domenica 13 maggio 2012

FAVOLA DI UN EROE MINORE


In maglia rossonera

E venne il giorno dell'addio a Superpippo, uomo di goal e desiderio inappagato, meglio di Muller in Europa, più goal di Van Basten a San Siro, più di Platini a Torino, grappoli succosi di segnature, rotolate fuori dalla cornucopia di una carriera fortunata.

Con lui, Meazza ,Piola, Baggio.

In goal in Champions a 37anni, e gli avessero dato amore, sarebbe andato in goal finchè c’è vita. Disperata vitalità Inzaghi, Superpippo bomber del rimpallo, fiuto da bracco e amore clandestino, cazzo duro e sempre in tiro, tombeur de femmes e goleador.

Non c'è spazio per te nel tempo della crisi e dell' austerity economica, del post-Berlusconismo pur sempre immorale. Dopo i vitelli grassi, vennero le vacche magre; così della bruttezza sostanziale della fu Serie A più bel campionato. E la chiameranno estate, quest’estate senza te, per triste volontà di un'Allegri qualunque, acciughetta allenatrice troppo salata per i palati fini dei già campioni del passato, bavosa d'acque basse e melmose.

L’eroe Filippo Inzaghi nasce in terra d’Emilia, scugnizzo piacentino per scherzo del destino, primo vagito fra le tette materne e fulmineo imprinting col femmineo . Dal primo passo - il fuorigioco come frontiera e terra di conquista - sarà sempre al posto giusto al giusto momento, in virtù di un istinto del goal scientificamente non spiegabile e spiegato. I rozzi chiamano con nomi fantasiosi la loro ignoranza. Inzaghi ha culo. Inzaghi è fortunato.

E invece è civetta Inzaghi, e lepre insieme, prima predatore in silenzio nell’agguato e poi preda veloce.

A vent’anni , pelle e corsa, scopre sotto la maglia del Verona il potere magico e diventa il Superpippo, poi prende per mano la sua Piacenza e la porta in gita in serie A con 15 palle calciate in rete, segue incapricciamento a Parma dove a suon di goal fa bagnare le sottane della frigida curva locale. Pippo, quattro ossa davanti e dietro una linea immaginaria, cavalletta dal bel viso donnesco che si figura in urlo di liberazione e di possesso. Il goal è suo e sua è sua è la tetta come il culo. Amatore totale, Dongiovanni che cerca nel corpo femminile il suo abbandono. Nove imperfetto Inzaghi, più 8 e ½ felliniano

Aneddotica di un eroe minore: quella volta che segnò con il piede rotto. Contro l'Hamlstad, in rete dopo 40secondi. Fa vestire da infermiera la giunonica Marika Fruscio, poi è delirio. Il sciùr Ruggeri, presidente innamorato, lo porta a Bergamo nel 1996. Inzaghi compie 22anni e segna 24 goal."L'unico giocatore che il giovedi in amichevole è scarso e la domenica segna tre goal." dirà mister Mondonico.

Inzaghi non ama il goal, è il goal che ama Inzaghi.

La Vecchia Signora , vogliosa di giovani amanti, si invaghisce del bel Pippo, e butta sul piatto miliardi per goderne in prestazioni. Il popolo bianconero, più cafone che viziato, la prende con sospetto: ritrovarsi nel piatto lo straccetto, anziché l’agognata bisteccona, non soddisfa gli appetiti bianconeri. Nenia di una vita: troppo magro, troppo leggero, troppo carino. Senza tecnica e senza dribbling, senza progressione e senza tiro.

Uno scarso che come faccia a fare goal resta un mistero.

Diventa quasi insulto: "Fare i goal alla Inzaghi". Diceria calcistica che dice di un paese in cui l’intelligenza non avrà mai peso, figuriamoci il talento. La comprensione, quella lasciamola ai cretini. I cervelluti si affidano all'ispirazione. Inzaghi: compiutezza irripetibile di rapidità e intuizione che nessun panzer può ottenere e che nessuna cantera può insegnare. Il fratello Simone tale e quale, non riesce a giocare nemmeno nel cortile. E lui Filippo, invece...

Esordisce in maglia bianconera con doppietta e vittoria in Supercoppa italiana, vince il primo scudetto segnando una tripletta, gli ultimi di una stagione da 27 goal segnati senza fornire spiegazioni. La notte nel letto, la velina abituata al bisonte si trova davanti il passerotto; finisce che fa godere più Inzaghi di tutta la restante rosa di stalloni.

L’ amore clandestino di Inzaghi che segna come un grande, ma non è grande alla sua gente. Strano popolo gli italiani, amano e nulla sanno del cuore, ammirano chi riesce a farsi da solo ma odiano imparare ciò che non sanno e che non vogliono capire.

Si cade cinque volte e poi alla sesta, ci si rialza. Inzaghi sulla linea del fuorigioco, come in trincea, sempre presente e sempre in movimento, pronto a guadagnare il suo centimetro vitale. Una tortura costante; se lo perdi di vista, fugge, se lo tocchi, si lascia cadere. Un nevrotico, un folle. Simulatore e attore troppo vero di una farsa generale. Allenatori in paranoia totale, perché impossibile è innalzare una barriera tattica all'uomo che vive su confine. Immarcabile Inzaghi, e mai contento, mai. Avido di goal, a ogni goal quell'esplosione di gioia da prima volta.

Il Diavolo capisce che deve portarlo nel suo inferno. Lui entra e segna. Di piede, di testa, di stinco, di chiappa, di collo e di caviglia. Il campo è prato e Inzaghi è un’ape: il goal lo attira come miele. Vede con occhi diversi Inzaghi, geometrie future impercettibili al comune calciatore.

Con 12 goal in Champions League ora è campione d’Europa. 30 goal nella prima stagione a Milano fanno rossonero il suo nuovo cuore. Si rompe, Pippo, ma non si piega, fragile più a dirsi che a recuperarsi, mentre i maligni in poltrona dicono che invecchia in fretta e male. Lui fa orecchie da mercante. Se gli dai mezz’ora, segna in mezz’ora. Se gli dai 10minuti, segna in quei 10. Le occasioni passano e lui le afferra, come un iguana.

Lippi concede mezz’ora nel mondiale di Germania 2006: lui segna.

Finale di Atene, Milan – Liverpool, anno di grazia 2007. Pirlo calcia una punizione velenosa, il portiere segue la palla, Inzaghi sfiora, si fa di vento: la palla cambia rotta, il portiere cade, spiazzato dalla deviazione. Poco dopo è di nuovo magia. Inzaghi brucia il tempo e il tempo si ferma: per una frazione di secondo la difesa si fa burro e Inzaghi il coltello è già oltre, a recuperare la palla in rete. Corre urlando come un ossesso, volo d'un scricciolo troppo leggero ad ogni gabbia. Man of the match in una finale di Champions, riconoscimento di gloria ad una punta che non sapeva calciare bene.

Il resto è storia recente. Superpippo già lo sa e lo ha dichiarato; i commentatori si dimenticheranno di lui in fretta. Allegri, l’acciuga, è il nuovo, e lui ha troppi anni e un contratto pesante. Inzaghi piange dentro: sa che la sua passione non cede al corpo e nulla può di fronte la ragion di Club. Ricorda l’ultima volta che ha messo piede in campo, contro il Catania: ha segnato. Scrive la sua lettera di addio come un amante tradito, nel conflitto fra l'orgoglio del silenzio e dell'amato e la rabbia del rancore e del sofferto.

Allegri faccia quel che vuole, Inzaghi farà quel che può. Stagione 2012 con troppi rancori. Fuori dalla lista Champions e spesso in tribuna in campionato, solo pochi minuti nel tramonto di un Milan che è stato. La festa è finita, gli amici se ne vanno. Ultima giornata di un campionato e di una squadra: a mezz'ora dalla fine, l'Acciuga Allegri gli concede l'ultimo bacio del suo stadio.

Lui è fermo da troppo, e pieno di emozioni dentro. Il tempo scorre. il Milan senza scudetto fa 1-1 in casa col Novara retrocesso. Minuto 82. Seedorf guarda il compagno. Inzaghi è dove è sempre stato, non pensa più, tira d'amore. Goal. Più veloce dei miei tasti, la sua storia infinita con la rete. "Unbreakable", grida il giornalista straniero. E' il goal più strano. Inzaghi non corre, non grida. Il suo viso resta composto, solo un sguardo verso il cielo, da cui piovono lacrime, per che il goal che è stato e non sarà.

San Siro lo applaude. Ovazione onesta, con la gioia perversa che si prova nell'esser tristi.
Perdiamo un campione incredibile, e ci accorgiamo di essere più vecchi, che certe cose non le puoi insegnare e l'erede di Inzaghi non può esistere.
Non era il più bello e non era il più bravo. Forse davvero, solo un uomo fortunato.

Passerà, trascinando con se il suo enorme talento, in ultima chiave nient'altro che quella testardissima volontà vitale, tutta italiana, che gli stranieri e gli idioti ci odiano e ci invidiano. Ci lascia perchè, come ha detto lui, è la vita ed è il momento.

Quello sbagliato, per l'uomo sempre al posto giusto.

In Nazionale

15 commenti:

  1. anonimo sfidante13 maggio 2012 20:12

    Ringrazio ancora il blog perché in questo giorno, quando tutti i mezzi di comunicazione di massa ipocriti celebrano la dipartita di un ipocrita, qua, su Lacrime di Borghetti si dà il giusto spazio al vero campione che oggi se ne va.
    Che dire di Pippo?
    Un giorno, mi correggo, una sera, un ex calciatore ed ex compagno del giocatore piacentino mi fece una confessione. Gli chiesi qual era il segreto di Super Pippo. Non mi riferivo al segreto calcistico ma al segreto scopaiolo. Insomma: non è bello, fisico esile, sgraziato. Denaro? Ok, ma non è che tutti i calciatori trombano come lui, pur avendo un conto corrente simile. Mi rivelò che si trattava di dimensioni. Una rivelazione forse scherzosa (non pensate male: la doccia post partita è rivelatrice in tal senso, e solo quella era la ragione di tale rivelazione). A pensarci bene probabilmente è vero. Non che mi interessi (io e Pippo amiamo la stessa cosa, la passera e, per origini, odiamo la stessa cosa, la Cremonese).
    Oggi, come dicevo, tutti parlano dell'addio di Del Piero. E allora mi preme ricordare un episodio: Venezia, anno non ricordo. 90 e qualcosa. Il veneto non segna da mesi, a parte i soliti rigori. Pippo avanza palla al piede, dribbla il portiere e può appoggiarla al compagno, libero in mezzo l'area. "col cazzo!" grida mentalmente al compagno trevigiano (a quanto pare ne ha ben donde!) e la butta - giustamente - dentro. Egoista, gridano le tv. Fanculo gridai io. Li nacque il mio amore per lui. Il giocatore veneto, come un bambino viziato che piange perché alle elementari il compagno di classe gli soffia via l'amichetta non dimentica: gliel'ha giurata per una colpa che non esiste ma si sa, la classe non è acqua e mentre uno preferisce promuovere acqua schifosa in compagnia di un uccello, l'altro preferisce usare l'uccello per trapanare veline.
    Dio benedica quel giorno! Pippo fa le valigie e viene a Milano, città vicina storicamente e geograficamente a Piacenza e a Crema. Per me doppia goduria! E nel 2003, un mercoledi di maggio, nella perfida albione, giustizia è fatta. Pippo intanto ne scopa una dietra l'altra. Quando la preda molla le difese e mostra un buco, lui penetra: poco importa che si tratti di squadre avversarie sul campo o ragazze conosciute qua e là.
    Per questo, rimarrà sempre il mio idolo. Uno con la faccia da bravo ragazzo ma che non sarebbe da presentare mai nemmeno alla madre perché se questa fosse MILF...
    Grande Pippo! Anzi, SuperPippo.
    Rimarrai sempre un mio idolo, ovunque tu sia. Al bar di Piacenza, come mercoledì, per dare il tuo contributo alla salvezza della società che ti ha lanciato anni fa e che non hai dimenticato, purtroppo avviata a un probabile fallimento. ANche in questo sei grande. Oppure ad esultare di fronte alla tv per una sconfitta della Cremonese. Perché so che lo faresti, tu che hai fatto dell'esultanza una ragione di vita. In fondo, vieni da una terra goduriosa e sai cosa significa il piacere. Io lo so, veniamo dalla stessa terra, in fondo. E di piacere ne hai dato tanti a noi tifosi e ancora di più alle tue tifose. Grazie ancora Pippo.

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  2. Articolo magnifico, sarebbe bello leggerne uno simile anche per gli altri (Nesta su tutti) che oggi lasceranno un vuoto incolmabile in Serie A.

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  3. grande pippo, grande pezzo e grande commento dell'anonimo sfidante...

    devo ammettere che all'inizio inzaghi non l'avevo capito. e pensare che calcisticamente io sono sempre stata una punta alla inzaghi...ricordo quando si parlò che doveva venire alla roma di zeman, ci sembrava un sogno ma c'era anche qualche scettico, poi arrivò bartelt e insomma abbiamo fatto un affare...grazie franco sensi

    dopo però l'amore, nonostante giocasse alla juve mi stava simpatico, al mondiale e all'europeo lo volevo sempre in campo (con totti), al milan l'ho tifato. un giocatore e un personaggio unico. la sua esultanza bambinesca, la sua faccia da schiaffi dopo che gli fischiano un fuorigioco di tre metri resteranno sempre nel nostro immaginario collettivo

    una volta lo vidi da vicino in zona piazza delle coppelle. col cazzo che è esile e gracile. è comunque un cristone di un metro e ottanta. un bellissimo ragazzo peraltro.

    il gol di ieri mi ha emozionato. il solito gol difficile da lui reso facile. ci mancherà.

    ps approfitto, in tema di bomber, per salutare anche van nistelrooy...caro ruud ci vediamo in costa del sol a mangiare acciughe alla brace sulla spiaggia...

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  4. Senza Inzaghi sarà dura.
    Centravanti che ho sempre adorato.
    Sempre in gol, sempre oltre la linea dei difensori. Ho adorato il suo non staccare mai di testa nei contrasti, quel suo innocente "fare ponte".
    Ho Adorato la frase "più che il mio gol conta che la squadra vinca" pronunciata da lui..

    Poi la doppietta contro il Liverpool fino ai gol contro il Real Madrid di Mourinho. Punta vera.

    Spero ci regali un altro anno in provincia.
    Magari a Bologna.

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  5. Grandissimo Inzaghi. Anche lui uno che eccede la volontà fino al parossismo, appariscente quanto può esserlo una freccia durante il viaggio che la porta a centrare il bersaglio, invisibile all'occhio umano. Inzaghi è stato e sarà sempre più e meno di un giocatore di calcio. Il gol stesso, il fruscio della palla che s'insacca in rete prima ancora di essere colpita.

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  6. hai ragione bostero, indimenticabili anche le sue interviste da finto umile, tipo i siparietti con varriale

    varriale: "allora inzaghi, grande gol e grande partita"
    inzaghi: "ma sai, sono contento che la squadra abbia vinto, non era facile oggi contro la moldavia"
    varriale: "ora pippo un'altra partita facile con l'estonia"
    inzaghi: "ma sai, loro comunque hanno dei grandi campioni"...

    in ogni intervista pippo diceva che gli altri avevano dei grandi campioni...

    un must anche la sua pronuncia della parola "coppa", con la "o" chiusissima....

    lasciamoci con un pippo giovane e bello, inquietantemente simile al nostro amico olivo, che non riesce a farsi venire un'idea decente in testa...

    http://www.youtube.com/watch?v=REhr5xDK2gg

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  7. Splendido post.....

    chi esulta in quel modo(solo gioia niente scenette da minchione) dopo qualunque goal(Reggina o Manchester fa lo stesso)...merita di giocare in eterno.....

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  8. anonimo sfidante14 maggio 2012 16:46

    Anche secondo me finirà in provincia e finirà in doppia cifra.
    Ho letto la lettera di addio e, casualmente, scopro che anche lì lui compie un parallelismo tra donne e calcio, sesso e goal. I suoi due chiodi fissi, proprio come nel mio commento. Atene:
    "Il calcio ce l’ha regalata per un solo motivo: io e voi, noi, l’abbiamo voluta così fortemente, così intensamente, che non poteva concedersi."

    Tra l'altro, guardando foto e immagini passate si nota come non sia mai cambiato. Ne ha 39 ma ne dimostra 22 a parte il labbro leporino frutto di uno scontro di gioco e qualche ruga.

    Inzaghi, Boateng, Vieri (per un anno ma ci è passato anche lui), Borriello, Matri (scuola Milan).
    Le veline e le starlette sono certamente tifose rossonere.

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  9. http://www.youtube.com/watch?v=REhr5xDK2gg

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  10. Bellissimo, che fame di calcio e di fica.. un grande italiano da esportazione. Speriamo non vada a ballando con le stelle, ma anche se ci dovesse andare chiaverebbe sicuro la maestra russa di turno.

    l'altra mattina, invece, ho bevuto una spremuta affianco a Simone.. il suo addio è passato sotto silenzio, nonostante i 4 gol in una partita di champions e tanti soldi scuciti a Cragnotti (quindi ai risparmiatori)... posso dirvi che la sua accompagnatrice era veramente di basso profilo...

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  11. @sfidante, quanto a WAGs, non tralascerei Dario Simic, Zambrotta e Aquilani (quest'ultimo sia per la Chillemi sia per la Quattrociocche).

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  12. anonimo sfidante15 maggio 2012 11:45

    @bostero:
    vero, ma per quelli non si tratta di veline. In quel campo, nessuno può vantare una collezione pari a quella di Pippo.
    Anzi, magari la mia è una teoria assurda, però penso che Berlusconi scelga i giocatori anche in base alla quantità/qualità della loro collezione di veline. Vieri è stato premiato per quello. Una sorta di Oscar alla carriera. Al contrario, l'omosessualità non è tollerata: Coco fu cacciato per certi sospetti, ad esempio (e qua avrei un aneddoto che afferma il contrario. In sintesi, una sera ci provò con mia cugina e si beccò un 2 di picche (giuro che è vero). Più altri aneddoti sulla sua sbruffoneria. Anni fa i calciatori vipparoli frequentavano molto un locale della mia cittadina, specie la domenica sera).

    Proprio in base a questa teoria, sono convinto che l'estate ci porterà in dote Balotelli, ad oggi il più grande scopatore del calcio mondiale.

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  13. Hai scritto un articolo meraviglioso, colto, geniale ed emozionante. In poche righe hai riassunto tutto. Grazie di cuore.

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  14. l'ho stimato soprattutto quando ai mondiali del 2006 contro la Repubblica Ceca, al termine di una fuga solitaria ha evitato non solo il portiere ma anche l'onta di una possobile marcatura di barone...

    Janos Boka

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  15. Ho sempre trovato questo articolo bello ma in qualche modo "sbagliato". Forse la parabola di Inzaghi come calciatore termina con l'Inzaghi allenatore. E tutto ciò restituisce il giusto mezzo su un personaggio sgradevole quanto letale in campo ma assolutamente impotente come allenatore. Impotente in termini calcistici sia chiaro. Sarebbe stato meglio per lui continuare a fare il fenomeno a Formentera, invece che invischiarsi nei fasti di una ex squadra, con un ex presidente ed ex giocatori in campo. Per fare juego vertical ci vogliono i giocatori giusti ma soprattutto ci vuole uno con i coglioni come Klopp (che tuttavia senza i giocatori giusti abbiamo visto essere impotente a sua volta).

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