sabato 7 luglio 2012

Cosa resterà di questa Lega Pro?

Riforma o non riforma?

Lega Italiana Calcio Professionistico, Prima Divisione, Seconda Divisione. Letti così sembrano nomi così rassicuranti, da reparto ospedaliero. Eppure di cosa parliamo? Della Serie C, divisa in due tronconi dal campionato 78-79. Da sempre un microcosmo che racchiude nobili decadute, provinciali terribili e paesini al loro momento di gloria. Centinaia di formazioni dove militano vecchi leoni alle ultime cartucce, figli di puttana che il grande calcio non ha voluto, mediocri racchiusi nella loro dimensione e giovinastri di varia natura. Lo stesso profilo dei calciatori vale anche per gli allenatori (soprattutto per le categorie “giovinastri” e “figli di puttana”). Di calcio parlato ben poco. Tabellini racchiusi nel ventre del grande quotidiano il lunedì, cronache scarne affidati a cronisti di provincia che incassano il gettone e gloria effimera. Il titolino in prima pagina, se va bene, in occasione di promozioni e finali play-off. La carriera di queste persone è legata visceralmente alle glorie sportive delle squadre che probabilmente seguiranno per tutta la vita. Tutto questo oggi è diventato un feudo affidato alle cure di Mario Macalli, piccolo Don Rodrigo della provincia lumbard. Il 19 Luglio sarà una data spartiacque: il Consiglio Federale sancirà quali formazioni potranno partecipare e quali no: per ora siamo a 61 società . Infatti parliamo di un mondo in forte crisi. Vien da chiedersi come si è arrivati a questo punto. La Lega Pro è caduta sotto la scure di anni di malgoverno, frasi buttate a caso, regolamenti sui ripescaggi da fare paura, balzelli e leggine che gravano sulle società. Al primo posto va senza dubbio il regolamento sugli impianti: le società di Lega Pro devono avere uno stadio con almeno 4000 posti a sedere, tornelli e tessera del tifoso. Nel caso l’impianto superi i 7500 posti anche gli steward. In primo luogo è un onere economico mostruoso per le società, in secondo luogo non è proporzionato ai fatti, a campi dove spesso la media spettatori si aggira attorno ai 1500, erba mobile compresa. E non è uno scandalo in cittadine di massimo 50mila abitanti (moltissime in C, anche piazze abituate alla categoria) Diciamoci la verità: 5000 spettatori di media è una cosa per poche città, con una passione radicata e viscerale. Uno stadio da 2000 posti, con costi di gestione bassi, è perfetto per certe provinciali. Vuol dire uno stadio quasi sempre pieno, a ridosso del campo. Delle bolge in miniatura dove la “grande” spesso può cadere. Fare un impianto da 4000 posti per 500 persone è giocare nel vuoto. Costringere le società a risparmiare i costi per gli steward per stadi che possono contenere anche 20mila persone ma ne potrà ospitare solo 7500 è un suicidio in un mondo dove il pubblico è la prima fonte di sostentamento. Per non parlare dei regolamenti sul tifo, degni del 41bis, o dell’odissea che è diventata comprare un biglietto con conseguente abolizione del botteghino (ridicola in A, grottesca a questo livello). Non da meno sono i giocatori che spesso pretendono stipendi da B, se non addirittura da bassa A. 300 - 400mila Euro tra stipendio regolare, nero e combine. Vivere da pascià quando si dovrebbe puntare ad uno stipendio da quadro aziendale, pubblica o privata. Il doppio, con un po’ di fortuna il triplo, del semplice impiegato. Nel momento in cui sei decisivo in C e discreto in B vivi tra i due mondi, arrotondi quanto basta e poi ti ricicli in una piazza dove sei diventato idolo della folla. In caso di permanenza eterna nella terza serie conservati qualcosa e dopo i trent’anni pensa a trovarti un lavoro, con un po’ di fortuna resti nella provincia pallonara ma spesso esci fuori e ti ritrovi a fare ben altro. La normalità calcistica negli anni ’70 e ’80, ai tempi d’oro. Macalli pretende che in C ci siano 60 società professioniste, una richiesta esosa ed assurda. Non si sono mai viste 60 società in C con strutture societarie di alto livello, per i piccoli ruoli (e spesso anche per quelli importanti, come può essere il medico sociale) ci si affida a quello che passa per il convento: appassionati che restano negli organici societari tutta la vita, diventando memorie storiche e distributori di materiale tecnico a parenti e amici. E’ questo la provincia calcistica italiana, non altro, e difficilmente può essere altro, perfino in tempi di vacche grasse. In fondo è lo stesso anche in altri paesi. Quest’anno abbiamo avuto in Spagna il “fenomeno Mirandés”. Se giocasse in Italia l’Anduva non sarebbe stato omologato per la Lega Pro e non avresti mezza squadra che, come Pablo Infante, non campa del pallone. Parliamo della terza serie spagnola, esattamente come la C1. Il Mirandés, nella B spagnola, potrà giocare all’Anduva. In Italia non avrebbe potuto disputare nemmeno la C2, paragonabile alla Tercera Division. Di cosa parliamo allora? Di campionati dove ti chiedono 300mila e 600mila Euro (rispettivamente in Seconda e Prima Divisione) per partecipare, vien da chiedersi come vengono reinvestiti. Campionati che non conoscono ancora il loro destino, influenzato da quante squadre potranno partecipare (parola del Segretario Generale Francesco Ghirelli). Per una riforma che potrebbe entrare a regime solo ad Agosto inoltrato, ad un passo dalla Coppa Italia di categoria, che se non attuata trasformerebbe la Seconda Divisione 2012-2013 in una farsa. Probabilmente tutto questo è il segno che si cerca di rimediare quando parte della casa è già crollata. Il 20 Luglio potrebbe essere già troppo tardi. 

Di calcio giocato manco a parlarne


18 commenti:

  1. Condivido molto di questa analisi, visto che per passione e per lavoro mi occupo di documentare le vicende della derelitta Spal. Dopo una retrocessione terribile ai playout dal 28 maggio non si fa che parlare di soldi, fallimento, sparizione, etc. Uno schifo totale.

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  2. anonimo sfidante7 luglio 2012 11:39

    Vasilij, sai quello che è successo al Pergo quest'anno, proprio questa settimana? Lo schifo più totale.
    Apprezzo quindi il post finale sulla Lega Pro, che parla solo di calcio non giocato. Perché, parliamoci chiaro, non è più calcio giocato da anni.
    Ci sarebbe molto da parlare, purtroppo credo che saranno meno di 60 quelle che riusciranno ad iscriversi. E questo da un lato dispiace, vuol dire fallimento e sparizione (cosa che non augurerei a nessuno, specie perché ci sono già passato da tifoso 2 volte. Una quest'anno). Ma dall'altro significa che i baroni che guidano la categoria se lo ritroverebbero in quel posto e voglio proprio vedere come rimedieranno. Magari è la volta buona che si levano dai coglioni, hanno fatto danni enormi. Vedere poi mr Sambuca in tribuna a Kiev per la finale mi ha dato il voltastomaco.

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  3. Abbastanza d'accordo su tutto, in particolar modo sulla definizione di Macalli: il don Rodrigo dei poveri, piuttosto che il tiranno della lega pro.
    Purtroppo questo "personaggio" che sguazza con disinvoltura tra Abete e Platini, ma che fa sempre più ribrezzo ogni anno che passa; non c'è verso di vederlo se non passare a miglior vita, per lo meno farsi una volta per tutte da parte, lasciando spazio e potere decisionale a chi a differenza sua, sarebbe veramente in grado di far funzionare le cose con un minimo di decenza e soprattutto coerenza!

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  4. Mi sono letto la geniale riforma in tutti i dettagli.....cazzo complimenti....non si tenta di risolvere i problemi...praticamente si mette lo sporco sotto il tappeto.....boh......per quale motivo un piccolo imprenditore locale dovrebbe buttare i soldi nella squadra della sua città?aspettiamo di capire come finirà...... auguriamo a Macalli di andare in pensione quanto prima.......

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  5. http://youtu.be/Iz7d-TrlCpM , guardatevi questo filmato. E' una vecchia perla di Carmine Longo: spiega come si fa oggi calcio in Italia.

    @Anonimo sfidante, non l'ho voluto scrivere perché era un'immagine da travaso di bile ma vedere Macalli a Kiev è stato scandaloso. Ho visto: è arrivato questo amico di Lotito che ha promesso mari e monti lasciando tutti a pacche all'aria. Un'indecenza, come questo se ne trovano tantissimi. E dietro ci sono un giro di giocatori, procuratori e dirigenti che ci mangiano. Ha sbaraccato l'Atletico Roma a Crema e mi sembra d'aver letto che ha lasciato la società con 2 milioni di debiti. In un anno! Dobbiamo uscire dall'idea che il calcio è un business e farlo rientrare nelle logiche dell'imprenditoria. A leggere i bilanci delle società in Italia sembra che solo Cellino e Pulvirenti ci guadagnano. A me non sembra che siano geni della finanza, eppure ce la fanno. Chiediamoci perché

    @Nesat, hai usato un'immagine perfetta: lo sporco sotto il tappeto. Perché dovrebbe buttare soldi nel calcio? Faccio un esempio a me caro: il Lumezzane, un paesino che potenzialmente può fare il Chievo. Eppure stanno in C perché sanno di avere in mano il Lumezzane, la cui tifoseria arriva forse a Gardone Val Trompia. Lo fanno perché ci tengono ma non faranno mai il passo più lungo. Esattamente quello che sta succedendo alla Feralpi Salò, molto ambiziosa ma frenata dai costi folli e dalle mille complicanze. Queste succede con le piccole. Al Sud è diverso: il calcio è una vetrina mostruosa. La C sono le sabbie mobili, la disperazione da dove tutti vogliono uscire. Arrivano questi imprenditori, che sarebbe più giusto chiamare affaristi, che spendono cifre folli per il miraggio della B arrivando a dissanguare la società. E poi c'è Vigorito: ogni anno sembra che smantelli e poi ad Agosto succede che tutti danno il Benevento sicuro promosso in B

    A me piacerebbe che Orla ci raccontasse cos'è accaduto in questi anni a Ferrara. So qualcosina però mi piacerebbe avere qualche dettaglio perché mi risulta che siano state fatte molte porcate

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  6. Orla, se sai, parla! Anche in post separato (mandaci una mail e ti mandiamo l'autorizzazione per postare)

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  7. anonimo sfidante9 luglio 2012 22:25

    Vasilij

    Magari fosse solo quello! Mi riferivo ad altro, successo dopo.
    Devi sapere che il marchio Pergolettese, il nome del vecchio club, sostituito decenni fa con Pergocrema era caduto. Si vocifera - fonti quasi sicure, del resto è un città piccola - che lo avesse comprato il caro ragioniere.
    Ora, si sapeva del fallimento. Avevamo due scelte: ripartire dall'eccellenza come Pergocrema oppure dal Cnd come nuova società.
    La cosa scandalosa è:
    il presidente del Pizzighettone Calcio (serie D) ha fatto fallire il club volontariamente perché qualcuno gli ha promesso la vendita del marchio Pergolettese, che lui ha comprato.
    Quindi ripartiamo dalla serie D, ma in realtà è il Pizzighettone che cambia colori sociali (prende il nostro gialloblu) e si trasferisce a Crema.
    Indovina un po' chi è l'uomo misterioso che ha venduto il marchio facendoci dei soldi?
    La cosa scandalosa, poi, è che Pizzighettone come territorio è già cremonese, con tutte le conseguenze del caso che puoi ben capire.
    Ci sarebbe altro da narrare, ma lasciamo stare. Una vicenda assurda. Un po' come se il proprietario di una squadra di Avellino comprasse il marchio Salernitana, ci trasferisse la squadra a Salerno a giocare e la colorasse di amaranto.
    Si aspettano pure che io vada allo stadio.

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  8. Quanto fatto dal proprietario del Pizzighettone e da Sambuca è, a dir poco, scandaloso ed irrispettoso di due tifoserie. Le conseguenze le posso comprendere, al Sud con campanili più forti di quelli del nord non so se sarebbero ancora vivi per raccontarlo.

    Quello che non mi quadra è il discorso relativo al marchio, al nome. Spiegami un attimo il percorso del marchio "pergolettese". Un conto è la modifica, nel senso che cambi il nome della squadra da Pergolettese a Pergocrema, un conto è se sono due marchi diversi. Tra l'altro, in questi casi, si può ripartire solo dalla Terza Categoria. Anche la partenza dall'Eccellenza sarebbe con una nuova società (e nel segno del derby cittadino, mi sembra che il Crema si sia salvato nel girone dell'Eccellenza bresciano)

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  9. Ragazzi, ho letto ora la vostra esortazione circa la storia recente della Spal...prometto di inviarvi prima possibile un sunto esaustivo della telenovela ferrarese..

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  10. anonimo sfidante13 luglio 2012 12:24

    Vasilij

    è tutto legale ciò che è successo.
    Il cambio non è stato tra Pergocrema a Pergolettese ma tra Pizzighettone e Pergolettese.
    In breve, per spiegare:
    Pergolettese era il nome originario della squadra e fu cambiato decenni fa in Pergocrema (quando ora non lo ricordo, prima ancora della mia nascita). Marchio, etc. di Pergolettese caddero nel dimenticatoio quell'anno e li prese il ragioniere. Le regole in quegli anni non le conosco, a riguardo.
    Il Pergocrema è fallito quest'anno.
    La squadra attuale è il Pizzighettone, come società, e cambia denominazione acquistando il marchio Pergolettese. Si tratta di un cambio di nome, casacca, luogo di gioco ma non di società. Una porcata ma a tutti gli effetti la squadra riparte dal suo campionato: il Pizzighettone era in serie D, continua con la Serie D con il nome Pergolettese.
    Di facciata è quindi un nuovo Pergocrema ma in sostanza è il Pizzighettone.
    Allo stadio non andrò più. La tifoseria è divisa a riguardo. Io sposo il no. Mi troverò altro da fare la domenica: andrò a dar da mangiare ai gatti (che non ho), cercherò un cantiere per commentare i lavori dei magut, andrò a cercare la moglie di qualche arbitro impegnato sui vari campi, non lo so. Avrei preferito l'Eccellenza, una questione di principio.
    Non so quanto accaduto sia il primo caso in Italia.

    Il Crema scomparirà tra qualche anno, ne sono sicuro. Dirigenti, tifosi et. hanno un'età media di 75 anni. Morti loro, morto il Crema. Già oggi la sua esistenza non ha alcun senso, per me.

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  11. ragazzi qualcuno può dirmi invece nello specifico cosa sia successo un anno fa con l'Atletico Roma?

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  12. @Cesar- il discorso è semplice...i Ciaccia hanno speso parecchio...troppo.....la società si è indebitata...l'unica speranza era vincere la finale play-off con la Juve Stabia e contare sui diritti televisivi della serie B.....la Juve Stabia ha vinto..e l'atletico è fallito.....Se la Lodigiani avesse vinto quello storico spareggio con la Salernitana..forse la storia della terza squadra di Roma sarebbe stata diversa......

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  13. parrebbe che al momento abbiano i conti in regola in 59 squadre..a cui si vanno ad aggiungere quelle che faranno ricorso e si troveranno iscritte con alcuni punti di penalizzazione...per cui la Prima e la Seconda Divisione anche quest'anno rimarranno distinte, così parrebbe
    concordo praticamente su tutto..quest'anno l'unione venezia dopo 3 anni di semiprofessionismo sui meravigliosi campi della serie D, torna tra i pro..e aldilà dei dubbi sull'attuale proprietà russa (a mio avviso già con le valigie in mano), mi viene da vomitare a leggere di tornelli, biglietti elettroni o tessera del tifoso o come diavolo si chiama..se al posto nostro lo scorso anno fosse stato promosso il delta porto tolle (il delta porto tolle!!!), come avrebbero fatto ad adeguare il tutto?sarebbero emigrati a rovigo, per avere uno stadio ancora più vuoto, indebitarsi e ripartire dalla terza categoria...grazie al cazzo che le società falliscono

    tommaso

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  14. Al momento il conto è 59+4. Le quattro che mancano hanno il problema dell'impianto: non sanno dove giocare. Emblematico il caso dell'Hinterreggio che s'è visto all'ultimo minuto negare il "Granillo" dalla Reggina. Potrebbe non giocare in Lega Pro per questo fatto, non ha pendenze economiche o problemi con la fideiussione. Traguardo conquistato con merito, vincendo il Girone I della D. Già normalmente quel campionato lì è una bolgia da Inferno dantesco. Quest'anno era di un livello tecnico clamoroso per essere D. Probabilmente non potrà giocare in Lega Pro per il regolamento sugli impianti. Ora ditemi voi

    @anonimo Sfidante, per conoscere bene la cosa bisognerebbe studiarsi come sono successi questi cambi di denominazione ed eventuali fallimenti nel mezzo. Non escludo che possa aver comprato la denominazione all'asta. Ho un'altra domanda: che simbolo useranno? Qualcosa di nuovo oppure un vecchio marchio già usato. Comunque, con quanto successo alla Salernitana, ormai sono esperto di queste cose. Sappi che non è un inedito in Italia, è una porcata ma non è la prima volta. Purtroppo

    @Nesat, la Lodigiani avrebbe meritato miglior fortuna ma contro quella Salernitana era impossibile.

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  15. anonimo sfidante16 luglio 2012 10:47

    Vasilij

    Purtroppo non lo. Al momento frequento poco Crema. Sui vari umori so qualcosa da contatti vari, però mi pare di capire che la maggioranza della tifoseria è pro. Io sono uno dei pochi contro.
    Non so che marchio useranno, se quello di anni fa rivisto o originale. è cosa della settimana scorsa, ancora un po' presto per saperlo.
    Sicuramente non quello Pergocrema 1932, quello di questi anni. Su quello è nato un movimento di azionariato popolare che punta a ricomprarlo, ma io credo poco al successo di questo gruppo.

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  16. anonimo sfidante4 settembre 2012 21:32

    Caro Vasilij, la vicenda marchi e ragioniere ha avuto un'evoluzione.

    http://www.laprovinciadicremona.it/sport/calcio/pergolettese/macalli-si-compra-i-marchi-del-pergocrema-1.214730

    Ancora non si è capito molto bene il tutto. Probabilmente è una sorta di piccolo scandalo, forse uno scoop che, involontariamente, è stato dato al blog.
    Il caro Macalli si era già comprato vari marchi legati al Pergo, per fare affari. Chi lo sa, magari dovrà renderne conto a qualcuno.

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  17. anonimo sfidante24 settembre 2012 18:08

    Scusate se aggiorno, magari non frega nulla a nessuno.
    Ci sono stati sviluppi.
    Il ragioniere dovrà rispondere di conflitto di interessi & co. alla Procura Federale.

    http://www.repubblica.it/rubriche/la-storia/2012/09/24/news/macalli_marchio_pergocrema-43160847/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

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  18. A me importa molto. E' una storia vergognosa, io non ci credo che ne risponderà davvero. Il Pergocrema, fino all'avvento di certi personaggi, era una società sana che non incappava in penalizzazioni per inadempienze economiche. I personaggi che hanno fatto mandare a pacche all'aria il Pergocrema sono amici di un tizio prima escluso ed ora riammesso nel Consiglio Federale. Quest'ultimo in questi giorni dovrà decidere il destino della riforma dei campionati. Riforma per la quale fino ad un mese fa il tizio di prima era in guerra con Mario Macalli, padrone della Lega Pro ed ora proprietario dei marchi del Pergocrema, per l'interesse di una sua squadra (che rappresenta pur non detenendo quote o avendo cariche al suo interno). Ditemi voi se è una roba normale

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