venerdì 23 settembre 2011

Breve Elogio della Stasi

La stasi è magnifica, è l’equilibrio perfetto.. è il moto immobile che si realizza nel piano di immanenza.. in quell’energia primigenia dove il caos assoluto è, al di là dello spazio e del tempo, in clamorosa quiete.. Fin da bambino poi, rimasi affascinato dal Ministerium für Staatssicherheit, un’organizzazione splendida ed esemplare che si occupava della felicità e del benessere della comunità.. che accudiva il popolo con amore e con una cura degne di miglior sorte.. infatti, tutti noi adepti e simpatizzanti la chiamavamo amichevolmente Stasi e sognavamo di poter un giorno viaggiare anche noi sulle loro Trabant a due tempi.. la Trabant, anch’essa riusciva a darti quest’idea di essere ferma pure quando viaggiava.. anch’essa, figlia della Stasi, bramava la stasi.. La stasi è l’aria serena, imperturbabile, tranquilla dei miei eroi.. da Clint Eastwood ad Humphrey Bogart.. che racchiude in sé tutta la gamma di espressioni necessarie e ogni sfumatura delle emozioni possibili..

La stasi poi è elemento costituente delle arti plastiche, della pura quiete e calma degli dei olimpici.. la famosa calma olimpica.. E’ l’Apollo di cui Dionisio ha bisogno, lo Yang di cui lo Yin è sempre in cerca, la luce che fa respirare il buio, il giorno che permette alla notte di nascere, il riposo necessario al movimento.. il silenzio nella musica, la pausa nella recitazione.. La stasi è l’immobilità trattenuta del David di Michelangelo, della Venere di Milo, delle teste di Modigliani.. perché la stasi è anche spiritosa.. E’ la placidità delle ceramiche e delle terrecotte, anche quando sono agitate e vorticose come nel Raku giapponese.. E’ il taglio nelle tele di Lucio Fontana, i buchi del giovane Riccardo De Marchi esposti al Macro.. E’ il momento in cui Paul Chambers riorganizza lo spazio e il tempo delle armonie e delle improvvisazioni di Davis e Coltrane.. in cui John Cage ci apre a nuovi spazi e nuovi tempi allargando le esperienze sensoriali dell’ascoltatore per quattro minuti e ventidue secondi di pura stasi..

Però il calcio è uno sport.. e lo sport necessita del movimento, dei gesti, delle azioni.. (forse) anche nel cricket.. Il calcio è un gioco.. e come ogni gioco fin da bambino si pratica con la corsa, con l’impeto, con la foga.. (forse) anche nel Monopoli.. Non basta la calma apollinea, il calcio necessita della confusione e dell’ebbrezza dionisiaca, la quiete e il movimento.. Oltretutto il calcio moderno prevede una rigida organizzazione tattica, un generale che stabilisca una strategia di attacco ed una di difesa.. Ho cercato negli scritti di Sun Tzu e in quelli del subcomandante Marcos.. nelle opere di von Clausewitz, Che Guevara e in Napoleone.. nei lasciti di Võ Nguyên Giáp.. e ho trovato la calma, l’attesa, la tranquillità e il temporeggiare.. ma mai ho trovato la stasi.. Nessuno ha mai vinto una battaglia, menchemeno la guerra, restando fermo ed immobile.. Ed allora mi chiedo.. ma dove cazzo ha studiato Luis Enrique? Perché continua a chiedere ai suoi tre attaccanti di rimanere immobili? Che infatti in quasi dieci ore di gioco avranno tirato sì e no una decina di volte in porta.. Dove cazzo ha imparato che nel calcio l’equilibrio perfetto del moto immobile.. la stasi.. funziona?

17 commenti:

  1. Fantastico. Visto che si parla di modello Barca, mi pare che questa Roma ne accentui i (pochi) difetti senza neanche sfiorarne i pregi. Un giropalla lentissimo senza pressing alto, con la squadra lunga (la difesa deve accorciare salendo, altrimenti anche un Brienza qualsiasi con tutto quello spazio tra linee sembra un fenomeno), le mezzali e le punte immobili è l'anticalcio molto di più di qualsiasi catenaccio.
    Non credo che lui voglia questo, voglio sperare che sia solo questione di tempo, quello necessario a rendere automatismi gli insegnamenti tattici.

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  2. Caro Zio,

    oltre alla consueta eleganza, non posso che riconoscere la corretteza della tua analisi.

    In effetti quanto visto finora non sembra essere un problema di assimilazione di un nuovo metodo di gioco, quanto piuttosto la verifica empirica di una rappresentazione onirica del gioco del calcio.

    Passaggi a pochi metri di distanza quasi sempre sui piedi; l'intenione forzata di continuare la circolazione di palla anziché la ricerca della logica conclusione di un'azione corale.

    Non so che pensare e, sopratutto, ho difficoltà a rappresentarmi una soluzione a breve termine.

    Disconoscere il progetto finora portato avanti sarebbe un grave colpo per la piazza ed ancor di più per la nuova direzione tecnica.

    Di contro, inseguendo queste effimere chimere si rischia di fare ancora più danni.

    Anche a voler ragionare circa un'inversione di rotta, il passaggio obbligato sarebbe necessariamente un cambio in corsa dell'allenatore.

    In tal senso, mi chiedo quale potrebbe essere il futuro di una rosa progettata ad immagine e somiglianza del suo tecnico, priva di esterni e di profondità di gioco.

    Non ci resta che attendere, ma francamente con il passare del tempo sembra che le nubi aumentino anziché diramarsi.

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  3. Nella mia impossibilità di seguire da vicino la Roma e quindi di giudicarne il gioco, mi limito a dire che questo post è quanto di più meraviglioso abbia mai letto su LdB

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  4. A vedere Valencia-Barcellona ho avuto l'impressione che il Barcellona stia diventando come la Roma. Non il contrario. Una serie infinita di passaggetti a punte (2 su 3) ferme. Allarmante.
    Grazie al cielo, a una certa è entrato Thiago e la partita è cambiata.

    Luis Enrique credo possa essere valutato solo dopo una stagione completa. Un esonero ora lascerebbe comunque troppi se e troppi ma.
    E la Roma mi sa sprofonderebbe.

    ps: ovviamente, bellissimo post, Zio.

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  5. Zio genio..........

    detto questo....non può funzionare.....un Sannino qualunque te la incarta come niente.....mi dispiace...ma non può davvero funzionare....bravo ragazzo...bella schucchia.....ma non si può....ieri il Siena meritava di vincere con due goal di scarto....la Roma ha fatto 2 tiri in porta........il possesso palla me lo do in faccia se ogni settimana Kjaer deve andare a salvare una palla sulla linea....il problema non è la squadra.....aspettiamo

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  6. Caro Zio,

    al posto dello studente asturiano, vedrei bene l'allenatore dei Mapuches.

    che ne pensi? magari porta con sé anche quel bel portiere.

    A presto,
    Il Fornaretto

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  7. http://vasilijivanovic.wordpress.com/2011/07/08/7-ottobre-parte-seconda/

    Viva la DDR, viva l'estetica.

    "Il quarto passaggio è monotonia", così parlò Galeone. Lucho è l'estremismo del tiqui-taca, esattamente come il Gale era l'estremismo del 4-3-3. La domanda è una sola: chi può rappresentare il paradigma di Lucho come lo furono Sliškovic e Junior nel Pescara 87-88? I giocatori di oggi non sono più disposti a sacrificarsi per il modulo, tranne dovute eccezioni (guardate Salamon pre e post cura Zemàn).

    P.S. Domenica in Brasile match-scudetto Botafogo-San Paolo. "O Fabuloso" contro "El Loco", spettacolo!

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  8. Sublime l’annotazione che il calcio di Luigi Enrico non è altro “che la verifica empirica di una rappresentazione onirica del gioco del calcio” dovrebbero scriverglielo sulla lapide.. (dell’esonero of course.. lunga vita, ci mancherebbe..)

    Per il resto è vero, la rosa è ottima ma costruita ad immagine e somiglianza del suo tecnico, e quindi male.. Si è puntato troppo su Luigi Enrico, come ai bei tempi del Patto di Varsavia dove il popolo era emanazione diretta della fisiognomica del leader..

    E come in un qualsiasi staterello satellite della grande madre rossa sovietica si finirà.. Con il grande capo imbalsamato per fare credere che sia ancora vivo.. perché lo stato non si disgreghi e il popolo non vada in putrefazione come il cadavere del presidente..

    Si finirà quindi con un Luigi Enrico imbalsamato in panchina come e più della sua squadra.. immobile.. in perfetta stasi..

    PS. Se ci fosse tra i pali quel magnifico portiere Mapuche non solo Luigi Enrico ma anche Allegri riuscirebbe a vincere uno scudetto.. (Oh cavolo, mi sa che l’ha già vinto.. o no? Si starà chiedendo ogni mattina anche lui, come me, se è vero.. e come cazzo abbia fatto.. Prima o poi devo dedicare un post cattivissimo pure a lui..)

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  9. non avendo tempo e umore di approfondire, apporto alla discussione un miserrimo contributo: ma al di là di tutto, e mettendo da parte Zeman e Galeone (simpatiche e inconcludenti anomalie), qualcuno si ricorda una squadra italiana che abbia mai avuto successo con il 4-3-3? In Italia nessuno ha mai vinto nulla con un modulo del genere. Men che mai un modulo del genere interpretato da gente che non è adatta a tal ruolo, come tre centravanti da sfondamento tutti insieme appassionatamente.

    Qualcuno, soprattutto il grande Ferro, si ricorderà della mia Argentina alla Playstation in cui mi dilettavo con l'attacco "pesante" Batistuta-Crespo-Palermo. Era, appunto, la Playstation.

    Sempre in tema di videogiochi, la Roma di ieri sera sembrava la rappresentazione reale delle formazioni più arzigogolate da noi mai messe in campo a Scudetto, quando mettevamo i terzini tra i centrocampisti e i difensori con le freccette avanti e indietro, il mediano sulla stessa linea con la freccetta indietro, i tre attaccanti con le freccette da tutte le parti...poi, disperati per i continui insuccessi, andavamo su Internet in cerca di tricks e faqs e leggevamo a bocca aperta consigli del tipo "fate le cose semplici; non modificate le formazioni; non usate il modulo sweeper; non mettete le freccette a casaccio" e ritornavamo al classico 4-4-2, rimettendo i giocatori nel loro ruolo naturale, senza stravaganze, e di colpo la squadra ricominciava a girare...

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  10. ps Oggi la Marcegaglia ha detto: "Noi vogliamo una vera discontinuità e la vogliamo velocemente: basta con le piccole cose, non siamo più disponibili a stare in una situazione di stallo". Chiaro il riferimento a Luis Enrique.

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  11. Il sogno della Marcegaglia è sempre stato quello di giocare al fianco di Francesco Totti.....quindi non mi stupisco......

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  12. La Juve dei Rambo è l'unica che io ricordi. Ma che abbia avuto successo è materia più da aule che da tattici.

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  13. ps: grande Emma. La adoro. Per l'orologio, ovviamente.

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  14. Ciro... IMMOBILE.. alla Roma... subito!

    Il calcio italiano non ti lascia tempo, e un certa idea di calcio è radicata dagli amatori, ai settori giovanili e scolastici, ai semi professionisti, ai professionisti.

    Luis Enrique in fondo ricorda un po' anche Don Quixote per la sua ostinazione. E così piace un po' a tutti però, me compreso. Grande romanzo quello della Roma, vediamo un po' come va a finire.

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  15. Look della Stasi, forse li hanno beccati perché avevano in dotazione un solo paio di occhiali da sole.

    http://www.corriere.it/gallery/esteri/07-2011/spie/1/i-travestimenti-stasi_ee0428b4-bb65-11e0-acae-70d086d49d73.shtml#1

    Grande Zio,
    Zhuang Zi, autore del più grande libro di tutti i tempi, approverebbe la tua parabola.
    Mi domando se L.Enrique sia davvero un seguace del Wu Wei.. In realtà penso che sia solo incapace di adattarsi a un calcio che non conosce, innanzitutto per difetto di esperienza.

    Sono d'accordissimo con Dionigi, col 4-3-3 non si vince e l'ultimo che ci ha sbattuto la testa è stato il Mou del primo anno all'inter quando schierava il triedente Ibra, Quaresma, Mancini e prendeva schiaffi ovunque...

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  16. @Gegenschlag: hahaha, si ma per forza, cavolo! Va bene che hai Ibra ma gli altri due erano inguardabili. Invece con Etoo terzino/ala e Balotelli statua/ala non mi sembra sia andata cosi male.

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  17. Beh si alessandro, ma non era un 433 alla luigi enrico, era molto più accorto e poi correvano tutti come matti...

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