lunedì 5 settembre 2011

Memorie della Spagna calcistica #3: il signor Peirao, O Grove, Galizia

l'horror vacui del signor peirao
Sono sicuro che la prima cosa che il signor Peirao vorrebbe che si dicesse di lui, quando si parla ad un amico della sua omonima taverna nascosta in un vicolo dietro il porticciolo di O Grove, villaggio di pescatori abbarbicato nella rua de Arousa, non lontano da Pontevedra, è che lui è da sempre un grandissimo tifoso del Real Madrid. In realtà, al di là delle parole, basta entrare nel locale e osservare la quantità spropositata e claustrofobica di oggettucoli di dubbio gusto (sembra un fumetto di Jacovitti) attaccati alla parete per scovare, tra il busto di un marinaio barbuto, un timone, un pesce con la bocca aperta, un granchio gigante e svariati velieri (e molto, molto altro), i segni tangibili di una passione lunga un'intera vita. Tra i ninnoli più eclatanti, sono in particolare rimasto ammaliato - nell'oretta buona di attesa che con Nikolas e Arianna ci siamo allegramente sorbiti, dove l'allegramente non è eufemistico, si stava davvero bene al bancone del Peirao - da uno scudetto del Real Madrid (grande almeno 1 metro per 70 cm) che il signor Peirao ha pazientemente composto con conchiglie di diverso colore (alcune bianche, altre violacee, altre ancora rosa); da un attestato con cui il Real Madrid lo definisce "tifoso speciale"; dal logo - bellissimo - del club madridista locale che il signor Peirao ha da poco fondato, in cui sono racchiusi il simbolo delle merengues e quello - marinaro - di O Grove; dalle foto (alcune a colori, altre in bianco e nero, altre semplicemente ingiallite dal tempo e dalla salsedine) delle tante squadre di calcio in cui il signor Peirao ha militato nella sua vita; dal gagliardetto di una oscura squadra di Lucerna, Svizzera.


chipirones a quattro euro
Una volta che il signor Peirao - un tipo, è quasi superfluo descriverlo, fisicamente molto gallego, piccolino, con grandi baffoni, i capelli mossi, a metà tra Woody Allen e il tipico cameriere anziano che ti fa il caffè nel bar sotto casa - ci ha trovato il tavolo (ce l'ha lasciato un gruppo in cui primeggiava un suo amico, un signore basco che faceva le vacanze a O Grove e che mi disse di conoscere benissimo l'Italia, per averci avuto molti rapporti di lavoro, in che ambito? gli chiedo, mah, ristoranti, bar, hotel, mi risponde, ah, capisco, faccio io, e dove in Italia?, no, in Italia non ci sono mai stato, mi risponde lui, erano ristoranti italiani all'estero, soprattutto in Germania e in Svizzera; che bello, penso, poter conoscere un paese senza doverci mai andare, senza che l'orrore della visione diretta sporchi la suggestione dei racconti indiretti); una volta che ci ha portato un vassoio di chipirones grossi (e teneri) come delle uova, un vassoio di calamari pastellati divinamente, un vassoio di pimientos del padròn che mi sono visto bene dal mangiare, un vassoio di patate fritte nell'olio più saporito del mondo, un vassoio di pulpo alla gallega così morbido e profumato da farmi venire voglia di cospargermi di paprika; una volta che ci ha fatto scoprire l'elitaria delizia del vino turbio, un vino di sua produzione che si beve in alcune tazze modello sakè, un elisir con retrogusto a detersivo per piatti al limone ma la cui ingestione compulsiva era quasi impossibile da fermare, e che infatti ci richiese anche l'attesa di una bottiglia portata giù direttamente dalla sua riserva personale al primo piano (ho omesso infatti che la cucina della taverna O Peirao si trova al primo piano dello stesso edificio, da cui il signor Peirao e i suoi due figli fanno avanti e indietro, mentre la moglie - o quel che ne resta - cucina); una volta che, satolli come mai e ormai soli nel locale, si è seduto con noi per fare quattro chiacchiere, ho approfittato per chiedergli lumi sulla sua vita e, in particolare, sulla sua vita calcistica.

Il signor Peirao - a cui, con queste poche e sbiadite righe, ormai si è capito, voglio rendere un sentito omaggio, a lui e a tutti quelli (a breve si capirà) che hanno affrontato le sue stesse peripezie - emigra a diciassette anni in Svizzera. A O Grove non c'è lavoro, neanche sui pescherecci, e il signor Peirao riempie la sua bisaccia e si imbarca nel mare della vita, raggiungendo uno zio a Lucerna (tutti gli spagnoli hanno uno zio in Svizzera, e così tutti i portoghesi, e quasi tutti gli italiani). Gli anni settanta svizzeri non sono il luogo più accogliente per un latino (tuttora non lo sono), e sconfiggere la nostalgia del mare gallego nell'abbrutimento delle montagne gli costa un certo periodo di ambientamento. Grande lavoratore, non si dà per perso, e inizia la sua gavetta come sguattero in ogni tipo di stabilimento (ristoranti, bar, hotel, e via dicendo). Le uniche consolazioni - come per noi, d'altronde - gli arrivano dal pallone. Quello giocato, con i colori di una squadra locale che milita in qualche categoria semi-professionistica (il Luzern qualche cosa, purtroppo non me lo ricordo il nome intero); quello ascoltato, con i racconti delle partite del Real Madrid, vissuti insieme ad un gruppo di espatriati spagnoli. Non solo Lucerna, anche tanti altri paesi e città della Svizzera accolgono il signor Peirao, offrendogli ogni volta la consolazione di un rettangolo verde. Negli anni novanta, ormai maturo, ormai sposato, ormai papà, il signor Peirao decide di togliere gli ormeggi e tornare a casa. Ad O Grove, con i soldi messi da parte nei durissimi ed umilianti anni di lavoro nelle cucine più spregevoli dei cantoni elvetici, compra un piccolo locale, sotto il suo appartamento. Nasce la taverna, nasce la sua nuova vita. Prezzi bassi, porzioni ricche, sguardo sincero. Alle pareti si accumulano gli oggetti, gli oggetti più amati, quelli del mare, quelli del calcio giocato, quelli del Real Madrid, per rimpiazzare, come colombe morte che cadono sulla strada e vengono spazzate via, le memorie degli anni di esilio. Perchè negli anni settanta spagnoli l'esilio non era un lusso che si potevano permettere solo gli intellettuali scomodi alla Rafael Alberti, ma era anche una necessità che dovevano affrontare i lavoratori umili alla Peirao.

Chiunque passi da O Grove, dalla provincia di Pontevedra, dalle Rias Baixas, dalla Galizia, nel prossimo futuro, brindi per me insieme al signor Peirao, facendo schioccare le tazze di vino turbio, osservando le conchiglie alla parete, e ricordando che la presenza del calcio, come quella del mare, aiuta a sopravvivere.
 
[le precedenti memorie: #1#2]

31 commenti:

  1. Giuro che un giorno ci passerò. Peccato non aver letto questo bel post prima delle mie vacanze agostane, avrei fatto una astrusa e chilometrica deviazione da San Sebastiàn alla Galizia giusto per visitare quel posto.
    Questo post mi è piaciuto così tanto che ho perdonato al signor Peirao di tifare Real, invece che Depor, Celta o Pontevedra.

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  2. nurFußballimKopf6 settembre 2011 09:54

    ...che mi dite della Galizia ?

    Io e la mia ragazza (spagnola) pensiamo di andare a finire lí i nostri giorni (ora viviamo in Germania). Io non ci sono mai stato ma lei sí e le piace tantissimo.
    Grazie !

    PS ...e di San Sebastian ???

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  3. Gaizka, la deviazione sarebbe stata chilometrica ma per niente astrusa, anche io ho deviato dai Pirenei alla Galizia e ho trovato il percorso assai suggestivo, nonchè coerente con il mio viaggio. Meglio così comunque, meglio poche cose fatte bene. Il Peirao richiede concentrazione e devozione.

    Amico tedesco, devo confessarti che la Galizia mi ha sorpreso, non immaginavo fosse un posto così piacevole e così, diciamo, solare (almeno la provincia di Pontevedra - in cui è compresa anche Vigo - dove sono stato io). Ad ogni modo il vero esperto di Galizia qui è Gegen quindi meglio se chiedi a lui.
    Su San Sebastiàn, non voglio ripetere sempre le stesse cose, mi limito a dire che per me è la più bella città europea e ti rimando a un piccolo omaggio che le ho dedicato un paio di anni fa:

    http://iosonobarakaldo.blogspot.com/2009/10/preferisco-il-rumore-del-mar-cantabrico.html

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  4. nurFußballimKpf6 settembre 2011 11:22

    Letto...la pulce all'orecchio su San Sebastian me l'ha messa una collega inglese che mi ha detto che se c'è un posto dove vorrebbe vivere è quello...
    Vielen Dank

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  5. L'inaspettata comparsa di un amico tedesco mi ha ricordato che un giorno devo scrivere qualcosa sull'Arminia Bielefeld, la squadra della città che non esiste ...

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  6. nurFußballimKopf6 settembre 2011 14:29

    Se l'"amico tedesco" sono io, vi ringrazio per l'accoglienza !!!
    Sono romano de Roma ma vivo lontano dalle amate sponde...

    La città che non esiste...?!?
    ...o...ti riferisci alla Varusschlacht ?

    Herzliche Grüße

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  7. No, mi riferivo a una storiella che è diffusa in Germania e che mi è stata raccontata da amici... credo che cercando su Google "Bielefeld existiert nicht" ("Bielefeld non esiste") tu possa trovare ciò di cui parlo :)

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  8. Ora capisco, è come per noi il Molise!

    Da Wikipedia: "Tra i netizen tedeschi, specialmente su Usenet, uno scherzo tipico è la pretesa che Bielefeld non esista. Questa diceria venne diffusa per motivi ignoti su internet, ed ebbe una straordinaria diffusione. Questo scherzo è noto come "Bielefeld-Verschwörung", e la Wikimedia Foundation stampa delle magliette a tema."

    Comunque che burloni questi tedeschi. Non hanno mezze misure: o queste minchiate o invadono la Polonia.

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  9. Anche il Molise non esiste! Ecco nel link uno studio approfondito sulla non-esistenza del Molise..

    http://quequero.org/Riflessioni_sul_Molise

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  10. Bellissimo racconto che mi ha invogliato a visitare il Sig. Peirao. Da amante del nord della Spagna ci andrò sicuramente. Convengo che Donostia sia la più bella citta d'Europa. Da molti anni ci passo le mie estati, e credo proprio che sia il posto dove vorrei passare la mia vecchiaia tra un pintxo, un salto a vedere la Real e una bella passeggiata sulla spiaggia della Concha.
    Nima

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  11. la cosa più bella che mi ricordo della galizia...è la gentilezza distaccata...e non quella zuccherosa e un po' forzata di altre regioni spagnole.....


    potrei parlare ore della non esistenza del Molise........grazie per il link...davvero stupendo.......

    onore al signor Peirao comunque...

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  12. E' confortante sapere che non siamo soli a perorare la causa della non esistenza del Molise, un link davvero bello, grazie, peraltro se avessi conosciuto prima quella università probabilmente la mia vita sarebbe cambiata.

    Nesat centra un punto chiave parlando della bizzarra gentilezza dei galiziani. Effettivamente è un popolo gentilissimo ma privo di qualsiasi ruffianeria, è una gentilezza ruvida se mi passate l'ossimoro, il galiziano è un mistero e non si capisce mai il suo stato d'animo, io credo che lì ne esistano alcuni che non sono contemplati dallo spagnolo o dall'italiano, per esempio c'era una signora che ci diede una stanza miracolosa alle dieci di sera in un hostal sul camino di Santiago e però, con la faccia corrucciata, ci ripetè dieci volte che faceva schifo e che se non la volevamo lei avrebbe capito, era una situazione paradossale. Dice Nikolas che se incontri un galiziano per le case non capisci mai se sta salendo o scendendo e direi che questo aforisma rende bene la loro unicità.

    Nima, non riesco a immaginarmi vecchiaia migliore, e al momento neanche una giovinezza migliore. Che peccato non poter andare adesso al festival del cinema, forse dovremmo licenziarci tutto e fotterecene e andare

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  13. anonimo sfidante7 settembre 2011 12:10

    La Galizia è la zona che ha dato più emigrati spagnoli al mondo.
    L'emigrazione galiziana è stata forte anche in Argentina. Gente povera che cercava futuro anche dall'altra parte del mondo.
    Proprio in Argentina, l'emigrazione galiziana ha conosciuto un aspetto un po' strano. Erano poveri e, in genere, poco colti.
    Per via del secondo aspetto, in Argentina, Gallego è sinonimo di tonto e sono nate molte barzellette con il Gallego protagonista. Detto in altri termini, ha sostituito il ruolo del carabiniere delle nostre.
    Un mio conoscente vive lì, a La Coruna. Inutile dire che, a livello calcistico, ho brutti ricordi di quello stadio.

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  14. Bellissimo post, Dionigi. Anche se non condivido l'incipit a sei righe e innumerevoli incisi e la bellezza di poter conoscere un paese senza doverci mai andare (diciamo quanto di più lontano da me).

    E' bello perchè per ogni momento della giornata.
    Certo che potevi portarlo un pò di vino turbio.. mannaggia!

    @nurFuß, San Sebastian (credo Donostia) è bellissima. Scenograficamente perfetta e molto curata. Anche i dintorni sono bellissimi. Però qui mi fermo, non so che possibilità in concreto offra.

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  15. Caros Sr Dionigi, è quello che io e mia moglie ci diciamo da molto tempo... Quest'anno purtroppo non sono potuto andare a Donosti... ma mi sto organizzando per assistere alla tamborrada!
    Mi sono letto tutti i tuoi pezzi su San Sebastian e mi sono piaciuti molto! Si vede che hai una buona conoscenza del luogo. Inoltre ho molti dischi di Mikel Laboa, che amo molto. Peccato se ne sia andato...
    Per quanto riguarda la Real, spero vivamente che questo sabato possa ripetersi il miracolo di qualche mese fa... :-) A presto e ancora complimenti per il bel blog! Nima - Roma

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  16. Ciao Nesat condivido in toto. La Galizia la conosco di meno, ma Euskadi abbastanza bene. La gente non è diretta come a Madrid, ma quando gli entri nel cuore ti danno tutto! Nima

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  17. Dato che qui dentro ci sono anche pregiatissimi intenditori musicali, ed è venuto fuori Laboa, anche se non c'entra un cavolo vorrei chiedervi se qualcuno di voi conosce gli Itoiz.

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  18. Ciao Gaizka non li conosco, ma da un po' di tempo seguo assiduamente i BERRI Txarrak, musica più hard, ma bella!

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  19. Gaizka ma tu sei tifoso dell'Empoli?

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  20. ummm...si!
    incidentalmente ci abito anche..come mai?

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  21. Racconto bellissimo, un giorno vedrò la Galizia e Donostia. (quella parte mi manca terribilmente)

    Nota di calcio: occhio a Djukic, a quel Djukic, e al suo Valladolid. E' accreditato come possibile rivelazione della Segunda.

    Vi devo dare una brutta notizia: il Molise esiste. Il Campobasso per anni è stato l'incubo della Salernitana

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  22. Gaizka: ho notato la foto... :-)
    Io invece sono atalantino e txuri-urdin!

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  23. Vasilij, spero che i tifosi della Pucela possano gioire molto presto per il ritorno del Valladolid in Primera! Che tristezza vedere il Real Oviedo in Segunda B...

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  24. qualcuno è mai stato in Extremadura ?

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  25. Io mai... Preferisco il nord per il clima e il paesaggio.
    Comunque dicono che non sia male anche se un po' povera.

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  26. Ovviamente io ci sono stato in Extremadura (e che me la perdevo?). In Extremadura ci puoi andare se ti piacciono queste cose (alterna o cumulativamente):
    - sparare ai cervi (il famoso deer hunting);
    - vedere le valli di ciliegi in fiore (il famoso cherry blossom);
    - vedere resti di città romane;
    - farti servire una birra o un bicchiere di vino a un euro e vedertelo accompagnare (come tapas gratuite, s'intende) da un pranzo di nozze di sei portate.
    E' un posto di povertà assoluta, con i palazzi chiusi per uno o due lati dall'eternit e dalle lamiere, e per questo lo consiglio.

    Per quanto mi riguarda i tifosi del Fachadolid possono anche restare in serie B in eterno. Non fosse altro per la bruttezza della città in cui abitano.

    Del Real Oviedo vorrei solo ricordare - oltre alla maglietta spettacolare che riprendeva i colori asturiani - il centravanti Oli, figura leggendaria dei Settimana Gol della mia infanzia (ma probabilmente nient'altro che un Protti locale...).

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  27. Salve Sr Dionigi, è vero, sono un po' destroidi, anzi qualcosina di più a Fachadolid, ma non so per quale ragione, mi stanno simpatici come squadra, non di certo la tifoseria... quasi peggio di quella dell'Atletico, intendo naturalmente la parte estrema, il Frente... Essendo tifoso della Real e avendo ucciso senza ragione un tifoso, Zabaleta...ho un certo rancore nei loro confronti. Per quanto Mikel Laboa, sto ascoltandomi durante il lavoro 'Txoria Txori', un'altra perla del cantautore donostiarra

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  28. GAIZKA: Non ricordavo, ma degli Itoiz ho una canzone 'Lau Teilatu'... Tra l'altro nell'anno del ritorno della Real in Primera la usarono per dare la carica ai giocatori...!

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  29. Lau Teilatu è il gioiellino più splendido di quell'affascinante scrigno che è l'ononimo primo disco degli Itoiz...
    Ma merita forse di più "Ezekiel", successivo, dell 1980 mi pare.
    Ma anche altri gruppuscoli come gli Errobi di "Ametsaren Bidea" o i Lisker sono altre leggende minori basche.
    Il Prog spagnolo lo amo troppo...

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  30. Lo sto ascoltando ora, non male! Gli altri gruppi non li conosco ma vedrò di ascoltarli e ti dirò. Eskerrik Asko

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  31. Gaizka, hai mai ascoltato 'Lilularen Kontra' di Mikel Laboa ma riadattato dai Berri Txarrak? E' bellissima!

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