sabato 24 dicembre 2011

Breve elogio di Rodrigo Taddei e della Roma vista a Bologna

la festa dopo il gol di Taddei
Negli anni settanta e ottanta newyorchesi, gli anni della dolce vita per la grande mela, gli anni d'oro dei locali semi-clandestini in cui gli omosessuali di tutto il mondo potevano dedicarsi alle pratiche più avventurose, gli anni in cui chi aveva contratto l'aids ancora minimizzava parlando di "una brutta malattia tropicale", gli anni in cui gli scrittori viveur alla McInenerney e Easton Ellis impararono a vivere, gli anni insomma in cui - forse per l'ultima volta nella storia - la notte, almeno per qualche istante, poteva ancora confondersi con la vita, a Manhattan c'era - tra le tante - una torbida ma allo stesso tempo patinata discoteca gay  a due piani che si caratterizzava per un ingegnoso dettaglio architettonico. Mentre al primo piano c'era il dancefloor in cui si ballava, peraltro dimenticandosi presto della camicia caduta a terra, al piano superiore si andava direttamente per scopare, o comunque - diciamo così - per sfogare la propria eccitazione in modo meno formale rispetto al dimenarsi dei corpi di cui al piano inferiore. Questo primo piano aveva però una particolarità: il pavimento era trasparente, e quindi durante le contorsioni amorose ci si eccitava ancora di più guardando i giovanotti del piano di sotto intenti a danzare a muscoli scoperti. La libidine era accentuata dal pensiero che questo vetro era trasparente solo in un senso e pertanto, al contrario, dal piano di sotto non si poteva vedere nulla di quanto accadeva pochi gradini più in su.

Ammetto di non aver mai vissuto l'epopea di questo locale, nè similari avventure arbasiniane (sebbene il racconto provenga non dallo scrittore di Voghera, ma da un accecante ritratto che al grande poeta catalano Jaime Gil de Biedma ha dedicato l'intellettuale Luis Antonio de Villena), ma posso dire di comprenderne il grado di parossistica eccitazione, accentuata dal misto di piacere e voyeurismo che la compone, dopo aver visto la partita che la squadra per cui faccio il tifo, la Roma, ha vinto con il punteggio di 2 a 0 in casa del Bologna appena qualche giorno fa. Una partita senza precedenti, per quanto mi riguarda, e che auguro a tutti di vivere, prima o poi.

Certo che ricordo alcune memorabili dimostrazioni di forza della Roma capelliana, così come, prima, alcune divertenti scorpacciate di gol della Roma zemaniana, e, dopo, alcune epiche prestazioni della Roma spallettiana. Certo che ricordo i derby vinti e quelli stravinti. Certo che ricordo gli exploit della Roma mazzoniana. Ma una partita come quella dell'altra sera proprio non me la ricordavo, e mi dispiace per tutti quelli delle altre squadre che, ballando al piano di sotto, se la sono persa.

Non scomoderò il paragone col Barcellona di Guardiola, seppure, per una sera, la Roma sembrava davvero il Barcellona di Guardiola. I giocatori uscivano in fraseggio da situazioni impossibili sulla linea laterale. I terzini si esaltavano con doppi passi in area di rigore avversaria. A centrocampo si disegnavano triangoli post-euclidei. Il pressing veniva realizzato con il famigerato "sciame d'api". Gli avversari - i poveri avversari - erano completamente smarriti, attoniti, svuotati di tutta la pugnacità con cui erano scesi in campo. In piccolo, è stata la nostra manita, non tanto al Bologna, ma al calcio italiano.

Mi dispiace per chi si è perso questa partita e per chi - vuoi per pigrizia, vuoi per spocchia - non se la vedrà mai. Penso una cosa: nessun tifoso di una squadra italiana potrà mai assistere a uno spettacolo del genere. Anzi, molti tifosi dovrebbero ora vergognarsi di tifare per squadre che giocano come giocano. Dovrebbero scioperare. Altro che andare in pensione a 60 anni: il vero diritto è quello di veder giocare la propria squadra come ha giocato la Roma a Bologna. Fuori dal tempo, dallo spazio e dalla nostra tradizione calcistica.

Il simbolo di questa Roma è per me Rodrigo Taddei. Come noto, almeno per chi mi conosce o legge questo blog, anche io, come Tato, detesto Pelè, e, fuor di metonimia, detesto tutti i calciatori brasiliani. Ovviamente, come tutti i pregiudizi, come avviene con le regole, ci sono delle eccezioni. E dunque ci sono dei brasiliani che ho amato. Di fatto, sono tre. In ordine cronologico: Aldair, Paulo Sergio e Taddei. E anche Fabio Simplicio - ma non mi soffermerò oggi su questo - mi sta simpatico. Dicevo di Taddei: la sua partita contro la Juventus è stata, come ho scritto in medias res al Fornaretto, semplicemente "da pippa". Meglio ancora contro il Bologna: ha segnato un gol bellissimo, di difficoltà estrema, con la naturalezza di chi il talento ha abituato a rendere facili anche le cose più ostiche. Amo Taddei, e con queste poche righe natalizie lo voglio elogiare, perchè come Cerezo "è un grande professionista"; perchè è dotato di una tecnica sopraffina che però - a differenza dei suoi connazionali ombelicali - viene sempre e solo messa a disposizione della squadra; perchè pur avendo il secondo miglior piede della rosa si è sempre sacrificato a correre per gli altri; perchè dopo tre anni eccellenti ha perso un polmone ma non si è perso d'animo e quest'anno è tornato ai suoi livelli; perchè come i veri geni si è inventato un numero da circo (il famoso "Aurelio", che peraltro io non ho neanche visto in diretta) ma non l'ha trasformato in un marchio di fabbrica con cui lucrare una carriera (alla Denilson, alla Quaresma, alla Cristiano Ronaldo, etc.), anzi l'ha dilapidato, probabilmente se ne è anche dimenticato; perchè sono convinto che è un grandissimo tifoso della Roma; perchè non ha mai fatto una polemica; perchè esulta in maniera poetica, con la mano sotto la maglietta a mimare il cuore che batte, come il nostro in tribuna; e, soprattutto, perchè quando è in campo so per certo che mi regalerà almeno l'emozione di un guizzo.

Non so perchè né quando con Nesat ci siamo inventati questa cosa del guizzo, ma credo che renda bene l'idea. Magari non lo vedi per tutta la partita, magari per un'ora si limita a correre e all'ordinaria amministrazione, ma poi a un certo punto succede qualcosa, una finta, un colpo di testa, un triangolo in velocità, un tiro, insomma un'azione che finisce sul tabellino del giornalista che dovrà rendere conto del match ai lettori che non l'hanno visto. Di solito questo guizzo avviene all'improvviso, quando meno te l'aspetti. Il guizzo di Taddei è una sicurezza, è la cosa più confortante di andare allo stadio Olimpico, per quanto mi riguarda.

Il non plus ultra del guizzo di Taddei è stato il gol di testa al Santiago Bernabeu, qualche stagione fa, con cui facemmo fuori dagli ottavi di Champions League niente meno che il Real Madrid. Io ero in un pub di Ginevra, nascosto nel ventre di questo posto addolorato a metà della rue de Lausanne. Intorno a me una marea di merde provenienti da tutto il mondo che ovviamente, senza alcuna vera ragione, tifavano Madrid. Non dimenticherò mai l'infarto che ho sfiorato quando il pallone di Taddei è entrato in rete; così come non dimenticherò mai le parolacce con cui ho ricoperto i miei vicini di posto, per fortuna a digiuno di italiano. Ma prima degli improperi, per un minuto intero ho solo urlato "il guizzo, il guizzo, il guizzo". Un'emozione senza precendenti, fino al gol dell'altra sera a Bologna. Un nuovo guizzo da aggiungere alla collezione.

Oggi è Natale ed è quindi un momento per pensare alle cose importanti. Ecco perchè ho aspettato fino ad oggi per parlare della vittoria della Roma a Bologna e del suo simbolo, il grande Rodrigo Taddei. Ti auguro buon Natale, caro Rodrigo, certo che domattina sarai comunque in giardino ad allenarti e a provare nuove finte che però non ci mostrerai mai; così come auguro buon Natale a tutti voi, misteriosi scrittori e lettori di questo blog, una delle poche cose che, per dirlo forse nel modo meno inesatto, ci rende la vita meno amara.

11 commenti:

  1. Auguri da un misterioso lettore, raramente scrittore.
    L'idea che Rodrigo Taddei giochi ora terzino sinistro e che metta in questo modo a disposizione il suo talento per la squadra è allo stesso tempo (calcisticamente) aberrante e sublime. Un po' come quello che sta provando a fare la Roma di Luis Enrique. Con gli auguri che il cuore del blog continui a battere a lungo.

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  2. Per carità bello il natale, i buoni sentimenti e la favola di Taddei, però pè fà la vita meno amara... sguazzo nel torbido della vita di un altro brasiliano romanista, uno che a natale, invece di provare finte nel giardino di casa sua, spara per gioco ad un'amica..ma quelli del Comando Vermelho, a parte a tirarsi l'anima, nn gli hanno insegnato proprio un cazzo.. e auguri!

    Janos Boka

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  3. Confesso che alla riga 15 stavo perdendo la speranza di sentir parlare di calcio..

    Buon Natale, Dionigi.

    E buona Roma. Sia quel che sia, una ventata d'aria fresca. Uno schiaffo alle logiche burocratiche delle strisciate.

    ps: credo - correggetemi se sbaglio - che la mano che batte sul cuore sia una dedica al fratello prematuramente scomparso (ai tempi del Siena).

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  4. Quando, l'anno scorso, ho saputo che avevano rinnovato il contratto a Taddei fino al 2014, non vi nascondo il mio disappunto.. L'ho considerato bollito e strafinito, invece adesso mi sta facendo ricredere. Complimenti a lui.

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  5. Ti ringrazio Dionigi, per il post e, in particolare, per aver evocato la zuccata di madrid. Quella sera, con il Fornaretto, ci trovavamo al terzo anello del bernabeu, e l'esserci ci ha risarciti delle mille sconfitte e degli schiaffoni rimediati dappertutto.

    Battere il real di raul con incornata di rodrigone su cross di tonetto sotto il settore ospiti ha avuto il sapore di una rivolta di spartaco.

    Viva la pazza gioia di essere romanisti.

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  6. Taddei è uno dei più grandi misteri della vita. Ormai da qualche anno, ogni estate si spera vada via, anche per due spicci, anche gratis. Rimane, per il disappunto di tutti, e tutti lo danno per morto, per bollito. Le sue prime partite sembrano confermare l'impressione. Poi puntualmente, ogni anno, accade l'incredibile. Rodrigo risorge, sfodera la grandissima prestazione. Da esterno, da centrale di centrocampo, da terzino sinistro. È successo l'ultimo anno con Spalletti, è successo con Ranieri, di nuovo quest'anno. Lui è la certezza incerta, il brasiliano che lavora, è praticamente un ossimoro vivente.
    Grazie Rodrigo, già sai che ad agosto tornerò ad odiarti, ci risentiamo alla prossima resurrezione.
    Da un anonimo lettore di questo fantastico blog.

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  7. dalla foto sembra che rodrigo, con il suo stacco di testa alla san pruzzo da crocefieschi, anticipi heinze di fronte al pintita gago. forse quei due hanno deciso di venire alla roma non perché convinti dal progetto ma perché volevano giocare con taddei.

    a parte gli scherzi, io voglio veramente bene a taddei. giocatore utilissimo e con buoni piedi. brasiliano solo per l'anagrafe. grandissimo professionista. uno che, come cerezo, il 31 dicembre va a dormire prima di mezzanotte.

    e poi quella fredda serata di marzo al bernabeu. cross di tonetto, anticipo di testa di taddei, palla nel sacco. il boato.

    chi, tra i presenti, potrá mai scordare quel corteo di ragazzi completamente ubriachi che alle 4 di mattina intonava ad alto volume "nella notte" degli 883 per le vie di malasana.

    grazie rodrigo.

    Il Fornaretto

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  8. la domanda è una...la Roma è quella di udine o quella di Bologna?

    su Taddei poco da dire....non muore mai..e il suo "Guizzo" fa ancora male.........

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  9. Intervento molto interessante, la partita l'ho seguita più per ragioni di pecunia(chiedere a Doni e Gervasoni) che di interesse effettivo. Tifavo per il gol del Bologna, sono dovuto rimanere imbambolato di fronte alla proposta(perchè non è calcio, lo dice Luis) dell'AS Roma. La squadra di casa che è quasi imbarazzata di toccare il pallone, che appena lo tocca ha paura di rovinare un bello spettacolo, e non perchè schieri nelle proprie fila quell'educanda di Mudingayi. Totti si inserisce a meraviglia in tutto ciò, come fosse nato per starci dentro. Pjanic idem. Gli altri, chi con qualche alzata di genio, chi con qualche minchiata, ci vivono benissimo. Risultato: 60 euro persi ma un grosso spettacolo guadagnato. Per qualche minuto non ho odiato Osvaldo.

    D'altra parte comprendo ma non condivido l'idea di sciopero, che faccio rientrare nella categoria tifo in buona fede: di prestazioni simili per dominio, differenti per stile(ma sempre tecnicamente apprezzabilissime), ne ho potute osservare svariate quest'anno dalla mia squadra del cuore. Forse perchè è la mia squadra del cuore. Forse perchè ha i colori bianconeri. Dopo circa 6 anni senza uno straccio di idea su come far girare la stracazzo di sfera qualcosa pare cambiare.

    Giuseppe. Novello lettore e piacitore.

    p.s. per la cronaca e per l'onanismo segnalo un predecessore, chissà se ufficiale, del buon Rodrigo. http://www.youtube.com/watch?v=bX0q2mfBR-Q

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  10. giuseppe grazie della testimonianza, ho molto apprezzato, grande rispetto perchè io di fronte ad una scommessa ancora possibile non faccio feriti.

    in effetti anche l'udinese, squadra per cui deduco che fai il tifo, quest'anno ci ha regalato delle gran belle prestazioni, soprattutto casalinghe. mi ricordo benissimo proprio contro la roma un dominio poco appariscente ma che si sentiva eccome.

    saluti e benvenuto.

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  11. Mi spiace tanto per la simpatia che (non) nutrirete da qui in avanti ma sono schifosamente juventino. E spesso ignorantemente. Non tanto ignorantemente per esaltarmi con Ranieri, ma a volte ignorantemente.

    Non so quante partite hai potuto vedere della Signora, contro la Roma è stata probabilmente la peggior figura da inizio stagione, assieme a quella con gli altri giallorossi domenica passata.

    G

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