giovedì 3 novembre 2011

Inglourious Glories, Ch. VIII, Borussia Verein für Leibesübungen 1900 Mönchengladbach

 

Lo sguardo assente oltre il finestrino. La mente timorosa ancora rivolta agli errori dal dischetto con Eintracht Francoforte e Bayern Monaco. Rigori maledetti e la pioggia che cade sulla strada verso la Baviera. Il contratto firmato proprio con il Bayern Monaco è solo un timido tepore a confronto degli urli a Giuda dei mesi precedenti.Lothar Matthaus ha la mascella tirata come sempre. Ventidue anni, i capelli mori spessi e l'ambizione in testa. Davanti la squadra più vincente di Germania. Alle spalle l'ennesimo titolo scivolato via per un soffio e la gloria dei puledri. Die Fohlen. Il Borussia Verein für Leibesübungen 1900 Mönchengladbach o, meglio, la più spavalda espressione calcistica di sempre. E la sua maledizione.
 
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Mönchengladbach è una città del distretto governativo di Dusseldorf, nella regione Nord Reno-Westfalia. A metà strada tra Düsseldorf e il confine olandese e la sua storia inizia con la costruzione dell'abbazia di Gladbach, voluta dall'arcivescovo di Colonia Gero nel X secolo d.C. La città ha dato i natali a Joseph Goebbels e Joseph Pilates ed ospita da sempre le forze britanniche in Germania. Il Borussia Mönchengladbach nacque nell'agosto del 1900 e già nel 1912 si qualificò per la finale della Verbandsliga, il campionato della Germania Occidentale (sconfitta per 0-1 con il Kölner BC, squadra antenata dell'attuale 1. FC Köln). 8 anni dopo, la rivincita ai danni dello stesso Kölner, di nuovo nella finale del campionato, e questa volta è il Borussia ad imporsi per 3-1 nei tempi supplementari, diventando campione della Verbandsliga e acquisendo, pertanto, il diritto ad accedere agli spareggi per il titolo nazionale. Il confronto con le altre compagini si rivelò tuttavia impari: eliminazione al primo incontro per la pesante sconfitta per 0-7 contro lo Spielvereinigung Fürth.

Seguirono tonfi in Bezirksklasse, l'attuale ottava categoria tedesca, e relative promozioni nella Gauliga. Poi la Seconda Guerra Mondiale e la riorganizzazione delle serie tedesche. Il Borussia dovette ripartire da una serie minore. Da lì, il club inanellò una serie di promozioni consecutive, culminata nel 1950 con il passaggio dalla Zweite Liga Ovest all'Oberliga Ovest. Al tempo, la massima divisione nazionale. Gli anni Cinquanta furono tuttavia tutt'altro che esaltanti. Il Borussia occupò stabilmente le zone medio-basse della classifica e retrocesse due volte: nel 1951 e nel 1957, anche se in entrambe le occasioni la permanenza in Zweite Liga durò solo una stagione. Negli anni Sessanta arrivarono i primi successi. La vittoria in finale di Coppa della Germania Occidentale contro il Colonia permise al Gladbach di accedere alle semifinali di Coppa di Germania (la DFB-Pokal). Il gol di capitan Alex Brulls, esperienze anche a Modena e Brescia dopo l'Oberliga, spianò la strada contro l'Amburgo catapultando il Borussia alla finale di Dusseldorf. Avversario il Karlsruhe. I bianconeri - il verde nelle maglie comparse solo a partire dagli anni Settanta - partirono bene: al 5' del primo tempo Brulls mise Mulhausen davanti alla porta avversaria per l'1 a 0. Il pareggio del KSC arrivò però subito, dopo appena un quarto d'ora, ad opera del centrocampista Hermann. Fu Ulrich Kohn a riportare gli uomini di mister Oles davanti. E i biancoblu del Baden-Wurttemberg trovano di nuovo l'equilibrio con Schwarz prima di spegnersi drammaticamente al gol, l'ennesimo della stagione, di Brulls. Il Borussia alzò così il suo primo trofeo, facendo capolino nel calcio tedesco che contava. Nel 1963 una nuova riorganizzazione del calcio tedesco diede vita alla Bundesliga, ma il Borussia non riuscì a qualificarsi per la serie maggiore e dovette ripartire dalla Regionalliga Ovest. ll mese di aprile del 1964 fu invece il punto di rottura nella storia del Gladbach. La dirigenza decise di sostituire Fritz Langner alla guida della squadra con un allenatore proveniente dal Viktoria Colonia, una delle società calcistiche più vecchie di Germania: Hennes Weisweiler.
 
Hennes Weisweiler
Con il primo posto nel girone e la vittoria dei successivi incontri di spareggio, nel 1965, Weisweiler trovò subito la prima storica promozione in Bundesliga. Nel frattempo, iniziò con passo leggero a predicare il suo credo ad una banda di sbarbati: attaccare, attaccare e attaccare. Un pensiero eretico in Germania, una religione pericolosa tra tanta tattica e difesa. I vari Gunter Netzer, Herbert Wimmer, Berti Vogts e Jupp Heynckes, però, in cerchio in mezzo al campo di allenamento, ascoltavano. E piano piano, iniziarono a mettere in pratica i preziosi insegnamenti. Nelle successive stagioni di Bundesliga il Borussia tenne un passo tranquillo. Salvezza comoda nella stagione '65/'66 ed ottavo posto l'anno successivo, che vide campione l'Eintracht Braunschweig. Il terzo posto del '68 - senza Heynckes, partito per un esperienza all'Hannover - alle spalle di Norimberga e Werder Brema, e la conferma agli stessi livelli l'anno dopo (con il Bayern campione e un Gerd Muller da 30 gol) furono il preludio ai futuri successi. Il 4-3-3 del Borussia aveva già iniziato ad atteggiarsi a macchina da gol: quelle stagioni videro gli uomini di Weisweiler stritolare parecchie squadre, tra cui lo Schalke (6 a 2) e l'odiato Koln (10 a 0). Sia Laumen che Meyer, i due attaccanti titolari, chiusero sempre in doppia cifra in classifica cannonieri.
 
Gunter Netzer
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Il balzo decisivo nella stagione '69/'70. Weisweiler puntella la difesa con gli innesti di Muller e Sieloff e dà fiato all'attaco con l'acquisto di Ulrick Le Fevre, venticinquenne nazionale danese proveniente dal Vejle. Già alla seconda giornata il Borussia cambia passo, ottenendo la prima vittoria della sua storia contro il Bayern di Monaco. E fino a dicembre una serie interminabile di successi. Dopo la sosta invernale, però, Netzer e compagni si complicano la vita perdendo per 3 volte di fila e, di fatto, riaprendo il campionato a vantaggio di Bayern, Hertha Berlino e Koln. A quel punto, al Borussia servono punti per tenere a distanza Gerd Muller. Le Fevre ci mette le marcature e in un lampo arrivano sette vittorie consecutive. Alla penultima, ospite è l'Amburgo, che ne incassa quattro nel primo tempo e ne restituisce solo tre nella ripresa. Il Borussia è così campione di Germania per la prima volta nella sua storia e la Bundesliga è costretta a spalancare gli occhi di fronte alle marcature strette di Vogts, Muller e Sieloff, alla classe di Netzer e Dietrich e alle tre punte sempre. I ragazzi di Weisweiler diventano per tutti Die Folhen. I Puledri. L'anno dopo Weisweiler è chiamato a confermarsi in Bundesliga e a presentarsi in Coppa dei Campioni. Per farlo, richiama alla base il giovane ormai cresciuto Jupp Heynckes. Le cose vanno bene in campionato: pur a fatica il Borussia riesce a vincere la resistenza del Bayern e a laurearsi nuovamente campione. Tutt'altro discorso la Coppa dei Campioni, dove il Borussia cade agli Ottavi per mano dell'Everton. Poco male: quell'anno in Coppa non ci sarebbe stata storia. Un olandese aveva deciso di cambiare il calcio e tanto valeva farsi da parte.
 
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L'eliminazione contro gli inglesi venne drammaticamente replicata nel '72. Dopo un agevole esordio contro gli Hibernians di Cork, il Gladbach affrontò agli Ottavi l'Internazionale di Oriali, Burgnich e Facchetti. L'andata si giocò al Bökelbergstadion e dopo venti minuti l'Inter era già sotto 2 a 1 grazie alle marcature di Heynckes e Le Fevre. Poi una lattina venne lanciata dagli spalti e Boninsegna cadde a terra alla bandierina del calcio d'angolo. Urla e spintoni e Mazzola a consegnare un'altra - diversa - lattina all'arbitro. Boninsegna, perfettamente ripresosi, venne inspigabilmente sostituito e la partita continuò. E continuarono a segnare i ragazzi di Weisweiler. Fini 7 a 1 ma l'Inter non ci stette: facendo leva sull'identità del tifoso che lanciò la lattina e afferrando il concetto di responsabilità oggettiva, ottenne la ripetizione dell'incontro, in campo neutro. Al ritorno si imposero i nerazzurri per 4 a 2 e, un mese più tardi, a Berlino, con le barricate e le parate di Bordon gli uomini di Invernizzi bloccarono il Borussia sullo 0 a 0, guadagnandosi così l'accesso ai Quarti. A frastornare l'Inter e vendicare il Borussia ci pensarono poi Cruyff e compagni.
 
La partita della lattina
Quell'anno, neanche il campionato sorrise ai Puledri, che chiusero terzi alle spalle di Bayern Monaco (Muller si fermò solamente una volta a quota 40 in 34 gare) e Schalke 04. A fine stagione partì Le Fevre e per dare continuità al ciclo Weisweiler fu costretto a portare qualcosa in bacheca. Acquistò Allan Simonsen e scelse la strada più impervia: la Coppa Uefa, lasciando perdere la Bundes. Il Borussia passò agevolmente Trentaduesimi e Sedicesimi contro, rispettivamente, Aberdden e Hvidore per poi imporsi nel doppio derby agli Ottavi e ai Quarti contro l'odiato Koln ed il Kaiserslautern. In Semifinale i Puledri sommersero di gol anche il Twente apprendista del calcio totale. Ma qualsiasi sogno di gloria si infranse su un tempio chiamato Anfield e sui gol in Finale di Kevin Keegan. Troppo lontano il Liverpool nella gara di andata e insufficiente la doppietta di Heynckes al ritorno. L'Europa iniziò così a diventare un problema. Il Borussia segnava tanto, ma si scioglieva, complice l'inesperienza, di fronte agli ostacoli decisivi. La stagione venne salvata dalla vittoria in Coppa di Germania. Contro il Colonia e grazie ad un gol di Gunter Netzer: scambio con Bonhof ai quaranta metri e tiro secco dal limite dell'area. Fu il saluto del fuoriclasse ai suoi tifosi. L'ultima volta da capitano prima del Real Madrid.

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Orfano del suo giocatore di maggior prestigio il Gladbach visse un'altra stagione insapore, con la Bundes sfuggita per un soffio nonostante i 30 centri di Heynckes e la Coppa delle Coppe amara per l'eliminazione contro il Milan di Trapattoni (poi battuto in Finale dal Magdeburgo). Hennes Weisweiler meditava di mollare. Il suo calcio spumeggiante portava applausi ma pochi titoli. Volle però concedersi un'ultima chance, un'altra volta in Coppa Uefa. Nonostante i nastri di partenza della Coppa '74/'75 fossero infarciti di squadre di altissimo livello, i Trentaduesimi ed i Sedicesimi non si rivelarono un problema per i Puledri, che abbatterono sia l'FC Waker Innsbruck che l'Olympique Lyonnais. Gli Ottavi presentarono poi il Real Saragozza, una buona squadra che tuttavia non fu all'altezza delle bocche da fuoco tedesche. Heynckes e Simonsen avevano già caldi i motori: al Rheinstadion di Dusseldorf (il Borussia Mönchengladbach a partire dai primi Settanta dovette abbandonare il Bokelbergnstadion per ragioni di capienza) finì 5 a 0 e in Aragona 4 a 2. Poco da aggiungere. Sempre Heynckes fu decisivo per la vittoria all'andata dei Quarti contro i cecoslovacchi del Banik Ostrava e al ritorno in Germania. Il Borussia era di nuovo in Semifinale e per l'ennesima volta incontrava i rivali di sempre: il Koln. Ci pensarono Allan Simonsen e Dietmar Danner, arrivato qualche anno prima dal Manheim, a regalare la Finale ai bianconeroverdi. Ancora una volta, contro il Twente apprendista, fresco giustiziere di Amburgo e Juventus. All'andata, in casa, il Borussia pagò l'emozione. Gli olandesi di Kohn giocarono attenti e imposero lo 0 a 0, rinviando ogni decisione alla gara di ritorno tra le mura amiche. In un tardo pomeriggio di fine maggio, a Enschede, la decisione sulla Coppa Uefa stagione '74/'75 venne presa da Jupp Heynckes. Che già al 10' replicò la rete in apertura di Simonsen e ad inizio ripresa devastò per altre due volte le distanze tra i centrali del Twente. Il gol in chiusura sempre di Simonsen fissò il risultato sullo 0 a 5. Weisweiler in panchina rideva nascosto dietro i larghi occhiali a goccia. Vogts alzava al cielo la maledizione sconfitta. La bellezza aveva rovesciato il mondo. A suon di gol. Quella stagione i Puledri si imposero anche in Bundesliga e Weisweiler annunciò il suo passaggio al Barcellona.
 
Allan Simonsen
 
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L'addio di Weisweiler portò la dirigenza a scegliere Udo Lattek, nato a Bosemb e già campione d'Europa sulla panchina del Bayern Monaco. L'allenatore che aveva rotto l'incantesimo di Rinus Michels stravolse le logiche tattiche del Borussia, imponendo il credo dell'attenzione in difesa e della disciplina. I risultati in Bundesliga arrivarono subito sia nel '76 che nel '77. Amare furono invece le partecipazioni alla Coppa dei Campioni. La rabbia segnò la doppia sfida ai Quarti del Settantasei contro il Real Madrid (due errori dell'arbitro Van Der Kroft spinsero avanti le merengues) mentre nel Settantasette in Finale il Liverpool si rilevò di nuovo troppo lontano. Il Gladbach non riuscì a ricordare il sogno di qualche anno prima. Al di fuori di ogni possibilita e naturalezza non ne ricordò i lineamenti e la semplice vicenda. La ragione lo aveva abbandonato. Tenendo lontane scaltrezza e astuzia. Non riuscì ad ingannare il nemico del sogno di qualche notte prima. Perdendo, per i gol di McDermott, Smith e Neal. Di nuovo la maledizione europea, di nuovo le mosche in mano. Lattek aveva consolidato il dominio in Germania ma non era stato capace di correggere i residui di timidezza del Gladbach nelle competizioni internazionali. E anche la stagione '78/'79 non portò vittorie, se non il Pallone d'Oro ad Allan Simonsen. All'uomo della Prussia dell'Est serviva un'affermazione di peso perché si il Borussia era squadra cambiata nei suoi elementi portanti ma assolutamente competitiva e ciò imponeva di chiudere il decennio con una vittoria continentale.

Udo Lattek
L'occasione propizia arriva con la Coppa Uefa '78/'79. Per l'occasione, il Borussia torna alla religione che sempre aveva predicato: attaccare. Già ai Trendaduesimi il malcapitato Sturm Graz ne incassa 7 mentre ai Sedicesimi il Benfica regge solo all'andata, cadendo invece in Germania (Bruns e Klinkhammer). L'avversario agli Ottavi è lo Śląsk Breslavia, incapace di affrontare l'urto dell'attacco tedesco. E di quell'urto ne sanno qualcosa anche il Manchester City e il Duisburg, i successivi avversari. Avere di fronte i Puledri è come essere in testa alla valanga. Una forte botta e la totale perdita dell'orientamento. Il Gladbach vola in Finale, dove lo aspetta un'insolita Stella Rossa di Belgrado. Nessun nome famoso ma un cammino fino a quel giorno importante. Ancora una volta, l'ennesima, però, gli uomini del Land scendono in campo a Belgrado straniti da una solita paura e prendono gol. Il Borussia non riesce ad essere micidiale come sa. E' bloccato e solo un autogol del difensore avversario Jurisic rimette in careggiata i bianconeroverdi. Finisce 1 a 1 e la sfida si sposta a Dusseldorf. Udo Lattek, la fronte ampia e i capelli già cenere, è in camicia a quadri e cappotto di panno rincalzato alle maniche. I Puledri sono eleganti in maglia bianca con sottili striscie neroverdi sulle maniche. Come all'andata, però, i ruoli si invertono. La Stella Rossa attacca a testa bassa e il Borussia è chiuso in difesa. A decidere è l'arbitro italiano Michelotti, che a metà del primo tempo assegna un rigore ai tedeschi. Simonsen è sicuro dal dischetto e calcia per il vantaggio. I rossi accusano il colpo e il Borussia può gestire la gara in tutta tranquillità. Per la seconda volta è campione d'Europa. Per la seconda volta Vogts alza al cielo Coppa e spettri. Chiudendo un racconto di dieci anni. La bellezza è all'apice un attimo prima di spegnersi. L'ultimo respiro prima del sonno.
 
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Lothar Matthaus doveva essere la stella del Borussia Mönchengladbach dopo la bellezza. L'anima per cui i cuori sugli spalti continuavano a battere. Voltò le spalle alla religione di Weisweiler e alle tattiche di Lattek. Voltò le spalle alle favole per sposare certezze. Il suo rigore sbagliato contro l'Eintracht si rivelò un baratro. Quello contro il Bayern in finale di Coppa di Germania un vile tradimento. Il Borussia non vincerà più, preferendo lottare contro i demoni della retrocessione. Lui invece vincerà tanto, pur rimanendo marchiato. Vincerà tutto, giocando libero con il 10. Costringerà Gary Lineker, nell'estate del 1990, a dichiarare che il calcio "è un gioco semplice in cui 22 uomini inseguono un pallone per novanta minuti e, alla fine, vincono sempre i tedeschi". Ma non vincerà la sorte, che non volle affrontare e battere in maglia bianconeroverde. Che in una sporca notte a Barcellona lo privò dell'ultimo trofeo per completare un'infinita collezione. Togliendogli tutto. E maledicendolo.
 

5 commenti:

  1. Complimenti, bellissimo riassunto sulla storia dei mitici puledri! Nima

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  2. grande bostero! letto tutto di un fiato ascoltando wagner (da melancholia non mi sono più tolto dalla testa il preludio di tristano e isotta, grazie lars). mi sorprende ogni volta quante poche cose sappiamo: ad esempio non sapevo che il borussia fosse stato così vincente (cinque scudetti in dieci anni! peraltro è assurda questa scansione temporale tagliata con l'accetta, la decade dei 70), non sapevo della storia di matthaus, non sapevo chi fosse alan simonsen, non mi ricordavo neanche dell'imbroglio di boninsegna. dunque per tutto questo ti sono grato.

    io ricordo con nostalgia il borussia (non affatto male) della mia infanzia, con effenberg, hellrich, dahlin, uno col codino che si chiamava sternpkoff, il terzino karstenmeier (vero e proprio mito) e poi il mio idolo karl-heinz pflipsen, ancora oggi secondo me uno dei centrocampisti europei più forti, eleganti e completi che si siano mai visti (sottovalutatissimo, alla pari di jamie redknapp).

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  3. spettacolare Bostero....squadra da sempre affascinante...esiste una maglietta più bella in Bundes?LB dovrebbe andare in pellegrinaggio in quella fetta di Germania che tanto ha dato al calcio.

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  4. In tutto ciò, dopo il brivido della scorsa stagione (ricorderete la sconfitta con il Wolfsburg e lo spareggio con il Bochum per la permanenza in Bundes)il Gladbach quest'anno ha iniziato molto bene. Per alcune giornate è stato addirittura in testa alla classifica ed ora è quarto a -5 dalla vetta (in testa il Bayern di Gomez, che qualche eretico paragona a Gerd Muller..).

    In rosa tanti giovani. Su tutti vale la pena citare Marc-André ter Stegen (portiere, classe '92), il centrocampista Patrick Hermann ('91) e Marco Reus ('89, tutti lo definiscono un vero gioiello - ma sul punto servono le eventuali conferme di Gegen, altrimenti non ci possiamo sbilanciare).

    @Nesat, la maglia se la gioca con quelle dell'altro Borussia, quello di Dortmund. Personalmente, adoro questa: http://www.ndr.de/fernsehen/sendungen/hitlisten_des_nordens/hitlisten303_item-20121_liste-53.html.
    Oltre, chiaramente, ad adorare il taglio di capelli di Gunter Netzer, navigato sex symbol da Germania Ovest.

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  5. Eccezionale Bostero.. nomi, fatti e storie che avrebbero dovuto appartenere di diritto alla nostra weltan calcistica e che invece abbiamo colpevolmente sorvolato.. come fossero una Tripolitania qualsiasi.. ..

    Non sono un esperto della commedia sexy westfaliana anni settanta ma non mi stupirei se l’efebo Gunter Netzer ne fosse stato protagonista, magari sotto la doccia con la Fenech teutonica di turno.. Altrimenti l’avrei visto bene ne Il Diritto del Più Forte di fassbinder.. nel caso dovremmo invitarlo al nostro gala per consegnare il pallone rosa..

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