sabato 4 febbraio 2012

Un bizzarro edoardiano: YR ERCWLFF SYNFAWR HWN

Curioso come la dimensione autentica di una persona talvolta possa essere descritta solo raccontando cose non provate. Ci sono infatti personaggi per i quali, riassumendone le gesta, si è tenuti a riportare gli aneddoti meno attendibili e le voci che appaiono più fantasiose, giacchè solo queste possono dipingere il personaggio in tutta la sua autentica bizzarria: viceversa, uno scrupoloso lavoro di ricerca storica porterebbe a setacciare fra maglie troppo fini il mito, riducendolo a uomo comune. E ciò non corrisponderebbe a verità, la tradirebbe irrimediabilmente.

Credo proprio che Leigh Richmond Roose rientri in questa categoria. Se nasci nel 1877 a Holt, Galles settentrionale, e non fai il minatore puoi considerarti un privilegiato: se sei figlio di un ministro presbiteriano puoi considerarti rispettabile. Se a scuola, durante una agitata partita di football prendi con tuo fratello a calci il maestro così violentemente da danneggiargli permanentemente il fegato, sei un pò matto: se questo povero giovane maestro si rivela essere H.G. Wells, il futuro autore de “La Guerra Dei Mondi”, significa che sei destinato a una affascinante vita fatta di polvere, pedate e continui intrecci con l’arte e la storia. Roose, un incrocio calcistico fra un dandy, Primo Carnera e Syd Barrett, è noto per essere rimasto fedele al suo status dilettantistico in un epoca di crescita del professionismo, ed è considerato da molti il più grande portiere di inizio Novecento. Interessante all’occhio moderno anche perchè è forse il primo giocatore ad aver raggiunto un importante eco mediatica, anche grazie alle sue doti istrioniche.

Comincia la sua carriera tra i pali nel 1895, ad Aberystwyth, graziosa cittadina costiera del Galles centrale, terra che calcisticamente regala sempre grandi gioie e del cui campionato ci dovremmo occupare prima o poi. Con la maglia dei neroverdi gioca sei anni e viene elevato subito a figura leggendaria. E’ affascinante leggere le cronache e le testimonianze dell’epoca: lodano il portiere con uno stile ampolloso e poetico, reminescente della letteratura preraffaellita. Curioso ricordare come di lui si occupassero anche filosofi e storici, che nel contesto del cosiddetto Rinascimento Celtico vedono pure nello sport un modo per dare lustro alle tradizioni gaeliche. Addirittura lo storico Thomas Richards, di solito chino su ponderosi trattati sul Puritanesimo Seicentesco, affibbia a Roose il pratico nomignolo “Yr Ercwlff Synfawr Hwn”, che significa, come tutti voi avrete compreso, “Il Poderoso Ercole”.

All’alba del Ventesimo Secolo il nostro eroe passa allo Stoke City, noto covo di preraffaelliti in incognito, dove rimarrà per sei stagioni fornendo forse le sue migliori prestazioni, con una parentesi al’Everton di mezzo. Una volta lasciato lo Stoke giocò tre anni nel Sunderland, arrivando secondo in campionato per due volte e salvando il club nella terza stagione. Come usuale in questa era pionieristica, fece anche alcune apparizioni “sfuse” in giro per il Regno: Celtic Glasgow, Port Vale, Arsenal, Aston Villa. Fin qui i dati relativi alla carriera. Il contributo di Roose al suo ruolo è enorme: era ritenuto il portiere più coraggioso e scaltro della propria era, nonchè un pararigori e l’originale inventore del concetto di “portiere volante”. In molte partite usciva infatti boriosamente dalla porta fra gli applausi per lanciare i compagni: le regole di allora permettevano al portiere di toccare la palla con le mani nella sua intera metà campo e Roose sfruttava questo regolamento uscendo fino al centrocampo per servire i suoi attaccanti con lanci lunghi. La regola che confinò l’uso delle mani nell’area di rigore venne cambiata proprio in seguito alla tattica di Roose. Scrive lo stesso portiere: “se necessario, uno dovrebbe uscire dalla propria porta immediatamente, indipendentemente dalle conseguenze personali, entrando con la testa in mischie nelle quali un uomo esiterebbe a mettere un piede, e sopportando le successive ferite come uno Spartano”. Una volta fece addirittura cinquanta metri per tirare una spallata ad un avversario in possesso palla sulla linea laterale: il poveretto perse i sensi. In base alle regole di allora, non venne fischiata punizione. In una partita contro i Druids fermò un violento tiro bloccando il pallone fra le ginocchia, e venne allora battezzato con un altro di quei leggiadri appellativi che mi piacciono tanto, “Gwr O Athrylith”, ovvero "Uomo Geniale".

Da vero sportsman edoardiano, affiancava alla carriera la scrittura di manuali sul gioco, contribuendo alla diffusione della tecnica di base e descrivendo con sagge parole la differenza caratteriale fra un portiere e gli altri giocatori. (“un portiere non dovrebbe attenersi alle usuali linee stereotipate, ha invece la libertà di coltivare l’originalità”). Il suo appeal per la stampa dell’epoca era enorme: l’Athletic Times descriveva con toni gotici e sepolcrali il senso di fatalità incombente di un calcio di rigore assegnato contro lo Stoke, per poi concludere che il pericolo era stato sventato da quel portiere con le mani nude ("in the blink of an eyelid, revolution: a thump and the ball landed in the heather"). Fu talmente moderno da comprendere, anche se ancora con atteggiamenti un pò da cartolina, l’importanza del fascino esercitato sulla folla: spesso quando l’azione si svolgeva nella metà campo opposta si aggrappava alla traversa eseguendo esercizi ginnici bulleggiandosi fra le ovazioni, e talvolta si sedeva letteralmente su di essa. La stampa ovviamente ci sguazzava. Nel 1909, quando il Galles affrontò a Belfast l’Irlanda, Roose si presentò con un tutore alla mano dicendo di essere infortunato, nonostante alcuni compagni si fossero accorti che in realtà il loro portiere stava benissimo. Dato che a Belfast si era diffusa la notizia del’infortunio del portiere, il giorno della partita lo stadio era stracolmo di irlandesi che pregustavano una vittoria: peccato che il Galles vinse 3-2 con una grande prestazione di Roose che disse poi di aver simulato tutto per richiamare più pubblico all’incontro.

All’occorrenza una colossale faccia di bronzo, Roose una volta perse un treno che avrebbe dovuto portarlo a Birmingham per una partita: dovette quindi noleggiare un treno apposito, il cui costo esorbitante fece poi recapitare al suo club, con l’annotazione a margine “Dovuto usare due volte il bagno, +2 pence”. Una volta durante una partita con il Celtic in Coppa di Scozia inseguì per tutto il campo un giocatore del Clyde che aveva appena violato la sua porta e che, dati i precedenti, se l’era data a gambe vedendo il colosso sulle sue tracce. Quando finalmente Roose lo raggiunse, gli strinse la mano e gli fece i complimenti, fra lo stupore generale. In una sua breve parentesi al Port Vale gli capitò di giocare contro il suo ex club, lo Stoke, parando tutti i tentativi avversari con una facilità e un atteggiamento talmente irridente da suscitare l’ira di settemila tifosi di casa, furibondi anche per il fatto che Roose aveva deciso di scendere in campo per gli avversari con la sua vecchia maglia dello Stoke City. Ad un certo punto i tifosi inferociti strariparono in campo e tentarono di sollevare di peso il portiere gettandolo nel fiume Trent che scorreva ai margini del campo, ma fu salvato dall’intervento del conestabile della contea. Nei tafferugli il Reverendo di Stoke, intervenuto per richiamare tutti all’obbedienza alle Sacre Scritture, venne tramortito da un giocatore di casa che non l’aveva riconosciuto. Una volta raccattati i feriti e placato il parapiglia, Roose dichiarò candidamente di non essere al corrente che ci fosse un trofeo in palio, scusandosi per il troppo impegno profuso contro il suo vecchio club. Sono questi straordinari episodi alla “Tre Uomini In Barca” che mi fanno optare per questo periodo semmai verrà inventata una macchina del tempo calcistica.

Man mano che le sue apparizioni si diradavano, il nostro cominciava a godere sempre più della sua fama nella Londra della Belle Epoque: ebbe relazioni con molte donne dello spettacolo, tra l’altro bombandosi allegramente Marie Lloyd, celebrità dei music hall nota per aver introdotto nei suoi spettacoli doppi sensi e temi considerati ”turpitudini morali”. E poi chissà, forse avrà sentito il richiamo della patria, forse Marie non gli avrà perdonato qualche uscita un pò avventata o qualche spallata, o forse era più un gallese cocciuto e orgoglioso, un uomo da battaglia. Comunque, si arruolò come volontario e partì per il Fronte Occidentale, e qui ognuno può valutare personalmente se sia stato un eroe o un bischero. Sulle Somme le sue enormi braccia e le doti da portiere diedero un ultimo guizzo: divenne un prodigioso lanciatore di granate. Cadde a trentotto anni e riposa a Thiepval. Medaglia al valore. Morì il 7 Ottobre 1916: durante un attacco tedesco si lanciò in una corsa disperata con il fucile in mano attraverso la Terra di Nessuno. Perchè quando gli avversari attaccavano, lui usciva fuori dall’area.

13 commenti:

  1. Memorabile storia caro Gaizka, grazie davvero. Non so come hai fatto a documentarti così tanto e così bene. Voglio sperare, in ossequio alla tua condivisibilissima premessa (a noi della Verità interessa zero, a differenza degli amici di Tubo Nero, che della ricerca della Verità - come nel caso di Edoardo Baresi - hanno fatto lo scopo del blog), che almeno qualche aneddoto sia inventato.
    Rifletto a voce alta:
    - scoperto finalmente che lingua parla Pingu: il gallese
    - scoperto dove andare quest'estate al mare: "ad Aberystwyth, graziosa cittadina costiera del Galles centrale"
    - Marie Lloyd sarà anche stata simpatica, arguta, spiritosa, una Lella Costa ante litteram, ma non era certo bombabile
    - credo che tutti i calciatori dovrebbero fare come Leigh Richmond Roose (e come Pierre Laigle, vero Arturo?) e affiancare all'attività ludica anche una intellettuale
    - la morte in guerra mi ha preso alla sprovvista

    Poi devo dire una cosa che non c'entra niente. Parlando con una mia collega qualche giorno fa, mi parlava di un tale suo amico Jimmy, Jimmy di qua Jimmy di là, le chiedo ma perchè lo chiamano Jimmy il tuo amico, si chiama - che so - Giacomo? (domanda idiota peraltro), e lei no, si chiama (non mi ricordo, qualcosa tipo Andrea o Alessandro, comunque niente di foneticamente ricollegabile a Jimmy), ma lo chiamano così da quando eravamo a scuola, perchè così si chiamava l'amico di un calciatore della Lazio, no fammi capire le dico io, non stai mica parlando di Gascoigne?, sì fa lei, che peraltro è della Lazio, proprio lui, e io certo cazzo! l'amico è jimmy fivebellies, sì sì ecco lo chiamano per questo jimmy, ma perchè faccio io?, perchè a scuola era un ciccione assurdo, come questo amico di Gascoigne.

    Valutate voi se l'aneddoto è surreale o meno ma è bello pensare che a Roma Nord ci sia uno che tutti chiamano Jimmy per colpa, o per merito, del nostro amico cinque panze...

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  2. fantastico gaizka.. una storia assurda e meravigliosa quanto la lingua nella quale sono stati vergati gli epiteti dedicati al nostro ‘uomo geniale’.. anche se una vacanza a aberystwyth non me la farei mai.. una serie di aneddoti verosimili che superano retroattivamente più moderne narrazioni fantastiche sul calcio, dichiarando estinta per sempre la linea di demarcazione estetica tra vero e falso e quella temporale tra passato e presente.. bellissima poi la sua fine.. il fatto che sia morto in una delle ultime guerre combattute veramente, fingendo di giocare una partita di calcio che non si è mai disputata, lo rende ancora più grande..

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  3. Sempbre al limite tra realtà e leggenda. Fantastico l'aneddoto che lo vuole nel fiume e l'intervento del Reverendo.

    Anch'io ho una riflessione ad alta voce: dove sono finiti i portieri volanti?
    Un tempo c'era Van Der Sar che era sempre definito come un portiere bravo coi piedi, in grado anche di fraseggiare coi compagni. O Chilavert. Ora c'è Valdes che piuttosto che rinviare s'ammazza (e in alcune occasioni si è ammazzato.. vedi sul gol di Benzema nell'ultimo clasico di Liga).
    Altri portieri che portano palla?

    Infine:
    - manco io voglio andare ad Aberystwyth;
    - quanto a Jimmy, per merito.

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  4. Anzitutto complimenti davvero per il blog, ho iniziato a leggervi 6 mesi fa e non riesco a smettere.

    In Galles ci sono stato qualche anno fa, a trovare un amico in Erasmus (sì, in Erasmus a Cardiff, mica quei posti per fighetti alla Barcellona et similia). Tra un giro e l'altro capitiamo a Blaenavon, sede di una storica (ex) acciaieria della rivoluzione industriale. Ovviamente quando arriviamo noi le visite sono già chiuse, quindi entriamo in un pub del paese per una birra. Il silenzio scende tra gli avventori. Mi faccio coraggio e, affondando in mezzo metro di moquette, chiedo 5 pinte al bancone. Un astante mi chiede: Spanish? No, Italians. Aaaah, Italians. A questo punto un sosia gallese di Stig Tofting si alza e stacca dal muro un quadro abbastanza grande. In un secondo visualizzo quel che sta per accadere: lui che fracassa il quadro sulla testa di qualcuno di noi, sedie rovesciate, boccali spaccati, insomma un lavoretto alla Begbie.
    E invece il tipo gira il quadro e ci mostra la foto della squadra gallese di rugby che ha appena asfaltato la nazionale italiana nel 6 nazioni, sfoggiando un invidiabile sorriso sdentato.
    Risultato: risate di sfottò, secondo giro di birra, foto finale di gruppo.
    Gran bel posto, il Galles.

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  5. a proposito di portieri volanti, ricordo il Gillet di bari...vedere giocare la squadra di Ventura era un piacere...il primo anno di A li ricordo fraseggiare e non buttare palla nemmeno a morire in casa dell'Inter che poi avrebbe vinto tutto, con il portiere a fare il libero praticamente...

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  6. Per non parlare di Joengblod del coloratissimo Campos, non portiere del Messico e vabbè, Higuita.
    Ora rimane solo Anania, "costretto" dal verbo del Maestro a fare il libero.

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  7. Anche se il portiere/volante più forte che ricordo è Oscar Cordoba, famoso perché parava di petto e non bloccava i tiri.
    La più grande genialata di Gaucci.

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  8. Storia stupenda gaizka......finale da applausi.......la sua rincorsa per fare i complimenti è il top....

    come raccontato da Cass Pennant....gettare la gente nel fiume Trent(pensa il freddo)era un simpatico passatempo dei tifosi del Nottingham Forrest..trattamento che riservavano alle tifoserie ospiti....(Il City Ground affaccia sul fiume)

    Oscar Cordoba mi piaceva molto....mi ricordo un suo pezzo assurdo in un Roma Perugia......se non sbaglio su Montella.....forse il miglior dribbling visto fare ad un portiere...

    Bravi con i piedi da romanista posso dire Stek......lo stesso Julio Cesar e tutti i portieri brasiliani in generale.....anche qualche portoghese.....Chilavert inoltre non era per niente scarso...secondo me aveva tutto...mala sua "Follia" è sempre stata un punto a sfavore per essere considerato uno dei più forti......

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  9. Grazie, contento sia piaciuto.

    E comunque in risposta a Dionigi devo dire che non ho inventato nulla...
    La prefazione sulla verosimiglianza era riferita alle voci che sono state racconatate sul suo conto, che provate o non provate, ho trascritto ugualmente senza preoccuparmi della loro veridicità o meno...
    Se volete leggerne di più esistono varie pagine su internet dedicate a Roose, ha anche una pagina su wikipedia (in inglese)

    Comunque io a Aberystwyth ci andrei.

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  10. Come minimo, a Aberystwyth si scopa più che a Port'Ercole.

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  11. Chapeau. Per tutto. Soprattutto per la citazione su quel diversamente simpatico di Pelè ;)

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  12. Leggere un post del genere davanti a una bella tazza di caffè con brioche..ti cambia la giornata. Grazie Gaizka.

    P.s. Ad Aberystwyth anche domani. Sembra il tipo di luogo in cui un uomo dentro una torre affacciata sul mare, è capace a scrivere: "The snotgreen sea. The scrotumtightening sea. Eni oinopa ponton."

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  13. per me il piú grande é stato Rogerio Ceni del San Paolo.

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