lunedì 12 marzo 2012

Al norte del norte

Eterno Patxi
Nel fine settimana che resterà alla storia per la tripletta di testa del Bati Larrivey (come mi scrive Bostero, "peccato per quei 6 gol del Napoli che gli hanno rovinato il gran giorno"), mentre i media spagnoli si interessano unicamente alle solite, banali, noiose questioni che riguardano il duello da machos tra Real Madrid e Barcellona (il fallo di mano di Sergio Ramos all'ultimo minuto della partita col Betis, i 32 gol di Ronaldo contro i 30 di Messi, la querelle a distanza tra Pep Guardiola e José Mourinho), ecco che una partita serale giocata nel nord del paese, quindi nella periferia del calcio spagnolo, riaccende in me l'interesse e la stima verso un calcio, e un campionato, che da tre anni sembrava sepolto sotto le macerie di uno stucchevole dualismo da Super Bowl in salsa brava.

Al di là della partita, che è stata - come spesso accade quando si incontrano queste due squadre, non fosse altro perchè è un derby - bella,  vibrante, accesa, e si è conclusa con il meritato successo per 2 a 1 dell'Osasuna sull'Athletic Bilbao (il Reyno de Navarra non è l'Old Trafford...), ma che, solamente per quanto è successo nei minuti di recupero, sarebbe potuta finire in tanti modi diversi, e tutti i diversi risultati sarebbero comunque stati meritati, mi sono reso conto che queste due squadre del nord, con il calcio identitario che praticano sempre uguale stagione dopo stagione, puro genius loci, pur cambiando gli uomini e pur cambiando gli allenatori (Caparròs e Bielsa sono all'opposto, eppure l'Athletic di oggi è lo stesso di ieri, solo un po' più tecnico, come una ragazza che per una sera prova ad uscire con un filo di trucco), rappresentano la vera singolarità del calcio spagnolo, l'unica ragione per cui avere speranza nella Liga del futuro.

Noto cioè che in Spagna, a differenza dell'Italia, le squadre riflettano, nel modo di giocare, nell'attitudine in campo, il carattere della propria città, del proprio popolo, del proprio clima, della propria storia. Pamplona e Bilbao - e così seguendo tutta la costa del mar cantabrico da est a ovest: San Sebastiàn, Santander, Gijòn, La Coruña, Vigo - sono, per tanti versi (senza cadere in facili stereotipi), città spagnole, ma allo stesso tempo sono città profondamente europee, alcune mitteleuropee (l'ordine e l'eleganza asburgiche del capoluogo navarro), altre di impronta britannica. Per le strade di Pamplona e di Bilbao si incontrano uomini dal volto serio, lungo, austero, ossuto, che camminano silenziosi sotto un cielo grigio, davanti a possenti palazzi di cemento e mattoni che devono resistere al vento e alla pioggia. In campo le giocate dell'Osasuna e dell'Athletic sono essenziali, geometriche, le marcature rigorose, l'intensità alta, i cross tesi. E' gente tosta quella del nord della Spagna, di poche parole e amicizie di ferro, che - nel bene e nel male - non ha nulla a che vedere con la gente del sud, con l'Andalusia, che - sulle pagine dei depliant turistici, nel nostro immaginario collettivo - è diventata, per metonimia, la Spagna intera. A Pamplona e Bilbao non splende il sole, no hay siempre fiesta, non si mangia la paella, non si balla il flamenco (solo in Italia siamo riusciti a farlo ballare a Natalia Estrada, in realtà asturiana, come se avessero chiesto al ministro Fornero di ballare la pizzica), e allora ecco che Osasuna e Athletic segnano la propria diversità anche nel calcio, declinando in euskera i canoni del gioco che si pratica nel resto del paese. Prima bisogna salvarsi, ogni anno, e per farlo bisogna correre, sacrificarsi, giocare facile, tenere alta la guardia, non mollare mai, essere pragmatici. Ecco che la lenta agonia del fraseggio a centrocampo (Barcellona, Valencia, Siviglia), la fatalistica ricerca della giocata individuale (Real Madrid, Atletico Madrid, Malaga), vengono reinterpretate al San Mamès e al Reyno de Navarra con la stessa ruvida genialità con cui i grandi chef delle due città hanno trasformato le ruffiane tapas in esaltanti pintxos, partendo - ça va sans dire - dalle materie prime della zona. Mentre tutte le altre squadre si assomigliano, o cercano di assomigliare alle due di testa, ecco che Osasuna e Athletic Bilbao, con le loro qualità a chilometro zero - spigolosità, corsa, linearità, minimalismo, epica - rappresentano il diverso essere di un calcio, oltre che di un paese, più variegato di quello che si vuole far credere.

Probabilmente i giapponesi, gli americani e gli emiri che tifano Barça e Real non si saranno accorti di niente, non avranno neanche visto la partita di stasera, o comunque non l'avranno capita, perchè non ci sono state giocate virtuosistiche, tacchi o dribbling, non ci sono state stelle (i buoni giocatori in campo - Patxi Puñal e Raul Garcia da un lato, Llorente e Muniain dall'altro - non giocano per se stessi, ma sono calati nel contesto come ikurriñe sui balconi del casco viejo), ma stasera secondo me la Spagna ha trovato una via, la famosa terza via, per dare un senso, e un futuro, al proprio calcio, oltre l'esasperante ping-pong tra le merengues e i blaugrana. Questa via passa dal nord, dalla pioggia e dalle industrie pesanti, dall'identità di un unico popolo (questa sera erano più i navarri che giocavano nell'Atleti...) e dall'ermetismo di un'unica lingua, dai ragazzi che praticano la pelota vasca e dagli anziani che agitano la loro txapela, da Mikel Laboa e dai Lisabö (più taglienti del destro di Llorente, più industriali del porto di Pasai Donibane, più spettrali della Croydon tanto amata dallo Zio, vi prego di ascoltarli), dai caffè della plaza del Castillo e dai boschi dipinti, dal conflitto e dal freddo ("Vivo al norte del norte/Hace frío en mi país" cantava Nacho Vegas), e conduce lontano, molto lontano, oltre il mar cantabrico, oltre i confini di una Spagna che, senza la diversità culturale di questa regione, sarebbe condannata ad ospitare un campionato di seconda fascia, scontato, turistico, inutile, finto come un flamenco ballato su RaiTre, come una paella gialla fosforescente mangiata nel centro di Madrid, come i complessi residenziali per stranieri che hanno devastato l'intera, meravigliosa costa mediterranea.

el mar es un olvido, scriveva il poeta

47 commenti:

  1. Da oriundo basco finito per casualità nell'unico altro punto in Italia che abbia qualche affinità con i paesi baschi (il Friuli) sottoscrivo ogni sillaba di questo post.

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  2. Grazie, mi fa piacere. Ma posso chiederti, per mia curiosità, quali sono le affinità tra il Friuli e i paesi baschi? Io non ci sono mai stato in Friuli.

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  3. Pioggia, freddo, mari&monti, forte identità locale, alcoolismo. Il friulano, come il Basco, è una lingua. Anche se il mistero della lingua basca è decisamente più affascinante. Prendiamo due società che apparentemente stanno all'opposto: Udinese e Athletic Club. L'Udinese ha reinterpretato il cambiamento globale post Bosman facendo del friuli la patria del calcio-mondo. Nessuno in Europa spende di più per osservatori (15 mld se non erro). L'athletic ingaggia e tessera solo giocatori baschi, o con parenti diretti baschi (Amorebieta) o che hanno militato nelle giovanili basche. Ci sono due filosofie diverse, dietro. D'altra parte la storia delle due società è diversa. l'Udinese fino a Zico non la conosceva nessuno e ha altalenato serie A e B fino a metà anni '90. Poi qualcosa è cambiato. Ora la realtà Udinese (pochi tifosi e freddi) sta prendendo sempre più piede grazie a questa filosofia. Pozzo, da bravo furlan, pensa solo all'utile, ma i risultati sono la capacità di adattamento anno dopo anno hanno fatto fare alla squadra il salto di qualità. Peccato per Guidolin, un pretino senza coraggio. L'Athletic è una società gloriosa anche se l'ultimo scudetto è datato metà anni '80 se non sbaglio. Non è mai sceso in segunda insieme a Real e Barca (in Italia è rimasta solo l'Inter). La tifoseria, come consuetudo in Spagna, decide delle sorti del club: dalla presidenza, alla decisione referendaria sul tesseramento dei giocatori (nel 2010 il 94% degli azionisti si è detto contrario all'apertura del mercato). Si fa quel che si può, con un seguito fidelizzato e rumorosissimo. Il San Mamès è uno stadio caldissimo. Ma non resisti al calcio moderno se dietro non c'è qualcosa di forte (Piacenza docet). E se nella realizzazione Athletic e Udinese stanno agli antipodi, nella forte idea identitaria si possono ritrovare valori simili.

    Per il resto che dire: chiaro che FVG e Euskal Herria non sono la stessa cosa, ma per chi li ha vissuti entrambi chiamarli casa viene semplice. E' più una questione di 'sentire' che di vera e propria congruità.

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  4. Torniamo insomma al solito discorso, da noi tanto amato, dell'heimat. Belle precisazioni, grazie.

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  5. Riprendendo il commento dell’amico basco/friulano mi vien da pensare che la caratterizzazione geografica del modo di giocare nel nostro campionato, tatticamente esasperato, ci sia altresì.. solo che non riguarda la squadra ma il tecnico che la guida..

    Del tipo.. i friulani Reja e Capello propongono un gioco arcigno modello basco.. i livornesi Allegri e Mazzarri un gioco compatto e di retroguardia impostato sulla struttura piramidale gerarchica del vecchio PCI.. i romagnoli Sacchi e Ancelotti un gioco arioso a tutto campo di chi della vita vuole fagocitare ogni spazio..

    Lascio a Nesat il compito di confutare o meno questa ipotesi con un post sul campionato regionale degli allenatori..

    Ps. Quindi Dionigi, la Navarra è la Croydon di oltremanica?

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  6. Stavo pensando a questo caro Zio...perchè se è vero che anche il Friuli, come i paesi baschi, sono "al norte del norte", è pure vero che l'Udinese non ha sempre giocato, necessariamente, in modo "friulano". Questa chiave degli allenatori è affascinante, soprattutto per le metafore che tiri fuori, ma non regge: in teoria, il territorio dovrebbe condizionare l'allenatore (penso a Caparròs, che più realista del re, nella sua bella e lunga parentesi al San Mamès sembrava più indigeno del rubio de Barakaldo...).

    Volendo ricadere in facili
    stereotipi, mi pare che solo Luis Enrique faccia giocare la Roma alla "romana": una squadra sbruffona, del tipo "semo 'a capitale", però anche simpatica, allegra, generosa (soprattutto con gli attaccanti avversari). La Roma di Luis Enrique è la Roma di Trilussa, del Marchese del Grillo ("io so' io e voi nun siete un cazzo"), di Petrolini (l'autoironia di Gastone...). Era la Roma Capelliana - inquadrata, rigida, precisa - che non c'entrava nulla con la città...

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  7. ps non lo so Zio, ma sono certo che un concerto dei prodigiosi Lisabo nello scenario post-industriale di Croydon ci starebbe benissimo....piuttosto, come dovrebbe giocare una squadra di Croydon? Qual è l'estetica del calcio post-industriale? C'è qualcuno che la pratica? Ci hai mai pensato?

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  8. Dionigi, in questi Lisabo (che non conoscevo) nel pezzo che hai messo ci sento molto del lato più duro e industriale di alcuni gruppi Krautrock tedeschi (Faust, Ash Ra Tempel), perlomeno nel'introduzione...li conosci?

    Onore e simpatia all'Osasuna... anche se speravo in una vittoria biancorossa che avrebbe lanciato l'Athletic al quarto posto.
    Una manifestazione in decomposizione come la Champions League ha bisogno dell'Athletic.. ma se dovesse andare male ricordiamoci che al contrario la grandezza dell'Athletic non ha bisogno della CL.
    Segnalo l'ottimo campionato del Rayo Vallecano, a parte la recente scoppola subita dell'Espanyol.
    Certo che ci sono squadre a metà classifica a 6 punti dalla Champions e a 6 dalla retrocessione...pazzesco.

    Fuori tema: quanto è bella la classifica della Eredivisie?

    Affastellando anche un altro argomento che mi è venuto in mente leggendo il post di Dionigi,vi siete mai posti la domanda del perchè nell'immaginario collettivo degli altri paesi la Spagna viene associata all'Andalusia o comunque al sud? Io risposte non ne trovo.

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  9. Ma perchè quando le agenzie di viaggio di Eindhoven, Norrkoping o Duisburg "vendono" l'Italia ai locali parlano di Pordenone o di Sorrento? Di polenta o pizza? Di grappa o limoncello?

    Perchè mai un inglese dovrebbe prendere l'aereo per andare in un paese affacciato sul mar cantabrico che è uguale in tutto e per tutto al posto da cui è venuto, con la differenza che quando parla non lo capiscono, se può starsene sdraiato al sole di Benalmadena?

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  10. Dionigi, fondiamola la Peña Osasunista. Fondiamola: sede allo Shamrock! Ti prego. Ho bisogno di appassionarmi a qualcosa, è dura vivere di ricordi perché ti hanno rubato la Salernitana. E' dura, non posso guardare in eterno Ago incitato dal "Vestuti" in lacrime in un leggendario Salernitana-Frosinone. Anche ieri ho pianto, mi sono sentito dentro l'Indar Gorri. Guardo l'autografo e la foto con Patxi di quest'estate e mi commuovo.

    E' la riscossa di Euskal Herria che, per uno scherzo del destino, coincide con la riscossa dell'Izquierda Abertzale. Così bistrattata, maltrattata ed isolata ma sempre viva ed affezionata ai valori delle cose. Un po' come Athletic ed Osasuna, piccole rispetto ai Saturno e ad andalusi che sognano solo con gli arabi perché loro di soldi non ne hanno. Piccole ma ancora vive ed orgogliose. Il Malaga in Champions non lo vogliamo.

    Larrivey mito assoluto!

    Sul gioco delle città non commento. La sconfitta del Brescia mi ha rallegrato, mi dispiace solo per Arcari che non se lo meritava

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  11. va bene. ora parlo col mio uomo a pamplona per sapere come dobbiamo fare per affiliarci alla grande famiglia osasunista...

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  12. vasilj, qua ci stanno le informazioni basiche: http://www.osasuna.es/dev/penyas/inscribe

    ho chiesto al mio uomo di mandarmi un modello di atto costitutivo e statuto ufficiale...

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  13. A chi la intitoliamo? Direttamente a Patxi o facciamo un sondaggio su queste pagine?

    Grazie, ti voglio bene

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  14. Grazie Dionigi per i Lisabö, non li conoscevo e mi sono documentato a fondo (qui anche gli altri lavori se volete http://elementaryrevolt.blogspot.com/2011/08/lisabo-complete-discography-1999-2008.html) veramente fighi, e Gaizka ha ragione quando cita il kraut tedesco, si sente un sacco il disagio siderurgico che accomuna i luoghi dell'industria pesante.

    Il nord della spagna è bellissimo, ci sono stato in novembre, approdato a Gijòn (città splendida, oltremodo nordica, quasi da costa olandese volendo) via auto da Saragozza (città orrenda), li ho visto un altro gruppo spagnolo legato a radici musicali teutoniche, i Lüger (http://www.youtube.com/watch?v=Rv9T3i0Pkgw http://luger.bandcamp.com/), che in una Sala Acapulco del Casinò de Asturias hanno spaccato tutto e poi si sono commossi quando a fine concerto gli ho detto che eravamo venuti da Trento (el norte de el norte de Italia, ho detto) per vederli.
    Il giorno dopo ci siamo mangiati una Fabada che abbiamo digerito a natale, circondati da poster dello Sporting.

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  15. Caro Tom, "il disagio siderurgico che accomuna i luoghi dell'industria pesante" è la frase più bella che ho letto su LB dai fasti hollowyani de "la dissolvenza è detour"...

    Se non ricordo male i Lisabö - disco dell'anno (peraltro già il titolo, "Il pozzo degli animali che provano vergogna", fa cagare sotto; peraltro non è neanche facile da trovare in formato fisico) secondo Rockdelux - sono di Irun, pura frontiera, puro capolineo ferroviario, puro estremo industriale di un paese senza industrie. Non sono un grande esperto di krautrock però anche a me hanno subito ricordato i vari Einsturzende, Daf, etc. La violenza elettrica del disco mi ha fatto venire in mente anche i galiziani Triangulo de Amor Bizarro, che però sono molto più adolescenziali e molto meno profondi (un lavandino più che un pozzo). La scena basca comunque è una bomba, se pensi che a 50 km sulla costa c'è Zarautz e il suono DFA dei Delorean...

    Per essere andato apposta 1) a novembre, 2) a Gijòn, 3) a sentire i Luger (sono fighi, evocativi, molto poco madrilegni, ho delle loro canzoni su qualche "recopilatorio" ma non li ho mai sentiti dal vivo) sei ufficialmente uno dei personaggi culturali di riferimento, vicino allo status di idolo.

    Viste tutte queste inquietanti convergenze sotto-culturali e sotto-geografiche, sarebbe divertente incontrarci tutti al prossimo Primavera Sound, o al Sonar, o in qualche festival estivo di seconda fascia, come il Contempopranea in Extremadura o il Sonorama ad Aranda de Duero, o il Paredes de Coura portoghese; io l'anno scorso qualcuno di questi me li sono fatto, quest'estate vorrei ripetere. In caso ci vediamo lì, e brinderemo al disagio siderurgico che ci accomuna...

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  16. sarà che anche qui nel nostro norte c'è il disagio, non siderurgico ma c'è.
    A Gijòn ho visto pure gli ZA! (http://www.youtube.com/watch?v=z5TpI6-PFBU) che non conoscevo ma mi hanno stupito con uno show potentissimo, totalmente improvvisato e sudato, ci hanno lasciato 5 chili come minimo su quel palco.

    i Delorean mi ricordano molto i miei concittadini La Casa Del Mirto, chi in questi mesi stanno cavalcando la scena italiana come un'onda stanca sul tramonto di Zarautz, non li conoscevo, non male neanche loro (sono questi vero? http://www.youtube.com/watch?v=cbbX_p6x9ug&feature=relmfu) anche se personalmente preferisco cose più tragiche, come quelle di prima appunto.

    il primavera sound quest'anno tra l'altro ha un roster assurdo, ma mi suona veramente bene il Contemporanea in Extremadura, non so nulla su chi ci suonerà e su come sia, però mi ispira un sacco.

    La musica dei Luger e dei Lisabo, l'architettura di tutte queste splendide cittadine del norte, la torre basca in mezzo all'area di rigore (Llorente come Ismael Urzaiz) , sono splendidi esempi di questa spagna differente, senza copertine patinate, molto più affascinante anche per questo.

    complimenti per il post, apre squarci che nemmeno quei 4' di recupero avrebbero potuto.

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  17. Una domanda: perché a nessuna squadra italiana di classifica media viene in mente di provare ad acquistare Llorente?

    Perché nemmeno sanno chi sia o perché lui tanto non ci verrebbe, fedele al Norte del Norte?

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  18. Credo che Llorente non si muoverebbe per l'Italia.

    Lo trovo un giocatore molto molto interessante. Farebbe molto bene in un campionato come il nostro.

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  19. detesto la liga...... e solitamente non ho gran simpatia per il Bilbao......non per altro...perchè il tifare Bilbao in Italia l ho sempre visto come una moda...però loco Bielsa è uno dei miei idoli...il suo Cile era una perla....e questo Bilbao incanta.....lo voglio in champions.....
    Llorente in italia?è più da inghilterra....in premier sarebbe perfetto.....

    sul giochino allenatore/città...il Bologna di Pioli mi sembra molto bolognese(anche se Pioli è di parma)....quel noi siam qua tranquilli a fare il nostro dovere...il nostro campionato..e poi.. dal nulla... pam! ti vinco a Milano e Roma...il bolognese lo vedo così.....faccio il nordico preciso...e poi ogni tanto mi lascio andare a terronate......chissà se Bostero è d'accordo....

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  20. Che c'è di strano a vincere a Roma? Cioè, cosa cambia rispetto a vincere a Cagliari o Lecce o Como?

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  21. mettiamo i 'like' tipo faisbuk ai commenti? così posso mettere 'like' al commento di bostero..

    dionigi, intendevo proprio quello, che in italia paradossalmente è la regione di provenienza del tecnico a influenzare la squadra e non viceversa..

    e comunque la miglior musica (basca) rimane sempre lo ska-core dei kortatu..

    http://www.youtube.com/watch?v=XoZBWV4QBcY&feature=related

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  22. non mi pare che cagliari, lecce o como fossero terze in classifica...

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  23. a Roma con questa lazio intendevo....

    e smettila di fare il figo...non sei più la squadra che tremare il mondo fa.....

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  24. Ottima idea la peña, ma non indipendentista.. altrimenti vi mando tutti in Kosovo al confino...

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  25. Scherzi a parte, ma una volta che abbiamo fatto la peña.. poi cosa si fa? cosa fa una peña?

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  26. intanto, ti ci puoi associare, se ne condividi oggetto e finalità. sinceramente non so se tu puoi farne parte bostero, tu tifi barcellona, secondo me quello è un elemento di incompatibilità, visto che la peña è di tifosi dell'osasuna. bisogna approfondire la questione con i vertici societari. dovrai dar prova del tuo attaccamento alla maglietta rojilla...

    quanto al cosa si fa, mi vengono in mente le seguenti cose: bere, guardare le partite dell'osasuna in televisione, farsi uno stendardo, andare a pamplona, vantarsi con gli amici.

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  27. un inferno di birrette da 0.25

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  28. Allora facciamo che non mi associo. Però per le birre non fate gli stronzi.. La birra è elemento condiviso e da condividere.

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  29. è così kalle, un inferno di botellines della keler...

    http://solocervezas.blogspot.com/2009/02/keler-18.html

    bostero, fai sempre in tempo a cambiare squadra, già l'hai fatto una volta (e in bene)...noi ti aspettiamo

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  30. seppur interessante come sempre questo articolo mi sembra un po tirato per i capelli.Nel senso che se volevi fare il parallellismo gente schiva e gioco duro,quest'anno con l'Athletic non lo puoi fare!

    l'Athletic di Bielsa è lo stesso di ieri????
    non so per la partita di ieri sera che non ho visto ma ti assicuro che lAthletic di quest'anno non centra niente con quello dell'anno scorso.
    possesso palla gioco a terra e movimento senza palla sono diventati di casa al San Mames e anche in trasferta (vedi partita dell'old trafford)
    la citta sarà anche spesso grigia e piovosa ma ti assicuro che con i baschi quest'anno ci si diverte!
    CIAO

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  31. ciao gabilondo.
    ti dirò, io - ovviamente parlo per le poche partite che ho visto - non ho trovato una "vera" differenza in questo athletic rispetto agli athletic del passato, nella mentalità, nell'essenzialità del gioco, nell'attitudine umile, poi è ovvio che qualcosa a livello estetico è cambiato, non riesco a immaginare due allenatori più all'opposto di bielsa e caparròs....però nonostante questo ci vedo un fil rouge, anzi, biancorosso...

    tom esemplificava bene questa continuità con il passaggio da urzaiz a llorente.

    al di là dei complimenti per la stagione dei bilbaini, il senso del post era quello di dire cazzo, forse possiamo trovare un senso alla liga oltre allo stitico dualismo real-barcellona, ed è grazie a un gioco spagnolo diverso dal gioco spagnolo classico perchè - è la mia tesi - riflette una spagna diversa da quella classica. un gioco settentrionale, schivo e piovoso, e tuttavia - così mi riallaccio col tuo finale, che condivido - molto divertente, come sono d'altronde molto divertenti i baschi dopo un po' che li frequenti.

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  32. Stitico dualismo che - permettetemi di dire - complici gli infortuni a catena nel Barca (ci stanno, prima o poi..) e qualche svista arbitrale (di cui però non tratterò, sarebbe un esercizio noioso ed inutile visto anche il valore assoluto del Real) è diventato un assolo.

    Sono d'accordo con Dionigi nel voler dare un senso alla Liga. Produce realtà interessanti grazie a gente come Bielsa ed Emery, non solamente difese improponibili.

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  33. no infatti ho capito il senso del post
    volevo proprio sottolineare il cambiamento che c'è stato in questi pochi mesi di Bielsa.se fino all'anno scorso il gioco fisico e arcigno della squadra di Caparros non faceva niente per eliminare la sorta di etichetta che è ancora ben stampata sull'Athletic dai tempi di Goikoetxea quest'anno non è piu cosi.lo dimostrano su tutte le partite giocate a viso aperto con Real Barca e Manchester.
    se c'è quest'anno una squadra che assomiglia al Barca creso sia proprio l'Athletic ( l'azione del gol di De Marcos all'Old trafford ne è un buon esempio)
    anche sul fatto che il duello barca Real sia stitico mmm bhe ci si potrebbe discutere parecchio
    saluti

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  34. L'athletic ha oferto 4,5 millones euro e nos firma meno di 5milioni neto... Voleando comprarlo, dico

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  35. Complimenti al Sr Dionigi per il suo articolo, ma vi siete dimenticati della Real? Onore al superbo campionato dell'Osauna e alla grande cavalcata dell'Athletic, ma attenti alla mia Real che piano piano sta venendo fuori. Una cantera INCREDIBLE quella txuri-urdin, ma soprattutto una vera cantera. Con questo intendi dire che 'noi' non svaligiamo i vivai altrui, ma al contrario i nostri ragazzi provengono soprattutto dalla provincia della Guipuzkoa. Se parliamo poi di blasone come non menzionare la Real Sociedad... Per quanto riguarda la bellezza delle città del nord, beh... Donosti è una perla! Aupa Real!
    http://txuriurdinroma.wordpress.com/
    P.s. Consiglio a tutti di ascoltare i BERRI Txarrak

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  36. A proposito della peña spero proprio che la facciate! Almeno così oltre a quella dell'Athletic e la mia della Real ci sarà finalmente anche quella del grande Osasuna!!!
    Goazen Erreala, goazen txapeldun!

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  37. caro anonimo txuri-urdin (come ti chiami? o ti chiamiamo txuri-urdin, anche se quei due colori insieme proprio non mi piacciono?), intanto benvenuto, mi fa piacere che questo post abbia riunito tanti amici (dei paesi) baschi.
    intanto sgombriamo il campo da fraintendimenti: "chi mi conosce lo sa", per me Donosti è la città più bella d'Europa. Non si contano le volte, i motivi e le compagnie con cui ci sono andato. Il mio prossimo romanzo, se e quando lo finirò, è ambientato per la prima parte a Donosti. Sono stato anche all'Anoeta, quello non all'altezza. Una cosa è certo: prima o poi andrò lì a vivere.

    Ciò detto, tocchi un tasto dolente: quello del saccheggio dei vivai altrui, vera specialità dell'Athletic (con tutto che Lezama...). Mi fa piacere che la Real sia tornata a pescare in casa. Ma senti, visto che stai a Roma, un giorno devi farci il piacere di venire a bere con noi e raccontarci l'incredibile quadriennio basco di inizio anni ottanta, con i campionati vinti in fila dalla Real e dall'Athletic. Con Arturo ne abbiamo parlato tante volte senza capirci nulla. Oppure invitaci alla tua peña che ci vediamo una partita insieme, il patxaràn lo porta Gegen che ne ha sempre delle scorte inaudite.

    Ma nel tuo primo commento a chi ti riferisci, a Llorente che vuole 5 milioni l'anno?

    ps Gabilondo, io la prossima volta che sento la parola "super-clàsico" metto mano alla pistola, sinceramente mi sono rotto le palle!

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  38. Caro Sr Dionigi, txuriurdin sono io Nima! E anche io come te desidero passare la mia vecchiaia a Donosti!!!
    Sarà un piacere bere con voi e 'charlar' sugli anni che furono... Akonada, Satrustegui, Zamora, Lopez Ufarte, Kortabarria e gli altri mitici baluardi... Anoeta senza pista non sarebbe male...ma lo spirito di Atotxa era unico! A presto! NIMA

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  39. C'è una bellissima intervista a Ferny Llorente dove dichiara apertamente che lui al club deve tutto e che non si muoverà da Bilbo. Se l'avesse detto Ibrahimoviz, il senzamadre, l'anno prossimo avrebbe preso una paccata di milioni per giuocare nel Pireo con Rivaldo e Cissè. Ma ad un basco puoi credere.

    Non chiamatelo Bilbao, è dispregiativo.

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  40. Nonostante la mia fede 'txuri-urdin' ti do ragione. Non lo chiamate BILBAO, si chiama soltanto Athletic Club!
    E quello che afferma Llorente è vero, sempre che il club Zurri Gorri non crolli di fronte ad una mega offerta...

    Aupa Real!
    http://txuriurdinroma.wordpress.com/

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  41. p.s. Donosti è superlativa e si mangia alla grande. Ma le vere perle dell'Euskal Herria sono i paesini di pescatori al norte-norte. Ondarroa, ad esempio, è un gioiello. Con quel mare che sembra petrolio.

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  42. A Ondarroa non sono mai stato... comunque nel mio cuore Donosti occupa un posto particolare...

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  43. io detesto ondarroa, perchè noi ad ondarroa non arrivammo mai - o meglio, ci passammo solamente ma non ci fermammo, come da idea mattutina - perchè, dopo aver sbagliato strada e aver fatto una sorta di scalata ciclistica delle montagne basche, io mi sentii male e vomitai nel bagno di un bar di mutriku (che, quanto a esperienza di vita, fa il paio con vincere al bingo di crotone, o no tamas? finimmo quindi spiaggiati nella più confortevole baia di lekeitio, dove gegen non si negò il piacere irripetibile di alcuni pintxos fritti nell'olio per camion.

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  44. Ricordiamo tutti la spiaggia meravigliosa, la sabbia bianca, l'isolotto a proteggere la baia, il rumore del mare e Dionigi, da solo, all'ombra, col MAGLIONE DI LANA, a implorare pietà...

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