lunedì 27 giugno 2011

Ma quand'è che un terzino gioca bene?

domande che mi vengono il lunedì mattina mentre faccio colazione
Pur considerarmi un attento e curioso osservatore della realtà, nella vita faccio spesso fatica a cogliere il senso delle cose che mi sono intorno, in particolare i messaggi delle cose che vedo. Quando esco da un cinema, ad esempio, sono il primo a rompere il silenzio rumoroso dei "ti è piaciuto?" "sì, e a te?" "l'ho trovato un po' strano" per chiedere che cose volesse dire il regista con quell'ermetico finale; quando finisco un libro, e corro a leggere le recensioni, mi viene sempre il dubbio che qualcuno ha scambiato la mia copertina con un altro testo, e comunque il "messaggio" lo perdo sempre. Una cosa simile mi succede quando guardo le partite: se mi chiedono "è stata una bella partita?" oppure "come ha giocato X?", pur avendo visto la partita e pur avendo in mente le giocate di X, mi mancano i criteri per dare una risposta che non sia prettamente umorale (se abbiamo vinto, è stata una bellissima partita; se X ha segnato, ha giocato benissimo; e viceversa). Perchè, e questo è il punto, trovo che sia difficilissimo, più di quanto uno si immagini, dire e capire se è stata una bella partita e se un calciatore ha giocato bene.

Mi ha quindi sorpreso leggere un lungo articolo di Simon Kuper sul Financial Times dedicato all'esplosione della statistica nel calcio. Vi consiglio di leggerlo tutto perchè è interessantissimo ma comunque ne riassumerò i punti essenziali (tanto il messaggio non l'avrò comunque colto). Praticamente da qualche tempo le grandi squadre, e non solo le grandi, hanno iniziato a fare le scelte sui giocatori - in sede di mercato, ma anche in campo - in base alle loro statistiche. All'interno le società hanno arruolato degli statistici che si occupano solo di quello, di raccogliere e organizzare ogni tipo di dati e informazioni, su cui poi i manager e gli allenatori prendono le loro decisioni. Mi sono ricordato degli anni di Scudetto 2 in cui, per fare il mercato, si potevano mettere dei requisiti nella ricerca. Ad esempio, mi serviva un centrocampista centrale: ne volevo uno che avesse almeno 18 in passaggi, creatività e gioco di squadra. Ne uscivano quattro o cinque, di cui uno era sempre Kinkladze. Se invece cercavo un attaccante, e gli chiedevo un 20 in finalizzazione, tecnica e accelerazione il prescelto era sempre Victor Leonenko della Dinamo Kiev (Michael Owen, tendenzialmente, non aveva mai voglia di venire al Castel di Sangro). Il Bolton ha comprato nello stesso modo Gary Speed:
"Take Bolton’s purchase of the 34-year-old central midfielder Gary Speed in 2004. On paper, Speed looked too old. But Bolton was able to look at his physical data, to compare it against young players in his position at the time who were at the top of the game, the Steven Gerrards, the Frank Lampards. For a 34-year-old to be consistently having the same levels of physical output as those players, and showing no decline over the previous two seasons, was a contributing factor to say: ‘You know what, this isn’t going to be a huge concern.’ Speed played for Bolton until he was 38."
Oppure la storia di Mathieu Flamini. Ecco, Wenger è uno smanettone delle statistiche. Bergkamp iniziò a farlo uscire sempre al 70° minuto perchè secondo i dati correva di meno e non scattava più (peraltro mi domando se ci sia bisogno delle statistiche non per comprovare un dato del genere, ma anche solo per prevederlo). Quando se ne andò Vieira,

Wenger wanted a player who could cover lots of ground. He scanned the data from different European leagues and spotted an unknown teenager at Olympique Marseille named Mathieu Flamini, who was running 14km a game. Alone, that stat wasn’t enough. Did Flamini run in the right direction? Could he play football? Wenger went to look, established that he could, and signed him for peanuts. Flamini prospered at Arsenal before joining Milan to earn even more.
Alle volte si fanno anche delle gran cazzate. Ad esempio Ferguson ha venduto Jaap Stam alla Lazio solo per il fatto che, sulla base dei dati, a 29 anni risultava fare meno tackle che in passato. Ferguson si era immaginato un declino che in realtà, i tifosi biancocelesti sanno bene, non c'è mai stato. L'esempio in questo senso è Paolo Maldini, che a giudicare dai criteri utilizzati dagli statistici doveva essere un gran pippone, poichè faceva in media un solo tackle ogni due partite. Il fatto è che lui non aveva bisogno di entrare in tackle, perchè era sempre posizionato alla perfezione. Ma anche dare una letta ai numeri - o semplicemente al buon senso - può aiutare. Può aiutare ad esempio, se sei Florentino Perez, a non regalare Makelele al Chelsea o Cambiasso all'Inter, perchè non sono capaci di fare il sombrero o la rabona o perchè la passano sempre indietro, quando da soli corrono più di tutti i galacticos messi insieme. 

Più che dirti chi comprare, i dati possono dirti se fai bene a fidarti del tuo istinto. Resto infatti convinto che un gran direttore sportivo, un gran osservatore, un gran talent scout, non ha bisogno dei numeri, ma gli bastano cinque minuti di una partita su un campetto di periferia, per capire chi può fare strada e chi no. Alla fine il calcio è questione di istinto, in campo e fuori. Torno quindi a una delle mie metafisiche domande: chi ha giocato bene? Chi ha giocato male? Premesso che tutto cambia se vedi la partita a casa o allo stadio (in televisione ti accorgi di maggiori sfumature, ma perdi la visione di insieme, il ritmo della partita, il suo respiro, i movimenti a vuoto), è troppo facile lasciarsi condizionare dalla giocata, dal gran gol, dal salvataggio sulla linea, dalla parata. Lo rendo ancora più difficile: come si fa a dire se il terzino destro - uno che non fa giocate, non fa gol, non salva sulla linea e presumibilmente neanche para - ha giocato bene?

Ho fatto ieri un sondaggio a bordo piscina e Andrea diceva una cosa ragionevole: un calciatore ha giocato bene se ha fatto quello che il suo ruolo gli imponeva. Non c'è deficit cognitivo che i dati debbono colmare: si tratta solo di pensare al modello del suo ruolo (l'Interdittore, l'Ala, lo Stopper), ai compiti che gli sono richiesti, e verificare se si è comportato in maniera conforme. Eppure ci facciamo soggezionare da un sacco di stupidaggini: Gattuso, nelle pagelle e nelle menti dei tifosi che sciamano verso casa, ha sicuramente giocato meglio del solito nella partita in cui ha fatto una di quelle sue insopportabili e plateali corse propagandistiche cercando di non far uscire un pallone dalla linea laterale, quando era ovvio che sarebbe uscito.
Di Alberto Aquilani ci si ricorda una partita meravigliosa a San Siro contro il Milan perchè ha inventato quell'assist di rabona su cui poi è nato il gol di Totti, ma magari i dati potrebbero dirci che ha corso di più e passato meglio in uno squallido Roma-Chievo 0-0 di un mese prima. E poi: se del terzino destro si può dire che ha giocato bene se - fondamentalmente - non ha fatto grosse cazzate, si può usare lo stesso metro di giudizio difensivo per un Vucinic o uno Zarate? Bastano tre lampi sparsi nella partita (uno al settimo, uno al dodicesimo e uno al sessantaquattresimo minuto) per essere soddisfatti? E se magari, nell'intervallo tra quelle giocate, non hanno mai raddoppiato sul terzino avversario che spingeva, non hanno mai fatto il movimento giusto senza palla per portare via l'uomo alla mezza punta che si inserisce, non hanno mai tenuto il pallone per far risalire la squadra in difficoltà? Bastano ancora "il coraggio, l'altruismo e la fantasia", o c'è bisogno di qualcosa meno poetico? E il dogma della maglietta bagnata di sudore che tutti i tifosi vogliono strizzare all'uscita?

Non so voi come la pensate, ma io se un calciatore ha giocato bene lo capisco solo il giorno dopo, quando leggo le pagelle sui giornali...

13 commenti:

  1. So che è piuttosto sgradevole ciò che sto facendo, ma volevo dirvi che ho aperto un blog che si compone di una lunga dissertazione sul mondiale 2006 e su alcuni dei suoi miserabili protagonisti. Se v'interessa, andate qui: http://glieroidiberlinoealtremenzogne.blogspot.com/
    Grazie, ciao

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  2. Credo che la statistica sia fruibile in base alla dinamicità dello sport.
    Più lo sport è dinamico, meno sarà utile la statistica. Più lo sport è statico, maggiori riscontri troveranno i dati passati.

    Nel mio immaginario il calcio è uno sport dinamico. Di scuola. L'insegnare a giocare a calcio significa, in primis -come nel caso del citato Maldini- far assorbire al giocatore meccanismi e movimenti da replicare in azione di gioco. Solo in un secondo momento rileva la tecnica. E quindi sai giocare a pallone se hai l'inserimento nella dinamica dell'azione.

    Sempre nel mio immaginario il baseball è uno sport statico. Nel baseball la statistica è tutto.

    Qualche esempio.
    In questo momento Jose Reyes dei NY Mets ha la miglior media battuta (AVG) della Lega. E se ben osserviamo le statistiche della carriera scopriamo che la sua media battuta è sempre oscillata tra i 270 e i 330. Quindi, la media di quest'anno ben si inserirà nella media carriera. Sai che Reyes batterà tre valide ogni dieci turni in battuta.

    http://mlb.mlb.com/team/player.jsp?player_id=408314&c_id=mlb#sectionType=career

    Stesso discorso per i lanciatori.

    http://mlb.mlb.com/team/player.jsp?player_id=477132

    E stesso discorso, se vogliamo, per il football americano.

    Insomma, per come la vedo io il calcio mal si attaglia al supporto statistico (statistiche sui falli da rigore di Diamoutene escluse, si intende).

    Ciò non toglie però - e chiudo- che le performance passate è vero che non possono essere indicative di rendimenti futuri, ma neanche sono un mero caso il più delle volte.

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  3. io sono un grandissimo appassionato di baseball (americano) e la vera grande rivoluzione delle statistiche è arrivata da lì.
    l'utilizzo delle stats (primitivo anzichenò) c'è sempre stato - compro Rebonato perchè ha fatto 20 gol in serie B - ma il calcio (a parte qualche società) è ancora indietro di 20 anni almeno.
    qualche club ha iniziato a tenere statistiche "giuste" e fra 3/4 stagioni avrà un grande vantaggio sulle altre in sede di valutazione del personale ma adesso siamo ancora ai "rebonato".

    da sviluppare nel calcio sarebbe il concetto di "replacement level" ovvero, in soldoni, cosa ti da un giocatore rispetto al giocatore medio (nel baseball è "il rincalzo").

    ieri, ad esempio, ho visto uno speciale su super mario gomez e mi sono divertito a contare i gol sopra il "replacement level" ovvero i gol che solo mario gomez o uno del suo livello avrebbe fatto rispetto a un centravanti di serie B. una ventina di gol (su un centinaio) erano "over", e secondo me sono tanti. verrebbe da dire che gomez è un ottimo centravanti, ma pure che con ribery, muller e robben anche Tentoni avrebbe fatto un ottantina di gol.

    certo che la sabermetrica applicata al calcio meriterebbe un lungo discorso, ma questo non è il blog giusto!

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  4. Bostero era più o meno un anno e mezzo che voleva parlare di baseball!
    comunque il riferimento è calzante e fotografa una mutazione sostanziale del calcio da sport di squadra a sport di situazione, proprio come gli sport americani (dove le statistiche sono una religione). La stessa cosa vale per il rugby, con le singole traiettorie di corsa studiate per ogni elemento della squadra.
    Al chelsea Mourinho dava ad ogni giocatore un DVD per mostrare come e quanto aveva corso durante ogni partita.
    E' rimasto solo Zeman a praticare un calcio sistemico e non funzionale alla singola partita, al singolo uno contro uno.
    Oramai gli stessi ruoli sono stravolti, lo vediamo con CR7 prima punta o con Messi che nell'argentina non lascia spazio a Higuain e Milito.
    Esistono ancora i moduli? Si parte con una disposizione poi si muta, si ruota, ci si adatta. Il Real Barca semifinale di andata è stata l'epitome di questo nuovo calcio destrutturato e mimetico ci dovremo fare l'abitudine...

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  5. In effetti si, Gegen.

    Ad ogni modo... 30 e passa anni per non capire Rinus Michels e che le punte non sono punte. Tergiversando su partite a scacchi e schemi da calcio d'angolo.

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  6. vado off topic un secondo per spiegare il concetto decisivo della sabermetrica.

    il citato jose reyes sta avendo una media molto alta, leggermente al di sopra della sua media carriera, ma non perchè è migliorato, ma perchè è stato fortunato: http://www.fangraphs.com/graphs.aspx?playerid=1736&position=SS&page=7&type=full

    le statistiche di tutta la storia del baseball dicono che ogni volta che batti la palla per terra hai il 30% di probabilità di arrivare in prima base salvo (questa statistica si chiama BABIP).

    se a un certo punto della stagione sei arrivato salvo 50 volte su 100 battute per terra, vuol dire che sei molto veloce (e reyes è un razzo) ma anche che hai avuto fortuna e con ogni probabilità, quando avrai battuto 300 palline per terra, sarai arrivato in base un centinaio di volte (10 in più del normale perchè sei veloce) ma non 150.

    semplificando il risultato: ecco che se tu compri questo giocatore adesso, con ogni probabilità otterrai un risultato deludente, perchè tendera a "normalizzare" le sue stats, al contrario se ne compri uno che sta battendo pochissimo (rispetto alle sue solite medie) perchè ha una babip bassa (sotto il 30%) compri a poco e avrai molto.

    ributtando sul calcio: se compri Amauri dopo che alla juve non segnava neanche a spingerlo, ci sta tutta che inizi a segnare rovesciate e gol a grappoli a parma fino ad arrivare più o meno ai gol che aveva fatto ogni stagione nel corso di tutta carriera.

    d'altro canto se la lazio compra Protti non si deve aspettare il protti culoso dell'ultima stagione a Bari ma il "caro vecchio" protti, bravo ma non un fenomeno.

    avere ben chiari questi concetti (e torno al topic) può farti preferire la prestazione del centravanti che la spara al volo all'incrocio dove arriva buffon che devia in calcio d'angolo, al centravanti che sbuccia vergognosamente ma insacca fortunosamente per la svista di eduardo.

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  7. Gianni Brera scriveva: "Calcio. Mistero senza fine bello". Credo che siamo ancora lì, da quelle parti. Stas o non stats.

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  8. "L'insegnare a giocare a calcio significa, in primis -come nel caso del citato Maldini- far assorbire al giocatore meccanismi e movimenti da replicare in azione di gioco. Solo in un secondo momento rileva la tecnica"

    Eresia pura, dal mio punto di vista. è il motivo per cui non ci sono più difensori forti in italia.

    Albis

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  9. Grazie Kalle, con la sabermetrica e il replacement level mi hai aperto un mondo. Hai espresso un sacco di concetti davvero ragionevoli, le tipiche cose che ci sfuggono quando veniamo trainati dall'emotività. Anche il tuo passaggio finale ("avere ben chiari questi concetti può farti preferire la prestazione del centravanti che la spara al volo all'incrocio dove arriva buffon che devia in calcio d'angolo, al centravanti che sbuccia vergognosamente ma insacca fortunosamente per la svista di eduardo") è molto saggio ma ho paura molto poco seguito dai direttori sportivi...

    Albis, in che senso?

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  10. Effettivamente sono stato troppo ermeneutico prima...
    Semplicemente volevo affermare che, dal mio punto di vista, la tecnica viene prima, molto prima dei "meccanismi e movimenti da replicare in azione di gioco". Contesto il fatto che possano avere più "successo", o essere più funzionali al gioco del calcio, giocatori che non sappiano palleggiare, stoppare, tirare, o che comunque non siano queste le prime qualità loro richieste.
    (naturalmente è un discorso che sconta un grado di approssimazione, tecnica e tattica non è che siano così scindibili ed "inseribili" in percentuale all'interno dei calciatori, come a scudetto 2...)
    Rispetto ai difensori, questa esasperazione del "movimento sincronizzato", mi sembra abbia portato ad un generale decadimento della categoria, che sa stare in linea ma non sa crossare o uscire palla al piede. Per me il gesto tecnico assume ancora maggiore rilevanza, mi esalta uno stop, o una punizione all'angolino, o un dribbling, più del sincronismo della squadra, la cui importanza peraltro non rinnego, e che (il sincronismo) meglio fa emergere la dimensione collettiva del gioco del calcio
    Spero di essere stato più chiaro,
    Albis

    n.b. con ciò non sia mai che io mi adegui alla "cultura degli highlights!" La tecnica di cui parlo è sempre quella funzionale al gioco del calcio, una sventagliata da lato a lato del campo, un intervento difensivo in scivolata, tutte piccole perle disseminate nella partita che non assurgeranno mai a dignità televisiva, e per questo sono importanti.

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  11. La "sventagliata da lato a lato del campo" è una delle poche cose rimaste in questa vita che ancora fanno sobbalzare i nostri cuori.

    Sul discorso difensori (mi sento peraltro vicino e d'accordo al discorsi di Albis) lascerei volentieri la parola a Tato, massimo esperto in materia.

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  12. E' che la verità sta nel mezzo.
    Con palleggio e tiro vai poco in là se ti infilano da tutte le parti.
    Con solo la posizione non hai valore aggiunto.

    Alcuni esempi:
    - un Milan - Real di qualche tempo fa. Con Zambrotta che a suon di tagli massacra Higuain, escludendolo dal gioco;
    - i lanci e le chiusure mancate di Bonucci;
    - Piquè.

    Ecco, la verità è Piquè.

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  13. Io la penso come Kalle. Il calcio ha alcune complessita' che il baseball non ha (I giocatori devono giocare assieme e gli eventi statistici non sono sempre 100 % uguali). Detto questo e' importante unire sia l'analytics del 21o secolo ed il vecchio talent scouting per avere un vero vantaggio competitivo (penso all'Udinese o all'Arsenal). Per quanto riguarda il calcio mimetico e' una metafora dei tempi moderni, in cui pensiamo di saper (e poter) fare tutto!
    Ciao

    Paolo

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