercare di fare male a qualcuno, ma facevo dei bei soldi e insomma era un lavoro che rendeva. E adesso in tivù fanno vedere la boxe quando io sono già a letto oppure mi vedo due o tre riprese e poi mi addormento"".

Dionigi - Perché il Civ (un vero maestro, perché non sa di esserlo) snocciola classifiche a ripetizione. E per fare i conti devi essere alla fine di qualcosa. C’è la classifica dei fuoriclasse (Di Stefano prima di Pelè e Maradona), dei presidenti del Bologna (Dall’Ara su tutti), delle cose che gli piacciono dell’America, dei poliziotti più cattivi, dei cantanti che ha incrociato, degli attori e delle attrici, dei rapporti con gli allenatori, dei colleghi giornalisti. E soprattutto, dei primi cinque giocatori rossoblu, rigorosamente divisi per ruolo (per la cronaca, al top compaiono: il portiere Negri, il difensore Janich, il centrocampista Bulgarelli e l’attaccante Pascutti).

Titoli di coda anche perché il libro è pieno di amici morti, gente che se ne è andata portandosi via una parte della sua esistenza. Trovo commoventi gli epiloghi dei grandi calciatori del Bologna del passato, ex campioni del mondo (negli anni 30) finiti a elemosinare la vita con mestieri di quart’ordine (come Amedeo Biavati, che per l’Assessorato allo sport della città andava a verificare i campi da calcio nei vari quartieri), una cosa oggi impensabile (e non solo per la SLA).

Comunque, mi auguro che il Civ faccia in tempo a scriverne un altro, di Titoli di coda.

"Bene, da diciotto anni mi onoro di scrivere su Stadio. E so benissimo che da un momento all’altro mi diranno “sei tanto bravo, ma sai, i nostri bilanci…” eccetera. E io ringrazierò, continuerò a fare radio e tivù finchè non mi cacceranno anche loro. E come ho già detto altre volte, finirò per scrivere sui muri. Che cosa? Viva la gnocca"

Civ nel '74

4 commenti:

  1. Non posso che far notare che mentre tutti ricordano Brera a venti anni dalla scomparsa, noi su LB parliamo del CIV... questo si, marca la differenza e fa di noi un blog davvero per tutti e per nessuno...

    Certo il gol di Sansone ha rovinato il natale a tutta Bologna

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  2. Fantastico! Lo voglio come regalo di Natale!

    P.S. Credo sia ora di scrivere un elogio, anche su "Tubo Nero", a Sabrina Orlandi

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  3. Grande Civolani....ma che genio era Mariani?

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  4. Grande ed innati tempi televisivi tra le altre cose. In un dopo partita del Bologna, una squallida partita di qualche pessimo Bologna (di Arrigoni o Papadopulo):
    - "la partita mi è piaciuta..." (pausa)
    - Simona Orlandi: "Ah bene!"
    - "... meno di zero!"
    Risate in studio.

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