lunedì 13 giugno 2011

Adieu, Monacò!

"Monaco? Io conosco Bayern Monaco, Monaco di Montecarlo, monaco del Tibet, G.P. di Monaco. Non ne conosco altri". Josè Mourinho
Non so spiegare bene i motivi ma so che comunque li comprenderete, e li condividerete, se affermo che sono contento che il Monaco, la squadra appunto del principato di Monaco che milita nel campionato francese, quest'anno è stata retrocessa in Ligue 2, la serie B transalpina. L'ultima partita sul campo del Lione è stata fatale alla compagine monegasca, che perdendo 2-0 è precipitata al 18esimo posto, salvando peraltro proprio i nemici del Nizza (quella Dinamo Nizza mitizzata da Enrico Brizzi in Bastogne). Tenterò allora di fare un po' d'ordine nel mio rapporto con i biancorossi.

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Penso che questa acredine nasca nel marzo del 1992. Io avevo nove anni ed ero molto eccitato dall'avventura della Roma in Coppa delle Coppe, una competizione di cui è inutile ripetere ancora una volta quanto si sente la mancanza. La Roma - una Roma targata Barilla che nei miei ricordi sicuramente inesatti sfoggiò, in occasione di quel torneo, la leggendaria maglietta blu cobalto che cercai inutilmente in tutti i negozi di Prati e che, per quanto io sappia, è posseduta solamente da un mio omonimo amico - era arrivata agevolmente, dopo aver eliminato CSKA Mosca e Ilves Tampere, fino ai quarti di finale, dove appunto fu costretta a scontrarsi con i monegaschi. Era una Roma di grande mentalità, con dei buoni giocatori, molti dei quali - oltre ad aver vinto la Coppa Italia l'anno precedente - erano anche stati gli artefici della formidabile e sfortunata cavalcata nella Coppa Uefa da poco persa in finale con l'Inter. Mia sorella ancora non esisteva e dunque io mi godevo le partite europee nella vecchia cameretta in fondo alla casa, con il divano celeste, la moquette verde acqua e la carta da parati a pois proprio di quei due colori. Facendomi spazio tra i Lego disseminati per la stanza, mi lasciai guidare dal saggio Gianni Cerqueti per tutti i novanta minuti dell'andata, in cui, nonostante una buona pressione, l'Olimpico non potè esplodere di gioia neanche una volta. Zero a zero. Questo Monaco era una buona squadra e dunque ci presentammo il diciotto marzo allo stadio Louis II con un discreto timore. Probabilmente avevo appena finito di mangiare, con il vassoio appoggiato sul tavolino, mentre scendevano in campo queste due formazioni:

Monaco: Ettori, Valery, Sonor, Petit, Mendy, Puel, Rui Barros, Dib, Weah, Passy, Fofana.
Roma: Zinetti, Garzya, Carboni, Piacentini, Aldair, Nela, Haessler, Bonacina, Voeller, Di Mauro, Rizzitelli.

La partita fu decisa da un lampo del genietto Rui Barros allo scadere del primo tempo. Un solo gol bastò al Monaco per proseguire il suo cammino. Per la Roma, e per me, non ci furono mai più Coppa delle Coppe, magliette blu e sfide allo stadio Louis II. Dopo poco tempo, avrei anche dovuto traslocare nella stanza a fianco.

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Qualche anno dopo, ero ormai adolescente, passai un paio di settimane in vacanza con la mia famiglia in una strana Costa Azzurra, una Costa Azzurra medio borghese la chiamerei. A metà agosto, in anticipo rispetto a quello italiano, iniziò il campionato francese, e il Monaco sfidava in casa il Sochaux. Costrinsi mio padre a rinunciare ad un pomeriggio di spiaggia e ad accompagnarmi allo stadio. Era un bel Monaco: ci giocavano i giovani gioelli della casa, quel David Trezeguet e quel Thierry Henry che con le loro zampate avrebbero segnato un decennio di football europeo. La partita era alle cinque e noi, alle quattro e mezza, eravamo nel centro di Montecarlo. Ora, Montecarlo non è molto grande, direi che è grande come Avellino (le cose in comune finiscono lì. E - sia chiaro - è un complimento alla capitale irpina). Peraltro, non mancavano i cartelli che indicavano la direzione per lo stadio. Tuttavia, non lo trovavamo. Ci sembrava di essere stupidi. Seguivamo le indicazioni e arrivavamo lì dove doveva essere, eppure questo stadio non saltava mai fuori. Chiedevamo indicazioni ai passanti che con i loro rolex Daytona ci spiegavano che era lì, proprio dietro quel grattacielo, eppure dietro il grattacielo non c'era nessuno stadio. Bene o male gli stadi sono tutti uguali visti da fuori, voglio dire, si riconoscono lontano un miglio. Il Louis II no. Noi girammo per un'ora intorno al Louis II, certi che quello non potesse essere uno stadio. Ed invece, quell'elegante costruzione che sembrava un residence di Vigna Stelluti o un centro commerciale brianzolo, era proprio uno stadio. Atmosfera da stadio, zero. Parcheggiammo nel garage sotterraneo, che peraltro tanto sotterraneo non era, visto che è il campo da gioco a trovarsi al terzo piano, e salimmo ai botteghini per comprare i biglietti. La partita era appena iniziata. Ai botteghini c'era una folla assurda di vacanzieri che avevano avuto la mia stessa idea. Rolex Daytona volteggiavano nell'aria afosa di una fila allo sportello che sembrava di essere alle Poste di piazza Mazzini. Dopo oltre venti minuti mio padre riuscì a comprare due biglietti - carissimi. Con i tagliandi in mano, facemmo il nostro trionfale ingresso nello stadio neoclassico. Ci sedemmo ai nostri posti giusto per renderci conto che stavano già 2 a 1. D'altronde era la mezz'ora. Non successe più molto per il resto dell'incontro, a parte un paio di gol inutili dei monegaschi. Trezeguet neanche giocava perchè era in partenza. Ci rimasi molto male. Tornando a casa comprammo una torta della nonna a Villefranche e durante tutta la cena indossai una maglietta del Marsiglia che avevo comprato a Nizza.

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Poi ci fu la Champions League del 2004. Ecco, quel Monaco era una squadra eccezionale. Una di quelle che più mi ha esaltato. Tutti si ricorderanno dei magnifici exploit contro Real Madrid e Chelsea. Degli otto gol rifilati al Super Depor. Il Monaco di Deschamps, sfavoritissimo, ribaltò tutti i pronostici e diede due lezioni di calcio ai nobili avversari. Fu l'anno dell'esplosione dei vari Evra, Rothen, Giuly, Plasil, Squillaci, Pršo, Plasil. In porta il vecchio Tony Silva, in attacco il leggendario Morientes, dandy dell'area di rigore e mio nume tutelare nei campi di calciotto della capitale. Ricordo quel suo incredibile destro in corsa, sotto l'angolino, contro il Chelsea, o quel meraviglioso colpo di testa contro gli ex amici del Real Madrid che l'avevano scaricato, con quella melena nera elegantemente tagliata, una grazia paragonabile solo alle prime di servizio di Michael Stich. In panchina poi scalpitavano due giovanotti di belle speranze come Nonda e Adebayor.

(Su Nonda vorrei aprire una parentesi che non riguarda il suo impalpabile passaggio a Roma. La sera di un non precisato passato, diciamo agli inizi degli anni duemila, prima insomma che Shabani finisse al Monaco, stavo guardando un programma di Michele Plastino in televisione. Tra gli ospiti ve ne era uno che era riverito, e un po' preso in giro, per essere un grande esperto di calcio mercato internazionale. Siccome in quei giorni si giocava, o si stava per disputare, un importante torneo giovanile - probabilmente il mondiale under 20 - Plastino gli chiese i due nomi su cui puntare ad occhi chiusi per il futuro. L'esperto - chissà perchè mi è rimasto impresso questo ricordo anonimo - fece due nomi: Eriberto, mezzapunta brasiliana, e Shabani Nonda, centrattacco africano. Su Eriberto - il mitico Luciano - e sul perchè sembrasse un fenomeno di fronte a ragazzini appena usciti dalla Maturità, lascio spazio a post futuri. La cosa che mi colpì è che come quello pronunciò il nome Shabani Nonda tutti i presenti in studio, Plastino compreso, iniziarono a ridere come dei matti, a prenderlo in giro, a sbeffeggiarlo, gli sembrava divertente il nome, finchè uno chiosò, tra le lacrime per le risate, che ci mancava solo che la Roma si comprasse Gigi Sabani. Ecco, con queste righe voglio rendere onore a quell'esperto che ci aveva visto lungo)

Quel Monaco me lo gustai tutto a casa del mio amico Giovanni. La sera, dopo le partite di calciotto in cui mi guardavo bene dal mettere la gamba, salivo in camera sua, mi mangiavo le polpette con il purè su un vassoio (elemento ricorrente della mia vita gastronomico-calcistica, a partire dai pranzi alla tavola calda il Trentino, bizzarramente chiuso il sabato) e ammiravo le gesta di quella vittima sacrificale che si trasformava in spietato Davide contro Golia. Eccitati dalla cavalcata dei biancorossi, la delusione per la sconfitta contro il Porto di Mourinho in finale fu così cocente che mi fece odiare tutto l'amore che avevo concesso a quella squadra, che proprio sul più bello mi aveva tradito.

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Si arriva così alla cronaca. Quest'anno non ho mai visto una partita del Monaco, neanche della Ligue 1 se è per questo, e ignoravo chi componesse la rosa dei monegaschi. Come ha fatto una nobile a decadere così in basso? Sono andato sul sito per spulciarmi gli artefici di tale disastro e ho visto cose che voi non potete neanche immaginare. Il Monaco - sono arrivato alla conclusione - è scesa in Ligue 2 perchè ha una squadra di merda. Punto. Ditemi se questo è un centrocampo degno di un campionato europeo: Nkoulu, Malonga, Haruna, Gosso. A gennaio, per unire un po' di fosforo e piedi buoni a questi corridori, al posto di prendere un Baronio qualsiasi (che all'Atletico Roma sembra Beckenbauer, e probabilmente lo sarebbe sembrato anche al Louis II) si buttano su Mahmadou Diarra del Real Madrid. Ditemi poi se ti puoi salvare con un centravanti coreano e una seconda punta honduregna col nome di uno zerbino. I tempi del Moro Morientes sono lontanissimi.

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Cosa rimane dell'Hotel de Paris e dei lustrini, delle paillettes e delle serate di gala, dei panfili e dei tappeti verdi, delle passerelle dei famosi e dei rubinetti dell'acqua lasciati scorrere? Cosa rimane del bastone da passeggio del Principe Ranieri il cui pomello svitabile conteneva in realtà una boccetta di grappa? Cosa rimane di Rui Barros e Trezeguet, di Morientes e Henry, di Prso e Menez? Solamente un principe con le physique du role di un impiegato al catasto, una moglie senza charme, qualche incidente stradale regale scolpito negli archivi di Chi, due ex principesse costrette a fare i conti col tempo che passa, un paio di nipoti bori, le strette del fisco italiano, la villa di Tulliani, una squadra senza tifosi, uno stadio mimetico buono giusto per ospitare stronzate tipo il Golden Gala, qualche serata di beneficenza, le residenze dei tennisti in pensione, le ostriche surgelate che arrivano dall'Ecuador, e la Ligue 2. No, Monacò, non ci mancherai. Adieu!

16 commenti:

  1. Il Louis II è insopportabile. Un teatrino malamente prestato al calcio. Sempre ordinato. Sempre pieno di vip. Con tutte poltroncine. Sono sicuro che, come per il GP, i più ricchi possono seguire la partita direttamente dallo yacht.
    E poi non si è mai capito perchè è la sede della Supercoppa.

    La squadra di Montecarlo non ci mancherà. Peraltro sono salite squadre di ben altro fascino: Evian, Ajaccio e Dijon.

    ps: bellissima la formazione della Roma

    ps2: l'amicizia tra me e Dionigi finisce con questo post. I più attenti avranno già capito il perchè.

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  2. Caro Bostero,

    Dionigi indossava la maglietta dell'OM solo per ricordare il bellissimo momento in cui Galliani decise di far uscire dal campo la sua squadra al fine di evitare una sonora sconfitta.

    Del dramma sportivo e non solo legato alla compagine transalpina che qualche anno dopo ha colpito Bologna, la sua gente e Mister Mazzone, siamo stati tutti partecipi. Per fortuna, le coppe che Mazzone non é riuscito ad alzare in carriera, le sta prendendo tutte il suo discepolo dalle parti di Barcellona. A San Benedetto del Tronto si narra di un'interurbana arrivata da Londra al Bar Centrale tre ore prima della finale di Coppa dei Campioni. Interrotto durante un agguerrito tresette, pare che Mazzone dicesse al suo interlocutore: "Puiole lascialo in panca. Lo fai entra' sur due a zero, giusto pe falli rosica".

    Saluti,
    Il Fornaretto

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  3. Anche perchè l'estate di cui parlo è quella del 1998, dunque un anno prima della terribile semifinale...

    Grazie dell'aneddoto Fornaretto.

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  4. L'odio per Marsiglia è retroattivo.

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  5. Ecco Dionigi, non saprei che dirti sul Monaco e relativo principato. Qualcosa in più potrei dirti sulla grazia di Morientes, ma il paragone con le prime di servizio di Stich è veramente come un aperitivo a base di arancini mignon e tartine di caponata. Squisito.

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  6. Il Monaco mi lascia indifferente, anche perché non sono mai stato a Montecarlo. Neanche al casinò. Quello che posso dire è che la sua retrocessione ha sancito la permanenza in Ligue1 del Nancy che ha ospitato le ultime gesta del grandissimo Tony Cascarino. La salvezza del Nancy sembrava essere stata sancita proprio dal successo al "Louis II", poi ci sono stati 3 punti in sei partite che hanno complicato tutto (gravissime la sconfitta casalinga contro il Lilla, già campione, ed il pareggio contro l'Avignone già retrocesso). Poi è arrivato il pareggio a Parigi all'ultima giornata, il Monaco ha perso 3-0 a Sochaux (faccio notare che continua il controllo della Peugeot, quest'anno per loro zona-Uefa. Alla faccia della Juve e di Marchionne) e così è andata.

    Due annotazioni: già stilati i calendari dell'anno prossimo. Per l'Evian (squadra dell'Alta Savoia, prima volta in massima serie. Il merito è di quel marchio un po' nascosto) esordio a Brest. In Ligue2 ritorno immediato del Bastia, di nuovo il derby di Corsica

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  7. Certo che l'anno prossimo la Ligue 2 avrà un parterre di tutto rispetto:
    Nantes, Monaco, Lens, Reims (prima finalista della storia della Coppa Campioni), Bastia, Guingamp, Metz: sicuramente un'ottima annata e non penso che il Monaco abbia vita facile nel risalire di categoria... non un male...
    sono curioso di vedere i lacustri dell'Evian Tonon in prima divisione, praticamente come se le nostre Stresa ed Arona si fossero unite e avessero raggiunto i pochi anni l'olimpo del calcio nazionale... curiosi.

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  8. Certo che sulla cavalcata del Nantes in Coppa dei Campioni (95/96) qualcosa bisognerebbe scrivere.

    A centrocampo Carotti, N'Doram, Cauet e un giovanissimo Claude Makelele. Davanti lo spauracchio Nicolas Ouedec, ben supportato da Pedros.

    In Ligue2 tiferò Guingamp. Mi stanno simpatici.

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  9. ero in Francia..proprio in costa azzurra.... il giorno della retrocessione...cercavo disperatamente la finale di coppa italia...purtroppo tutti i pub di Cannes trasmettevano l'ultima giornata di campionato francese...credo comunque che il Monaco stia sulle palle anche al resto della costa azzurra.....a Cannes si tifa la squadra locale(ha concluso la stagione in quinta posizione in serie c...stiamo parlando della prima squadra di Zizou)e il Marsiglia.....più su si tifa Nizza.....il giornale di Nizza titolava "Mercì Monaco" in prima pagina....il Nizza si è salvato proprio grazie alla sconfitta del Monaco....a me sinceramente la squadra del principato non ha mai fatto ne caldo ne freddo...
    Montecarlo invece è fastidiosa....triste e finta....che marciscano pure in serie B

    fastidioso triste e finto..è anche Dionigi con la maglietta del Marsiglia(squadra insopportabile)

    Grande Evian...io continuo a tifare Saint Etienne!




    ma NDoram non era una punta? quel Nantes era stupendo...la juve se non sbaglio rischiò qualcosa.........

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  10. non sono un grande fan del calcio francese, odio quelle maglie piene di scritte tipo pallavolo.

    al calcio francese ( al bordeaux di Chalana in particolare)riconosco l'unico merito di aver rilanciato il pantaloncino al ginocchio in tempi in cui evaristo beccalossi e daisy duke utilizzavano gli stessi shorts.

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  11. La semifinale Nantes Juventus si concluse con un 2-0 per la Juve all'andata ed un 3-2 per il Nantes al ritorno, anche se, bisonga dire, la Juve stava avanti nel risultato sino a un quarto d'ora dalla fine.
    da quel momento, ho seguito con simpatia i gialloverdi atlantici, anche se da qualche anno a questa parte sono finiti in una vorticosa decadenza (quest'anno sono stati per lunga parte della stagione vicini alla zona retrocessione...).
    Degna di essere raccontata potrebbe essere la storia del Matra Racing di Parigi, squadra che sul finire degli anni 80 fece incetta di campioni per conquistare l'elite del calcio francese ed europeo (Francescoli, Fernandez, Bossis, Littbarski, Madjer ed altri) riuscì a retrocedere dopo appena 2 anni e adesso vivacchia nella quinta serie ....

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  12. il racing paris potrebbe anche salutarla presto la quinta serie.. pare infatti che leonardo abbia preso un abbaglio e stia per diventare direttore generale non tanto del psg quanto dei suoi sfigatissimi ma non meno presuntuosi vicini.. per l’ex squadra di francescoli potrebbe essere il definitivo oblio.. per l'ispettore derrick l'ennesimo successo..

    il “divano celeste, la moquette verde acqua e la carta da parati a pois proprio di quei due colori..” e io che avevo sempre disprezzato i parioli..

    per la serie chissenefrega: l’anno prossimo tiferò evian, luogo del mio tempo perduto dove forse passai diverse estati a bere acqua e pastis con i miei nonni.. o forse no..

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  13. Del Monaco mi ha sempre infastidito la maglia a bande bianco-rosse "triangolari" (di cui, peraltro, ignoro il motivo) in quanto mi è sempre apparsa un po' presuntuosamente esclusiva, ma soprattutto perché impossibile da riprodurre con i pattern standard dei videogiochi calcistici anni '90 (leggi: Sensible Soccer) con cui mi sollazzavo spesso e volentieri...

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  14. La Roma, intanto, ha bloccato Nesat Gulunoglu, 19 anni, attaccante turco del Bochum che presto avra' anche quello tedesco. Puo' arrivare subito in giallorosso.


    Cruyff

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  15. http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=127543

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  16. A proposito di addii, come ci segnala un nostro valente collaboratore, Moggi (insieme a Giraudo e Mazzini - Innocenzo, non Giuseppe. Haha) è stato definitivamente radiato dal mondo del calcio. Non devo aggiungere altro. Forse giusto che la dissolvenza è detour...

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