martedì 24 aprile 2012

Guida galattica allo US Soccer #1

Sono in molti a chiedersi se Portland sia una città insolitamente fantastica o una vera schifezza.  Se sia avanguardia o non-luogo.  Per esperienza personale, vi direi che Portland non è niente di speciale, forse apatica non fosse per i Trail Blazers e il Rose Festival.  A sentire Chuck Palahniuk invece - una chicca il suo Portland Souvenir - a Portland dovremmo andarci a vivere.  Senza esitazioni.

Sappiamo che per lungo tempo è stata una città ad altissima percentuale di bianchi (quasi il 98% fino ancora al Dopoguerra), tanto da guadagnarsi il titolo di "whitest big city in the nation", che ha dato i natali a Matt Groening, quello dei Simpson, e che da Portland vengono i Dandy Warhols. Che è città industriale (su tutti, il locale stabilimento della Intel) e che il suo nome viene dal lancio di una monetina.

Forse però non tutti sapevano che Portland ha anche una squadra di calcio. E quindi proprio da Portland, Oregon, parte il viaggio di Lacrime di Borghetti nei meandri del calcio statunitense.

I Portland Timbers nascono ufficialmente nel 1974 a seguito dell'espansione della North American Soccer League.  Più volte sciolta e rifondata (da ultimo, nel 2001), la franchigia milita ora nella Western Conference della Major League Soccer.


La squadra ha come colori sociali il nero ed il verde e come simbolo un'ascia da boscaiolo. Le principali rivalità sono con i Sounders di Seattle ed i Whitecaps di Vancouver. Capitano dei Timbers fino a qualche giorno fa (fino cioè alll'annuncio del ritiro via Twitter) era Ian Joy, classe '83, nativo di San Diego. Miglior marcatore in questa stagione un ragazzino liberiano, Darlington Nagbe, di ruolo centrocampista.

I Timbers, che giocano le partite in casa al Jeld-Wen Field, sono attualmente ultimi nel loro girone.

Timber Jim, nuovo punto di riferimento per Lacrime di Borghetti
Timber Jim è stato per tanti anni la vera anima della tifoseria di Portland. Ad ogni partita entrava in campo brandendo una sega elettrica, neanche fosse un colombiano qualunque appena uscito da un film di Brian De Palma, pronto a sezionare enormi tronchi ad ogni gol della squadra.

Nel 2008 si è ritirato (l'ultima partita contro gli Islanders di Puerto Rico) e la sega è passata a Timber Joey (la cui prima partita come mascot è stata un'amichevole contro la Juventus Primavera).

"Sign for big saw", la frase curiosamente ambigua scelta per lanciare una recente campagna abbonamenti

6 commenti:

  1. Un'amica mia mi ha detto che l'Oregon è una meraviglia. Ti vien voglia di stare là finché non ti consumi, finché il tuo corpo non si fonde con i boschi e il mare. Fuggiamo da Beckham, da Henry, dalle luci tentatrici. Portatemi in Oregon, prima o poi lei verrà. Io so aspettare

    Grandissima rubrica, grazie Bostero

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  2. La "guida" di Palaniuk è geniale e ringrazio Gegen per avermela regalata anni fa. Come tu forse sai io sono un fan di Portland, Oregon, anche se non ci sono mai stato e probabilmente mai ci andrò (troppe ore di volo, non fa per me). Per me il nome "Portland, Oregon" è sempre stato associato ai Pavement, uno dei gruppi che ho più amato in gioventù (cioè fino a qualche mese fa). Mi sembra un posto in cui - la frase è banale - non si può non essere creativi, rigorosamente lo-fi, non si può non uscire tutte le sere, non si può non andare a un sacco di concerti, non si può non fare sesso con tutte le amiche, non si può non inventarsi mille sottoculture. E' quello che penso anche di posti tipo Vigo, Sheffield e Goteborg. Me lo immagino più non-luogo che altro, per riprendere il tuo post. La west coast settentrionale mi sembra affascinante, riprendendo quello che invece dice Vasilj, per questa sua "vastitudine", e per non esserci nulla a parte i boschi e il mare. Se andate a Portland insomma avvisatemi che magari ci vengo.

    Quanto alla squadra, che dire, la maglietta è stupenda, il simbolo fa ridere, e i tifosi mi sembrano suffcientemente folkloristici. Non possiamo che augurarle una pronta rinascita - o forse no, è meglio che rimangono lì dove sono, indie anche nel calcio.

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  3. Grazie Bostero per avermi fatto scoprire Timber Jim il segaiolo.. pensavo che certi personaggi esistessero solo nella fantasia di Nesat, e invece mi accorgo che possono anche essere reali..

    Detto questo, forse il calcio americano è la cosa che odio di più dopo l’America in sé, la musica indie americana e il cinema off americano..

    Ma dopo che ho preso l’ipod sintonizzato su un brano dei Sonic Youth e sono andato a vedere l’ultimo film di Jarmusch, ti prego, fa che quando torno a casa possa avere un’altra puntata della tua guida galattica..

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  5. Quanta stima per il buon Timber Jim......

    la maglia dei Portland Timbers è semplicemente perfetta.........

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