giovedì 19 gennaio 2012

Un errore del Ceefax

Il loro libero, tale Lothar Matthäus, è chiaramente il loro punto debole: dovremo attaccarlì lì
Il 1993 stava volgendo verso la fine: era morto Frank Zappa, e cosa ancora più grave si erano appena sciolti gli Echo and the Bunnymen. Julian Cope sfornava capolavori a ripetizione. La stagione calcistica inglese 1992-93 si era conclusa con la vittoria del Machester United che conquistò la prima Premier League della storia, inaugurando il nuovo formato del campionato. In terza posizione aveva concluso il Norwich City, dopo una entusiasmante cavalcata nelle prime posizioni che vide i Canarini lottare per la vittoria fino ad Aprile. Era quindi con scetticismo che i commentatori guardavano alla successiva stagione dei gialloverdi, prevedendo il tipico calo da provinciale nonostante la squadra avesse mantenuto la sua ossatura assemblata con quattro soldi, costituita da giovani del luogo e quasitrentenni ridimensionati da fugaci fiaschi con Spurs, Everton o Arsenal.
Nell’avventura in Coppa Uefa, dopo essersi sbarazzato con facilità gli olandesi del Vitesse, il Norwich fu sorteggiato nel secondo turno contro l’onnipotente Bayern Monaco. La maggior parte dei mezzobusti televisivi preconizzavano una facile vittoria bavarese: il Times battezzò la spedizione norvicense come “poco più di una inconsueta gita con match incluso”. Alan McInally invece si spinse anche più in là pronosticando (ah ah!) che il Bayern avrebbe vinto “circa dieci a zero”. C’è una espressione che mi è stata insegnata da simpatici tifosi Canaries a Londra, ovvero “The Little Norwich Syndrome”. Si tratta, secondo loro, della scarsa considerazione di cui la città e la sua squadra gode nel Regno Unito: spesso l’East Anglia è una regione che viene raffigurata nella cultura popolare come un’area arretrata e conservatrice. Non a caso il personaggio comico di Alan Partridge, la cui comicità è basata sulla provincialità e sulla sua inettitudine da redneck del Norfolk, è proprio nativo di quella città. Allo stesso modo si consideri il nome attribuito al derby locale contro l’Ipswich, chiamato “Old Farm Derby”, tra genialità e scherno regionale. L’allenatore di quel Norwich 1993-94 era Mike Walker, “lo stregone di Colwyn Bay”. Nei giorni precedenti all’incontro se ne andava in giro a sproloquiare garrulo a qualunque avesse l’inaccortezza di prestargli ascolto, dicendo di essere contento del sorteggio e di non vedere l’ora di arrivare in Germania. Sembrava che nessuno lo avesse informato dell’impossibilità del suo compito. Così come un debuttante del bowling che ha la fortuna di fare uno strike al primo colpo, azzardava con sicumera teorie astruse agli orecchi di chi lo ascoltava ed era costretto a far finta di ritenere plausibile tutto ciò. Arrivò a definire Lothar Matthäus, Pallone d’Oro e Campione del Mondo in carica, l’anello debole degli avversari, e programmò gli allenamenti settimanali creando schemi sui cross dal fondo. La sua squadra nello stesso ruolo del tedesco schierava Ian Culverhouse da Bishops’s Stortford. Sarebbe stata la prima partita in campo internazionale per il club, dato che pur avendo vinto la Coppa di Lega 1985 non potette partecipare alla Coppa Uefa in seguito alla tragedia dell’Heysel. I tedeschi rimasero invece delusi dal sorteggio, e dichiararono pigramente di aver sperato di andare a giocare “a Tenerife, o in qualche altro posto caldo”.
Il 20 Ottobre le squadre scesero in campo all’Olympiastadion: il Bayern allenato da Ribbeck schierava Aumann, Jorginho, Ziege, Kreuzer, Helmer, Nerlinger, Wouters, Witeczek, Valencia, Matthäus, Scholl. A questi i gitanti del Norfolk contrapposero: Gunn, Culverhouse, Bowen, Butterworth, Prior, Newman, Robins, Crook, Sutton, Fox, Goss. Per loro era la prima volta, e si vide benissimo: le previsioni tedesche di una facile blitzkrieg si rivelarono sballate fin dall’inizio. Il Norwich, infatti ebbe in mano il pallino del gioco fin dal principio, forse scioccando gli avversari con la sua atroce divisa fluorescente, decorata da niente di meno che un manto di guano (forse un sottile omaggio al soprannome del club). Mike Walker solitamente impostava un gioco basato sul fraseggio corto, molto apprezzato e che lo rese uno degli allenatori emergenti più stimati d’Inghilterra. La solida impostazione della squadra sembra fosse intaccata solo dalla leggendaria incapacità da parte dei centrali di comprendere il concetto di tattica del fuorigioco. Ma all’Olympia i giocatori ospiti si basarono più sui cross. Al dodicesimo minuto spunta fuori un personaggio improbabile: Rob Newman. Ancora non era soprannominato Buzz Lightyear, nomignolo che assumerà solo dopo l’uscita del cartone animato Toy Story per la somiglianza della sua mascella con quella dell’omonimo personaggio, ma era già famoso per il suo tiro assurdamente potente e sprecisissimo da vero tagliaboschi del Wiltshire qual’era. Nel video di quella partita si vede questo grezzo omone avvicinarsi a grandi passi verso il pallone sulla tre quarti come se dovesse sgozzarne la camera d’aria, poi evidentemente in quel capino si accende una lampadina: si ricorda degli ammonimenti del buon signor Walker, rallenta pian piano e come un camionista che balla col tutù, poggia col piedino molle un cross irrealmente morbido, da Super Tele. Ovviamente sul cross diretto in area interviene quella pippa di Matthäus, che indietreggiando colpisce di testa maldestramente -questi dilettanti!- sulla ribattuta si avventa l’attaccante ed ex preparatore di sandwich Jeremy Goss: spettacolare sforbiciata al volo in rete, il Norwich passa in vantaggio.
Nonostante un infortunio a Robins, gli inglesi continuano a macinare gioco, il Bayern è in bambola. Al ventinovesimo continua il tiro al piccione: su una punizione a centrocampo scagliata in area da Crook, l’idolo Chris Sutton saltò troppo presto e si fece scavalcare dalla palla, ma Mark Bowen, un esperto terzino andato in avanti per fare un giro, colpì di testa sul secondo palo beffando Aumann. La sorpresa fu così grande che il commentatore inglese sentì sè stesso esclamare dopo qualche attimo di stupore: “and...it’s in! It’s... Mark Bowen...! and Norwich are two up.. this is almost fantasy football!” Poco prima dell’intervallo il Bayern riuscì ad accorciare con un goal di Nerlinger che deviò un cross di Jorginho uccellando il difensore Prior. Il secondo tempo fu naturalmente un assalto del Bayern che sfiorò più volte il pareggio con Matthäus, il cui tiro venne parato da Gunn, che sventò anche un tentativo di testa di Valencia. Finalmente arrivò il fischio finale. Il risultato venne salutato con sbalordimento dagli sportivi, molti dei quali pensarono che il risultato parziale di 0-2 fosse un errore del Ceefax (il televideo).
La maggior parte dei quotidiani lodò la prestazione norvicense definendola il punto di massimo splendore del club, pur ammettendo l’enorme leggerezza del Bayern, che affrontò la partita con grande spocchia pensando di cogliere una vittoria scontata. I tabloid britannici ebbero meno tatto e approfittarono dell’occasione per sfornare una sfilza di titoli con riferimenti bellici.
Il 3 novembre si giocò il ritorno nel Norfolk: a un goal iniziale di Valencia rispose Goss. Seguirono barricate, sputi e scene di sangue. Il Norwich passò quindi il turno: a quello successivo incontrarono l’Inter, che alla fine avrebbe alzato la coppa. Nonostante le varie assenze gli inglesi si fecero valere e vennero eliminati anche per colpa di una certa dose di sfortuna. Oggi, scorrere i nomi di quei protagonisti dell’Olympiastadion è una Spoon River calcistica: a parte l’indimenticabile Chris Sutton gli altri calciatori non hanno più avuto sulle ali la stessa polverina che li fece volare tra il 1992 e quella famosa sera bavarese. L’amato portiere Gunn è stato per breve tempo l’allenatore della squadra -poi sostituito da Lambert dopo un disatroso 7-1 inflitto dal Colchester United-, il centrocampista Fox si può periodicamente vedere in tribunale per violazioni al codice della strada, Goss e Culverhouse sono ancora nello staff societario, mentre Polston lavora in un college per studenti giapponesi a Slough, la città più brutta della Gran Bretagna. In questa stagione il Norwich City è ritornato nella massima serie dove sta sorprendento tutti ancora una volta, grazie alle prodezze di Ruddy, Drury, Lansbury, Hoolahan, Martin e Holt. Ma anche se dovessero retrocedere, ricordatevi di questo meraviglioso club che rimane ad oggi l’unica squadra inglese capace di sconfiggere il Bayern Monaco in trasferta.

7 commenti:

  1. A parte che evento più funesto della morte di Frank Zappa (che comunque non è morto perché è immortale) non ve n’è.. i giocatori che preferiscono “Tenerife, o qualche altro posto caldo” al tempio dell’Olympiastadion sono dei geni, e meritano di entrare nella storia anche se a Monaco avessero perso.. Per il resto una domanda sorge spontanea.. ma che cazzo ci fa Polston in un college per giapponesi? Racconto eccezionale Gaikza..

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  2. ASSURDO...2 anni fa...per una serie di casi che non sto qui a spiegare....ho conosciuto un osservatore del Manchester City....ho parlato insieme a mio fratello con questa persona per buone 2 ore....abbiamo anche allegramente consumato un pasto in una pizzeria al taglio..prima che si recasse in aeroporto. Se non ricordo male tifava Portsmouth..ma controllando il cellulare aveva esultato per un goal del Norwich....io tuttora custodisco gelosamente il suo biglietto da visita nel mio portafoglio....il suo nome è Rob Newman. Ammetto purtroppo che pur ricordando il Norwich ai piani alti...quando mi disse che aveva giocato nei canarini...non mi cagai la cosa più di tanto..ero concentrato sulla squadra per cui lavorava......Gaizka se solo avessi postato questa storia 2-3 anni fa...avrei parlato con lui di questa epica partita.....
    Il soprannome peraltro azzeccatissimo.. risale ai tempi del Cambridge(quando allenava).

    post davvero bello.......Sutton idolo vero....

    anche io voglio finire il resto dei miei giorno in un collage di giapponesi in una città orrenda....

    comunque la presenza di Adolfo Valencia in quel Bayern è inquietante.....ovviamente Valencia nella sua breve e disastrosa parentesi italiana segnò alla ROma.....

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  3. Grande storia e grande Chris Sutton.

    La table ad inizio post conferma quanto il calcio sia uno sport strano. E' primo il Norwich con un misero +1 di GD (che immagino stia per Goal Difference) mentre Aston Villa, United e Blackburn devono inseguire nonostante difese ben più ferme.
    Bellissima poi la lotta dal quinto al decimo posto.

    Ciò detto, questo post conferma ogni mia teoria su Matthaus. Mi sta sempre più antipatico.
    Potrei ADDIRITTURA proporvi di affiancarlo a Pelè.

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  4. Bellissima storia, Davide e Golia eternamente rappresentato sui campi di calcio...

    Lothar è una delle persone più stupide del mondo, però ha allenato in posti geniali..

    Nesat e la pizza a taglio con Newman è una fantastica storia nella storia

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  5. Alcuni chiarimenti e cose che avrebbero allungato inutilmente il racconto:

    1 Norwich è una città medievale bellissima.

    2 Zio, quelli che volevano andare a Tenerife erano proprio quelli del Bayern...

    3 Nesat, hai perso una grande occasione. Scialacquone. Posta il biglietto da visita su Tubo Nero per redimerti. Comunque il fatto che tu non lo abbia considerato quando ha detto di aver giocato nel Norwich, è la prova dell'esistenza dell Little Norwich Syndrome.

    4 Non sò di preciso cosa ci faccia Polston nel college per studenti giapponesi, tuttavia ho scoperto che quel Teikyo College è amministrato insieme e ha staff in comune col vicino Bushey, il college dove passai una settimana di vacanza studio e dove riuscii a fare scattare l'allarme antiincendio con un deodorante.
    Dov'eri Polston, quando la professoressa di Diritto mi cazziava nel cortile? Non potevi fargli un entrata in scivolata da dietro?
    Dove sono gli eroi quando uno ne ha bisogno?

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  6. Grande racconto Gaizka. Geniali i tabloid inglesi...
    Nonostante l'età ho ricordi vivissimi di quel Norwich, ammirato su Tele+2 e Settimana Gol. Giocava benissimo in effetti.
    Chris Sutton per me è un vero mito, è storia nota, ma me ne innamorai solo successivamente, quando andò (a vincere) al Blackburn. Potrebbe fare il frontman di qualunque gruppo indie britannico.
    Nesat la tua storia è meravigliosa ma lascia l'amaro in bocca. Rob Newman uno di noi. Un giorno ci incontreremo tutti in un college per giapponesi.

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  7. anonimo sfidante23 gennaio 2012 13:26

    Per altro gli studenti giap a scuola di inglese sono proprio pietosi. Sarà per le differenze fonetiche tra il giapponese e qualunque altra lingua si possa definire lingua, ma non imparano mai nemmeno a dire "hey, how are you doing?". Che cosa ci vadano a fare in quelle scuole, con l'immancabile traduttore elettronico formato tascabile, resta un mistero. (rimane il ricordo della pornostar che conobbi a S.Diego).

    Gran bella storia.
    La seconda guerra mondiale, riproposta sui campi da calcio.

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