giovedì 4 ottobre 2012

Il Processo


Qualcuno deve averlo calunniato perché, senza che lui abbia sbagliato alcunché, da domenica mattina gli è giunta una notifica di crocefissione. Lo ha giudicato colpevole il tribunale dell’urbe, quel oblungo lembo di terra che osservato dall’alto assume la curiosa forma di Hogan nell’atto di gettarsi in mare. Eppure non è stato subito arrestato, né condotto con foga in cima al monte Golgota per un’immediata esecuzione: gli è solo stata comunicata la sua colpevolezza in merito ad un crimine disgustoso, di cui nessuno è mai giunto a conoscenza. Uomo schivo e di poche parole egli si è allora ritirato nel suo appartamento situato in cima a un colle che fianco alla curva di un giallo e maleodorante fiume è parte integrante della città eterna e dolente.

Essendo in quel periodo storico le battaglie languide e poco interessanti, perché il seme dell’uomo dell’urbe cedeva alla debolezza, i pochi forti tra i figli emigravano altrove in territori una volta soggetti alle leggi della città e che oggi ne erano invece legislatori, ed essendo oltretutto queste terre lontane oggi teatri di battaglie certo più epiche e avvincenti di quelle locali, l’uomo silenzioso della collina fu investito di una celebrità che mal si confaceva alla sua persona. Di lui fu creata l’immagine che in altri tempi fu confezionata per un principe lusitano che divenne, per tempo breve ma lungo abbastanza ad essere rimpianto, protagonista assoluto dell’urbe. Se però questo vanitoso e pavone uomo di mare di tale ruolo si beava, l’uomo della collina che a lui antitetico era in tutto e per tutto, tutti i ruoli avrebbe immaginato un giorno di dover recitare: tranne che questo

Quella domenica mattina però non poté fare a meno di notare una moltitudine di messaggeri di quelli che portano pena in numero superiore al solito girare per le piazze informando gli araldi della condanna.E questi a loro volta, chi al mercato e chi sotto i portici, chi dal pulpito di un improvvisato podio fatto di legno e chi da alcune delle innumerevoli sacre cattedre erette con quel materiale metallico alcalino e terroso detto radio, comunicavano agli abitanti dell’urbe l'accusa. Certuni spiegavano come, essendo egli nemico per eccellenza di quel popolo barbaro e austero della periferia nordica uso a masticar gianduia e chinarsi gobbo al padrone, fosse divenuto troppo periglioso per la sua medesima urbe. Certo, solitamente questa sua inimicizia ne aveva fatto un venerato idolo, sacra icona di altre e più alte rivincite spesso date per scontate ma alla fine mai consumate, ma questa volta, senza prendersi la briga di spiegarne il perché, pareva ovvio che la situazione fosse diversa: ed egli era pertanto colpevole certo e acclarato.

Questo tipo di sentimento popolare era diffuso perlopiù nei quartieri dove una nobiltà meticcia e decadente preferiva una guerra acre ma fatta solo di parole che celasse la pace coi barbari di cui sopra, anche a prezzo di molte rinunce ed altrettante sottomissioni, piuttosto che una battaglia vera in campo aperto, che li costringesse invece dalla calda poltrona a dislocare il loro deretano.Un atteggiamento, quello di abbaiare per non mordere, che ne caratterizzava il mestiere e la pratica quotidiana di donarsi al più forte per potersi mostrar superiori ai deboli cui amavano circondarsi. Quella domenica quindi questi nobili, accortisi con terrore che l’uomo della collina avrebbe portato a un’inimicizia reale con quegli uomini vestiti solo di un maglioncino blu che desideravano solcare il mare con loro possedimenti, piuttosto che pretendere che ciò che di quei possedimenti fosse di loro proprietà fosse restituito prima del viaggio, non esitarono a emettere sentenza di colpevolezza e a sottoscrivere la crocifissione.

Altri invece preferirono concentrare la rabbia e indirizzare la bile nei confronti dell’ultima battaglia che l’uomo che abitava in collina aveva perduto con sommo disonore, caso volle poi che della terza sfortunata spedizione consecutiva invero si trattasse. Ancorché a una più attenta analisi si potrebbe anche convenire che nelle precedenti due la vittoria era oramai certa e le fece voltar le spalle e fuggire via solo una certa supponenza, ovvero una scarsa attitudine alla corsa e alla fatica che poggia nell’indole di alcuni dei maggiori rappresentanti tra gli abitanti dell’urbe. Ma il passato remoto sui cui l’eterna e dolente città si erge è fatuo come il fuoco di un amore di mezza estate, e relegato ai ciottoli che quotidianamente con distrazione si calpestano. Solo il passato più prossimo è contemplato, che il presente è solo perenne attesa del futuro incombente che inevitabilmente si realizzerà.

Questo sentimento trovava la sua compiutezza nel borgo delle arti e dei mestieri, tra i bottegai e gli artigiani usi loro stessi a costruire opere finite, immuni pertanto all’alienazione che occorreva al popolo, costretto invece a prestar la propria opera di travaglio per l’altrui compiutezza di goderne la finale realizzazione. Bottegai e artigiani che con cognizione materiale di causa erano dunque soliti disquisire perniciosamente del valore estetico dell’altrui opera e all’uomo della collina imputarono diversi errori nella conduzione della battaglia. Errori sui quali sarebbe cosa buona e giusta soffermarsi non fosse altro che la loro stessa esistenza sarebbe a discapito l’uno dell’altro, se la razionalità trovasse mai posto nelle enunciazioni degli araldi della condanna e nel mormorio querulo. E sarebbero tali errori quindi non accumulabili se non per sottrazione portando invece al loro totale annullamento.

Lontana dalla borghesia delle professioni per diritto divino e araldico e dal borgo degli artigiani e dei bottegai per diritto al merito e all’accesso, il popolo covava però in seno altrettanta rabbia verso quell’uomo triste che in cima alla collina ascoltava il mormorio del pettegolezzo e trinciava tabacco sperando che i fumi del suo fuoco ne attutissero il rumore. Privati dal possesso e alienati dal lavoro questi ultimi della terra, che pertanto ultimi giungono anche a noi nel fedele resoconto dei fatti che quella domenica mattina sconvolsero la città eterna e dolente, sono soliti discutere del denaro più di ogni altra cosa non avendone mai avuto con sé. Ecco allora che le spese sostenute dall’urbe per intraprendere la battaglia contro il popolo che mastica gianduia, o financo quelle messe a bilancio per far sì che fosse costruita sulla collina che s’affaccia sul gomito del fiume giallo e maleodorante una casa che potesse ospitare l’accusato, erano un motivo valido per addossare a lui ogni colpa.

Essendo quindi stato da loro stabilito che dovessero essere loro medesimi i contabili del tesoro cittadino, poiché non avendo mai maneggiato una moneta più di ogni altro ne conoscevano il valore e il modo d’uso, il popolo manifestò il suo consenso alla crocefissione nel nome dello sperpero di quello che non avrebbe mai avuto. In numero minore ma più agguerrito una fazione trasversale ai borghi, alle classi sociali e al loro grado di alienazione, composta da gente che in battaglia cantava e portava la croce foss’anche solo in sogno o nel desiderio, decretava invece sacrosanta la crocifissione per la conduzione strategica della battaglia in sé. Assolvendo il suo silenzio dalle colpe fin qui elencate, a lui ne imputavano la più sordida: aver sbagliato la tattica di cui, in un passato che era per forza prossimo non essendoci il remoto, era maestro.


Il paradosso vuole però che colpevolizzare l’uomo della collina per questo motivo renderebbe insulse e pretestuose tutte le altre colpe, e ne farebbero perciò una vittima piuttosto che il colpevole, perché è altresì vero che questa infamante accusa non potrebbe essergli mossa se anche una sola delle altre colpe fosse stata accertata come tale. E siccome di tutte le altre colpe fin qui contestategli la genesi era da ricercarsi nel tessuto dell’urbe e di lui si poteva solo discuterne la messa in pratica come effetto inevitabile di una causa già in essere, ecco che tali colpe da imputare altrove erano palesi e manifeste nell’atto stesso di accusa e pertanto vanificavano l’accusa più tremenda tra tutte le accuse. E le altre accuse in egual modo. Fu per questo che all’imbrunire di quella stessa domenica la città eterna e dolente ammetteva le proprie colpe e assolveva l’uomo silenzioso che abitava in collina: fu per questo che lo condusse sul Golgota e lo crocifisse.



26 commenti:

  1. Grandioso. Solo Kafka avrebbe potuto descrivere adeguatamente la situazione assurda che si sta creando a Roma. Roba da tutti contro tutti. Roba che ho paura possa essere giunta ormai a un punto di non ritorno. Non solo per quanto riguarda l'"anabattista boemo".


    Gabriele

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  2. "i pochi forti tra i figli emigravano altrove in territori una volta soggetti alle leggi della città e che oggi ne erano invece legislatori"...Zio, è quasi romantico il riferimento all'esilio del nostro caro Gegen, peccato solo che da lì non può intervenire nel dibattito sulla Roma.

    Non avendo visto la partita mi godo il tuo post e non intervengo. Concordo però che questa è la prima partita che il boemo perde da boemo, le altre sono sconfitte aneddotiche. Incredibile come - ha ragione Gabriele - a inizio ottobre siamo già arrivati a un punto di non ritorno. Roba appunto solo da città eterna e dolente...

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  3. Una cosa è certa.. 6 giornate sono veramente poche. Se poi - come giustamente sottolineato dallo Zio - ci metti che con Bologna e Sampdoria i tre punti erano dovuti..

    Quello che penso e mi chiedo:

    - il dito andrebbe puntato contro Baldini e Sabatini in primo luogo;
    - aspetterei a fucilare Zeman almeno qualche mese. Anche l'anno scorso a Pescara era caduto - e male - diverse volte nelle prime giornate (Reggina e Juve Stabia, direi);
    - De Rossi ormai che ruolo ha nella Roma?

    Alle 11:00 domenica voglio andare all'Hall of Fame.

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  4. In realtà, la questione di Zeman è la trama del Cavaliere Oscuro - Il Ritorno.
    All'inizio, Batman incontra il cattivo, il cattivo gli rompe la schiena e lo rinchiude in un buco oscuro e profondo.
    E allora "la fede è spezzata", "non c'è più speranza", etc.
    Verso la fine, Batman torna, fa un culo tanto al cattivo e si fa pure dedicare una statua in centro.
    Vedrete, al ritorno la Roma gliene farà cinque alla Juve...

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  5. Impossibile un processo a Zeman, dato che manca la fattispecie di reato. Lui che da sempre non crede nella Juve e nei tatticismi difensivi si è processato da solo tanti anni fa quando ha deciso di assumere determinate posizioni.
    Quello che (mi) sorprende non sono tanto risultati o prestazioni perfettamente in linea con il pensatore boemo, quanto questa ostinazione a credere che certe idee possano trovare terreno fertile.
    Il calcio di oggi non appartiene a Zeman e seppur ammirandolo e avendo gustato fino in fondo il meraviglioso post, io ho pensato un po' a Don Chisciotte, e poi, non pervenendo un Sancho Panza, un po' a... un dissidente dell'est europeo.

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  6. descrizione di kafkiana memoria mai così attuale.
    in merito al personaggio zemaniano, niente di diverso rispetto a ciò a cui siamo abituati.
    personaggi in Italia che diventano celebri e famosi soltanto per la loro singolarità e per lo sforzo di dover dimostrare il senso della loro esistenza piuttosto che per il risultati reali.
    Allenatori che cercano in ogni modo di imprimere le proprie peculiarità caratteriali nei confronti della squadra che allenano solo nella speranza che in futuro qualcuno possa dire "è stato tizio a inventare tizio terzino" oppure "l'albero di natale ti caio era formidabile" oppure "sempronio ha inventato il calcio moderno)"
    gli esempi che mi vengono in mente sono velocemente: Gasperini nella sua dogmatica applicazione di un modulo di gioco e Donadoni che ha cercato in tutti i modi di snaturare la magnifica Italia di Lippi alla ricerca di un suo "ipotetico" merito in caso di risultato positivi!

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  7. Non sempre è colpa per forza di terzi....pareggiare in casa con Catania e Samp,perdere con il Bologna e prenderne 3 in 18 minuti a Torino.. non è solo "Corpa de Sabbatini, Bardini , la BBanca e dammerigani"(le responsabilità della società sono talmente ovvie..che è assolutamente inutile sottolinearle) una colpa seppur minima deve pur esserci.....
    siamo alle prime giornate grazie a Dio...vediamo come andrà a finire....Per adesso, quel qualcosa in più che mi doveva dare il Maestro(perchè di MAESTRO si tratta)non l ho avuto.....nessun processo...solo un naturalissimo Eccheccazzo!

    ne riparleremo tra una decina di giornate.....magari con un sorriso....magari no...

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  8. cosa ha fatto per essere definito "maestro"?

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  9. Dicevano che le sue idee erano superate già quando due anni fa andò a Foggia ad allenare una squadra allestita con 10mila euro (voglio vedere chi altri di voi avrebbe avuto il coraggio a riprendere ad allenare a queste condizioni, quando poteva restare a pontificare dall'alto della piazzola di un campo da golf). Dicevano che a Pescara avrebbe fallito, lui diceva che avrebbe vinto il campionato e Sebastiani non ci credeva. Dire che Zemàn non ha meriti calcistici è offensivo, ma non per il boemo: è offensivo per la vostra intelligenza.

    Comunque faccio notare una cosa: è colpa dell'allenatore se un giocatore si rifiuta di fare un movimento? (Taddei a Torino) Dobbiamo capire una cosa: il fattore discriminante è sempre nella testa dei giocatori, sono loro che si allenano e dovrebbero applicare quanto fatto in settimana. Se pensano che l'allenatore conti meno di loro chiunque, perfino Zemàn, fallisce. E sotto quest'aspetto il fatto che Totti sia tornato, fisicamente, ad essere un calciatore (con Luis era ingrassato parecchio) mentre altri sparlano in conferenza stampa dimostrano quale sia il problema della Roma

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  10. @Sarbon - Ma secondo te quanta voglia posso avere di rituffarmi in una di quelle polemiche trite e ritrite?.....in ogni caso io non sono certo la bibbia....è una MIA opinione..per me è un "Maestro" perchè fa un tipo di calcio che non può lasciare indifferenti...se non ti hanno deliziato squadre coome : Foggia ,Lecce o pescara.....non so cosa dirti...probabilmente hai una visione del calcio diversa dalla mia... (dando per scontato che tu non abbia nessun motivo personale)

    @Vas - Siamo a ottobre...se davvero non sei riuscito ad entrare nella "Testa" dei tuoi giocatori(cosa che non penso)la colpa forse è anche tua........

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  11. Se ha una squadra tre centravanti (Totti, Osvaldo e Destro) due trequartisti (Lamela e Lopez) nessuna ala e nessun regista (perché De Rossi è rimasto se poi non ha voglia di giocare né davanti alla difesa né da mezzala?) e, ancora peggio, un solo terzino (Balzaretti) sui quattro che servono, e difensori centrali che vengono da oltreoceano (Castan, Marquinho) è ovvio che a ottobre non è ancora riuscito a entrare nella testa dei tuoi giocatori.. Un minimo di pazienza perbacco.. Non quella che avete avuto con Luis Enrique, che già il giorno della presentazione era rimasto alla Roma un giorno di troppo e invece avete sostenuto fino all’ultima giornata, ma aspettate almeno primavera..

    @Sarbon.. Ha certosinamente assemblato il parrucchino di Antonio Conte con i peli del pube di Lapo raccogliendoli uno ad uno ed intrecciandoli in un’orrida chioma.. Se non basta questo ad assumere il titolo di magister...

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  12. Non sono uno Zemaniano, anzi.. Ma l'appellativo di Maestro ci sta tutto. Non per il gioco, ma per la gestione dei giocatori, l'attitudine, la crescita.. ecc. Quelli del Foggia.. Vucinic.. Lo stesso Totti.. Da ultimi i rampolli del Pescara..

    Forse l'unica vera sconfitta / steccata di Zeman e' con la Lazio del 95. Cavolo aveva Boksic..

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  13. @zio - e chi è che non ha pazienza? ......forse ti è sfuggito il "Cosa che non penso".......
    boh....in fondo sei esterno e ti puoi godere la situazione....noi siamo un tantino nervosi.....cerca di capire.......

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  14. ma se il calcio di Zeman fosse semplicemente superato?
    oggi il fattore fisico, colonna portante del calcio zemaniano, è la base di qualunque preparazione atletica, quale è dunque il plusvalore del boemo?

    senza contare che gli allenatori che meglio incarnano lo Zeitgeist sono Guardiola e Conte ossia due ex dopati

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  15. Il calcio di oggi non appartiene a Zeman....e a chi invece ad ANTONIO CONTE che alla fine chiededogli pure scusa gli hanno ridotto la squalifica?..o appartiene a GIGI DE CANIO che fra 2,6,15,25,100 giornate sarà esonerato è verrà ancora richiamato per allenare in serie A sostituito da MARCO GIAMPAOLO?o appartiene a PIERPAOLO BISOLI che non sa più se Cagliari si trova in Romagna e Cesena in Sardegna e viceversa?o appartiene a ZAMPARINI con la sua lista infinita d'allenatori presi lasciati ripresi e rilasciati?..si hai ragione tu APPARTIENE a loro proprio a loro il calcio di oggi(gg/mm/aa!?)* ...maestro?perchè maestro?cos'ha fatto per essere definito maestro?certo se lo chiedi a MASSIMO MAUROCARESSA o a BILLY COSTAVIALLI sarà come andare a cacare scordandosi di togliersi i pantaloni...prova invece a chiederlo a Insigne che ha mandato a eurodisney Lavezzi o a Vucinic che litigava con Bonucci dicendogli stà zitto nù rompè er cazzo e gioca oppure a Cascione,Balzano,Immobile,Verratti,Ledesma o Anania...prova con loro ma fallo da uomo a uomo con un bel bicchiere di vino davanti al camino....

    De Rossi a fine gara cosa ha voluto dire con quel 'sono rimasto per vincere'?

    * qualcuno più bravo di me inserisca la data precisa dell'inizio del calcio di oggi perchè io non la sò

    -correlazione pertinente:
    tifosi del Borussia Dortmund in curva a Manchster anni luce avanti,Jürgen Klopp (maestro) che dalla prima all'ultima delle infinite occasioni mancate non si dispera anzi applaude i suoi giocatori perchè è evidente anche a chi deve ancor nascere che stanno danno se stessi e molto di più, secoli luce avanti

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  16. Io penso che sia abbastanza vero che Z. non appartenga al calcio di oggi, sia per come è giocato sia per come è raccontato (e, a pensarci bene, non gli è mai appartenuto). Infatti, la sua straordinarietà sta proprio nel fatto di essere riuscito, qualche volta, a scombinare "il buon senso, la logica, i fatti e le opinioni" e a incantare con i suoi schemi folli e con la sua capacità di insegnare ai ragazzi. Per questo lo stavano aspettando al varco, per fargli pagare il suo essere completamente alieno, ironico, antitelevisivo, estremo anche nella sconfitta (sanno anche che se l'incanto gli riesce son dolori per tutti). Vuoi mettere, per esempio, con le sconfitte graziose della Fiorentina, cui infatti non vengono lesinate le pacche sulle spalle, proprio perché squadra, in ultima analisi, innocua?

    Post bellissimo, zio.

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  17. @ loziodiholloway:
    che poi cosa c'entrano lapo e Conte? pensi che dubitare del valore di Zeman debba necessariamente implicare la presenza di un risentimento da juventino?
    sarebbe un'associazione illogica, anche perchè come ti ripeto, basare la propria carriera sull'antijuveninità è un pò come basare il proprio credo politico sull'antiberlusconismo....
    il risultato è sotto gli occhi di entrambi

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  18. Caro Sarbon, prima mi chiedi cosa c’entrano Lapo e Conte e poi mi parli di “basare la propria carriera sull’antijuventinità”. Mi sa che la risposta te la sei data da solo.

    Oppure, se nell’anno di grazia del signore 2012 hai altri motivi per non considerare Zeman un maestro, dimmeli che ne discutiamo...

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  19. Ma è un dato di fatto, aver basato il proprio successo sull'antijuventinità.
    io non odio zeman nè penso sia un personaggio da demonizzare...dico soltanto che esistono molti altri allenatori meno "personaggi" ma che hanno avuto maggiori successi e non verranno mai ricordati soltanto perchè poco spettacolari in campo e fuori.
    (posto che fare 5 gol a partita e prenderne 6 non la giudicherei una dote ma una maledizione)

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  20. Sarbon, cristo santo, l'antijuventinità di Zeman non esiste! Non hai letto cosa ha detto prima di sabato scorso? "La partita con la Juve è come tutte le altre". Pensa che da giovane era anche Juventino! E Zemanlandia nacque ben prima delle dichiarazioni sul doping.

    Gabriele

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  21. Mostovoi, ma alla fine dove sei andato in Germania (se sei già andato)?

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  22. non ancora ci vado il 27 novembre..per adesso è in leggero vantaggio DResda

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  23. Certo se uno cominciasse a seguire il calcio italiano oggi e gli dicessero che Zeman è un maestro, un rivoluzionario, perché fa giocare le sue squadre a zona, con la difesa alta, con tre punte e i terzini che spingono come minimo si metterebbe a ridere.. Zeman is dead... è come se cercassimo di spacciare una macchina da scrivere olivetti come concorrente dell'ipad..

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  24. Ho capito che siete nervosi Nesat, e ci sta. Però abbiate pazienza. Lo scudetto a Roma è ancora possibile quest'anno e sicuro se rimane Zeman l'anno prossimo e fanno pulizia.

    Il problema è che per giocare come vuole lui devi finire la partita con le emorroidi che gridano da quanto hai corso. Chi non vuole o no capisce, capisca o studi l'italiano (lo dico per i neo brasiliani).

    Ho fiducia nell'uomo della collina.
    Pochi hanno avuto coerenza e talento come lui, vincendo in maniera gustosa campionati improbabili.

    Capitan Futuro o corri o vai dal Mancio dico io...

    Forza Mantova.

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  25. Sarebbe troppo brutto preparare a DDR un'uscita in questo modo.
    Oltre che probabilmente poco proficuo.

    Personalmente, poi, faccio fatica a credere che Osvaldo e DDR non abbiano voglia o che DDR si sia malamente fatto portavoce (che si sia lamentato solo lui dubito, proprio perchè il più pagato) di carichi di lavoro eccessivi.
    Penso più ad un momento di incomprensione.

    A tutti conviene che la frattura si ricomponga. Tanto rumore e poco più (vedia anche caso Tevez).

    Ciò detto, rimango dell'idea che la Roma sia da e che farà un campionato da 5/6 posto. Di più no.

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  26. basta che arriviamo sopra il bologna per me, così ci svolto un altro ragù...

    più che dead, vecchio, sorpassato o retro, caro gegen, il vecchio zdenek è semplicemente hipster, fighi come noi non ce n'è

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