lunedì 3 settembre 2012

Avere vent'anni (prima di varie riflessioni dopo Inter - Roma 1-3)


Da dove iniziare a raccontare quello che è successo ieri sera a San Siro? Sono tanti gli spunti, forse troppi, che si sono affollati nella mia testa, resa ancor più sensibile dalla noia degli ultimi due inutili mesi passati ad “immaginare calcio”. Mi limiterò a segnalare un dettaglio che mi ha colpito, tralasciando – magari nei commenti, o in prossimi post – il resto delle impressioni (e dei sassolini nelle scarpe che mi vorrei togliere, almeno due).

Cosa è successo, dunque, ieri sera a San Siro. È successo che la Roma ha messo in vetrina, sulla trequarti, zona centro-sinistra, un ragazzo giovane, un ventenne per l’esattezza, che – secondo me, ma posso anche sbagliarmi – farà parlare di sé. Uno che corre come un forsennato per novanta minuti, che rientra a prendersi il pallone nella propria metà campo, che illumina il gioco con colpi di tacco fuori dalle regole non scritte del calcio moderno; uno che pennella un cross sulla testa di un compagno e, un’ora dopo, mette un altro compagno a tu per tu col portiere avversario; uno che alza lo sguardo e cambia il gioco con la stessa naturalezza con cui io, la mattina, dopo essermi fatto la doccia, apro l’armadio e scelgo la camicia da indossare.

Questo ragazzo, questo giovane, questo ventenne, è cresciuto nelle giovanili della Roma e, per di più, così dicono, è anche molto attaccato alla città in cui è nato, tanto che, sempre così dicono, è un capitano predestinato. Uno che potrebbe diventare una bandiera della Roma. Mi sento di dover dubitare su questo punto: uno così forte, così creativo, così altruista, così completo, uno insomma destinato a diventare un fuoriclasse di livello internazionale (un così detto “top player”), per quanto possa voler bene alla sua città e alla sua squadra, per quanto possa sentirsi identificato nei suoi colori e nei suoi tifosi, non potrà non finire, più presto che tardi (anche se mi auguro il più tardi possibile), preda delle fauci generose di uno dei maggiori club europei. Penso – solo per citarne alcuni - ai due Manchester, al Real Madrid e al Barcellona, al Paris Saint Germain e al Bayern Monaco, forse anche al Milan, all’Inter e alla Juventus; società che possono dargli garanzie, in termini economici e di vittorie, che questa Roma non può certo eguagliare.

È vero però – e su questo pensiero si aggrappa la mia speranza, come il braccio di un turista coreano al relitto della Costa Concordia – che ci sono calciatori, meglio ancora uomini, che alla gloria effimera del successo preferiscono la gratificazione immutabile del rispetto e la fusione panistica con un’identità. Ieri sera vedevo i forti, fortissimi centrocampisti nerazzurri, marcantoni dinamici e astuti con la pelle dura come scorza di limone, giocatori di primo livello come Freddy Guarìn, Alvaro Pereira e Wesley Sneijder, aggirarsi per il campo alla ricerca di agnellini da sbranare; mentre li vedevo presi in mezzo dalle geometrie fresche, sbarbate, sfacciate di esordienti sin miedo (il Greco, Florenzi, Marquinho, frecce che si infilavano in ogni buco), pensavo proprio che la differenza principale tra le due squadre era quella dell’attaccamento a un’idea contro una vita mercenaria. Cosa può realmente importare ai Guarìn, Pereira o Sneijder se la squadra in cui giocano vince, pareggia o perde? Se gioca bene o gioca male? In ogni caso, a fine anno il loro procuratore può trovar loro una nuova, confortevole sistemazione in Turchia, Russia o Inghilterra, con la stessa velocità con cui si memorizza il PIN di un nuovo bancomat. Per cosa giocano i Guarìn, i Pereira, gli Sneijer, se non per loro stessi, il loro conto in banca, il loro status, l’immagine della loro carriera? Guardavo loro (e il loro calcio inerte, senza spirito, simile a un funerale) e pensavo, speriamo che questo giovane numero dieci della Roma, questa promessa del calcio italiano, guardi quei volti scavati dalla vita, quei volti di play-boy calcistici che cambiano squadre ogni sera, e si ricordi di quel vecchio tango di Azucena Maizani, Pero yo sé, tante volte magistralmente interpretato da Héctor Pacheco con lo smoking e la gomina, al termine del cui ritornello si ascolta

Yo sè que de madrugada
cuando las farras dejàs
sentìs el pecho oprimido
por un recuerdo querido
y te ponès a llorar

e si renda conto che meglio di Roma, per uno come lui, non c’è nulla, e che lasciare Roma, e la Roma, significherebbe solamente errare ogni notte di bar in bar alla ricerca di un’ùltima copa, di un’ultima donna, che non sarà mai in grado di soddisfarlo, perché il peso del ricordo è sempre più opprimente del piacere del presente.

Scriveva Jaime Gil de Biedma che la vita beata è
En un viejo país ineficiente,
algo así como España entre dos guerras
civiles, en un pueblo junto al mar,
poseer una casa y poca hacienda
y memoria ninguna. No leer,
no sufrir, no escribir, no pagar cuentas,
y vivir como un noble arruinado
entre las ruinas de mi inteligencia.
Mi domando se questo non sia un ritratto del nobile allenatore della Roma, il boemo Zdenek Zeman, che probabilmente rappresenta la maggiore garanzia di una sana maturazione di questa – così dicono – possibile futura bandiera della Roma. Zeman, che è cresciuto nell’austera Praga del dopoguerra e quindi si ricorda una città caratterizzata dall’assenza di cartelloni pubblicitari (una delle poche cose riscattabili che avevano le città oltre la cortina di ferro), lo aiuterà a non farsi confondere dalle sirene che arriveranno presto – lo so, lo so – da tutte le parti; lo aiuterà a mantenersi sobrio nell’illusione di migliorarsi con il lavoro, corsa dopo corsa, esercizio dopo esercizio; lo aiuterà a rimanere non solo fedele alla sua squadra, alla sua città, alla sua gente, ma anche a sé stesso. È una speranza che mi voglio tenere stretta. La speranza che, tra quindici anni, quando sarà alla fine della sua carriera, questa che oggi è solo una giovane promessa sarà veramente il capitano, il simbolo, il culto della Roma, una Roma – magari, ma forse è chiedere troppo – ancora allenata da Zeman.


21 commenti:

  1. "non può fare l'esterno sinistro" (cit. di tutti)

    Ps dopo ieri è troppo facile, ma io contro il Catania l'ho visto nel secondo tempo tornare in difesa a riprendersi il pallone.

    Per me è l'ultimo calciatore forte e genuino, e gli sputi ai Poulsen, i calci in culo ai Balotelli, sono perle ai porci ed ai mediocri scribacchini e ciarlatani di un pallone alla deriva. Daje Francè.

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  2. Il gioco del pallone3 settembre 2012 15:15

    Ci sono giocatori che non hanno bisogno di nascere crescere e morire nella stessa squadra per mettere sul campo attaccamento e voglia di vincere. Ci sono giocatori che ovunque giocano vincono perchè sono unici, perchè fanno la differenza contro chiunque e in qualunque parte del mondo. A questa categoria FT non appartiene non per colpa sua ma perchè i fuoriclasse sono un'altra cosa...

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  3. Mi sfugge il senso del commento acido-menopausico che precede da parte (questo non mi sfugge) dell'amico interista che si è scelto (per la serie "in quanto a modestia non mi batte nessuno") un nome così magniloquente e assertivo (come se lui, e solo lui, incarnasse i veri valori del "gioco del pallone"; come se per noi non fosse un gioco, ovvero come se noi ci occupassimo di hockey su prato femminile - attività che, peraltro, svolgeremmo con piacere).

    Mi sfugge il senso perchè nel mio post non ho mai escluso l'ipotesi che in tale commento viene esposta; di più, non l'ho neanche sfiorata.

    Tre brevi repliche, comunque:
    - tra Totti e Ibrahimovic, non scelgo Ibrahimovic. Anche tra e Ibrahimovic, peraltro, non scelgo Ibrahimovic;
    - penso anche io che esistono giocatori del genere e li apprezzo, ad esempio Roberto Baggio era uno di questi;
    - penso invece, e qui il discorso però si fa molto infantile/soggettivo e vale quel vale, che FT sia uno di questi giocatori, un vero fuoriclasse, che probabilmente chi ha lasciato il commento precedente e altri amici fuori dal Grande Raccordo Anulare (non ho mai sentito un laziale metterne in discussione le doti tecniche) non può apprezzare "non per colpa sua", ma per motivi personali di cui, sinceramente, e per dirlo nella maniera più educata possibile, me ne fotto.

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  4. spiegami una cosa che non mi è chiara: Francesco Totti non percepisce un contratto milionario esattamente quanto i vari Guarin, Pereira e Sneijder?
    sì, lo percepisce. allora non vedo tutta questa differenza.
    poi oh, onore a lui che è sempre restato a Roma, ma non è che gioca gratis. se fosse restato tutta la vita a giocare nel Bologna, combattendo sempre per la salvezza (lontano dai riflettori dell'Europa e delle coppe) e con stipendi assai più ridotti, allora si è potrebbe notare tutta quella differenza che invece non c'è.
    detto questo, non è mia intenzione Totti nè come persona (non lo conosco e se per te è un idolo ok, per me è spesso antipatico) nè come calciatore (detto anche che, nonostante l'ottima partita di ieri sera, viene da due annetti mediocri).

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  5. Aho'...nun toccate er Gabbbidano..mortacci vostra...a 'nvidiosi...maggggnateve a' nebbia!!

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  6. La Roma non è al 50% della sua condizione atletica ed ha assorbito il 5% degli schemi zemaniani. Regolatevi di conseguenza. E comunque il passaggio ad Osvaldo al mondo, al momento, lo possono replicare solo Xavi e Iniesta. Tutti gli altri manco nei loro sogni

    Io so solo che la visione di ieri mi ha consolato da un mese terribile che ieri, verso le ore 17, si è chiuso in bellezza. Ringrazio il signor Martinelli per avermi dato quest'ennesima gioia. Come se non mi bastasse già Lotito. Saluti, Salernitana libera!

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  7. Vasilj in effetti è assurda la partita che ha perso la Salernitana ieri, roba da non credere (una sconfitta zemaniana direi). Per il resto mi piacerebbe essere ottimista come te ma mi accontenterei di queste percentuali per tutto il resto del campionato...

    Nicolò, non capisco perchè Totti dovrebbe giocare gratis. Sono comunque convinto che ha preso e continuo a prendere meno di quanto avrebbe preso in qualsiasi altra squadra. E' ancora uno dei pochi giocatori che, dalla metà campo in su, fanno la differenza in Italia. Non so di quale squadra tu sia ma, per il tuo e il suo bene, auguro al vostro numero dieci di regalarvi "due annetti mediocri".

    Anche se alle volte mi costa arrivare fino in fondo questa volta non si può non leggere il commento alla partita di Kansas City:

    https://www.facebook.com/notes/kansas-city-1927/ariarala-inter-roma-1-3/438534722864543

    "E sciacquate la bocca quanno parli de Simplicio" per me già è un tormentone.

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  8. Il gioco del pallone4 settembre 2012 00:39

    Caro Candor...mi dispiace che tu abbia colto nel mio commento una sensazione di menopausa deve essere stato terribile! Sicuramente ti è sfuggita la mia fede calcistica e il senso assolutamente modesto della mia firma...
    Venendo al sodo Ibrahimovic è talmente antipatico che nessuno lo sceglierebbe Baggio già va meglio. Per concludere su FT la sua grande intelligenza è stata capire i suoi limiti e rimanere a casa. Al di là della fede FT è un ottimo giocatore non un campione mai leader...

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  9. Non sono d'accordo neanche un po' (se FT non è un campione allora ti prego di fornirmi la lista dei campioni italiani e internazionali degli ultimi vent'anni, così capisco i tuoi standard di valutazione) ma non importa, amici come prima e grazie per ricordare il Condor Agostini, centravanti di riferimento della mia adolescenze e soprannome dei miei migliori anni passati in area di rigore...

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  10. Totti è un campione. Romano e romanista. Totti > Del Piero come cifra tecnica. Ovviamente rimane un gradino sotto come cifra stilistica. Anche le sue burinate, e ne ha fatte, rimangono nella storia del nostro calcio. Ricordo uno scherzo su 'Scherzi a parte' di un Totti giovanissimo e non ancora fidanzato con la Ilary che viene sedotto in una trattoriaccia fuori porta dalla cameriera. E lui spaccone come un gallo cedrone che 'ce stà' e si spoglia a tutta trattoria. 'Na figura de merda colossale, ma genuino, autentico. Totti non si può proprio mettere in discussione. Fosse andato all'Inter il suo talento pallonaro sarebbe stato offuscato, ma è rimasto alla Roma sia quando i Sensi pagavano che quando non pagavano che quando non gliela facevano più e anche adesso che c'è Grassa Pallotta. Poi che sia stato discontinuo e che negli ultimi due anni dovevano spingerlo col carretto è un altro paio di maniche. Capita nel ciclone societario che ha investito la Roma fuori dal campo e in campo con il truce asturiano di perdere motivazione e metter su qualche chilo. Ma quest'anno pur bestemmiando in preparazione ha dimostrato di stare alla grande. Certo, di partite del genere te ne farà 1 su 5 ma se non ora quando? Parafrasando le Pussy Riot.

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  11. Affermare che Francesco Totti non sia mai stato un campione é piu ipocrisia (invidia?) che altro. A meno che non si consideri tra i campioni degli ultimi 15 anni solo Zidane, Ronaldo, C.Ronaldo e Messi.
    Dire che Totti non sia un leader e' altrettanto falso: anche negli ultimi 2 anni (l'eta' si é fatta sentire), pur non giocando sempre benissimo, é sempre rimasto il riferimento numero uno per la squadra e senza di lui gli altri giocatori perdevano sicurezza.
    Come calciatore e personaggio, é una figura che rimarra leggendaria. La cosa che pero mi fa godere di piu e' che esattamente come 20 anni fa, FT sa ancora come deliziare i palati degli amanti del "gioco del pallone".

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  12. Winston churchill4 settembre 2012 16:53

    Disse bene il profeta boemo: non è un leader, ma gli altri vogliono che lo sia, è più facile avere in squadra uno che si prenda onori e oneri

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  13. Dionigi, finché restano queste percentuali la Roma non arriverà terza. Se aumentassero il giusto la Juve e il Napoli dovrebbero cominciare a preoccuparsi.

    Inevitabilmente, tra le letture sportive dell'estate, "Kansas City 1927" è stata tra le protagoniste. Vorrei un tuo parere, da romanista e da uomo di "literaria". Se poi ne volessi scrivere con un post sarei disponibile per una consulenza.

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  14. Caro Vasilj, mi dispiace deluderti ma sul progetto Kansas City non posso darti alcun parere strutturato. Sarò anche romanista e uomo di lettere, ma purtroppo non sono un uomo di "tecnologia"; non avendo mai avuto Facebook, ho saputo dell'esistenza di Kansas City - sembra paradossale - solo in occasione della recente pubblicazione della raccolta cartacea dei loro testi (che non ho comprato, peraltro). Dopo la notizia ho provato a leggere qualcosa ma la lunghezza di quei testi, unita alla lontananza dei fatti commentati, mi hanno limitato il godimento. Il primo pezzo che ho letto per intero è stato proprio quello di domenica dopo Inter - Roma e l'ho trovato molto divertente, una romanità simpatica, con punte di cinismo di vera goduria. Ho quindi capito che è come una pillola, va letto necessariamente subito dopo la partita, fresco fresco, e ingoiato; l'effetto placebo, e qualche risata sincera, sono assicurati. Lunga vita ai Kansas City dunque!

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  15. Secondo me la Roma è al 50% della condizione fisica ma ha già assorbito almeno il 50% degli schemi zemaniani. (Poi c’è chi come il ragazzino che ha segnato che li ha già capiti tutti e il terzino destro che non li capirà mai…Ah, se fosse rimasto José Angel!!) Gran bella partita. Per il resto, quando FT a un certo punto della ripresa s’inventa il passaggio che vale la partita, sovverte l’ordine costitutito. Nel calcio moderno il guizzo del fuoriclasse è l’unica arma che rompe lo status quo dominante. FT fa questo, e a me basta e avanza. E se abita dentro o fuori dal grande raccordo me ne fotte less than zero. Poetico as usual Dionigi, anche se un testo a fronte per Jaime Gil de Biedma aiuterebbe noi profani, al massimo esegeti di Pigi Battista…

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  16. una vera perla dionigi.

    domenica ho visto la partita con lo zio. io da simpatizzante romanista sono rimasto piacevolmente colpito dal gioco espresso. abbastanza contento anche per il risultato

    la cosa piú bella della serata é stato sentire lo zio, dopo quella poesia scritta da FT a metá secondo tempo, esclamare: "bostero ancora parla de baggio...questo é il vero fuoriclasse"

    Il Fornaretto

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  17. anonimo sfidante5 settembre 2012 10:17

    "status quo"
    "parla DE baggio"

    Latino, romanesco.

    Questa è la vera notizia.
    Zio: ma ti sei convertito?
    La prossima volta a S. Siro verrai in maglia giallorossa?
    A pranzo, pajata al posto del risotto?

    Cambiare fede per 30 denari. Non c'è più religione.

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  18. Nei commenti di alcuni continuo a leggere che Totti genera logorio in chi non lo apprezza.

    Pazienza.

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  19. ma il post non parlava di Florenzi?

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  20. Da non-romanista amante delle bandiere, Totti continua a farmi semplicemente commuovere e godere.

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