martedì 28 giugno 2011

Copa America

L'Argentina con l'attacco devastante. Il Brasile con la classe anni Novanta. La Colombia sognatrice. Il Paraguay in linea di difesa. Parte la Copa. Tra giovani promesse e disillusioni di sempre. Grandi stadi e inni. Le orme di Ronaldo e Francescoli. Di Diego e Crespo. Tutto in venti giorni.

GRUPO A

Argentina - Facciamo i conti: Higuain, Messi, Aguero, Tevez, Milito, Lavezzi e Di Maria. A chi è abituato a Mauri e Matri la lista fa un certo effetto. Il problema di coach Batista però rimane sempre lo stesso: integrare Messi in un sistema potenzialmente pazzesco senza cedere alla tentazione di far decidere ogni istante di partita alla Pulce. Leo come Diego e più di Diego è un errore. Leo come alternativa è tutto un altro discorso. Obiettivo numero uno, spodestare il Brasile dal trono continentale. Cancellare il 3 a 0 incassato nell'ultima finale.

Colombia - La sorpresa annunciata. Falcao e Rodallega guidano il nuovo che avanza in Sudamerica. Partire da probabile rivelazione è però rischioso. Da tenere d'occhio Jackson Martinez, punta dei Giaguari del Chiapas e l'udinese Armero. Il girone è quantomai abbordabile. Non steccare è un obbligo.

Costa Rica - Non facciamoci illusioni. La concomitanza della Gold Cup (vinta dal Messico con un gran gol di Dos Santos) ha portato i centroamericani in Argentina con una rosa sperimentale. La Volpe ci crede, ma i tempi di Wanchope sono lontani. Servirà un pò di fortuna. Nel frattempo il portiere titolare Esteban Alvarado è fuggito dopo essere stato accusato di aggressioni e tentato omicidio.

Bolivia - Assolutamente non replicabile l'exploit (in casa) del 1997 firmato Etcheverry e stroncato in finale dal Brasile di Ronaldo. La Bolivia parte con l'etichetta di compagine più debole. I blocchi Oriente Petrolero e Blooming non sembrano affidabili, viste anche le derrotas di questi club in Libertadores. L'ambientazione al livello del mare è un fattore a sfavore. Solo la maglia col condor sul cuore rimane bellissima.

Calendario 1 Luglio 2011 alle 21.45 Argentina-Bolivia a La Plata 2 Luglio 2011 alle 15.30 Colombia-Costa Rica a San Salvador de Jujuy 6 Luglio 2011 alle 21.45 Argentina-Colombia a Santa Fe 7 Luglio 2011 alle 19.45 Costa Rica-Bolivia a San Salvador de Jujuy 10 Luglio 2011 alle 16.00 Colombia-Bolivia a Santa Fe 11 Luglio 2011 alle 21.45 Argentina-Costa Rica a Cordoba

GRUPO B
Brasile - La rifondazione di Mano Menezes dopo l'era Dunga. La fantasia dopo i moduli quadrati in stile 1994. La puntata è su Neymar, il mohicano in orbita Real Madrid che ha steso il Penarol in finale di Libertadores. Lucas e Ganso a rimorchio. Il resto sono i nomi di sempre: Robinho, Alves, Pato e Thiago Silva.. Chi più ne ha più ne metta. Non troppi però.. che da queste parti giriamo con Balzaretti e potremmo offenderci.
In primis, confermare le vittorie delle edizioni precedenti. Nel frattempo, porre le basi per il Mondiale in casa.

Ecuador - Le stelle sono Noboa del Rubin Kazan e Valencia del Manchester United. La religione del 4 4 2 dovrà fare il resto.

Paraguay - Assieme all'Uruguay, una delle squadre che ha più impressionato all'ultimo Mondiale. Compatta, tattica e attenta ad ogni fase di gioco. Barrios del Borussia, Benegas del Rubio e Lugo del Boca. I guaranì puntano in alto. Si preannuncia un Quarto di Finale proprio contro la Celeste.

Venezuela - Da sempre quella in cui giocò Massimo Margiotta è la squadra più' indecifrabile del pianeta. Non ho idea di chi siano i giocatori. E la maglia "vinotinto" per me e' orribile.

Calendario 3 Luglio 2011 alle 16.00 Brasile-Venezuela a La Plata 3 Luglio 2011 alle 18.30 Paraguay-Ecuador a Santa Fe 9 Luglio 2011 alle 16.00 Brasile-Paraguay a Cordoba 9 Luglio 2011 alle 18.30 Venezuela-Ecuador a Salta 13 Luglio 2011 alle 19.15 Paraguay-Venezuela a Salta 13 Luglio 2011 alle 21.45 Brasile-Ecuador a Cordoba

GRUPO C

Uruguay - Parliamoci chiaro: la Celeste di Cavavni e Forlan è da impazzire. Finalmente una vetrina importante per il classe '90 Ramirez e il capo del centrocampo rossoblù Perez dopo una stagione fatta di alti e bassi. L'unico ostacolo verso la Finale dovrebbe essere il Paraguay. Dalle parti di Montevideo sognano. Dal 1995. Dai tempi di Enzo.

Cile - Comunque vada, la Copa America alzerà il prezzo del cartellino di Alexis Sanchez. Gli occhi sono tutti puntati sul nino di Tocopilla classe '88. Tra i convocati anche diversi italiani: Jimenez del Cesena, Isla dell'Udinese e Pinilla del Palermo. Teniamo d'occhio Vidal del Leverkusen (mezza Europa su di lui) e Gary Medel (ex Boca ora a Siviglia).

Messico - Vale il discorso fatto per il Costa Rica. Non aspettatevi Chicharito o Marquez o Dos Santos: vedrete un under 23 sperimentale.

Perù - Una Nazionale che deve ritrovarsi. Un'intera generazione bruciata (quella di Farfan, Guerrero e Pizarro) e poca gente con i piedi buoni. Vargas è reduce da uno strappo muscolare e potrebbe non esserci per le prime partite (il 4 luglio contro l'Uruguay e l'8 contro il Messico).

Calendario 4 Luglio 2011 alle 19.15 Uruguay-Peru a San Juan 4 Luglio 2011 alle 21.45 Cile-Messico a San Juan 8 Luglio 2011 alle 19.15 Peru-Messico a Mendoza 8 Luglio 2011 alle 21.45 Uruguay-Cile a Mendoza 12 Luglio 2011 alle 19.15 Cile-Peru a Mendoza 13 Luglio 2011 alle 21.45 Uruguay-Messico a La Plata

* * *
La caccia al Brasile è aperta. Io tifo Perù.

lunedì 27 giugno 2011

Ma quand'è che un terzino gioca bene?

domande che mi vengono il lunedì mattina mentre faccio colazione
Pur considerarmi un attento e curioso osservatore della realtà, nella vita faccio spesso fatica a cogliere il senso delle cose che mi sono intorno, in particolare i messaggi delle cose che vedo. Quando esco da un cinema, ad esempio, sono il primo a rompere il silenzio rumoroso dei "ti è piaciuto?" "sì, e a te?" "l'ho trovato un po' strano" per chiedere che cose volesse dire il regista con quell'ermetico finale; quando finisco un libro, e corro a leggere le recensioni, mi viene sempre il dubbio che qualcuno ha scambiato la mia copertina con un altro testo, e comunque il "messaggio" lo perdo sempre. Una cosa simile mi succede quando guardo le partite: se mi chiedono "è stata una bella partita?" oppure "come ha giocato X?", pur avendo visto la partita e pur avendo in mente le giocate di X, mi mancano i criteri per dare una risposta che non sia prettamente umorale (se abbiamo vinto, è stata una bellissima partita; se X ha segnato, ha giocato benissimo; e viceversa). Perchè, e questo è il punto, trovo che sia difficilissimo, più di quanto uno si immagini, dire e capire se è stata una bella partita e se un calciatore ha giocato bene.

Mi ha quindi sorpreso leggere un lungo articolo di Simon Kuper sul Financial Times dedicato all'esplosione della statistica nel calcio. Vi consiglio di leggerlo tutto perchè è interessantissimo ma comunque ne riassumerò i punti essenziali (tanto il messaggio non l'avrò comunque colto). Praticamente da qualche tempo le grandi squadre, e non solo le grandi, hanno iniziato a fare le scelte sui giocatori - in sede di mercato, ma anche in campo - in base alle loro statistiche. All'interno le società hanno arruolato degli statistici che si occupano solo di quello, di raccogliere e organizzare ogni tipo di dati e informazioni, su cui poi i manager e gli allenatori prendono le loro decisioni. Mi sono ricordato degli anni di Scudetto 2 in cui, per fare il mercato, si potevano mettere dei requisiti nella ricerca. Ad esempio, mi serviva un centrocampista centrale: ne volevo uno che avesse almeno 18 in passaggi, creatività e gioco di squadra. Ne uscivano quattro o cinque, di cui uno era sempre Kinkladze. Se invece cercavo un attaccante, e gli chiedevo un 20 in finalizzazione, tecnica e accelerazione il prescelto era sempre Victor Leonenko della Dinamo Kiev (Michael Owen, tendenzialmente, non aveva mai voglia di venire al Castel di Sangro). Il Bolton ha comprato nello stesso modo Gary Speed:
"Take Bolton’s purchase of the 34-year-old central midfielder Gary Speed in 2004. On paper, Speed looked too old. But Bolton was able to look at his physical data, to compare it against young players in his position at the time who were at the top of the game, the Steven Gerrards, the Frank Lampards. For a 34-year-old to be consistently having the same levels of physical output as those players, and showing no decline over the previous two seasons, was a contributing factor to say: ‘You know what, this isn’t going to be a huge concern.’ Speed played for Bolton until he was 38."
Oppure la storia di Mathieu Flamini. Ecco, Wenger è uno smanettone delle statistiche. Bergkamp iniziò a farlo uscire sempre al 70° minuto perchè secondo i dati correva di meno e non scattava più (peraltro mi domando se ci sia bisogno delle statistiche non per comprovare un dato del genere, ma anche solo per prevederlo). Quando se ne andò Vieira,

Wenger wanted a player who could cover lots of ground. He scanned the data from different European leagues and spotted an unknown teenager at Olympique Marseille named Mathieu Flamini, who was running 14km a game. Alone, that stat wasn’t enough. Did Flamini run in the right direction? Could he play football? Wenger went to look, established that he could, and signed him for peanuts. Flamini prospered at Arsenal before joining Milan to earn even more.
Alle volte si fanno anche delle gran cazzate. Ad esempio Ferguson ha venduto Jaap Stam alla Lazio solo per il fatto che, sulla base dei dati, a 29 anni risultava fare meno tackle che in passato. Ferguson si era immaginato un declino che in realtà, i tifosi biancocelesti sanno bene, non c'è mai stato. L'esempio in questo senso è Paolo Maldini, che a giudicare dai criteri utilizzati dagli statistici doveva essere un gran pippone, poichè faceva in media un solo tackle ogni due partite. Il fatto è che lui non aveva bisogno di entrare in tackle, perchè era sempre posizionato alla perfezione. Ma anche dare una letta ai numeri - o semplicemente al buon senso - può aiutare. Può aiutare ad esempio, se sei Florentino Perez, a non regalare Makelele al Chelsea o Cambiasso all'Inter, perchè non sono capaci di fare il sombrero o la rabona o perchè la passano sempre indietro, quando da soli corrono più di tutti i galacticos messi insieme. 

Più che dirti chi comprare, i dati possono dirti se fai bene a fidarti del tuo istinto. Resto infatti convinto che un gran direttore sportivo, un gran osservatore, un gran talent scout, non ha bisogno dei numeri, ma gli bastano cinque minuti di una partita su un campetto di periferia, per capire chi può fare strada e chi no. Alla fine il calcio è questione di istinto, in campo e fuori. Torno quindi a una delle mie metafisiche domande: chi ha giocato bene? Chi ha giocato male? Premesso che tutto cambia se vedi la partita a casa o allo stadio (in televisione ti accorgi di maggiori sfumature, ma perdi la visione di insieme, il ritmo della partita, il suo respiro, i movimenti a vuoto), è troppo facile lasciarsi condizionare dalla giocata, dal gran gol, dal salvataggio sulla linea, dalla parata. Lo rendo ancora più difficile: come si fa a dire se il terzino destro - uno che non fa giocate, non fa gol, non salva sulla linea e presumibilmente neanche para - ha giocato bene?

Ho fatto ieri un sondaggio a bordo piscina e Andrea diceva una cosa ragionevole: un calciatore ha giocato bene se ha fatto quello che il suo ruolo gli imponeva. Non c'è deficit cognitivo che i dati debbono colmare: si tratta solo di pensare al modello del suo ruolo (l'Interdittore, l'Ala, lo Stopper), ai compiti che gli sono richiesti, e verificare se si è comportato in maniera conforme. Eppure ci facciamo soggezionare da un sacco di stupidaggini: Gattuso, nelle pagelle e nelle menti dei tifosi che sciamano verso casa, ha sicuramente giocato meglio del solito nella partita in cui ha fatto una di quelle sue insopportabili e plateali corse propagandistiche cercando di non far uscire un pallone dalla linea laterale, quando era ovvio che sarebbe uscito.
Di Alberto Aquilani ci si ricorda una partita meravigliosa a San Siro contro il Milan perchè ha inventato quell'assist di rabona su cui poi è nato il gol di Totti, ma magari i dati potrebbero dirci che ha corso di più e passato meglio in uno squallido Roma-Chievo 0-0 di un mese prima. E poi: se del terzino destro si può dire che ha giocato bene se - fondamentalmente - non ha fatto grosse cazzate, si può usare lo stesso metro di giudizio difensivo per un Vucinic o uno Zarate? Bastano tre lampi sparsi nella partita (uno al settimo, uno al dodicesimo e uno al sessantaquattresimo minuto) per essere soddisfatti? E se magari, nell'intervallo tra quelle giocate, non hanno mai raddoppiato sul terzino avversario che spingeva, non hanno mai fatto il movimento giusto senza palla per portare via l'uomo alla mezza punta che si inserisce, non hanno mai tenuto il pallone per far risalire la squadra in difficoltà? Bastano ancora "il coraggio, l'altruismo e la fantasia", o c'è bisogno di qualcosa meno poetico? E il dogma della maglietta bagnata di sudore che tutti i tifosi vogliono strizzare all'uscita?

Non so voi come la pensate, ma io se un calciatore ha giocato bene lo capisco solo il giorno dopo, quando leggo le pagelle sui giornali...

mercoledì 22 giugno 2011

Tutto il resto non è noia. PARTE II

Lancio del Nano

Nelle puntate precedenti: Nesat, scopre che il campionato albanese è corrotto, la mafia albanese scopre invece dove abita Nesat.... da qualche parte in Georgia trionfa lo Zestafoni (non somministrare al di sotto dei 12 anni).. In tutto questo, Garra Dembelè, oltre ad essere un latin lover, si scopre anche un bomber in Bulgaria. La signora Fletcher, nonostante la menopausa galoppante come un cavallo montato da Aceto a Siena, risolve l'enigma, è il Pyunik che vincerà i prossimi 56 campionati armeni. Intanto la lega calcio belga, pur non avendo gente brillante come Albertini e Abete al timone, decide di sostituire il gironcino per assegnare il titolo. Sarà una sfida tra i capitani delle prime 5 squadre a "Spudangianda" ovvero a chi sputa più lontano il nocciolo di ciliegia (i bookmakers danno favorito il Lokeren) a decidere il campione del Belgio. Durante una ricerca sulla sul calcio Moldavo, Nesat perde entrambi i testicoli.. Makinwa, dopo l'ennesimo fallimento, lascia il calcio per il "Lancio del nano".. lancio del nano che, inutile dirlo, dopo il mio post è diventato popolarissimo, sono stati infatti presi d'assedio i negozi specializzati nella vendita del materiale di questo nobile sport, io stesso ho acquistato un kit. Il mio nano è a rimbalzo controllato ed è anche un impiegato postale di Chieti.
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PAESI BASSI: Chiamare l'Olanda "Paesi Bassi" è un po' come chiamare un pullman torpedone o corriera, ma non è questo il punto (o forse si).. Tanti complimenti ai lancieri che rivincono il titolo (il numero 30) dopo 7 anni. Non sono loro, in ogni caso, i protagonisti della Eredivisie. Merita infatti attenzione il Willem II (squadra che non può che suscitare simpatia), che totalizza la bellezza di 15 punti in stagione (3 vittorie-6 pareggi-25 sconfitte).. Strano perché con un portiere del calibro di Niki Maenpaa, si poteva ambire a farne almeno 16. Per nulla pesante il passivo dei goal, infatti, sono appena 98 le palle entrate nella rete della squadra di Tilburg. Ah...non chiedetemi perchè ma nella serie B olandese io mi gioco sempre over sui Go Ahead Eagles. (Scopro oggi il grande odio tra Go Ahead e Zwolle...d'altronde chi di noi non odia lo Zwolle?).
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POLONIA: Pochi, pochissimi spunti dal campionato polacco. Vince tranquillamente il suo titolo numero 13 il Wisla Cracovia, la Coppa invece la porta a casa il Legia Varsavia. Tutto molto scontato, tutto molto noioso (come lo Zwolle). A ravvivare la situazione ci pensa però questa bellissima canzone di Maryla Rodowicz.
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REPUBBLICA CECA: La lega ceca si chiama Gambrinus Liga.. Si chiama Gambrinus Liga perché sponsorizzata dalla birra Gambrinus.. La birra Gambrinus è prodotta dalla Plzensky Prazdroj (Pilzner Urquell), birreria di Plzen.. Il Viktora Plzen ha vinto il campionato.. Ambiguo. Vince comunque di un solo punto di distacco dal solito Sparta Praga. La squadra di Plzen porta a casa il suo secondo trofeo dopo la Coppa nazionale conquistata lo scorso anno. Vorrei quantificare i litri di birra versati per la festa scudetto. Vince la Coppa - ed è la prima della sua storia - il Mlada Boleslav, ai rigori contro il Sigma(da notare nel video le botte). Da segnalare il ritorno nella massima serie del Dukla Praga, squadra storica del campionato ceco, prima fallita, poi fusa con un altra società, poi rifondata ed oggi nuovamente presente nella massima serie. Retrocede il Zbrojovoka Brno, squadra dove milita l'ex primavera Clivense Marco Migliorini. Scusate, ma sono ancora scioccato dalle botte in Mlada-Sigma, tempestivo l'intervento della polizia comunque. Sembra decisamente bello il campionato ceco, bello almeno quanto la più famosa canzone ceca "Jozin z bazin".
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ROMANIA: Panico in Romania! Vince il campionato, ed è il primo, l'Otelul Galati di Monteanu(grandissimo Monteanu). La vera notizia è un altra, il Poli Timisoara, secondo classificato, accumula debiti, non paga gli stipendi e viene retrocesso in terza serie. Prende il suo posto in Champions il Vaslui. Per debiti viene retrocesso in terza serie anche il Gloria Bistrita. Scendono invece nella serie B rumena: il Branesti, il Craiova (del giocatore italo-nigeriano Andrea Cossu) e l'Unirea Urziceni, che appena 3 anni fa trionfava in campionato e faceva la sua porca figura in Champions League. E' salito parecchio di livello il campionato rumeno, campionato che sembra anche particolarmente pulito, viste le vittorie storiche di CFR Cluij, Unirea e Galati. Non mi stupirei nel vedere, tra qualche anno, una squadra rumena in finale di Europa League. Forse tutta questa severità paga... "Non hai soldi, nessun problema...passi dalla Champions alla serie C!" - "Sei la squadra peggio classificata nella classifica fair play rumena? Nessun problema.. i migliori tre elementi delle tue giovanili saranno giustiziati!". Coppa allo Steaua, in finale contro la Dinamo, in goal anche l'ex catanese Dica. Non posso non citare un commento riguardante Dica, trovato su un forum del Catania: "Minchia è pessu. Iu a quattro peri sugnu chiu veloci!". Traduzione di cortesia: "Acciderbolina! E' un caso irrecuperabile, c'è da dire che io stesso a carponi vado di gran lunga più veloce!".
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SAN MARINO: Buone notizie! Ho ritrovato i miei testicoli smarriti durante la ricerca sul campionato Moldavo. A San Marino è come al solito protagonista il grande calcio. In Coppa Titano la spunta la Juvenes Dogana in finale con la Virtus. In Campionato, invece, per il secondo anno consecutivo la finale è Tre Fiori-Tre Penne e il risultato non cambia, il Tre Fiori si conferma campione di San Marino. Tre Fiori + Tre Penne = le Due palle che mi sono fatto a scrivere queste 5 righe su San Marino.
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SCOZIA: Io la butto là, senza leggere: mi sento che ha vinto una tra Rangers e Celtic. Lo so è un azzardo, ma me lo sento. Titolo numero 54 per i protestanti. Mattatore del campionato, il grandissimo Kenny Miller che ne butta in fondo al sacco 21, giocando solo fino a gennaio, quando si trasferisce in Turchia al Bursaspor. La Coppa di Scozia è vinta dal Celtic (sono davvero sorpreso..), con il povero Motherwell a recitare (e anche male) il ruolo della vittima. Fa riflettere che ero solo un candido bambino di 2 anni che inzuppava i Gentilini nel latte mentre guardava Pingu (si, lo so.. già citato ma dovevo aggiungere un link geniale) quando veniva vinto l'ultimo campionato da una squadra non targata Glasgow (parliamo dell'Aberdeen di Ferguson). Fa riflettere e mette tristezza pensare che oggi sono un orrido e losco 28enne (che da oggi detesta lo Zwolle) peloso, che beve vodka e guarda pornostreaming (oh.. mio Dio! Sto pensando ad un porno con i dialoghi di Pingu) e ancora nessuna squadra è riuscita a strappare il trono di Scozia al duo Old Firm.
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SERBIA: Anche in Serbia, dal 1992 ad oggi, solo l'Obilic ha avuto il coraggio di privare del titolo la coppia Stella Rossa-Partizan. Ha rivinto il Partizan in questo 2011, seconda ovviamente è arrivata la Stella Rossa. Perdonatemi, se vado così veloce, ma devo parlarvi di una squadra splendida. Si chiama Curaricki Stanko, è la squadra di un sobborgo di Belgrado (una sorta di Torre Maura di Belgrado, ma meno pittoresca ): il Curaricki, che è arrivato ultimo. Il Curaricki ha disputato 30 gare, ne ha pareggiate 5 e ne ha perse 30, ha fatto 10 gol e ne ha subiti 65. Non rimane che scrivervi l'undici protagonista di tale impresa. Scekic, Dragicevic, Jevdjenijevic, Trnicic, Zivanovic, Kiso, Krcmarevic, Morariju, Rnic, Stoimirovic, Nedeljkovic. Allenatore: Simo Krunic. Capocannoniere del campionato Ivica Iliev. Uno che in Italia non segnava neanche a porta vuota durante l'intervallo(comunque a me piaceva parecchio e anche al grande tifoso messinese Limonata). Iliev è anche il primo calciatore ad essere stato squalificato tramite prova televisiva in Italia per aver simulato un fallo da rigore. In finale di Coppa il Vojodina, sotto 2 a 1, abbandona il campo al minuto 82 (e perde 3 a 0 a Tavolino) dopo un rigore nitido non assegnato, che va a fare il paio con quello inesistente, regalato una decina di minuti prima al Partizan. Il quadro del calcio Serbo è devastante. Dieci Presidenti di club assassinati in dieci anni (preferirei fare l'autista di bus a Tel Aviv piuttosto che il Presidente di un club in Serbia), gli scontri di Genova e, giurano in molti, diverse partite truccate nel campionato locale. E' un gran peccato vista la qualità del tifo e dei calciatori.
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SLOVACCHIA: Lo Slovan Bratislava, vince campionato, Coppa nazionale e anche un torneo di burraco. Il campionato slovacco è pieno di africani, deve essere dura per un africano vivere in Slovacchia, vedrei meglio un pinguino a Follonica.
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SLOVENIA: Godovina Prve slovenske nogometne lige sega v leto 1991. Po osamosvojitvi Slovenije je bil pod okriljem Nogometne zveze Slovenije vzpostavljena enotna slovenska nogometna liga, v katero so bili vključeni klubi, ki so dotlej igrali v jugoslovanskih ligah. V prvi sezoni, ki se je pričela 28. avgusta 1991 je nastopalo 21 klubov. Prvi naslov prvaka v samostojni Sloveniji je osvojila SCT Olimpija. V sezoni 1992/93 se je število nastopajočih klubov znižalo na 18, naslov prvaka pa je ponovno pripadel SCT Olimpiji. Sezono zatem se je število sodelujočih ponovno zmanjšalo, tokrat na 16. Olimpija je naslov osvojila še v sezonah 1993/94 in 1994/95. V sezoni 1995/96 je bila prvič uvedena liga z desetimi klubi. Naslov je prvič osvojila HIT Gorica. Sezona 1996/97 je prinesla prvi naslov Mariboru, ki je na vrhu Prve lige kraljeval vse do sezone 2003/04. Med sezonama 1998/99 in 2004/05 je v ligi sodelovalo 12 klubov, nato pa je sledilo ponovno zmanjšanje števila sodelujočih na 10 klubov . Leta 1999 je Nogometna zveza Slovenije sklenila sponzorsko pogodbo z mobilnim operaterjem Si.Mobil. Med sezonama 1999/00 in 2005/06 se je liga uradno imenovala Liga Si.Mobil. Januarja 2002 je po sklepu izvršnega odbora NZS vse pristojnosti Prve lige ZWOLLE MERDA prevzelo Združenje prvoligašev . V sezoni 2003/04 je naslov prvaka pripadel Gorici, ki ga je uspešno obranila še v naslednjih dveh sezonah. Leta 2006 je bila sklenjena sponzorska pogodba s podjetjem Telekom Slovenije; od tedaj se liga uradno imenuje Prva liga Telekom Slovenije. 2006/07 so naslov prvaka prvič osvojile Domžale, ter ga v naslednji sezoni uspešno ubranile. 2008/09 so se že svojega osmega naslova veselil Maribor. V sezoni 2009/10 je naslov prvaka prvič osvojila Luka Koper.2010/11 je prvak ponovno postal NK Maribor in tako osvojil svoj deveti naslov prvaka. Non è colpa mia se non capite una lingua semplice come lo sloveno.
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SVIZZERA: Vince il Basilea (squadra che metterà qualcosa di serio in bacheca prima o poi) ai danni dello Zurigo. Commovente l'addio al St. Jakob Park (dopo 5 anni) del portiere argentino Franco Costanzo (è stato acquistato dall'Olympiakos). Retrocede (con grande dispiacere di Dionigi) dopo lo spareggio con il Servette, il Bellinzona. Non capisco come sia possibile.. una squadra che può contare su Andrea Conti, Aimo Diana e mani di fata Zotti in porta.. non capisco come sia possibile che sia riuscita a salvarsi fino ad oggi. Scherzi a parte, nel Bellinzona gioca uno dei miei idoli assoluti, l'ex bomber del Thun, Mauro Lustrinelli che anche in questa stagione ha timbrato 14 volte il cartellino. Coppa nazionale al Sion, che liquida in finale il Neuchatel.
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TURCHIA: Fuori dal podio Galatasaray e Besiktas, vince il Fernebache, che la spunta sul Trabzonspor per la differenza reti. Peccato, dopo la vittoria del Bursaspor (si classifica terzo e conferma quanto di buono ha fatto lo scorso anno) si poteva sognare un bis. In Coppa vince il Besiktas contro il B.B. Istanbul, la partita si risolve ai calci di rigore. Nei 90 regolamentari era andato a segno Quaresma, solo per questo motivo andava sospesa la partita. Esiste qualcosa sulla terra più inutile della Trivela di Quaresma? Forse l'asciugatore per orecchie.. forse.
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UCRAINA: Shaktar in Coppa e in campionato. In tutti e due i casi ha la meglio sulla Dinamo Kiev. Credo ci sia più suspense in un porno di serie B tedesco, dove l'attore principale con calzino di spugna bianco pettinatura improbabile e mocassino, va ad aggiustare il lavello rotto della casalinga sola in casa (come finirà???).
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UNGHERIA: Primo titolo per il Videoton, che NO! Non è una console anni '70/'80, ma una squadra di calcio. Sorpresa anche in Coppa, dove vince il primo trofeo della sua storia, un squadra con un nome assurdo che faccio fatica a ricopiare. Cercatevela.
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"Tutto il resto non è noia" vi è stato presentato da: Zestafoni Compresse. Febbre? Gotta? Lombosciatalgia? Spasmi? Alluce valgo? Ulcera? uno Zestafoni e torni come prima! Zestafoni - Prima dell'uso leggere attentamente il foglietto illustrativo. Può avere effetti collaterali anche gravi. Può indurre a seguire il campionato georgiano e a tifare lo Zwolle in Olanda.

lunedì 20 giugno 2011

Chiudere il cerchio

Cinque mesi fa avevo versato una lacrima su un girone della Lega Pro. A campionati conclusi, dopo una postseason in cui è successo di tutto (guardatevi i 9 minuti di recupero di Prato-L'Aquila), è giusto fare un bilancio. Prendere la penna rossa e fare la pagella di fine anno, non come la maestrina buona o la sexy-professoressa (com'era l'insegnante esterno di filosofia alla mia maturità: due tette memorabili). Inforcare gli occhiali come un insegnante severo, poco propenso ai sorrisi ma disposto a tutto pur di far bene il suo lavoro ed onesto con gli studenti. Da 1 a 10 il giro d'Italia nei meandri della vecchia Serie C.

  • 1 in pagella, uno lampeggiante con il pollice che va su e giù, a Clarence Seedorf. Tranquilli, non è andato a svernare nel cimitero degli elefanti: è andato a distruggere il Monza, ad acquisire il controllo della società con metodi che da altre parti griderebbero al golpe da altre parti. Una squadra senza capo né coda dove gli allenatori erano costretti a schierare i giocatori imposti dalla proprietà. Una retrocessione meritata con l'ombra pesante del calcio-scommesse. Pensare che parliamo di una squadra che in 100 anni di storia ha giocato 38 campionati di B e vinto diversi trofei (4 volte la Coppa Italia di C, è un record, ed un'edizione del Trofeo Anglo-Italiano)
  • Il Cosenza meriterebbe uno come e più del Monza, eppure ci sono attenuanti che alzano appena il voto. C'è da dire che non possono essere conteggiati come alibi i 6 punti di penalità (senza si sarebbe salvato), gli stipendi non pagati (altre squadre, in condizioni peggiori, non hanno mollato) e i play-out “conquistati” in volata (decisivo il gol dell'Andria a Terni all'ultimo minuto dell'ultima giornata). Due anni fa, neo-promossi dalla C2, sembrava che anche la C1 dovesse essere una formalità: è crollato tutto alle prime difficoltà, segno delle basi d'argilla che sostenevano il calcio all'ombra della Sila. Una retrocessione più che meritata, l'opposto del Viareggio che a costo (quasi) zero e un progetto si è salvato per la seconda volta. Meritevoli solamente i due “Bergamini Day”, organizzati con l'obiettivo di riportare alle cronache la tragica morte di Denis Bergamini, a vent'anni di distanza.

[Il manifesto del secondo "Bergamini Day"]

  • 3 al Brindisi, qui è incredibile quello che è avvenuto. Si è passati dalle stelle alle stalle in un anno solo. Alla fine dell'anno scorso inevitabile la delusione per i play-off persi ma la crisi di altre compagini aveva aperto la prospettiva del ripescaggio. Il regolamento (per altro discutibile) l'ha esclusa dalle graduatorie, questo ha scatenato la fuga dei proprietari. Salvezza ottenuta a causa della riforma dei campionati, una diaspora tecnica dove ben poco hanno potuto fare gli incolpevoli Rastelli ed Ametrano (trattati come non meritavano, dopo una promozione a Castellammare).
  • 4 al nostro Don Rodrigo il quale continua a non rendersi conto che il sistema è saltato. Gli è esploso tra le mani e non sta facendo nulla per rimetterlo in carreggiata (la gestione dei diritti TV è la punta dell'iceberg), continua a esternare dichiarazioni "sorprendenti" e la sua riforma dei campionati fa acqua da tutte le parti. Aspettiamo il regolamento sui ripescaggi, nella convinzione che ci saranno figli e figliastri.
  • 5 in pagella, anche se si potrebbe essere più duri, lo condividono Reggiana e Virtus Lanciano: le due grandi deluse della Prima Divisione. I granata devono fare mea culpa per i play-off persi con un gioco opaco (gravi responsabilità di Mangone) ed un organico incompleto (fantastico, per la Lega Pro, dalla tre-quarti in su. Deficitario nelle altre zone del campo). In Abruzzo gli investimenti della famiglia Maio cominciano a fare acqua, bastava ripetere il girone d'andata per cominciare a sognare ed invece il crollo è stato evidente, pesante. Ci sono state formazioni che hanno fatto meglio con molto meno (su tutte il Siracusa di Ugolotti).
  • 6, la sufficienza, ad un'entità geografica: il calcio ligure. Ad abbassare la media ci ha pensato il quotato Spezia ma in Seconda Divisione tre formazioni hanno fatto la loro onesta figura: play-off sfiorati per il Savona (decisivi i quattro punti di penalizzazione), salvezza diretta per la Virtus Entella (ritornata tra i Pro dopo anni bui) mentre la gemellata Sanremese ci è riuscita dopo 180 minuti di battaglia contro la Sacilese.
  • Inevitabile un giudizio sul campionato del Foggia, è un 7. Meritato, con un pizzico di rimpianto: è mancato lo sprint decisivo. A conti fatti è la rivincita di Zeman e Peppino Pavone, dati per finiti troppo presto. La separazione del Maestro da Casillo ha il sapore della sconfitta. L'ex re del grano non è disposto a soddisfare le richieste, giuste, del boemo: si punta ancora sui giovanissimi, in panchina Walter Bonacina che ha ben lavorato nelle giovanili dell'Atalanta.
  • 8 al grande campionato del Renate. Alla prima stagione tra i professionisti passo dopo passo ha agganciato i play-off, lottando fino all'ultimo in semifinale contro la quotata Feralpi Salò. Un risultato con impresso il nome di Massimo Crippa, l'ex-centrocampista del Napoli di Maradona ha operato benissimo da dietro la scrivania dando fiducia all'ottimo lavoro di Boldini e dei suoi ragazzi.
  • 9 è un numero, si trova sulle pagelle di scuola e sulle maglie. Nel “Girone dei rimpianti” sono salite Nocerina e Juve Stabia. Il numero nove lo hanno indossato, di solito, Gigi Castaldo e Giorgio Corona: due purosangue dei 16 metri. Rappresentano tutta quella categoria di attaccanti, la lista è lunga, che vivono per il gol. Dovunque andranno, in qualunque categoria, faranno quello per cui sono nati... non appena il pallone raggiungerà l'area di rigore.

[Re Giorgio Corona]

  • 10 alle vincitrici dei campionati della Seconda Divisione: Tritium, Carpi e Latina. In Lombardia era già qualche anno che si desiderava il professionismo, non bastavano però campionati ai vertici della D. Serviva qualcosa in più: è arrivato con questo storico doppio salto. Il Carpi ritorna dov'era stato per molti anni (aveva perso una finale promozione per la B nel '97) e lo fa sfiorando un “triplete” folle: vince il campionato, perde la Coppa Italia di C nella doppia finale contro la Juve Stabia, perde per differenza reti la Supercoppa di Lega Pro. Il Latina è tornato in C1 dopo 30 anni e le ultime incredibili vicende. Nel 2006, fallito il progetto di Sciarretta, il capoluogo pontino era rimasto senza calcio. Tempo un anno e ben due società, il F.C. Latina e la Virtus Latina, nacquero con l'obiettivo di ricreare l'entusiasmo in città. Il F.C. Latina raggiunse la D dopo due anni di Eccellenza, nello stesso periodo alla Virtus Latina è riuscito il doppio salto, partendo dalla Promozione. Raggiunto il primo obiettivo arrivò la fusione ed un dignitoso campionato nei Dilettanti. Il ripescaggio ed il campionato trionfale sono storia recente.

Concludo con un contributo visivo: Stadio Flaminio, finale di ritorno tra Atletico Roma e Juve Stabia. Le vespe, all'ultimo sussulto del primo tempo, trovano il gol del vantaggio. L'inviato a bordo campo di RAI Sport cerca di strappare una dichiarazione a Piero Braglia: “Un gol importante, ottenuto all'ultimo secondo. Un vantaggio da difendere”. Braglia, con il suo carattere sanguigno, risponde così: “Non dobbiamo difendere un bel niente, bisogna continuare a giocare”. Chapeau!

venerdì 17 giugno 2011

La Samp ha fatto il botto.

“Boom”. Dalla tribuna dove ero seduto, il tuono si era sentito distintamente. Quel tuono e, un secondo dopo, un boato. Al tredicesimo del primo tempo Giampaolo Pazzini aveva scaraventato in rete un lungo traversone di Stankevicius, bissando il primo gol di testa e portando la Sampdoria sul 2-0, ribaltando di fatto il 3-1

La Samp è la stessa dell’anno prima, un nucleo coeso di italiani al servizio del genio di Cassano e del cinismo di Pazzini che, dopo l’esilio coatto intimato dalla Juve a Trezeguet, è, in Italia, l’attaccante più forte di tutti in area di rigore. Sono rimasti quasi tutti i protagonisti della stagione precedente, nonostante le richieste e le offerte, sono tutti ancora a Genova a caccia di un sogno: disputare la Champions League per e con la Sampdoria.

Quasi tutti, dicevamo, perché la Sampdoria ha perso tre pedine fondamentali : Del Neri e Marotta sono andati a fare grande (…) la Juve portandosi dietro il portiere Storari, l’assicurazione contro la schiena malandata di Buffon.

Non è una cosa comune che una squadra perda allenatore e direttore generale contemporaneamente. E’ facile pensare che queste scelte abbiano creato alla Samp un “vuoto di potere” nei mesi decisivi per la pianificazione della stagione successiva. Chi sarà il prossimo allenatore? e, soprattutto, chi deciderà chi lo sarà? La rincorsa al quarto posto rimanda queste domande a data da destinarsi e l’ebbrezza dell’obiettivo raggiunto, grazie ad una epica vittoria all’Olimpico a poche giornate dalla fine, viene smaltita male e in troppo tempo.

Per la panchina viene scelto Mimmo Di Carlo, centrocampista dell’ultimo grande Vicenza e allenatore specialista della difesa (ora si chiama fase di non possesso) curata già dalla partenza (prima fase!) dell’azione avversaria, grazie al pressing di trequartisti finti come gli occhi azzurri di Sterling St Jacques tipo Giampaolo Pinzi.

In porta viene sbattuto Curci, scartato dalla Roma e reduce da una stagione al Siena(retrocesso) dignitosa, ma non eccezionale.

Il resto è usato sicuro ma non nel senso deteriore del termine: la coppia di centrali Lucchini Gastaldello, per esempio, è una delle migliori d’Italia e la migliore in assoluto di quelle composte solo da italiani, a centrocampo Palombo garantisce corsa e carisma, mentre ci si aspetta il salto di qualità da Poli, centrale campione d’Italia con la primavera di Fulvio Pea qualche anno prima, che ha fatto intravvedere, nel suo primo anno di Serie A, lampi di classe associati ad una buona tenuta fisica e temperamentale. Le fasce hanno interpreti mediocri, session men che, non più esaltati dal gioco di Del Neri, non si sa se avranno il rendimento dell’anno prima, ma certo non sono giocatori di cui ci si deve “preoccupare”.

L’inizio è da paura: i preliminari di Champions. A Brema, contro il Werder, una squadra temuta ma che di lì a poco getterà la maschera, la Samp subisce, sembra cadere ma viene salvata da un grandissimo gol nel finale del bomber Pazzini, che alimenta le poche speranze di entrare nella fase a gironi, la Champions vera, quella che ti può portare in casa in vari Messi, Ronaldo, Rooney.

Per la partita di ritorno Marassi è esaurito ed eccitato al punto giusto. Il boato con il quale il pubblico genovese accoglie la famosa “musichetta” della champions fa quasi tenerezza, mi siedo al fianco di T.A.F.K.A.L. (the athlete formerly known as Lanna) e mi godo la partita tranquillamente fino a quel BOOOM che mi ricorda che sto vedendo un calcio di qualità Champions.

A pochi minuti dalla fine della partita Cassano fissa il risultato con un colpo dei suoi, tre a zero nel tripudio generale. Gli attacchi del Werder, guidati da un impressionate Marin, non sembrano avere la cattiveria necessaria fino a che, proprio nell’ultima azione, Rosenberg con un diagonale tanto preciso quanto beffardo, manda la partita ai supplementari.

Questo gol non viene preso sul serio, proprio come quella frase della tua ex fidanzata che hai capito solo dopo, a distanza di mesi, troppo tardi comunque. La rete di Rosenberg è l’inizio della fine, non la fine di un sogno, l’inizio della fine, ma in quel momento nessuno se ne rende conto.

Nei supplementari il Werder abusa dei resti di una Sampdoria inaridita nel fisico e nella mente, per i blucerchiati le porte del paradiso non si aprono, si aprono invece quelle dell’Europa League che, chissà perché, per le squadre italiane è competizione che ben si può paragonare al purgatorio, qualcosa che si deve fare, ma non si vorrebbe.

Perso il grande stimolo europeo, la Samp vivacchia abulica, per vedere i lampi di Cassano occorre fare la danza della pioggia e ancor più rari sono i gol di un Pazzini che sembra aver dimenticato le coordinate della porta.

Centroclassifica di quelli tristi, troppi punti separano la Samp dal rinnovare sogni europei, troppi punti separano la Samp dalla zona calda, quella in cui devi iniziare a rimboccarti le maniche e darti da fare.

Con l’arrivo dell’inverno la situazione precipita, Cassano, dopo aver subdorato un rinnovo del contratto con ritocco nella direzione sbagliata, litiga pretestuosamente con il presidente Garrone, viene messo prima fuori squadra e poi regalato al Milan, Pazzini, a questo punto, non può essere trattenuto in nessun modo ma viene venduto all’Inter, in una operazione che sa di fallimento economico e tecnico.

La dirigenza della Samp è allo sbando, Tosi, che aveva mandato il curriculum anche all’Ikea, ha sostituito il defenestrato Gasparin ed è stato turlupinato in sede di mercato invernale uscendone, appunto, senza Cassano e Pazzini con in mano una coppia di nove (Maccarone e Macheda) e un kicker traballante (Biabiany). Garrone capisce di aver sbagliato – anche se non sa ancora quanto - e non vuole vedere più la testa enorme e quadrata del ds nè in sede nè a Bogliasco. La Samp è un corpo privo della testa, ha ancora pochi passi a disposizione prima di stramazzare al suolo.

Eppure, la nuova Samp non è poi malissimo sulla carta, certo meglio di tutte le altre squadre che la inseguono in classifica fatta eccezione del Parma, ha un solo problema, non fa mai gol. M-A-I.

Una tifoseria abituata agli arabeschi del “Marziano” Chiorri, ai ricami di “Bobby Gol” Roberto Mancini, con l’immagine dei nuovi gemelli del gol ancora impressa sulla retina, tipo finale di “Quattro mosche di velluto grigio”, si deve aggrappare ai miseri rientri sul destro di un Guberti qualsiasi. Neanche una punizione di Ortega, una rovesciata di Flachi, non c’è più niente, il tifoso inizia a chiedersi se va allo stadio a vedere una partita di calcio o a prendersi un paio di birre con gli amici, la risposta, come quasi tutte le risposte, è in una pinta.

Il lento e costante fenomeno dell’erosione colpisce la compagine blucerchiata, che vede il “gruppone” di coda farsi sempre più vicino, le squadre implicate nella corsa per retrocedere si spingono fra loro ad una velocità che per la Samp è proibitiva, quanto mancano adesso le parate del miglior portiere della stagione 2009/10, quello Storari che, alla Juve, arriva addirittura a mettere in discussione il posto da titolare di Buffon.

Don't panic, don't panic..Ok, panic! Di Carlo non riesce a raddrizzare la biga, a Genova qualcuno trova il libro dei morti, legge parole proibite e riporta in vita lavorativa Cavasin, reduce da un esonero nel campionato Svizzero!

I risultati sono quelli previsti da tutti: una serie di sconfitte vergognose, una squadra senza un’idea senza una certezza, smarrita. E dire che il calendario è uno dei migliori, tutti gli scontri diretti in casa, basta vincerne un paio. Ma dopo le pesantissime sconfitte casalinghe contro Parma, Cesena e Lecce arriva anche l’inutile pareggio contro il Brescia, i tifosi blucerchiati, che colorano speranzosi tutte le domeniche un Marassi sempre vestito a festa, sono attoniti. Adesso lo scenario è apocalittico, manca solo il tumbleweed che rotola sul campo. La Sampdoria deve ora affrontare il derby contro un Genoa alla ricerca di un senso per la propria stagione deprimente, i genoani poi, oppressi da lustri vissuti all’ombra dei cugini, vogliono pestare quelle dita che tengono la Samp sospesa sul baratro; se possibile, la vittoria pomeridiana del Lecce in casa contro il Napoli rende la situazione ancora più critica: vincere il derby in posticipo o morire.

I discorsi dei doriani in giro per la città sono cambiati, non si parla più di calendari, tabelle, pronostici, si parla solo degli errori che hanno portato a questa, imminente, incredibile retrocessione.

La paura che siano proprio “le merde” a mandarti giù rende insostenibile la situazione e insopportabile l’attesa.

A vent’anni dallo storico scudetto dei ragazzi di Boskov, ultima spruzzata di colore in un albo d’oro popolato da li in poi dalle solite note, il Doria ha ben poco da festeggiare…

I più vecchi sanno che questa volta non si può accusare lo sfortunato infortunio di Montella, il gol sbagliato da Catè (!) a San Siro contro il Milan di Zac San, o, ancora, la scellerata decisione di Trentalange di fischiare quel rigore su Simutenkov, trasformato da Klas Ingesson per il Bologna. Questa retrocessione è stata cercata, conquistata e meritata.

Il registro degli indagati è zeppo di nomi, ma è il presidente Garrone, a 11 mesi dall’essere portato in trionfo, che viene accusato dalla piazza di aver smontato il giocattolo senza avere in mano pezzi nuovi e nemmeno istruzioni per rimontarlo.

Oltre al medicarsi le scottature causate dallo scudetto conquistato da Cassano con il Milan e le raffiche di gol segnati dal “Pazzo” con la casacca dell’Inter, i tifosi della Samp se la prendono anche con Curci, che paga, non tanto una stagione fallimentare, quanto il paragone con la precedente annata monstre di Storari. In attacco Big Mac gira a vuoto, Macheda è irritante nella consapevolezza della sua permanenza ad interim e del suo sicuro ritorno sotto le ali di Sir Alex Ferguson, poi ci sarebbe Biabiany, che non farebbe così male se non fosse schiacciato dalla responsabilità di essere “quello che ci hanno dato per Pazzini”. Nelle more è scomparsa pure la stellina Poli, che la retta via sembra aver smarrito.

A rendere la situazione degna di una piece di Harold Pintera arriva anche una conferenza stampa di Cavasin (che ha perso pure quel baffo da “figu” che lo rendeva simpatico) nella quale il tecnico si definisce un fenomeno e un mago della panchina, nonostante una media punti da far riconsiderare con maggior rispetto la breve, benché indimenticabile, conduzione di Maifredi del Brescia edizione 94/95.

La sceneggiatura è stanca e scontata come quella di un cine panettone, il Genoa si porta a casa il derby al 93esimo e, sette giorni dopo, i protagonisti si ritrovano tutti nella stessa stanza, a dover spiegare l’un l’altro equivoci e tradimenti ben chiari, invece, agli spettatori. A Marassi, contro un Palermo che ciondola stancamente da quattro mesi, la Samp si arrende ai suoi demoni, i blucerchiati tornano in serie B in una delle retrocessioni più incredibili della storia.

Sebbene già il Chievo avesse abbinato preliminare di Champions e retrocessione e pure la Lazio ci fosse andata vicino, quelle stagioni erano partite subito male, la Samp, invece, si è trovata in acque burrascose senza essersi preparata minimamente e, anzi, nell’ultimo attracco su terra ferma, ha ben pensato di liberarsi degli inutili giubbotti di salvataggio.

Adesso non puoi parlare ad un doriano di calcio, sentiresti il drugo Lebowsky avvertirti: “sono dei nichilisti, non credono in niente” perché non puoi credere in niente se la squadra che ha battuto l’Inter del Triplete e vinto all’Olimpico contro una Roma che sembrava inarrestabile, la stessa squadra che si è fermata a quaranta secondi dalla Champions League, adesso si trova in serie B.

giovedì 16 giugno 2011

Esquina Blaugrana

Se devo essere sincero, non sto capendo niente. I dribbling del Barcellona sul mercato mi hanno messo a sedere.
Prima Giuseppe Rossi, poi Alexis, poi Kiko Fermenia dell'Hercules o Jose Enrique del Newcastle. Da ultimo Araujo (Boca), Thiago Silva e Pastore, oltre al culebron Cesc Fabregas, immancabile ormai d'estate come i servizi del TG sulle coste piene di meduse e la gente che stramazza in centrocittà ad agosto.
Non mi interessano questi nomi.
Sono trattative inverosimili. Troppo dispendiose e forse al massacro, visto che in quasi queste tutte potrebbe rientrare mezza cantera (tra gli altri, Montoya, Thiago, Bojan, Soriano e Jeffren).

Procediamo per punti. Giuseppe Rossi - Al momento la trattativa che ha più possibilità di andare in porto. Il Barca offre 17mln di fisso più un variabile di 10mln sul rendimento del giocatore nei prossimi anni. Il Villareal chiede 30 senza variabili. Gap colmabile. Però attenzione: Rossi è seconda punta, non laterale. Alexis - Credo sia un acquisto infattibile. E va pure fatta bene. Stimo Sanchez ma 40 mln per un giocatore che ha ben fatto (in discontinuità, ricordiamolo) per una stagione o poco più sono troppi. Pozzo avrebbe rifiutato 25 + Bojan. Lo vedo al City. Kiko Fermenia / Jose Enrique - Kiko è più offensivo. Jose "The Bull" Enrique più affidabile. Tra i due terrei Maxwell. Ma questa è una battaglia che in Spagna non si può combattere. Araujo - Se prendi un prospetto sudamericano tra i 15-20 che Boca e River sfornano all'anno e volti le spalle a Bojan occorre che ti confessi dal prete. Cesc Fabregas - Basta! E' un'ossessione! Costa una marea di soldi e l'Arsenal gioca al rialzo ogni giorno di più. Alla fine arriverà. Con buona pace di tutti. E Pep avrà a disposizione uno schema differente dal 4 3 3. Thiago Silva - Ecco.. La trattativa Thiago Silva è chiaramente irrealizzabile. Se il Milan cede il miglior centrale in Italia può ben scordarsi di fare qualcosa in Champions l'anno prossimo. Se il Barca acquistasse Thiago Silva.. beh.. troppo bello anche solo crederci ad un fichaje del genere! In verità il centrale è quanto di più vorrei da questo mercato. Partire in emergenza, con Mascherano o Abidal al fianco di Piquè (Puyol ha il ginocchio appena rifatto e ci metterà un pò a riprendersi e Milito va via), è una soluzione che non mi convince. Pastore - Se Pastore va al Barca io sto male. Pura fantascienza. Zamparini poi chiede cifre esorbitanti.. 50mln.. In sostanza, l'unica trattativa che mi convince è quella per Silva. Le altre non credo siano di impatto.

Sponda Real. Secondo me Perez - che ha già preso Sahin ed Altintop - arriva a Neymar ma non al Kun.

Deve fare il grande colpo anche quest'anno. Solo non si capisce in quanti siano sulla trequarti e sull'esterno. Contiamo: C. Ronaldo, Ozil, Di Maria, Altintop, Kaka, Sahin, Neymar.. Più la punta.

Bah.. Contento Mou, contenti tutti.

In tutto ciò mi chiedo: Tevez, che è il vero pezzo pregiato di questo mercato, l'unico veramente in grado di spostare gli equilibri di un campionato o di una Coppa, dove va? Dionigi ieri, davanti ad un'ottima patata blu, non ha saputo darmi una risposta. Chiudo facendo presente che il gran colpo nel frattempo l'ha messo a segno il Malaga, comprando Ruud.

lunedì 13 giugno 2011

Adieu, Monacò!

"Monaco? Io conosco Bayern Monaco, Monaco di Montecarlo, monaco del Tibet, G.P. di Monaco. Non ne conosco altri". Josè Mourinho
Non so spiegare bene i motivi ma so che comunque li comprenderete, e li condividerete, se affermo che sono contento che il Monaco, la squadra appunto del principato di Monaco che milita nel campionato francese, quest'anno è stata retrocessa in Ligue 2, la serie B transalpina. L'ultima partita sul campo del Lione è stata fatale alla compagine monegasca, che perdendo 2-0 è precipitata al 18esimo posto, salvando peraltro proprio i nemici del Nizza (quella Dinamo Nizza mitizzata da Enrico Brizzi in Bastogne). Tenterò allora di fare un po' d'ordine nel mio rapporto con i biancorossi.

***

Penso che questa acredine nasca nel marzo del 1992. Io avevo nove anni ed ero molto eccitato dall'avventura della Roma in Coppa delle Coppe, una competizione di cui è inutile ripetere ancora una volta quanto si sente la mancanza. La Roma - una Roma targata Barilla che nei miei ricordi sicuramente inesatti sfoggiò, in occasione di quel torneo, la leggendaria maglietta blu cobalto che cercai inutilmente in tutti i negozi di Prati e che, per quanto io sappia, è posseduta solamente da un mio omonimo amico - era arrivata agevolmente, dopo aver eliminato CSKA Mosca e Ilves Tampere, fino ai quarti di finale, dove appunto fu costretta a scontrarsi con i monegaschi. Era una Roma di grande mentalità, con dei buoni giocatori, molti dei quali - oltre ad aver vinto la Coppa Italia l'anno precedente - erano anche stati gli artefici della formidabile e sfortunata cavalcata nella Coppa Uefa da poco persa in finale con l'Inter. Mia sorella ancora non esisteva e dunque io mi godevo le partite europee nella vecchia cameretta in fondo alla casa, con il divano celeste, la moquette verde acqua e la carta da parati a pois proprio di quei due colori. Facendomi spazio tra i Lego disseminati per la stanza, mi lasciai guidare dal saggio Gianni Cerqueti per tutti i novanta minuti dell'andata, in cui, nonostante una buona pressione, l'Olimpico non potè esplodere di gioia neanche una volta. Zero a zero. Questo Monaco era una buona squadra e dunque ci presentammo il diciotto marzo allo stadio Louis II con un discreto timore. Probabilmente avevo appena finito di mangiare, con il vassoio appoggiato sul tavolino, mentre scendevano in campo queste due formazioni:

Monaco: Ettori, Valery, Sonor, Petit, Mendy, Puel, Rui Barros, Dib, Weah, Passy, Fofana.
Roma: Zinetti, Garzya, Carboni, Piacentini, Aldair, Nela, Haessler, Bonacina, Voeller, Di Mauro, Rizzitelli.

La partita fu decisa da un lampo del genietto Rui Barros allo scadere del primo tempo. Un solo gol bastò al Monaco per proseguire il suo cammino. Per la Roma, e per me, non ci furono mai più Coppa delle Coppe, magliette blu e sfide allo stadio Louis II. Dopo poco tempo, avrei anche dovuto traslocare nella stanza a fianco.

***

Qualche anno dopo, ero ormai adolescente, passai un paio di settimane in vacanza con la mia famiglia in una strana Costa Azzurra, una Costa Azzurra medio borghese la chiamerei. A metà agosto, in anticipo rispetto a quello italiano, iniziò il campionato francese, e il Monaco sfidava in casa il Sochaux. Costrinsi mio padre a rinunciare ad un pomeriggio di spiaggia e ad accompagnarmi allo stadio. Era un bel Monaco: ci giocavano i giovani gioelli della casa, quel David Trezeguet e quel Thierry Henry che con le loro zampate avrebbero segnato un decennio di football europeo. La partita era alle cinque e noi, alle quattro e mezza, eravamo nel centro di Montecarlo. Ora, Montecarlo non è molto grande, direi che è grande come Avellino (le cose in comune finiscono lì. E - sia chiaro - è un complimento alla capitale irpina). Peraltro, non mancavano i cartelli che indicavano la direzione per lo stadio. Tuttavia, non lo trovavamo. Ci sembrava di essere stupidi. Seguivamo le indicazioni e arrivavamo lì dove doveva essere, eppure questo stadio non saltava mai fuori. Chiedevamo indicazioni ai passanti che con i loro rolex Daytona ci spiegavano che era lì, proprio dietro quel grattacielo, eppure dietro il grattacielo non c'era nessuno stadio. Bene o male gli stadi sono tutti uguali visti da fuori, voglio dire, si riconoscono lontano un miglio. Il Louis II no. Noi girammo per un'ora intorno al Louis II, certi che quello non potesse essere uno stadio. Ed invece, quell'elegante costruzione che sembrava un residence di Vigna Stelluti o un centro commerciale brianzolo, era proprio uno stadio. Atmosfera da stadio, zero. Parcheggiammo nel garage sotterraneo, che peraltro tanto sotterraneo non era, visto che è il campo da gioco a trovarsi al terzo piano, e salimmo ai botteghini per comprare i biglietti. La partita era appena iniziata. Ai botteghini c'era una folla assurda di vacanzieri che avevano avuto la mia stessa idea. Rolex Daytona volteggiavano nell'aria afosa di una fila allo sportello che sembrava di essere alle Poste di piazza Mazzini. Dopo oltre venti minuti mio padre riuscì a comprare due biglietti - carissimi. Con i tagliandi in mano, facemmo il nostro trionfale ingresso nello stadio neoclassico. Ci sedemmo ai nostri posti giusto per renderci conto che stavano già 2 a 1. D'altronde era la mezz'ora. Non successe più molto per il resto dell'incontro, a parte un paio di gol inutili dei monegaschi. Trezeguet neanche giocava perchè era in partenza. Ci rimasi molto male. Tornando a casa comprammo una torta della nonna a Villefranche e durante tutta la cena indossai una maglietta del Marsiglia che avevo comprato a Nizza.

***
Poi ci fu la Champions League del 2004. Ecco, quel Monaco era una squadra eccezionale. Una di quelle che più mi ha esaltato. Tutti si ricorderanno dei magnifici exploit contro Real Madrid e Chelsea. Degli otto gol rifilati al Super Depor. Il Monaco di Deschamps, sfavoritissimo, ribaltò tutti i pronostici e diede due lezioni di calcio ai nobili avversari. Fu l'anno dell'esplosione dei vari Evra, Rothen, Giuly, Plasil, Squillaci, Pršo, Plasil. In porta il vecchio Tony Silva, in attacco il leggendario Morientes, dandy dell'area di rigore e mio nume tutelare nei campi di calciotto della capitale. Ricordo quel suo incredibile destro in corsa, sotto l'angolino, contro il Chelsea, o quel meraviglioso colpo di testa contro gli ex amici del Real Madrid che l'avevano scaricato, con quella melena nera elegantemente tagliata, una grazia paragonabile solo alle prime di servizio di Michael Stich. In panchina poi scalpitavano due giovanotti di belle speranze come Nonda e Adebayor.

(Su Nonda vorrei aprire una parentesi che non riguarda il suo impalpabile passaggio a Roma. La sera di un non precisato passato, diciamo agli inizi degli anni duemila, prima insomma che Shabani finisse al Monaco, stavo guardando un programma di Michele Plastino in televisione. Tra gli ospiti ve ne era uno che era riverito, e un po' preso in giro, per essere un grande esperto di calcio mercato internazionale. Siccome in quei giorni si giocava, o si stava per disputare, un importante torneo giovanile - probabilmente il mondiale under 20 - Plastino gli chiese i due nomi su cui puntare ad occhi chiusi per il futuro. L'esperto - chissà perchè mi è rimasto impresso questo ricordo anonimo - fece due nomi: Eriberto, mezzapunta brasiliana, e Shabani Nonda, centrattacco africano. Su Eriberto - il mitico Luciano - e sul perchè sembrasse un fenomeno di fronte a ragazzini appena usciti dalla Maturità, lascio spazio a post futuri. La cosa che mi colpì è che come quello pronunciò il nome Shabani Nonda tutti i presenti in studio, Plastino compreso, iniziarono a ridere come dei matti, a prenderlo in giro, a sbeffeggiarlo, gli sembrava divertente il nome, finchè uno chiosò, tra le lacrime per le risate, che ci mancava solo che la Roma si comprasse Gigi Sabani. Ecco, con queste righe voglio rendere onore a quell'esperto che ci aveva visto lungo)

Quel Monaco me lo gustai tutto a casa del mio amico Giovanni. La sera, dopo le partite di calciotto in cui mi guardavo bene dal mettere la gamba, salivo in camera sua, mi mangiavo le polpette con il purè su un vassoio (elemento ricorrente della mia vita gastronomico-calcistica, a partire dai pranzi alla tavola calda il Trentino, bizzarramente chiuso il sabato) e ammiravo le gesta di quella vittima sacrificale che si trasformava in spietato Davide contro Golia. Eccitati dalla cavalcata dei biancorossi, la delusione per la sconfitta contro il Porto di Mourinho in finale fu così cocente che mi fece odiare tutto l'amore che avevo concesso a quella squadra, che proprio sul più bello mi aveva tradito.

***

Si arriva così alla cronaca. Quest'anno non ho mai visto una partita del Monaco, neanche della Ligue 1 se è per questo, e ignoravo chi componesse la rosa dei monegaschi. Come ha fatto una nobile a decadere così in basso? Sono andato sul sito per spulciarmi gli artefici di tale disastro e ho visto cose che voi non potete neanche immaginare. Il Monaco - sono arrivato alla conclusione - è scesa in Ligue 2 perchè ha una squadra di merda. Punto. Ditemi se questo è un centrocampo degno di un campionato europeo: Nkoulu, Malonga, Haruna, Gosso. A gennaio, per unire un po' di fosforo e piedi buoni a questi corridori, al posto di prendere un Baronio qualsiasi (che all'Atletico Roma sembra Beckenbauer, e probabilmente lo sarebbe sembrato anche al Louis II) si buttano su Mahmadou Diarra del Real Madrid. Ditemi poi se ti puoi salvare con un centravanti coreano e una seconda punta honduregna col nome di uno zerbino. I tempi del Moro Morientes sono lontanissimi.

***

Cosa rimane dell'Hotel de Paris e dei lustrini, delle paillettes e delle serate di gala, dei panfili e dei tappeti verdi, delle passerelle dei famosi e dei rubinetti dell'acqua lasciati scorrere? Cosa rimane del bastone da passeggio del Principe Ranieri il cui pomello svitabile conteneva in realtà una boccetta di grappa? Cosa rimane di Rui Barros e Trezeguet, di Morientes e Henry, di Prso e Menez? Solamente un principe con le physique du role di un impiegato al catasto, una moglie senza charme, qualche incidente stradale regale scolpito negli archivi di Chi, due ex principesse costrette a fare i conti col tempo che passa, un paio di nipoti bori, le strette del fisco italiano, la villa di Tulliani, una squadra senza tifosi, uno stadio mimetico buono giusto per ospitare stronzate tipo il Golden Gala, qualche serata di beneficenza, le residenze dei tennisti in pensione, le ostriche surgelate che arrivano dall'Ecuador, e la Ligue 2. No, Monacò, non ci mancherai. Adieu!

giovedì 9 giugno 2011

Tutto il resto non è noia. PARTE I


ALBANIA: Vince il campionato lo Skenderbeu. La squadra di Coriza (85.000 anime al confine con la Grecia) torna alla vittoria dopo 78 anni e dopo 4 trionfi consecutivi delle squadre della capitale (Dinamo e KF Tirana). Grande protagonista è Alfredo Rafael Sosa (scuola Estudiantes) che con 13 centri aiuta, e non poco, la squadra biancorossa a portare a casa il campionato (secondo consecutivo per lui dopo quello vinto con la Dinamo Tirana). Campionato con giallo, visto che a poche giornate dal termine la seconda classificata, il Flamurtari Valona, ha abbandonato il campo di gioco durante il match contro il Vllaznia di Scutari a seguito di un rigore particolarmente dubbio assegnato al Vllaznia(in quel momento il Flamurtari era in vantaggio per una rete a zero) perdendo così la partita a tavolino e ottenendo anche 3 punti di penalizzazione. Ho cercato di capire qualcosa in più sul perchè di questa scelta (anche attraverso svariati dizionari on line), ma essendo l'albanese un lingua complicata quanto quella di Pingu, ho potuto intuire soltanto che, a quanto pare, l'esito del campionato è fortemente condizionato dal governo. La coppa nazionale va, invece, al KF Tirana che in finale batte ai rigori i cugini della Dinamo. Retrocedono, purtroppo, il Besa Kavaje (campione di Coppa e Supercoppa nelle edizioni del 2010) e con solo 12 punti conquistati l'Elbasani - in realtà i punti sarebbero 15 ma 3 punti sono stati tolti in seguito al mancato pagamento dello stipendio del calciatore croato Darko Peric.
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ANDORRA: Il Santa Coloma FC la spunta al girone play-off e si laurea campione per la seconda volta consecutiva. Ha, infatti, avuto la meglio su: UE Santa Coloma, FC Lusitanos e UE Saint Julia. Il Saint Julia si riscatta con la vittoria in Coppa per 3 a 1 contro l'UE santa Coloma (replica della finale 2010 finita 1 a 0 per il Saint Julia). Retrocedono il CE Benfica e, dopo il play-out, l'Encamp - sconfitto dall'Engordany. Il campionato andorrano deve essere entusiasmante come un disco di Gegia.
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ARMENIA: Per la decima volta di fila il Pyunik (squadra della capitale, Yerevan) porta a casa lo scudetto armeno. In 20 edizioni il Pyunik ha messo in bacheca 13 titoli, il che fa capire che il campionato armeno è avvincente quanto un puntata della signora in giallo la mattina alle 9 e un quarto, dove scopri il colpevole dopo appena dodici secondi (la signora Fletcher è ancora viva?). La Coppa la porta a casa però il Mika, che rifila 4 paste 4 allo Shirak.
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AUSTRIA: Dopo 12 anni titolo allo Sturm Graz (il terzo). La compagine della Stiria (ex squadra del "Principe" Giannini e di Enzo Gambaro) precede di tre lunghezze il Salisburgo. La coppa va al Ried che si libera in finale dell'Austria Lustenau, grazie ad un secco 2 a 0. Retrocessione per il Lask Linz che lascia il posto all'Admira promossa dalla seconda serie (Erste Liga).
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BELGIO: Il regolamento del campionato belga è complicato, credo sia meno difficile imparare a giocare a Mahjong e forse ci si rompe anche meno le palle. In realtà il Belgio sta tirando su una bella generazione di ragazzini terribili e il livello del campionato si è parecchio alzato, merito dei vari Witsel, Lukaku e Vossen. Tra qualche anno i diavoli rossi regaleranno qualche soddisfazione, di questo ne sono certo. Tornando al campionato, l'Anderlecht è stato in testa tutta la stagione, ma ha perso i play-off scudetto che si giocano con un mini campionato a 7 (beffato anche dallo Standard che si classifica secondo e accede al terzo turno di Champions). A trionfare è il Genk (ultimo titolo nel 2002). Lo Standard conquista la sua sesta coppa nazionale in finale contro il Westerlo, grazie alle reti del franco congolese Mangala e del bosniaco Mravac.
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BULGARIA: Rivince il Litex Lovec, ma la notizia non è questa. Vince la coppa il Cska Sofia. ma la notizia non è neanche questa. Il maliano(nato in Francia) Garra Dembelè è capocannoniere con 26 goal e la notizia è questa. Vi chiederete giustamente il perché. Il buon Garra oltre a girare con patenti false e a farsi trovare regolarmente in stato di ebbrezza al volante, è colui che anni fa finì in prima pagina in Italia per il presunto stupro di una ragazza americana a Roma.
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CROAZIA: Campionato sempre aperto con la Dinamo Zagabria che trionfa al fotofinish (sesto titolo consecutivo) sul simpatico Haijduk Spalato, appena 17 i punti di distacco tra le due formazioni. Contentissimo per il grande Leandro Cufrè che milita nella squadra di Zagabria ed è sempre nel mio cuore. In Coppa - a sorpresa - trionfa.. la Dinamo Zagabria in una finale vietata ai deboli di cuore! Vince infatti di misura 5 a 1 in casa e si aggiudica il ritorno con un 3 a 1 in trasferta contro il temibile Varazdin squadra di Davor Vugrinec.
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DANIMARCA: 26 sono invece i punti di distacco tra FC Copenhagen e Odense. FC Copenhagen protagonista anche in Champions, grazie soprattutto a mister Stale Solbakken (lui si che merita un post) che in 5 anni ha creato un vero e proprio capolavoro. Solbakken il prossimo anno allenerà il Colonia. In Coppa secondo successo di fila per il Nordsjaelland. Promosse in Superliga l'AG Aarhus squadra del cuore del grandissimo amico di LB Stig Tofting e il Koge 11 nel quale milita Mads Laudrup figlio di Michael.
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GEORGIA: "Vabbè in Georgia avrà vinto la Dinamo Tblisi".. No, in Georgia ha vinto lo Zestafoni squadra fondata dal 2004 il cui nome ricorda un medicinale contro l'ulcera ("Mi prende uno Zestafoni dopo i pasti"). La coppa va al Gagra FC squadra dell'Abcasia repubblica autoproclamata riconosciuta da Russia, Nicaragua, Nauru e da Topolinia.
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GRECIA: Titolo Numero 38 per l'Olympiacos, secondo posto per il Pana. Ma la notizia è che l'Iraklis nonostante i 35 punti conquistati viene retrocesso in seconda serie per debiti (strano perchè in Grecia se la passano bene ultimamente). Retrocedono anche il Pansecomeminchiasiscrive e il Larissa. Quello del Larissa è un flop inspiegabile, vista la presenza in squadra di quella famelica macchina del gol che risponde al nome di Makinwa. Coppa nazionale all'AEK (3 a 0 in finale contro l'Atromitros).
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LUSSEMBURGO: Il DudelangeF91 vince il suo nono titolo. Il Differdange vince anche la Coppa.. ma sinceramente trovo più stimoli nel parlarvi del "Lancio del nano".. antica e nobile disciplina australiana che prima o poi arriverà alle Olimpiadi. Le regole base sono due: il nano deve essere consenziente e non deve emettere suoni durante il volo.
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MACEDONIA: Storica prima vittoria per lo Skendija 79, squadra di Tetovo (dove è nato Dzemaili), città più albanese che macedone.. su 100.000 abitanti, 70.000 sono albanesi. Il gruppo ultras dei Ballist (nazionalisti albanesi) si è reso protagonista di diverse azioni, la più spettacolare a Kicevo contro il Napredok, dove sono riusciti ad issare la bandiera albanese al posto di quella macedone. La Coppa nazionale è stata vinta dal Metalurg, una delle squadre della capitale, mentre è retrocesso il Vardar, club storico del campionato macedone.
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MALTA: Campionato vinto dal Valletta, coppa portata a casa dal Floriana, che altro dire? Volete sprecare altri secondi preziosi della vostra esistenza per sapere chi sale e chi scende??? Fatevi una vita!
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MOLDAVIA: Vince il suo primo titolo il Dacia Chisinau, in coppa trionfa l'Iskra-Stal. Durante la ricerca per trovare qualcosa di minimamente interessante sul campionato moldavo, ho smarrito i miei testicoli.
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MONTENEGRO: La quinta edizione del campionato montenegrino di calcio è vinta dal Mogren, la Coppa invece finisce nella bacheca del Rudar. Mi sono accorto che da 12 minuti circa, spulcio siti di squadre montenegrine, la cosa è grave.

domenica 5 giugno 2011

Scommettiamo che Signori non c'entra niente?

l'età dell'innocenza
Poco ci manca che dicano che in realtà, come giocatore, non era poi niente di che, che i gol erano tutti facili, che probabilmente si comprava anche quelli, che Sacchi aveva ragione, che non è mai stato decisivo. L'hanno fatto con Lars Von Trier (Curzio Maltese, un personaggio che mi repelle e che speravo di non dover mai digitare, se non in un Obituary, è arrivato a scrivere su Repubblica, dopo i famosi fatti di Cannes, che in realtà il regista danese è sempre stato sopravvalutato, che i suoi film non valgono niente, che Idioti - titolo di un suo bellissimo film, un inno alla libertà e alla diversità - erano lui e i suoi pensieri, perchè sarebbe impossibile giustificare che il bricconcello che fa sparate filo-naziste - lo stesso che, ricordiamolo, per anni ha fatto sparate filo-marxiste, filo-antimperialiste, filo-antiamericaniste, filo-qualunquecosaglifacessepubblicità - è anche un artista eccezionale), non vedo perchè non possano farlo anche con Beppe Signori. Uno che, come me, come Fabrizio Frizzi e come Charles Bukowsi, ha commesso un solo errore nella vita: gli piace scommettere. Scommettere pesante, ma quello è solo questione di mezzi a disposizione.

Lo dico subito: non credo che Beppegol si comprasse le partite. Un vero scommettitore (e uno che scommette su tutto, a partire dal sublime "buondì in trenta passi", che mi ha ricordato un Natale di qualche anno fa in cui un conoscente scommise di mangiarsi un intero pandoro senza bere) vive per il rischio, per l'alea, per l'adrenalina, per l'ebbrezza del risultato in bilico. Un vero scommettitore gioca per dare un senso a una partita inutile in cui non tifa per nessuna delle due squadre, non per fare i soldi. Fare i soldi è il miraggio, quello che c'è oltre, ma non è il primo fine, semmai è il secondo. Comprarsi una partita è come comprarsi l'amore da una mignotta, il sole in un solarium, gli addominali scolpiti con quella crema che reclamizzano in televisione che opera da sola, di notte. Noi no: noi corteggiamo come Gigi Rizzi ballando il flamenco a piedi nudi sui tavoli della cena, noi prendiamo il sole a Villa Borghese con i giornali e la crema Nivea, noi ci teniamo in forma facendo due set a tennis con gli amici. 

Ci metto la mano sul fuoco, caro Beppe, che ti hanno messo in mezzo. Che non esiste alcun gruppo dei Bolognesi, che era tutto un gioco, che tu non sapevi nulla dell'Over di Inter-Lecce, che infatti non è mai accaduto. Che tu ci hai investito 60 mila euro proprio perchè sapevi che poteva non accadere, perchè quello è il bello delle scommesse, il saper perdere tutto. Altrimenti quei soldi li avresti investiti da Lande come il tuo amico Ruggero, il tuo amico Giovannino, il tuo amico Ciccio - e guarda un po', li avresti persi anche lì, ma senza il piacere di rischiare quelle perdite.

Mi pare ridicolo accanirsi adesso, scoprire adesso, che il calcio italiano è malato. Ma c'era bisogno delle intercettazioni di Paoloni per rendersi conto che le partite sono più truccate di Sean Penn nel nuovo film di Sorrentino? A memoria, quindi solo per la serie A, penso al pari senza tiri di Chievo-Samp, alle sconfitte del Bologna, al pareggio tra Catania e Chievo, l'anno scorso ai "regali" che Genoa e Cagliari fecero alla Lazio...Che facciamo, li mettiamo in fila e li fuciliamo tutti? Lì però nessuno diceva nulla. Si parlava di "diverse motivazioni". Ma perchè poi, così come i giocatori e i presidenti si vendono le partite, non si vendono anche i giornalisti sportivi? Quanti ce ne sono di prezzolati là fuori? Un'immensita. E non solo sportivi. E perchè gli assessori non si vendono le autorizzazioni per un vestito nuovo? Le ragazze non si vendono i loro corpi per una parte in una fiction? Le cameriere degli alberghi non si vendono per trenta denari?

E il calcio internazionale? La FIFA si è venduta un Mondiale!
(Peraltro, dicono che le partite delle serie inferiori in Belgio e Olanda sono diventate motivo di grande attenzione per gli scommetitori cinesi, che vi investono grosse cifre. Dicono che a bordo campo, negli stadi delle partite delle serie inferiori in Belgio e Olanda, ci sono più cinesi con i walkie talkie che tifosi)

E che c'entra il Beppe Nazionale in tutto questo? Che male c'è, in caso, a credere ad una soffiata, così come si crede all'amore? Beppe insegue un'emozione, così come la inseguo io, la inseguiva Bukowski, e tutto il suo catalogo di perdenti alle corse dei cavalli. Scriveva nel suo quasi-diario Il capitano è fuori a pranzo:
"Davanti a me c'erano gli stessi tre tizi che avevo visto tutta la settimana. Uno sulla sessantina vestito sempre di marrone con un cappello marrone. Accanto a lui un altro tipo più anziano, sui sessantacinque, i capelli bianchissimi, bianchi come la neve, il collo curvo e le spalle cadenti. Di fianco un orientale sui quarantacinque anni che continuava a fumare sigarette. Prima di ogni corsa discutevano fra loro su quale cavallo puntare. Sono scommettitori sorprendenti, più o meno come l'Urlatore Pazzo di cui vi dicevo. Vi spiego il perché. Ormai mi siedo dietro di loro da due settimane, e nessuno di loro ha mai preso un vincente. E scommettono anche su probabilità scarse, ossia fra due a uno e sette o otto a uno. Vale a dire magari quarantacinque corse per tre scelte. Vale a dire centotrentacinque scelte senza un vincitore. E' una statistica davvero sorprendente. Pensate. Diciamo che se ognuno di loro prendesse un numero come uno o due o tre e tenesse sempre quello automaticamente beccherebbero un vincente. Invece saltando qua e là, usando tutta la loro intelligenza e conoscena chissà come riescono sempre a sbagliare. Perchè continuano a venire all'ippodromo? Non si vergognano della loro inettitudine? No, c'è sempre la prossima corsa. Un giorno faranno il colpaccio. Grosso."
Beppe, quei tre (quello vestito marrone, quello coi capelli bianchi e l'orientale che fuma) siamo noi, saremo sempre noi, perchè questa vita fa schifo, è una vera merda, e l'unico modo per darle un senso, per renderla più digeribile, è quella di giocarci sopra, come se si trattasse di un carrello di bolliti che non sanno di niente e che bisogna accompagnare con un po' di belle salse, tipo quelle piccantelle di Mantova. Siamo noi, io che ho scommesso la prima volta, vincendo peraltro, sulla semifinale Francia-Croazia 2-1 dei mondiali del '98 (avevo dunque 14 anni, alla faccia dei divieti SNAI), il vecchio ubriacone Snorklund (così chiamato da me e Nesat perchè vive dentro la SNAI di piazza Mancini e quindi è un mobile IKEA, da cui il nome) che raccatta tutte le monete di rame che trova in giro per farsi una Peroni e una giocata, i tre amici de La vita da boheme di Aki Kaurismaki, Nesat con il suo sistema infallibile che però fallisce sempre, Fabrizio Frizzi con i suoi energumeni che trasportano i camion sulle spalle, il Fornaretto e i suoi amici alcolizzati che fanno colazione col Campari gin all'ormai defunto Snack B e intanto si studiano le quote, il Pa che scommette un millino sul campionato messicano, il mio amico che si gioca i punti (punto per punto) delle partite di tennis, il Maestro che illuminava due fratelli amici nostri sulle statistiche dei calci d'angolo, i filippini sfregiati che giocano a un gioco misterioso intorno ad un tronco d'albero di piazza Manila, i compagni di classe delle elementari con cui ci giocavamo le biglie, Charles Bukoswki e le sue infinite mattinate ai cavalli, Malf che non perde mai occasione di provare la fortuna con un gratta&vinci, "e che un giorno farà un colpaccio. Grosso". 

Beppe, noi siamo con te, perchè la vita è un gioco e il gioco è rischio. Un giorno tutto questo sarà finito, la macchina del fango non avrà più benzina, e noi saremo lì a scommetterci gli anni di galera per calunnia e le migliaia di euro per le diffamazioni, e vedrai che lì faremo il colpaccio, quello grosso.