martedì 17 maggio 2011

Villas Boas chi???



Il tam tam è cominciato da tempo, non si parla d’altro e tutti sembrano volerlo. Tutti lo conoscono, tutti ne masticano il nome ma.. sappiamo davvero chi è Villas Boas? E soprattutto importa saperlo per davvero?
Il curriculum sembra davvero perfetto ed accattivante: giovane, belloccio e affamato di gloria calcistica tanto da essere accostato a tutti i club d’Europa. La carriera è di quelle folgoranti, soprattutto per un classe 1977 (uno che per età in Italia neanche vivrebbe da solo), la stagione sta per chiudersi tra mille fasti alla guida della più blasonata delle squadre portoghesi.
Il paragone con Mourinho è fin troppo facile (anche se la rottura fra i due pare insanabile), infatti Villas Boas è della stessa covata di Robson, in particolare beneficiato dal fatto di esserne il vicino di casa. Quello che lo forgia però è lo Special One, in particolare affidandogli quello che è l’incarico più delicato e prestigioso: l’addetto alla strategia. Villas Boas infatti negli anni del Chelsea è quello che viaggia per trovare i punti deboli delle altre squadre, l’occhio che consente a Mou di predisporre le sue machiavelliche “contro tattiche”. Così lo stesso André descriveva il suo lavoro: "My work enables Jose to know exactly when a player from the opposition team is likely to be at his best or his weakest. I will travel to training grounds, often incognito, and then look at our opponents' mental and physical state before drawing my conclusions and presenting a full dossier to Jose."
Da vero e proprio agente segreto calcistico ad allenatore il passo è breve: un’esperienza breve e romanzesca con la nazionale delle Isole Vergini, una rocambolesca salvezza con l’Academica di Coimbra e, infine, l’approdo al Porto culminato nella stagione trionfale che tutti sappiamo.
Pagato il debito alla biografia possiamo parlare di ciò che Villas Boas significa come personaggio nell’odierno calderone calcistico, di come la figura dell’allenatore sia plasmata anch'essa sui dettami della società dello spettacolo. E’ incredibile infatti come un trentacinquenne che non ha mai giocato a calcio (“non ne ho mai avuto il tempo” ha dichiarato con un pizzico di spocchia e superando quindi il ressentiment da calciatore fallito dei vari sacchi & Co.) e ha imparato a fare il manager giocando a Scudetto, sia potuto arrivare al vertice del calcio europeo in maniera ancora più rapida del suo mentore Mou.
Oramai la figura dell’allenatore prescinde da una formazione propria e tipica, ma necessita di un quid di appeal estetico, familiare (AVB è nobile e di origine inglese) e la sfacciataggine di sapersi proporre con la leadership di un politico. Obama, Cameron, Westerwelle e Villas Boas sono dunque figli della stessa cultura.
Restando nel seminato calcistico, mi pare che Villas Boas sia la versione aggiornata di Mancini e Mourinho shakerati e non agitati. Già perché lo stesso tecnico italiano ha beneficiato del suo essere mediaticamente glamour, riuscendo saltare la gavetta: il valore mitopoietico della sua sciarpa bilancia nettamente la sua paracula assenza di un gioco vero e questo conta più di tutto.
Come Mou, più di Mou, invece AVB ha la capacità di salire la scala sociale del calcio, novello Rastignac, flirta e si propone alle squadre più blasonate sapendo che, nella società dello spettacolo, la notizia più è falsa e più dunque è parte del vero. Fa sorridere come la sua immagine puramente mediatica sia capace di infiammare i tifosi di mezza Italia e mezza Inghilterra, che non lo hanno mai visto ma lo conosco attraverso le immagini, immagini che creano immagini, in una spirale crescente di carta (pesta) stampata.
Carta stampata affamata di creare la replica seriale di Mourinho, perché la ripetibilità e non l’unicità sono le cifre stilistiche dello spettacolo che ci domina.
L’atteggiamento di Villas Boas, presenzialista nel negarsi, personalmente mi ricorda quello di Roberto Saviano (sono tutti e due della bilancia), altra icona del modello autopoietico della celebrità contemporanea…
Che sia veramente bravo André cosa importa? Tutti ne parlano, nessuno lo conosce e quindi tutti sembrano volerlo… “Nel mondo realmente rovesciato il vero è un momento del falso.”

14 commenti:

  1. Sublime Gegen.. nel tuo ritratto sul nulla di Villas Boas hai colto appieno le rappresentazioni della società del calcio spettacolo, ma non avevo dubbi.. Dalla riproducibilità infinita dell’artefatto (il nuovo Mou), al capitale che diventa immagine (la figura di VB che trascende e poi sostituisce il lavoro, altrimenti detto carriera o gavetta da calciatore), dal feticismo dell’immagine (il tecnico rimpiazzato nemmeno più da un tecnico di immagine ma dall’immagine di un tecnico) al simulacro (la non notizia che ha lo stesso valore mitopoietico della notizia..)

    Aggiungo un’idea.. La rappresentazione toponomastica di VB non è tanto la Porto che gli ha dato i natali (anagrafici e del prossimo salto nel calcio d’elite) ma la parentesi di Coimbra.. città di transizione che è ora sublima un paese che non esiste più (il FMI prima di stuprare la cameriera ha stuprato infatti la democrazia lusitana del suo potere di voto, imponendo la caduta del governo e nuove “libere” elezioni) A metà tra Lisbona e Porto, tra il sud arabo e il nord cristiano, tra la dinastia inquisitoria dei Borgogna e l’illuminismo della sua università.. Coimbra è una città dimezzata..

    Da una parte le macerie di un centro storico fantasma, tanto dimenticato e abbandonato quanto cuore del desiderio sovversivo degli abitanti dei suoi meravigliosi antichi palazzi divenuti case occupate.. Dall’altra una città industriale che lo circonda e lo contiene, un’immensa colata di cemento tanto costruita in funzione produttiva e poi terziaria quanto rimasta deserta per non essere riuscita ad assolvere la sua funzione di modernità nell’era della crisi portoghese..

    La parentesi di Coimbra come il segno grammaticale che meglio sottolinea l’equilibrio dell’assenza (chi è Villas Boas?) che tu hai individuato come fulcro della sociedade do futebol espetáculo..

    RispondiElimina
  2. Credo che nel 2011, se si vuole parlare di allenatori, sia improponibile un giudizio avulso dalla componente estetica.La società ha inghiottito i miti dell'apparire e ha vomitato vILLAS bOAS. Lui non è altri che un moderno Anticristo, alla pari di Obama e Saviano, amato da tutti di cui nessuno oserà parlare male. Andrè sarà anche ecologista, avrà una stanza solo per i vestiti e preferirà il bagno alla doccia. La sua celebrazione, indipendentemente dalla finale di Dublino è già stata consumata; ricorda il premio Nobel per la pace preventivo ad Obama, potrebbe sembrare un Oscar alla carriera ancora prima di incominciarla. Villas Boas probabilmente morirà in un incidente d'auto lasciando un mito indelebile o cambierà lavoro tra 4 anni; credo sia doveroso che la penna geniale di Mastro disegni il " Villas Boas immaginario"; io personalmente credo che la bellezza salverà il mondo....eterna gloria a VILLAS BOAS

    RispondiElimina
  3. Più di chi è Villa Boas, qualcuno direbbe: PORQUE VILLAS BOAS?

    RispondiElimina
  4. Sarà per mia disattenzione, ma è la prima volta che lo vedo. Se in anticipo sul mio stupore verranno a chiedermi di Villas Boas, risponderò che prima di oggi per me era solo un nome, un'entità immateriale: verrà Villas Boas, l'alternativa è Villas Boas (perché abbiamo un patto con Capello), il sogno sarebbe Villas Boas (ma dobbiamo restare coi piedi per terra, verrà Papadopulo) e così via.
    Chissà se, con un'adeguata strategia di controinformazione, non si potrebbe fare lo stesso con Guidolin. Scrivere su un muro, sussurrare a un passante, lasciare un biglietto stracciato nella spazzatura, Guidolin al Barcellona, Guidolin al Liverpool, Guidolin al Bayern Monaco.
    Ma forse non ha la sciarpa giusta.

    RispondiElimina
  5. Ne evinco che vsotro giudizio (forse) VB non esiste.

    Affascinante.

    Ora attendo la controprova: auspico che venga presp da un qualche club di calcio non lusitano e attendiamo che vinca così, dal nulla, per poi sparire per sempre e creare un demoniaco alone di legenda.

    Tra venti anni, quando LB sarà ormai un ologramma proiettato sui muri di tutti i bar più squallidi del meridione (o, almeno, questo è il mio sogno) ci ritroveremo a dire:

    "Ricordate Vilas Boas?"

    "Come no, quella che ha fatto vincere due champions alla Roma e 3 al Portogruaro se non erro"

    "Esatto. Che fine ha fatto?"

    "Non so, non ricordo. Forse è morto, oppure coltiva cactus in Irpinia"

    "Ma poi perchè, si era stufato?"

    "PIUTTOSTO.. SIAMO SICURI CHE SIA MAI ESISTITO?"

    RispondiElimina
  6. vedo che siamo tutti sulla stessa lunghezza d'onda...
    Bellissima la descrizione di Coimbra come sintesi del paradosso Lusitano.

    @M.S. tu sei uno di quelli che parlava di Spalletti come "icona gay"?

    RispondiElimina
  7. Peraltro faccio notare -ma già lo saprete- che stasera il Porto di VB gioca la finale di Europa League contro una squadra (il Braga)(sic!) che in porta schiera Artur, l'ex portiere della Roma (sic!), quello che Spalletti preferiva a Julio Sergio, quello che un portiere così scarso non si è mai visto all'Olimpico. Quello che secondo me, anche lui come VB, non esiste.
    Oggi comunque paginone sul Corriere della Sera su VB, ma i contenuti assai modesti...

    Tato, VB finirà ad allenare in Molise...

    Arturo, vedrai che VB te lo ritroverai tra i magistrati in commissione...

    M.S. è più probabile che sia il poliedrico VB a scrivere la sua autobiografia immaginaria (chi meglio di lui)...

    Zio, sogno un film di Kaurismaki ambientanto a Coimbra, con VB nella parte del marito di Kati Outinen, il grande Pellonpaa che torna dal passato e le musiche del Sr. Chinarro...

    RispondiElimina
  8. ma siete sicuri che si scriva Villas Boas....perchè dalle radio romane mi era parso di capire che si chiamasse in realtà Villazzz Bboaz.....o Vill Boz......


    ah Arthur..il portiere che non esiste...ha firmato per il Benfica......

    RispondiElimina
  9. Probabilmente Kaurismaki l’ha già fatto quel film, intitolandolo "Villas Boas Immaginario.." ma non esistendo né Coimbra, né Villas Boas, né il cinema, il film non è mai potuto uscire nelle sale.. per questo è, ovviamente, il preferito dall’autore e dai suoi fans..

    RispondiElimina
  10. Mi sono scocciato.
    Ve lo devo dire.

    Falcao non lo sopporto.
    Se c'e' un giocatore nella storia della Roma che ho sempre adorato e sognato e' proprio Falcao.

    Il Falcao del Porto mi rovina un'istantanea romana che coglie i capelli ricci biondo scuro, le discoteche romane coi divani eleganti, i sabato sera in giacca e la Martini che campeggia su via Veneto. Il giocatore con la faccia da serie tv e il fisico magro.

    Il Falcao del Porto si presenta coi capelli lunghi leccati (ma non alla Couto, un must per i mori mossi) e i muscoli tirati quando esulta. Gli scarpini neri no-logo non bastano, insomma.

    La volgarita' di Falcao mal si sposa, poi, con la comoda immagine di stile che si vuol dare al calcio di questi tempi.

    Su VB, mi chiedo: per essere un allenatore vincente e' proprio necessario annodarsi la cravatta male? "PORQUE" il nodo largo??? "PORQUE"?

    @ Tato, il sogno e' comune.

    RispondiElimina
  11. Immensa stima per Sabatini e Baldini... loro vedono quelllo che un comune mortale non percepiscema Pioli??? dico Stefano Pioli, ve ne prego... basta Conte alla Juve!!!

    RispondiElimina
  12. ragazzi, so che non c'entra nulla ma è successa una tragedia

    E' retrocesso il Deportivo

    RispondiElimina
  13. Tragedia? In un colpo solo si sono salvate Osasuna, l'Erreala e il Real Zaragoza (l'ennesima impresa del Maestro Javier Aguirre) mentre purtroppo la festa del calcio catalano è andata al Barcelona B e non al Girona (già salvo), tra le altre cose in Primera è tornata la prima squadra di Madrid: il Rayo Vallecano. Stasera festa contro lo Xerex al "Teresa Rivero". Per la terza promozione è battaglia: Celta ed Eiche si sono annullate a vantaggio del Granada ora terzo, questo a 180' dalla fine. Ci sarebbe un quarto incomodo ma per legge non può spuntarla: il Barca B di Luis Enrique. Al massimo vince, così per sfizio, la Segunda tra un anno: il tempo che Guardiola gli scalda la sedia. Nel frattempo Ancelotti va al Real e si porta Tassotti dietro...

    P.S. La prima panchina di Pioli è stata nel 2003-2004, nel famoso campionato di B a 24 squadre. Ci salvammo soffrendo ma quante emozioni... nel bene (Bomba al "Barbera" che disintegra il Palermo, le vittorie a domicilio con Toro e Genoa, Nomvethe-Weah contro il Venezia) e nel male (il doppio Kutuzov, il 4-0 a Treviso e la compravendita di Salernitana-Messina). Rispettatelo, è finita l'epoca del foglio rosa (dichiarazione storica, all'epoca, di Aliberti)

    RispondiElimina
  14. Non commenterò la Liga perchè, se mi date qualche ora, la retrocessione del Depor merita un post, ancorchè breve.
    Su Pioli dico che se viene alla Roma è la volta buona che do l'addio al calcio. Il nome giusto è un altro, è il grande Gigi De Canio, tecnico davvero sottovalutato (nessuna squadra in Italia, negli ultimi quindici anni, ha giocato meglio della sua Reggina).

    RispondiElimina