giovedì 17 novembre 2011

Gente da stadio: i primi anni

breve elogio del ragazzo del Cucciolone
Il primo anno mi abbonai allo stadio con il mio compagno di classe Raimondo. Non l'ho mai più rivisto.

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Approfittare della riduzione under 16 non fu un grande vantaggio. Ci diedero dei posti osceni in Distinti sud, giusto a metà della gradinata, con la vista al campo tagliata in due dal vetro delle scale. Di fatto, durante la partita dovevo scegliere se ingobbirmi (e vedere la partita attraverso il vetro, che più o meno equivaleva ad andare allo stadio con una maschera da immersioni) o stare sulle punte (e vedere la partita sopra il vetro, al naturale, ma facendo incazzare quello dietro di me). Era il secondo anno di Zeman e la Roma andava a fasi alterne. Non so di cosa parlassimo con Raimondo, nè ricordo chi fosse con noi (forse Giorgio, che poi, nel corso degli anni, è comparso e scomparso al mio fianco con rassicurante continuità). Dubito avessimo alcun rapporto con i vicini. In quella stagione si consumò il dramma di Roma-Inter 4-5, una partita folle in cui l'idealismo zemaniano scolorò - come purtroppo accadeva spesso - nel masochismo, nel manierismo ottuso, nella stupidità insomma. Quella sera c'era anche mio padre a vedere la partita. Non sono mai più tornato allo stadio con lui.

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Era mio padre che mi aveva portato per la prima volta allo stadio. Coppa Uefa, al primo turno la Roma sfidava il Benfica di Eriksson e di un certo Aldair. Entrammo in ritardo perchè volevano farmi pagare nonostante io non superassi l'altezza minima richiesta per pagare (all'epoca funzionava così: ti facevano mettere spalle al muro per misurare quanto eri alto, lo stesso gesto - ma meno tenero - di mia madre, con i segni a matita sulla carta da parati ogni anno un po' più alti). Andrea Carnevale segnò al primo minuto. Io mi persi quel gol. Altri non ce ne furono. Poi tornammo spesso. Partite di secondo piano. Ricordo una goleada contro la Cremonese e una contro il Bologna. In quarto ginnasio iniziai ad andare anche da solo. Un rocambolesco Roma-Empoli 4-3 lo vidi in curva con Federico. Lo andai a prendere a casa della zia dietro la Farnesina portando in dote un buon numero di crocchette del bar Euclide e poi sciamammo a piedi fino allo stadio parlando dei Marlene Kuntz. Indossavamo entrambi lo stesso loden che, almeno io, indosso tutt'oggi, e che fa tanto governo tecnico. All'epoca il tecnico era Zeman ed infatti la partita fu al limite del ridicolo, tant'è che la dovette risolvere il russo Omari Tetradze con una improbabile discesa sulla fascia destra (dopo il gol, il mio amico urlò: "Omarì, ti amo e ti ho sempre amato sin da quando giocavi nel campionato russo"). Di quella squadra ricordo con piacere il centrocampo: Eusebio di Francesco, Ivan Helguera e Cristiano Scapolo. Soprattutto per il terzo stravedevo. Peccato che, neanche a dirlo, dopo un paio di apparizioni nel girone di andata, anche lui non l'ho mai più rivisto.

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Scottato dall'esperienza-vetro, il secondo anno decisi di cambiare posto. Cambiai anche compagno di abbonamento e mi ritrovai in fila a piazza Colonna insieme al caro Nesat, colui che, negli oscuri anni delle scuole elementari, lontano dagli occhi indiscreti di suor Maria Luisa, mi aveva introdotto al calcioscommesse ("Stasera c'è Cagliari-Mechelen: giochiamoci 500 lire su chi vince"). Per gustarci dall'alto i movimenti delle linee zemaniane, dolci come una coreografia del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, facemmo la scelta coraggiosa di abbonarci in ultima fila. Fila 80, per l'esattezza. Dietro di noi, il vuoto. Dopo 11 anni, siamo ancora lì.

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Peccato che il nostro piano venne frustrato dall'esonero del boemo. Arrivò Capello e stare così in alto non ci servì più a nulla (per anni non si è più visto un fuorigioco ben fatto all'Olimpico). Però rimanemmo e quei primi anni della mia vita allo stadio, una buona prima metà, sono stati segnati da una confortevole ripetitività di luoghi e persone. Mentre la Roma vinceva come mai nella sua storia, e allo stesso tempo sprecava occasioni per vincere di più come mai nella sua storia, io e Nesat riuscimmo tuttavia a non integrarci mai davvero con la gente intorno a noi, che pure era sempre la stessa. In particolare davanti a noi sedevano tre ragazzi di qualche anno più grandi di noi, di cui due erano fratelli e l'altro un amico del fratello minore. Questi tre - con cui, in tani anni, non familiarizzammo mai, probabilmente neanche scambiammo mai una parola - erano espressione di quell'inconfondibile ceto quasi-medio romano, di ex-borgata ormai urbanizzata, di emerita stirpe ministerial-catastale, che all'epoca si riconoscevano per il pizzetto e le Adidas scamosciate che portavano ai piedi, oltre che per una maniera di comportarsi che trasudava cd di Vasco Rossi in macchina, placide estati ad Anzio-Lavinio e certe minime aspirazioni di lasciare al loro destino gli amici del baretto per entrare, magari dopo aver impalmato la figlia del dirigente dell'Agenzia delle Entrate compagna di liceo, nella borghesia adagiata sulla direttrice Piazza Irnerio-Via Baldo degli Ubaldi-Via Candia. Il più grande dei tre - il fratello maggiore - era un tipo silenzioso, dall'aria introversa di quello che la sapeva lunga, che "aveva vissuto", che rasentava la sosiaggine con il cantante Daniele Silvestri. Non parlava molto ma quando lo faceva tutti lo ascoltavano con devozione, soprattutto quando tirava una bestemmia contro l'arbitro o un avversario falloso. Il fratello minore gli assomigliava solo fisicamente. Spesso colto da trance agonistica, poteva lanciare improperi anche per novanta minuti di fila. Erede della grande tradizione istrionica romana, si vedeva lontano un miglio che arrivava allo stadio con alcune battute di spirito già preparate a casa, e al momento giusto si alzava in piedi - sempre approfittando di un momento di silenziosa risacca del settore - e le declamava agli amici, facendo ben attenzione a farsi sentire anche dagli altri vicini (noi per primi). Peraltro, per rendere queste sue frasi ancora più ad effetto, calcava il più possibile la sua cadenza romanesca. Adesso non ne ricordo più molte, ma sì ricordo che una su tre aveva a che vedere con Marco "a' cammellò!" Delvecchio, il quale veniva di solito assimilato a Bocelli. Poi ci fu l'episodio di Mondragòn.

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Faryd Aly Camilo Mondragòn era il portiere colombiano del Galatasaray. Nel più bell'anno della Roma, quello in cui strapazzammo anche il Barcellona, la nostra corsa trionfale in Champions League venne frenata, prima del tracollo sotto la Kop, dal pareggio interno contro i turchi (una vittoria quel giorno avrebbe trasformato il viaggio inglese in una scampagnata sul Merseyside). Prima, durante e dopo la partita c'era quindi molta tensione, sia in campo (tutti si ricordano il parapiglia all'uscita di scena) che sugli spalti. Dopo il vantaggio ottomano ci fu, proprio all'inizio della ripresa, il pareggio di Cafu. Il secondo tempo si convertì così in un assedio giallorosso all'arma bianca, che non portò però al gol-qualificazione anche per colpa dei miracolosi interventi del folcloristico portiere ospite. Esasperato da tale performance, il nostro vicino di posto con l'improperio facile produsse quello che, a mio parere, rimane il suo capolavoro. Tiro dalla distanza; gran parata di Mondragòn; "uuuhhhh" dell'Olimpico seguito da silenzio tombale; il nostro amico si alza in piedi, si sistema il ciuffo, rotea l'occhio a destra e sinistra per palpare la tensione della gente, capisce che tutti aspettano la sua sentenza, e la spara:
A' Mondragò, tanto torni a casa e trovi tu fijo impiccato.
Così, totalmente gratuita. Io e Nesat ci guardiamo e pensiamo alla stessa scena: il pullman dei giocatori del Galatasaray che arriva al centro sportivo alle 3 di notte, Mondragòn che prende la macchina per tornare a casa, la parcheggia in garage, sale le scale, gira la chiave nella serratura, apre la porta, si toglie la giacca, appoggia la sacca all'ingresso, beve un bicchier d'acqua, apre la porta della sua camera da letto, la moglie dorme silenziosa, prosegue per il corridoio, sbircia dentro la stanza di suo figlio, non lo vede a letto, per un attimo si spaventa, accende la luce, e lo trova dondolante, appeso con una corda ad una trave del soffitto. Sulla scrivania, accanto al quaderno dei compiti di matematica, un foglio a quadretti, con una scritta: "Lo siento, papà".

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A riportatre l'allegria ci pensava il terzo amico, che peraltro non veniva sempre. Era un ragazzo tarchiato e pelato che diventò presto il nostro mito per via del suo rapporto bizzarro con l'umorismo. Si capiva che soffriva la presenza dei due fratelli: il minore, che poi capimmo essere il suo amico, era troppo più brillante di lui; il maggiore, che poi capimmo non lo sopportava proprio, era troppo più saggio. Questo povero ragazzo era il classico romano che vuole sempre fare il brillante, quello che, per citare un noto film di Verdone, a a me 'a battuta me piace. Peccato che le sue battute facevano pena, non facevano ridere per niente. Quando poi provava a condirle con qualche improperio, per scimmiottare il suo amico, gli riuscivano ancora peggio (non era credibile il suo atteggiamento da duro). Per questo motivo noi l'avevamo ribattezzato "il ragazzo del Cucciolone". Ci eravamo cioè convinti che fosse lui il misterioso autore delle mirabolanti freddure che si trovano impresse sulla cialda del celebre gelato (del tipo "ho un gommone da otto metri" "e che ci devi cancellare?"). Il livello era quello. Ma la cosa più divertente fu un'altra. Il ragazzo del Cucciolone, per innalzare il livello della sua performance cabarettistica, e farsi così benvolere/accettare dai due fratelli, aveva trovato uno stratagemma. Fondamentalmente, quando ci sentiva ridere (e ridevamo, e ridiamo, molto spesso), si metteva ad ascoltarci, carpiva le battute che io e Nesat ci scambiavamo, le memorizzava, faceva passare dai trenta ai quaranta secondi (i quaranta secondi più lunghi della sua vita, perchè fremeva al pensiero della risata scrosciante che avrebbe provocato con quella battuta che stava per pronunciare, di solito anticipata da un concitato "a regà a regà sentite questa") e poi le sparava ai due fratelli, che alle volte gli facevano caso, altre meno. Ora, a parte il fatto che ci faceva ridere che ci copiasse le battute, sapendo peraltro che noi lo avremmo sentito, la cosa più spassosa era che, da sempre, l'umorismo che condivido con Nesat è molto personale, auto-referenziale, nonsense; cioè, il più delle volte ridiamo per cose che, tendenzialmente, possiamo capire solo noi e chi ci conosce. Il ragazzo del Cucciolone, accecato dal bisogno di ilarità, non aveva invece alcuno spirito critico, non filtrava le nostre freddure, e le ripeteva anche quando non le capiva, con la conseguenza che, appunto, i due fratelli non scoppiavano sempre - per sua grande delusione - in grosse risate. Con grande cinismo decidemmo allora con Nesat di escogitare un piano: praticamente, previo un cenno di intesa, uno dei due diceva ad alta voce, premettendo che sarebbe stata una battuta memorabile, una stronzata di dimensioni colossali, che non solo non faceva ridere, ma spesso non aveva neanche senso in italiano (esempio: "ahò, Paulo Sergio sembra che s'è magnato un frigorifero" "sì, cor cenone de capodanno dentro" "ahahahahah sei troppo forte" "questa è proprio buona"). Tempo trenta secondi, e la battuta veniva ripetuta dal ragazzo del Cucciolone ("a regà a regà sentite questa: ma che s'è magnato Paulo Sergio, er frigorifero cor cenone de capodanno dentro?!"). Ovviamente non rideva nessuno (alle volte succedeva che capiva male le battute e le ripeteva modalità telefono-senza-fili: "a regà a regà sentite questa: ma che er cenone de capodanno lo famo da Paulo Sergio?!"; oppure: "a regà a regà sentite questa: me so' comprato er frigorifero de Paulo Sergio"). A fine stagione Capello lasciò la Roma di nascosto, e io non ho mai più rivisto né i due fratelli né il ragazzo del Cucciolone.

(continua)

27 commenti:

  1. Uno stile degno di Roth, Dionigi.

    Comunque il personaggio citato di Compagni di Scuola di Verdone per me è un grande. Volgare e fuori luogo come tutti dovremmo essere.

    A Lo siento, papà ho riso per dieci minuti.

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  2. Che bella storia.

    C'è qualcosa che poi colpisce: chiunque frequenti lo Stadio Olimpico sa che di ragazzi cuccioloni, Danieli Silvestri e titolari di centri carne di verdoniana memoria ce ne sono a bizzeffe, senza peraltro che i diversi settori comportino un'alterazione dei rapporti sociali in questione.

    In fin dei conti è come se ogni singola porzione di stadio, il cui fulcro è il tuo seggiolino ed i cui confini si determinano in linea con le tue possibilità uditive, sia identica all'altra.

    In tale ottica ad ogni Dionigi corrisponderanno "n" altri Dionigi, pronti ad imbeccarti la battuta sbagliata al momento sbagliato. Spero solo di non essere a mia volta un'ennesimo ragazzo cucciolone.

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  3. Bellissimo Dionigi, un ricordo anche per il figlio di fred... spero che, anche se non legata allo stadio, la serata di Lione Roma possa trovare spazio in questa tua personalissima recherche

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  4. Bellissime righe. Molto credibili ed evocative.
    Lo stesso succede a Milano.
    Che imbarazzo vedere persone di una certa età ridicolizzarsi di fronte ad un settore intero di tifosi.
    Pure io ho sentito battute violente e gratuite, figlie di pura spavalderia.
    Ricordo un anziano signore seduto proprio dietro di me accanirsi puntualmente, domenica dopo domenica, contro il giocatore più basso della squadra avversaria.
    Il meglio, ovvero il peggio, lo dava quando Gianfranco Zola veniva a S.Siro.
    "Nano, sei un nano." "L'altra metà è rimasta sul pullman?" Perchè sei così piccolo?"
    Che imbarazzo, un signore che poteva essere mio nonno, elegante e ben vestito che attirava i peggiori sguardi del nostro settore...

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  5. Sulle storie da stadio andrebbe scritto un libro... come quell'unica volta che uscii alla fine del primo tempo (complice diluvio, febbre e partita oscena) e salvai il mio motorino dalle grinfie di alcuni ladruncoli....
    P.S.
    grande Dionigi, sempre un piacere leggerti....

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  6. che dire....intanto ha ragione Tato...difatti nella nostra porzione di distinti non esistono altri Dionigi o altri Nesat...

    il ragazzo cucciolone è sempre nel mio cuore... e sono sicuro che continua a tifare la nostra Roma dalla tribuna paradiso...peraltro insieme al figlio di Mondragon..

    comunque il ragazzo cucciolone per la sua bruttezza e la sua inutilità più che ricordare il grande Walter Finocchiaro(Angelo Bernabucci)ricordava Fabris

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  7. Quel Roma - Empoli 4-3 fu la mia prima partita allo stadio: 2 Febbraio 1998.

    Però Tetradze non segnò quel giorno, fece una tripletta Balbo e segnò Aldair, tra l'altro con un gol del 3-2 (che riapriva la partita a 5 dalla fine, tipico del Boemo) da antologia di Cappellini, se non ricordo male cross e mezza al volo di sinistro sull'altro palo. Ricordo che Balbo disse nel dopo partita che se non avesse segnato sarebbe dovuto uscire scortato dalla polizia.. Era qualche mese che era a secco.

    Se non ricordo male si fece male anche Totti, un infortunio muscolare.

    Onestamente ricordo Tetradze mai a segno con noi. Mi sovviene solo uno strepitoso autogol in sforbiciata in un Roma - Reggiana 2-2.

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  8. no no me lo ricordo anche io che tetradze non segnò, però un gol della roma scaturì da una sua perentoria e inaspettata percussione sulla fascia destra conclusa con un sontuoso cross, era quella l'azione cui mi riferivo.

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  9. Pensa te che partita può esser stata..
    Perentorie percussioni Tetradze..

    Gaizka, confermi la versione di Dionigi?

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  10. anonimo sfidante18 novembre 2011 11:41

    Battute sugli spalti, insulti ai giocatori sono una delle cose che più diverte in una partita allo stadio.
    La differenza sostanziale tra l’Olimpico di Dionigi&co. e il Voltini del Pergo è che il secondo ha tutti gli spalti attaccati al prato. Di conseguenza i giocatori, anche per via del numero esiguo di spettatori, sentono benissimo battute, insulti etc.
    Si crea un cinema fatto in alcuni casi di battute e risposte (dei giocatori). Potrei citare un’infinità di episodi, tra diti medi innalzati lontano dagli occhi dell’arbitro (dai giocatori) a insulti più o meno volgari rivolti al pubblico, sempre dal giocatore preso di mira.
    Ricordo un giocatore del Monza nello spareggio play out, molto giovane, così furbo da riscaldarsi nei pressi della nostra curva e insultato al punto di ritrovarsi con gli occhi lucidi, ricordo Artistico che apostrofato come “ciccione, vai dal dietologo” si volta e risponde sorridendo “hai ragione”.
    I più presi di mira con battute etc. sono naturalmente i giocatori dalla virilità mod. Montolivo, ciccioni, etc.
    Quanto agli anziani, è vero: di solito sono i più esagitati.
    Solo un episodio. Premessa: tra gli sponsor del Pergo c’è da anni una pasticceria cittadina. All’ingresso in campo delle squadre per il calcio di inizio si diffonde da anni una frase dello speaker “la squadra ospite è stata omaggiata con il dolce tipico di Crema, la Treccia d’Oro”. Posto che comunque non è il dolce tipico cittadino ma si tratta di pura operazione pubblicitaria, mod. Pringeps jamaica, questo è ciò che accade da anni. Come del resto accade di trovare in C1 giocatori gordi e gorditi. Ricordo Pergo-Gubbio dell’anno scorso, un 8 di colore del Gubbio in evidente sovrappeso.
    Punizione a metacampo, zona distinti. Si vede un uomo anziano avvicinarsi al giocatore, con fare minaccioso. Arrivato alla vetrata che separa la tribunetta dal campo, ci si aspetterebbe un insulto incazzato. Invece… “8, dì la verità: l’hai mangiata tutta tu la Treccia d’oro. Golosone!”.
    Risate generali e il giocatore che si volta prima di battere la battuta e risponde con un generico “vaffanculo, stronzo”. Un po’ permaloso.
    Insomma, è il bello del calcio. Il bello della diretta, no?

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  11. Dionigi, io la percussione non la ricordo, però sono annebbiato, quindi può essere

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  12. con tutto il rispetto, andrea, sapessi le cose che non ricordo io...ad ogni modo può essere anche che sia stata solo un'azione banale quella del russo, resa però immortale - per me - dalle circostanze in cui l'ho vissuta. mi rinfranca tuttavia il dato statistico: Tetradze (voto 6 sul Corriere) entrò per Paulo Sergio (proprio lui, quello del frigorifero) al 28' s.t., e Balbo segnò due minuti dopo (oltre che su rigore al 42°). Quindi regge sia che giocava alto a destra (pazzia!) sia che qualcosa, dopo il suo ingresso, effettivamente successe...

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  13. ps Anonimo Sfidante, quel "golosone" buttato lì alla fine è meraviglioso, la prima volta che avremo occasione di incontrarci ricordati di portare una Treccia d'oro agli amici di LB, la dedicheremo all'adiposo mediano del Gubbio e a tutti gli anziani che non hanno perso il senso dell'umorismo...

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  14. Moacir Bastos Tuta18 novembre 2011 19:35

    Io ancora ricordo di una serata in tribuna al Bentegodi per Verona - Livorno del 2002, partita quanto mai significativa per 1000 motivi che chi ha seguito le vicissitudini di Hellas e Livorno capisce al volo (prima giornata di B, il Verona veniva dalla A e il Livorno dalla C1).
    http://www.youtube.com/watch?v=9LM2L5DNZXI

    Ricordo che un vecchio in gradinata, davanti a me, ripeté almeno 6 volte, quando verso la fine fece il suo ingresso l'allora relativamente ignoto Cassetti:

    "cassetti de' pomi"

    e giù risate e risate.

    io tenevo dentro la gioia del gol di Igor Protti, per mimetizzarmi tra i veronesi, ma questa è un'altra storia.

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  15. Protti era un idolo per quanto mi riguarda.

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  16. Protti... prodotto del boemo e del Messina... ricordo un fantastico Messina - Ascoli da 0-2 a 3 a 2 con una doppietta di Bruno seguita dai goal di Zampagna (qualcuno ricorda il goal alla roma per il 4 a 3 al San filippo)http://www.youtube.com/watch?v=htef91hrqMI? , Docente ed Amauri... che partita.. la prima volta che portai la mia ragazza allo stadio (il mio compgano di curva era fuori città....)

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  17. Scusate... dimenticavo questo... un giocatore che con più testa avrebbe fatto storia... http://www.youtube.com/watch?v=Q3ZM9V--iQY Buonocore!

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  18. piccola precisazione a questo bellissimo post di dionigi...roma-benfica, 90/91, Aldair già giocava nella Roma. Al ritorno, differita su rai due, il gol di giannini ha rappresentato una tappa importante della mia vita.

    L'autogol in rovesciata di tetradze contro la reggiana è una perla di romanismo.

    tanti auguri Dionigi!!!

    Il Fornaretto

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  19. Tetradze alto a destra, che azzardo il boemo!

    Ora cerco di trovare una registrazione :-) .. non me la ricordo proprio l'azione!

    Andrea

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  20. anonimo sfidante19 novembre 2011 16:50

    Ok, se passo per Roma vada per il dolce, anche se si tratta di un semplice cornetto gigante che con la città non c'entra nulla.

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  21. La Coppa Uefa 90/91 rappresenta l'inizio del mio personale, e in un certo senso drammatico, rapporto con la Coppa Uefa.
    Dal vecchio Da Luz, passando per Rui Barros, Shawn Crocodile Dundee, Vavra e Aguilera, e terminato con Kewell.

    Di Tetradze, a parte l'autogol all'ultimo minuto in pallonetto con la Reggiana, non ho molti ricordi, ma ricordo il suo erede, Gurenko, un giocatore acquistato solo perché fece la partita della vita in Nazionale contro l'Italia

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  22. no, buonocore no..ho fatto anni di psicanalisi per cercare di dimenticarlo..comunque, in relatà, è stato uno di quei giocatori alla maiellaro, dei piccoli fenomeni di provincia, uno che a terni si esaltava sempre

    da bimbo ai distini c'era un signore la cui offesa maggiore nei confornit di chiunque non gli andasse a genio tra avversari e, soprattutto, arbitro, consisteva in un "democristianoooooooo" ulrato alzandosi in piedi e con un disprezzo che mi ha sempre meravigliato

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  23. Al piccolo campo sportivo "Ciccio Scapellato" di Scicli (RG), forse, certe volte, si va più per sentire gli improperi dalla tribuna verso i giocatori avversari o l'arbitro che per seguire il gioco (modesto) della propria squadra. Ricordo il mitico Sig. Di Martino che ogni volta un giocatore avversario stoppava la palla vedeva improbabili controlli con il braccio e gridava verso l'arbitro: "Arbitru: 'a manu!!!" e poi, rivolgendosi al calciatore in questione: "'A vastasi, rillu ca a pidiasti ca manu" (trad. Non fare il furbo, dillo che hai preso il pallone con la mano!"). La cosa più bella che io abbia mai sentito, però, è questa: "Arbitru, sì ciù curnutu ri na cruvedda ri vavaluci!" (trad. "Arbitro, sei più cornuto di una scodella piena di lumache!"). Che ricordi...

    Vincenzo

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  24. Bellissimo e complimenti, è la prima volta che commento e vi confido che vorrei durassero decine di pagine i vostri post.
    Spesso e come in questo caso rischio di pisciarmi addosso dal ridere, altre volte rimango folgorato leggendo certe chicche storiche tipo inglorious glories da far invidia a qualsiasi giornalista rubastipendi del guerino o della gazzetta.
    Vengo da Rimini e posso affermare che qui gli urlatori/insultatori puntano tutto sull'articolazione della bestemmia più che a comporre frasi ad effetto.
    Memorabili sono i vecchietti che si alzano e moccolano in dialetto, proprio quelli che non hanno sicuramente idea di chi siano i giocatori della Roma o neanche di che squadre giocano in Champions ma in compenso conoscono a memoria la formazione del Borgoabuggiano.
    Eddie mi hai fatto tornare in mente Benny Docente un ex Rimini nonché uno dei giocatori più scarsi mai visti. Indimenticabile Igor Protti, idolo locale e sicuramente il riminese più forte di tutti i tempi (anche se se ne contano neanche una decina) ma che qui ha fatto solo 7 presenze a 16 anni e 0 gol.

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  25. Siccome sei di Rimini, il benvenuto te lo do io, Arcibishop, che alla tua città sono in particolar modo legato (varie estati al Bagno 52 da Peppo). Con l'invito a raccontarci, prima o poi, qualche retroscena degli anni di B. Dal quinto posto (senza palyoff) alla retrocessione.
    A tratti quel Rimini era una gran squadra.

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  26. Grandissimo tu e grandissimo Peppo (da piccolino andavo al 54), capelli perennemente tinti color canarino e canottiera rigorosamente indossata sotto la maglietta della salute, quelli erano veri bagnini..
    Il Rimini di Acori di quegli anni era fantastico, nel 2006/07 hanno compiuto un vero miracolo e meritavano la serie A almeno quanto Napoli o Genoa a mio parere.
    Per i racconti quando e come volete, sarei onoratissimo.

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