lunedì 11 luglio 2011

Sogno di una notte di mezza estate

la bellezza senza tempo della maglietta del Peru

Volevo solo dire una cosa: questa Copa America è bellissima. Non lo dico perchè tutti i giornali affermano il contrario con snobberia; nè perché voglio perorare la causa dei commentatori di Sky (che fanno più tenerezza di Cerqueti e Sandreani quando commentano i quarti di finale di coppa Italia - mercoledì sera, nebbia, 4 gradi, duecentosei persone allo stadio, otto davanti alla televisione - e ripetono a ogni piè sospinto che le due squadre in campo stanno onorando la competizione, proprio mentre due panchinari cronici si sfidano sulla fascia). Lo dico perchè lo penso davvero - altrimenti non aspetterei tutti i giorni con ansia le ore più piccole.

Qualcuno obietterà: ma la maggior parte delle partite sono bruttissime! Pochi gol, campi spelacchiati, ritmi lenti, giocatori svogliati, tecnica modesta. La cosa non mi tange. E' che ormai ho imparato a vivere e a valutare il calcio come vivo e valuto i romanzi o i film. Non mi importa più niente di che cosa parla il libro (o il film), che è la tipica domanda che si sente a cena; la trama, la storia, non significano nulla per me, tanto niente si può più inventare, tutto è ripetuto, elaborato, reinventato, destrutturato (tutto è detour, vero Zio?), nessuno svolgimento degli eventi può sorprendermi. Quello che mi importa, e mi affascina (o mi annoia), è lo stile, il modo, l'atmosfera, il contesto in cui la storia - qualunque storia! anche la più scema, anche la più brutta - si svolge. I film di Kaurismaki, i libri di Bernhard, i quadri di Rauschenberg, raccontano tutti la stessa storia, una monotonia probabilmente asfissiante per il lettore di gialli svedesi o per l'amante della nuova commedia all'italiana, ma che a me attrae per la sua capacità di catapultarmi dentro quella storia, perchè parliamo la stessa lingua, condividiamo la stessa sensibilità, ci accomuna la stessa curiosità, perchè è un'estetica che riconosco e comprendo, e questo mi conforta.

Le partite di questa Copa America hanno per me lo stesso significato. Per assurdo, non mi importa nulla di quello che succede in campo, o almeno, dei cd. momenti salienti. Anzi, meno cose succedono, meglio è, così mi godo tutto il resto. Ciò che mi coinvolge sono i nomi esotici dei giocatori, le loro capigliature eccentriche, i loro fisici così poco occidentali; sono le vite dei tifosi sugli spalti, le vite delle città che ospitano gli stadi in cui si gioca, le vite delle persone rimaste a casa a bere mate; sono i commentatori locali, le mimiche facciali degli allenatori, la pesantezza di certi difensori centrali; sono le giocate di classe di certi numeri dieci intervallate da venti minuti di sparizione, le corse insensate di ali dribblomani, le scivolate senza senso di terzini in ritardo; sono i fratelli dei calciatori che giocano in Europa che vedono i loro fratelli più grandi tre volte l'anno, i giovani costaricensi con le valigie pronte verso Oriente, le parate goffe del portiere venezuelano; sono le magliette dei peruviani, l'altezza spropositata del centravanti boliviano, i gol sbagliati dai colombiani a porta vuota; sono la densità a centrocampo dei paraguaiani, la passione di Burdisso, l'addetto del Rosario Central che va all'aeroporto a raccattare suo fratello in arrivo da Roma; sono la mediocrità dell'Ecuador, il ceviche che si mangia a Lima, l'odore acre che si respira a Piazza Mancini; sono i libri di Ribeyro, i dischi di Javiera Mena, la faccia d'attore di Ricardo Darìn; sono la pappagorgia di Borghi, il look da cattivo di Batista, gli occhiali da professore di Martino; sono il tridente dell'Uruguay Forlan-Cavani-Suarez, il rigore orrendo calciato da Guevara, la duttilità di Vidal; sono la freddezza di Guerrero, i risultati imprevedibili, i fischi dalle tribune; sono le dittature del passato, le repubbliche di bananas del presente, i passaggi rasoterra dello stopper col codino; sono le pagliacciate di Neymar, le aperture del mago Jorge Valdivia, i commenti di Onofri; sono il colpo sotto di Ortigoza, le serpentine di Estigarribia, i movimenti di Falcao; sono l'assenza dei Pizarro, l'assenza di Pinilla, l'assenza di Pastore; sono il ricordo di Zamorano, di Salas, di Batistuta; sono le spiagge di Florianopolis, i balneari di Jujuy, il deserto di Sonora; sono gli emigranti italiani, il tacco sul calcio d'angolo, l'attesa di Lamela; sono i tocchi di prima di Ganso, i falli che subisce Sanchez, il mestiere di Acasiete; sono i dieci minuti in cui non succede nulla, i cinquanta minuti in cui non succede nulla, i novanta minuti in cui non succede nulla; ed è soprattutto la dolce consolazione di potermi immaginare, poco prima di addormentarmi sul divano, nelle notti afose di questo luglio romano umido di sogni, una nazione così distante e che però sento così simile a me, così vicina, anche se so che non la visiterò mai, se non in questi scampoli di vita che mi regala la Copa America, una competizione che se ne fotte dei giornalisti sportivi italiani, una competizione fuori dal tempo e oltre ogni estetica,  come il paese che la ospita, come noi.

19 commenti:

  1. Il calcio come linguaggio e quindi come rappresentazione del mondo. Il non evento che si sublima nell'essere. L'estetica discreta in quanto essenza.
    Ammiro la tranquillità con cui serenamente accetti il fatto che non andrai mai "laggiù". Da parte mia invece sviluppo una specie di complesso opposto al tuo placido piacere. Sarà che ho sviluppato una fobia paranoica per gli spostamenti lunghi e volanti ma guardando le partite di coppa america valuto costantemente la lontananza, percepisco lo zompo oceanico che compie il segnale e penso che non andrò mai fin "laggiù". Purtroppo invece di godere del racconto esotico mi dispero e sviluppo un grande senso di inadeguatezza. Già fantasticando sui viaggi di Sabatini mi tormentavo pensando al fatto che non sarei mai stato in grado di spostarmi così nervosamente da un continente all'altro. Allo stesso tempo devo riflettere sul fatto che non facendo di mestiere il ds questo problema sembra piuttosto nascere da un disturbo sull'identità, dagli strascichi di una forte dipendenza da football manager.
    Io ho visto solo Paraguay - Brasile certamente non mi hanno aiutato i commenti italiani: sembrava infatti che Caressa e Bergomi fossero in poltrona davanti alla tele esattamente come mi ci trovavo io, contribuendo ad aumentare questa percezione di lontananza. Orrendo Neymar dribblomane, stupendo Ganso come tocca la palla (pure fisicamente sembra antico), forte Estigarribia, geniale l'orco Alcaraz un po' ciccione.
    Mi piace quello che hai scritto, probabilmente mi aiuterà anche a leggere Bernhard meno angosciosamente.
    gippis

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  2. Come spesso accade, mi trovo in pieno d'accordo con te.

    Sarà l'afa che ci affligge, la salsedine che consuma i muri del mio ritiro fuori roma in cui studio da pendolare, ma l'atmosfera un po' anni '80 della Copa America si respira a pieno, come se ci trovassimo in un umido bar di un paesino sperduto del venezuela.

    La Colombia diverte e convince, Neymare ha già abbassato la cresta.

    Attendiamoci ancora qualcosa dall'argentina, squadra attualmente inutile, ma che ha in campo un paio di uomini veri che si faranno sentire.

    In merito, si vocifera circa un saporito richiamo di Burdisso alla Pulce: spero sia tutto vero e che qualche audace videoamatore sia in grado di farcene gustare ogni secondo, possibilmente con audio.

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  3. leggendo questo post mi tornavano in mente un pò le stesse immagini di quando Altafini a skysport aveva intonato el dia que me quieras: uno spettacolo che feci tempo fa tutto ambientato in argentina degli anni '20 e '30.
    Questo perchè hai descritto quell'atmosfera che forse conta più delle partite stesse e del gioco espresso, che ti tiene incollato al televisore a guardare una realtà così lontana e così vicina...

    Poi anche se le grandi steccano, ci sono partite belle anche proprio sul campo, tipo l'altro giorno Uruguay-Cile, molto combattuta, o comunque tutte quelle del girone C, che mi sembra il più avvincente...

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  4. Splendido. Bernhard è la copa america hanno in comune la stessa cosa: trafiggere con la forma (la pura forma) l'atrocità della vita...

    Crollino pure le borse, largo alle speculazioni e ai terromoti terrestri e finanziari... che la fine abbia inizio

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  5. Celeste, albiceleste, roha, etc.: i colori (e i suoni) del calcio, ma anche, giustappunto, le sue lentezze e le sue assenze, alla faccia dello spettacolo (costruito e sbandierato) a tutti i costi. L'elogio della normalità.

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  6. UN SOGNO...fuori..Argentina...Uruguay...Brasile.......così i giornali italiani fanno mezza colonna a pagina 9.........prima la beatificazione di Facchetti...poi il colpo di mercato Juve.....poi i problemi del Milan...poi la Roma che compra Kameni...poi una qualche cazzata di Lotito....Diamanti che firma per il Bologna...Morimoto stregato dal Novara ed infine una colonna sul CIlE campione.....

    un altro sogno...Caressa che lascia le telecronache per un reality.....la sua esultanza sudamericana...è ufficialmente il punto più basso della sua carriera....

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  7. un ritorno ai tempi delle radio romane...
    Cissé idolo con le sue ali da angelo sulla schiena...

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  8. Quoto, l'esultanza sudamericana di Caressa è patetica. Originale come le borse Vuitton che vendono in spiaggia.

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  9. dissento totalmente, la coppa america non mi sta coinvolgendo per nulla, in compenso il match di ieri USA - Brasil dei mondiali femminili mi ha divertito moltissimo.

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  10. Io aggiungerei il ritardo cronico sugli inizi del match, il satellite che salta (con commentatori Sky indecisi sul da farsi), gli intervalli con durata a sorpresa e gli arbitri imbolsiti e muniti di bombolette...

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  11. In ordine sparso.

    Caro Gippis intanto benvenuto e grazie a te per il bel commento che hai lasciato. Viaggiamo sulla stessa onda (per usare una frase idiomatica che non ho mai compreso. Si riferisce al surf o alle onde della radio?). Io condivido la fobia per i lunghi viaggi in aereo ma i motivi che mi portano ad accettare il fatto che non vedrò mai l'Argentina sono fondamentalmente due: perchè so che ci resterei (a vivere) e perchè so che ci resterei male. Alle volte le cose preferisco immaginarmele (per esempio sono stato quattro volte a Malaga ma mai a Parigi, dove non metterò mai piede, nonostante possa arrivarci anche in macchina). Il mio rapporto con Bernhard (Perturbamento non l'ho mai finito, se è a quel genere di lavori cui si riferisce la tua angoscia) è cambiato da quando Gegen mi ha regalato "Il nipote di Wittgenstein". Te lo consiglio se non l'hai mai letto. Si ride anche. Anche io mi domandavo - tu me lo confermi - se Caressa e Bergomi fossero a Cologno Monzese o a La Plata. E' terribile, sono d'accordo (l'unico che sa fingere bene, forse perchè è abituato, è Antonio Nucera, che la storia lo dirà, è un GRANDISSIMO telecronista). Infine, per me rimane un mistero quello di Sabatini, come cioè si possano prendere tanti aerei e tutti così lontani. Peggio c'è solo uno dei miei miti, il fotografo peruviano Mario Testino, che in un Lunch with the FT di qualche anno fa raccontava che passava in aereo tre/quattro giorni a settimana.

    Tato ti confesso che mi piacerebbe molto vedere una partita di Copa America con te, nel tuo buen retiro afoso e salsedinoso. Consideralo un auto-invito. Peraltro "umida" è l'aggettivo di questa Copa America.

    Whitecat, sì, Cile-Uruguay è stata strepitosa, e mi auguro possano andare avanti entrambe le squadre (alla fine anche l'Argentina. Il Brasile invece fuori, sono d'accordo con Nesat. Non fosse altro per quel buffone di Neymar).
    Sinceramente non ho capito la cosa di Altafini che intona "El dia que me quieras" e cosa c'entri tu in tutto questo...

    Gegen sono convinto che se crollasse il mondo (reale e finanziario) in Sudamerica non se ne accorgerebbero, la Copa continuerebbe, i giocatori starebbero lì a caracollare, anche la Fine fa pigrizia, d'altronde i sudamericani sono gli stessi che non vedrai mai salire a piedi le scale mobili della metro (Nikolas docet).

    L'esultanza sudamericana (sic) di Caressa è stata agghiacciante, sì. Peggio solo la frase che ne è seguita: "un omaggio alla Copa America". Ma vergognati e vai a condurre Quelli che...

    Kalle, il tuo dissenso si merita una dissenteria fulminea. Giochi di parole (orrendi) a parte, mi sorprende che proprio tu che abiti nella città italiana col maggior numero di Latin Kings non apprezzi la Copa America.

    SoloSport, firmo e controfirmo...quando la prima esultanza modello schiuma da barba?

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  12. Ho fatto lo stesso sogno di Nesat

    Mi sono emozionato alla visione di USA-Brasile come Kalle, una partita epica. Marta è fantastica, gioca un altro sport.

    Caressa a "Quelli che..." sarebbe una rovina. Io sogno ancora il ritorno di Carlo Sassi, di quella magnifica sigla e dell'Atletico Van Goof (che continua a giocare nei campi bolognesi, in Promozione).

    P.S. A proposito di Atletico, quello di Roma rischia di non iscriversi nonostante il tentativo di spostare il titolo sportivo a Lamezia. Esiste una sola "terza squadra di Roma": la Lodigiani

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  13. troppi casini...come minchia fanno ad avere un buco da un milione?mah........sto soffrendo.........e comunque...vas...a Lamezia sarebbe un pochino troppo lontano...credo si tratti dell esotica Pomezia...prego perchè tutto torni alla normalità......

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  14. Finora Perù e Colombia sono le squadre che mi hanno convinto di più.
    Un pelo sotto Cile e Uruguay.
    Non sopporto Neymar, adoro Lugano e sostengo l'inutilità totale di un giocatore come Ramires.

    Dionigi, credi che ti lascerò fare il pensionato a Roma?
    Dimenticati fin da subito i buoni per il cinema, l'edicola la mattina e gli incontri culturali nei circoli bohemien del centro storico.
    Dal Sudamerica al Centrafrica. Dalla Russia al Canada.
    Dionigi, a Florianopolis si cucca!

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  15. non ho detto che non mi piace LA coppa america, ho detto che QUESTA coppa america, con stadi deserti disorganizzazione e con un battage pubblicitario di sky che mi aveva rotto 25 gg prima che iniziasse, mi sta deludendo. ripeto, chi ha visto usa - brasil del mondiale femminile non può non aver notato differenze in spettacolo, emozioni e, incredibile a dirsi, spettatori sugli spalti.
    pronto e volgioso di farmi coinvolgere in tutti i sensi, comunque, come un peter north che entra in una stanza dove si pratica sesso di gruppo.

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  16. no guarda la cosa del dia que me quieras era un mio ricordo personale a certe atmosfere che ho vissuto, e che in parte mi sono tornate in mente anche grazie alle tue parole, nulla di che :)
    per il resto ieri l'Argentina mi è piaciuta, e sono contenta sia passata...

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  17. "Il calcio è tre cose: tempo, spazio e inganno"

    http://www.repubblica.it/rubriche/la-storia/2011/07/12/news/il_flaco_menotti_pallone_in_fumo-19013060/

    pasta luevo!

    ulisse

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  18. Che merde quelli di Repubblica. Hanno preso l'intervista del Paìs, l'hanno tradotta in modo discutibile e soprattutto l'hanno tagliuzzata, deformata, liofilizzata. Hanno fatto gli high-lights, decontestualizzandoli da un discorso molto più lungo e articolato. E' un giornale incapace di non fare mistificazione.

    Renderò giustizia al grande Menotti, già ci stavo lavorando...

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  19. Finalmente ho capito perchè nessuno si è comprato quel fenomeno di Paulo Guerrero, bomber peruviano dell'Amburgo: soffre della sindrome Bergkamp, non prende l'aereo:

    http://www.gazzetta.it/notizie-ultima-ora/Atri_sport/Paura-volare-peruviano-Guerrero-ko/05-09-2011/2-A_000244102.shtml

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