martedì 27 novembre 2012

Vent'anni dopo



Sono passati vent'anni dalla pubblicazione di "Febbre a 90°" e in un articolo-riflessione l'autore, Nick Hornby, fa il punto sullo stato del calcio inglese e sulla sua evoluzione. La conclusione è amara: oggi non scriverebbe più quel libro.
Al di là dei giudizi sullo scrittore (non credo che Nick Hornby possa considerarsi qualcosa più di un "usato sicuro letterario"), credo che "Febbre a 90" abbia inaugurato una modalità di raccontare calcio fino ad allora assente nel panorama culturale, cogliendo il lato più umanistico di questo sport e riuscendo a descrivere come questo riempia, e rovini a volte, la vita delle persone.
La tesi dell'articolo di Hornby è che il calcio ha subito una rivoluzione totale, sia diventato prodotto, business, spettacolo, sia stato gonfiato dai soldi delle TV fino a diventare, paradossalmente, più bello e quindi meno poetico.
Un calcio che ha spazio solo per l'highlights e non più per il racconto.
Lo stesso "boring Arsenal" narrato e amato da Hornby è diventato sotto Wenger il più alto esponente del calcio spettacolo in Europa (insieme al Barcellona), un'utopia coltivata dal tecnico alsaziano fino al dogmatismo, che è riuscita anche a portare a casa numerosi titoli segnando una svolta nella storia del club.
L'imborghesimento dei tifosi ha portato, dunque, all'imborghesimento del calcio e la Premier league si è fatta prodotto da esportare, diventando qualcosa di diverso da quel piccolo mondo antico per brutti, sporchi e cattivi che è stata fino all'inizio degli anni novanta. Naturalmente lo stesso Hornby si difende dalle accuse di essere stato anche lui parte di questo processo, di aver dato lui stesso il referente letterario a quella classe media ideale cliente di presidenti di club e venditori di diritti TV.

Non saprei dire se Hornby sia l'ultimo dei nostalgici o il cortigiano del calcio soft da divano, certamente va detto che la Premier League non solo si è imborghesita, ma si è letteralmente snaturata, ha subito una mutazione genetica radicale.
In questo senso, e vado al di là dell'articolo di Hornby, mi domando se il cambiamento del calcio inglese non sia altro che una delle ennesime conferme della totale perdita di identità della società britannica. L'equilibrio interno dello Stato britannico si è basato da sempre sul bilanciamento tra gli interessi della più grande work force non comunista del mondo e un ceto di privilegiati che miravano a perpetuare i loro riti godendone i benefici. Un equilibrio a sua volta retto da tre pilastri:  l'impero, la marina e la corona.

Di tutto ciò non vi è più traccia nell'Inghilterra attuale. La classe operaia è diventata rifiuto sociale dopo la fine della rivoluzione industriale, il lavoro è diventato servizio appaltato, ceduto, fungibile e impersonale. I conservatori sono un nulla politico espressione di una casta che non esiste più. Marina e impero sono ricordi da celebrare al Giubileo e la Corona ha bisogno di più propaganda che soldi per sopravvivere. Il governo attuale è il peggiore e il meno credibile della storia inglese. Londra, la testa di ponte e cervello di uno stato unico nella storia, è diventata un hub finanziario, un playground, dove arabi russi e cinesi fanno scivolare i loro soldi. La città dove fu scritto il Capitale è oggi una puttana finanziaria in cerca di capitali per alimentare quel cancro inestirpabile, perché vitale, che è la City.
Tra populismo in Europa e politica della contigenza sul fronte interno l'Inghilterra sembra essere senza futuro. Non a caso, scricchiolando le architravi, i venti secessionisti soffiano con sempre maggiore insistenza.
Quindi come potrebbe ancora il calcio essere espressione di una nazione che ha perso la propria identità?

Non è un caso che il tema portante dell'ultimo James Bond, da sempre simbolo dello stato dell'arte della condizione umana d'oltremanica, sia proprio un insistente richiamo al "back to the roots", al ritorno alle origini, per quanto misere e laide, al bulldog, al rifiuto della tecnologia. Anche la cultura più popolare che ci sia sembra esprimere questa esigenza di ritrovare la propria natura, di tornare al proprio skyfall, per sconfiggere una minaccia che non viene più dall'esterno, ma è stata cresciuta e alimentata dalla stessa società inglese.

Difficile prevedere cosa succederà, quello che è certo è che non vedremo più il calcio inglese di una volta, ma vedremo sempre più magliette dal Manchester City ad Honk Kong e Dubai e, oggi, un Febbre a 90° non lo scriverebbe più nessuno.

25 commenti:

  1. Non so se è "L'imborghesimento dei tifosi che ha portato, dunque, all'imborghesimento del calcio" o viceversa. Per il resto direi che il tuo ragionamento non fa una piega, anche il football inglese è diventato un servizio per executives. Si comprano club come si comprano case a Belgravia.

    Di Febbre a 90° ho grande affetto, fu la prima volta che lessi di calcio e capii che leggere non era poi tanto male. Rimane un gran libro, gradevole, garbato, soft quanto vuoi (certo non l'ha scritto il compagno di casa editrice Irvine Welsh!), ma importante nella nostra educazione sentimentale. Direi che LB gli deve molto.
    Peraltro il film che ne fu tratto è uno dei rari casi in cui entrambi i prodotti camminano con le loro gambe. Non volendo riproporre l'intero libro, la storia del professore interpretato Colin Firth attraversa trasversalmente le pagine di Hornby, e secondo me lo fa molto bene. E' un film che mi rilassa così tanto che, per un periodo, diventò il film che vedevo la sera prima di un esame. Poi c'è quella battuta geniale sul pagare di più per abitare accanto ad Highbury...e lì torniamo all'inizio: se neanche Highbury esiste più, di cosa stiamo parlando?

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  2. Interessante riflessione sulla perdita d'identità della Gran Bretagna. Vivendoci a Londra posso confermare alcune cose dette nell'articolo.
    Gli Inglesi hanno una qualità immensa che è l'apertura mentale, figlia dell'Impero, per cui non è assurdo vedere Britannici ad ogni angolo del mondo (anche se tendenzialmente si comportano sempre alla stessa maniera, sia che si trovino a Hull o a Manila) e accettare persone da ogni angolo del mondo (ho incontrato gente da Stati che nemmeno pensavo esistessero veramente).
    Però allo stesso tempo gli Inglesi non si preoccupano affatto di controllare, di accertarsi che chi viene in Gran Bretagna si integri e rispetti le loro tradizioni, piuttosto si cambiano loro. Oppure ignorano gli altri, persi nel loro sogno di Impero, che non è mai finito.
    Salvo poi rendersi conto che è arrivata troppa gente, che l'Inglese della working class (che ormai comunque è composta per la stragrande maggioranza da immigrati) o anche della middle class non ha più chance di lavorare, nemmeno come barista (a un mio amico Gallese dissero testualmente che non assumono Inglesi), nemmeno come calciatore per il W.B.A. o per il Leicester City. Per cui arrivati a questo punto l'Inglese si lamenta che all'Emirates Stadium ci vanno solo turisti, che l'Old Trafford sembra un teatro (parole di SAF), che la Nazionale Inglese fa schifo perché costretta a schierare le riserve dell'Aston Villa, in quanto le prime dieci squadre di Premier hanno in totale dieci inglesi forse, che non si gioca più il kick-and-run di una volta, che su 20 squadre di Premier 10 hanno proprietari stranieri e che pure in Championship ci sono tante proprietà straniere.
    Tanto bravi e aperti, quanto chiusi e miopi. Si sono trovati loro in queste situazioni, hanno venduto loro il loro calcio perfetto e hanno attirato gente a cui del calcio non interessa niente se non come business, per cui il fatto che il Cardiff City fosse blu da 125 anni non interessa a nessuno, perché a Kuala Lampur preferiscono il rosso e i dragoni. Mi dispiace, ma si sono costruiti completamente da soli la propria situazione.

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  3. Anche io penso che Febbre a 90°sia importante per aver introdotto, o forse importato, un modo di raccontare calcio al quale anche noi siamo debitori, al netto del politcamente corretto di Hornby. Per questo l'ho voluto ricordare nei 20 anni dalla pubblicazione.
    Condivido la menzione al film, un piacevole classico.

    Forse il calcio inglese sopravvive solo con la nazionale, sempre in perenne ricerca d'autore, sfigata, piena di scandali...

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  4. Dice bene Giakimo. Gli inglesi nel corso dei secoli sono stati i padroni della terra, hanno compiuto più stermini, razzie, saccheggi di chiunque altro, sono arrivati dappertutto. ancora oggi in paesi ex coloniali come l'India sono trattati da re. Hanno fatto tutto questo quando certe cose "si potevano fare", quando ancora non esisteva il diritto. Non dimentichiamo che la Regina pagava e proteggeva i corsari (es. Francis Drake) per compiere razzie in ogni luogo della terra. Poi col tempo si sono "ripuliti", fino ad essere addirittura presi ad esempio di stile. Io amo l'Inghilterra, quando posso cerco sempre di farci un salto, ma le cose sono cambiate, ora sono loro ad essere stati "colonizzati" a casa loro. e il football ne è una conseguenza. vedere una partita di Premier League equivale ormai a vedere un film. Il City che vince non si sa come sempre in rimonta all'ultimo minuto, arabi e russi dappertutto, tra un pò manca solo che esca veramente fuori james Bond nel bel mezzo di un match... boh sembra una fiction. alex

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  5. Seguo Dionigi per quanto riguarda libro e film. Soft e azzeccati, con un Coli Firth ancora non rovinato dall'esasperata oggettistica di A Single Man.

    A proposito di Inghilterra, segnalo il Portfolio di Liz Hingley sull'Internazionale 16/22 novembre 2012: Benvenuti a casa dei Jones.
    Bellissimo.
    La foto del padre sul divano un capolavoro.

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  6. http://www.prixvirginia.com/laureate-20122.html

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  7. begli scatti.

    indimeticabile "l'esasperata oggettistica" (e la julianne moore) di a single man...

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  8. Carine le foto. Sembrano casa mia.
    Inoltre fotografano un'altra caratteristica degli Inglesi, che è vivere in case assolutamente orribili, vecchie e cadenti, tenute malissimo, senza lamentarsi né impegnarsi a migliorarle.
    Ho una mia teoria per questo fatto, prima o poi ci scriverò qualcosa su.

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  9. Anche per me Febbre a '90 è stato uno dei primi libri letti sul calcio. Ancora lo ricordo... doverosa la citazione che esprime in maniera perfetta l'agonia eterna di noi calciofili malati.

    http://www.dmi.unipg.it/~giuliet/fever.html

    Per quanto riguarda il calcio inglese, grande nostalgia per le immagini che ci arrivavano negli anni '90 da Settimana Gol (condotto da Vialli bomber della Doria) o da TeleMontecarlo e Telecapodistria: campi fangosi anche a ferragosto, pioggia, cross dalla trequarti se non addirittura da metà campo, spizzate, tap-in... calciatori principalmente anglosassoni con qualche coloured, la maglia del Liverpool con sponsor candy, LeTissier, Gascoigne, Lineker, J. Barnes... Altro che le figurine di adesso.

    Per quanto riguarda l'Inghilterra parliamo di una nazione che ha dominato il mondo, partorito grandi scrittori... e allo stesso tempo la terra da cui provengono flotte di energumeni sovrappeso gonfi di birra che pretendono di andare a Ibiza, Tenerife, Creta e di ritrovare il loro solito pub e che soprattutto la gente del luogo si rivolga a loro nella loro lingua...

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  10. Fatto sta.. a me sto bulldog che ha messo Gegen come oggetto piace proprio. E' fichissimo.

    Mio padre ne ha uno in casa simile ma senza bandiera.

    Certo, la tigre portaombrelli è tutta un'altra cosa.. ma anche questo mi soddisferebbe.

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  11. anonimo sfidante27 novembre 2012 15:52

    Due cose. Sul rapporto tra il parallelismo perdita di identità calcistica - perdita di identità britannica:

    se parliamo di impero e sport inglesi, il calcio è l'unico sport di squadra inglese che non ha mai raggiunto i paesi dell'impero o, se lo ha fatto, ha raggiunto le popolazioni in misura molto inferiore ad amenità britanniche (polo o cricket) o sport britannici (rugby)

    Io non ci vedo quindi questa colonizzazione interna in fatto di sport. Le colonizzazioni straniere non vengono dall'impero: russi, arabi, americani non fanno parte dell'immigrazione da ex-colonie.

    Hornby esagera se pensa che il suo libro abbia contribuito a rendere il calcio uno sport di massa. Il calcio è sempre stato di massa. Le classi alte hanno da sempre preferito il rugby o altro. O almeno, io la so così. Mi incuriosisce il fatto che lui questa cosa la sa: ne "il mio anno preferito" (da lui curato, è una raccolta di racconti dove solo uno porta la sua firma) c'è proprio il racconto di uno studente che si iscrive a Oxford (o cambridge, ora non ricordo) e non trova nessun tifoso di calcio, proprio perché gli altri studenti, provenienti da classi più agiate, snobbano questo sport perché lo considerano di massa.

    Forse era più romantico, anni fa. Sul meltin pot di tifo non è episodio solo inglese. S. Siro da anni è praticamente la stessa cosa.
    Ovvio che quando ci si mischia si sacrifica un po' dell'identità originaria.
    Ma non è solo una questione straniera. Io ad esempio un po' rido quando vedo un ligure, un marchigiano o un calabrese cantare "Milano siamo noi".

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  12. @anonimo sfidante,

    Devo essermi espresso male, perché non ho assolutamente detto che:

    - L'inghilterra calcistica ha perso la propria identità perché "controcolinizzata" dalle sue ex colonie. Ho detto, in termini generali e non con riferimento al calcio, che il Regno Unito finito l'impero britannico ha perso uno dei fondamentali elementi politico-social-culturale che lo teneva insieme e che ne giustificava l'esistenza

    - non ho mai detto che Hornby ritenga di essere uno degli artefici della trasformazione di uno sport per proletari in un prodotto di appeal per i ceti sociali educati e borghesi. Al contrario lui respinge questa "accusa" nel suo articolo

    - ti ringrazio per aver precisato che "russi, arabi e americani" non fanno parte delle ex colonie, non volevo dire questo, dicevo semplicemente che la premier league, come campionato global, attira più facilmente i capitali di questi nuovi ricchi.

    Peraltro, ma è una informazione che mi sento di darti, molti stati Arabi e gli Stati uniti d'America sono ex colonie britanniche, ma comunque questa mia pignoleria nozionistica non c'entra nulla né con la mia tesi, né col senso generale del post

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  13. Gegen:

    non mi riferivo in modo particolare a te al post, che condivido.
    Mi riferivo al parallelismo perdita di identità britannica (dovuta agli immigrati di ex colonie) / perdita di identità calcistica.

    Io francamente trovo le due cose casuali, non collegate. Al di là della nazionale inglese.
    (no, gli USA non è giusto considerarle ex colonie anche se formalmente alcune lo erano)


    Su Hornby è vero, avevo letto l'intervista di fretta. Ora, rileggendo, mi accorgo che nega chi, da sempre, lancia la critica che il suo libro ha contribuito ad aprire il calcio alle masse. Pardon.

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  14. Il parallelismo secondo me c'è eccome, perché se è vero che non tutto il mondo è stato una colonia britannica (come vorrebbero gli Inglesi), è anche vero che lo strapotere dell'Inglese come lingua ha reso la Gran Bretagna e Londra polo d'attrazione privilegiato per l'immigrazione da tutto il mondo, sia quella dei "poveracci" (perdonatemi il termine) spesso dalle ex-colonie, ma non solo (penso all'esercito di camerieri italiani, ai polacchi che qua sono trattati come noi trattiamo i romeni), sia quella degli investitori e nuovi ricchi russi, arabi e cinesi (ma anche americani, in fondo persino il piccolo Millwall ha una proprietà americana).

    E confermo anonimo sfidante che il calcio è sempre stato considerato sport working class per eccellenza (il fondamentale saggio Why England Lose? parla proprio di questo, tra le altre cose).
    I ricchi fanno/facevano cricket o canottaggio, al massimo rugby (che però è uno sport working class in Galles). Però ecco da 20 anni almeno la situazione non è più così, specialmente per alcuni club (Arsenal, Chelsea, Man Utd ad esempio). Insomma da quando gli stadi si sono ripuliti. Ci sono comunque le eccezioni, basta vedere cos'è successo domenica durante West Ham-Tottenham

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  15. gran bel libro, come pochi altri hanno saputo spiegare le dinamiche evolutive del calcio inglese

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  16. Parallelo migliore tra la caduta dell’impero e la scomparsa del calcio britannico non poteva esserci, grandissimo Gegen.. Naturalmente io opto per la seconda ipotesi, e penso che il buon Nick sia stato “il cortigiano del calcio soft da divano” e che abbia contribuito assai all’esproprio del calcio alla working class – o meglio al lumpen che in Inghilterra non lavora dal dopoguerra – per conto dei turisti asiatici.. così come ha contribuito al passaggio nella letteratura inglese da Harold Pinter a Harry Potter..

    PS. Non sapevo che Hornby avesse così tanti estimatori in questo blog, ma d’altronde da gente che apprezza Bradley e fischia Jose Angel non puoi aspettarti altro..

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  17. "Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé". Probabilmente, l'incipit più devastante dai tempi di "Quel ramo del lago di Como"

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  18. Nel Milan uno come Bradley ve lo sognate......

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  19. @Zio, la tua fonte chi è? Lea di Leo?

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  20. Mani alla testa Luca Pastine..



    http://www.youtube.com/watch?v=Rr3egBISamc&lc=dCIyJGIeP4yEOv2Oj0455T5QOkrfNiqAlxeQpYB7_EU&feature=plcp-c

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  21. Derby stupendo....grande Angloma........

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  22. Senza Il nesat del lunedì & figli la settimana inizia molto male e ne siete direttamente responsabili.

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  23. è vero! ma nesat è in trasferta inglese per conto di LB...
    per compensare la sua assenza (o forse aggravarla) tra poco posto un pezzo pesantissimo...

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  24. vent'anni dopo si diceva..
    ennesimo esempio di come una volta non solo i tifosi, ma anche i calciatori britannici fossero maudit figli del sottoproletariato.. mentre oggi sono una manica di arroganti piccoloborghesi..

    http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/4676674/liam-ridgewell-wipes-backside-with-20-pound-notes.html

    cantona, gascoigne e le tissier (e nemmeno john terry) non l'avrebbero mai fatto.. quei soldi, come tutti noi di ldb, li avrebbero invece spesi in macchinoni, pellicce, scommesse, sesso, droga e rock'n'roll..

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