martedì 31 gennaio 2012

Timido post scriptum a Ovolollo, o del calciomercato


Marco Antônio de Mattos Filho, detto Marquinho
Già che parliamo di calciomercato, tanto vale riflettere su un paio di cose.
Scorrendo il tabellone del calciomercato mi sono reso conto di una cosa. Al di là dei talenti, degli osservatori e dei bidoni, la Serie A ha definitivamente assimilato il lato a mio avviso peggiore del campionato in questo momento punto di riferimento in Europa, la Premier.

Mi spiego. Fino a qualche tempo fa, una trattativa, un acquisto o un prestito erano merce rara e ben ponderata. Ora, invece, i giocatori sembrano diventati usa e getta.
Basta scorrere il tabellone del calciomercato per rendersi conto che praticamente tutti i ds sono fuori controllo.
Con le "grandi" a saccheggiare e le "piccole" a stanare conigli da improbabili cilindri. Formule magiche di contratto - la più in voga da qualche anno è senza dubbio quella del prestito con obbligo di riscatto, sintetizzabile in un semplice "voglio ma non posso e neanche tu potresti" - e vecchie glorie che sbarcano in provincia.
Sembra, in altre parole, che un giocatore ben possa ormai essere preso in prestito o acquistato semplicemente per un singolo gol o tackle o cross. Ed ecco allora Muntari e Maxi Lopez al Milan, Kucka all'Inter e Padoin e Borriello alla Juve.
Il tutto ben lonatno da logiche di lungo periodo. Il tutto pronto a bruciare chiunque per 3 punti 3 fuori casa.
Il margine di errore per un giocatore è quindi ormai ridotto a zero. Anche un solo allenamento saltato o dove non rendi al meglio e ti sei giocato un'esperienza della carriera.
Alcune trattative, grazie al Cielo, hanno ancora un sapore poco speculativo. Mi riferisco ad Inzaghi al Siena, a Iaquinta a Cesena.
Alcuni progetti, quelli delle romaniste ad esempio, convincono e sembrano più equilibrati degli altri. Ma parliamo di una stretta minoranza.
E manifesto dunque un personale disappunto verso una Serie A che mai come prima fatica a farsi seguire. Con rose da trenta giocatori e nomi impossibili - meglio, improbabili - pescati di domenica in domenica.

In tutto ciò, mi sembra di capire che Atalanta, Cagliari e Novara si siano rafforzate, mentre Catania e Palermo sembrano aver perso qualcosa per strada. Certo è che Juventus, Inter e Milan tanto hanno smosso per lasciare invariati gli equilibri di un mese fa.
E certo è - per tornare all'Ovolollo e agli osservatori - che uno a caso dei tanti comprati da Fiorentina, Lecce, Udinese e Parma un minimo di talento dimostrerà di averlo.

sabato 28 gennaio 2012

Ovolollo, o del calciomercato

Sottotitolo: terzo di una serie di articoli a contenuto, o sfondo, metafisico, in questo caso talmente austero, à la Dardenne, da non essere corredato neanche da una foto (gli altri due: sull'identità calcistica e sullo giocare bene).

Quando eravamo piccoli (non è il caso di indagare fino a quando ci siamo considerati tali, e quindi fino a quando abbiamo messo in atto questo test) avevamo sviluppato un metodo molto attendibile, tra il serio e il faceto, per valutare l'attitudine e la sensualità con cui le nostre amiche praticavano una certa attività amatoria. Il test - e mi sorprenderebbe che non fosse noto ai più, trattandosi di un test diffuso e applicato sull'intero territorio nazionale (la prima volta me ne parlarono dei ragazzi di Livorno su un'isola corsa) - consisteva nel far pronunciare alla ragazza (generalmente una compagna di classe con labbra generose), chiedendole di scandire bene le sillabe, il vocabolo onomatopeico e malcelatamente allusivo "ovolollo". Osservando con attenzione il movimento labiale e mandibolare, composto da due atti ben definiti (l'ovo, con la bocca che si dispone come un tubo e le labbra che si inarcano, e poi il lollo, con la bocca che si rilassa e la lingua che dà due colpetti sul palato superiore), potevamo dedurre con discreta precisione (almeno così immaginavamo) se la nostra amica ci sapeva fare, se aveva esperienza, se brancolava nel buio ovvero se rifiutava tale pratica. A furia di ripetere questo esperimento capivamo al volo il soggetto che avevamo davanti e potevamo anche avventurarci in catalogazioni parascientifiche. Il problema tuttavia era che, a fronte di tante rilevazioni, non avevamo mai la possibilità di verificare i nostri dati sul campo, e quindi non avevamo mai la controprova del nostro talento come osservatori (e quindi del talento delle nostre amiche).

Mi chiedo allora come facciano gli osservatori di calcio a rendersi conto, magari in pochi minuti, del valore di un calciatore. Mi chiedo se anche loro utilizzino dei trucchi come il nostro ovolollo. Lasciamo perdere i campioni, quelli che, nel video che li ritrae da ragazzini alti un metro, già sono più forti di tutti i compagni e gli avversari messi insieme. Quelli sono buoni tutti a riconoscerli, e vanno presi al volo (per la verità, ci sono pure casi di cazzate incredibili in questo senso, come capitò con Francescoli ad esempio). In altri termini, non ci sogneremmo mai di sottoporre Nicole Minetti alla prova ovolollo (para què?). Ma tutti gli altri, i giocatori cioè normali, buoni, anche forti, come si riconoscono e si distinguono rispetto a compagni di squadra ugualmente normali, buoni, anche forti? 

Dicono i giornali che la Roma ha comprato un tale Marquinho, centrocampista brasiliano della Fluminense. Dicono i giornali che è una mezz'ala sinistra con un gran tocco di palla. Senza averlo mai visto giocare, sono pronto a scommettere che in Brasile, in ogni squadra delle prime cinque divisioni, c'è almeno una mezz'ala sinistra con un gran tocco di palla. Che in Brasile, come dai un calcio a una pietra, escono fuori cento Marquinho. Al netto di ogni questione economica, di immagine, di impicci, e quindi ipotizzando (per quanto - lo riconosco - sia un'ipotesi irrealistica) che gli acquisti vengano effettuati solo su base tecnica, ci dev'essere un metodo per capire che proprio quella mezz'ala sinistra, e non quella che gioca nell'altra squadra o nell'altra ancora, è il più forte nel suo ruolo o, meglio, il più adatto a giocare nella squadra di cui si è osservatore o direttore sportivo. 

Si dirà: in parte è intuito, in parte è esperienza, in parte è statistica. Diciamo anche che le tre parti sono equivalenti (33,3%). Per intuito, quella sorta di "fede animale" (per dirla alla Santayana) che mi permette di credere senza aver bisogno di una una conferma, riconosco subito, dopo un paio di movimenti ben fatti e di palloni ben giocati, che quella mezz'ala ha delle buone qualità. Per esperienza, quella stratificazione di episodi che mi hanno portato fino a lì, so che non tutti sono capaci di fare quelle giocate a quel livello. Per statistica, quella roba inutile che serve ai commentatori televisivi per sfidare ogni domenica Jacques de La Palice, posso verificare tutte le informazioni e i dati sul ragazzo e ricavare un quadro di insieme sulle sue stagioni passate e prevedere il possibile rendimento futuro. Perfetto, ma non (mi) basta. Per telefonare al presidente e dirgli di preparare l'assegno, per non fare una figura di merda davanti a 60 mila persone, ho bisogno di una scintilla in più, di sentire sotto la pelle (e non solo nel cervello) l'eccitazione per ciò che il calciatore in questione potrà regalarmi con la maglia della squadra per cui lavoro. Quella scintilla, quell'emozione, quel sogno, si concentrano nello 0,1% rimasto scoperto, apparentemente una nullità, ed invece il fattore decisivo: quel fattore che non può che essere il nostro ovolollo.    

Ho letto una volta di come un osservatore storico dell'Inter abbia fatto comprare Biabany. Confesso di non ricordarmi per filo e per segno l'aneddoto nè di avere sotto mano la fonte, quindi chiedo perdono per eventuali imprecisioni o invenzioni del mio Alzheimer. A Parigi per guardare un altro giocatore che gli era stato segnalato, si presenta sul campo dove si sarebbe dovuta svolgere la partita e si accorge che non c'è nessuno. Ha sbagliato l'orario ed è in anticipo di tre ore. Tanto per, chiama un informatore per sapere se, nel frattempo, può andare a visionare qualche altro ragazzo. L'amico gli dice di andare in una banlieu non lontana, dove, in mezzo ai palazzoni, si gioca una partita raffazzonata di ragazzi più o meno di strada. In particolare, gli dice di tenere d'occhio un certo centravanti. L'osservatore trova questo campo improvvisato nella polvere, trova i palazzoni, trova la partita, ma non trova - o magari non riconosce - questo centravanti. Tuttavia, nota un'aletta molto rapida che appare molto più forte degli altri, che a suon di dribbling e gol gli fa scattare una molla. Alla fine della partita ci va a parlare, convince i cugini, e gli fa firmare un contratto da professionista sul cofano di una macchina. Qualcuno dirà che Biabiany si è rivelato una mezza sega. Può anche essere, ma per come è stato preso, è stato comunque un affare. Un affare il cui merito va tutto al vecchio osservatore. In un'ottica più professionale (calciatori che giocano su campi veri, in campionati ufficiali, e non per strada) suppongo sia questo il famoso metodo Udinese.

Altre volte il procedimento è più complesso. Penso alla videoteca del figlio di Gaucci a Perugia, quasi un youtube ante litteram. Milioni di ore di filmati di giocatori assurdi, visionati all'infinito fino a convincersi che sì, quel cinese, quel coreano o quell'iraniano non sono affatto male (si è visto). Ma la domanda non cambia, e rimane: come si capisce se è un giocatore è veramente forte, al di là del commento che qualsiasi calciofilo mediamente competente (vale a dire tutti i frequentatori di questo blog) potrebbe fare? Qual è il modo per sentire di aver fatto la scelta giusta? Qual è la tecnica che utilizzano i maestri del calciomercato? In attesa di scoprirlo, mi auguro almeno che Sabatini si sia ricordato di far pronunciare ovolollo a questo Marquinho. Voglio ancora pensare che si tratta di un metodo infallibile.  

giovedì 19 gennaio 2012

Gabon-Guinea Equatoriale 2012

Sono circa le 19 allo stadio Mbobela di Nelspruit(Sudafrica) quando il 38enne Keniota Silvester Kirwa fischia la fine del match tra Sudafrica e Sierraleone. La partita termina sullo 0 a 0 ma tanto basta ai Bafana Bafana per passare il turno. I 40 mila assiepati sui seggiolini zebrati dello stadio che nel 2010 ospitò epici incontri come Italia-Nuova Zelanda, Costa d'Avorio-Corea del Nord e Honduras Cile, possono esultare, la differenza reti nei confronti del Niger(che nel mentre ha perso 3 a 0 in Egitto)porta il Sudafrica in Gabon e Guinea Equatoriale per la coppa d'Africa 2012. In campo partono i festeggiamenti, i giocatori corrono, esultano e ballano, ballano e ancora ballano, le simpatiche vuvuzelas e questo "Delicatissimo" stadio zebrato, con le colonne a forma di giraffa e le scalinate a forma di serpente(si il progetto è stato realizzato sotto un pesante quantitativo di Khat) fanno da sfondo all'impresa. Poi, qualcuno, non si sa chi, ma qualcuno, deve averli avvisati, sarà entrato in campo mentre i ragazzi in gialloverde ballavano, si sarà avvicinato all'orecchio del mister o del capitano e avrà sussurrato: "Bella la boiserie, bello l'armadio, belle le cassapanche,belli i balletti e le vuvuzelas, bello tutto....ma cor cazzo che semo passati(forma dialettale tipica del Mpumalanga)". Eh già, ballano ballano ma alla fine a passare il turno in virtù della classifica avulsa è il Niger. Ecco, io vi chiedo, come si può non amare una competizione che già dalle qualificazioni, regala queste gioie?
Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è un ragazzone di 37 anni nel 1979, è nipote di Francisco Macías Nguema presidente/dittatore filosovietico della Guinea Equatoriale. Zio Francisco non è proprio quel genere di zio che viene a trovarti ogni tanto con le pastarelle, lui è uno zio un tantino diverso, sarà per via della sua grande passione per l'iboga ma il buon Francisco, lo zio Francisco, ha una visione tutta sua, o meglio, ha, grazie all'Iboga, delle visioni tutte sue. Teodoro è membro di quel governo e forse sogna un giorno di diventare presidente, proprio come suo zio, per ora si limita però a lavare la macchina di zio Francisco, in divisa da tenente colonnello. In Guinea Equatoriale si dice che zio Francisco abbia magici poteri, in fondo è figlio di uno stregone, in effetti dal 1968 al 1979 fece sparire tantissime persone, circa 80 mila. Francisco non era molto propenso al dialogo, solitamente faceva gettare i suoi oppositori nella pece bollente. Una volta ne fece fucilare 150 nello stadio di Malabo con in sottofondo la canzone di Mary Hopkins "Those were the days ". Odiava la parola "Intellettuale" tanto da proibirla. Sotto di lui un terzo della popolazione fuggì. La Guinea Equatoriale venne soprannominata durante il suo regime la "Dachau d'Africa". Un giorno Teodoro andò a trovare, dopo aver lucidato bene la sua macchina, suo zio Francisco, si avvicino al suo orecchio e disse: "Ok zio...bella la boiserie, bello l'armadio, belle le cassapanche, bello il genocidio, bello l'Iboga, ma ora hai veramente rotto er cazzo(tipico dialetto di Akoakam)", in quel momento sicuramente strafatto di Iboga(nella sua mente stava probabilmente parlando di politica interna e dei mondiali di squash con Napo Orsocapo e una caffettiera lilla in frac)zio Francisco non si rese conto. Così Francisco venne deposto e Teodoro divenne presidente. Francisco Macias Nguema fu condannato a morte 101 volte, ma nessun soldato fu disposto a eseguire la condanna per via dei suoi presunti poteri magici, per fucilare Francisco, il 29 Settembre del 1979 vennero quindi ingaggiati dei mercenari marocchini. Con Teo la situazione migliora. Fino ad oggi si parla solo di 40mila morti in 30 anni, robetta in confronto a Francisco. Teodoro a differenza di Francisco ha una testa e sa usarla, inoltre non mastica piante magiche il che non è poco. Il petrolio e le risorse naturali hanno fruttato al buon Teo un patrimonio che si aggira intorno ai 700 milioni di dollari. Secondo Forbes è un dei dieci dittatori più ricchi del mondo,un gradino sotto compagno Fidel. Lui è la , e la rimane visti i suoi rapporti con gli Stati Uniti, visto i suoi affari con la Exxon Mobil. Ma non sono qua per parlare di questo, ne tanto meno di suo figlio che possiede la villa più costosa di Malibù, e uno yacht(ancora in costruzione) da appena 375 milioni di dollari(3 volte la cifra che il governo investe in un anno per sanità ed istruzione). Teo ormai gravemente ammalato(almeno così si narra) riesce a farsi assegnare la coppa d'Africa, forse il suo ultimo grande gesto prima di raggiungere zio Francisco. Sull'altro paese organizzatore, il Gabon, poco da dire, una dittatura mascherata per anni portata avanti da Omar Bongo(scomparso nel 2009), si..il nome è da barzelletta di "La sai l'ultima"(c'è una razza più odiosa del barzellettiere?con quel "Senti questa"..che ti farebbe venir voglia di prendere a sprangate tutti i suoi cari), ma nonostante tutto il Gabon non se la passa malissimo, anzi è una delle nazioni africane più sviluppate. L'importante è non consumare carne di scimmia , specie se al confine con il Congo, c'è il rischio di beccarsi l'Ebola. Ma quanta fame chimica da iboga devi avere, per andare a comprare carne di scimmia al confine con il Congo? In questa edizione della coppa d'Africa ci saranno tre nazionali esordienti. La Guinea Equatoriale, qualificata di diritto, Il Niger che ha avuto la meglio sul Sudafrica e il Botswana. Sul Botswana torneremo dopo. Il giocatore più giovane della manifestazione è il centrocampista del Burkina, Bertrand Traorè(16 anni), che milita nelle giovanili del Chelsea, il più vecchio è il guineano Bobo Baldè(36), gigantesco difensore centrale ex Celtic. Va detto che non ho sotto mano, le date di nascita dei calciatori del Niger, ammesso sempre che esistano dei calciatori in Niger.
GRUPPO A
Guinea Equatoriale, Libia, Senegal e Zambia. Girone strano, con possibili sorprese. Dovrebbe essere certo il riscatto del Senegal(assente nel 2010), squadra decisamente interessante, splendido l'attacco con l'ex Friburgo Papiss Cissè(fresco di trasferimento al Newcastle), Demba Ba e soprattutto Moussa Sow del Lille, sicuramente meno talentuoso il centrocampo, ma ottima ed esperta la difesa. Inoltre il Senegal si è sbarazzato durante le qualificazioni di Camerun e Repubblica democratica del Congo. L'altra favorita del girone è lo Zambia. Zambia che nel 2010 in Angola ha stupito un po' tutti(fu eliminato ai quarti dalla Nigeria ai rigori), da tenere d'occhio l'attaccante Mayuka giocatore dello Young Boys. La Libia attraversa per ovvi motivi un periodo di assestamento, potrebbe comunque passare il turno, mentre la Guinea Equatoriale può accedere ai quarti in due modi, può comprarsi il girone(cosa non troppo lontana dalla verità conoscendo Teo)o altrimenti, può affidarsi ai poteri magici di zio Francisco.
GRUPPO B Costa d'Avorio, Sudan, Angola e Burkina. Costa d'Avorio su tutti per esperienza e qualità. Leggendo la rosa si può tranquillamente considerare la squadra più forte della manifestazione, nel 2010 si suicidò contro l'Algeria, questa volta dovrebbe arrivare fino in fondo. I due Tourè, Tiotè, Tienè, Ebouè, Boka, Drogba, Kalou, Gervinho.....sulla carta, Ghana permettendo, ha la coppa in mano. L'Angola ha fatto benino 2 anni fa ma giocava in casa, può replicare, non credo possa ambire a più di un quarto di finale, da segnalare Djalma ora al Porto. Sul Burkina non ho troppo da dire, nel 2010 era inserito nel girone farsa del Togo con Costa d Avorio e Ghana, quindi nel girone a 3 in seguito al ritiro della nazionale togolese. Riuscì a fare un punto contro Drogba e soci per poi perdere con il Ghana. Pur non avendo nessuna stella, se la gioca per il secondo posto con l'Angola. il mai esploso Kaborè, il buon Pitroipa e Dagano possono puntare ai quarti. Il Sudan invece è inutile, nel 2008 andò a casa con 9 reti sul groppone, 0 goal fatti e 0 punti. GRUPPO C Gabon, Marocco, Tunisia e Niger. Va detto che dopo il furto del 2010 ai danni del Gabon, mi auguro che i padroni di casa riescano quantomeno a passare il turno. La rosa non è eccellente, ma il fattore campo può aiutare una nazionale non pessima. Tolto Aubameyang(un dei 36 Aubumeyang che hanno giocato nel Milan) del Saint-Etienne, il Gabon offre poco, giusto qualche elemento del campionato francese. Il Niger è una bellissima favola, già vederlo arrivare fino a qua è stata una gioia, non chiudere a 0 punti sarebbe un impresa, sempre ricordando che ha vinto un girone con Egitto e Sudafrica e merita quindi parecchio rispetto.La Tunisia non mi convince, insidiosa, rognosa, ma manca la qualità di un tempo(la luce è Issam Jemaa). Non male il Marocco, possibile pretendente alla vittoria finale, oltre al genio Taarabt, un uomo capace di prendere l'autobus dopo una sostituzione, occhio al duo di centrocampo targato Anzi, Boussoufa e Mehdi Carcela-Gonzalez e poi Benatia, Kharja e Chamakh. Discorso a parte per Youssouf Hadji(proprietario di un salone di bellezza),discreto calciatore e fratello minore di quel DIO assoluto del calcio chiamato Mustapha Hadji che purtroppo ha appeso il codino al chiodo nel 2010, dopo un interessante esperienza nel Fola Esch in Lussemburgo. GRUPPO D Ghana, Mali, Botswana e Guinea. Il Botswana(una maglia strepitosa) è il miracolo di questa edizione della coppa d'Africa, più del Niger per come si è qualificato. Ha dominato un girone con Togo e Tunisia e ha sconfitto le aquile di Cartagine in casa e fuori. La speranza è che le zebre possano continuare a far sognare pur avendo in rosa 23 signor nessuno. Il Ghana secondo logica dovrebbe vincere. Il secondo posto alla scorsa edizione aggiunto alla semifinale mondiale sfuggita all'ultimo secondo fa capire il potenziale di questa squadra. Mancherà Kevin-Prince, che ha deciso di ritirarsi dalla nazionale, ci saranno però i Fratelli Ayew figli di Abedì Pelè genio del calcio e nipoti quindi di Kwane Ayew che tanto fece bestemmiare i tifosi del Lecce. Andrè Ayew è un calciatore da prendere domani stesso, veramente, veramente forte, non che Jordan sia da meno. Il resto sono i soliti noti: Badu, Asamoah, Asamoah Gyan, Mensah, Annan, Muntari, Pantsil. Il Mali è la squadra che tifo, sono dati a 20 per la vittoria finale, io 5 euro ce li butto stravolentieri. Una rosa di calciatori che gioca in Europa(specialmente in Francia) capitanata da Keita. Garrà Dembelè(Quello accusato di stupro a Roma), ex Levski Sofia ora al Friburgo, può essere l'arma in più. Infine la Guinea, da non confondere con la Guinea Equatoriale paese ospitante, già perchè di Guinea ce ne sono 61 nel mondo, questa è la Guinea Conakry, poi c'è anche la Guinea Bissau, la Guinea Equatoriale, la Papua Nuova Guinea, Guinea Marittima, Marina di Guinea, Guinea de ota, Guinea de ura, Sant'Alessio di Guinea. Minchiate a parte, la Guinea non è squadra da sottovalutare, ha un buon mix e lotterà per il secondo posto nel girone contro il Malì. La coppa d'Africa non segue nessuna logica, o meglio, la logica è che tutti giocano bene ma alla fine vince l'Egitto ma ringraziando il cielo l'Egitto non si è qualificato. Inutile fare pronostici, spero nel Mali, credo in Ghana e Costa d'Avorio e metto Senegal e Marocco come outsider. Non rimane che sintonizzarsi su Eurosport, sedersi sul divano fare fare scorta di parecchio Iboga per godersi la magia di questa coppa d'Africa 2012.

Un errore del Ceefax

Il loro libero, tale Lothar Matthäus, è chiaramente il loro punto debole: dovremo attaccarlì lì
Il 1993 stava volgendo verso la fine: era morto Frank Zappa, e cosa ancora più grave si erano appena sciolti gli Echo and the Bunnymen. Julian Cope sfornava capolavori a ripetizione. La stagione calcistica inglese 1992-93 si era conclusa con la vittoria del Machester United che conquistò la prima Premier League della storia, inaugurando il nuovo formato del campionato. In terza posizione aveva concluso il Norwich City, dopo una entusiasmante cavalcata nelle prime posizioni che vide i Canarini lottare per la vittoria fino ad Aprile. Era quindi con scetticismo che i commentatori guardavano alla successiva stagione dei gialloverdi, prevedendo il tipico calo da provinciale nonostante la squadra avesse mantenuto la sua ossatura assemblata con quattro soldi, costituita da giovani del luogo e quasitrentenni ridimensionati da fugaci fiaschi con Spurs, Everton o Arsenal.
Nell’avventura in Coppa Uefa, dopo essersi sbarazzato con facilità gli olandesi del Vitesse, il Norwich fu sorteggiato nel secondo turno contro l’onnipotente Bayern Monaco. La maggior parte dei mezzobusti televisivi preconizzavano una facile vittoria bavarese: il Times battezzò la spedizione norvicense come “poco più di una inconsueta gita con match incluso”. Alan McInally invece si spinse anche più in là pronosticando (ah ah!) che il Bayern avrebbe vinto “circa dieci a zero”. C’è una espressione che mi è stata insegnata da simpatici tifosi Canaries a Londra, ovvero “The Little Norwich Syndrome”. Si tratta, secondo loro, della scarsa considerazione di cui la città e la sua squadra gode nel Regno Unito: spesso l’East Anglia è una regione che viene raffigurata nella cultura popolare come un’area arretrata e conservatrice. Non a caso il personaggio comico di Alan Partridge, la cui comicità è basata sulla provincialità e sulla sua inettitudine da redneck del Norfolk, è proprio nativo di quella città. Allo stesso modo si consideri il nome attribuito al derby locale contro l’Ipswich, chiamato “Old Farm Derby”, tra genialità e scherno regionale. L’allenatore di quel Norwich 1993-94 era Mike Walker, “lo stregone di Colwyn Bay”. Nei giorni precedenti all’incontro se ne andava in giro a sproloquiare garrulo a qualunque avesse l’inaccortezza di prestargli ascolto, dicendo di essere contento del sorteggio e di non vedere l’ora di arrivare in Germania. Sembrava che nessuno lo avesse informato dell’impossibilità del suo compito. Così come un debuttante del bowling che ha la fortuna di fare uno strike al primo colpo, azzardava con sicumera teorie astruse agli orecchi di chi lo ascoltava ed era costretto a far finta di ritenere plausibile tutto ciò. Arrivò a definire Lothar Matthäus, Pallone d’Oro e Campione del Mondo in carica, l’anello debole degli avversari, e programmò gli allenamenti settimanali creando schemi sui cross dal fondo. La sua squadra nello stesso ruolo del tedesco schierava Ian Culverhouse da Bishops’s Stortford. Sarebbe stata la prima partita in campo internazionale per il club, dato che pur avendo vinto la Coppa di Lega 1985 non potette partecipare alla Coppa Uefa in seguito alla tragedia dell’Heysel. I tedeschi rimasero invece delusi dal sorteggio, e dichiararono pigramente di aver sperato di andare a giocare “a Tenerife, o in qualche altro posto caldo”.
Il 20 Ottobre le squadre scesero in campo all’Olympiastadion: il Bayern allenato da Ribbeck schierava Aumann, Jorginho, Ziege, Kreuzer, Helmer, Nerlinger, Wouters, Witeczek, Valencia, Matthäus, Scholl. A questi i gitanti del Norfolk contrapposero: Gunn, Culverhouse, Bowen, Butterworth, Prior, Newman, Robins, Crook, Sutton, Fox, Goss. Per loro era la prima volta, e si vide benissimo: le previsioni tedesche di una facile blitzkrieg si rivelarono sballate fin dall’inizio. Il Norwich, infatti ebbe in mano il pallino del gioco fin dal principio, forse scioccando gli avversari con la sua atroce divisa fluorescente, decorata da niente di meno che un manto di guano (forse un sottile omaggio al soprannome del club). Mike Walker solitamente impostava un gioco basato sul fraseggio corto, molto apprezzato e che lo rese uno degli allenatori emergenti più stimati d’Inghilterra. La solida impostazione della squadra sembra fosse intaccata solo dalla leggendaria incapacità da parte dei centrali di comprendere il concetto di tattica del fuorigioco. Ma all’Olympia i giocatori ospiti si basarono più sui cross. Al dodicesimo minuto spunta fuori un personaggio improbabile: Rob Newman. Ancora non era soprannominato Buzz Lightyear, nomignolo che assumerà solo dopo l’uscita del cartone animato Toy Story per la somiglianza della sua mascella con quella dell’omonimo personaggio, ma era già famoso per il suo tiro assurdamente potente e sprecisissimo da vero tagliaboschi del Wiltshire qual’era. Nel video di quella partita si vede questo grezzo omone avvicinarsi a grandi passi verso il pallone sulla tre quarti come se dovesse sgozzarne la camera d’aria, poi evidentemente in quel capino si accende una lampadina: si ricorda degli ammonimenti del buon signor Walker, rallenta pian piano e come un camionista che balla col tutù, poggia col piedino molle un cross irrealmente morbido, da Super Tele. Ovviamente sul cross diretto in area interviene quella pippa di Matthäus, che indietreggiando colpisce di testa maldestramente -questi dilettanti!- sulla ribattuta si avventa l’attaccante ed ex preparatore di sandwich Jeremy Goss: spettacolare sforbiciata al volo in rete, il Norwich passa in vantaggio.
Nonostante un infortunio a Robins, gli inglesi continuano a macinare gioco, il Bayern è in bambola. Al ventinovesimo continua il tiro al piccione: su una punizione a centrocampo scagliata in area da Crook, l’idolo Chris Sutton saltò troppo presto e si fece scavalcare dalla palla, ma Mark Bowen, un esperto terzino andato in avanti per fare un giro, colpì di testa sul secondo palo beffando Aumann. La sorpresa fu così grande che il commentatore inglese sentì sè stesso esclamare dopo qualche attimo di stupore: “and...it’s in! It’s... Mark Bowen...! and Norwich are two up.. this is almost fantasy football!” Poco prima dell’intervallo il Bayern riuscì ad accorciare con un goal di Nerlinger che deviò un cross di Jorginho uccellando il difensore Prior. Il secondo tempo fu naturalmente un assalto del Bayern che sfiorò più volte il pareggio con Matthäus, il cui tiro venne parato da Gunn, che sventò anche un tentativo di testa di Valencia. Finalmente arrivò il fischio finale. Il risultato venne salutato con sbalordimento dagli sportivi, molti dei quali pensarono che il risultato parziale di 0-2 fosse un errore del Ceefax (il televideo).
La maggior parte dei quotidiani lodò la prestazione norvicense definendola il punto di massimo splendore del club, pur ammettendo l’enorme leggerezza del Bayern, che affrontò la partita con grande spocchia pensando di cogliere una vittoria scontata. I tabloid britannici ebbero meno tatto e approfittarono dell’occasione per sfornare una sfilza di titoli con riferimenti bellici.
Il 3 novembre si giocò il ritorno nel Norfolk: a un goal iniziale di Valencia rispose Goss. Seguirono barricate, sputi e scene di sangue. Il Norwich passò quindi il turno: a quello successivo incontrarono l’Inter, che alla fine avrebbe alzato la coppa. Nonostante le varie assenze gli inglesi si fecero valere e vennero eliminati anche per colpa di una certa dose di sfortuna. Oggi, scorrere i nomi di quei protagonisti dell’Olympiastadion è una Spoon River calcistica: a parte l’indimenticabile Chris Sutton gli altri calciatori non hanno più avuto sulle ali la stessa polverina che li fece volare tra il 1992 e quella famosa sera bavarese. L’amato portiere Gunn è stato per breve tempo l’allenatore della squadra -poi sostituito da Lambert dopo un disatroso 7-1 inflitto dal Colchester United-, il centrocampista Fox si può periodicamente vedere in tribunale per violazioni al codice della strada, Goss e Culverhouse sono ancora nello staff societario, mentre Polston lavora in un college per studenti giapponesi a Slough, la città più brutta della Gran Bretagna. In questa stagione il Norwich City è ritornato nella massima serie dove sta sorprendento tutti ancora una volta, grazie alle prodezze di Ruddy, Drury, Lansbury, Hoolahan, Martin e Holt. Ma anche se dovessero retrocedere, ricordatevi di questo meraviglioso club che rimane ad oggi l’unica squadra inglese capace di sconfiggere il Bayern Monaco in trasferta.

venerdì 13 gennaio 2012

Ubu Roi, L'Ultima Rappresentazione del Nostro Amico Eric


When the seagulls follow the trawler, it is because they think sardines will be thrown into the sea..
Eric Cantona
“Non sono un uomo, sono Cantona” Così il nostro amico Eric risponde a se stesso, nonché al suo amico Eric.. Perché il nostro amico Eric, quello con la barba, appoggiato alla balaustra del ballatoio di un grigio e fetido palazzone popolare della periferia di Manchester, non è più uno dei più grandi calciatori della storia del Manchester United e di tutte le altre storie, né l’interprete di molti spot di una multinazionale di Portland, nemmenoil tecnico della nazionale francese di beach soccer, o il dirigente dei New York Cosmos (quelli che praticano il “soccer”, senza nemmeno la beach !?), tantomeno un attore, o un attivista politico, un cittadino che invita la comunità a ritirare tutti insieme nello stesso giorno i soldi dalle banche per farle fallire (come solo la sua connazionale Giovanna D’Arco, al secolo Sara Tommasi, ha in seguito avuto il coraggio di fare..) Niente di tutto questo.. Eric, nelle sue molte vite, si è definitivamente trasfigurato fino a trascendere la condizione mortale e terrena.. Eric è divenuto pittura rupestre nelle caverne di uomini che cercavano il soffio vitale nella natura, raffigurazione sacra del potere che ha gerarchizzato il divino, simbolo sociale della riscossa e dell’oppressione, totem dei tabù e tabù di tutti i totem..

Se una cosa è vietata nel calcio, il nostro amico Eric l’ha fatta, giusto per vedere l’effetto che fa.. Se una cosa è permessa nel calcio, il nostro amico Eric l’ha fatta meglio degli altri, giusto per farci vedere come si fa.. Nato a Marsiglia ha cominciato a giocare con l’Auxerre e al Marsiglia ha voluto segnare un beffardo gol di tacco quando non era nemmeno maggiorenne.. perché lui Marsiglia la ama davvero.. e allora la punisce, altro che baciare la maglia.. Anzi, a dirla tutta lui, quando poi ci ha giocato con la maglia del Marsiglia, l’ha presa e gettata per terra.. solo perché il tecnico si era azzardato a sostituirlo in una cazzo di amichevole per beneficenza.. La società ha deciso allora di punirlo, lo ha sospeso e mandato in prestito al Bordeaux.. Lui si è incazzato da morire e cos’ha fatto? Se l’è presa forse di nuovo con Marsiglia, il suo tecnico o il suo presidente? Troppo facile.. troppo banale.. Lui è il nostro amico Eric.. Lui è andato in televisione e si è messo ad insultare Henri Michel, commissario tecnico della nazionale francese, chiamandolo sacco di merda.. Tanto aveva oramai 22 anni e aveva già vinto da solo gli Europei Under 21 dimostrando di essere il più grande di tutti.. che gli fregava.. Tra pugni in faccia in prestito (Bordeaux) agli avversari e scarpate in faccia in prestito (Montpellier) ai compagni durante gli allenamenti, il nostro amico Eric ha portato gli occitani a vincere la Coppa di Francia per la prima volta dal 1929 e deciso di non imprestarsi più tornandosene a Marsiglia per regalare ai suoi concittadini uno scudetto..



Ma una volta tornato a casa il nostro amico Eric era inquieto.. non riusciva a trattenersi e non perdeva occasione di insultare pubblicamente il presidente Bernard Tapie.. d’altronde l’ex attore, presentatore televisivo, ministro e puttaniere - nonché sosia d’oltralpe del Ridge di Beautiful - aveva proprio una faccia di cazzo, come biasimarlo.. Il nostro amico Eric si è quindi prestato di nuovo, stavolta al Nimes.. ma mentre giocava con la maglia biancorossa dei figli del dio celtico Nemausus un arbitro s’è preso la briga e di certo il gusto di fischiargli un fallo contro.. il nostro amico Eric ha deciso di non reagire d’impulso, di ragionarci su un attimo.. e dopo averci pensato per almeno una frazione di secondo considerando i pro, i contro e le conseguenze del suo gesto come fosse Sherlock Holmes.. ha deciso di tirare il pallone in faccia all’arbitro per protesta.. Piccoli uomini stabilirono allora di comminargli un mese di squalifica.. ma il giorno dell’audizione in commissione disciplinare il nostro amico Eric si era svegliato confuso e, teatrante dell’esistenza, pensava di avere un’audizione con Carmelo Bene in cui lui e il Maestro sarebbero apparsi alla Madonna.. Allora, una volta davanti ai commissari, si è alzato dalla sedia e avvicinatosi ai burocrati ha cominciato ad insultarli tutti.. dando loro dell’idiota uno per uno.. Era convinto che Bene avrebbe apprezzato, ma i giudici non erano al corrente dell’accordo in corso tra il nostro amico Eric ed il sommo Maestro, e portarono la squalifica a sei mesi.. Fu allora che Cantona decise di ritirarsi e il 16 dicembre 1991, a soli 25 anni, annunciò il suo addio al calcio..
In una notte d’estate però.. gli dei e il suo psicoanalista lo avvisarono che a Manchester un suo amico postino di nome Eric aveva bisogno di lui.. Il nostro amico Eric decise di andarci a piedi in quella fogna di Manchester, così, tanto per camminare un po’ sulle acque della Manica.. ma il viaggio fu lungo.. e dopo una sosta a Sheffield, sbagliò città e finì a Leeds.. Oramai era il gennaio del 1992 e il nostro amico Eric decise che si sarebbe fermato qualche mese lì per riposarsi.. nel frattempo pensò di ricominciare con il calcio e portò il Leeds a vincere il titolo.. Poi si diresse a Manchester in cerca di Eric.. Già che si trovava lì vinse un'altra manciata di scudetti e di coppe, tirò calci un po’ ovunque, frantumò un paio di mascelle e collezionò cartellini rossi in quantità.. Un giorno, mentre era in trasferta a Londra con i Red Devils, ricevette una chiamata dal cielo che lo implorava di tornare a Manchester, il suo amico Eric era in difficoltà.. Cantona tirò allora un calcio ad un difensore del Crystal Palace per farsi espellere e potersi così dirigere in tutta fretta verso gli spogliatoi.. durante il cammino verso l’uscita dal campo accadde però che il nostro amico Eric si addormentò.. fu allora che la Madonna e Carmelo Bene gli apparvero in sogno, e gli dissero che quel brutto figuro di fronte a lui, tal Matthew Simmons, era uno di quelli che in futuro avrebbero potuto fare male al suo amico postino.. Eric non ci pensò su due volte e con un calcione da kung fu lo mise al tappeto.. Otto mesi di squalifica lontano dai campi gli permisero di dedicarsi alla meditazione abbracciare antiche pratiche sufi, conoscere i profondi misteri della terra e del cielo, giocare a scacchi con i mille nomi di Budda, e capire che il tempo è di per sé eterno ma che e il tempo della vendetta era finalmente giunto..


Vinte altre cose ed esaltate altre folle, il nostro amico Eric fu finalmente nella condizione di poter aiutare il suo amico postino Eric, ma prima doveva officiare un ultimo rito.. vendere l’anima al diavolo e vendere il diavolo al miglior offerente.. E così Eric si sublimò in immagine e cominciò ad apparire in più posti contemporaneamente, a dire cose sempre diverse.. e come un ronin dei nostri tempi postcontemporanei a servire molti padroni e nessuno.. Si dedicò a recitare il ruolo di se stesso sui palcoscenici di tutto il mondo e la parte del palcoscenico con la sua anima e con quella del diavolo.. Alla fine è apparso a se stesso e al suo amico Eric.. gli ha sussurrato il nome segreto di dio e il senso della vita.. e insieme al postino di Manchester ha condotto la prima e ultima battaglia contro le forze del male.. e già che c’era anche contro le forze del bene.. ha messo in scena la rivoluzione come atto definitivo e si è definitivamente trasfigurato in Cantona.. ha compreso che quando a Manchester lo chiamavano King Eric o Eric le Roi gli chiedevano di diventare il re delle beffe, l’Ubu Roi che avrebbe che vendicato le nostre miserie attraverso lo scherzo, la beffa.. ultimo atto sovversivo in grado di scardinare le griglie del potere.. E King Eric divenne Ubu Roi..

L’ultima sua rappresentazione, in ordine cronologico per come noi umani possiamo comprenderla, è stata quella di pubblicare una lettera su Libération in cui chiedeva a cinquecento sindaci le firme necessarie per poter partecipare alle elezioni presidenziali di primavera in Francia.. ha annunciato di voler sfidare due inutili e sobrie comparse (il marito di Carlà e l’ex compagno di Segolene Royal.. ah, il matriarcato francese!?) per la corsa all’Eliseo in nome del diritto alla casa.. Ma era tutta una beffa.. volta a fare casino, scompigliare lo status quo, ribaltare i tavoli, gettare come Pollock macchie di colore sul grigio panorama politico transalpino, sensibilizzare il pubblico al problema casa.. Perché uno che ha vissuto in un opprimente e fetido palazzone popolare della periferia di Manchester, anche se solo per una frazione della sua eterna vita, anche se solo per aiutare il suo amico postino Eric, certe cose non le dimentica più.. E il nostro amico Eric come il mitico Ubu Roi ha deciso una volta di più di ingannare tutti.. dalla trama agli spettatori a se medesimo.. Perché lui non è un uomo, è Cantona.. E allora il nostro amico Eric lo puoi solo incontrare una domenica sera d'inverno alla stazione di Ginevra.. altrove egli non esiste..



mercoledì 11 gennaio 2012

Fastidi

Non è proprio periodo, sarà che sono nervoso, ma non ho tanta voglia di raccontare belle storie, che ne so, su qualche campionato assurdo, su qualche allenatore indonesiano, sul capocannoniere del campionato finlandese(tale Timo Furuholm, guardando il video mi chiedo come mai nell'Inter Turku siano tutti pettinati in stile Bee Hive) perchè detto sinceramente tra di noi, troppe cose mi hanno fatto girare le palle in questa ultima settimana barra dieci giorni. Meno male che c'è Titì.
Il caso Simone Farina
Non capisco, non dico sia un eroe, ma non capisco comunque tutte le persone che per non sembrare populiste sminuiscono il gesto, che parlano di normalità, come se fosse facile rinunciare a 200.000 euro e per di più spaccano la fava(per dirla elegantemente) se il buon Farina viene convocato da Prandelli o viene abbracciato da Blatter(e questo non credo sia un premio...io forse preferirei essere abbracciato e limonato da un barbone del binario 1 di Termini piuttosto che essere sfiorato da zio Joseph). Sia ben chiaro, la convocazione per uno stage in nazionale mi sembra assurda, è un premio idiota, è come quando fai vincere un bambino a braccio di ferro, e tolta qualche foto ricordo, la maglia firmata da Bonucci, un giro di campo da bimbo speciale con la tuta della nazionale e un cappellino con scritto forza azzurri... al simpatico Farina cosa rimarrà?
Il 37esimo pallone d'oro a Messi
Non va bene, con questo ragionamento non vedrò mai un portiere vincere un premio del genere. Parliamoci chiaro, è Lionel Messi il calciatore più forte del mondo? si, senza dubbio, ma è anche vero che Messi con l'Argentina in coppa America e per di più in casa, ha fatto di nuovo pena. Cosa ci dobbiamo aspettare per i prossimi anni? lo stesso identico copione? Roba che neanche Beautiful che da 30 anni ruota intorno a quella bionda che ama Ridge ma si fa amichevolmente schienare da tutta la sua famiglia salvo poi tornare ad amare Ridge. I prossimi 3 anni saranno Messi/Xavi/Cristiano Ronaldo? ma poi mi chiedo.. ma Xavi, cosa deve fare di più per vincere? Camminare sull'acqua?
Il Caso Morgan De Sanctis
Credo che si possa avere 250 reazioni ad un goal, per 250 diversi motivi. A me la giustificazione di De Sanctis mi sembra plausibile, avevano rischiato di prendere il secondo goal del Lecce che avrebbe potuto riaprire la partita, venivano da tre pareggi e al quarto goal a 7 minuti dalla fine, impreca, visto che la sua squadra stava rischiando di riaprire una partita chiusa contro l'ultima in classifica. Ma poi, dato che non esistono flussi di giocate sospetti sul match, di che parliamo? Una combine per mantenere il risultato pari o i due goal di scarto?Troppi giocatori da coinvolgere, e poi basterebbe intavolare un semplice 2 a 0 senza cercare un vistoso 4 a 2 a tempo scaduto, un assurdità, almeno per me. La Realtà è che si è venuto a creare un clima da caccia alle streghe, guardiamo con sospetto qualsiasi cosa, tra un po' magari uscirà il video di Von Bergen che si gratta una chiappa durante un goal del Cesena contro il Novara.
L'espulsione di Kompany e le critiche al City
Sarò di parte, ma distruggere una partita del genere dopo 12 minuti è da folli. Un espulsione da campionato spagnolo o italiano. Quello che non riesco più a sopportare è la spocchia United, le parole di Ferguson e quel senso da primo della classe che lo United si porta avanti da anni. In Italia sento criticare le spese del City, sento parlare del blasone dello United, ma perchè il Man U non è stato costruito in questi anni con una valanga di soldi? I tempi sono diversi, questo sta diventando il calcio degli sceicchi e dei russi, ma non capisco perchè ogni qual volta vinca il City si parla delle spese folli e invece quando vince lo United è merito della loro storia, come se Glazer fosse un morto di fame, come se in questi anni avesse speso poco. Si rinfacciano gli ingaggi troppo elevati, ma fino a questa stagione il City era fuori dalla corsa alla Premier e fuori dalla Champions, come convincere un calciatore ad accettare una piazza ancora fuori dal calcio che conta se non con uno stipendio più alto del normale? Non basterà vincere una Premier, al primo derby vinto dallo United si continuerà a sputare sui soldi del City e si celebrerà lo stile e la forza del club di sir Alex. Mah!Sarò io....
L'esonero di Auteri
Non dico che come esonero sia assurdo, però dispiace vedere un allenatore valido come Auteri lasciare la panchina della Nocerina a Gennaio. La promozione dei molossi la scorsa stagione è in gran parte merito suo e in questa serie B i rossoneri insieme ovviamente al Pescara hanno fatto vedere il miglior calcio. a parer mio la pazienza avrebbe premiato. Che dire, auguri a Campilongo e speriamo che gente come Auteri possa riuscire a sfondare nel calcio che conta, anche se stiamo parlando di un calcio che esonera Mangia per prendere Bortolo Mutti.
Grazie Titì
Oltre alla meravigliosa ed entusiasmante vittoria dello Swindon di Paolo di Canio sul Wigan, a ripulire la zozzuria di questa settimana barra dieci giorni di calcio, ci ha pensato Titì e in soli 11 minuti. Che Henry sia uno dei calciatori non solo più forti ma anche più belli da vedere di questi ultimi 20 anni non credo ci siano dubbi. I due boati dell'Emirates all'ingresso del francese e al momento del goal, sono commoventi, l'esultanza di Henry è una poesia. Qualsiasi cosa succeda, dubito che il 2012 calcistico possa regalare qualcosa di più bello ed emozionante.

Emozioni p.. #3

Da Pulcinella al porno in streaming, dall'Irpinia agli Smashing Pumpkins. Continua il disvelamento delle ricerche che vi portano a Lacrime di Borghetti e Tubo Nero.

Bone fiche in banca; Angola incidente presidente; Notti erotiche dei morti viventi; Rockettari capelli stempiatura; Fondo-salva-stati-facebook; Come farsi lasciare in 10 giorni Kenny; Borzelli Gucci; Lecce scontri radio e borghetti noi; Tassista figa Cagliari; 2001 clonazione umana; Pressa gigante Terni; Calzino hardcore; Addio lacrime per amore donna nuda Munch; Edo 14 microfono per FIAT; Calciatori che esultano con un dito nel c**o; Baguette ascella; Pulcinella rifle; Testaccio al 1900 con le capellone; Gnocche irpine; Gnoccatravel Liverpool; Clonare scheda SKY; I feticisti delle maglie dell'Hellas; Juve posseduta MILF; Divano Samoa Brigitte opinioni; Big figa porno; Figurine nere per FIFA 12; Anello da mafioso; Cavallo che calcia.

Si ricorda che le ricerche più indecenti, volgari o imperdonabili non vengono pubblicate.

mercoledì 4 gennaio 2012

Sugli elementi della Kafkianità in Diego Milito

 
 
Quando lo vidi giocare per la prima volta, Diego Alberto Milito detto El principe, aveva già fatto parlare di sè. Ma fino a quel giorno avevo praticamente smesso di seguire il calcio: il suo nome mi appariva del tutto sconosciuto. All'assiduo frequentatore di questo blog, cui non sfugge l'ultimo panchinaro del campionato neozelandese, potrà sembrare inammissibile ma tant'è.
Il principe (soprannome che è derivato dal soprannome di un altro giocatoredoppelgänger a tutti gli effetti) aveva già onorato la sua carriera in Italia e in Spagna prima di entrare a far parte dell'Inter Mourinhana. Ma io non lo sapevo e quando il suo nome mi fu presentato dalla voce gracchiante di un telecronista qualunque, dentro di me pensai, con assoluta innocenza: "Milito? E chi cazzo è Milito?". Questo pensiero non mi ha più abbandonato, nonostante i gol, i successi e la fama inevitabile.
Istintivamente, dal primo momento, mi ero convinto che Milito avesse qualche cosa di 'kafkiano' sia nell'apparenza che nel modo di giocare. Così, di tanto in tanto mi mettevo a ragionare su quella kafkianità di cui lo reputavo degno.

Il suo volto e in particolare lo sguardo, mi hanno sempre fatto una certa impressione. A me pare che lo sguardo di Milito, anche quando esulta per un gol, anche quando sorride come il più bravo dei bravi ragazzi di questo mondo (più di Zanetti), sia lo sguardo di una persona assente, che non c'é. La sua faccia lunga e incavata, i suoi grandi occhi hanno la tristezza delle persone inconsolabili, una malinconia che si percepisce in modo indiretto, perché inespressa. Quando Diego esulta, lo fa battendosi il petto con entrambe le mani, scuotendo i pugni e gridando come in un quadro di Munch. Altre volte sembra reclamare a gran voce l'autorialità della propria azione dicendo "Sono stato io!". Ma fuori dal campo ha dato a tutti l'impressione di non voler apparire nel modo più assoluto. Una delle poche foto che sono riuscito a trovare sulla sua vita privata, lo ritrae al mare, con la famiglia. Seduto su un muretto, gli occhiali scuri, ha le mani strette in mezzo alle gambe, irrigidito come un cadavere.

Ci si aspetta di vederlo scomparire da un momento all'altro, risucchiato dal nulla in un'altra dimensione.

 
Altra cosa che mi ha sempre colpito è il suo modo di correre. Quando Milito corre, vuoi per inseguire un pallone, vuoi per fare pressing su un avversario o per lanciarsi a rete, ha sempre quel modo di agitare le braccia e il corpo come se stesse fuggendo da un edificio in fiamme, con una tensione e una foga che difficilmente si possono descrivere. L'enigma ontologico di questo giocatore mi sembra racchiuso nel paradosso del suo desiderio, da una parte la fuga, dall'altra il ricongiungimento.¹
Per fare maggior luce attorno alle questioni della sua Kafkianità, ho cercato di analizzare il suo modo di giocare, ma oltre al ruolo, cos'altro si potrebbe dire di lui? I suoi movimenti a cosa sembrano? A niente. Le sue carezze al pallone, i colpi vellutati, le finte e i dribbling non sono mai appariscenti, nulla più che un gesto. E non ricordano nulla. E' come se non venissero percepiti: a) da lui stesso, che mai se ne compiace b) dagli avversari che non li riescono a interpretare c) dai tifosi che si esaltano solo quando la palla è già in rete. Dunque è come se non fossero mai esistiti. Il gesto che precede un gol come questo passerà del tutto inosservato.
 
E' come se ogni prodezza, ogni sublime gesto tecnico di questo giocatore non risaltasse mai nel contesto delle sue prestazioni, come se non ci fosse un grado maggiore o minore di intensità nel corso del suo operato. Non c'è nessun picco di sensazione, perché manca una presenza in grado di sperimentarla. C'è piuttosto una macchina, un robot -com'è stato effettivamente notato- che procede senza fermarsi, "senza mai smettere di pensare". E' stato questo suo divenir macchina ad averne fatto il giocatore della fatidica annata 2010-2011.
Spesso si parla di continuità, di quanto essa sia necessaria per il morale dei giocatori. Questo è vero in massimo grado per un giocatore come Milito, che dopo la Champions e l'addio di Mourinho, ha vissuto la fine del ciclo in prima persona. Vale la pena di ripescare l'intervista fattagli sul campo di Madrid dopo la finale vinta grazie a una sua doppietta: la faccia assonnata, come avesse dormito due anni di seguito senza mai svegliarsi, sembra sforzarsi di esprimere, rovistando le parole con gli occhi, la felicità che si dovrebbe provare in certi momenti. Ma soprattutto emerge quel desiderio di fuga deterritorializzante ("il prossimo anno vediamo") a lui peculiare. Fuga che sarebbe stata la sua unica chance e che inevitabilmente non si è realizzata.
Qualche settimana fa, dopo aver visto Diego stampare sulla traversa l'ennesimo tiro da due passi, lui che due anni prima era stato l' infallibile goleador di una stagione memorabile e che ora è poco più che il fantasma di se stesso.. ho riso. Sì ho riso ma non per mancanza di rispetto, non perché ci fosse qualcosa di ridicolo in lui, ma perchè in quel clamoroso errore io ho colto l'essenza del comico, esattamente come nei romanzi di Franz Kafka.
Karl Rossmann, il protagonista di America, subisce una serie infinita (il romanzo è inconcluso) di torti, sventure, avversità, eppure l'angoscia provocata da quell' interminabile accumulo di eventi calamitosi sfocia sempre, da parte nostra, in un riso agghiacciante, comico appunto. E allora la sua testa abbassata e la smorfia della bocca semichiusa non sono che l'altra faccia, forse quella più banalmente percepibile ma certamente inevitabile, della sua kafkianità.
 
 
Milito, come ogni personaggio dello scrittore ebreo-praghese ci appare svuotato del suo principium individuationis. Il fatto che i tifosi non siano riusciti a trovargli un soprannome ad personam ma siano dovuti ricorrere al prestito "per somiglianza" è, in questo senso, emblematico.

"Nel romanzo di Kafka "Il Castello" incontriamo un funzionario, Sortini, esperto nella difesa contro gli incendi. Ben presto tutto ciò che dovrebbe costituire la sua identità svanisce nell’incertezza: “Di lui, in sostanza, si sa soltanto che il suo nome è simile a quello di Sordini; se non ci fosse questa somiglianza di nomi, probabilmente non lo si conoscerebbe affatto."²
 
Il personaggio tipico di Kafka – ci dice Marthe Robert – è privo di qualsiasi attrattiva, né tanto meno è fatto per interessare: egli non si distingue né per il carattere affascinante, né per la psicologia sottile, né per l’arte di far vivere passioni e idee, anzi tutto questo gli è deliberatamente tolto.- E d'altronde -sottolinea Giovanni Bortoli- là dove regna il principium individuationis, il tempo e lo spazio servono a circoscrivere gli individui, garantendone la separatezza, e la privatezza. Ma se questo principio viene meno, allora il tempo e lo spazio non serviranno più a individualizzare. Allora lo spazio invade lo spazio, il tempo invade il tempo. Gli effetti vanno dalla frenesia alla paralisi.³


Come abbiamo visto, sono proprio questi due estremi a disegnare la parabola "esistenziale" del giocatore. Naturalmente noi gli auguriamo di ritrovare presto la forma e il gol, di trasferirsi magari in una medio-piccola (minore come la letteratura in Kafka) e se fra qualche anno nessuno si ricorderà più di lui, beh, pazienza.

¹Kafka, per una letteratura minore (Deleuze-Guattari, ed. Quodlibet)
²·³ Tratto da L'identità Modale nei personaggi di Kafka di Giovanni Bottiroli pubbl. in Cultura Tedesca (2008)