giovedì 31 maggio 2012

Socijalistička Federativna Republika Jugoslavija


 1 Fahrudin Omerovic, 2 Budimir Vujacic,3 Darko Milanič 4 Džoni Novak 5 Faruk Hadžibegić 6 Slaviša Jokanović 7 Vladan Lukic 8 Dejan Savicevic 9 Darko Pancev 10 Mehmed Baždarevic 11 Siniša Mihajlović. A disp:Dragoje LekovicIlija Najdoski Branko Brnovic Predrag Mijatović. Allenatore Ivan Osim.

Il calcio di Boban al poliziotto
Questa è l'ultima nazionale Jugoslava ad aver disputato una partita ufficiale, Austria - Jugoslavia del 13 novembre 1991 (ci sarà anche un amichevole contro l'Olanda datata 25 marzo 1992). La Jugoslavia espugnò Vienna con un convincente 0-2, firmato Lukic e Savicevic. Con la vittoria di Vienna, la banda di Osim si qualificò per il campionato europeo in Svezia a danno di un'agguerrita Danimarca che chiuse il girone ad un solo punto dalla compagine slava.
Quella nazionale, fino al 16 marzo 1991, giorno della partita contro le Far Oer, aveva potuto contare anche sui calciatori croati: Ivković, Vulic, Jarni, Prosinečki, Boban e Davor Suker (per citarne alcuni).

Lungi da me parlarvi della guerra, delle ragioni delle varie parti o di quel 13 maggio 1990, giorno della partita/rissa tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa, che fece da detonatore al conflitto balcanico. Di queste cose vi parlerà un giorno Gegen, grande esperto di quelle zone. Mettendo da parte la politica, i diritti umani, la tigre Arkan e Franjo Tudman, a pochi giorni da euro 2012 mi sono chiesto quanto sarebbe sfiziosa la nazionale di calcio Jugoslava oggi.  Ho preso quindi le rose più recenti delle ex nazioni Jugoslave e mi sono divertito a formare la mia squadra ideale. La Jugoslavia 2012 sarebbe senza dubbio una delle nazionali più forti d'Europa. 

PORTIERI
Titolare inamovibile è (e ci mancherebbe) lo sloveno Samir Handanovic. Le alternative sono il serbo Brkic (non vale neanche un guanto di Handanovic) e magari Pletikosa (croato sulla via del tramonto). In prospettiva potrebbe essere interessante un altro sloveno, Vid Belec in forza al Crotone ma di proprietà dell'Inter.

DIFENSORI
Ho optato per una difesa a 4. Nessun dubbio sui centrali, la coppia è formata dai serbi Subotic (in parte bosniaco) e Vidic (al quale consegno volentieri anche la fascia da capitano). Le alternative sono Ivanovic e il montenegrino Stefan Savic. Ivanovic in realtà lo schiero a destra, anche se escludere Dusan Basta mi costa e anche tanto, lo stesso Corluka potrebbe meritare una chance (buttiamoci dentro anche Srna). Per la fascia sinistra ballottaggio tra Kolarov e il bosniaco Lulic. In realtà ho una visione più offensiva di Lulic ma l'idea di non inserirlo nel mio undici mi disgusta, scelgo quindi il laziale. Difesa dunque che parla per 3/4 Serbo. Per il futuro occhio al giovane bosniaco, scuola Amburgo, Besic.

CENTROCAMPISTI
Forse sono in pieno clima europeo, ma scelgo un centrocampo alla Prandelli. Il croato Luka Modric è il primo della lista, non accetto commenti su Modric che per me rimane uno dei calciatori più sottovalutati del continente. Vicino a Modric chiedo un sacrificio a Kranjcar, che dovrebbe essere schierato leggermente più avanti, ma che a centrocampo fa la sua porca figura. Come terzo di centrocampo scelgo il serbo Tosic, mai totalmente esploso (giocando in Russia come puoi metterti in mostra?), ma secondo me adatto al modulo in questione. Va detto che se dovessi mettere in campo la nazionale per questo campionato europeo, al posto di Tosic schiererei senza dubbio Dejan Stankovic.  Trequartista  Miralem Pjanic.  Perisic, Bacinovic, Rakitic, Misimovic e Ilicic le varie alternative.

ATTACCANTI
In realtà l'idea era di buttare nella mischia i due montenegrini, con Jovetic sulla trequarti e Vucinic vicino al bosniaco Dzeko. Per fare una squadra lievemente più equilibrata, ho sacrificato Mirko Vucinic (sono comunque un suo fan). Questo perchè, per quanto possa piacermi Jovetic dietro le punte, lo trovo irresistibile come seconda punta al fianco di Dzeko (quello dei tempi di Wolfsbourg). Oltre a Vucinic, le alternative sono: il macedone Pandev, il bosniaco Ibisevic, il croato Olic (genio), lo sloveno Matavz e solo per puro divertimento personale Marko Pantelic (uno dei più grandi miracolati della storia del calcio).

Tra i 6 CT sceglierei il croato Slaven Bilic.


Jugoslavia 2012
Handanovic, Lulic, Subotic, Vidic, Ivanovic, Tosic (Stankovic), Modric, Kranjcar, Pjanic, Jovetic, Dzeko.
Jugoslavia 1990

25 commenti:

  1. anonimo sfidante31 maggio 2012 10:06

    Ok, aspetto allora il post di Gegen, dove di sicuro interverrò. In quelle terre ci sono stato ben 10 volte in vari viaggi e in varie occasioni: 9 tra Slovenia e Croazia e 1 in Serbia.
    Conosco parecchia gente di quei posti, sia sloveni che serbi che croati che bosniaci (la Bosnia per ora è solo un appuntamento rimandato). Per altro conosco anche un po' di serbo-croato.

    L'anno scorso a Genova sarei dovuto andarce con maglietta di allenamento della Serbia 2010 acquistata da un rivenditore di Knez Mihailova (in rigorosi caratteri cirillici) ma per motivi vari il tutto saltò.

    Il loro modo naif e anarchico di intendere il calcio penso rifletta molto la nazione.
    Incredibile come, pur essendo un popolo attaccato con l'Attack, riuscissero ad esprimere il loro meglio negli sport di squadra: basket, pallanuoto, calcio su tutti. Un apparente paradosso. Non è un caso, per me, che dopo la disgregrazione abbiano iniziato a primeggiare anche negli sport individuali, vedi il tennis o lo sci, dove prima - a parte qualche eccezione - recitavano i ruoli di comparse.

    Durante i primi fuochi di quel 1992 ricordo che erano presenti a Roma gli Europei di Basket. Voi di Roma non ricordate nulla? Ricordo il serbo Divac incazzato con alcuni croati, tra cui Kukoc.

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  2. Il tema offre riflessioni veramente interessanti. la Jugoslavia, come soggetto geopolitico unitario, è esistito solo in periodi in cui la germania e l'austria (il mondo tedesco nel suo complesso quindi) era diviso o sotto schiaffo: tra le due guerre mondiali (nel post versailles) e dopo la seconda guerra mondiale, ossia quando la germania era divisa e succube dell'occupazione alleata. Come la Germania ha riacquistato potenza il vento dei nazionalismi è tornato a soffiare sui balcani e, non è un caso, che due anni dopo la riunificazione tedesca la penisola balcanica sia stata smembrata e suddivisa in nazioni senza storia e senza senso (la bosnia su tutti). E' paradossale che i latori di un'Europa unita abbiano fatto questo scempio, la germania di oggi come la germania guglielmina e quella nazista ha bisogno del suo mercato ad oriente e quindi il divide et impera è necessario.
    Siamo qui a spaccarci la schiena per un'idea, quella europea, pensando sia un dogma e assistiamo impotenti a questi scempi politico-economici. Piangiamo gli 8000 di srebrenica o i serbi cacciati dalle Kraijne ma è solo il dito che ci oscura la luna dove si trovano generazioni che vivranno in povertà e mendicando prestiti, sperando di essere ammessi al banchetto dell'europa per poter, almeno, emigrare e pulire i cessi di Francoforte o Karlsruhe...

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  3. Dipende cose si intende per scempio. Croati, Serbi, Sloveni, Bosniaci, Macedoni, Montenegrini, sono popoli che si sentono diversi tra di loro, ed è loro diritto esserlo (per altro gli Sloveni non se la passano affatto male da quando sono diventati indipendenti). Lo scempio semmai fu negare le istanze nazionalistiche quando le si riconoscevano a tutti gli altri, tranne a Slavi, Tedeschi e Ungheresi. E noi Italiani non siamo certo innocenti in tutto questo, con un atteggiamento diffidente quando non apertamente ostile, verso i nostri vicini Slavi.
    Chiaro che oggi noi Europei Occidentali ci scandalizziamo di fronte agli ennesimi disordini, all'ennesima scissione, perché per noi il periodo del nazionalismo portato all'eccesso è finito da un pezzo.
    Parlando di calcio giocato, sono d'accordo che una ipoteca nazionale Yugoslava oggi sarebbe decisamente tra le favorite del torneo, basti vedere i risultati ottenuti dalle varie nazionali alle qualificazioni, con Montenegro e Bosnia ai Play Off e Croazia qualificata. Se la Serbia non esplodeva a Genova pure loro sarebbe andati quantomeno ai Play Off. Resterebbe escluse solo Macedonia e Slovenia (nonostante in passato si siano qualificati sia a Mondiali che a Europei).

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  4. naturalmente ad ottobre 2010 a Genova c'ero (a pochi metri dal tenerone Ivan Bogdanov).

    posso mandare una bottiglia di ringraziamento commosso per questo post?

    markovic

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  5. @Glakimo I bosniaci sono un popolo?
    la bosnia era costituita da musulmani discendenti dei feudatari convertitisi all'islam durante la dominazione ottomana e gli altri (la stragrande maggioranza) erano serbi e croati come tutti gli altri. Non a caso la bosnia a 20 anni dalla guerra di fatto non esiste. è divisa geopoliticamente e amministrata fino a poco fa dall'ONU...
    Il diritto a sentirsi diversi nasce da un nazionalismo minoritario emerso sempre nei periodi a ridosso delle guerre. V. Ante pavelic con la croazia. La differenza è solo religiosa non certo di lingua e costumi. Se tu sostieni questo, come sicuro sostieni anche la causa tibetana, basca etc., per coerenza, dovresti essere anche un leghista secessionista...
    Anche la macedonia, come la bosnia, è un coacervo di nazionalità e il suo territorio è stato rivendicato da bulgari, greci, serbi e albanesi. Per non parlare della assurda, dal punto di vista giuridico, secessione concessa al Kosovo
    la cura del divide et impera in salsa balcanica è stata una prova generale di quello che volevano fare alla russia, le vecchie idee americane di far risorgere i vari nazionalismi. Non a caso Putin oggi parla senza indugio della federazione "come unico soggetto geopolitico".

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  6. Mitico Nesat.. E poi dici che a San Lorenzo gira roba buona, mi sa che a Prima Porta è appena arrivato un carico di...

    Questa Jugoslavia sarebbe senza dubbio tra le favorite.. Addirittura, in omaggio al loro stile di gioco modello ‘casino organizzato’ di Fascettiana memoria, retrocederei Pjanic nei tre di centrocampo, a fianco di Modric e Kranjcar, per liberare il trio d’attacco completo.. in questo modo i ‘brasiliani d’Europa’ (non so di chi sia la citazione ma è perfetta) sarebbero tranquillamente campioni..

    Forse non mi piace Bilic come tecnico, troppo difensivo, e allora darei la squadra in mano al mitico Bora Milutinovic, che se non sbaglio ha allenato qualsiasi cosa, compresa la squadra dei pusher di San Lorenzo, ma mai la nazionale del suo paese.. Ma in fondo, qual’è il suo paese?

    PS: La Jugoslavia è un mio grande amore ferito, sportivo e non.. da Drazen Petrovic a Savicevic, da Gavrilo Princip al Marescallo Tito, li ho sempre adorati tutti.. E qui, politicamente, concordo su tutta la linea con Gegen (troppo spesso la pensiamo uguale, e la cosa mi preoccupa!) tranne che su un punto.. c’è una bella differenza tra appoggiare l’indipendenza della repubblica socialista basca o irlandese piuttosto che la teocrazia medievale tibetana o il granaio revanscista croato.. non mischiamo il metallo nobile con gli escrementi..

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  7. Concordo con lo Zio, sarebbe tra le favorite.
    Bora a parte (cavolo con lui era diventata temibile pure la Nazionale del Costa Rica, quindi non fa testo), bisognerebbe affrontare seriamente il discorso allenatori. Cioè, non ricordo allenatori di grande livello (Petkovic alla Lazio non vale, chiaramente).

    ps: grande la Jugoslavia del 1992. Alla pari del Dream team per tutta partita. Da piccolo ero seriamente intenzionato a tatuarmi il ragno sulla spalla come Sasha.

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  8. anonimo sfidante31 maggio 2012 18:44

    Pardon, erano gli europei del 1991. Le date non sono il mio forte. Fu l'ultima competizione sportiva con la Jugoslavia unita, vincente tra l'altro.
    Anzi, per pura coincidenza la settimana dell'Europeo coincise con la dichiarazione di indipendenza slovena con la Croazia che non permise ai tank di Belgrado di attraversarla.
    Ricordo che un paio di giocatori sloveni di quella squadra non ritirarono la medaglia d'oro.
    Ma questo è basket.

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  9. @Gegen
    Sui Bosniaci onestamente sono disinformato, nel senso che non so su cosa si dovrebbe basare la loro nazionalità Diverso il caso di Croati e Sloveni che sono religiosamente e culturalmente diversi dai Serbi (e gli Sloveni pure per lingua, i Croati già molto di meno, però la sola scelta dell'alfabeto latino la dice lunga sui modi di pensare). Ammetto di non essere mai stato in Serbia ma in Slovenia si, e onestamente sembra l'Austria, solo che invece del Tedesco parlano una lingua Slava, dubito che la Macedonia o il Montenegro siano così. Il problema fondamentale secondo me è che non si è voluto (giustamente) fare divisioni arbitrarie e forzare intere città piene di minoranze a emigrare in luoghi diversi, cosa che fu fatta fare dopo la Seconda Guerra Mondiale un po' dovunque, da Fiume a Danzica, a Leopoli, a Stettino, ai Sudeti, alla Transilvania, a Konigsberg.
    Il nazionalismo è figlio dell'Ottocento e all'epoca tutti volevano separarsi in un Stati indipendenti, considerando pure che c'erano Imperi sovranazionali tipo l'Austria-Ungheria. Di fatto dopo il 1918 ci furono dieci stati nuovi, quasi tutti provenienti dall'Impero Austriaco. Chiaramente all'epoca l'idea di fare un regno unico per tutti i Balcani usando come base il Regno dei Serbi sembrava una buona idea.
    Io non appoggio nessuna indipendenza forzata, quello che stanno facendo in Kosovo è una porcata, è troppo comodo spalare merda sui Serbi facendoli passare per i cattivi, quando in realtà del Kosovo non frega niente a nessuno (sfido l'Americano, ma anche l'Italiano medio a trovarlo sulla cartina o a dire la capitale). Tantomeno appoggio le istanze leghiste che sono basate sul vuoto cosmico. La differenza la fa la Storia. I leghisti possono dire di essere diversi quanto vogliono, ma c'è differenza tra un Piemontese e un Veneto (linguistica, se vogliamo parlare di dialetti come lingue, ma anche culturale) è come c'è tra un Friulano e un Calabrese. Dire che esiste (ed è esistita) la Padania come entità storico-culturale unitaria è come dire che esiste la Terra di Mezzo.
    Allo stesso modo la Croazia è esistita prima dell'Impero Asburgico ed era un entità diversa rispetto alla Serbia.

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  10. @Gegen @Giakimo La questione Bosniaca è una delle più affascinanti e complesse in questa Europa delle identità trionfanti e scorreggione.
    La Bosnia non è uno Stato multietnico sebbene in esso convergano culture differenti, è da sempre, piuttosto, uno stato multireligioso e forse è proprio su questo che si fonda la loro -paradossale- entità, in quel comune mistico senso di non-appartenenza a un solo Dio.

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  11. Ragazzi - a parte i complimenti per i sempre favolosi articoli, un paio di punti: la Bosnia e' stato almeno quanto le altre repubbliche. Guardatevi http://en.wikipedia.org/wiki/Bosnian_kingdom.

    Il fatto che in Bosnia ci siano gente di religione diversa non lo rende meno paese degli altri. Al massimo la rende piu' instabile. Quanto ai bosniaci ex-serbi o ex-croati (argomento iperutilizzato da entrambi nazionalisti) non potevano essere ex perche' non esistevano i concetti di serbia e croazia. Al massimo di ortodossi e cattolici. Se andiamo a cercare come sono nate le nazionalita' (e quella italiana ad esempio?) non la si finisce piu'. Il problema e' che poi sui bosniaci musulmani come convertiti c'e' gente che ci ha costruito massacri e almeno un tentativo (solo in parte riuscito) di genocidio.

    Complimenti ancora
    Andrea

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  12. è vero che la slovenia è diversa e parla un'altra lingua, ma comunque è stata parte delle federazione e molti oggi rimpiangono i tempi del maresciallo (v. Zizek). Possono pure mettere i gerani ai balconi, ma sempre slavi e balcanici rimangono. Dal punto di vista economico poi la slovenia è un prodotto delle lunghe mani tedesche, col suo dumping fiscale furbo pronto ad attrarre capitali dai ricchi vicini.

    Sulla Bosnia non so che altro dire, l'esempio che ci fornisce andrea da wikipedia è un arcaico regno medioevale spazzato via dagli ottomani. Praticamente, se questo fosse il discrimine, anche il ducato di spoleto potrebbe ambire all'indipendenza. Senza contare che gli attuali eredi degli ottomani non sarebbero contenti di sapere che sono indipendenti grazie ad un regno oscuro di mille anni fa.
    La bosnia è stata nell'impero ottomano fino al 1908, poi è passata all'impero asburgico poi alla regno di jugoslavia, poi alla jugoslavia di tito e infine è diventato indipendente. Io credo che ciò si debba a Clinton, l'unico dopo hitler ad essere arrivato fino all'ukraina e oltre.. non con i panzer ma con la NATO. I politologi e think tank americani che hanno pensato di creare uno stato mussulmano alle porte dell'europa occidentale ancora non immaginavano l'11 settembre, ancora pensavano che i turbanti fossero meglio delle stelle rosse.

    @Zio. Io non subisco più il fascino delle cause indipendentiste. Rispetto le Heimat come patrie individuali e intellettuali (financo i parioli o cardano al campo), ma sinceramente i movimentidiliberazionedinonsocosa mi hanno rotto il cazzo. Il tibet, vabbè, è una macchietta. Sono sicuro che la maggior parte degli occidentali che appoggia la causa tibetana è anche un fautore della separazione stato-chiesa e un laico convinto e sono sicuro che si incazzerebbe se dei cinesi foraggiassero il papa per riprendersi lo stato pontificio.
    Sui baschi non so cosa dire. E' un'idea simpatica e affascinante. Ma completamente antistorica. Non basta inventare una lingua nel 1960 per dirsi popolo. Peraltro quando mai è esistito nella storia uno stato basco? mah.. il regno di navarra, spesso citato, oltre ad essere perso nella notte dei tempi era di dinastia francese, non certo retto da un exteberria.
    L'irlanda è una storia diversa, quasi coloniale, quindi va trattata diversamente. Ciò non toglie che oggi l'economia ha sopito qualunque cosa. Visto che i paddy di belfast sono ben felici di essere sudditi di zia betty piuttosto che stare con le pezze al culo per aver creduto ad una celtic tiger

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  13. Scusate se mi intrometto in questo post e lo utilizzo per parlare di tutt'altro, ma ho una comunicazione importante per i nostri amici della Salernitana e ci tenevo a rendergliela nota il prima possibile. Sono solidale con voi, e nutro profonda antipatia per l'allenatore del Verona (che come squadra mi sta anche simpatica), da quando l'anno scorso ha fatto il buffone davanti a tutti i suoi tifosi in uno squallido tentativo di captatio benevolentiae...per questo mercoledì sera, trovandomi a Verona per lavoro, ho provato un sottile e perfido piacere a mescolarmi tra la folla al bar a vedere la partita dei play-off contro il Varese...Età media avanzatissima, birrini e spritz a go-go, una sequela di "zio can" e "dio bon", nonchè "eccolo eccolo eccolo" (riferendosi al gol) appena il Verona superava la metà campo. Uno degli avventori a fine primo tempo ha anche proposto un interessante paragone tra partite e sesso femminile, proponendo il seguente paragone:
    ragazza normale sta a campionato di serie b come bella figa sta a partite di play-off...quando arrivi con la bella figa non capisci più niente e vai fuori di testa ("i veronesi sono abituati a scoparsi le belle fighe", ha ribattuto qualcuno).
    A dieci dalla fine, dopo il gol della sicurezza di Terlizzi, colto da improvvisa vergogna per la mia meschinità mi sono alzato e sono andato via. In ogni caso, si respirava grande fiducia sulla prestazione di sabato al bentegodi.

    Albis

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  14. @gegenschlag: Non capisco questo pontificare sulla legittimità o meno di un popolo alla sua indipendenza. Questa spocchia -tipicamente italiana anzi, italiota, benchè supportata da un puntiglioso nozionismo storico da manuale- non dovrebbe consentire lo sproloquio su realtà di terre a noi sconosciute. Quello che tu fai, seppur celato, è un discorso comparativo-qualitativo, con tonalità fosche. La geopolitica e i confini non sono argomentazioni sufficienti per affrontare analisi di questo tipo. Se una storia millenaria conferisse automaticamente maggiore dignità o rilevanza culturale a un popolo non ti risponderei: avresti fatto meglio a questionare sull' effettiva esistenza del popolo italiano. Da quanto mi risulta, nessuna indipendenza è mai nata spontaneamente (se non appunto nei libri di storia, con le espressioni, "moto spontaneo" "sentimento nazionale spontaneo" etc.), ma è sempre il prodotto creato della visione di un singolo o di pochi, (di un'èlite se vogliamo ma non per questo lodevole di più alta considerazione) e fa schifo a prescindere, come ogni arbitraria attestazione della volontà. Nel caso specifico della Bosnia Erzegovina, mi pare che questa volontà potesse giungere solo dall'Alto. Questione che merita di essere approfondita in tutta la sua complessità.

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  15. Mi hai rubato l'idea..da qualche settimana pensavo a questo articolo...e metterei in campo la stessa formazione!
    Anche se darei spazio, in difesa, al bosniaco Spahic.

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  16. @lorenzo, a me sfugge il senso del tuo commento, anzi, spendere 20 righe per dire che è una "questione complessa che merita di essere approfondita" è davvero un contributo essenziale del quale tutti ti ringraziamo. La tua è una lucida visione, acuta, profonda e costruttiva. Se posso permettermi, per essere perfetto, dopo il passaggio sulle indipendenze che "vengono dall'alto" e l'inesistenza del popolo italiano, un "non c'è niente di meglio di un bicchiere d'acqua" o "non esistono le mezze stagioni" ci stava benissimo.
    Non appena parleremo della differenza tra il bagno e la doccia o sull'importanza di un bicchiere d'acqua in una giornata di calura aspettiamo un tuo commento che dica "che è una questione complessa che merita di essere approfondita".

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  17. @gegenschlag: Perdona, ma il mio intervento non trasuda alcuna nostalgia, non ho lacrime da spendere per un passato la cui giovinezza mai più tornerà o per un futuro che non potrà avverarsi.
    In fondo ci tenevo solo a dimostrare la peculiarità di un popolo -il cui senso e dignità hai messo in discussione con affermazioni a dir poco impudenti- tanto ostile e impenetrabile nel suo territorio, quanto disposto a farsi attraversare da suggestioni, culture, religioni diverse. Questo nelle tue parole viene spacciato per debolezza, il che è vero solo in piccola parte. La Bosnia è un enigma e la sua storia così complessa che è molto difficile distinguere fra verità e propaganda. Per questo la securtà delle tue affermazioni mi ha fatto specie. La religione è il fattore centrale e tu non l'hai menzionato solo in quella sommaria e azzardata distinzione fra "stelle rosse" e "turbanti". Il fatto che la religione si sia sempre mantenuta in una dimensione di laicità che nel nostro paese non ci potremmo mai, neanche lontanamente permettere, è già un fatto che ha di per sè del miracoloso. Tutti i gruppi etnico-religiosi presenti (musulmani, ortodossi, cattolici, ebrei) parlano infatti la stessa lingua da tempi memorabili (poi declinata, ma solo nel vocabolario, alle rispettive appartenenze). In Bosnia vive la comunità musulmana più numerosa degli slavi del sud e l'influenza del mondo arabo è sì determinante, ma molto meno sul lato dogmatico (l'islam sunnita di rito hanefita è il più aperto e meno dogmatico fra le scuole sunnite) e molto di più su quello mistico (il Sufismo). Da notare come fra i motivi della conversione, ci fu il desiderio di sfuggire alle repressioni della setta Cristiana del Bogomilismo . Inoltre occorre specificare che durante la dominazione ottomana la Bosnia, per diversi fattori (tra cui non da ultimo, il territorio montuoso difficilmente controllabile) ha goduto sempre di ampia autonomia. Dunque la Bosnia è un caso unico non solo per la sopravvivenza della fede islamica in terra europea. Non so se tutto questo sia sufficiente per creare un sentimento di appartenenza, d'identità collettiva (mi vengono i brividi soltanto a pensarlo, questo concetto) di certo non si può mettere in discussione tanto superficialmente come hai fatto tu, l'enigmatica peculiarità di queste popolazioni.

    Ho avuto a che fare con almeno un paio di persone provenienti da queste terre e ho trovato in loro un'apertura, una disposizione d'animo, un acume, una profondità di pensiero, un'imperscrutabilità di fondo che non ho trovato in nessun altro.

    P.s. La differenza tra la doccia e il bagno è direi fondamentale (in tempi di crisi, e nel rispetto dell'ambiente) ma devo necessariamente risponderti con un luogo comune che sia almeno tanto ironico e dispettoso quanto la tua provocazione.
    Uno studente bosniaco che studia all'estero (nel suo paese non ha senso) e divide la stanza di un palazzone in periferia con il suo cane, un magrebino, un italiano, un rumeno e un polacco si fa la doccia nel box dopo aver pulito i cessi di Francoforte, e prima di coricarsi legge una copia, (naturalmente in lingua originale perché conosce 6 lingue), di "Nathan il Saggio" mentre, nello stesso istante, poco lontano, lo splendido del quartierino alla moda affonda tra mille bolle blu nella sua jacuzzi, imbracciando alternativamente "la gazzetta dello sport", "libero", e "il giornale" di vittorio feltri.

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  18. http://eastjournal.net/2012/05/29/balcani-il-senso-di-zizek-per-la-bosnia/

    Sulla questione bosniaca consiglio quest'articolo ma in generale il sito, ben curato e molto interessante. In tutto questo mi permetto un attimo di tornare sulla questione basca. Prima Gegen ha usato l'espressione "inventare una lingua": in verità fu un modo per dare una sorta di ufficialità ad un modo di parlare condiviso da un gruppo di persone, da un popolo (in fondo è un'operazione fatta per molti delle lingue che parliamo tutti i giorni, quelli che erroneamente chiamiamo dialetti), e poi bisogna tenere anche del periodo in cui è stato fatto. Capisco che, con la particolare eccezione del Regno di Navarra, non sia mai esistito uno stato basco ma accomunare i baschi al resto degli spagnoli è una forzatura. Non hanno avuto bisogno d'esser indipendenti per formare un'identità ed una cultura loro, estremamente tipica e diversa dal resto del mondo (soprattutto da chi è loro vicino). Un po' come gli irlandesi che, seppur sotto Buckingham Palace, hanno ben poco di chi li ha dominati (secondo me i due casi hanno molto in comune). Il problema è culturale, almeno per noi italiani, perché dovremmo fare i conti con i localismi che viviamo al nostro interno (a cominciare dalla questione sarda, di cui si parlerà sempre troppo poco).

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  19. @Vasilij Ivanovic: grazie per la segnalazione di quell'articolo, molto interessante la confutazione della tesi di Žižek che mi sembra più ridicola che inquietante. Onestamente non mi interessa (perchè non mi riguarda) la ricerca di una soluzione, valuto positivamente la disomogeneità di quelle popolazioni nonchè l'ambiguità e il paradosso applicate alla geopolitica. Ci tenevo solo a dimostrare che un senso e un diritto d'esistere il popolo bosniaco ce l'ha non meno di quello tedesco, sloveno, croato, serbo o italiano.

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  20. anonimo sfidante3 giugno 2012 17:05

    Anticipo già che mi voglio tenere fuori da questa discussione percui entrerò solo su alcuni aspetti.
    Dal mio punto di vista, ci sono un 2 cose su cui non concordo:
    1) perché dite che gli sloveni parlano una lingua completamente diversa? Dove avete letto una cosa simile? Vi assicuro che non è così.

    2) Gegen: secondo me in alcuni punti commetti il loro stesso errore, ossia guardare ad avvenimenti di secoli e secoli fa per dimostrare se un popolo esiste o no. Più di una volta ho sentito parlare alcuni di loro di guerre medioevali per giustificare la violenza e l'esistenza o meno di popolo. Quando affermi che i bosniaci non esistono perché in realtà sono dei convertiti all'islam ottomano e poi affermi, più o meno, che la religione non influenza i costumi ti sbagli. La religione implica la suddivisione del tempo in base ad altri eventi, tra le altre cose, e questo influenza la memoria storica di un popolo. Ma soprattutto: Ramadan, canto del muezzin, preghiera, cibo diverso (no carne di maiale con Raznicij in tavola diversi, tanto per dirne una), etc. non apparterrebbero alle tradizioni, al costume di un popolo?

    Un popolo, per quanto mi riguarda, è fatto di diverse etnie e nazionalità. Ovunque. Estremizzare le caratteristiche di ciascuna è sempre stato fatto dai leader quando, per motivi di potere e denaro, intendevano dividere il popolo per scatenare guerre. Con loro è stato molto più semplice, proprio perché le differenze erano basate su aspetti religiosi, quindi più forti, non più deboli.
    Questo ha portato allo scioglimento di uno stato che, sino ad allore, era comunque tenuto assieme con l'attack ma che aveva un'identità comune.
    La Bosnia esisteva anche allora, ed era lo stato più multietnico (etnico, non "multipopolo" se ci si fa caso si dice così e c'è un perché). Anche per ragioni geografiche, essendo nel mezzo confinava con gli altri stati. Anche per questo c'erano molti serbi (ortodossi) e croati (cattolici).

    Geografia, etimologia, storia, costumi, religioni. C'era veramente un gran calderone in poco spazio. Per questo se anni fa gli stessi stati uniti (direi più il blocco ovest) aveva interesse alla sue esistenza (per moltissime ragioni, v. la rottura di Tito con il nemico dell'ovest, la Russia di Stalin e l'assioma "il nemico del nemico è un amico"- cosa che porterà poi, anni dopo, anche al trattato di Osimo sfavorendo la posizione italiana relative ai confini orientali (metà anni 80, piena guerra fredda)) una volta caduto il muro questa convenienza non c'era più, e non c'era più il sostegno dell'ovest. Quello stato, quel calderone, è stato quindi (volutamente) lasciato andare a se stesso con la logica conseguenza del caso: il discioglimento.

    Insomma, ci sono moltissimi, ma veramente moltissimi aspetti da trattare che, per forza di cose, in un blog sarebbero trattate in modo marginale. Tra l'altro in blog sportivo. Per questo abbandono la discussione. ;)

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  21. Io sostengo solo una cosa: che non basta un popolo per fare uno stato, una nazione.

    Spesso i popoli, come i Baschi, sono minoranze che meritano rispetto, tutela, protezione, debbono poter indossare i loro costumi tradizionali etc. Ciò detto non possono ambire ad essere uno Stato indipendente ed effettivo. Smembrare la spagna sarebbe una cosa antistorica, con buona pace di Sabino Aranda... Addirittura per i Catalani basterebbe una squadra di calcio, figuriamoci un po'...
    I bosniaci musulmani, in un mondo ideale, dovrebbero essere una delle varie etnie della bosnia regione, non stato indipendente, della Jugoslavia..
    Vedrete, e faccio la cassandra, che questo assetto dei Balcani non è destinato a durare a lungo, semmai dovesse cadere l'Unine Europa, che con i suoi soldi ha messo molte tensioni sotto il tappeto, la polveriera tornerebbe ad esplodere.. Che i balcani producano più storia di quanta ne possano consumare non l'ho detto certo io.

    @anonimo Lo sloveno è una lingua slava ma diversa dal serbo-croato. Gli sloveni sapevano e studiavano il serbo-croato ai tempi della Jugoslavia, ma oggi non è più così.
    Serbo e croato sono identiche, salvo alcuni regionalismi ed espressioni particolari. Corre la stessa differenza che c'è tra il milanese e il romano. Quando la croazia ha ottenuto l'indipendenza ha avviato una comica riforma linguistica per distanziarsi dalla lingua di belgrado, per cui hanno letteralmente inventato parole, ossia invece di dire aereo lo hanno chiamato mezzomeccanicovolante. Insomma, una cosa ridicola che non ha mai attecchito se non a livello meramente burocratico.
    Un aneddoto divertente sulle lingue lo ha regalato il leader nazionalista serbo Seselj al tribunale dell'Aja. Mentre gli leggevano il capo di imputazione lui fermava sempre la lettura dicendo di non capire, perché la traduzione era in una lingua che lui non compredeva.
    l'interprete infatti era croato e traduceva la parola "punto" con "tocka" e non con la variante serba "tacka", un po' come se in italiano si dicesse spengere al posto di spegnere o qualcosa del genere.
    Questo è solo un esempio dell'assurdità dei balcani e delle loro "classi dirigenti"...

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  22. anonimo sfidante3 giugno 2012 23:04

    Quello che posso dirti, gegen, è che ci sono sì piccole differenze tra il serbo e il croato. Ma lo sloveno è molto simile, non è certo una lingua completamente diversa. Almeno, io quando devo dire buongiorno dico "dobar dan" e la gente capisce. Se è sera, Dobra vecer.
    Se mi presento dico "drago mi je" e la gente capisce. Magari chiedo come sta, e allora vado di "kako si ste?". Se non conosco la persona, sarà buona educazione chiedere il nome "Kako si zovesc?". Chiedo perdono per la scrittura, ho scritto più in base a come si pronunciano le parole, non a come si scrivono. Hvala e molim per ringraziare o dire prego. Se voglio aggiungerci il mille, allora aggiungo Lipa. Se ho fame cerco una trattoria, una konoba e magari finisco con una rakija di slivocica, grappa di prugne.

    Boh, so di alcune differenze tra serbo e croato, ma lo sloveno garantisco che è molto simile ai due, non che è completamente diverso (ma scherziamo? Oppure dobbiamo capirci su cosa si intende per completamente diverso - per me completamente diversa è una lingua latina dallo sloveno). A Belgrado o a Novi Sad (le uniche due città serbe che ho visitato) poteva capitare che alcuni mi correggessero, quando non parlavano inglese e provavo con la lingua locale. Del resto io conosco, un po', il croato (diamine, dopo 9 viaggi in Croazia e alcune conoscenze è un po' ovvio). Ma in slovenia mi correggevano molto, ma molto meno. Pronto a scommettere, se c'è qualcuno qua che lo parla (e secondo me c'è) potrà confermare.

    Sul discorso che non basta un popolo per fare uno stato concordo. Ma una condizione necessaria affinché ci sia un paese è ANCHE che ci sia un popolo. Oltre a moltissime altre cose.

    Per sdrammatizzare un po': una condizione necessaria affinché ci sia una bella donna è questa sia donna. Ma non tutte le donne sono belle. ;)

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  23. @anonimo: Non sono un linguista ma per esperienza ti posso dire che lingue appartenenti a uno stesso ceppo possono assomigliarsi e differire di molto al contempo. Nel caso delle lingue slave, che sono suddivise in una miriade di gruppi e sottogruppi questo è ancora più evidente. Per farti un esempio se tu andassi in Repubblica Ceca e dicessi "dobar dan" probabilmente, con qualche difficoltà- ti capirebbero (buongiorno si dice infatti "dobry dèn"), mentre nella confinante Polonia (dove buon giorno si dice "dzień dobry") assolutamente no. Eppure Ceco e Polacco sono abbastanza simili (grossomodo la stessa differenza che c'è tra l'Italiano e lo Spagnolo) mentre, per dirti, un polacco o un ceco non capiscono quasi nulla di Sloveno, Serbo o Croato. Certo alcune parole saranno simili, ma soltanto quelle che hanno una radice comune. Pane si dice "Chleb" in Ceco, Polacco, e (lo scopro ora) anche in Serbo, mentre in Croato e Sloveno si dice "kruth".

    A quanto ho capito, le lingue slave meridionali (alle quali Serbo, Croato e Sloveno appartengono) si assomigliano (fra di loro maggiormente Serbo e Croato, in misura minore lo Sloveno) ma fino ad un certo punto. Ovviamente tutto dipende a quale livello della lingua ci riferiamo quando facciamo le comparazioni altrimenti possiamo essere tratti in inganno, la lingua colloquiale è la più soggetta a variazioni (e dunque la meno adatta ad operare confronti) mentre quella letteraria è molto più stabile, conservativa. Bisognerebbe dunque rivolgersi non solo a un parlante nativo per comprenderne a pieno le differenze ma ad un parlante colto. Ciò che è certo è che lo Sloveno fa parte delle lingue slave meridionali esattamente come il Croato e il Serbo e quindi non si può considerare una lingua diversa. Sarà maggiormente "contaminata" dal tedesco e forse addirittura dall'ungherese e dall'italiano, ma la struttura portante della lingua è fondamentalmente la stessa.

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  24. ciao, lo sapete che sul correire della sera qualche giorno fa (tipo mercoledi della settimana passata) è uscito un articolo tale e quale a questo? parlava dei giocatori di un ipotetica jugolsavia attuale....
    la cosa mi ha infastidito alquanto

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