sabato 28 aprile 2012

Literaria. "Le maglie dei campioni". Il coffe table book che stavamo aspettando

Storia, miti e aneddoti sulle divise di 60 squadre leggendarie

Confesso che questo non è il periodo più divertente della mia vita. Anche io, come Pep, "estoy cansado y sin ilusiòn". Eppure, anche in un periodo come questo, accadono quelli che un simpatico libretto (da leggere rigorosamente in piedi in libreria, magari vicino alla cassa) definì ingegnosamente "momenti di trascurabile felicità". La fenomenologia è assai varia: un dritto incrociato ben anticipato capace di rovesciare le sorti di uno scambio, una scatola di wafer Tatranky nella cassetta delle lettere, una spaghettata a casa di Bostero mentre Sergio Ramos tira il rigore decisivo in curva, gli occhi allegri del cane che si aggira per lo scalcinato circolo "I gabbiani", la cinematografica bellezza di Piazza Mancini illuminata dalle luci della sera, l'ultimo disco degli Atlas Sound. Se devo sceglierne uno, di momento, scelgo però - perchè voglio condividerlo con quanta più gente possibile - un libro che è stato dato alle stampe lo scorso autunno e rappresenta il non plus ultra per chiunque, come me, in questi anni di crisi economica e valoriale, abbia la fortuna di godere di due inestimabili privilegi: una stanza in cui dormire e una passione - quella per il calcio - su cui contare in ogni momento.

"Le maglie dei campioni", composto (scritto sarebbe un diminutivo; il libro è una specie di ordinato e sorprendente collage di testi e immagini) da Giorgio Welter, ed edito da Codice Atlantico (una casa editrice che, da loro bellissimo slogan, "crea oggetti editoriali dedicati alle eccezioni culturali", e che peraltro mette in vendita questo libro ad un prezzo davvero accessibile, giusto, leale; se fossi un esponente del ceto medio, uno alla Stramaccioni per intenderci, uno di quelli che "tra mare e montagna preferisco le capitali europee" e "in viaggio mi piace parlare con la gente del posto", utilizzerei una delle loro frasi preferite, e cioè che il libro ha "un ottimo rapporto qualità/prezzo"), lo dico senza mezzi termini, è uno dei più begli oggetti che vi capiterà di toccare, sfogliare, ammirare nel corso della vostra vita. Un libro da portarsi sempre dietro in ogni casa che vi ospiterà, perchè in ogni casa ci sarà un tavolino in salotto, in ogni casa ci si chiederà com'era fatta la maglietta del Chelsea negli anni settanta, in ogni casa le conversazioni finiranno con il ricordare la storia delle divise del Borussia Dortmund, in ogni casa la foto di Billy Bremmer che si fuma una sigaretta dopo la partita susciterà una smorfia vagamente assimilabile ad un sorriso. 
Dopo tanti coffe table book patinati, anche divertenti, tipo quelli firmati Taschen, ma fondamentalmente inutili, eccolo il coffe table book definitivo, l'oggetto di design che unisce estetica e funzione, che riempie le serate. Peraltro non è necessario lasciarlo alla vista sul tavolo del salotto; io, ad esempio, lo tengo sul davanzale della camera da letto, perchè la mattina, la prima cosa che mi piace fare dopo aver tirato su le persiane, approfittando della luce che penetra nell'abitazione, è aprire questo libro a caso, soffermarmi su un dettaglio della maglia indossata da Steve McManaman quando giocava al Liverpool, indugiare sulla grazia della vecchia casacca del Panathinaikos, gustare la bruttezza delle maniche della camiseta del Paris Saint-Germain di metà anni novanta, scoprire la storia della divisa del Goteborg (inizialmente si rifornivano da una specie di MAS locale, tale negozio "Jonsson", che faceva un buon prezzo) o del malva che colora le maglie dell'Anderlecht (omaggio ai paramenti liturgici?).  E' un piacere per gli occhi e per la testa, perchè le foto sono bellissime, suggestive, anche tenere, e le informazioni sono curiose, istruttive, per lo più sconosciute. E poi, dà grande soddisfazione aprire il cassetto dell'armadio in cui tutti noi conserviamo la nostra collezione di maglie da calcio (un giorno bisognerà dedicare un lungo post all'argomento), e scoprirne i segreti nel libro di Giorgio Welter.
Sia chiaro, io (e tutta Lacrime di Borghetti), a differenza delle meglio attrici italiane (al riguardo, addetti ai lavori fanno sapere che le "vere" escort sono molto arrabbiate perchè le prime stanno facendo crollare i prezzi), e a dispetto di quanto possiate pensare, non faccio marchette. E se le faccio, non è mia intenzione farle. E se è mia intenzione farle, lo dico apertamente. Questo libro è davvero un'oasi nel deserto di Sky Sport 24, nonchè una chiara (ri)affermazione che l'editoria non potrà sopravvivere solo in formato digitale. Lo consiglio senza se e senza ma, perchè - insieme all'antologia poetica di Jaime Gil de Biedma e al The Oxford Book of English Verse - è un perfetto candidato per il premio "libro da portare su un'isola deserta", o perlomeno per riempire lo spazio vuoto del tavolo del salotto. Le conversazioni con gli amici ne beneficieranno. Qualche sera fa ho fatto una prova. Alcuni di noi siamo andati a cena in un nuovo american bar (sic) che ha aperto a Roma, nel quartiere Trieste, e io ho portato "Le maglie dei campioni". Per mezz'ora non abbiamo parlato d'altro. Poi sono arrivati gli hamburger, altrimenti avremmo continuato...

(le belle maglie della Roma prima che arrivasse la "Dinastia romana"...)

mercoledì 25 aprile 2012

Alla faccia del ranking UEFA

Thiago Silva
Purtroppo alle volte capita di imbattersi in trasmissioni quali 90esimo minuto.  Non per la trasmissione in sé, sia chiaro, ma per i servizi relativi alla giornata di campionato.
Diciamocelo: in larga parte questa Serie A fa ridere.

Credo che lo scudetto lo vincerà la Juventus e - se si può dire - se lo merita pure. Per fame, per gambe e per attenzione.
Quanto al Milan.. Ibrahimovic maschera troppa mediocrità, tanto che appena si è rotto l'unico altro giocatore di livello (Thiago Silva) la stagione dei rossoneri si è spenta mestamente.

Modibo Diakité
La lotta per il terzo posto si riduce ad un semplice "chi fa meno peggio". La Lazio, causa infortuni, è un'armata brancaleone. L'Udinese ha le pile scariche e paga una stagione iniziata troppo presto. Il Napoli (che gol quello di Hamsik al Lecce) solo da poco ha trovato un minimo di continuità dopo lo sforzo espresso per passare il girone di Champions League. La banda Stramaccioni invece si barcamena tra la posizione in campo di Snejider (finalmente doppietta oggi) e un ciclo finito e mai rinnovabile.

La verità è che Klose ha spostato di troppo gli equilibri. Nel bene (quando giocava) e nel male (ora che pensa - forse pure giustamente - all'Europeo) e che Forlan, Zarate, Pazzini e Milito assieme non fanno una gamba di Eto'o.
Aggiungo poi che Diakité oggi ha vinto il premio più prestigoso: è l'unico che ha perso la testa per un'azione di Morimoto..

Ciò detto, vi dico che ora come ora in difesa a Palermo posso giocare anche io (con tanto di ernia e scarsa forma).  Che Sannino è un grande, tatticamente perfetto. Chiude una grande stagione. Che Jovetic è pronto per una grande e che Giovinco in una grande fa solo tribuna. Infine, che Cosmi - vada come vada - si merita un bell'applauso.

Simon Kjaer
Capitolo AS Roma.
Le chiacchiere sono finite.
Possiamo stare giorni e giorni ancora a parlare di progetti e di pressing a sciame d'ape. Di cambi di mentalità e di giocatori non adatti, perche comprati a mercato quasi chiuso. Di 70 milioni da spendere l'anno prossimo a confronto di realtà (Catania o Borussia Dortmund, prendo due squadre a caso come esempio) che con quelle cifre vincono facile tre Champions di fila.
Il fatto è che il tempo di Lucho è scaduto. Fine dei giochi. Fine del pressing alto e di difese sempre infilate.
Penso che qualsiasi romanista oggi pensi solo a una chisura come si deve o a un bel centrocampo in linea.

Capitolo Bologna.
Bene così. Un altro punticino, forse due ed è fatta. In alcune occasioni si poteva fare addirittura meglio, ma meglio accontentarsi. Bravo Stefano Pioli, che ha preso la squadra in un momento tutt'altro che facile. Santo Diamanti, che ha tolto un pò di castagne dal fuoco.

martedì 24 aprile 2012

Guida galattica allo US Soccer #1

Sono in molti a chiedersi se Portland sia una città insolitamente fantastica o una vera schifezza.  Se sia avanguardia o non-luogo.  Per esperienza personale, vi direi che Portland non è niente di speciale, forse apatica non fosse per i Trail Blazers e il Rose Festival.  A sentire Chuck Palahniuk invece - una chicca il suo Portland Souvenir - a Portland dovremmo andarci a vivere.  Senza esitazioni.

Sappiamo che per lungo tempo è stata una città ad altissima percentuale di bianchi (quasi il 98% fino ancora al Dopoguerra), tanto da guadagnarsi il titolo di "whitest big city in the nation", che ha dato i natali a Matt Groening, quello dei Simpson, e che da Portland vengono i Dandy Warhols. Che è città industriale (su tutti, il locale stabilimento della Intel) e che il suo nome viene dal lancio di una monetina.

Forse però non tutti sapevano che Portland ha anche una squadra di calcio. E quindi proprio da Portland, Oregon, parte il viaggio di Lacrime di Borghetti nei meandri del calcio statunitense.

I Portland Timbers nascono ufficialmente nel 1974 a seguito dell'espansione della North American Soccer League.  Più volte sciolta e rifondata (da ultimo, nel 2001), la franchigia milita ora nella Western Conference della Major League Soccer.


La squadra ha come colori sociali il nero ed il verde e come simbolo un'ascia da boscaiolo. Le principali rivalità sono con i Sounders di Seattle ed i Whitecaps di Vancouver. Capitano dei Timbers fino a qualche giorno fa (fino cioè alll'annuncio del ritiro via Twitter) era Ian Joy, classe '83, nativo di San Diego. Miglior marcatore in questa stagione un ragazzino liberiano, Darlington Nagbe, di ruolo centrocampista.

I Timbers, che giocano le partite in casa al Jeld-Wen Field, sono attualmente ultimi nel loro girone.

Timber Jim, nuovo punto di riferimento per Lacrime di Borghetti
Timber Jim è stato per tanti anni la vera anima della tifoseria di Portland. Ad ogni partita entrava in campo brandendo una sega elettrica, neanche fosse un colombiano qualunque appena uscito da un film di Brian De Palma, pronto a sezionare enormi tronchi ad ogni gol della squadra.

Nel 2008 si è ritirato (l'ultima partita contro gli Islanders di Puerto Rico) e la sega è passata a Timber Joey (la cui prima partita come mascot è stata un'amichevole contro la Juventus Primavera).

"Sign for big saw", la frase curiosamente ambigua scelta per lanciare una recente campagna abbonamenti

mercoledì 18 aprile 2012

LAMENTO PER LA MORTE DI CARLO PETRINI

Friedrich Wilhelm Nietzsche
Nulla sa dell’amore chi non è stato costretto a disprezzare ciò che ama.

Capitava che avevo vent’anni ed ebbro di rhum e libertà pensavo che un’occasione lasciata, dopotutto, è irrimediabilmente persa.
Pensavo che nulla torna e nulla è per sempre. Per troppe notti, nessun tempo per i rimpianti, poi una di troppo, il suo amore gettato sul letto, io in lacrime e così patetico per un’ora buona, come un bambino, senza alcuna liberazione, soffrivo.

Carlo Petrini, calciatore, uomo di merda e scrittore, uomo d’amore e di sconfitta, uomo che ha amato e perso lacrime, certo moltissime, e occasioni, certo moltissime. Centravanti si nasce e dopotutto non è detto sia gran fortuna. In area di rigore, il compiuto mai abbandona. Prima velocissimo si ha. Poi si fa moviola. L’errore diventa fatale, la fortuna talento. Bisogna farsi vuoti, per fare i centravanti. La gioia del bomber si mangia la gioia del terzino. Egocentrico è spesso il modo più gentile con cui appellare l’egoista. Il centravanti è l’uno per ruolo e l’altro per natura. Le riflessioni, servono poco. Nel dubbio, para il portiere.

Carlo Petrini
Carlo Petrini prometteva bene. Attaccante di serie A, dal Genoa al Torino fino al Milan di Rocco e alla Roma di Liedholm. Infortuni, dolori, amori e dissapori. Storie già letta e già sentita, di testa di mulo che non sfonda ma nemmeno va poi male, fino alla maglia rossoblù, in una bellissimamente torbida Bologna 1980, anno fatale dello scandalo scommesse in cui Petrini annega e risorge fenice incompiuta e redentrice. Dopo tre anni di squalifica le ultime canzoni nelle piazze deserte di Savona e Rapallo.E’ un uomo finito. Non si chiama Paolo Rossi e il calcio, in gran segreto, lo guarda anche il Papa.

Non resta che vendere la Porsche e improvvisare affari, imparando dai furbi la furbizia fino a scoprirsi fesso in mano a debiti e usurai.

Né essere, né nulla, il fu Carlo Petrini lascia e va a fuggire. Un uomo in meno, doppio e solo nel desiderio: di dimenticare, ed essere dimenticato. Il nascondino dura poco. Il figlio del fu Carlo Petrini si ammala di tumore e di tumore muore senza il conforto del padre. Un vita se ne va e nascono poesie nel fango del Dio Pallone, opera prima di una fine, come la rovesciata improvvisa che si stampa sul palo negli ultimi minuti di una partita già persa.
Il Dio Pallone dirà di lui: un barbone, un poverino, un disperato, un “dai lascialo perdere”. Povero pazzo da panchina.

Scrive Petrini la sua valanga di merda contro il Calcio, e cosa nasce dalla merda è cosa nota. Sputa Petrini la sua bestemmia, invocazione disperata al proprio Dio affinché punisca, e così punendo torni a manifestare il Verbo. I suoi errori, quelli voluti e quelli subiti, il doping, le scommesse, la miseria morale, le troie, il denaro. Viaggio al termine della Partita e dei lunghi tempi supplementari. Ma Petrini è un uomo e il Calcio è un Dio. Milioni di fedeli e centinaia di Chiese. Cosa importa al Dio Pallone delle miserie di un uomo. Cosa al gregge, della pecora nera?
Petrini si scopre malato dello stesso tumore che ha ucciso suo figlio. Miraggi. Si crede di perdere l’innocenza quando si compie il peccato e invece l’innocenza non è mai stata. Quando si perde, allora del perduto si ha ricordo e l’ innocenza si inventa, per dire cosa prima non era e avremmo voluto che fosse. Il calcio scommesse del 1980, peccato impossibile dell’ Italia Calcistica venduta vergine per maggior prezzo di puttana. In cuor di molti, l’ Eden pallonaro non è mai finito. La Casa chiusa è ancora aperta. Adamo mangia mele cedendo alle proposte di un serpente generoso. Era in un loft, gli altri più grandi lì con me sul divano nella stanzetta a parte, a far filosofia del culo e del calcio fra una sniffata e una vodka. – ma guarda che Shevchenko è gay!- mi dice lui, al tempo modello presso rinomata agenzia milanese. Io argomentavo sulla cessione dello Sheva al Chelsea come un qualsiasi contadinello cresciuto a pane e gazzetta. – ma lascia perdere! – diceva il modello – lo prende da uno che lavora con me. Sua moglie s’è rotta il cazzo e se lo porta a Londra, almeno li separa!

La storia va avanti, ricca di dettagli che ometto in base a un forse non del tutto sincero “infondo chi se ne frega”. Anni dopo avrei riletto la stessa storia in uno degli ultimi viscidi libri di Petrini. Buffa coincidenza o prova della verità? Due indizi, al mio paese. Il Petrini morente. Sesso sesso e soltanto sesso. Scopate omosessuali e puttane. Il cazzo di Coco e di Nani. Ronaldo, il Fenomeno, che si piscia a letto ogni notte, come quel cretino di Carletto, di cui rimando a nota canzonetta. Infondo chi se ne frega. Infondo non è nulla di nuovo. Infondo si scandalizza chi non conosce la realtà. E dunque cos’era questo Petrini? Un rancoroso, meravigliosamente senza maglia e senza bandiera. Una vendetta vivente lacerata e corrosiva. Ma andiamo, che c'è dignità pure nel raccontare la rogna, se è questione di salvarsi la pelle. Si può, di fronte la morte, pure capire, questo Petrini che innamorato dell’ Odio odia contro il Calcio e contro il Calciatore suo gemello e prossimo.

Scrive Carlo Petrini, il tema delle elementari dal titolo "Il Calcio è sporco" che colpisce e fa storcere il naso, perchè dai bambini vorremmo leggere solo le favole. Le belle favole dei libri bestseller dei Gattuso e degli Ibrahimovic, dove tutto avviene per virtù dell'editor o di altro spirito santo, e la confezione è perfetta: il sacrificio è premiato e i buoni sono ben distinti dai cattivi, la buona novella di sport è servita. Il doping è peperoncino e la cacca cioccolata. Pura et illibata è la vulva del Campionato, sebbene faccia gnocchi col sedere e con la bocca nodi complicati.
Petrini è uno scrittore ed è giusto scriverlo. Anche se poi, quel libro, non l'ha scritto lui. Non importa. Scrittori si è nell'odio accecante che è l’origine di ogni scrittura. Si fa il patto con la Morte venuta a bussare: visto che sei qui, prima di andare ti racconto un po’ le sconcezze della Vita. Letteratura e malattia. Parole per curare, al di là del bene e del male, la carogna di Carlo decomposta e innamorata, a noi offerta per sfamarci come iene, che iene siamo, e vogliamo ridere mentre scanniamo il pasto freddo . Ogni confessore, sia anche confessato, visto che siete qui lettori per adulare il Calcio, sappiate che Petrini il Giuda non ha mentito mai e mai ha tradito altri che il suo Dio. Che colpa ha, se non poteva non farlo?

Tradire Dio è un miracolo al contrario.

Così parlò Petrini.
Il Calciatore suicidato, sul caso Bergamini. L' indagine è oggi riaperta,vedi Ris di Messina e perizie annesse.
Così parlò del doping prima del doping, e degli scandali, anticipati e mai cessati, recenti e quotidiani, di zingari e Doni, di Moggi e pasticciacci brutti vari.
E poi c’è la mediocrità morale, il Campione ridicolizzato. E la reazione del pallonaro, spesso tifoso e dunque a cavallo fra l’innamorato il credente, altrettanto ridicola.
Cosa vuole questo Petrini qua, che ci racconta a fare? Scopre l’acqua calda che però ci scotta le mani, Carlo Petrini. L’indignazione è omessa, per l’altarino scoperchiato. Importa se Sheva è gay? Forse che sì forse che no, mon hypocrite lecteur. E' una sottile questione fra etica, estetica e seduta dal parrucchiere in settimana.
Merda, questo volevamo mangiare. Perdere l’innocenza per innalzare crocifissi e intonare messe. Perdere il Dio Pallone e poi spaventati, correre a negare, rafforzando la fiducia nella sua Chiesa, unica manifestazione, ipocrita e criminale, del primo credo calcistico perduto. Salvare il rito, sacrificando il Sacro. Questo è lo scandalo mai perdonato dal Petrini. Essere stato più Vangelo che eresia, essere più traditore che pentito, più profeta che mercante. Troveremo ancora pecore nere e ne faremo agnelli sacrificali. Troveremo angeli deficenti e ne faremo diavolacci. Il Paradiso del Dio Pallone non deve conoscere fango e non deve conoscere tregua.

Vorrei l’infinita rabbia di Carlo Petrini sparsa come sale sul terreno, affinchè muoia l’erba e torni lo sterrato. Vorrei dire che Carlo Petrini è morto e neanche il Calcio sta molto bene.

Emozioni p.. #4


Tra acquedotti, tubisterie e maiali tatuati non ci capiamo più nulla. In ogni caso, come sempre vi rendiamo partecipi delle ricerche che vi portano a Lacrime di Borghetti e a Tubo Nero.

Fusione scudetto Napoli-Inter;   C^(- x^2 + 1) / (1 - x^2);   Acquedotto porno;   Ceci tubisteria branco;   Attrice porno che lavora nella realtà anche in ricevitoria;    Collant voyeur;    Baffo adolescienziale;    Dr Hubner porno;    Album dollari figurine;    Come pulire il pisellino;    Antimafia messicana Cruz;    Chiara tette Garbatella;   Menaye Donkor è incinta?;   Giulianova girls;    Sesso con cognate;    Carattere e sentimenti Capitano Zurlo;   Giorgione vecchia;   Lo zio di Brooklyn i nani;    Anderlecht Sun zu;    Bianconi giù le mani dal Pupone;    Tacchi alti di rame viola;    Doppia diagonale tubisteria;    Pesce portiere;   Contatti professore di libro d'oro Valencia;    Culi tosti e rotondi;   Maschi con hot culotte;    Acciughe Parma tre nani;    Equatoriale porno;    Aprire una serratura vecchia;    Cotiche maiale tattooo;    Portiere deforme;    Benedetta dei porno;   Amour et rage scacchi;   Cartoline picchiare rivale.

Si ricorda che le ricerche più indecenti, volgari o imperdonabili non vengono pubblicate.  Anzi, cogliamo l'occasione per chiedere ad alcuni di voi un minimo di contegno.
Povera bestia

venerdì 13 aprile 2012

LIBERTADORES 2012

Tragedie annunciate, grandi sorprese e gironi al limite dell'illegale quanto a noia. Anche quest'anno la Copa Libertadores, arrivata al giro di boa, non si fa mancare nulla.

Grupo 1 - Il The Strongest scivola in casa del Juan Aurich (già eliminato) lasciandosi sfuggire un'occasione d'oro per agganciare il Santos in vetta alla classifica. Non tutto è perduto, ma all'ultima giornata i boliviani tanto cari a Gegen dovranno far visita proprio alla squadra di Neymar (a quota 4 reti nella competizione). L'Internacional, che vive una stagione a fasi alterne, andrà  invece a Chiclayo con l'obbligo di far bottino pieno.

Classifica alla 5a giornata: Santos Futebol Clube (BRA) 10, Sport Club Internacional de Porto Alegre (BRA) 8, Club The Strongest (BOL) 7, Club Juan Aurich de la Victoria (PER) 3.

Grupo 2 - La prima grande sorpresa della Libertadores di quest'anno: è fuori il Flamengo di Ronaldinho e Vagner Love. Passano il turno il Lanus, guidato da un ottimo Pavone e l'Emelec. Decisivo lo scontro alla penultima giornata tra ecuadoriani e Fla, deciso da una doppietta di Figueroa, fino a quel momento mai decisivo. Eliminato anche l'Olimpia, ma con onore.

Classifica finale: Club Atlético Lanús (ARG) 10, Club Sport Emelec (ECU) 9, Clube de Regatas do Flamengo (BRA) 8, Club Olimpia de Asunción (PAR) 7.

Grupo 3 - Mentre l'Union Espanola del bomber Emanuel Herrera è già qualificata alla Tabla Final e lo Junior eliminato, Bolivar e Catolica si giocano tutto all'ultima. Boliviani in teoria favoriti perché si gioca a La Paz e hanno a disposizione due risultati su tre. Tuttavia, di questi tempi mai fare troppo affidamento sulle boliviane in Libertadores, sarebbe come puntare tutto su un'italiana in Europa League.

Classifica alla 5a giornata: Club Unión Española (CHI) 10, Club Bolivar (BOL) 7, Club Deportivo Universidad Católica (CHI) 6, Corporación Deportiva Popular Junior (COL) 4.



Grupo 4 - Un grande Boca. Vince 2 a 0 (Dario Cvitanich - mio nuovo idolo - e Juan Sánchez Miño, da tenere d'occhio, El Pickle, classe '90) in casa della Flu e strappa la qualificazione dalle mani dell'Arsenal. Male lo Zamora, non all'altezza delle altre del girone e molto bene la Fluminense, che segna poco ma subisce meno.

Classifica alla 5a giornata: Fluminense Football Club (BRA) 12, Club Atlético Boca Juniors (ARG) 10, Arsenal Fútbol Club (ARG) 6, Zamora Fútbol Club (VEN) 1.
Juan Sánchez Miño dopo il gol alla Fluminense
Grupo 5 - Il buon vecchio Alvaro Recoba, subentrato in tutte le partite giocate dal Nacional, poco ha potuto contro l'incapacità cronica della squadra uruguaiana di andare in rete. Troppo distanti Libertad (sai mai che sia l'anno buono per i paraguaiani..) e Vasco da Gama (Alecsandro è una certezza). Come ormai abitudine, male l'Alianza Lima, non rivelatasi "pessimo cliente cui far visita" come avevo pronosticato.

Classifica finale: Club Libertad (PAR) 13, Club de Regatas Vasco da Gama (BRA) 13, Club Nacional de Football (URU) 6, Alianza Lima (PER) 3.

Grupo 6 - Forse il girone più noioso. Dominio Corinthians e Tachira e Nacional non al livello. La spunta come seconda la Cruz Azul, che trova i tanti gol de la Chuletita Javier Orozco e una difesa che tiene quando più serve.

Classifica alla 5a giornata: Sport Club Corinthians Paulista (BRA) 11, Club Deportivo Social y Cultural Cruz Azul (MEX) 8,Club Nacional de Asuncion (PAR) 4, Deportivo Táchira Fútbol Club (VEN) 3.

Grupo 7 - Tutto si può dire, ma non che il Velez non sia negli ultimi anni una squadra da Libertadores. Semifinale l'anno scorso, Ottavi due anni fa e ancora Tabla Final quest'anno. C'è da dire che la resistenza agli argentini è stata molto timida. Non ha evidentemente ingranato il progetto giovani del Guadalajara: i messicani sono ultimi e solo un miracolo (vittoria larga contro il Quito e sconfitta del Defensor col Velez già qualificato) potrebbe salvarla. Forse mi giocherei la qualificazione degli uruguaiani.

Classifica alla 5a giornata: Club Atlético Vélez Sársfield (ARG) 12, Sociedad Deportivo Quito (ECU) 7, Defensor Sporting Club (URU) 6, Club Deportivo Guadalajara (MEX) 4.

Chica Tombera
Grupo 8 - In buona sintesi, è esploso Dorlan Mauricio Pabón (non lo conoscevo, confesso), classe '88 dell'Atletico Nacional. E i colombiani grazie alle reti dell'attuale capocannoniere hanno preso a pallonate tutti. Il Panterone del Penarol invece non è mai entrato in forma. Gli uruguaiani, finalisti l'anno scorso chiudono tragicamente ultimi, un punto, 2 gol segnati e 11 subiti. Seconda passa l'Universidad di un altro ragazzetto classe '88: Junior Fernandes. Il Godoy Cruz ancora non si capisce.

Classifica alla 5a giornata: Corporación Deportiva Atlético Nacional (COL) 11, Club Universidad de Chile (CHI) 10, Club Deportivo Godoy Cruz Antonio Tomba (ARG) 5, Club Atlético Peñarol (URU) 1.

martedì 10 aprile 2012

Due o tre banalità sul campionato

Amauri, facci vincere l'Europeo!
Nella settimana in cui piangiamo Giorgio Chinaglia (su cui aspettiamo l'obituary di qualcuno più laziale di me, e su cui è imprescindibile la lettura di questo storico, magnifico libro) e soprattutto il grande campione scozzese di freccette Jocky Wilson (personaggio leggendario, grazie Gegen per avermelo fatto conoscere, è già nell'Olimpo dei miei miti), volevo dire due o tre banalità sul nostro campionato e forse anche su quelli altrui.

Trovo giusto che il Milan abbia perso in casa contro la Fiorentina, perchè non si può pensare di vincere un campionato (anche questo?) solo grazie ai rigori dubbi che ti sbloccano le partite a metà del primo tempo. Questo orologio biologico che incombe su San Siro, vero e proprio "killeraggio arbitrale" (per citare le stesse parole utilizzate - in maniera ineccepibile e sacrosanta - dai milanisti su questo blog per parlare della sconfitta di Barcellona), è riuscito a rendermi digeribile anche l'idea che sia la Juventus (tertium non datur) a proclamarsi campione d'Italia (nonostante l'odio viscerale che provo per la squadra di Torino e per tutto quello che le attiene, compresi i miei amici). Se c'è una squadra che in questo campionato ha offerto qualcosa di nuovo, perlomeno nella gestione del gruppo, nella determinazione di vincere, nella volontà di potenza su tutti i campi, questa è - mi dispiace dirlo - la creatura di quel simpaticone di Antonio Conte. Dirò che provo invidia quando vedo la sua squadra imporre il proprio ritmo anche in trasferta; quando vedo il suo turn-over gradito ai giocatori; quando vedo due terzini che sanno crossare e anche difendere; quando vedo che i suoi tifosi non hanno mai provato il sapore amaro della sconfitta; quando vedo una coppia di attaccanti che si capisce che scopa una cifra (nella mia personale classifica delle coppie gol "troppo belli", Matri-Borriello sono al numero uno, seguiti da Pinilla-Ibarbo e Totti-Osvaldo. Ultimi, per distacco, Mascara-Caracciolo). Dirò che - al netto di un favoritismo ambientale arbitrale che è comunque inestirpabile - la Juventus si merita questo scudetto molto più del Milan, e alla fine lo otterrà, con un gol di Marco Borriello - the first and the last - all'ultima giornata.

In realtà, tutta questa inutile premessa partiva dal gol vittoria della Fiorentina siglato da Amauri, di cui volevo parlare. Secondo me, il bomber italo-brasiliano (così scrivono sui giornali) farà un finale di stagione pirotecnico, roba da finire in doppia cifra. Da qui la mia profezia: Amauri sarà il centravanti dell'Italia ai prossimi Europei. Sembrano lontani anni luce i giorni in cui il paese si divideva sulla questione oriundi, proprio partendo dal caso Amauri; oggi come oggi il sosia di Gesù non giocherebbe neanche nella nazionale del Lichtenstein, avesse un nonno originario anche di quel cantone (probabilmente ce l'ha); eppure guardatevi intorno e troverete che la mia intuizione non è sballata. Chi sono infatti gli attaccanti azzurri che Prandelli dovrebbe portarsi in Polonia e Ucraina? Balotelli si è tirato fuori da solo; Rossi non gioca da un anno; Destro è acerbo; Osvaldo è una pippa; Borriello non segna da un'amichevole estiva del Milan contro i Glasgow Rangers; Giovinco non lo fanno passare alla frontiera; Gilardino ha avuto un esaurimento nervoso; Pazzini fa panchina a Zarate; Miccoli non è convocabile; Pellissier è troppo una scommessa; Di Natale non è mai decisivo quando conta; Iaquinta è morto; Floccari - vabbè, ci siamo capiti. Insieme a Matri, Quagliarella e Borini, rimane una casella libera per un centravanti di peso, esperienza e gol. Dai Amauri, lancia la volata e convinci Prandelli! Io sono con te. Llorente ci fa una pippa.

(A proposito di Fernando Llorente. Il gol con cui ha sbloccato (e risolto) la partita contro il Siviglia è di rara bellezza. Peccato non ci sia su YouTube. Lo so che un normale gol di testa alla Llorente, ma in Italia ormai quasi non si vedono più gol così, col centravanti che taglia sul primo palo e incorna sotto la traversa. Dev'essere un movimento che non insegnano più nelle scuole-calcio)

Non fosse stato per la Roma (per una volta vi risparmio le lacrime giallorosse), la lotta per la retrocessione sarebbe già bella che finita, e invece il Lecce ha ancora qualche chance di salvarsi (ma a discapito di chi?). E' un peccato perchè, arrivati a questo punto della stagione, la bagarre della parte destra della classifica è ciò che più mi avvince. Traggo alcune conclusioni. Il Cesena ha fatto il passo più lungo della gamba e ben le sta (fermo restando che, nonostante quello che tu dici, caro Nesat, a Cesena si scopa e noi lo dimostreremo l'ultima di campionato, invadendo con le nostre figure il lungomare che non esiste e le piadinerie del centro storico che neanche esiste). Nel campionato italiano non si vince con le figurine (Mutu, Santana, Iaquinta) ma con i giocatori veri (Bradley, Portanova, Nainggolan). Il Novara al contrario aveva fatto il mercato perfetto, assicurandosi una coppia gol che, almeno sulla carta, garantiva una salvezza tranquilla: in questo senso, Morimoto-Granoche sono meglio di un assegno circolare. Non capisco dove abbia fallito il piano (cito il titolo di un pezzo della Gazzetta dello Sport dello scorso 28 luglio: "Morimoto-Granoche, che coppia. Attacco nuovo, Novara sogna"). Il Lecce forse paga la mancanza di derby (a proposito: la pagina che si è aperta a Bari è davvero brutta, forse un giorno dovremo entrarci anche noi). Le altre squadre si equivalgono, ma una ha un giocatore in più: Pinilla. Probabilmente il centravanti più figo del campionato. Se la smettesse di farsi espellere per delle cazzate, potrebbe portare i sardi in Europa. Oriundizziamo lui e sacrifichiamo quella sega di Amauri?

Una postilla sulla Spagna. Sarò un dietrologo, ma non credo che dietro questo calo del Real Madrid (sei punti persi in quattro partite) ci sia solamente una spiegazione tecnica. Con il rischio che il prossimo (l'ennesimo, ma forse neanche l'ultimo, considerando la possibile finale Champions - che palle cazzo) clàsico diventasse attraente come un Novara-Cesena di fine stagione, a causa del divario incolmabile di dieci punti, secondo me la Federazione spagnola, i giornali sportivi, le radio e le due società si sono sedute a tavolino e hanno programmato la messa in scena. In questo modo, la partita (mi pare si giochi tra un paio di settimane) riacquista valore, tensione, incertezza, decisività - tutto traducibile in dollaroni, yen, rupie, etc. In questo periodo di crisi, per quanto al Mattarello si mangi ancora co' du' scudi, i soldi fanno comodo a tutti. Quindi prevedo che il riavvicinamento avvenuto in queste settimane si confermi per la data del classico (è capace che il Real lasci due punti anche dopodomani al Calderòn, nel derby che l'Atletico non vince da quando avevo ancora i baffetti preadolescenziali, ma poi il Barça ricambierebbe il favore), e poi prevedo una partita modesta, tanto non vige la formula del soddisfatti o rimborsati. Un classico uno a uno (che sia un pari è un semplice corollario della mia teoria) modello Ruben Sosa risponde al rigore di Rudi Voller (con botta finale da distanza siderale di Piacentini che finisce alta di quindici metri ma il pubblico fa comunque "ooooh").

Penso di aver detto sufficienti banalità. Per restare in tema, ora vi saluto che scappo sul set del film di Woody Allen (peccato per il titolo melenso "To Rome with love", avrebbe dovuto leggere LB e chiamarlo "A mountain of puntarelle") a suonare il mandolino mentre mangio la pizza con la mozzarella filante e dico "bellissima" alle passanti facendo un grosso schiocco con le mani...sapete, interpreto il ruolo di un portiere in the piazzetta di Trevi very nice...

giovedì 5 aprile 2012

Le piccole storie #1: il Corinthian-Casuals Football Club

Raccolgo la suggestione di Vasilj, ha ragione, basta perdere tempo - anche noi - a parlare del Barcellona, di Messi, dei rigori, della Champions League. Riportiamo l'attenzione sulle storie che contano. Le piccole storie, belle come i sabati mattina con il sole e i giornali sotto braccio, alla ricerca di una panchina libera dietro la Galleria Borghese; belle come il passante di rovescio tirato alle sette di sera nel circolo sul Lungotevere, con un cane dietro la ringhiera, e nessun altro ad apprezzarlo; belle come la rivista spagnola Panenka, dove ho trovato queste storie, note a margine del calcio che conta.

Vi parlerò dapprima dei Corinthian-Casuals. Ma andiamo con ordine.

Al principio fu il Corinthians. Era il 1882. Alla neonata Football Association cercavano una squadra che potesse opporsi agli odiati scozzesi a livello internazionale, e presso gli uffici londinesi di Paternoster Row un pomeriggio nacque il club. Il nome ellenico è un mistero, se non fosse per quel richiamo al "man of fashion and pleasure" che cattura bene l'ideologia del club. Di fatto stava nascendo una squadra di veri e propri dandy. I giocatori di questa storica compagine inglese, infatti, hanno sempre e solo giocato per piacere. L'estetica prima di tutto. Amateur fino al midollo, questi Michi Panero (l'intellettuale dilettante madrilegno, lo scrittore senza aver scritto una riga, il dandy della movida) del pallone all'inizio della loro lunga storia si rifiutavano di partecipare a competizioni ufficiali e si vestivano solo di bianco. Lo prevedeva addirittura l'atto di costituzione. 

Racconta la leggenda che erano dei veri fanatici del fair-play. Addirittura disprezzavano i calci di rigore perchè era un modo codardo di segnare, al punto che li tiravano apposta fuori.

Ciò non impedì al Corinthians di riempire la nazionale inglese di inizio secolo con i suoi giocatori. La prima partita ufficiale venne giocata solo nell 1900, in occasione del Sheriff of London Shield. Ma intendiamoci: dietro c'era una ragione nobile, perchè era un evento di beneficenza (sebbene poi quel premio sia diventato, negli anni, l'attuale Community Shield). Il Corinthians giocò contro l'Aston Villa, freschi campioni della Football League, e vinsero per 2 a 1, sollevando il loro primo trofeo. Quattro anni dopo rifilarono 11 gol (a 3) al Manchester United, la sconfitta ancora oggi (ci credo) più larga mai subita dai Red Devils. Per la cronaca, il "ritorno" di quel match si giocò cento anni dopo, e nel 2004 gli uomini di Ferguson si imposero 3 a 1. Se la matematica non è un'opinione, il turno l'ha passato il Corinthians...

La fama dei bianchi superò ben presto le scogliere di Dover. Se il Real Madrid, dal 1902, indossa la sua veste immacolata, c'è un motivo...Non solo. In quegli anni, il Corinthians esportò il suo calcio pulito, goliardico e bohemien anche in America. Del sud. Ma lì ci eravate già arrivati. In occasione di un tour in Brasile (anche se oggi sembra assurdo, il calcio in Brasile l'hanno inventato gli inglesi, all'inizio era uno sport per bianchi aristocratici, finchè arrivò il Flamengo - ma questa è tutta un'altra storia), era il 1910, i dilettanti londinesi, oltre a rifilare 10 gol al Fluminense e 8 al Sao Paulo, ispirarono la creazione di un club locale, che venne chiamato proprio SC Corinthians Paulista. I due club rimangono ancora molto legati.

Nel 1939 il Corinthians inglese si fuse con un'altra storica squadra amateur, i Causals, fondata nel 1883, che a livello calcistico aveva sempre fatto piuttosto schifo (il maggiore successo fu la vittoria in FA Amateur Cup nel 1936; in finale sconfissero 2 a 0 l'Ilford in un replay giocato ad Upton Park), ma condivideva la stessa ideologia - estetica ed etica - del Corinthians.

Non so spiegarvi bene la traiettoria della squadra dal '39 ad oggi. Un po' non l'ho capita e un po' non mi sembra interessante. Soprattutto mi sono perso. Posso dirvi che ha sempre giocato in leghe dilettantistiche e o semi-dilettantische minori dai nomi molto evocativi, tipo Isthmian League, Spartan Premier League, Suburban League South, London Intermediate Cup, Combined Counties League, Ryman League (campionato vinto nel 2009 anche dal Croydon Athletic, e ho detto tutto caro Zio), che più che nomi di campionati di calcio sembrano nomi di gruppi di appassionati di cultura classica nei college di Oxford....E' stata espulsa dalla Isthmian League perchè non aveva un proprio stadio di riferimento e girava di campo in campo: i nomi sono bellissimi e mi piace riportarli tutti: Richmond Road, Kingstonian 1945-46; Polytechnic Ground, Chiswick 1946-50; The Oval 1950-63; Champion Hill, Dulwich Hamlet 1963-68; Sandy Lane, Tooting & Mitcham 1968-83;Molesey 1983-84; Wimbledon Park 1984-86; Molesey 1986-88. Un home ground fisso lo trovò solo nel 1988, quando si fuse con il derelitto Tolworth FC, accaparrandosi le sue strutture e il suo prestigioso stadio con annesso bar, il King George Fields, nel sobborgo londinese di Tolworth, dove tutt'oggi gioca. E' stata invitata in Brasile per fare, tipo i Beatles, il Corinthian-Casuals Tour Of Brazil, dove venne accolta dal compianto Socrates, e dove per la prima volta giocò con una maglietta non bianca - ma cioccolato e rosa, i colori attuali (che poi erano i vecchi colori del Casuals FC). La stagione scorsa ha finalmente alzato un nuovo trofeo dopo 57 anni, il memorabile Surrey Senior Cup, dopo aver battuto in finale il Leatherhead per 2 a 0 al Gander Green Lane.

Oggi il Corinthian-Casuals è impelagato in qualche battaglia per la retrocessione tra l'ottavo e il nono scalino del sistema calcistico inglese. Rimane la migliore, quanto a piazzamento, tra le squadre amateur - i suoi giocatori non solo non sono stipendiati, ma non hanno neanche un rimborso spese per le trasferte - di tutto il Regno Unito. La crisi però si fa sentire. Le finanze sono quelle che sono. Soprattutto perchè nessuno beve più come prima al bar dello stadio, e questo fa una grossa differenza alla fine del mese. Si va avanti a donazioni. Ma alla fine chi se ne importa: quello che più conta, alla faccia di tutto il calcio moderno, è che lo statuto, all'articolo 1, continua a parlar chiaro: 

The Club shall be called the Corinthian-Casuals Football Club (the Club).


Its’ aims are to promote fair play and sportsmanship, to play competitive football at the highest level possible whilst remaining strictly amateur and retaining the ideals of the Corinthian and the Casuals Football Clubs.

mercoledì 4 aprile 2012

Esquina Blaugrana


Ha un bel da lamentarsi il Milan. Non c'è che dire. Ha un bel da scrivere la stampa che i rossoneri escono a testa alta.
La verità è che il rigore (dubbio, per carità) assegnato al Barcellona rende tuttto molto - troppo - semplice. Perchè una giustificazione del genere fa estremamente comodo, specie se neanche sei sceso in campo.

Il punto è proprio questo: su 360 minuti totali in stagione, il Milan è stato in partita per un quarto d'ora.

Ieri sera ho visto un buon Barcellona, non ottimo ma in grado di giocare una partita con poche sbavature. La difesa a tre non mi convince ancora del tutto, ma ieri sera è stata sufficiente. Necessario Cuenca al posto di Sanchez nel momento in cui decidi di giocare con Fabregas punta centrale. Fondamentale Xavi anche se acciaccato.
Di fronte una squadra al limite dell'impresentabile. Due-ripartenze-due e una marea di falli, mai un timido tentativo di far gioco.
Seedorf e Robinho spenti, Ibrahimovic concentrato solo a fare a sportellate e Ambrosini sempre in ritardo.
Insomma, credo che al di là del rigore (che comunque ancora non pareggia quanto negato al Barcellona all'andata) Allegri abbia molto a cui pensare.

Rispondendo ai vari sondaggi in rete.. se non fosse stato concesso il rigore.. il Milan avrebbe passato il turno?.. cliccherei un bel "No". Non scherziamo. Il gap tra le italiane (il calcio italiano) e le big d'Europa in questo momento è incolmabile. Vuoi per i fatturati, vuoi per l'unfair play economico o semplicemente per i nomi in campo. Il gap tra Barcellona e Milan, poi, è mostruoso.

Detto ciò, mi sembra che questo Barcellona sia ora come ora una spanna sotto rispetto a Real Madrid e Bayern Monaco.
La squadra di Mou ha prenotato la Decima e rimane strafavorita. I tedeschi sono entrati in forma nel momento giusto e giocano un calcio prepotente (col Marsiglia è stata una passeggiata).
Sarà con ogni probabilità Real-Barca la finale. Non solo per il campo, ma soprattutto perchè - a Manchester United fuori dai giochi -  venderebbe tantissimo. Perchè sarebbe il massimo, sia per la competizione che per le TV.