lunedì 19 marzo 2012

BARCA-BAYER 7-1 : SONO APPARSO A MARADONA.

Vada bene, Lui è un mostro.

Ne ha fatti cinque in una partita di Champions e finirà col farne sei. Lionel Messi è una macchina da calcio implacabile. Statistiche alla mano, praticamente il miglior calciatore di sempre. Lo sanno tutti. Lo riconoscono anche i più agguerriti avversari.

Non che sbaglino, i pallonari - forse da salotto - a tingere di lirica, certo un pò sciatta, la vulgata mediatica sul Messi-a del momento, riconoscendo nella Pulce sì Grande Verbo.

Certo nei bar-sport dall'aria stantia, c'è chi cade sbronzo birra dopo birra, guardando sullo schermo piatto della tv l'ennesima goleada del Barca. Ci si ritrova incantati, accanto alle vecchie monadi, a guardare le foto polverose di Diego appesa alle pareti.

Si lo ammetto, è successo anche a me. Accadeva Barcellona-Leverkusen nel pub strapieno di catalani in overdose di trionfi. Lì, sepolto dagli "olè" della folla esaltata, ero solo. Loro, le masse adulanti del reich di Guardiola, sono abituati allo stravincere. Il loro gioco è così perfettamente, che alla fine non è più gioco. In parole altre: lo spettacolo accumula talmente in perfezione, da non lasciare spazio a quelle frattura del reale in cui si infilano a maturare in sentimento le emozioni. Io, loro, e non un'emozione. Osservo Messi fare 5 incredibili goal e non provo nulla, solo un voltarmi a dire "ne ha fatto un altro", poi un sorriso e la mano sulla fronte. Senza capire il perchè, sentirsi sottratto alla Celebrazione di un campione.

C'è una vaga idea del gioco che fu dietro le sue imprese epocali. C'è il veleno inebriante del dribbling, il cioccolato dolce del tocco sotto che solleva la palla. C'è il vento dell'impresa. Eppure quei cinque goal di Messi, non suscitano in me la percezione della Storia.

Leo Messi è già nel tempo. Si parlerà del calcio nel Duemila con il suo nome scritto al centro. Si dirà che è la normalità del Genio.

Appunto.

Messi è quello che il tempo ha prodotto con previsione e progetto, un prodigio allevato con cura e coccolato per essere il migliore. Dietro di lui, la scia di cadaveri dei talenti mancati, quelli che fallirono e furono persi. Prototipi e tentativi di una realizzazione promessa. Il Mito di Messi, in una mitopoiesi perfetta: il ragazzo malato che non può pagarsi le cure. I sacrifici, l'impegno, la Causa. Messi ha una storia da raccontare che affascina i papà e i figlioletti scolari. Una buona novella, impressa in quel viso grossolano ma infantile. Il viso del Fenomeno assoluto - e quindi tristemente conclusivo - dell'epopea calcistica. Il coronamento di un'evoluzione in cui la velocità, la tecnica e il rigore tattico si fondono in una dinamica impeccabile. Come banalmente viene ripetuto, Messi è un calciatore da Playstation.

Purtroppo, in questo prodotto, non trovo nulla di autenticamente stupefacente, se lo stupore è per definizione improvvisa conoscenza dell'imprevisto e dell'imprevedibile, da Messi, appunto, ci aspettiamo il tutto che abbiamo voluto, chiesto, e infine realizzato.

Serviva, un Campione così, e muoverà certo oceani di entusiasmo.

Le mie invece, sono solo birre di troppo, straparlo ed è tutto un lamento di tedeschi poi finiti ad applaudire il loro boia con quella sportività post-atomica che sussegue alle umiliazioni imposte da chi è manifestamente il Più Forte.
Nessuna reazione, oltre all'applauso, è concessa alle vittime del Barcellona.
Come indigeni al cospetto della forza fatta Dio, dopo il tornado, ci si inginocchia al Totem implorando fratellanza.

No, non ero lì a inginocchiarmi di gioia per l'ennesimo ciclone-Messi. Ero a terra, fra le cicche spente.

Così si appare a Maradona.

Vi è, come diceva un Tale, una nostalgia delle cose che mai ebbero cominciamento.

Così Maradona - che mai ho avuto modo di vedere dal vero - è per sempre ultra-terreno, dunque Divino. Se Messi è la tecnica, Maradona è l' alchimia: ignorante, egli crede di poter compiere Miracoli, e in questa consapevolezza, realizza il ferro in oro, perché ignaro della fisica.
Incosciente del suo essere, Maradona  - basso, tozzo, grasso  - non supera i suoi difetti fisici con la razionalità della Cura, ma semplicemente, li ignora.

Maradona è così l'allegria del Popolo, se nella sua ingenuità, vi è la stessa sostanza della gente.
Non vi è diversità dell'esistenza fra Maradona e i bambini che indossano la sua maglia nei campi sterrati: il prodigio è lo stesso.
Loro, i bambini, indossando la maglia di Diego, si credono, follemente, Diego.
Così Diego stesso, un giorno credendosi Maradona, ha sospeso la realtà, finendo con l'essere per sempre il più Grande, contro ogni regola e ogni verità.

Come un barbone, scaldo il mio cuore calcistico bruciando le statistiche al caminetto delle emozioni.
Considerare la velocità del calcio moderno. Considerare i successi raggiunti. Contare i goal, gli assist, i dribbling, le giocate, le coppe e gli scudetti. La rapidità di esecuzione. Tutto questo è l'arrosto: si può, al limite, senz'altro bruciare.

Impossibile è bruciare il fumo. Il fumo delle cose, che sono le cose stesse, ravvicinate al Cielo.

Perchè Maradona faceva i pallonetti certo come Messi, ma li muoveva nell'aria mai per necessità, forse solo per denigrare il portiere, lì annullato dal miracolo compiuto, e poi scappare via, come un monello, a godere i baci delle sue curve amate, matrigne e puttanesche, in ogni Sud del mondo.

La palla era il dettaglio, l'arte era la leggerezza.

Maradona non ha mai saputo di essere, ma credeva di esistere. I suoi palleggi, svogliati e birichini, dicevano ai comprimari della squadra l'unica principesca verità che abbia saputo dire: Io sono io (voi non siete un cazzo).

Aveva, Diego, un gran da fare per dilapidare quel che un Dio senz'altro ingiusto dona a l' Unico e nega ai tutti. Pensava, Diego, dopo una punizione sopraffina o l'assist regalato al brocco, nel piccolo passo compiuto verso il Cielo, a come barattarlo in fretta sulla bilancia di un più saporito peccato notturno.

Non voleva il Paradiso Diego, e nemmeno l' Inferno.Nella vita, mica per colpa sua, c'era rimasto incastrato, e pure quella gli è sempre stata stretta, come la maglia del Siviglia a fine carriera.

Arrivò, fra i creduloni, nell'orgia calcistica degli anni ottanta, come l' imprevisto che nessuno potrà più essere dopo di Lui. La sua più perfetta sintesi, non era l'evento-Vittoria, dettaglio infondo in sé trascurabile. La Vittoria - questo si - era per Diego solo il passaggio intermedio necessario per informare l'aria della sua febbre di allegria.

Bambino perfetto Diego, voleva tutto e il calcio diventò il gioco attraverso cui rappresentare al mondo i suoi capricci.
Maradona è stato così lo sberleffo e lo stupore. Il 10 perfetto, il Pibe.
Messi, già perso fra le righe, solo il primo della classe.

Riparlerò di lui, quando saprà essere questo.

29 commenti:

  1. Post splendido, e alcune frasi ancor di più.

    Proprio l'altra sera, dopo la terribile, e in qualche modo inevitabile, eliminazione del Napoli contro il Chelsea, pensavo che tutti gli acclamatori di Messi (che è sensazionale) avrebbero dovuto vedere quella partita per capire cosa è stato Maradona.
    A mio modo di vedere, il Napoli non ha giocato male: non è stato, per dire, preso a pallate come il Milan con l'Arsenal nel primo tempo. Si certo, ci sono state delle disattenzioni individuali, inesperienza, timore, tutto quello che si vuole.
    Ma al di là di queste sbavature, minuto dopo minuto, si avvertiva (almeno credo) una fatalità, un destino ineluttabile e banale che stava ancora una volta per compiersi. Destino che accomuna molte squadre (in Italia, per esempio, tutte tranne tre, più o meno).

    Maradona è stato ciò che poteva impedire (e talora, anche se non sempre, ha impedito) questo epilogo, invertendo il corso della storia e del buon senso.
    E' stato, come emerge bene dal post, Maradona: tutti gli altri possono al limite essere i più forti.

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  2. Sono infinitamente d'accordo con te. E' un anno che aspetto di leggere questo articolo, l'hai scritto in tempo, che sollievo! Non si può aggiungere nulla, solo far eco alle tue parole: queste sì davvero emozionanti (altro che Messi!) pur nell'esigenza della tua lezione. Spero nessuno abbia più a confondere il genio con il talento con il rischio di far passare certe "trovate" per fenomeni divini.

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  3. http://vasilijivanovic.wordpress.com/2012/03/09/contro-lionel-messi/

    Mi sono già espresso in tema.

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  4. D’accordissimo sulla tesi di fondo Giò.. E splendido post con bellissimi momenti bukowskiani.. D’accordo su come descrivi Messi.. il freddo e frigido figlio in provetta di un progetto industriale di campione, che sembra uscito da una fabbrica della Ruhr o da un sogno malato di Steve Jobs piuttosto che dal caotico ventre della grande madre meticcia..

    Meno su come descrivi il Pibe.. Diego era bambino non perché prediligesse l’Io, unico parametro di conoscenza a discapito dell’altro.. ma perché al contrario non sapeva cosa fosse l’Io.. Intorno a lui c’erano solo tanti bambini che volevano divertirsi con lui e in quel momento diventavano lui, e lui era tutti i bambini che si divertivano.. Mai una sua punizione fu per denigrare il portiere avversario, ma per farlo gioire.. Mai Diego disse io sono io... bensì io sono tu e lui e loro e tu sei me e lui e noi siamo tutto..

    Messi è una puerile idea platonica di perfezione cui tende l’individuo solitario, la finta gioia dell’infanzia negata agli schiavi al tempo della tecnocrazia molecolarizzata.. Maradona il desiderio immanente alla moltitudine che gioca e danza, la meravigliosa gioia del bambino che è tutti gli esseri umani allo stesso tempo.. Todos estamos el Diego..

    Ps. Il Napoli contro il Chelsea (come il Milan all’Emirates) doveva prenderne sei entro il novantesimo.. altro che sfortuna.. Questo Napoli sta a quello degli anni ’80 come i Parioli delle smart stanno a quelli delle giardinette..

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  5. Chi descrive Messi in questa maniera o lo fa per ignoranza o per invidia .
    Messi ha ottenuto il massimo dal minimo e a differenza di Maradona ha avuto l'intelligenza necessaria per non rovinare tutto.
    Quanto livore trasuda da questo blog!

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    1. Chi scorge ignoranza o invidia in questo magnifico post sul pibe,e non contro messi, non afferra la poesia del calcio.nessun livore contro il piccolo lionel,che a dodici anni aveva il suo bel pallone Nike e si allenava nei campi della cantera blaugrana e non su strade polverose con una palla di stracci ( a proposito di minimo e massimo ). Soltanto la consapevolezza che per essere il più grande non e' sufficiente diventare il più forte

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  6. un post splendido, che dovrebbe mettere fine per sempre all'orrida pantomima delle figurine affiancate di Messi e Diego, usanza tipica di Gazzetta.it e affini. E poi la canzone Maradò Maradò è totale, grazie.

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  7. Bellissimo articolo!le ultime righe sintetizzano perfettamente la differenza tra questi due campioni..con Diego che sarà sempre una spanna più in alto

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  8. C'è poco da aggiungere. Complimenti.

    Collettivo Mauro Repetto

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  9. Premessi il benvenuto a Giò come collaboratore di questo blog e i complimenti per la cura nello scrivere il post, vorrei capire qual'è, secondo voi, il punto.

    Cioè, mi state dicendo che Messi e Maradona non possono essere paragonati perchè capaci di produrre differenti emozioni (e solo quelle prodotte dal secondo degne di essere considerate come dono del più grande)?
    Che mai Leo potrà bramare un posto assegnato in eterno? Va bene. Contesti differenti, ma ci può stare. Fosse per me non accosterei proprio i nomi, in nessun caso.

    Quello che non capisco però delle vostre considerazioni è cosa desiderate allora quando vi mettete davanti alla TV. Se uno gioca a calcio e basta non trasmette quello che volete vi venga trasmesso, in altre parole?

    (Non prendete la mia una difesa di Messi, per carità. Ma solo come una domanda)

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  10. Una chiave di lettura che potrebbe ammantare la storia di Messi di un minimo di letterarietà e umanità è per me questa: nonostante quello che ci dice Caressa (che Messi ama giocare a pallone come un bambino che non vuole mai tornare a casa dal campetto), sarebbe bello se Leo, appesi gli scarpini al chiodo, ci regalasse un memoriale in cui confessa, come Andrè Agassi nel suo "Open" (che consiglio), che lui in realtà ODIA il calcio, ha sempre ODIATO giocare a calcio, ha sempe ODIATO i genitori che l'hanno costretto a diventare un campione e ha sempre ODIATO il Barcellona per averlo trasformato in un fenomeno da baraccone. Le loro due storie - campioni in provetta, ragazzini la cui infanzia è stata sacrificata dai genitori per il loro benessere - in fondo si assomigliano. Secondo me Messi non hai mai scelto di diventare un fuoriclasse; e in questo si assomiglia a Maradona, un altro che fuoriclasse ci è diventato, ci si è ritrovato, meglio.

    Enormi poi sono le differenze caratteriali. Sarebbe interessante capire se Messi è davvero autistico, come dicono in giro, tant'è che non rilascia mai un'intervista, non si incazza quando gli fanno fallo, non esulta. Anche quello potrebbe dotarlo di quell'epica che gli manca, un'epica minimalista alla Rain Man, alla Strano caso del cane ucciso a mezzanotte...

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  11. @Bostero.. Credo che il punto, del post e dei commenti, sia un atto di resistenza (non) violenta al parallelismo giornalistico/pubblicitario (c’è differenza?) imperante.. Sottolineare che c’è differenza tra macchina e uomo, ragione e sentimenti, tecnica e amore.. e che la maggior parte preferisce i secondi.. e segue il calcio per questi..

    Personalmente quando mi siedo davanti alla tv desidero vedere Robinho che ne mette a sedere quindici e poi deposita la palla a lato.. Le Tisser che entra in campo ubriaco.. Gascoigne che rutta.. Cantona che picchia un tifoso.. Inzaghi che segna di stinco in fuorigioco il gol del 8-0 ed esulta come un ossesso.. Miccoli che segna tre gol uno più bello dell’altro e la sua squadra che ne piglia quattro..

    Stando al Barca.. come ebbi a scrivere.. Messi è gli occhi di una bella ragazza, ma Xavi ne è il meraviglioso culo.. e limitarsi ad ammirare gli occhi senza essere in grado di adorare il culo è peccato mortale che preclude ogni paradiso..

    @Dionigi Il parallelo Messi-Dustin Hoffman è geniale..

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  12. @Bostero: ottima domanda. E' vero, forse non è sufficiente vedere giocare a calcio nella maniera migliore possibile. Quando vedo il Barcellona (non me ne volere), pur essendone ammirato, spero sempre che perda, perché vorrebbe dire, in linea di massima, che qualcuno ha compiuto un'impresa, abbia fatto un magheggio, sia andato oltre i propri limiti, ed è questo che io cerco quando vedo una partita.

    Per riprendere il parallelismo di Dionigi con il tennis (hai ragione, è un gran libro Open), posso aggiungere che forse è così anche con altri sport. Per me, ad esempio, Messi e il Barcellona fanno abbastanza il paio con Federer. Sono il top. Ma se l'altra sera a Indian Wells avesse vinto il dinoccolato bombarolo Isner, infinitamente inferiore, avrei davvero avuto i brividi alla schiena.

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  13. Però a Federer, caro Arturo, dobbiamo riconoscere l'attenuante dell'estetica. Mi spiego. Federer svolge una missione che va al di là del gioco: deve evitare che la generazione attuale di giovani tennisti (facciamo dagli 8 ai 16 anni) inizi a giocare come Nadal, come Djokovic, etc. etc., pensando che tutto si risolve nella corsa, nei muscoli e nel rovescio a due mani. Finchè Federer gioca (e vince), coltiviamo la speranza che qualcun altro, oltre a Gasquet, segua, le sue orme, e ci regali altri dieci anni di respiro. Federer è un ultimo baluardo di bellezza, eleganza e intelligenza in uno sport che, a differenza del calcio, vive proprio di questi tre elementi (bellezza, eleganza e intelligenza). Noi potrem(m)o sopravvivere se nel prossimo decennio non ci fosse nessun Messi sui campi di calcio; difficilmente senza un Federer (e, bada bene, che Isner mi sta simpatico, ed è un bene che ci siano sempre frombolieri così, alla Rusedski).

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  14. Complimenti per il post. Condivido tutto. Maradona di un altro pianeta... irraggiungibile... Nima

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  15. Ragazzi, sono Giò, vi ringrazio per le belle parole, quanto al resto ho già detto tutto il mio dicibile. ;-)

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  16. Dionigi, per la verità, ferma restando la mia non emendabile avversità per Nad e Djok, non è che io sia troppo convinto che il tennis viva dei tre elementi che tu dici, almeno nella misura in cui non ci vivono anche tutti gli altri sport. D'altra parte, bellezza ed eleganza sono concetti che riempiono la propaganda barcellonesca, stigmatizzata nel post e nei commenti.

    Per me il tennis è soprattutto varietà, e l'assioma (non tuo, ma molto frequente) per cui solo in Federer si condensa la bellezza del tennis mi pare molto riduttivo. Per tornare a Open, Agassi aveva un tempo sulla palla mostruoso, la Graf un dritto che era un marchio di fabbrica; oggi c'è il rovescio di Wawrinka, il tocco di Nalbandian, il genio folle di Tsonga, il servizio di Isner, e chissà quanto potrei andare avanti.

    Onestamente, della bellezza didattica, imperialista e di buoni sentimenti, sento di non sentire alcun bisogno. In questo il post di Giò è magistrale, proprio perché coglie lo scarto che esiste non solo tra Messi e Maradona, ma tra due visioni del mondo.

    Così, tanto per continuare questi gustosi parallelismi, Maradona mi sembra un Gasquet a cui è riuscito l'impossibile, non un Federer o un Messi, per cui tutto è possibile (e di qui quel pizzico di noia, per dirla coi Cccp, o con Califano, a seconda dei gusti).

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  17. Che dirti, è anche così...ma per me la santissima trinità del tennis è:
    - l'eleganza di un completo bianco
    - la bellezza di un rovescio lungolinea ad una mano
    - l'intelligenza di sapere che colpo fare (forte, lento, col top spin, in back, incrociato, lob, tagli).
    A tennis ho vinto con avversari molto più forti di me e perso con altri molto più deboli di me (forza e debolezza nel senso letterale - muscolare - dei termini), solo grazie a queste caratteristiche. Federer non è il più forte, nè il più resistente, nè il più agile, nè il più geniale, è semplicemente bello ed elegante da vedere, oltre che tremendamente intelligente. Gli mancano le palle, quello sì, ma è un altro discorso.

    Non riesco quindi a seguirti sul parallelismo Messi-Federer, non tanto perchè non possa/voglia trovare i punti in comune di cui parli, quanto perchè ritengo che calcio e tennis siano sport completamente diversi, che richiedono qualità completamente diverse, e vanno valutati secondo criteri completamente diversi. Solo con la bellezza, l'eleganza e l'intelligenza un calciatore, e una squadra di calcio, non va da nessuna parte - al massimo può fare una grande mezz'ora a Bologna...Un abbraccio in attesa di sfidarti al meglio dei cinque set

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  18. Vorrei comunque sottolineare il commento del primo anonimo.

    Non capirò mai che bisogno c'è di fare gli uligani per i calciatori.

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  19. in un blog in cui peraltro l'unica cosa che trasuda - e abbondantemente - è il borghetti...

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  20. Meriterebbe una riflessione anche la deriva del Borghetti allo stadio, perchè "non c'è più il Borghetti di una volta"..

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  21. Moacir Bastos Tuta21 marzo 2012 11:59

    soffia in questi commenti un vento di demagogia, di beppegrillismo e di rivolta da due soldi: stiamo tutti in cerchio su internet a convincerci che si può discutere Messi, piano piano ci pare persino una buona idea, e nobile perdipiù.

    sono sofismi, per lo più, e risuonano più con la parte peggiore di noi (quella che ci faceva dire che l'assistente che ci ha bocciato era stronzo, che la ragazza che ci ha tradito era troia, che l'amico che ha fatto carriera era raccomandato etc etc) che con il lodevole coraggio di guardare alle nostre miserie e apprezzare le altrui virtù.

    Sono entrambe caratteristiche (troppo) umane, quindi non mi spiace l'elevazione di Maradona a simbolo universale della fragilità e pro-memoria imperituro della magnificenza dell'uomo.

    Però la quasi totalità di questo post l'avrei approvata volentieri se riferita a Cristiano Ronaldo (lui sì uno che a Football manager avrebbe tutti 20, la perfezione non perfettibile), non a quel tappo di Messi che ultimamente per mero sfizio fa quasi tutti i gol con lo scavino.

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  22. Ma perché chi vuole difendere Messi non spiega come e perché la Pulce gli faccia venire orgasmi multipli mentre invece con Diego nemmeno gli tirava? Perché non siete in grado di dirci il motivo per cui Messi sarebbe il supremo.. e invece sapete solo dire che non vi piace la forma in cui abbiamo detto che Maradona è meglio?

    Forse perché Messi può piacere solo per sottrazione, per antitesi o, ancor peggio, per dogma.. come l’idea platonica o dio.. Ecco l’ennesimo motivo per cui ha rotto il cazzo..

    Invece Cristiano Ronaldo.. con le sue imperfezioni, i suoi atteggiamenti cafoni, la sua antipatia, i suoi moti di stizza, la sua omosessualità ostentata.. con il fatto che da ragazzino il fenomeno non era lui ma Quaresma.. che a Manchester gli hanno detto che si vinceva anche senza di lui.. che a Madrid si vince indipendentemente da lui.. che il pallone d’oro lo piglia sempre quell’altro.. ecco che è il vero fenomeno contemporaneo.. Il più forte di tutti, una spanna sopra il resto (tranne Robinho..)

    PS. Ieri ennesimo record di Messi, miglior marcatore della storia del Bologna.. Che palle!

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  23. Moacir Bastos Tuta21 marzo 2012 15:44

    mah, a rigor di buon senso l'onere della prova incomberebbe su chi vuol dimostrare una cosa non ovvia (in questo caso, che Maradona è da preferirsi a chi è più forte di lui).

    ma non è un dibattito interessante. mi limito a derubricare i panegirici Diegarmando>Lionel al genere dei commenti di cui fa parte "come cucina la mia mamma nessuno chef al mondo," cioè le fesserie mantenute in buona fede, e pertanto né perniciose né discutibili, da difendere a suon di sofismi e para-dialettiche fideistiche.

    mi interessa di più l'accostamento con il povero Cristiano Ronaldo, superato nella classifica pichichi - a suon di pallonetti - nonostante abbia da solo segnato più di metà delle squadre della Liga, inclusi Villareal, Sevilla e Betis. tutta la mia simpatia va a lui, di certo non sa più cosa inventarsi.

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  24. Messi nella guerra tra argentina e inghilterra per le malvinas sarebbe sicuramente stato dalla parte della Corona...

    Il suo grande errore? non aver preso la cittadinanza spagnola e giocato con la nazionale iberica.

    Messi segna il passaggio dal calcio delle nazioni, delle nazionali e dei nazionalismi a quello delle corporation. Lui è l'uomo del calcio come industria multinazionale, plasmata ad immagine e somiglianza della nike e della coca-cola. Non ha individualità, vive e opera sotto l'egida dei marchi che indossa e incarna. Per questo con la nazionale sparisce

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  25. Non ho visto giocare Maradona negli anni d'oro più di tanto. Me lo ricordo bene a Italia 90 e ad USA 94. Il resto, sono video su Youtube e speciali di Sfide.

    Ciò detto, provo immenso piacere nel vedere giocare Messi. Godo per come rende semplice qualsiasi azione o giocata. Godo per come è parte del gioco del Barcellona.

    Per rispondermi, quando mi siedo davanti alla TV spero di vedere giocare un buon calcio. Che sia quello del Chelsea di Hiddink, del Napoli a Manchester, della Roma a Bologna o del Barcellona e di Messi la maggior parte delle volte che scendono in campo. E poco male se Messi o Xavi o Iniesta fuori dal campo non vivono di eccessi. Poco male se ogni giorno si allenano. Poco male se non giocano alla sedia del dentista.
    Non è necessario l'eccesso a farmi godere.

    Altre due cose:
    (i) io farei il parallelo Nadal-C Ronaldo. E' Ronaldo il vero campione in provetta. L'Ivan Drago del calcio moderno;
    (ii) bello il refuso alla fine del tuo commento, Zio. Forse un pò troppo bello. In molti saremmo già usciti di testa.

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  26. però che gol che ha fatto messi ieri sera contro il granada, li ho visti prima...dei numeri da non credere, 234 reti a 24 anni...neanche quando imbrogliavo a scudetto 2 riuscivo a far segnare tanto i miei giocatori

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  27. intanto complimenti e benvenuto a Giò......ho già scritto un post su questo argomento...quello che dovevo dire l ho detto......più o meno è anche il mio pensiero....

    "Quanto livore trasuda da questo blog!"
    ......per me il commento più bello di sempre.

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  28. Blog molto letterario e ricco di spunti, anche se non capisco la necessità nè la pretesa di confrontare due campioni definendo per forza la superiorità dell'uno sull'altro. Mi sembra di percepire la passione per l'idea poetica di Maradona, artista tormentato, sempre in lotta contro tutti e contro sé stesso e i propri demoni.
    E questo lo posso capire benissimo, essendo abbastanza vecchio da aver vissuto con coscienza gli anni d'oro di Maradona.
    Non condivido però questo voler sminuire Messi, come se fosse un robot, un talento transgenico. Anzi!
    Secondo me è un talento pazzesco, senza un fisico da palestrato in un epoca dove invece sembra (sembrava!) essere un requisito indispensabile.
    Io godo nel vedere Messi e il Barca, per le giocate dei singoli (Xavi meriterebbe un pallone d'oro!) e per il modo di giocare della squadra, di imporre un'idea, di avere un'idea. Il Barca è x me un antidoto a un calcio dove tutte le squadre giocano, ma ben poche fanno gioco.
    Forse il peccato di Messi e quello di averci abituato troppo bene: che fare tutti quei gol in pallonetto rende forse + facile quel gesto?
    Cosa c'entra poi il fatto che sia un ragazzo tranquillo e che non faccia di tutto per mandare a puttane la propria carriera? Lo rende meno entusiasmante sul campo di calcio? Questa mi sembra una critica da Ibra, non da amanti dell'arte chiamata calcio.
    La tela di Messi, Maradona, Zidane, Cruijff è il campo e i capolavori che vi hanno disegnato adornano le stanze della mia memoria e non vorrei mai dover sceglierne uno solo. Non avrei altro che una memoria spoglia e disadorna.

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